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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Se le temperature dell’aria smettono di salire, o lo fanno più lentamente di quanto ci aspetteremmo, non è perché sono cessate le emissioni di gas serra e la Terra ha smesso di scaldarsi. È solo che il nostro pianeta nasconderebbe, si fa per dire, parte del calore prodotto. Dove? Negli oceani, a circa 300 metri sotto la superficie delle acque, lì dove difficilmente può essere rintracciato o misurato. Un rifugio temporaneo, dal quale è comunque destinato a riemergere, prima o poi, per dare il suo contributo al riscaldamento globale. A sostenerlo è un gruppo di ricercatori australiani e statunitensi guidati da Gerald Meehl del National Center for Atmospheric Research (Ncar), in Colorado.

Lo studio, pubblicato su  Nature Climate Change, parte da una domanda: che fine ha fatto il cosiddetto calore mancante, ovvero quella quota la cui assenza ha consentito alla Terra di non surriscaldarsi troppo nonostante l’aumento delle emissioni di gas serra negli ultimi dieci anni? A suggerire un possibile nascondiglio per questo surplus erano stati, lo scorso anno, due degli autori del nuovo studio, Kevin Trenberth e John Fasullo del Ncar, secondo i quali il rifugio del calore sarebbero proprio le acque profonde degli oceani.

Per dimostrare la consistenza di questa loro ipotesi, gli scienziati hanno ora ricostruito l’andamento delle temperature su scala globale tenendo conto delle future emissioni di gas serra e considerando le interazioni tra ghiacci, acque, suolo e atmosfera tramite alcune simulazioni al computer. I ricercatori hanno così scoperto che tra il 2000 e il 2100 le temperature dovrebbero aumentare di circa 1,4°C, ma non in maniera lineare. Secondo le stime realizzate dalle simulazioni, infatti, in questo arco di tempo la Terra potrebbe sperimentare dei periodi di pausa (rallentamento o addirittura arresto nell’innalzamento delle temperature), in cui il riscaldamento globale sarebbe in un certo senso mascherato. Degli  intervalli, insomma, in cui il calore non si tradurrebbe in un aumento delle temperature globali, ma rimarrebbe imprigionato negli oceani, riscaldando di circa il 18% le acque sotto i 300 metri, confermando così le teorie di Trenberth e Fasullo. Quanto dovrebbero durare queste pause? “Circa una decina di anni prima che il calore riemerga in superficie” , ha dichiarato al New York Times Gerald Meehl.

Secondo i ricercatori sarebbero proprio le zone più nascoste a intrappolare calore, mentre le acque più superficiali subirebbero un aumento delle temperature negli intervalli tra queste pause.

Fonte: daily.wired.it - Credit per la foto: Getty

 

D'ora in poi fate attenzione quando raccontate una balla. Una telecamera nascosta potrebbe riprendere il vostro viso e sbugiardarvi in flagrante. È quanto promette la versione più evoluta dei cosiddetti lie detector o macchine della verità. Niente elettrodi, cavi e sofisticati scanner cerebrali, stavolta. Solo un occhio hi-tech programmato per leggere oltre quello che dicono le parole. Si tratta, nella fattispecie, di una videocamera termica che, inquadrando l'intervistato, può rivelare con buon grado d'accuratezza se questi è sincero oppure sta mentendo. I primi test su una quarantina di volontari hanno avuto un successo del 70%, più o meno come il vecchio poligrafo, il capostipite di tutte le macchine della verità. L'obiettivo dei ricercatori è arrivare entro la fine dell'anno a sperimentare la telecamera in un aeroporto inglese dove potrebbe smascherare sospetti terroristi.

