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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Un evento diventato, specie dall’Ottocento, un simbolo dell’Inquisizione.

Contro la «leggenda nera»

Da allora non sono mancate e non mancano difese della condanna di Bruno e della stessa macchina inquisitoriale. Secondo alcuni tradizionalisti cattolici come Rino Cammilleri (ma non è il solo) le accuse dei “laicisti” contro la «mite» Inquisizione sono una «leggenda nera». Essi sostengono che quella «santa» istituzione fu «necessaria», in alternativa ai tribunali laici, dato che «solo esperti ecclesiastici potevano asserire […] chi fosse davvero eretico, garantirgli un giusto e formale processo e persuaderlo, ove possibile» a pentirsi, avendo salva la vita. Per Cammilleri è ovviamente scontata la legittimità di processare gli eretici, perché in una società cristiana l’attacco alla Chiesa è un reato contro l’ordine sociale. «Il Santissimo Tribunale», anzi, «trattò con caritatevole pazienza e severa clemenza Giordano Bruno il quale [...] era pieno di sé, pertinace e impenitente» e profferiva «le bestemmie più orribili [...] Fu questo il motivo per cui lo condussero al rogo con la bocca serrata». Ci sono poi altri cattolici tradizionalisti più prudenti (si fa per dire), come il vescovo ciellino di San Marino-Montefeltro, Luigi Negri: essi giudicano sì l’omicidio una grave offesa alla persona, pur se insistono sul carattere garantista del processo a Bruno, ma ritengono che la sua condanna vada storicizzata («contestualizzata», direbbe Fisichella). Essa costituirebbe, come tutta l’attività dell’Inquisizione, una «riduzione della creatività e della libertà umana». Ma, tenuto conto che quella libertà era usata da Bruno in modo indebito, e che avrebbe portato alle ideologie totalitarie del Novecento, negatrici dell’uomo, «dobbiamo legare il 1600 al 1900» e pensare che, «forse», limitando «la libertà di ricerca in un punto», la Chiesa ha «creato quello che Giovanni Paolo II chiama “un grande movimento per la liberazione della persona umana”» (da False accuse alla Chiesa, Piemme). Da un male un bene, dunque: «una redenzione per mezzo del fuoco», come dice con sarcasmo Mark Twain a proposito dell’inferno.

La Chiesa e l’Inquisizione

Queste valutazioni sono ancora presenti fra i cattolici e non proprio marginali. Ma non è questa la posizione ufficiale della Chiesa, enunciata dal cardinale Paul Poupard, presidente del Pontificio consiglio per la cultura, il 3 febbraio 2000, nel quarto centenario del rogo. «Constatata l’incompatibilità della filosofia bruniana col pensiero cristiano, bisogna ribadire il
rispetto per la persona», dice Poupard. E fin qui è come Negri. Ma poi, anziché contestualizzare, aggiunge: «Il rogo di Campo dei Fiori è, certo, uno di quei momenti storici, di quelle azioni di cui oggi non ci si può non rammaricare, deplorandole chiaramente. L’ uso della coercizione e di metodi violenti non è assolutamente compatibile [...] con l’ affermazione della verità evangelica».

Ciò si ricollega alla condanna di Giovanni Paolo II contro le violenze dell’Inquisizione, per le quali il papa chiese perdono giudicandole «controtestimonianze di cui la Chiesa si pente», “deviazioni” – anche se commesse da «uomini di Chiesa» – dalla sua dottrina.

Tutto a posto, dunque? Non proprio.

Non “deviazioni” ma dottrina

Le persecuzioni per ragioni di fede iniziano già nel 325 col Concilio di Nicea, continuando tutto il Medioevo e sfociando nell’Inquisizione, che va dal XII al XVIII secolo e finisce non per iniziativa della Chiesa ma per decisione dei principi illuminati e di Napoleone. Ancora più tardi, qualche anno fa, arriva la richiesta di perdono. Ora, come si può considerare “deviazione dalla via maestra” una pratica che la Chiesa ha seguito per quasi tutta la sua storia, senza mai seguirne un’altra?

Ciò costringe a pensare che non di “deviazioni” si tratti ma di comportamenti derivanti dalla stessa dottrina o da essa giustificati. E se ne ha conferma appena si osserva che le «violenze» deprecate da Giovanni Paolo II sono ordinate e predicate dagli «uomini di Chiesa» fondandosi sulla Bibbia (dove Dio invita gli israeliti a distruggere gli altari dei falsi dei e a uccidere chi li adora) o sugli argomenti dei massimi teologi – da Tommaso d’Aquino, per cui «è giusto uccidere gli eretici», a Bernardo di Chiaravalle, per cui ammazzare un infedele è «malicidio». Né manca la legittimazione solenne del magistero, di papi e di concili, come l’enciclica Quanta cura (1864) con cui Pio IX ricorda ai fedeli il «dovere di reprimere con pene stabilite i violatori della Religione cattolica».

