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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Eccoci qui, seconda puntata della vostra rubrica scelti dai lettori. Oggi, tra i tanti temi che ci avete suggerito lunedì, affronteremo la Chiesa. Quanto ci costa, sia in termini economici che non, avere il Vaticano sul nostro territorio?

Di nuovo, proprio come nella scorsa occasione quando avevamo affrontato il tema della Lega Nord e del federalismo, si potrebbero scrivere libri a riguardo. Noi cercheremo di essere un po’ più sintetici. Sparsa tra i capoversi, troverete una piccola bibliografia per approfondire.

breccia porta pia wikipedia

In questa foto qui sopra, di pubblico dominio - sono passati un po’ di anni da quando è stata scattata… - che cosa vedete? Vedete, sulla destra, delle mura crollate. Si tratta della Breccia di Porta Pia.

Un’immagine che si può datare tra il 20 e il 25 settembre 1870: Cavour riteneva che l’annessione di Roma fosse fondamentale per l’unità d’Italia, e agì di conseguenza. Da quel momento cosa cambia?

Cambia molto: perché da allora, e non potrebbe essere altrimenti, c’è una specie di ombra che grava sui rapporti tra Stato e Chiesa in Italia, un’ombra molto simile a qualcosa che i cattolici conoscono molto bene: un peccato originale.

Quel peccatuccio originale, quanto ci costa? Vediamo: Curzio Maltese nel 2007, si dedica proprio a questo tema. Traccia del suo lavoro si trova ancora negli archivi di Repubblica.

Non che decenni prima la Chiesa e il Vaticano facessero fatica a mettere insieme il pranzo e la cena, ma di sicuro c’è una data e un personaggio chiave nella storia economico-finanziaria del Vaticano: il 1990 e il Cardinale Camillo Ruini.

Le ragioni dell’ascesa di Ruini sono legate all’intelligenza, alla ferrea volontà e alle straordinarie qualità di organizzatore del personaggio. Ma un’altra chiave per leggerne la parabola si chiama “otto per mille”. Un fiume di soldi che comincia a fluire nelle casse della Cei dalla primavera del 1990, quando entra a regime il prelievo diretto sull’Irpef, e sfocia ormai nel mare di un miliardo di euro all’anno. Ruini ne è il dominus incontrastato. Tolte le spese automatiche come gli stipendi dei preti, è il presidente della conferenza episcopale, attraverso pochi fidati collaboratori, ad avere l’ultima parola su ogni singola spesa, dalla riparazione di una canonica alla costruzione di una missione in Africa agli investimenti immobiliari e finanziari

La CEI, Conferenza Episcopale Italiana, non è un’istituzione antichissima: anzi. La CEI nasce nel 1952, ma conta poco o nulla fino agli anni ottanta, fino a quando ci arriva Ruini.

Grazie agli eccellenti archivi di Radio Radicale, possiamo tirare fuori qualche cifra interessante: il primo dato è il miliardo di euro, circa, derivante dell’otto per mille. Ma non è neanche l’antipasto, sono proprio spiccioli, sono argent de poche.

Il quote qui sotto, preso sempre dall’inchiesta di Curzio Maltese del 2007, vi mostra che la cifra è più vicina ai quattro miliardi di euro - il costo che paghiamo noi, cittadini italiani, con le nostre tasse.

La prima voce comprende il miliardo di euro dell’otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell’ora di religione («Un vecchio relitto concordatario che sarebbe da abolire», nell’opinione dello scrittore cattolico Vittorio Messori), altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità.

Poi c’è la voce variabile dei finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (3500 miliardi di lire) all’ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell’ultimo decennio, di 250 milioni. A questi due miliardi 600 milioni di contributi diretti alla Chiesa occorre aggiungere il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un’inchiesta dell’Unione Europea per «aiuti di Stato».

L’elenco è immenso, nazionale e locale. Sempre con prudenza si può valutare in una forbice fra 400 ai 700 milioni il mancato incasso per l’Ici (stime «non di mercato» dell’associazione dei Comuni), in 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l’elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, che gestisce ogni anno da e per l’Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini.

