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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Tutto è partito dal ricorso presentato da un 46enne originario di Palermo, condannato a 4 anni di reclusione e ad una multa di 20mila euro per essersi rifornito di quasi 4 kg di hashish. Il difensore dell’uomo ha sollevato in Cassazione la questione di legittimità costituzionale della norma sulla base del fatto che l’eliminazione della distinzione “e il rilevantissimo aumento delle pene edittali” per le condotte che riguardano le droghe leggere “non sarebbe conforme nè al principio di proporzionalità rispetto al disvalore espresso dalla condotta incriminatrice, nè all’esempio di proporzionalità predisposto a livello comunitario”.

Dalla suprema corte, dunque, è partita l’ordinanza dove viene denunciata anche la presenza di “escamotage per fare approvare un’iniziativa legislativa del tutto nuova di fatto inemendabile, eludendo le regole ordinarie del procedimento legislativo”. In particolare, gli ermellini denunciano come “il vulnus al sistema di ripartizione delle competenze normative costituzionalmente configurato potrebbe derivare anche dal cosiddetto abuso della prassi, da tempo invalsa, con cui il governo presenta, nella prima lettura parlamentare dell’articolo unico del disegno di legge di conversione, un maxi emendamento innovativo rispetto al contenuto originario del decreto legge, al fine di sostituirne parzialmente o interamente il testo e sul quale sarà poi posta la questione di fiducia”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

 

Grazie al personale interessamento del nuovo presidente della Camera, Laura Boldrini, con l’approvazione in Senato di un emendamento ad una apposita proposta di legge (decreto sicurezza n. 733), si palesa il tentativo di mettere il bavaglio di fatto al web ed in particolare alla dissidenza politica contro il partito unico della finanza e dell’euro ed ai siti di controinformazione. La nuova legge infatti prevede l’intervento diretto del Ministero per oscurare i siti dove vengano commessi reati ideologici e lo stesso Ministero potrà chiedere che vengano collocati appositi filtri sui server, in caso di procedimento giudiziario operato dal magistrato contro gli autori di contenuti che vengono considerati oggetto di reato. Gli internet provider “disobbedienti” dovranno pagare una sanzione dai 50mila a 250mila euro.

Facile prevedere che dietro il pretesto dei “delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato…….” descritti nel provvedimento, si procederà contro tutti i siti di controinformazione ed i Blog non omologati al “pensiero unico” e politicamente corretto. Questo provvedimento è la classica misura adottata dai regimi oppressivi che negano la libertà di informazione ed è in palese violazione dell’art. 21 della Costituzione.

In sostanza il governo si arroga di un potere che in altri paesi è demandato alla magistratura, anche se si enuncia che, in questo caso, il ministero procederà «in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria». Il governo agirà «per decreto», incaricando la polizia postale di eseguire accertamenti e verifiche sui contenuti.

L’articolo 50-bis della proposta di legge, sembra che sia stato presentato in conseguenza delle segnalazioni causate dalla presenza su Facebook di gruppi in favore di mafia e stupro, come dichiarato dal proponente Giampiero D’Alia negli scorsi giorni. Il senatore si è immediatamente opposto all’adozione del ddl per altre ragioni politiche, sostenendo invece che l’emendamento concerne il «contrasto all’uso distorto e criminogeno di alcuni social network su internet».

Il sospetto più che fondato sta nel fatto che la nuova normativa sarà lo strumento che consentirà di oscurare i siti considerati scomodi prima ancora dell’accertamento fatto da parte dell’autorità giudiziaria.

In particolare, per quanto riguarda il decreto che dispone l’oscuramento, nella legge non viene menzionato l’obbligo di motivazione, che invece è sempre necessario per gli atti della magistratura, e coinvolge soggetti sostanzialmente estranei ai reati, gli Isp appunto. Oltre a tutto questo, introduce l’intervento del governo in un procedimento penale, sinora di competenza esclusiva della magistratura.

Questa nuova legge prevede di fatto l’intervento dell’autorità esecutiva (il Ministero) che deve procedere all’oscuramento dei siti dove viene contestato il reato ed il l coinvolgimento del provider di servizi che deve provvedere alla soluzione tecnica necessaria per assicurare l’oscuramento.

