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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 30/06/2012 @ 08:06:26, in it - Osservatorio Globale, read 1043 times)

In futuro l'Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro (MROS) dovrà essere autorizzato a scambiare informazioni finanziarie con i servizi partner all'estero e potrà stipulare autonomamente con essi trattati di collaborazione tecnica. Dovrebbe inoltre disporre di competenze più estese nei confronti degli intermediari finanziari.

Con questa misura il governo, che ha preso atto dei risultati della consultazione, punta a rafforzare la lotta al riciclaggio. Ha quindi trasmesso al parlamento la modifica della legge sul riciclaggio di denaro (LRD), con il relativo messaggio.

MROS attualmente non è autorizzato a scambiare informazioni finanziarie. Questa circostanza si ripercuote negativamente su tutte le parti coinvolte nella lotta al riciclaggio di denaro. Infatti, gli altri servizi di comunicazione esteri applicano il principio di reciprocità e si astengono anch'essi dal fornire informazioni finanziarie a MROS.

Fonte: tio.ch

 
By Admin (from 28/06/2012 @ 08:06:42, in it - Osservatorio Globale, read 1103 times)

La Cina ha respinto in Myanmar alcuni rifugiati di etnia Kachin, senza offrire loro l'assistenza necessaria. Lo ha denunciato in un rapporto l'organizzazione non governativa Human Right Watch. I Kachin sono una minoranza etnica scappati dalla guerra civile ripresa l'anno scorso dopo una tregua di 17 anni.


Oltre 10.000 appartenenti a questa minoranza hanno cercato rifugio nella provincia meridionale cinese dello Yunnan, ai confini con il Myanmar. Secondo Hrw, la maggior parte di questi rifugiati non hanno accesso a cure, ripari, o altre esigenze basilari, mentre altri sono stati arrestati.

In passato il governo cinese ha accolto i rifugiati, seppur non accogliendoli secondo le obbligazioni internazionali, come ha denunciato l'Ong, ma ora la situazione per queste persone sta peggiorando. Secondo la denuncia, a oltre 300 persone è stato ordinato dalle autorità cinesi di tornare indietro mentre altri sono stati già respinti. Al momento non c'è nessun commento da parte delle autorità cinesi.

Fonte: tio.ch

 

Ormai parla da grillino vero. In una intervista al settimanale "Oggi", il vicedirettore de Il Fatto quotidiano Marco Travaglio parla del suo nuovo idolo politico: “Su Grillo per ora ho un giudizio positivo, ha dato a tanta gente l’occasione per fare politica e ha messo un freno all’astensionismo". Ma poi lo "tradisce", ammettendo platealmente quel che lo stessoblogger e comico genovese aveva lasciato intendere a mezze parole nell'intervista allo stesso Travaglio sul Fatto di dieci giorni fa: "Nel giro di dieci giorni e’ passato dal 7-8 al 20 per cento. Non saprebbe quale premier indicare, come fare un governo”.

Travaglio veggente a 5 stelle:

E sul suo elettorato dice: “Il 20 per cento e’ roba da cento deputati, ovvio che il M5S dovra’ cambiare pelle, porsi il problema delle alleanze, darsi un programma completo, comporre le liste. Grillo non puo’ continuare a rispondere ‘vedremo’; dovra’ rinunciare a idee folli come l’attacco all’euro o la sacralita’ della Rete. Se vuole avere un successo elettorale uniforme sul territorio, in tv qualche volta dovra’ tornarci per arrivare a tutti”.

Ma per un ditrologiomane come lui, il moptivo per cui Grillo non vincerà sarà ben altro dalla scarsa organizzazione territoriale del partito: "I poteri forti veri che ci sono in Italia, da sempre garantiti da centrodestra e centrosinistra, non si lasceranno scalzare" spiega Travaglio da novello Cortigiano. "S’inventeranno qualche soluzione gattopardesca per vincere ancora”.

Replica all'ex collega - All’ex collega Luca Telese, che lo ha accusato di censura, dice: “A Telese non rispondo: preferisco ricordarmelo da vivo… scherzo… da quel bravo cronista che ho assunto alla nascita del Fatto. Ora scopro che vuol fare un giornale per “costruire” qualcosa “a sinistra”: e chi sei, un muratore? Saro’ superato, ma mi accontento di dare notizie”.