Il dispositivo, messo a punto da Hassan Ugail direttore del Centre for Visual Computing della Bradford University, con i colleghi dell'ateneo di Aberystwyth e la britannica Border Agency, è dotato di sensori infrarossi che misurano le impercettibili variazioni di temperatura sul viso, in particolare nella zona intorno agli occhi e sulle guance. Sente la vampata di calore, ma anche i singoli capillari che si dilatano sotto pelle per la paura di esser scoperti, persino quando la persona resta apparentemente imperturbabile dinanzi al suo interlocutore. Al termometro delle emozioni i ricercatori hanno abbinato un sistema di elaborazione delle espressioni facciali frame-by-frame, capace di cogliere i movimenti del viso che tradirebbero anche l'impostore più disinvolto. Un sussulto degli occhi, il naso che s'arriccia, un fremito delle labbra, un respiro più corto, la fronte che si corruga involontariamente, la pupilla che s'allarga. Se comincia a ricordarvi un po' troppo la serie televisiva americana Lie to me, c'è un perché: il software di analisi mimica, Facial Action Units (Facs), è stato ideato da Paul Ekman, lo psicologo dell'Università della California che con i suoi studi sulle espressioni delle bugie, ha ispirato la figura del dottor Cal Lightman della fiction (di cui è stato consulente scientifico). La combinazione delle due tecniche, secondo Ugail, aumenta la precisione delle sole immagini termografiche, che altrimenti rischierebbero di prendere troppi granchi negli aeroporti e aumentare più il caos che la sicurezza (come mette in guardia questo articolo su Law and Human Behavior).

Il fatto è che nella realtà stanare chi mente non è per niente facile come sembra nella fortunata serie tv. “ Numerosi movimenti facciali indiziari non permettono di discriminare in modo attendibile la menzogna da altre emozioni”, osserva Giuseppe Sartori, docente di neuroscienze cognitive all'università di Padova.

Dal primo poligrafo, sviluppato nel 1921 in poi, tutte le tecnologie per stanare chi inganna si basano sullo stesso assunto. Mentire è uno stress. E lo stress si traduce in una serie di reazioni fisiologiche, come l'aumento del battito, della pressione sanguigna o della sudorazione, registrabili da una macchina collegata all'organismo. Cambiano persino le onde cerebrali (pochi millisecondi dopo la domanda a cui si risponderà il falso, l'elettroencefalogramma registra onde P300). “ Le risposte fisiologiche alle bugie sono però comuni ad altre emozioni, come l'ansia, il nervosismo, l'insicurezza”, prosegue Sartori. “ Si può arrossire perché si sta mentendo, ma anche perché si è innocenti e si ha paura di non esser creduti”. Non ci sono sufficienti evidenze scientifiche, come indica questa poderosa revisione della National Academy of Sciences sui poligrafi, che i parametri fisiologici delle menzogne siano univoci. “ Peraltro, anche la personalità conta moltissimo”, osserva Serena Mastroberardino, ricercatore in ambito forense e in neuroscienze cognitive presso la Fondazione Santa Lucia di Roma e membro esperto dell’ Associazione italiana di psicologia giuridica.

La tecnica del Thermal Facial Lie Detection non è tra le più precise disponibili, e va affinata. Tuttavia presenta dei vantaggi. “ Il soggetto potrebbe essere esaminato a sua insaputa mentre risponde alle domande della polizia”, dice Sartori: “ I tempi richiesti sono nettamente inferiori rispetto agli altri macchinari. Soprattutto non serve la sua collaborazione. In fondo vale come filtro per i sospetti, e a tal scopo è più interessante la semplicità e la non intrusività, anziché l'accuratezza”.

C'è anche un altro fattore di cui tener conto: il potere deterrente. Nel Regno Unito le compagnie assicurative che hanno adottato la tecnologia di voice risk analysis per registrare l'attendibilità delle denunce telefoniche dei sinistri automobilistici hanno visto crollare del 60% le richieste di risarcimento danni. Non perché il sistema sia infallibile, ma perché i truffatori ci pensano due volte prima di rischiare di mettersi nei guai.

Attualmente la ricerca sulle macchine della verità è in grande fermento, anche se nessuna raggiunge un'affidabilità del 100 per cento. Una delle tecnologie su cui si punta di più è la risonanza magnetica funzionale (fMRI), strumento per visualizzare l'attività cerebrale. I ricercatori hanno scoperto che le risposte vere accendono nel cervello aree diverse dalle risposte menzognere. Nel 2009, la fMRI ha fatto, per la prima volta il suo ingresso in un'aula di tribunale statunitense, tra mille polemiche. Un altro strumento è il già citato elettroencefalogramma, o Brain Fingerprinting, che punta a misurare le onde cerebrali per valutare se l'interrogato conserva l'impronta di un ricordo legato a un determinato crimine.

“ Tutte queste tecniche necessitano di ulteriore perfezionamento prima di poter essere utilizzate fuori dal laboratorio”, sottolinea Mastroberardino. Se è vero che con soggetti collaborativi e in un contesto controllato, i test raggiungono una precisione del 90%, nella vita reale le stesse macchine possono essere deliberatamente ingannate dall'intervistato (si può leggere a questo proposito l'ebook The Lie Behind The Lie Detectors).