La contraddizione, in una parola, non è fra i precetti della Chiesa e i comportamenti occasionali di alcuni suoi figli, ma fra la presunta mitezza del messaggio evangelico che la Chiesa millanta per offrire una immagine cattivante di sé e la durezza dei precetti costantemente predicati e applicati, sempre in nome del Vangelo – variandoli o scusandosene, quando la situazione lo consiglia, salvo tornare a “peccare” appena possibile.

Fonte: CronacheLaiche.it - via cattolicesimo-reale.it - Autore: Walter Peruzzi -

 

Eventi fantasma, friend list inesistenti e notifiche fuori posto: il campionario di bug di Facebook è così esteso che vale la pena mettere insieme un album di (imbarazzanti) ricordi. A quanto pare, il social network di Palo Alto ha fatto cilecca più di una volta: a dimostrarlo è Evan Priestley - http://pinterest.com/epriestley/facebook-production-bugs/ , ex ingegnere al soldo di Mark Zuckerberg, che ha deciso di mettere online una bacheca Pinterest con tutti i peggiori strafalcioni apparsi sulle pagine di Fb.

Come segnala TechCrunch, Priestley ha anche cercato di spiegare il perché di tutti questi bug. In una nota postata su Quora, l'ex ingegnere azzarda un'ipotesi che – a pensarci bene – suona davvero molto credibile: “Facebook è il software più buggato che mi capita di usare. Nonostante produca un software così pieno di problemi, ha un successo clamoroso. Ecco spiegato il motivo per cui il social network può fare a meno di ricercare alti standard di qualità”.

In pratica, siamo tanto abituati a fare login sul nostro profilo e a leggere le notifiche provenienti dai nostri contatti da accettare pacificamente il fatto che Facebook sia pieno di errori. Errori che, di fatto, non perdoneremmo a nessun altro. Ecco perché, secondo Priestly, quando il suo Facebook mobile è andato in tilt per 36 ore, l'ex ingegnere l'ha presa con molta filosofia e ci si è fatto quattro risate.

Fonte: wired.it

 

Un altro duro colpo per chi sta cercando di smettere di fumare in mezzo a mille difficoltà: le terapie di sostituzione della nicotina (in inglese Nrt, Nicotine Replacement Therapies) non funzionano come dovrebbero. Cerotti e gomme alla nicotina, infatti, non sembrano efficaci, nel lungo periodo, per aiutare i fumatori ad abbandonare le bionde, anche quando combinati con il supporto psicologico di consulenti.

Lo studio poco incoraggiante proviene dai ricercatori della Harvard School of Public Health e della University of Massachusetts Boston, ed è stato pubblicato sulla rivista Tobacco Control. Introdotta per la prima volta in Svizzera 25 anni fa, l’obiettivo della terapia di sostituzione della nicotina è quello di fornire all’organismo nicotina per compensare la dose abituale quotidiana che viene a mancare con l’astensione dal fumo.  “Sulla base di questo studio, possiamo dire che le Nrt non producono i risultati sperati. E la Food and Drug Administration dovrebbe limitarsi ad approvare solo quei presidi farmaceutici che sono realmente efficaci e che effettivamente aiutano a smettere di fumare sul lungo termine abbassando progressivamente la nicotina in modo da ridurre la dipendenza dalle sigarette”, ha spiegato Gregory Connolly, co-autore dello studio.

La ricerca ha coinvolto 787 fumatori adulti del Massachusetts che avevano di recente smesso di fumare. I partecipanti sono stati monitorati in tre periodi di tempo: 2001-2002, 2003-2004 e 2005-2006. Ai volontari era stato chiesto se usassero una qualche forma di terapia di rimpiazzamento della nicotina (gomme, inalatori alla nicotina, sprai nasali) e qual era stato il periodo più lungo in cui avevano usato questi prodotti con continuità. Inoltre, è stato anche loro chiesto se si fossero rivolti a un qualche servizio di counseling. I risultati dell’indagine non sono stati positivi: circa un terzo dei volontari, in ogni periodo d’osservazione, era ricaduto nel vizio e gli scienziati non hanno trovato (in quei volontari che avevano seguito una NRT per almeno sei settimane) nessun effetto benefico dovuto al lavoro del counselor. Inoltre, non c’erano nemmeno differenze nei risultati delle Nrt fra fumatori leggeri e pesanti.