Il totale supera i quattro miliardi all’anno, dunque una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto o un Mose all’anno, più qualche decina di milioni

E qui, direi che abbiamo risposto alla vostra domanda: quanto ci costa il Vaticano? Mica poco! Vediamo di approfondire con qualche altro testo. Maltese segnala un volume di un giornalista dell’Avvenire - quotidiano della CEI - intitolato “Chiesa Padrona”.

Curiosamente, anche il costituzionalista Michele Ainis ha intitolato un suo volume allo stesso modo: di quest’ultimo, si può leggere una recensione sul sito di UAAR - l’Unione Atei Agnostici e Razionalisti - e su La Stampa.

Ainis punta il dito contro l’assurda eccezionalità del trattamento che il governo e lo Stato italiano riservano al Vaticano. Un unicum, che non ha niente di paragonabile in nessuna democrazia moderna:

Nel panorama internazionale non esistono altri casi, se si eccettua la Politeia ortodossa del Monte Athos, che ha ottenuto un regime giuridico speciale dal governo greco, e che in questo senso costituisce un lontano parente del Vaticano.

Senza però il diritto di voto nelle conferenze Onu, che la Santa Sede ha più volte esercitato per opporsi alle politiche di contenimento demografico e di pianificazione familiare (per esempio nel 1992 a Rio de Janeiro o nel 1994 al Cairo); tanto che nel luglio 2000 Clare Short, Segretaria di Stato inglese per lo Sviluppo internazionale, ha qualificato come un’«interferenza reazionaria» questo atteggiamento.

Senza una banca di Stato qual è lo Ior, che non emette assegni ma vanta depositi per almeno 5 miliardi di euro, che è stato al centro dello scandalo del Banco Ambrosiano con la sua scia di cadaveri eccellenti (da Sindona a Calvi), ma dove nessuno può frugare se non con una rogatoria internazionale, sempre ammesso che venga accettata.

Senza un prodotto interno lordo pro capite di 407 mila dollari, che rende di gran lunga il Vaticano lo Stato più opulento al mondo. E infine senza i privilegi doganali di cui quello stesso Stato s’avvantaggia per importare 1000 tonnellate di carne l’anno o 48 di spumante, un po’ troppo per i suoi 921 abitanti

Molto interessante anche la lettura di Vaticano Spa di Gianluigi Nuzzi: potete leggervi una sua rubrica sul blog di Chiarelettere, per esempio.

L’ampia mole di documenti utilizzati per scrivere Vaticano Spa, è tutta online: potete leggerli da voi, basta che vi registriate, e farvi un’idea.

Se preferite la tv a un buon libro - in questo caso: lo schermo del vostro computer - potete rivedervi o vedervi “Il boccone del prete”, inchiesta di Report trasmessa recentemente, tutta dedicata allo IOR e ai conti del Vaticano.

Fonte: PolisBlog.it

 
By Admin (from 29/06/2010 @ 10:10:31, in it - Osservatorio Globale, read 1387 times)

Chi pensava che la manovra lacrime e sangue imposta ai cittadini greci fosse sufficiente a soddisfare l’appetito insaziabile della BCE e del FMI si stava in tutta evidenza sbagliando. E’ passato poco più di un mese dalla pesante e contestata serie d’interventi destinati a pesare come un macigno sulla qualità di vita della popolazione greca e già il governo di Atene si dimostra pronto a nuovi “sacrifici” volti a raccogliere denaro da devolvere alle banche internazionali.

Una volta ripulite a dovere le tasche dei cittadini, non resta che la svendita del territorio e delle principali aziende pubbliche a compratori stranieri (con tutta probabilità gli stessi personaggi che compongono l’azionariato delle banche creditrici) che siano interessati all’acquisto di tranci di Grecia a prezzi da saldo...

 

Secondo alcune indiscrezioni apparse sul Guardian di Londra e riprese dal Corriere Della Sera, il governo greco si starebbe infatti apprestando a mettere sul mercato alcune fra le isole più belle del Mediterraneo, oltre a svendere ad aziende straniere la rete ferroviaria nazionale e le società pubbliche che gestiscono le risorse idriche del paese.