Meno facile da raggirare la macchina della verità, inventata da Anthony Greenwald dell'Università di Washington, Iat (Implicit Association Test). “Sarebbe più corretto chiamarla macchina della memoria, spiega Sartori che nel suo laboratorio ha affinato la tecnica. “ È un test puramente cognitivo: si basa sui tempi di reazione alle risposte, cronometrate al millisecondo. Le risposte a memorie false sono vistosamente rallentate rispetto a quelle vere, perché richiedono uno sforzo cerebrale maggiore. È più difficile mentire che dire la verità, come guidare a gambe incrociate”. Al test della macchina della memoria è stata sottoposta anche Annamaria Franzoni per il delitto di Cogne ed è emerso che la signora Franzoni non simulerebbe (il che non significa che non sia colpevole). Nelle scorse settimane, il dispositivo è finito sotto i riflettori per aver contribuito a stabilire la diagnosi di vizio parziale di mente di Stefania Albertani, condannata a 20 anni anziché all'ergastolo dal tribunale di Como per aver ucciso la sorella e tentato di dar fuoco alla madre (il caso è finito anche sulla rivista Nature).

“ Per il momento, nei tribunali le prove delle macchine della verità non sono ritenute attendibili”, puntualizza Mastroberardino: “ Ovviamente, quando queste tecnologie saranno evolute si porranno altre questioni di tipo etico e legislativo”. Perché le applicazioni sarebbero potenzialmente infinite. E non tutte positive. Potrebbero individuare i colpevoli di reati e scagionare gli innocenti, prevenire atti terroristici, evitare frodi assicurative o il doping sportivo. “ Ma se fossero messe a disposizione di tutti, potrebbero essere utilizzate come criterio di assunzione nella selezione del personale, con domande sulla vita privata e intima del soggetto”. Non solo: smetteremmo di essere liberi di mentire. “ La menzogna ad alcuni livelli è necessaria per la convivenza tra gli uomini, pensiamo a quante volte mentiamo per non ferire qualcuno”, osserva l'esperta. “ Se tali macchinari venissero commercializzati saremmo costretti a essere sempre sinceri?”.

Fonte: wired.it

 

"Il curriculum di Mario Monti è di alto profilo. Spero vivamente che possa traghettarci fuori da questa crisi". Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, la principale loggia massonica, con una intervista ad Affaritaliani.it appoggia il nuovo governo. E sull'esecutivo Berlusconi ha un giudizio poco lusinghiero: "Quando sento dire da Tremonti che con la cultura non si campa... c'è qualche cosa di sbagliato". Un buon punto di partenza è il ritorno alla meritocrazia: "Se vado a vedere le teste pensanti che erano presenti in tutti i partiti del primo Parlamento e poi vado a vedere quelle di oggi... l'Aula non può essere il rifugio di quelli che non possono fare altro".

Come valuta la lettera aperta a firma del Venerabile Maestro  Gioele Magaldi, leader del Grande oriente democratico (corrente eterodossa del Grande oriente d'Italia) che fa le congratulazioni al "fratello Mario Monti"?
"Sono convinto che certi personaggi si sveglino la mattina in cerca di notorietà. Non bisogna dare corda a questo individuo, che tra l'altro è stato espulso dal Grande Oriente. Cui prodest? Solo a Magaldi che è in cerca di visibilità. Come diceva Troisi: non ci resta che piangere".

raffi massoneria
 

CHE COS'E' "IL GRANDE ORIENTE D'ITALIA"

"La Massoneria del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani è un Ordine iniziatico i cui membri operano per l'elevazione morale e spirituale dell'uomo e dell'umana famiglia.

La natura della Massoneria e delle sue istituzioni è umanitaria, filosofica e morale. Essa lascia a ciascuno dei suoi membri la scelta e la responsabilità delle proprie opinioni religiose, ma nessuno può essere ammesso in Massoneria se prima non abbia dichiarato esplicitamente di credere nell'Essere Supremo.

La Massoneria non è una religione né intende sostituirne alcuna: non pratica riti religiosi, non valuta le credenze religiose, non si occupa di nessun tema teologico, non consente ai propri membri di discutere in Loggia in materia di religione. La Massoneria lavora con propri metodi, mediante l'uso di Rituali e di simboli coi quali esprime ed interpreta i princìpi, gli ideali, le aspirazioni, le idee, i propositi della propria essenza iniziatica.