Fonte: liberoquotidiano.it

 

Dopo l'annuncio della vittoria di Mohamed Morsi, in Egitto, piazza Tahrir è esplosa, folle di gioia. Il Paese, dopo aver deposto Hosni Mubarak, svolta verso l'Islam: alle elezioni vince il candidato dei Fratelli Musulmani. Morsi ha ottenuto 13 milioni di voti contro gli oltre 12 milioni raggranellanti dallo sfidante, Ahmad Shafiq, l'ex premier di Mubarak. Alle consultazioni ha votato il 51% degli aventi diritto.

Chi è Morsi - La parabola di Morsi è sorprendente: solo un anno e mezzo fa l'islamista era detenuto in carcere da Mubarak, e ora diventa il primo presidente egiziano dopo la deposizione del Raìs. Morsi è un ingegnere formatosi negli Stati Uniti,  membro del parlamento egizioano a partire dal 2005 come deputato formalmente indipendente, è diventuo il candidato dei Fratelli musulmani dopo che al leader del movimento, Khairat Saad El-Shater, è stata vietata la candidatura dalla commissione elettorale. Il programma di Morsi - favorevole al libero mercato - è quello di ridurre la disoccupazione al 7%, abbassare il tasso di inflazione e i debiti del settore pubblico. Il neo-presidente ha anche proposto un sostegno agli egiziani poveri attraverso un aumento della tassazione del 2 per cento.

"Sostegno alla Palestina" - Il leader dei Fratelli musulmani, per quel che concerne la politica estera, ha già espresso il suo sostegno ai palestinesi "nella loro lotta legittima". Morsi intende sviluppare migliori relazioni con i Paesi arabi del golfo persico, e di voler emancipare l'Egitto dagli Stati Uniti. Il presidente ha promesso di non voler trasformare il Paese in una teocrazia, e ha assicurato il rispetto dei diritti anche per le altre religioni, anche se riserverà all'Islam una parte centrale del suo governo.

Festa a Gaza - La svolta islamica avvenuta in Egitto è stata festeggiata anche a Gaza, dove in strada sono stati esplosi dei colpi di arma da fuoco per festeggiare il trionfo di Morsi. Hamas ha subito definito l'elezione dei Fratelli musulmani "un momento storico".

Fonte: liberoquotidiano.it

 

La crisi si è trasformata in un attacco ai diritti di cittadinanza e del lavoro. Ma lo stesso sistema che ha generato la crisi non riesce a trovare vie d'uscita.

ll Rapporto sui diritti globali (Ediesse), curato dall'Associazione Società Informazione e promosso dalla CGIL, compie i suoi primi 10 anni di vita. Si tratta di un rapporto a tutto campo con analisi e documentazione sulla globalizzazione. Ogni anno, ovviamente, prende il titolo dalla questione emergente. Il Rapporto 2012, presentato questa mattina a Corso Italia, si intitola, non casualmente, “la Grecia è vicina” e anche quest'anno alla sua stesura hanno contribuito varie associazioni, tra cui l'Arci, Legambiente, Antigone, Cnca, Redattore Sociale, Gruppo Abele, Fondazione Basso, ecc.

Per gli operatori delle associazioni, per chi lavora nella pubblica amministrazione e nella scuola in particolare e per molti giornalisti è diventato uno strumento fondamentale d’informazione e formazione. Nell'edizione 2012 la prefazione è del Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, “Con la crisi cresce la divaricazione tra l'Europa dei governi e quella dei cittadini”, mentre l'introduzione di Sergio Segio propone il titolo “crisi come guerra globale”. Moltissimi i contributi (tra cui quelli dei segretari confederali CGIL) su tutti gli aspetti della vita economica, sociale e politica.

“E' vero che la crisi, come dice Segio, rischia di trasformarsi in una guerra globale contro i più deboli – ha detto Danilo Barbi, segretario confederale CGIL che è intervenuto oggi alla presentazione del Rapporto – ma dobbiamo anche dire che la crisi rimane senza soluzioni. Stiamo vivendo ancora un tempo dell'ambiguità”.