Tenendo conto di come attualmente si realizza l’oscuramento, riferito ai siti incriminati, viene realizzato tramite un filtro a livello di Dns. Si impedisce, cioè, all’utente finale di accedere al contenuto redirezionando l’indirizzo Ip pubblico dal server su cui è ospitato il contenuto ritenuto illegittimo a un altro server che avverte che la pagina è irraggiungibile.
Questa norma in realtà non tiene conto del fatto che risulta facilmente aggirabile utilizzando i Dns di provider non italiani e quindi non sogetti alla legislazione italiana e permettono facilmente di navigare e visualizzare ogni contenuto nonostante i filtri. La norma in realtà si presta ad essere di fatto inefficace Il provvedimento rischia anche di essere completamente inutile. I contenuti, soprattutto in questo momento storico, possono essere ripresi e integrati all’interno di più piattaforme dai diversi utenti che decidono di condividerli. Un testo (o un’immagine o un video), per esempio, può essere citato o ripreso integralmente da uno o più blog e da uno o più social network, con l’effetto pratico che il contenuto non si trova più solamente sul server di origine ma su diversi altri, spesso commerciali e pertanto non sotto il diretto controllo tecnico dell’utente.

Queste norme servono però a qualificare chi le propone, singoli o gruppi, come esponenti del partito della “censura” di lunga memoria che è sempre stato vigile ed attivo nella prima come nella seconda Repubblica.

Le opinioni sgradite al potere dominante fino ad oggi venivano emarginate ed a chi le esprimeva non veniva dato modo di essere in TV o sulle pagine dei giornali del sistema, al massimo poteva esprimersi attraverso un Blog su internet o nei commenti liberi sui “social network.”

Da ora in avanti, con l’approvazione di questa legge non sarà più così: inizia il “giro di vite” sulla dissidenza e sulle opinioni non “politicamente corrette”, ci sarà un giudice supremo che potrà suggerire quali sono i siti o i blog da far chiudere e quelli che avranno “graziosamente” la facoltà di rimanere aperti. Chi vorrà potrà adeguarsi , per chi non si adegua si preannunciano tempi difficili.

Fonte: stampalibera.com - Autore: Luciano Lago - fonti: giornalettismo.com & senato.it

 

Ranta era stato condannato per l’omicidio di un rabbino durante una rapina nel 1990, omicidio del quale lui si era sempre proclamato innocente.

Poche settimane fa, il principale testimone dell’accusa (un ragazzo tredicenne al momento dell’omicidio) ha deciso di “togliersi un peso dallo stomaco”, ed ha raccontato che la sua identificazione di Ranta era stata “guidata” dalla polizia: “Mi hanno detto di indicare quello con il naso più grande: ero troppo piccolo per capire cosa stesse succedendo”.

Gli agenti, apparentemente sospettavano di Ranta (al tempo disoccupato e drogato), pur non avendo prove, e avevano deciso che “doveva” essere lui il colpevole, anche sull’onda della reazione emotiva della comunità ebraica di Brooklyn che chiedeva una giustizia rapida, poiché la vittima, Chaskel Werzberger, era molto note ed amata nell’area.

Ma la gioia di Ranta per la riacquistata libertà è durata poco: solo poche ore dopo essere uscito di prigione, è stato colpito da un grave infarto: “Il trauma mai sopito di essere stato vittima di un errore giudiziario e le emozioni intense legate al suo rilascio hanno avuto un impatto profondo sulla sua salute”, racconta il suo avvocato.

Ranta è stato ricoverato in ospedale: i medici sperano di salvargli la vita, ma non sanno se riusciranno ad evitare conseguenze permanenti sulla salute dell’uomo.

Fonte: italian.irib.ir

 

«Noi non abbiamo intenzione di prendere Provenzano! Non hai capito niente allora? Ti devi fermare!». È sbigottito il maresciallo Saverio Masi quando, dopo aver chiesto uomini e mezzi per catturare il boss, sente urlare il suo superiore. «Hai finito di fare il finto coglione? Dicci cosa vuoi che te lo diamo. Ti serve il posto di lavoro per tua sorella?» Allo sbigottimento segue lo sconcerto. Nessuno nell’Arma era a conoscenza che la sorella fosse disoccupata.

È solo uno degli episodi che Masi ha descritto nella denuncia presentata alla Procura di Palermo. A distanza di anni rivela il nome del superiore e di tutti gli altri che avrebbero ostacolato le indagini su Provenzano prima e Messina Denaro poi.

Un macigno scagliato mentre è in corso la requisitoria del Pm Nino di Matteo contro gli ex ufficiali del Ros accusati di avere favorito la latitanza di Provenzano. Ma la testimonianza di Masi arriva anche pochi giorni prima del 27 maggio quando si aprirà il processo sulla trattativa mafia-Stato, ed è destinata a lasciare il segno.

 IL CONTATORE DELL'ENEL - I fatti si svolgono tra il 2001 e il 2007. Provenzano nel frattempo è stato arrestato (nel 2006), Matteo Messina Denaro ancora no. Masi, per uno strano intreccio di vite, oggi è il capo scorta di Di Matteo, il pm che indaga sulla trattativa.