Essa stimola la tolleranza, pratica la giustizia, aiuta i bisognosi, promuove l'amore per il prossimo e cerca tutto ciò che unisce fra loro gli uomini ed i popoli per meglio contribuire alla realizzazione della fratellanza universale. La Massoneria afferma l'alto valore della singola persona umana e riconosce ad ogni uomo il diritto di contribuire autonomamente alla ricerca della Verità.

Essa inizia soltanto uomini di buoni costumi, senza distinzione di razza o di ceto sociale. I Lavori di Loggia sono di natura strettamente riservata, ma non segreta. Il Massone è tenuto ad osservare scrupolosamente la Carta Costituzionale dello Stato nel quale risiede o che lo ospita e le leggi che ad essa si ispirino. La Massoneria non permette ad alcuno dei suoi membri di partecipare o anche semplicemente di sostenere od incoraggiare qualsiasi azione che possa turbare la pace e l'ordine liberamente e democraticamente costituito della società.

I Massoni hanno stima, rispetto e considerazione per le donne. Tuttavia, essendo la Massoneria l'erede della Tradizione Muratoria operativa, non le ammette nell'Ordine. Ogni membro, al fine di rendere sacri i propri impegni, deve aver prestato Solenne Promessa sul Libro della Legge da esso ritenuta Sacra.

Che cosa ne pensa di Mario Monti?
"Il curriculum è di alto profilo. Spero vivamente che possa traghettarci fuori da questa crisi. Certo poi un governo va valutato sulla base delle opere che riesce a realizzare".

E' la persona di cui oggi l'Italia ha bisogno?
"Questo lo sapremo solo dopo che avremo visto i fatti. La massoneria non si occupa di politica del quotidiano. Si occupa dei grandi valori, dei grandi temi".

Ci spieghi meglio...
"Ancora ai tempi della Grecia antica un tale Aristotele disse che l'uomo è un 'animale politico', ma non certo perché è iscritto a qualche partito o perché ha una tessera. Semplicemente perché vive nella polis, nella società e quindi si fa carico dei problemi che riguardano la dignità e la libertà della persona. I grandi problemi della società erano i suoi problemi e sono quelli della massoneria".

In quest'ottica come valuta il governo Berlusconi?
"Beh, quando sento dire, da Tremonti, un ex ministro dello scorso governo, che con la cultura non si campa. Questo è una offesa, una violenza. Se non hai un ancoraggio ideologico, se non hai un sogno come puoi vivere. Da vecchio mazziniano dico che il problema è sempre l'educazione. Quando a Mazzini gli chiesero che cosa fosse la Repubblica lui disse che 'è una idea, non è una forza di governo o di partito che vince o che perde, è un progetto di educazione morale'".

Affaritaliani.it ha lanciato il "Forum della meritocrazia", un evento che ha lo scopo di riportare il merito come valore nella società. L'Italia ha bisogno di meritocrazia?
"Assolutamente sì. E' un concetto che condivido. Anche se la meritocrazia significa anche la capacità di sapersi elevare, non solo di fare carriera in una azienda o in una professione. E' qualcosa di più ampio".

Secondo lei in politica ci sono troppo persone che non hanno i requisiti per sedere in Parlamento?
"Se considero la composizione del primo Parlamento e vado a vedere le teste pensanti che erano presenti in tutti i partiti e poi vedo quelle di oggi... Il Parlamento non può essere il rifugio di quelli che non possono fare altro. Lei sa chi era Alfredo Baccarini?".

No, devo ammetterlo, non lo conosco.
"Alfredo Baccarini è stato il più grande ministro dei Lavori pubblici che l'Italia abbia mai avuto. Era un uomo che quando il governo non manteneva il programma si dimetteva. E quando morì un giornale francese scrisse:  'E' morto povero, il più grande encomio che si possa fare ad un uomo politico'".

Fonte: affaritaliani.libero.it

 

Mario Monti (Varese, 19 marzo 1943) è un economista, accademico e politico italiano. È Senatore a vita dal 9 novembre 2011, e dal successivo 16 novembre Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana, al suo primo incarico, e Ministro dell'Economia e delle Finanze dello stesso governo.