“Questo studio mostra che le Nrt, nel lungo termine, per smettere di fumare non sono più efficaci della decisione di chiudere con le sigarette che si può prendere in proprio, senza altri aiuti”, ha aggiunto Hillel Alpert del Harvard School of Public Health e primo autore dello studio. La ricerca si inserisce nel filone di studi che riguarda le Nrt e che mostra un certo scetticismo nei confronti di cerotto, gomme, inalatori e spray, che vengono mostrati come prodotti aventi tutti più o meno lo stesso livello di efficacia e nessuno dei quali è capace di essere risolutivo nel lungo termine.

Per esempio, quello di Scott Leischow, ricercatore dell’ Università dell’Arizona, che già nel 1999 pubblicò un articolo sull’ American Journal of Health Behavior in cui esponeva i risultati di uno studio da cui emergeva che i cerotti alla nicotina producessero basse percentuali di abbandono - del  4-5 per cento - in un anno, cioè  il tasso di cessazione dal fumo che si verifica spontaneamente.

Fonte: wired.it

 

Settanta anni non sono pochi. Per uno però, come Stephen Hawking, che sarebbe dovuto morire più o meno 45 anni fa e che nella sua vita ha contribuito a definire i limiti dell’Universo e del Tempo, potrebbero essere una sciocchezza. Se non fosse per la malattia - la sclerosi laterale amiotrofica - che da quasi mezzo secolo lo costringe su una sedia, che pur essendo ipertecnologica resta a rotelle, potremmo dire con leggerezza che i settanta anni del grande fisico britannico siano stati una vera e propria galoppata là dove nessun uomo è mai giunto finora. Anzi, visto il tipo e il suo debole per donne e motori, potremmo addirittura immaginare questa galoppata con lui in smoking a bordo di una Austin Martin con al fianco una bionda infermiera. Una galoppata infinita attraverso i limiti dello Spazio e del Tempo alla ricerca di un Dio creatore che ora c’è e ora non c’è più. Quella di Hawking è stata fin qui, e siamo sicuri lo sarà anche in futuro, una vita davvero intensa, costantemente in bilico tra equazioni, cartoni animati, film, e persino rotocalchi. Nei sui viaggi interstellari sull'astronave Enterprise, è persino riuscito a giocare una partita a poker insieme a Newton ed Einstein.

Sulla sua pagina di Wikipedia viene definito matematico, fisico e cosmologo britannico. Ma forse sarà anche per quella sua vaga somiglianza a Andy Warhol, è anche una vera e propria popstar mondiale della scienza finita persino dentro cartoni animati cult ( I Simpson e I Griffin) e più pop come I Fantagenitori.

Non dobbiamo però farci distrarre dalle innumerevoli apparizioni fuori dall’ambito accademico del professor Hawking. Se infatti è riuscito a uscire dall’accademia, il merito è stato senza dubbio per la sua incredibile capacità di elaborare e di sviluppare matematicamente le sue teorie cosmologiche. Non è un caso se solo due anni fa ha lasciato la cattedra lucasiana della matematica a Cambridge (quella per intenderci ricoperta da Newton).

I modelli matematici relativistici
Il suo lavoro infatti comincia proprio da lì, dalla matematica ed è dalla matematica che nella seconda metà degli anni Sessanta, insieme a Roger Penrose ha messo a punto alcuni modelli che si sono rivelati determinanti poi per la sua prima importante scoperta in campo fisico e cioè la rilevanza delle singolarità gravitazionali nello spazio-tempo. In pratica, Hawking nel 1971 è riuscito a dimostrare matematicamente quello che Albert Einstein aveva previsto solo teoricamente nella sua teoria della Relatività generale e cioè che le singolarità sono una caratteristica ragionevole e non così occasionale della relatività generale, ossia che lo spazio-tempo, in determinate condizioni che sono meno speciali di quanto si pensava sino ad allora, può collassare sotto la spinta di una enorme massa gravitazionale.

Hawking, appunto, ha dimostrato che questo era possibile anche sotto il profilo teorico, ma anche che questo modello era molto più probabile di quanto ritenessero i suoi colleghi. Dopo questa scoperta il passo verso l’altra e più celebre scoperta del fisico britannico è davvero breve.

I buchi neri
Se proprio non è stato lui a scoprire questi affascinanti corpi celesti certo spetta ad Hawking il principale merito scientifico per averli meglio descritti e compresi. Infatti, è in questi punti particolari (matematicamente, i buchi neri sono dei punti privi di dimensioni) che la trama dello spazio-tempo si deforma e dà luogo a fenomeni particolari che soprattutto coinvolgono il cosiddetto  orizzonte degli eventi, quel confine ideale tracciato intorno al buco nero superato il quale è impossibile sfuggirgli, risucchiati dalla sua invincibile attrazione gravitazionale. Stephen Hawking, insieme ad altri scienziati, è riuscito a descriverne la fisica, esplorandone i meccanismi e cercando di conciliare le teorie e i modelli fino ad allora esistenti. E’ arrivato addirittura a definire le regole di base fornendo fondamentali contributi nel campo della termodinamica dei buchi neri.