Secondo Barbi, insomma, è vero che la crisi si è tradotta in un attacco senza precedenti al diritti di cittadinanza e del lavoro, ma è anche vero che il capitalismo non ha ancora trovato una soluzione alla crisi stessa, mentre i mercati rimangono tuttora in crisi. Siamo dunque in presenza di pericolose politiche difensive (si attaccano i più deboli perché è più facile e perché non si sa cosa fare d'altro); politiche che mostrano tutta l'attuale debolezza del sistema economico dominante.
I segni di questa crisi di egemonia e leadership globale sono diversi: dal diverso ruolo del Fondo monetario internazionale che non è più una pura emanazione della politica statunitense (vista anche la presenza e il peso dei nuovi entrati come la Cina e il Brasile), alle riunioni del G8 costruite per cercare di mettere in minoranza le posizioni rigidi alla Merkel, oppure il fatto che sono almeno quattro anni che non si riunisce più il Wto, mentre prendono sempre più piede politiche protezionistiche.

Le forze che lavorano per il cambiamento – è il suggerimento di Barbi – devono perciò tenere conto di queste contraddizioni e lavorare per una soluzione politica dei tanti problemi che rimangono aperti. La speculazione finanziaria – dice Barbi – se si vuole si può imbrigliare. Ma servono scelte politiche. Servono delle leggi.

Infine Barbi ha voluto sottolineare l'importanza del lavoro coordinato delle associazioni della società civile. Precisando di non essere particolarmente innamorato del concetto di società civile e mettendo comunque in guarda da semplici contrapposizioni buono-cattivo, la società civile sempre buona, la politica sempre cattiva. In realtà – ha concluso – sarebbe meglio parlare di “bella società” che resiste ed elabora pensieri lunghi alternativi per arrivare alle scelte politiche di cambiamento.

Fonte: cgil.it

 

Via libera dell'aula del Senato alla riduzione del numero dei deputati. Un sì quasi unanime. L'Assemblea, infatti, ha approvato con 212 sì, 11 no e 27 astenuti il primo articolo delle riforme costituzionali, che prevede che il numero dei deputati scenda dagli attuali 630 a 508, 8 dei quali eletti nella circoscrizione estero. Hanno votato a favore Pdl, Pd, Udc, Idv, Coesione Nazionale e Api. Astensione della Lega Nord. In dissenso dai rispettivi gurppi hanno votato contro l'esponente radicale Donatella Poretti, Luigi Li Gotti (Idv) e Mario Baldassarri (Fli).

Il Senato taglia i deputati, passano da 630 a 508 E per essere eletti basterà avere 21 anni

L'art. 1 del ddl sulle riforme, approvato oggi, dall'aula del Senato interviene sull'art.56 della Costituzione: ad essere modificato, oltre al numero dei deputati, anche i requisiti anagrafici per l'elettorato passivo. La nuova norma prevede che siano eleggibili a deputati tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i ventuno anni di età, invece degli attuali 25. La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni, fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione Estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione, per cinquecento e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione.

L'articolo due del testo per la riforma costituzionale sarà esaminato a Palazzo Madama nella giornata di mercoledì. L'articolo prevede la riduzione del numero dei senatori.

Scontro Schifani-Finocchiaro. E all'inizio della seduta, tensione in aula tra il presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro e il presidente del Senato Renato Schifani. La senatrice del Pd lamentava la dichiarazione di ammissibilità operata da Schifani per gli emendamenti sul semi-presidenzialismo del Pd, che avrebbero "violato" il patto politico che ha portato all'intesa in commissione: "Lei non è stato nè garante politico nè garante sotto 'notarile' come spesso si richiama del rispetto del Regolamento". Il presidente Schifani, pur riservandosi una risposta nel merito al momento in cui arriveranno al voto quegli emendamenti, ha sottolineato: "Non sono il segretario politico" di un partito, "non impongo scelte politiche che non mi competono", e le cariche istituzionali possono svolgere "solo moral suasion" e del resto "i miei predecessori, di qualunque parte politica, hanno riconosciuto alla sovranità dell'aula il diritto di esprimersi".