Presidente dell'Università Bocconi dal 1994, Monti è stato Commissario europeo per il Mercato Interno tra il 1995 e il 1999 nella Commissione Santer; sotto la Commissione Prodi ha rivestito il ruolo di Commissario europeo per la Concorrenza fino al 2004.

Video segnalato in Redazione: Paul Adrian Covaci

Commissario Europeo

Monti, allora rettore della Bocconi, è indicato come candidato italiano per la nomina a commissario europeo nel 1994 dal governo Berlusconi I, assieme alla radicale Emma Bonino. Jacques Santer, presidente della commissione, gli assegna le deleghe a Mercato Interno, Servizi Finanziari e Integrazione Finanziaria, Fiscalità ed Unione Doganale.

Mario Monti portrait.jpg

Nel 1999 la Commissione Santer si dimette in blocco, a causa di uno scandalo legato a cattive pratiche di gestione ed amministrazione da parte di alcuni commissari ma non coinvolge Mario Monti.

Nel 1999 Monti viene confermato commissario europeo dal governo D'Alema I, che indica Prodi come secondo rappresentante per la Commissione UE, di cui lo stesso Prodi diviene presidente, e riceve la delega alla Concorrenza. Sotto la sua guida la Commissione Europea approfondisce il ruolo di controllo della concorrenza, inaugurando il procedimento contro la Microsoft (tuttora in corso) e bloccando nel 2001 la proposta di fusione tra General Electric e Honeywell, considerata contraria alle normative antitrust.

 

Piume in evoluzione  Piume in evoluzione  Piume in evoluzione  Piume di Svasso  Sei barbe intrappolate nell'ambra

11 frammenti di ambra che risalgono a quasi 80 milioni di anni fa. Al loro interno tutta l’evoluzione delle piume. Sembra Jurassic Park, invece è una scoperta dell’ università di Alberta (Canada) presentata su Science, che getta luce sulla nascita del piumaggio. E ipotizza: forse uccelli e dinosauri hanno convissuto nel tardo Cretaceo.

Da fossili recuperati in Cina si supponeva che le piume fossero partite da sottili filamenti simili a peli, ma per loro natura questi resti sono poco affidabili, quando si tratta di ricostruire la forma di strutture così fragili e leggere. L’ambra, invece, conserva il materiale organico in modo fedele, grazie alle sue proprietà antibatteriche, quasi mummificandolo. Ed è da resti simili, provenienti da Grassy Lake, in Alberta che la squadra guidata dal paleontologo Ryan McKellar ha fatto chiarezza sul mistero del piumaggio.

Nei campioni recuperati, infatti, i ricercatori si sono trovati di fronte sia delle protopiume molto somiglianti a peli, sia piume ben strutturate, comparabili a quelle dei moderni uccelli. E non solo: nell’ambra erano intrappolati anche diversi stadi di passaggio dal modello arcaico a quello contemporaneo: dai filamenti individuali si passa a quelli multipli, formando quelle che si chiamano barbe. Poi le strutture si ramificano, arrivando a raggrupparsi attorno a un rachide centrale, si agganciano le une alle altre e acquistano tutta quella serie di caratteristiche che consentono il volo.

Purtroppo i paleontologi non sono in grado di determinare se queste piume appartenessero a dinosauri o a uccelli, ma, studiando la pigmentazione residua, hanno fatto un’altra scoperta: già 80 milioni di anni fa giravano degli animali con un piumaggio colorato.

Fonte: wired.it

 

La forma della nostra Via Lattea non è stata sempre la stessa, e non è immutabile. Quella che osserviamo oggi - la spirale con la corona di braccia simmetriche che dipartono dal compatto nucleo centrale - è stata in realtà forgiata da una piccola galassia: la Galassia Nana Ellittica del Sagittario. I due oggetti celesti si sono scontrati e hanno interagito per miliardi di anni e, oggi, la Via Lattea sta inglobando la sua vicina.

A mostrarlo è una simulazione al computer dell’interazione tra i due insiemi di stelle, condotta da Chris Purcell e il suo team presso l’ Università di Pittsburgh.

“ Abbiamo sempre creduto che la Via Lattea si fosse evoluta relativamente indisturbata nel corso degli ultimi miliardi di anni - ha spiegato Purcell a Space.com - in altre parole, pensavamo che nessuna forza esterna rilevante avesse contribuito a donarle la struttura e la forma che possiede oggi”.