Quando Masi nel 2001 si presenta al Nucleo Provinciale di Palermo chiede di occuparsi della cattura di Provenzano. La caccia ai latitanti è una missione che sente cucita sulla pelle e invece lo inviano a Caltavuturo, sulle Madonie. Non si rassegna e, di propria iniziativa, si mette sulle tracce di Provenzano.

Si sorprende quando intuisce che con pochi mezzi e consultando vecchi verbali, all’indomani dell’arresto del boss Benedetto Spera, riesce ad individuare un contatore Enel riferibile a chi gestiva la latitanza di Provenzano ben cinque anni prima della sua cattura. Difficile immaginare la sua reazione quando i superiori gli ordinano di sospendere le indagini.

Gli appare chiaro che non c’è tanta voglia di catturare il boss di Corleone.

Forse è per questo che molti spunti d’indagine rimangono lettera morta, come quelli raccolti in una notte dell’agosto del 2001.

LA TELEFONATA CON L'ITALOAMERICANO - I carabinieri ascoltano un noto pregiudicato della zona legato a Provenzano, dall’altra parte del filo c’è un italoamericano che ha solo una preoccupazione: invitare negli Usa il premier Berlusconi l’8 ottobre alla festa del Columbus Day.

L’americano dice: «Voglio Berlusconi e ho detto a Nicola come si deve fare. Iddu è pure in buoni rapporti con Bush», e il mafioso italiano risponde: «Certo, come lo vedo, glielo dico io». Pochi giorni dopo c’è l’attentato alle Torri, Berlusconi partecipa al Columbus Day, ma al telefono. Chi fosse Nicola e a chi fosse intestata l’utenza Usa non si è mai saputo. È rimasto anche il mistero di come un italoamericano e un picciotto delle contrade siciliane potessero condizionare Berlusconi.

LA MACCHINA PER SCRIVERE - Masi poi descrive il goffo tentativo di piazzare le cimici nel casolare di Provenzano, caduto nel vuoto perché il Ros aveva dimenticato gli attrezzi per forzare la serratura. Un episodio che fa il paio con un altro avvenuto poco dopo, quando i superiori ordinano a Masi, senza spiegare il motivo, di sospendere il pedinamento di Ficano, cognato di Simone Castello, postino di Provenzano.

Masi aveva ficcato il naso nel parco autodemolizioni di proprietà di Ficano e aveva scoperto, tra pneumatici e carcasse, un casotto con dentro una macchina per scrivere. La stessa che probabilmente veniva usata per compilare i pizzini destinati a Provenzano. E forse in alcuni casi l’aveva usata lo stesso boss. In quel casotto pochi minuti prima era entrato anche il suo capitano e, non rilevando nulla di anomalo, aveva deciso di non piazzare microspie.

Masi stupito chiede di fare accertamenti sulla macchina per scrivere. Chiede di battere l’alfabeto su un foglio, per poter confrontare i caratteri con quelli dei “pizzini” già sequestrati. Una richiesta banale, ma il capitano si rifiuta. Ne scaturisce un'animata discussione dopo la quale Masi apprende che anche nelle indagini su Gaetano Lipari, “l’infermiere di Bernardo Provenzano ”, era stato impartito lo stesso incredibile ordine: non pedinare i principali indagati.

NEL CASOLARE - La carriera di Masi s’incrocia anche con Messina Denaro, e si trova a sfogliare un copione già letto. Come quando segue il caso delle «talpe» della Procura di Palermo. Si mette sulle piste di Francesco Mesi, sospettato di essere uno dei favoreggiatori di Denaro. Piazza cimici e rilevatori satellitari sull’auto e segue Mesi nei pressi di una macelleria: è di Pietro Tornatore, che consegna a Mesi una busta e gli sussurra: «da parte del compare Giammanco», considerato vicino a Provenzano.

Masi segue la sua preda nella campagna tra Bagheria e Misilmeri, fino a quando si ferma. Il maresciallo è certo di aver individuato il “corriere” di Messina Denaro. Vuole continuare le indagini con telecamere e microspie. Per questo chiede che gli vengano revocate le ferie natalizie. Ma il suo superiore “lo invita” ad andare in vacanza perché ci avrebbe pensato lui.