La radiazione di Hawking
Proprio il lavoro fatto sui buchi neri porta infatti Hawking a teorizzare che quei corpi non fossero enormi mostri spaziali capaci unicamente di ingoiare e di intrappolare al loro interno materia e luce. Nel 1974, ha sorpreso il mondo scientifico internazionale con la sua teoria che prevedeva che un fascio di particelle potesse sfuggire a questi corpi celesti supermassivi. Quelle particelle in fuga avrebbero generato quella che poi è stata meglio conosciuta come la  radiazione di Hawking. Un fascio di energia che viene descritto molto dettagliatamente dal fisico britannico e che è stato osservato, ovviamente a scala ridotta, persino in laboratorio.

Un enorme Polo al posto del Big Bang
Dopo questi lavori Hawking si è messo a lavorare su una nuova teoria dell’Universo, che prevedeva, al posto del Big Bang come evento iniziale dell’Universo una regione simile a quella dei Poli terrestri, dove un eventuale osservatore non è in grado di andare più oltre verso Nord oppure al contrario, verso Sud.

Molto più recentemente lo scienziato in carrozzella, come in molti affettuosamente lo chiamano, ha cominciato a parlare e a rivedere le sue teorie anche in chiave teologica, arrivando a smentire sé stesso pochi anni fa, quando in un intervista al Times ha dichiarato che la teoria non prevede “ necessariamente la presenza di Dio come creatore dell’Universo”. In un'altra occasione ha anche detto di essere convinto che sia possibile viaggiare nel tempo e che l’umanità farebbe bene a cominciare a colonizzare altri pianeti. In un solo campo però, nella sua ultima intervista rilasciata al New Scientist, ha però ammesso di non aver ancora capito nulla, ed è l’Universo delle donne.

Fonte: wired.it

 

Cattolico, musulmano, buddista o kopimista? Già, da oggi, perlomeno in Svezia, esiste una nuova religione: quella dei seguaci della Church of Kopimism (da Kopimi, ovvero come si pronuncia copy me). E, come s’intuisce dal nome, il credo del movimento è presto detto: la comunità dei kopimisti riunisce 3.000 file sharer (cioè coloro che condividono di file)svedesi per i quali comunicazione e condivisione sono sacri, mentre sono da condannare controlli e spionaggi. “ L’informazione detiene un valore, in sé stessa e in quello che contiene”, si legge sul sito dell’organizzazione: “E il valore si moltiplica attraverso il copying. Copiare è perciò fondamentale per l’organizzazione e per i suoi membri”.

Gli adepti della neonata fede - consacrata proprio sotto Natale dall’autorità svedese Kammarkollegiet come vera e propria religione - avevano cominciato già nel 2010 le pratiche per vedersi riconosciuti ufficialmente. E adesso ci sono finalmente riusciti, in quello che per loro è “un passo verso il giorno in cui potremo vivere la nostra fede senza la paura della persecuzione”.

Anche se non esistono ancora vere e proprie professioni di fede o pratiche religiose. Per ora infatti il rituale è uno solo, come spiega a Wired.co.uk Isak Gerson, il leader spirituale del movimento: “Il nostro rito principale è quello di copiare e di connetterci l’un l’altro condividendo informazioni”. E aggiunge: “Solo l’essere stati riconosciuti dalle autorità svedesi ci aiuterà a rafforzare la nostra identità”.

A questo proposito, come si legge ancora sul sito, per diventare un adepto non occorre compilare un’adesione formale, ma solo sentirsi chiamati ad adorare la filosofia dell’informazione e del copying. Solo così di potrà diventare un kopimista, che Gerson sul suo sito definisce così: “Una persona che crede che tutte le informazioni debbano essere distribuite liberamente e senza restrizioni. La filosofia si oppone al copyright in tutte le sue forme e incoraggia la pirateria di tutti i tipi di media inclusi musica, film, programmi TV e software”. Questo non significa però che il copying e il file sharing potranno essere praticati liberamente in Svezia. Neanche per i kopimisti.