Invece, come descritto nell’ articolo pubblicato su Nature, molto probabilmente la storia è andata diversamente. I ricercatori hanno simulato l’interazione tra una galassia dalla forma circolare, piatta e compatta (come si presuppone dovesse essere in origine la Via Lattea) e una galassia minore del tipo Sagittario; i calcoli mostrano che, in questo particolare caso, la prima cambia aspetto, trasformandosi da un disco piatto a una spirale. Non solo: l’interazione tra i due sistemi porta anche alla formazione di una scia di detriti stellari attorno alla galassia maggiore, che ricorda molto la Costellazione dell’Unicorno che aleggia attorno alla Via Lattea.

La galassia nana, scoperta solo nel 1994, sta per essere cannibalizzata dalla Via Lattea, che entro i prossimi cento milioni di anni la ingloberà totalmente. Ma in questa fusione la Galassia del Sagittario non fa solo la parte della vittima e non è passiva, anzi. Se non fosse stato per lei “ non si sarebbe verificata la formazione di alcuna spirale”, ha ribadito Purcell su Scientific American.

Ma come ha fatto un piccolo ammasso di stelle ad avere tanta influenza su una galassia gigante come la nostra? Tanto per cominciare - spiegano i ricercatori - la Galassia del Sagittario non era poi così nana qualche miliardo di anni fa. È molto probabile che fosse racchiusa in un cocoon di materia oscura grande 100 miliardi di volte la massa del Sole. Secondo, quella tra i due sistemi stellari non è stata una semplice collisione: la Galassia del Sagittario, infatti, si è ripetutamente scontrata con la Via Lattea.

Quello descritto da Purcell e la sua équipe potrebbe non essere un caso isolato nell’Universo. “ Sappiamo che le galassie minori possono avere effetti rilevanti sulle loro ospiti - ha commentato David Law, un ricercatore dell’ University of Toronto’s Dunlap Institute for Astronomy and Astrophysics che non ha preso parte allo studio - ma questa è la prima volta che è stato individuata una relazione specifica tra l’azione di una galassia minore e il suo effetto”.

Rimane da scoprire quali altre galassie devono la loro forma alla collisione con sistemi stellari minori, un’affermazione tutt’altro che scontata. Molte, infatti, possono esser state le forze evolutive che ne hanno plasmato le forme. Altre informazioni a riguardo potrebbero arrivare dallo stesso Purcell, che ha intenzione di studiare Andromeda, una delle galassie a spirale più vicine alla Via Lattea, distante 2,5 milioni di anni luce).

Fonte: wired.it

 

Una risata fa bene all’anima, e anche al fisico. Ridere, infatti, innalzerebbe la soglia del dolore, aumentando il livello di endorfine, le molecole analgesiche prodotte dal nostro cervello. A dirlo sono i ricercatori dell’ Università di Oxford guidati dallo psicologo evoluzionista Robin Dunbar, con uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B.

Ecco la dimostrazione. Attraverso 6 diversi esperimenti, i ricercatori hanno testato la resistenza al dolore (per esempio la capacità di sopportare un oggetto ghiacciato su un braccio) in vari gruppi di volontari, prima e dopo averli fatti assistere ad alcuni sketch televisivi. Sono stati scelti degli episodi da Friends, i Simpson e South Park (ovvero delle serie comiche), dei documentari sulla natura (rilassanti, ma non umoristici) e alcuni programmi giudicati neutri (per esempio sul golf). Gli esperimenti sono stati poi ripetuti su alcuni volontari che avevano assistito a una commedia dal vivo.

I risultati? L’ilarità sembra aver aumentato la capacità di sopportare gli stress fisici e il dolore nei partecipanti, fino al 10% in più di quanto sperimentato prima della visione degli sketch, come riporta anche Bbc News; nessuna differenza significativa, invece, è stata osservata per chi aveva assistito al programma di golf o ai documentari. Gli effetti delle risate, inoltre, sarebbero proporzionali al loro fragore, alla loro spontaneità e al loro grado di contagiosità.

Gli autori dello studio ipotizzano che questo innalzamento della soglia del dolore sia dovuto a un aumento della produzione di endorfine (non rivelabili nel sangue, perché bloccate nel sistema nervoso centrale dalla barriera emato-encefalica, e quindi impossibili da misurare in modo non invasivo). Dunbar si spinge anche oltre: la risata avrebbe svolto un ruolo importante anche nel corso dell’evoluzione umana, favorendo la socializzazione. Una sorta di “grooming a distanza”, come dice lo psicologo dalle pagine del New York Times.