 Al ritorno dalle ferie "forzate", Masi chiede conto dell’esito delle indagini. Il superiore risponde di non aver trovato nulla! Masi non gli crede e con un collega e a sue spese si reca in piena notte sul punto segnalato dal Gps: trova un contatore Enel e un casolare. Si avvicina, una porta si spalanca all'improvviso. Masi intravede degli uomini intorno a un tavolo, uno di loro probabilmente è Messina Denaro. Il maresciallo si getta sotto la siepe per non essere scoperto. Torna in caserma, litiga furiosamente con il capitano e scrive l’ennesima relazione che, come le altre, cade nel vuoto.

L'APPOSTAMENTO - L’appuntamento con il capo di Cosa Nostra è solo rinviato. Nel marzo del 2004 sulle strade di Bagheria evita per un soffio lo scontro con un’utilitaria che gli taglia la strada. Sta per imprecare, ma riconosce alla guida Matteo Messina Denaro. Lo segue mentre si infila in una villa. Ad attenderlo c’è una donna. Annota tutto e chiede l’autorizzazione a proseguire le indagini.

La reazione dei suoi superiori non è quella che si aspetta: gli chiedono di cancellare dalla relazione l’identità del proprietario della villa e quella della donna che aspettava il boss. Matteo Messina Denaro poteva continuare ad essere tranquillamente un fantasma.

Masi chiede ai superiori di trasmettere comunque la relazione alla Procura. A distanza di anni non sa se l’hanno fatto. Quello che è certo è che nessuna microspia è stata piazzata sull’auto di Denaro.

L’ultima relazione Masi l’ha scritta ieri. Ha messo in fila fatti e nomi e li ha consegnati alla Procura di Palermo. La vicenda ha un epilogo classico, come quello del capitano Bellodi protagonista del Giorno della Civetta. Masi tra poco affronterà un processo dove è accusato di tentata truffa per aver chiesto l’annullamento di una multa contratta con l'auto privata mentre svolgeva gli appostamenti. «Usavamo le macchine di amici - aveva spiegato nel processo Mori - perché i mafiosi conoscevano le nostre auto di servizio». A difenderlo gli avvocati Carta e Desideri, gli stessi che ora lo assistono nella denuncia depositata pochi giorni dopo le minacce al Pm Di Matteo.

Una pagina di testo scritta al computer: "Amici romani di Matteo (Messina Denaro, ndr) hanno deciso di eliminare il pm Nino Di Matteo in questo momento di confusione istituzionale, per fermare questa deriva di ingovernabilità. Cosa Nostra ha dato il suo assenso, ma io non sono d’accordo”.

È il pizzino scritto da chi si identifica come uno del commando di morte. Quello che è certo è che è ben informato. Conosce nei dettagli notizie riservate, spostamenti e soprattutto i punti deboli della protezione del Pm che sta indagando sulla trattativa mafia-Stato.

Fonte: report.rai.it - Autore: Sigfrido Ranucci

 

Lo ha dichiarato il capo del Servizio Federale Russo di Controllo della Droga, aggiungendo che oltre un milione di persone sono morte per eroina da allora.

"L’eroina afgana ha ucciso più di un milione di persone in tutto il mondo da quando è cominciata l’operazione ‘Enduring Freedom’, e più di un trilione di dollari provenienti dalla vendita di droga sono stati investiti nella criminalità organizzata transnazionale", ha rivelato Viktor Ivanov ad una conferenza sulla situazione della droga in Afghanistan.

Ivanov ha sottolineato che il principale fattore d’instabilità nel paese devastato dalla guerra rimane la prospera industria dell’eroina.

“Ogni osservatore imparziale deve ammettere il triste fatto che la comunità internazionale non è riuscita a frenare la produzione di eroina in Afghanistan dall’inizio delle operazioni della NATO”.

Nel suo intervento alla 56ª sessione della Commissione sugli Stupefacenti presso le Nazioni Unite a Vienna, l’11 marzo, ha affermato che la produzione di oppio è aumentata del 18 per cento, da 131.000 a 154.000 ettari.

Dato che la situazione in Afghanistan è cambiata col ritiro delle truppe della NATO, la Russia, d’accordo con l’Afghanistan e la comunità internazionale, deve affrontare la nuova realtà, per sviluppare una strategia efficace per affrontare il problema dell’eroina, ha spiegato Ivanov.

La produzione di oppio è stata fondamentale per l’economia dell’Afghanistan da quando gli USA e la NATO l’hanno invaso nell’ottobre 2001. Poco prima dell’invasione, i talebani avevano promulgato il divieto di coltivazione del papavero da oppio, dichiarandolo contrario alle regole islamiche, diminuendone la produzione complessiva [corsivo nostro, ndt]. Ma in seguito al coinvolgimento dell’Occidente, la produzione è ripresa, e ora il paese produce circa il 90 per cento dell’oppio mondiale, la maggior parte del quale finisce in Europa e in Russia.