Fonte: wired.it

 

Il mantello dell’invisibilità alla Harry Potter non è ancora stato creato, ma i ricercatori sanno da tempo come costruire oggetti che ingannano occhio e strumenti elettronici, rimanendo impercettibili alla vista. Ora la scienza potrebbe superare la fantascienza: un gruppo di fisici della Cornell University ha costruito, infatti, un apparecchio in grado di nascondere eventi nel tempo. Come spiegano su Nature, bisogna usare delle particolari lenti temporali, che funzionano proprio come quelle ottiche, ma agiscono nella dimensione del tempo invece che in quella dello spazio.

Per rendere invisibili degli oggetti basta scegliere elementi con il giusto indice di rifrazione, una delle proprietà intrinseche dei materiali che indica come luce e radiazione elettromagnetiche vengano rallentate o accelerate quando li attraversano. Per esempio, se questo indice ha valore negativo o pari a quello dell’aria che circonda l’oggetto, la luce quando lo incontra viene accelerata o deviata, nascondendolo così alla nostra vista.

Può sembrare strano, ma qualcosa di simile può avvenire anche nella dimensione temporale, tramite l’uso di particolari lenti. “Grazie ad esse abbiamo creato una specie di buco temporale, all’interno del quale le sonde elettromagnetiche non sono capaci di registrare variazioni della luce”, hanno spiegato i ricercatori statunitensi nello studio.

In ottica una lente è un oggetto capace di cambiare direzione ai raggi luminosi, facendoli divergere o convergere. Ma da un punto di vista strettamente matematico, le equazioni che descrivono come si sposta un raggio di luce nello spazio sono simili a quelle che mostrano come esso viaggia nel tempo. Per questo, secondo i ricercatori, allo stesso modo che per i materiali invisibili, è possibile ingannare gli strumenti in modo che non siano più capaci di rilevare un evento sulla linea temporale.

Ogni lente di invisibilità creata dai fisici è formata di due parti: la prima aumenta la frequenza della radiazione luminosa, rendendola più blu, la seconda la ridiminuisce, rendendola più rossa. Se avviene nel giusto mezzo di dispersione (in questo caso una fibra ottica), questo gioco di frequenze fa sì che in un primo momento il raggio di luce venga accelerato e in un secondo rallentato, e in questo modo si dà inizio a una finestra temporale in cui gli eventi sono nascosti.

“Il concetto è simile a quello che succede nel traffico quando si deve superare un passaggio a livello”, hanno spiegato Robert Boyd e Zhimin Shi dell’ Università di Rochester in un commento alla ricerca pubblicato sempre su Nature:  “Quando deve passare il treno le macchine rallentano e si fermano, il che crea una sorta di buco nel traffico.

Quando poi il passaggio viene riaperto, le automobili accelerano per raggiungere di nuovo quelle che le precedono, e quando questo succede non c’è più modo di distinguere se il treno sia passato oppure no”.

Successivamente, infatti, il buco nel tempo può essere chiuso facendo passare il raggio di luce in un mezzo con caratteristiche di dispersione opposte al primo e attraverso una seconda lente invertita rispetto alla precedente. Così gli eventi che si verificano nell’intervallo di tempo che si crea con questo metodo non sono percepibili dagli strumenti. I ricercatori hanno per ora verificato il funzionamento del metodo con un singolo impulso laser ripetuto nel tempo: esso veniva correttamente nascosto quando il “mantello” era acceso, ed era invece visibile in condizioni normali.

A oggi, il gap temporale può essere lungo appena cinquanta picosecondi (1ps è pari a un millesimo di miliardesimo di secondo). Questo intervallo può sembrare un tempo brevissimo, ma potrebbe essere sufficiente a nascondere una serie di impulsi laser molto veloci. In ogni caso gli scienziati stanno cercando di aumentare la durata del buco nel tempo, e pensano di poterla portare dall’ordine dei picosecondi a quello dei microsecondi (milionesimi di secondo) o addirittura dei millisecondi (un millesimo di secondo).

Se combinato con i metodi che permettono di nascondere materiali diversi nello spazio, questo approccio potrebbe portare allo sviluppo di apparecchi capaci di rendere alcuni oggetti invisibili in tutto lo spazio-tempo. A parte quest’applicazione futuribile – affascinante, ma per ora lontana - i ricercatori hanno già fatto sapere che il procedimento potrebbe trovare uso anche nel presente, per esempio per migliorare la sicurezza delle comunicazioni via fibra ottica.

Fonte: wired.it

 

Chi è convinto che la notte di San Lorenzo sia ancora troppo lontana per poter avere l’occasione di ammirare il cielo in attesa di una pioggia di stelle cadenti si dovrà ricredere. Se a molti lo spettacolo delle Quadrantidi della notte tra il 3 e il 4 gennaio è infatti sfuggito per problemi di visibilità (il picco dell’evento era troppo vicino all’alba per poter essere bene osservato) il 2012 riserva però altre occasioni per ammirare stelle e pianeti. Eccone alcuni di quelli proposti da Scientific American, che potremmo osservare anche in Italia (condizioni meteorologiche permettendo).