Fonte: wired.it

 

Non c’entra niente il plutonio e nemmeno il Mox, uno dei più noti combustibili nucleari. Nel sito di Marcoule, a due passi da Nimes in Francia e a poche centinaia di chilometri dai confini italiani, non si effettuavano strane miscele di sostanze ultraradioattive. Nemmeno si smontavano e si riciclavano bombe atomiche. Semplicemente si fondevano pezzi di vecchi impianti nucleari e si confezionavano lingotti di acciaio fuso. Certo l’acciaio era radioattivo, ma non a livello altissimo. “ Nel sito di Marcoule – spiega Francesco Troiani dell’Enea – vengono ricompattati i rifiuti cosiddetti a media e bassa attività”. Si tratta in altre parole di materiale proveniente da altri impianti nucleari che sono stati a contatto con il combustibile nucleare ma che hanno una vita media molto più bassa. Quindi non ci sono rischi per la salute delle persone che vivono vicino all'impianto.

In un primo momento ieri pomeriggio le agenzie avevano presentato il centro di Marcoule come un sito in cui veniva fabbricato il Mox, una miscela di plutonio, proveniente da vecchie testate nucleari, e di ossidi di uranio. La presenza, nell’impianto di questi materiali così altamente pericolosi, ha immediatamente suscitato l’attenzione dei media nei confronti dell’ esplosione che si è verificata nell’impianto. A dire il vero, però, l’impianto dove è avvenuto l’incidente non ha nulla a che vedere con questi materiali pericolosi e il forno in cui si è verificata l’esplosione, era utilizzato solo per la fusione di materiali di risulta delle attività di smantellamento delle centrali.

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“ Per fare qualche esempio in quell’impianto venivano trattati materiali di diversa natura, come per esempio tubi in metallo, o altri prodotti provenienti o da centrali o anche dal settore medico-sanitario”. Tra le scorie a media-bassa attività rientrano infatti anche i residui medicali, quelli cioè prodotti per fare le comuni radiografie, ma anche Tac e altri tipi di indagini diagnostiche che prevedono l’utilizzo di elementi radioattivi. Impianti del genere di quello che è stato protagonista ieri in Francia non sono presenti in Italia. “ Da noi – spiega Troiani – si è preferito usare un altro sistema per il trattamento di questo tipo di rifiuti”. Il sistema scelto in Italia, non prevede la fusione dei rifiuti, ma la loro semplice compattazione attraverso una banalissima pressa. “ Questo permette di ridurre il volume delle scorie e di compattarle in blocchi come quelli delle auto per intenderci, – dice l’esperto di combustibile nucleare dell’Enea – e di condizionarle all’interno di grandi blocchi di cemento armato che non presentano alcun problema di contenimento”. Un deposito di questo tipo di materiale è presenta all’interno del centro di ricerche dell’Enea alla Casaccia, alle porte di Roma.

Fonte: wired.it - Autore: Emanuele Perugini - 13 September 2011

 

Se sulla Terra esistono molte riserve di metalli preziosi è soltanto un caso fortuito. Oro e platino, infatti, potrebbero esser piovuti letteralmente sul nostro Pianeta più di 200 milioni anni dopo la sua formazione, quando la Terra è stata bombardata dai meteoriti. È questa la scoperta annunciata da un gruppo di ricercatori dell’Università di Bristol sulla rivista Nature.

Quando il nostro Pianeta era ancora giovane, più o meno 3,9 miliardi di anni fa, il ferro fuso è sprofondato al centro ed ha formato il nucleo, trascinando con sé la maggior parte dei metalli preziosi, come oro e platino. Nel nucleo, secondo gli scienziati, ci sono abbastanza metalli preziosi da coprire l’intera superficie della Terra con uno strato di quattro metri di spessore. Tuttavia i metalli preziosi sono molto abbondanti, decine di migliaia di volte in più del previsto, anche nel mantello, quell’involucro silicato che si trova fra la superficie e il nucleo. Ecco perché i ricercatori hanno preso in considerazione l’ipotesi che la sovrabbondanza di metalli preziosi sulla Terra sia dovuta a un evento eccezionale, come una pioggia di meteoriti. Questa infatti avrebbe aggiunto altro carico di oro al mantello rispetto a quello che era già presente.