La lotta contro l’oppio afghano condotta dai funzionari degli Stati Uniti e della NATO è paradossale. Alla Commissione Stupefacenti delle Nazioni Unite a Vienna, nel mese di marzo, Ivanov ha dichiarato che, se da un lato essi stanno cercando di conquistare i cuori e le menti della popolazione locale, che dipende sempre di più dalla coltivazione del papavero da oppio per il suo sostentamento, dall’altro hanno bisogno di bloccare i finanziamenti all’insurrezione dei talebani, alimentati dalla vendita di papavero da oppio verso i mercati esteri.

Circa il 15 per cento del prodotto interno lordo dell’Afghanistan dipende dalle esportazioni di droga, con un giro di affari di 2,4 miliardi di dollari l’anno, secondo stime del 2012 delle Nazioni Unite.

Il portavoce del ministro dell’Antidroga Afgana Qayum Samir ha dichiarato a Radio Free Europe il 1° aprile che 157.000 ettari di terreno sono stati coltivati a papaveri questa primavera, circa 3.000 ettari in più rispetto allo scorso anno. Samir ha dichiarato che la mancanza di sicurezza, la mancanza di governance e la povertà diffusa sono le ragioni che si celano dietro all’aumento della produzione di eroina.

Mosca ritiene che le soluzioni più semplici siano le più efficaci, e che sradicare i campi di papavero del paese sia la chiave per risolvere il problema, ha sottolineato Viktor Ivanov.

Ma c’è una grande differenza tra come la Russia e gli Stati Uniti considerano la soluzione del problema.

“Metaforicamente parlando, invece di distruggere il covo delle mitragliatrici, consigliamo di estrarne le pallottole” ha spiegato Ivanov. “Suggeriamo di sradicare del tutto le piantagioni. Finché ci sono i campi di papavero da oppio, ci sarà il traffico”.

Tuttavia, sembra che gli USA e la NATO non abbiano alcuna intenzione di sbarazzarsi delle piantagioni di papavero da oppio afgane: questa è un’evidente contraddizione dell’approccio occidentale.

“Gli Stati Uniti, d’accordo col governo colombiano, sradicano 200.000 ettari di arbusti di coca l’anno. In Afghanistan solo 2.000 ettari di campi di papavero sono stati sradicati: un centesimo di quella cifra”, ha sottolineato Ivanov.

E accanto al rifiuto di sbarazzarsi delle piantagioni, vi è l’interesse apparente delle banche internazionali nel “denaro sporco”. Le droghe hanno una quota nel commercio mondiale quasi più grande del petrolio e del gas, ha affermato Ivanov nella sua presentazione alle Nazioni Unite.

Il comando delle Forze Antidroga Russe ha suggerito che le banche statunitensi ed europee tacitamente accolgono e "incoraggiano" l’afflusso di denaro proveniente dalla droga.

Gil Kerlikovske, direttore dell’Ufficio del National Drug Control Policy presso l’ufficio esecutivo del Presidente degli Stati Uniti, ha detto a RT che “siamo in grado di intercettare e sequestrare tonnellate di stupefacenti, possiamo arrestare i trafficanti, ma il bisogno maggiore è quello di bloccare i fondi che riforniscono questo traffico”.

Nel presente, la Russia propone soluzioni per migliorare lo sviluppo sociale e istituzionale in Afghanistan, discutendo il problema a livello internazionale.

Fonte: Russia Today, 3 aprile 2013 (traduzione di Europeanphoenix.it)

 

Il punto della situazione

La Mafia "Sabbatean" tenta disperatamente di corrompere Putin con offerte di dominio mondiale: illuminati gnostici.

Il culto della mafia di Satana che ha preso il controllo del sistema finanziario dell'Occidente sta letteralmente offrendo il mondo al Presidente russo Vladimir Putin, in un disperato tentativo di mantenere il potere, a quanto riferito da un grande maestro gnostico degli Illuminati e da un agente del MI6. Ciò potrebbe spiegare come mai la Russia sta ufficialmente percorrendo la strada dell’ovviamente falso attentato di Bostonm un’operazione psicologica di guerra contro il popolo americano. Può anche essere il motivo per cui è stato dato il via libera al Giappone e alla Russia per risolvere una crisi territoriale che dura dalla fine della seconda guerra mondiale.
 
Tuttavia, qualsiasi ruolo per Putin più grande di quello che ha ora è estremamente improbabile dato che l'esercito americano non ha più intenzione seguire i regimi Sionisti.