 

Il territorio, da sempre patrimonio della popolazione greca, destinato ad essere alienato, dovrebbe comprendere ampie porzioni di isole famose quali Mykonos e Rodi, dove gli acquirenti potranno costruire hotel extra lusso e villaggi vacanze a profusione, senza naturalmente alcun vincolo alla cementificazione, ma anche minuscoli atolli fra i circa 6000 sparsi nel Mediterraneo, pronti a diventare proprietà privata del magnate di turno, per cifre “modiche” che non dovrebbero superare i 15 milioni di euro.

La speranza è naturalmente riposta nel fatto che quest’ultima serie di operazioni riesca a placare definitivamente l’onnivora ingordigia dei banchieri. Se le banche infatti non si riterranno ancora soddisfatte e continueranno a reclamare denari, il governo greco rischierebbe davvero di trovarsi in gravi difficoltà. Dopo avere svenduto la sovranità nazionale, i diritti ed i salari dei lavoratori, le aziende pubbliche e perfino le porzioni più ambite del territorio, la guida politica della Grecia potrebbe infatti vedersi costretta a svendere, come ultima risorsa, la libertà dei suoi cittadini, magari cedendoli come schiavi ai padroni dei nuovi resort, sempre alla ricerca di grandi quantitativi di manodopera a costo zero. E quel dì, banche o non banche, la popolazione potrebbe realizzare di averne avuto abbastanza, tanto dell’Europa quanto della grande finanza e dei politici che lavorano al suo servizio.

Fonte: marcocedolin.blogspot.com

 

Si torna ancora volta a parlare di Islanda. Questa volta, però, la notizia non ha nulla a che fare con le eruzioni vulcaniche o ritardi dei viaggi aerei, ma piuttosto delle voci in cui si dice che l'isola del nord stia per eliminare gli ostacoli al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il paese nordico è indirizzato alla legalizzazione del matrimonio omosessuale proprio per questo fine settimana, almeno come riportano fonti delle Nazioni Unite per i diritti umani.

L' Alto Commissariato ONU per i diritti dell'uomo ha sottolineato il significativo progresso, raggiunto attraverso la recente legislazione, di rimuovere gli ostacoli giuridici al matrimonio tra le persone dello stesso sesso nella nazione islandese. L'Islanda quindi potrà diventare il nono paese a legalizzare il matrimonio omosessuale, che ricordiamo essere già legale in Belgio, Canada, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Sud Africa, Spagna e Svezia, così come in alcune zone degli Stati Uniti e del Messico.

Con questo ultimo sviluppo, l'Islanda potrebbe presto seguire i passi avanti fatti dal Nepal per le di coppie gay in escursione sui suoi passi di montagna: il Nepal Tourist Board nel marzo di quest'anno aveva annunciato di offrire la possibilità di matrimoni gay sul campo base del monte Everest, la montagna più alta del mondo. Le autorità del turismo del Nepal credono che i turisti gay in genere possano spendere più degli escursionisti “tradizionali” che preferiscono i viaggi a basso costo. Tale mercato potrebbe trovare una sua collocazione anche in Islanda, che ricordiamo ha subito molto pesantemente la crisi finanziaria degli ultimi due anni, oltre al contraccolpo economico dell'eruzione del vulcano Eyjafjallajokull.

Quindi c'è da aspettarsi un boom dei matrimoni gay in Islanda? Certo è che i paesaggi contrastati e selvaggi di ghiacciai, vulcani, geyser ed impressionanti cascate, bene si presteranno come sfondo per le celebrazioni di matrimoni tra persone dello stesso sesso, che potranno confermare il loro amore davanti a degli scenari naturali ed indimenticabili, e compiere la propria luna di miele tra montagne che non hanno alcun riscontro in altre zone della Terra.

Autore: dott. Enrico Montanari; Fonte: IlTurista.info

 

LUGANO - È stato arrestato negli scorsi giorni Federico Devittori, 53enne domiciliato a Morcote e direttore dell'omonima società di consulenze internazionali con sede in Viale Stefano Franscini 17 a Lugano. Stando a quanto scrive oggi laRegioneTicino a suo carico sono state ipotizzate le accuse di appropriazione indebita, amministrazione infedele e truffa. 