Per verificare questa teoria gli scienziati hanno analizzato le rocce provenienti dalla Groenlandia, che hanno quasi 4 miliardi di anni e che sono state raccolte da Stephen Moorbath dell’Università di Oxford. Queste rocce forniscono una visuale unica sulla composizione del nostro pianeta poco dopo la formazione del nucleo e prima che sia avvenuto il bombardamento di meteoriti.

I ricercatori hanno determinato la composizione isotopica del tungsteno di queste rocce antiche. Il tungsteno è un elemento molto raro (un grammo di roccia contiene solo circa un decimilionesimo di grammo di tungsteno) e, come l’oro e altri elementi preziosi, sarebbe dovuto confluire al centro della Terra nella fase della sua formazione.

Come la maggior parte degli elementi, il tungsteno si compone di diversi isotopi, atomi con le stesse caratteristiche chimiche ma con masse leggermente diverse. Gli isotopi provvedono a fornire impronte digitali dell'origine del materiale e con la caduta di meteoriti sulla Terra sembrano aver lasciato un segno significativo della presenza di tungsteno nelle rocce antiche. Dall’analisi di questi isotopi infatti i ricercatori hanno osservato delle significative variazioni di quantità abbondanza di isotopi 182W nelle rocce della Groenlandia rispetto alle rocce moderne. Questa differenza nella composizione dimostrerebbe che la sovrabbondanza di oro, e altri metalli preziosi, sulla Terra potrebbe essere davvero frutto di un fortunato sottoprodotto del bombardamento di meteoriti.

“ Il nostro lavoro - ha commentato Matthias Willbold, coordinatore dello studio - mostra che la maggior parte dei metalli preziosi su cui si basano le nostre economie e molto processi industriali chiave è stata aggiunta al nostro pianeta per una coincidenza fortunata, quando la Terra è stata colpita da circa 20 miliardi di miliardi di tonnellate di materiale asteroidale”.

Fonte: daily.wired.it

 

Julian Assange ha avuto i suoi motivi per pubblicare senza censure sul sito di WikiLeaks i 251mila  cablo sfuggiti al suo controllo nelle scorse settimane. Primo, gli informatori hanno bisogno di sapere se il loro nome appare nei documenti prima delle agenzie di intelligence (o comunque il prima possibile). Secondo, i materiali raccolti da WikiLeaks possono aiutare chi deve riformare i governi negli Stati in crisi. Terzo, al momento della pubblicazione ufficiale, il materiale non censurato circolava già in dozzine di siti e le informazioni venivano twittate: la frittata era già stata fatta. Per tutte queste ragioni era dunque necessario che la fonte dei cablo fosse attendibile e che le persone non si affidassero a versioni non autorizzate dei documenti. In qualche modo, infatti, il brand   WikiLeaks si è meritato la fiducia del pubblico, e assicura che i documenti diffusi siano quelli veri e che le informazioni siano esatte.

Lo ha detto lo stesso Assange in un’intervista al New Scientist, ricordando che nella Repubblica del Tajikistan e in Pakistan sono già circolati cablo falsi. Intanto, il Dipartimento di Stato, Amnesty International e Human Rights Watch sono stati contatti affinché avvisino gli informatori che presto potrebbero trovarsi nei guai.

Il fondatore di WikiLeaks continua ad addossare la responsabilità di quanto accaduto sul Guardian, che a febbraio ha pubblicato il libro WikiLeaks: Inside Julian Assange's War on Secrecy con tanto di codice per decriptare i file. La chiave di accesso ai contenuti dei cablo (caricati su un sito P2P per evitare che cadessero nelle mani di hacker, visti gli attacchi al server di WikiLeaks), sarebbe dovuta scadere prima della pubblicazione, si difendono David Leigh e Luke Harding, i due giornalisti autori del libro. " Ma non è così che funzionano i sistemi di decodifica”, risponde Assange: “ L’unica cosa temporanea era il luogo dei file. La password non era per l’accesso al sito, ma per la decodifica, in modo che i giornalisti potessero svolgere le loro inchieste. Il nostro sistema di sicurezza era perfetto, presumendo che il codice non venisse rivelato”.

In ogni caso, ironizza sul suo blog anche un super esperto della sicurezza informatica, Bruce Schneier, svelare una password è sempre male, perché offre agli hacker informazioni preziose su come un’organizzazione crea le sue chiavi di accesso.

Fonte: daily.wired.it

 
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