E' anche chiaro che una grande resa dei conti ha segretamente avuto luogo negli Stati Uniti e che i Sionisti hanno dapprima chiuso gli occhi e ora sono in uno stato di paura e sottomissione. La prova di ciò può essere vista in molti luoghi.

Un chiaro esempio è la situazione in Siria, dove i tentativi di avviare una guerra più grande vengono attualmente annullati. La Psy-Ops Israeliana di accusare la Siria di usare armi chimiche, al fine di incitare gli Stati Uniti ad invadere il paese per loro, per esempio, non è riuscita. Il governo israeliano è anche diventato lo zimbello del mondo per aver ripetuto per ben più di 20 anni che "l'Iran è a uno o due mesi di distanza dall’ottenere una bomba nucleare."

Invece la comunità militare e l’Intelligence mondiale hanno finalmente capito che il "terrore islamico fondamentalista" è gestito dai Sionisti e non dai Musulmani. Il regime cripto-ebreo saudita è anche oggi sotto grave attacco per il suo ruolo nel finanziamento del caos e degli omicidi. Tutti i discendenti maschi del Re Saudita originale saranno giudicati per assassinio se non addirittura portati all’ordine di cessare e desistere immediatamente, secondo diverse società segrete, tra le quali il Drago Verde.

In ogni caso, i Sionisti che tentano di avviare la Terza guerra Mondiale, stanno fallendo su tutti i fronti.

In Asia una flottiglia di tirapiedi sionisti mandati a provocare la Cina viene ignorata. Le visite di massa al santuario Yasukuni a Tokyo da parte di politici, non sono riuscite a provocare più di una risposta razionale da parte della Cina per chiedere un dibattito sincero circa la verità storica. I tentativi di avviare il terrore nucleare in Asia e dare la colpa alla Corea del Nord sono stati annullati.

Invece il Giappone il 28 Aprile ha dichiarato di essere un paese indipendente, per la prima volta. Link.

Questa cerimonia celebra ufficialmente la firma del trattato di pace di San Francisco nel 1952, ma in realtà celebra l'indipendenza giapponese dall’ordine segreto sionista per omicidi, corruzione, propaganda e dal ricatto di più alto livello.

La nuova mossa per rafforzare le relazioni con la Russia è un buon segno di ciò. I paesi hanno firmato un accordo di pace nel 1956, in cui la Russia ha accettato di restituire 2 di 4 isole contese. I giapponesi sono stati costretti a rinnegare ciò attraverso i Sionisti come parte di una campagna per mantenere la loro colonia giapponese isolata dai suoi vicini. Il primo ministro Abe e il Presidente Putin hanno annunciato che lavoreranno verso un accordo di pace basato su tale precedente accordo. Ecco perché la Russia e il Giappone hanno ora deciso di andare avanti e di migliorare radicalmente i rapporti economici in Estremo Oriente. Inoltre “dal momento che entrambi condividono i confini con la Cina”  si sono messi d’accordo, dato il loro comune interesse, nel fare in modo che la Cina non diventi “prepotente” in futuro.

Anche la situazione in Corea del Nord si sta stabilizzando. Gli Illuminati gnostici dicono di voler rimuovere Kim Jong-un dal potere. L’Intelligence militare giapponese dice che Kim Jon-un ha in realtà poco potere e che sono i potenti provocatori Generali ad essere interessati a ricorrere al conflitto. Tuttavia, il governo cinese e le fonti nordcoreane entrambi affermano che seri progressi sono stati compiuti nel riunificare pacificamente la Corea e nella normalizzazione delle relazioni tra la regione e il mondo. Ecco un esempio di ciò che la Corea del Nord sta sta dichiarando in questo momento: link.

 Questo è un grido lontano dalla propaganda sionista che sta dipingendo la Corea del Nord come un pazzo regime deciso a far partire il caos nucleare. E 'anche interessante notare che le provocatorie esercitazioni militari US/Sud coreane sono state fermate.

 E 'anche chiaro che i Sionisti non sono più supportati dalla stragrande maggioranza degli Europei e degli Americani, tra cui gli ebrei. Invece le persone si stanno svegliando e si accorgono dei loro piani per creare un unico mondo "Nuovo Ordine Mondiale" una dittatura totalitaria.

Per esempio, un recente sondaggio mostra che la maggioranza dei francesi, tedeschi, inglesi, italiani e spagnoli non si fidano della UE o dovrei dire la EUSSR.
 
E 'anche chiaro che i tentativi di terrorizzare il popolo americano ad accettare il regime totalitario stanno fallendo. Un recente sondaggio di opinione effettuato dopo il finto attentato a Boston “Spettacolo Psy-ops” che invece di aumentare la disponibilità di americani a "rinunciare alla libertà per la sicurezza", ha fatto il contrario. Link.