Secondo gli inquirenti  Federico Devittori avrebbe indebitamente impiegato soldi di clienti e li avrebbe usati per far fronte a spese e  debiti delle società del gruppo De Vittori. Il tutto all’insaputa dei clienti stessi. Secondo il giornale sono stati trasmessi ordini di sequestro di conti bancari su cui potrebbe essere confluito il denaro.
Il danno provocato da Devittori - nome noto sulla piazza finanziaria - ammonterebbe a circa 6 milioni di franchi. L’inchiesta è coordinata dalla procuratrice pubblica Fiorenza Bergomi.

Fonte: Tio.ch ; Foto: Ti-Press

 

Questa settimana, sono state promulgate in Romania le leggi dell’austerità, dopo che il Parlamento le ha modificate secondo la decisione della Corte Costituzionale che aveva dichiarato alcuni articoli incostituzionali. Si tratta di quelli sui tagli del 15% alle pensioni normali e alle indennità delle persone che assistono i disabili, e sul ricalcolo al ribasso delle pensioni dei magistrati. Non sono stati, però, risparmiati i redditi degli statali che dal 1 luglio sono stati abbassati del 25%. Inoltre, sempre primo luglio, l’IVA è aumentata dal 19 al 24% e i buoni pasto, regalo, vacanze e quelli per l’asilo nido, i pagamenti compensatori, i diritti d’autore, gli interessi per i depositi bancari e le transazioni sui mercati di capitale sono tutti tassati. Il Governo sostiene che queste dure misure di austerità sono assolutamente necessarie per far rientrare il deficit di bilancio nel target prefisso per la fine dell’anno, del 6,8% del Pil, target convenuto con il Fmi in vista del rilascio delle prossime tranche del prestito concordato la scorsa primavera. I mercati hanno reagito subito, i prezzi sono cresciuti e la moneta nazionale, il leu, ha perso terreno nei confronti della moneta europea. Il tasso di cambio ha oscillato intorno a 4 lei e 35 bani per un euro. Il consigliere del governatore della Banca Centrale, Adrian Vasilescu, ha dichiarato a Radio Romania che il fattore psicologico è la principale causa del deprezzamento della moneta nazionale, e il presidente dell’Associazione degli Imprenditori della Romania, Florin Pogonaru, ritiene che la fluttuazione del tasso di cambio euro-leu è circostanziale. Stando agli analisti economici, le cose si calmeranno con il rilascio della quinta tranche dal Fmi.

La Romania ha avviato le procedure per accedere al Fondo di Solidarietà dell’Ue, dopo le devastanti alluvioni degli ultimi giorni che hanno lasciato dietro 20 morti. Il loro numero sarebbe potuto essere ancora maggiore se non fosse stata diramata l’allerta alluvioni per alcune province del nord-est del Paese, le più colpite. Decine di migliaia di persone sono state evacuate. Il traffico stradale e ferroviario ha subito forti disagi. Numerose località sono rimaste senza energia elettrica. Il Governo ha inviato agli sfollati acqua potabile, conserve e beni di prima necessità. L’allerta alluvioni è stata, purtroppo, prolungata. Si preannunciano altre piogge torrenziali e le portate del fiume Danubio, che bagna il sud del Paese, e del Siret, che scorre nell’est e nord-est, continuano a salire.

Il Consiglio Supremo di Difesa di Bucarest si è riunito, lunedì, per discutere le misure di contrasto all’evasione fiscale e al contrabbando, che colpiscono innanzittutto i settori agroalimentare, alcol e tabacco, edilizia e prodotti energetici. Il Consiglio ha elaborato un piano che prevede l’istituzione in ciascuna provincia di gruppi specializzati, formati di ufficiali ed esperti. Il Consiglio ha pure deciso che, nel 2011, il numero dei militari romeni impegnati in missioni all’estero sarà diminuito di 319 persone. La maggior parte dei militari romeni impegnati all’estero sono dislocati in Afganistan, dove il contingente romeno supera 1.400 persone.