Fonte: repubblica.it - © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

È stata costruita «una campagna di insinuazioni e sospetti nei confronti del presidente della Repubblica e dei suoi collaboratori: una campagna costruita sul nulla».Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avvicinato dai giornalisti all'Aquila, dopo aver partecipato alle celebrazioni del 238° anniversario della Guardia di Finanza. Da qualche giorno alcuni quotidiani hanno sollevato l'ipotesi, pubblicando delle intercettazioni, di un coinvolgimento del Colle nel tentativo dell'ex ministro dell'Interno ed ex vicepresidente del Csm Nicola Mancino di fare pressioni sui magistrati di Palermo, che lo indagano per falsa testimonianza nell'ambito delle stragi mafiose del '92-'93.

Il Capo dello Stato ha spiegato con toni estremamente decisi che questa «campagna» è stata costruita «sul nulla». Cioè, ha spiegato, «si sono riempite pagine di quotidiani con le conversazioni telefoniche intercettate in ordine alle indagini giudiziarie in corso sugli anni delle più sanguinose stragi di mafia degli anni 1992-93». E, ha detto ancora, «sono state fatte interpretazioni arbitrarie e tendenziose, ci sono state talvolta persino versioni manipolate». Ma Napolitano ha voluto anche sottolineare che «coloro che sono intervenuti sulla vicenda, e stanno intervenendo, avendo una seria conoscenza del diritto e delle leggi, e dando una lettura obiettiva dei fatti, hanno ribadito l'assoluta correttezza del comportamento della presidenza della Repubblica». Un comportamento «ispirato soltanto a favorire la causa dell'accertamento della verità anche su quegli anni».

«Ho reagito con serenità e la massima trasparenza» agli attacchi che hanno investito il Quirinale, ha garantito il presidente, che continuerà «ad andare avanti nel modo più corretto ed efficace anche attraverso i necessari coordinamenti dell'azione della magistratura».

Intercettazioni. Quella della riforma delle norme sulle intercettazioni è «una scelta che spetta al Parlamento», ma è una questione che già da tempo andava «affrontata e risolta sulla base di un'intesa la più larga possibile», ha aggiunto.

Di Pietro. «Il presidente della Repubblica dovrebbe sapere bene che nessuno, neppure lui è al di sopra e al di fuori della legge. Prendiamo atto che avalla il comportamento dei suoi più stretti collaboratori che hanno tentato di interferire in una inchiesta penale in corso», afferma il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro.

Fonte: ilmessaggero.it - © RIPRODUZIONE RISERVATA

 
By Admin (from 21/06/2012 @ 14:10:58, in it - Osservatorio Globale, read 1204 times)

Le forze armate di Russia, Cina, Iran e Siria faranno "esercitazioni anfibie congiunte lungo le coste siriana nelle prossime settimane". Lo scrive l'agenzia semi-ufficiale iraniana Fars citando "fonti informate".

Alle esercitazioni di terra, aria e mare parteciperanno 90 mila uomini assieme ad unità di contraerea e missilistiche.

Nelle manovre saranno coinvolti anche 400 aerei da guerra e mille carri armati.


Fonte: ATS via Tio.ch

 

Paura del terremoto? Sono affari tuoi! Se dormi in tenda 140 € di multa!

L’ULTIMA VERGOGNA: Se avete paura del terremoto (nelle zone che dal 20 Maggio non hanno tregua...)

NON DORMITE IN TENDA: rischiate 140€ di multa per “campeggio abusivo”, come se chi decide di dormire in tenda facesse una allegra scampagnata… la normativa in alcuni Comuni è già in vigore, a Correggio lo sarà da Lunedì…

...roba da Italia...