Si comincia alla fine di febbraio, con Mercurio, il più interno dei pianeti del sistema solare (e per questo in genere poco visibile, nascosto com’è dalla luce del Sole). A partire dal mese prossimo il pianeta comincerà ad allontanarsi dalla nostra stella, raggiungendo il punto più distante il 5 marzo. Durante questo periodo, e immediatamente dopo, Mercurio apparirà quindi insolitamente splendente e potremo ammirarlo dopo il tramonto in direzione ovest. Negli stessi giorni anche Marte sarà ben visibile, perché entrerà in opposizione (rispetto al Sole, con la Terra nel mezzo) il 3 marzo.

Mercurio e Marte saranno anche protagonisti di una parata di pianeti nei primissimi giorni di marzo: insieme a Venere, Giove, e Saturno sarà infatti possibile osservarli nel corso di un’unica notte (sebbene non in contemporanea). In particolare, pazientando dal tramonto fino alle 22 sarà possibile scorgere a ovest prima Mercurio, Venere e Giove, poi, a est, Marte e infine Saturno.

Marzo 2012 sarà decisamente un mese interessante per gli astrofili. Il 13 infatti Venere e Giove faranno brillare in modo particolare la volta celeste. Rispettivamente il terzo e il quarto oggetto celeste più luminoso del cielo (dopo il Sole e la Luna), Venere e Giove saranno infatti particolarmente vicini, accoppiati, visibili in direzione ovest nelle prime ore della sera, poco dopo il tramonto.

Segnaliamo poi il transito di Venere sul Sole, ovvero il momento in cui il pianeta si piazzerà tra la Terra e il Sole, in parte oscurandolo. Sebbene l’evento – più raro del passaggio della cometa di Halley, tanto che accadrà di nuovo solo nel 2117 e che raggiungerà il suo culmine il 5 giugno prossimo - non si vedrà sopra il cielo italiano, avremo comunque l’opportunità di non lasciarcelo sfuggire, come spiega Luciano Nicastro dell’ Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Bologna (Inaf-Iasf): “L’Inaf, come partner del progetto europeo Gloria trasmetterà in diretta via web da tre diversi località, in Giappone, Australia e Norvegia il transito di Venere sul Sole durante la sua intera durata”. Offrendo così anche a noi lo spettacolo di vedere Venere come un piccolo disco scuro sulla nostra stella, con un diametro di circa 1/32 quello del Sole.

Ma anche le Perseidi, le stelle cadenti di agosto, quest’anno potrebbero riservare uno spettacolo sorprendente. A differenza del 2011, infatti, le condizioni per osservarle saranno decisamente ottimali: cielo buio, con la Luna che entrerà nell’ultimo quarto il 9 agosto per poi diventare luna nuova il 17. Per chi non si vuole perdere un’ eclissi di Sole, infine, l’appuntamento è a novembre. In Australia, però.

Fonte: wired.it

 

La storia di Facebook arriva oggi a una svolta: la vita da  private company si conclude qui, con il suo ingresso in borsa. Come si vocifera da tempo, Mark Zuckerberg dovrebbe presenterare oggi la documentazione per quotarsi sul mercato azionario e fare della sua creatura una società per azioni.

L'offerta iniziale?

5 miliardi di dollari, secondo le ultime indiscrezioni. Un bel cambiamento, proprio a 8 anni dalla sua creazione e dopo gli ultimi problemi con la privacy, come racconta il numero di febbraio di Wired Italia, in edicola. 

Sull'entità della Ipo, (Offerta pubblica iniziale), circolavano voci già da tempo e lo scorso novembre si ventilava l'ipotesi che il social network riuscisse a raccogliere addirittura 10 miliardi di dollari, una cifra raggiunta solo 18 altre volte da altrettante società pronte a sbarcare a Wall Street. Oggi, invece, i rumors parlano di un gruzzoletto più esiguo, ridotto della metà: solo 5 miliardi. Secondo l' International Financing Review Zuckerberg punterebbe a una soluzione meno d'assalto e più prudente, volta a sondare il terreno per valutare l'opportunità, in futuro, di aumentare la quota. Nell'operazione, ipotizza l'agenzia Reuters, potrebbero essere coinvolti colossi dell'economia Usa come Bank of America Merrill Lynch, Barclays Capital, JP Morgan, Goldman Sachs e Morgan Stanley, con quest'ultima in pole position. Al momento non ci sono dichiarazioni ufficiali da parte di Facebook. A ogni modo, se tutto andrà come deve andare, Facebook apparirà in borsa a maggio, come preventivato.