La controversa legge sul funzionamento dell’Agenzia Nazionale per l’Integrità, creata qualche anno fa con l’obbietivo di verificare la legalità dei patrimoni dei dignitari, è stata votata dal Senato in una forma che ha suscitato il malcontento di molte persone. Il segretario generale dell’Agenzia, Horia Georgescu, ammonisce che “questo crea implicitamente conseguenze estremamente negative sul fronte della lotta alla corruzione, come anche sul fronte degli impegni della Romania relativi ai meccanismi europei di cooperazione e verifica nel campo della giustizia”. La legge è stata modificata dopo che la Corte Costituzionale ha deciso che certi provvedimenti della vecchia legge sono incostituzionali. I parlamentari hanno recato correzioni ai rispettivi articoli, ma il presidente Traian Basescu ha rinviato la legge nel Parlamento scontento di otto articoli. La variante emendata è passata dalla Camera. Ma i senatori l’hanno privata dei suoi più importanti strumenti. Essi hanno eliminato dalla legge le commissioni di indagine sui patrimoni, hanno ridotto da tre anni ad un anno il periodo in cui si può indagare sui patrimoni dei dignitari che hanno concluso il loro mandato e hanno mantenuto il sistema della doppia dichiarazione patrimoniale- una pubblica, meno dettagliata, e una riservata, destinata solo ali ispettori dell’Agenzia, in cui siano menzionati i gioielli, gli oggetti d’arte e di culto e gli oggetti di patrimonio il cui valore totale supera 5000 euro. Il Guardasigilli Catalin Predoiu, ha espresso il suo scontento per la forma finale della legge e ha affermato che gli argomenti in base ai quali l’Agenzia Nazionale per l’integrità mantiene le sue attribuzioni sono, in realtà, delle mistificazioni.

Fonte: rri.ro

 


La manovra, si sa, è in fase di completamento. Ma solo ora comincia a trapelare anche lastangata sugli automobilisti, che subiranno una serie di notevoli rincari su buona parte dei tratti autostradali della rete Anas.

Si parla di aumenti fino al 5%, concentrati essenzialmente sui caselli della A1 e della A24 (la Roma-Teramo che passa anche per L’Aquila). E proprio la capitale sarebbe una delle città più colpite dal provvedimento, al punto che nel più puro stile clientelare della nostra politica il sindaco Alemanno - spaventato - si è affrettato a dichiarare che “i romani non dovranno tirare fuori una euro”.

E invece non sarà così, a meno che si confermino i soliti privilegi romanocentrici tipici della casta italiota. Ai più appariva decisamente assurdo che se i milanesi da anni pagano un tratto di tangenziale (la est) i cittadini della capitale ne fossero completamente esenti; ed è così che il progetto prevede l’istituzione del pedaggio sul raccordo anulare. Un euro per i veicoli leggeri e due quelli pesanti secondo le ultime indiscrezioni.

Ma i romani non sarebbero gli unici a pagare. In teoria dovrebbero essere ben 26 i tratti a passare a pagamento, e tra essi la “mitica” (in tutti i sensi) Salerno-Reggio Calabria, che sarà anche fatiscente, ma di fatto non si vede in base a quale privilegio sia rimasta a scrocco per tutti questi anni.

Altri tratti interessati al pedaggio, tra gli altri, saranno Roma-Fiumicino, Palermo-Catania (era ora!), il raccordo Torino-Caselle, la SS Firenze-Siena e il raccordo Salerno-Avellino.

Autore: Luca Landoni ; Fonte: PolisBlog.it

 

Nel 2013 saranno il 55% anche grazie alle applicazioni per smartphone.

Oggi le compagnie vendono quasi il 41% di biglietti direttamente ai clienti, di cui il 25,8% attraverso internet e il restante tramite call center (10,7%). Ma entro il 2013 la quota raggiungerà il 55,1% sul totale dei biglietti emessi, anche grazie alle applicazioni per smartphone che l'86% delle compagnie introdurrà nei prossimi tre anni. E' quanto emerge dall'indagine annuale condotta da Sita, presentata a Bruxelles in occasione dell'Air Transport IT Summit. Sono 129 le compagnie aeree che quest'anno hanno partecipato all'indagine, di cui il 14% è rappresentato da compagnie low cost e il 5% da vettori charter. Per aumentare le vendite online le compagnie metteranno a disposizione dei clienti servizi come cambio, cancellazione o prenotazione di un nuovo volo (52%) e rimborso per i viaggiatori abituali (51%). Prosegue così l'incentivo ad utilizzare il self-service tra i passeggeri, perché le compagnie vogliono ridurre del 21% entro il 2013 il numero di passeggeri che si rivolgono al personale di terra per effettuare il check-in. E oltre ad internet, anche l'uso dei cellulari diventerà chiave: l'86% delle compagnie aeree dell'indagine, entro il 2013 offrirà applicazioni per smartphone.