La lettera inviata ai cittadini dal Comune di Correggio:
http://www.comune.correggio.re.it/servizi/notizie/notizie_fase02.aspx?ID=6059

“Il Comune di Correggio sfratta le tende dai parchi pubblici.”
http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2012/06/14/news/il-comune-di-correggio-sfratta-le-tende-dai-parchi-1.5257478

“Correggio, il comune scrive ai cittadini, basta accamparsi nei parchi pubblici”
http://www.4minuti.it/showPage.php?template=newsreggio&id=10738&masterPage=articoloreggio.htm

Fonte: http://www.nocensura.com/2012/06/paura-del-terremoto-sono-affari-tuoi-se.html via http://armysoftport.wordpress.com/

 

Il nostro problema non è la Grecia. In Italia già due banche hanno bloccato gli accessi ai prelievi. Questo non accadeva dalla crisi dagli anni '30. Oggi i conti correnti non sono più sicuri come un tempo. Un'uscita dall'Euro? Vorrebbe dire la fine della moneta unica.

Le elezioni greche sembrano il bivio cruciale per la sopravvivenza dell'Euro. I conti correnti italiani sono a rischio?

Per i conti correnti italiani il problema non è tanto la Grecia o quello che succederà alle elezioni greche. Il problema è che in Italia il comportamento verso le banche è cambiato.

Si è lasciato che finissero sull'orlo del fallimento alcune banche, bloccando anche i conti correnti. E' successo sul finire del 2010 col banco Emiliano-Romagnolo, e pochi giorni fa con la banca Network. Banche piccole, d'accordo, ma quello che non era mai capitato in Italia (dagli anni '30), ovvero trovarsi il proprio conto in banca bloccato, è avvenuto già due volte.
Io credo che la possibile uscita della Grecia dall'Euro è un problema per i conti correnti in Grecia, non per quelli italiani o degli altri paesi. Però è vero, oggi, che i conti correnti non sono più sicuri come un tempo. La famosa frase "paga come un banchiere" non sembra più molto attuale.

I conti deposito tanto pubblicizzati, dove gli italiani magari hanno qualche risparmio, sono a rischio?

I conti deposito sono conti correnti bancari, quindi sono soldi prestati a delle banche. C'è un fondo di tutela dei depositi, che copre fino a 100mila euro e che verrà probabilmente attivato per la banca Network. Ma se si teme un crack generalizzato del sistema bancario, qualche paura si può avere.
E' molto probabile che gli stati cercheranno in tutti i modi di impedire una catena di fallimenti delle banche, perché questo causerebbe un blocco dei pagamenti. Una catastrofe economica. In un certo senso è più sicuro avere dei titoli che dei soldi sul conto corrente, perché i soldi sul conto corrente sono soldi prestati alle banche. I titoli, invece, almeno in prima istanza sono del cliente, non sono della banca.

Un'uscita dell'Italia dall'Euro se la immagina? E cosa significherebbe?

Un'uscita dell'Italia dall'Euro vorrebbe dire la fine della moneta unica. L'Italia è il terzo Stato più importante dell'Unione Europea. Poi gli eventi storici sono imprevedibili. Sembra tuttavia molto improbabile che si arrivi a tanto. Sembra molto improbabile che anche la Grecia esca dall'Euro, poiché l'uscita di un singolo Stato sarebbe già devastante per l'intero sistema monetario. Su questo tema, comunque, c'è una paura che hanno molti, ed è quella relativa ai mutui. C'è chi ha il mutuo in Euro e teme che un ritorno alla lira sarebbe insopportabile perché si prenderebbe lo stipendio in lire e si pagherebbe il mutuo in Euro. Beh, non è così. Se l'Italia uscisse dall'Euro anche i mutui verrebbero convertiti in lire.

Qual è lo scenario peggiore che possiamo aspettarci?

L'insolvenza degli stati. Lo Stato italiano non paga più gli interessi nel rimborso dei titoli, lo stesso fa quello spagnolo, quello francese ecc. ecc. Le banche falliscono, le obbligazioni pure, l'Euro finisce e si torna alle monete di un tempo, o a nuove monete. Per gli europei sarebbe questo il quadro peggiore. Come ci si può difendere da questo? Trasformare i propri risparmi in banconote non dell'area dell'Euro. Cioè: prelevare dalla banca il proprio denaro, cambiare valuta (in franchi svizzeri, sterline britanniche, dollari americani o canadesi...) e tenere il tutto in cassette di sicurezza. Questa sarebbe da un crack. Tuttavia non credo si sia arrivati a questo punto.

Fonte: www.cadoinpiedi.it

 
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