Fonte: Wired.it

 

Una pausa di 60 giorni. Per chiarire i possibili benefici derivanti dalla ricerca, illustrare le procedure di sicurezza adottate e per discutere dei comportamenti - scientifici e regolatori - da adottare in un caso come questo. Quello, cioè, del supervirus H5N1, la variante del patogeno dell’aviaria potenzialmente in grado di uccidere milioni di persone grazie a poche mutazioni che lo rendono superinfettivo, perché capace anche di trasmettersi per via aerea. Una scoperta scientifica tale da chiamare in causa, poco più di un mese fa, il National Science Advisory Board for Biosecurity statunitense, per decidere se tenere o meno nascosti i risultati del team di Ron Fouchier dell’ Erasmus Medical Center (Paesi Bassi) e di Yoshihiro Kawaoka dell’ University of Wisconsin. 

Quando è arrivata la notizia del ceppo di H5N1 superinfettivo, la comunità scientifica (e non) ha cominciato a interpellarsi sulla convenienza e la necessità di pubblicare o meno i dati inerenti la ricerca (anche Wired.it lo aveva chiesto ai suoi lettori): da una parte i ricercatori sostengono che il traguardo raggiunto potrebbe aiutare lo sviluppo di vaccini e a prevenire possibili infezioni, d’altra parte è indubbio anche il rischio che una ricerca del genere porta con sè.

Infatti, senza considerare i pericoli derivanti da una possibile fuga dei virus dai laboratori, rendere disponibili i dati attraverso le pubblicazioni scientifiche universalmente accessibili significa renderli alla portata di tutti. Anche di potenziali terroristi che potrebbero utilizzarli per scopi tutt’altro che nobili. Così, come riporta Nature News, dopo la revisione dei paper scientifici (affinché questi contenessero i risultati ma non i dettagli della ricerca, così che i dati sensibili potessero essere in qualche modo al riparo) è arrivata la decisione di una pausa di 60 giorni.

Due mesi di sospensione dalle attività di ricerca sui ceppi mutanti, annunciata in contemporanea su Science e Nature, con cui i due gruppi di ricercatori artefici della scoperta sperano di calmare le acque, attenuando le paure della comunità scientifica riguardo i potenziali rischi derivanti dai loro studi. “Riconosciamo il bisogno di spiegare chiaramente i benefici di questa importante ricerca e le misure prese per minimizzare i rischi”, scrivono nel documento condiviso in cui annunciano la moratoria, “e proponiamo di farlo in un forum internazionale in cui la comunità scientifica discuta insieme e abbia modo di dibattere sul problema”.

Ma non tutti avrebbero accettato di buon grado la moratoria. Come riporta Wired.com, secondo Michael Osterholm dell’ University of Minnesota’s Center for Infectious Disease Research and Policy, la pausa di 60 giorni non può essere sufficiente a prendere delle misure per gestire situazioni del genere. Insomma, serve più tempo. Mentre per Richard Ebright, della Rutgers University (New Jersey), lo stop non ha alcun significato. Non sarebbe nulla di più che una procedura di public relation. 

Fonte: Wired.it

 

Siamo nel 2012, e tutti dicono che sarà un anno davvero intenso. Basta dare un'occhiata alla classifica stilata da New Scientist per rendersi conto che per i prossimi 366 giorni (anno bisestile, già) saremo letteralmente sommersi da un'ondata di novità. Scienza, società e politica affronteranno alcune delle più grandi sfide del secolo e – potete stare tranquilli – la fine del mondo non c'entra affatto.

1) La velocità dei neutrini
Tunnel Gelmini a parte, il grande esperimento Opera ha insinuato un grande dubbio nella comunità scientifica. Dopo le prove di settembre 2011, i fisici di tutto il mondo si chiedono se i neutrini lanciati dal Cern di Ginevra ai laboratori del Gran Sasso abbiano veramente superato la velocità della luce, mettendo in crisi la teoria della relatività speciale di Einstein. Visto che gli scienziati non sono mai molto inclini a gridare al miracolo, nel 2012 verranno condotti due nuovi esperimenti mirati a valutare la veridicità dei dati raccolti da Opera. Si chiamano Minos (Usa) e T2k (Giappone).

2) Caccia aperta al bosone
Le frontiere della fisica restano tra le sfide da affrontare per tutto il 2012. Lo scorso 13 dicembre gli scienziati del Cern di Ginevra (di nuovo) hanno annunciato che l'esperimento del Large Hadron Collider (Lhc) ha prodotto i primi risultati utili a individuare il fantomatico bosone di Higgs. Quest'anno, i supercomputer analizzeranno l'immensa molte di dati prodotti da Lhc alla ricerca di un segnale che identifichi in modo chiaro il profilo chiave del bosone, sempre che esista. In caso contrario, saremo certi che occorrerà pensare a una nuova fisica.