Unioncamere: 85% degli operatori si propone sul web.

Ormai è molto più che una tendenza. Oggi, quasi in un caso su tre, i turisti europei acquistano pacchetti vacanza direttamente sul web. Un trend che anche in Italia sta prendendo piede. Secondo i dati Unioncamere-Isnart per l'Osservatorio Nazionale del Turismo, un milione e 300mila connazionali hanno infatti prenotato la propria vacanza estiva via internet, magari mentre "chattavano" su un social network come Facebook. Si tratta, secondo lo studio, di una cifra non da poco, considerando che, su un totale di 24,5 milioni di italiani che hanno intenzione di prendere un periodo di ferie tra luglio ed agosto, solo il 28% ha già prenotato e di questi, appunto, un quinto lo ha fatto on line. "Il ruolo di Internet - ha osservato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello - è sempre più centrale nel turismo, sia come strumento di intermediazione diretta e indiretta per le imprese che come leva aggiuntiva promozionale e pubblicitaria. E' una grande opportunità che va sfruttata e ancor più fortemente integrata con gli altri canali tradizionali, perché è la frontiera su cui una massa enorme di giovani consumatori si muove già".
I dati evidenziano che l'85% degli operatori offre alla propria clientela la possibilità di prenotare tramite il web, utilizzando e-mail, siti di proprietà o grandi portali;  il 61,2% delle imprese è abilitata a ricevere prenotazioni direttamente on line; il 32,1% degli operatori si serve di agenzie di viaggio on line; il 19,8% delle imprese è presente su social network, Facebook in testa, sul quale sono presenti il 44,8% degli ostelli della gioventù, il 43,6% dei villaggi ed oltre il 30% degli alberghi a 4 e 5 stelle. Nel primo trimestre 2010, il 34,5% della clientela delle strutture ricettive italiane ha prenotato via rete, quota che sale al 41,3% per i soggiorni in città. Le prenotazioni sono avvenute tramite il contatto diretto con la struttura attraverso il sito web (12,5%), l'invio di e-mail (15,6%) e l'utilizzo dei grandi portali di settore (6,4%).

Fonte: travelnostop.com

 
By Admin (from 03/07/2010 @ 12:40:34, in it - Osservatorio Globale, read 1981 times)

LONDRA - La crisi del debito europeo, con i suoi effetti negativi sulla fiducia dei consumatori, ha aumentato il rischio di una nuova recessione.

Ad affermarlo è l'agenzia di rating Fitch, che nel suo rapporto trimestrale "Global Economic Outlook" mantiene la convinzione che "la ripresa globale resta in carreggiata, anche se ad un ritmo disomogeneo a seconda di paesi e regioni".

Secondo Brian Coulton, managing director per i rating sovrani di Fitch, "anche se il rischio di una ricaduta in recessione dei paesi europei è aumentato, la probabilità che il consolidamento fiscale possa portare le maggiori economie avanzate nel complesso in una nuova recessione nel breve termine rimane bassa".

Nel documento Fitch rivede in meglio le stime di crescita globale per il 2010 al 3,1% dal 2,8% pubblicato lo scorso aprile, grazie al migliore andamento di Giappone, Brasile, Russia, India e Cina, mentre Usa, Ue, Gran Bretagna restano in linea con le precedenti previsioni, con un 1% di crescita del Pil stimata per l'area euro.

Fonte: Tio.ch ; ATS

 

L’Unità di Crisi è una struttura del Ministero degli Affari Esteri che agisce, in collegamento con gli Organi istituzionali dello Stato, per far fronte al crescente numero di situazioni di emergenza che coinvolgono interessi italiani all’estero o mettono in pericolo l’incolumità dei connazionali. Ha il compito istituzionale di assistere i connazionali e tutelare gli interessi italiani all’estero in situazioni di emergenza.

Come funziona ?

"Dove siamo nel mondo" è un servizio del Ministero degli Affari Esteri che consente agli italiani che si recano temporaneamente all'estero di segnalare - su base volontaria - i dati personali, al fine di permettere all'Unità di Crisi, nell'eventualità che si verifichino situazioni di grave emergenza, di pianificare con maggiore rapidità e precisione interventi di soccorso. In tali circostanze di particolare gravità è evidente l'importanza di essere rintracciati con la massima tempestività consentita e - se necessario - soccorsi.