Ci sono anche segni che i Sionisti stanno cominciando a perdere il controllo delle propria magica macchina di stampa del denaro conosciuta come la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea. La settimana scorsa la criminale finanziaria Henry Paulson (Goldman Sachs, US Treasury ecc) e il criminale di guerra Henry Kissinger sono apparsi su di una notizia di Xinhua mentre incontravano il presidente cinese Xi Jinping. Fonti governative cinesi dicono che erano in missione di accattonaggio, ma sono stati mandati via a mani vuote. Le stesse fonti dicono che il governo cinese ritiene che il terremoto visto in Cina la scorsa settimana è stato causato da un'arma artificiale e faceva parte di un fallito tentativo di estorcere denaro dalla Cina. L’ "influenza aviaria" in corso, un attacco con armi biologiche contro la Cina è stato visto nello stesso modo.
 
Le varie bombe che vanno in giro per il mondo (in Cecoslovacchia, Iraq, Siria, ecc) sono viste più come l'agonia della morente macchina del terrore sionista e fanno parte di una fallita campagna di riuscire a mantenere il controllo attraverso la paura. Sono loro che devono avere paura perché stanno andando giù e vanno giù di brutto.

Potrei anche ricordare a Bill Gates che io sono annoiato e stanco che il mio account Hotmail venga censurato e controllato. Le persone che ho incontrato e alle quali ho chiesto di inviarmi e-mail, mi chiamano al telefono regolarmente per dirmi la posta ritorna in dietro con un messaggio che dice "ci sono problemi con questo account di e-mail." Gli unici messaggi che sembrano passare, contengono avvertimenti di attacchi terroristici nucleari. Il mio account Skype è stato violato in modo simile. State sprecando il vostro tempo Signor Gates e i suoi amici satanici, gli unici importanti messaggi che invio sono scritti a mano e consegnati a mano da inviati personali.

La loggia massonica P2 in Italia ha ammesso che gli algoritmi del sistema finanziario occidentale sono “rotti" e che un qualche tipo di accordo doveva essere raggiunto nel corso dei conti di garanzia globale.
Hanno suggerito di contattare un certo Sultano nel Sud Est Asiatico. Questo messaggio è stato inoltrato. E 'tempo di porre fine alla guerra finanziaria e tagliare i finanziamenti dei Sionisti al terrorismo.

La gente del mondo vuole la pace.
 
Sursa: opptitalia.org - via benjaminfulford.net - Autore: Benjamin Fulford

 

Proprio la norma più proibizionista che l’ordinamento italiano abbia conosciuto contiene tra le sue pieghe un via libera a chi, come in un recente caso esaminato dal tribunale di Ferrara, preferisce esercitare il pollice verde tra le mura domestiche piuttosto che scender in strada ad alimentare indirettamente il traffico di stupefacenti della malavita. Lo dice a chiare lettere il giudice Franco Attinà nelle motivazioni alla sentenza con cui ha assolto due giovani arrestati e finiti a processo lo scorso 20 marzo per coltivazione di marijuana.

Nella loro abitazione i carabinieri trovarono 9 grammi e quattro piantine di marijuana, con tanto di materiale per la relativa coltivazione. In sede di arringa difensiva l’avvocato Alberto Zaina del foro di Rimini aveva fatto presente che ci si trovava di fronte a un uso personale della coltivazione dello stupefacente, richiamando in questo senso una normativa del Consiglio d’Europa in favore della non punibilità della condotta. In subordine Zaina avanzava un “sospetto di anticostituzionalità” dell’art 73 del dpr 309 del 1990 (la “Fini-Giovanardi” nel momento in cui punisce la coltivazione) “nel momento in cui equipara inopinatamente derivati della cannabis, oppiacei e cocaina”.

Il giudice Attinà è andato oltre, non rimettendo gli atti alla Corte Costituzionale ma pronunciandosi direttamente con la formula assolutoria “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”. Nelle quattro pagine di motivazioni della sentenza 536 del 2013 viene ricordato come la “sostanza di proprietà dei due imputati fosse impiegata per uso personale”. E questo perché “hanno provato a coltivare le piante in proprio perché stanchi di doversi procurare per strada lo stupefacente, con i rischi connessi e con l’inconveniente di alimentare i traffici della malavita”.