3) Il futuro del Pianeta
Quest'anno a Rio de Janeiro si terrà l' Earth Summit 2012, una nuova occasione per fare il punto sul futuro dell'ecosistema Terra. Tra il 20 e il 22 giugno, centinaia di delegati dei governi e migliaia tra attivisti e rappresentanti di realtà locali si riuniranno in Brasile per il quarto grande meeting patrocinato dalle Nazioni Unite. A 20 anni di distanza dal primo meeting di Rio (1992), le delegazioni globali torneranno intorno al tavolo delle trattative per delineare le strategie verdi del nuovo millennio. In particolare, i due temi principali dell'Earth Summit verteranno su green economy e sviluppo sostenibile.

4) Quanto sono intelligenti i computer?
Cento anni fa, nel 1912, nasceva Alan Turing, il matematico inglese padre dell'informatica e dell'intelligenza artificiale. Nell'arco di un secolo, i computer hanno fatto passi da gigante, ma nessuno scienziato è mai riuscito a sviluppare nuovi test per valutare la capacità intellettiva delle macchine. Tuttora, per mettere alla prova il QI dei computer viene utilizzato il famoso test di Turing: si tratta di uno scambio di chat al buio in cui un essere umano deve capire se l'interlocutore con cui comunica attraverso la tastiera è un computer o un suo simile. In futuro, gli scienziati potrebbero sviluppare dei test di gran lunga più affidabili, con lo scopo di valutare in modo universale quanto una macchina sia intelligente rispetto agli standard umani.

5) Nati per vincere
Alle olimpiadi di Londra 2012 saranno atleti sempre più preparati – nel fisico e nella mente – a raggiungere la vetta del podio. Sembra che per arrivare al primo posto non basti un fisico scattante, ma anche un allenamento psicologico da veri campioni. Come spiega New Scientist, la scienza sportiva ha elaborato nuove forme di preparazione atletica: la nazionale inglese si avvale dell'aiuto di uno psicologo che guida gli atleti durante l'ultimo anno di preparazione, mentre la squadra israeliana punta su un lungo e intenso percorso di 4 anni. Nel frattempo, gli scienziati si stanno focalizzando sulla mappatura del genoma comune ai grandi campioni di tutte le discipline.

6) La campagna elettorale si fa su Twitter
Nel 2012 si torna a votare per eleggere il prossimo presidente degli Stati Uniti, e state pur certi che Obama e il suo oppositore repubblicano (quando si scoprirà chi è) punteranno tutto sui social network. La nuova campagna elettorale avrà tra i suoi punti di forza Twitter, Facebook e tutti i social network utili per trasmettere messaggi personalizzati diretti agli elettori. E le informazioni dedotte dagli account social degli americani saranno indispensabili per pianificare strategie di comunicazione sempre più efficaci. Insomma, se qualcuno ha messo “ mi piace” sul profilo di Obama, può star certo che i democratici gli ricorderanno più di una volta che Barack è in corsa per le prossime elezioni.

7) L'impero di Facebook
Anno d'oro per Mark Zuckerberg: nel 2012 è attesa la quotazione in borsa di Facebook. Si parla di un lancio di 100 miliardi di dollari, ma le stime potrebbero essere anche troppo ottimiste. In pratica, è come se il social network incassasse circa 125 dollari per ognuno degli 800 milioni di profili iscritti. Se Fb dovesse veramente entrare a Wall Street con un portafoglio così ricco, sarebbe uno dei più grandi casi di e-business fondato sulla vendita di informazioni pubblicitarie mai visto prima. A volte ci scordiamo quasi del fatto che l'iscrizione a Facebook non è affatto gratuita: in cambio di un account si regaliano i dati personali.

8) Una nuova mappa del cervello umano
Finora gli scienziati si sono limitati a studiare il cervello da una prospettiva molto limitata: sappiamo bene quali aree si accendono e si spengono in seguito a un danno cerebrale, ma non sappiamo come funzionano le connessioni tra le diverse zone del cervello. In un certo senso, è un po' come aspettare che una macchina si schianti contro un muro per sapere cosa c'è dentro il cofano. Nel 2012, le lacune degli scienziati verranno colmate dallo Human Connectome Project promosso dall'Università di Oxford. Il progetto sta mappando le connessioni all'interno di 1.200 cervelli umani e utilizzerà i risultati per ottenere un modello dettagliato di come le aree cerebrali comunicano tra di loro entro la fine dell'anno.

Fonte: wired.it

 
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