E’ possibile effettuare la segnalazione del proprio viaggio non prima di 30 giorni dalla data di partenza.
E’ comunque sempre possibile segnalare o modificare il proprio viaggio anche durante la permanenza in un paese estero.
I dati sono automaticamente cancellati 2 giorni dopo la data di fine viaggio indicata.

E' possibile effettuare la segnalazione del viaggio tramite: Web, SMS, Telefono.

I dati verranno utilizzati solo in casi di comprovate e particolarmente gravi emergenze come le grandi calamità naturali, gli attentati terroristici, le evacuazioni, etc.

I dati relativi al viaggio che si intende effettuare all'estero verranno utilizzati esclusivamente a fini istituzionali, per consentire cioè di essere rintracciati in casi di emergenze di particolare entità e gravità. La segnalazione del viaggio da parte di un connazionale non comporta per il Ministero Affari Esteri obblighi aggiuntivi rispetto a quanto previsto dalla vigente normativa in materia di assistenza ai connazionali all'estero e non implica un trattamento diverso rispetto a quanti non si sono registrati. La segnalazione inoltre non comporta alcun obbligo aggiuntivo per il connazionale che la effettua.

Il servizio è riservato ai cittadini italiani. La segnalazione non è considerata una prova del possesso della cittadinanza italiana.

Per gli italiani che risiedono all'estero, la segnalazione è consigliabile qualora si rechino in un Paese estero diverso da quello di residenza anagrafica.

Contatti
Indirizzo: Ministero Affari Esteri, SegreteriaGenerale – Unità di Crisi, Piazzale della Farnesina, 1 Roma.

Numeri utili:
Tel: +39-06-36225
Tel: +39-06-36911
Fax: +39-06-36913858

E- mail: unita.crisi@esteri.it

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Cosa ci dicono le migliaia di denunce quotidiane di rapine, furti, estorsioni, raggiri…che avvengono nella città di Napoli e nel suo hinterland? Se osserviamo bene, nel resto d’Italia molte truffe hanno lo zampino di qualche partenopeo. Non è solo una questione – come qualcuno potrebbe obiettare e suggerire – di necessità: “la necessità fa rompere la legge” si sente dire, un diffuso luogo comune per dire che, in mancanza di lavoro, la gente s’industria e delinque, la cosiddetta arte di arrangiarsi portata alle estreme conseguenze. No!, perché dovrebbe essere così in altri posti dove c’è disoccupazione e un diffuso stato di precarietà: nel Molise o nel Cilento, per esempio, c’è penuria di lavoro, eppure la microcriminalità è molto bassa, salvo per quei casi che vedono rapinatori napoletani in trasferta.

Cosa ci dice la sporcizia che un po’ ovunque troviamo in questa città e da sempre?

 La risposta è allora fin troppo semplice nella sua inquietante verità: l’inciviltà e la mafiosità sono scritte nel DNA dei suoi abitanti. O meglio di una parte di essi. Una minoranza nutrita per fortuna si dimostra immune, una minoranza che è sotto assedio: lotta strenuamente cercando di resistere nel degrado, nel caravanserraglio di quella città, eroi anonimi che vivono la condizione di soldati in prima linea, abbandonati al loro destino, incalzati dal nemico, bistrattati, offesi, umiliati. Quanti si riconoscono in questa descrizione, in quella minoranza, fatta di commercianti, operai, imprenditori, medici, giornalisti…che dignitosamente come tanti Don Chischotte non accettano di scendere a compromessi, di piegarsi e accondiscendere alla cultura mafiosa, di abbassare il capo?

 Essi pagano un prezzo altissimo perché semplicemente intendono conservare la loro dignità di uomini, difendere la loro onestà e professionalità, continuando a vivere nonostante tutto nella propria città.

Non è forse scritto nel DNA di questo popolo, soprattutto quello che vive nell’hinterland (una parte di esso, naturalmente) l’essere grossolani, volgari, sguaiati, pacchiani, sbraitoni, truffaldini? Vi sono alcuni luoghi nel napoletano dove i ragazzi –  fenomeno emerso soprattutto nell’ultimo decennio – non parlano quando si ritrovano, urlano: letteralmente. Uomini e donne. Può sembrare una forzatura dettata dall’enfasi dell’articolo: niente affatto. Risponde alla verità dei fatti. I ragazzi, specie il fine settimana, compiono con le auto e le moto interminabili giri per le strade principali del paese, in un folle tormentone. Corrono sui motorini come forsennati, urlando, suonando, emettendo strani versi,  forti suoni gutturali. Essi non parlano, lo ripeto, quando si ritrovano davanti ai Bar o nei giardinetti pubblici: urlano, gesticolano, grugniscono come animali. Piccoli gruppi si trattengono per buona parte della notte: e naturalmente non si limitano a grugnire, a urlare, compiono una serie infinita di atti vandalici, bruciano cassonetti, rompono i tubi esterni dell’acqua dei palazzi, danneggiano auto, sporcano, imbrattano muri. 

E’ una paurosa deriva dei costumi – in parte riscontrabile nelle nuove generazioni – ma in quei luoghi essa è estremamente più vistosa, un imbarbarimento che non trova confronti con altre realtà. Non mi sento di appartenere a questa città, dove vige la barbarie, la cultura mafiosa, l’inciviltà. A Napoli (in alcuni luoghi) c’è l’anarchia non uno stato di diritto. Quando vengo in questa città, sento spegnersi in me ogni impulso vitale, anche la scrittura s’inaridisce.

Nel Cilento, ma anche nell’Avellinese o nel Beneventano, pur se appartengono alla Campania, troviamo un diverso e migliore grado di civiltà, direi di educazione ai valori civili. Sono luoghi puliti dove si fa raccolta differenziata come nel nord Italia.

L’ignoranza, così diffusa nel napoletano, è naturalmente il terreno di cultura ideale per la camorra e la politica ad essa alleata: l’ex DC ha potuto regnare incontrastata per decenni grazie all’immenso serbatoio di voti che la camorra le assicurava in Campania e così per i governi populisti che le sono succeduti.

La stessa cultura a Napoli, con le dovute eccezioni, per le individualità e potenzialità di grande valore e fatta salva la ricca tradizione letteraria, è oggi fondamentalmente provinciale perché ripiegata su stessa, troppo attenta a raccontarsi per essere di grande respiro, per aspirare ai palcoscenici mondiali, col rischio di enfatizzare anziché analizzare e condannare il suo frutto più grande e riconosciuto nel mondo intero, cresciuto a dismisura all’ombra del Vesuvio: la camorra. Una quantità enorme di libri pubblicati da editori napoletani tratta di Napoli e della camorra: parlarne è sacrosanto, il valore della denuncia non si discute. Altra cosa è mitizzare la camorra, attraverso il racconto, il romanzo, e nel cinema, la serie infinita di film, fiction e sceneggiati. Roberto Saviano ha denunciato (libri-inchiesta) con grande coraggio, esponendosi in prima persona, non ha cavalcato il filone d’oro della camorra come tanti altri: eccezioni, come dicevo vi sono e vanno sottolineate. Personalmente non mi riesce di interessarmi né tantomeno di appassionarmi a un libro o a una fiction che racconti, enfatizzando, la camorra: è troppo vivo il disgusto e la nausea per quella reale che quella minoranza in cui mi riconosco, vive sulla propria pelle.

Sulla questione Napoli occorre naturalmente condannare posizioni radicali e razziste come quella di Giorgio Bocca quando invoca, come soluzione (davvero definitiva) ai mali millenari di questa città, l’eruzione del Vesuvio, pur se la  sua spietata e coraggiosa analisi, attraverso articoli e libri, registra la realtà dei fatti ed è dunque condivisibile.

Per Napoli il rimedio è il tempo: occorrono generazioni per vedere dei cambiamenti, naturalmente continuando a denunciare, lottare e ancora a denunciare per scuotere l’ignavia di questa città e la sua coscienza sporca. Quando subentrerà un pur timido sentimento di vergogna in quella parte malata, allora il cambiamento è già avvenuto.

Autore: Riccardo Ianniciello per FinanzaInChiaro.it

 
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