Non c’era insomma dietro a quell’attività alcuna necessità economica che motivasse la volontà di vendere il ‘raccolto’. Il giudice poi si discosta da quello che è l’orientamento delle Sezioni Unite della Cassazione per il quale la coltivazione sarebbe sempre penalmente rilevante a prescindere dall’uso cui è destinato. E nel farlo Attinà attinge all’esperienza di quello che avviene nella vita di tutti i giorni: le argomentazioni della Cassazione “non paiono aderenti alla realtà che nei palazzi di giustizia si sperimenta quotidianamente. Le quantità di stupefacenti in circolazione nella società italiana sono enormi, sicché quattro piantine coltivate in un appartamento da due giovani non possono aumentare in misura apprezzabile tale quantità. Anzi, l’assuntore abituale di stupefacenti – ove si rivolga ai traffici di strada per soddisfare il proprio bisogno – determina un aumento della domanda complessiva e quindi della quantità di sostanza che circola nella collettività”, evitando “di contribuire all’incremento dei traffici legati alla criminalità”.

Viene poi la legge specifica in materia, la “Fini-Giovanardi”, che nell’art. 73 con l’espressione “coltivazione” sembra designare “un’attività che non presenti certe caratteristiche dimensionali minime e non si attaglia agevolmente alla fattispecie di quattro piantine cresciute in vaso al’interno di un appartamento”. Secondo Attinà “una interpretazione restrittiva del termine “coltivazione” appare poi necessaria alla luce del principio di offensività del reato: una volta che si individui il bene giuridico tutelato dalla norma incriminatrice nella salute pubblica, nell’ordine pubblico e nella sicurezza pubblica, non si può ritenere che soddisfi il requisito di tipicità una condotta che per il numero delle piante, il luogo di detenzione (chiuso e inaccessibile a terzi), la destinazione al consumo personale è del tutto inidonea ad offendere anche solo in termine di pericolo quei beni”.

Infine “la coltivazione deve avere ad oggetto sostanze stupefacenti e tale caratteristica non si può desumere dalla semplice tipologia di specie di pianta botanica”. Perché il reato sussista è necessario che “le piante presentino una quantità di principio attivo sufficiente ad esplicare un’efficacia drogante. Nel caso di specie nessun accertamento è stato fatto”.

“Riconoscendo l’uso personale – commenta l’avvocato Zaina -, il giudice aderisce alla prospettazione difensiva che richiamava sincronicamente la tesi dell’uso personale della coltivazione che è ammessa in Europa”.

Fonte: ilfattoquotidiano.it - Autore: Marco Zavagli

 

Ne parla il giornale Libero, nell’ambito della richiesta di controlli su 62mila tonnellate di carne importate dal’Olanda:

L’inchiesta è scattata nell’ambito dei controlli sul caso della carne equina spacciata come carne di manzo che ha coinvolto la Findus, l’Ikea, la Nestlè e che è diventata una piaga continentale. Sono sedici i Paesi coinvolti, quattro quelli che indagano: per ora sono stati arrestati solo i tre dirigenti della Farmbox Meats Ltd, aLlandre, nel Galles. Ma con quest’altro allarme partito dall’Olanda ora lo scandalo ha fatto un salto di qualità.

A rivelare che dietro quella dicitura burocratica – «carne non identificata», per l’appunto – potrebbero celarsi cani e gatti è stata la Coldiretti:

...che chiede immediati controlli sulle oltre 62mila tonnellate di carne che l’Olanda ha esportato nel 2012 in Italia. «La decisione dell’autorità arriva dopo l’allarme della Bbc sulla presenza di carne non identificata in cibi da asporto» sottolinea Coldiretti «e soprattutto dopo le voci, non ancora confermate, sull’uso di carne di cane e gatto morti proveniente dalla Spagna e rivenduta in Olanda e forse usata, oltre che per la preparazione di prodotti per l’alimentazione animale, anche per la preparazione di piatti a base di carne macinata come polpette. È uno scandalo senza precedenti, di fronte al quale l’Europa mostra la sua inadeguatezza, e che ha evidenziato la presenza di un giro vorticoso di partite di carne che si spostano da un capo all’altro dell’Europa attraverso intermediazioni poco trasparenti».

Fonte: saicosamangi.org

 

Per ben due volte nell’arco degli ultimi 15 anni milioni di italiani si sono recati alle urne per dire no alla possibilità, per il nostro Paese, di sviluppare e produrre energia nucleare per scopi civili.

Questi stessi italiani però, forse, non sanno che possediamo un verso e proprio arsenale nucleare.
La cosa appare assurda e paradossale considerando che nel 1975 Roma ha sottoscritto il Trattato di non proliferazione nucleare, eppure sul nostro suolo si trovano poco meno di un centinaio di testate atomiche. Per l’esattezza sono 90 le bombe di questo tipo stipate, poco più della metà di queste ovvero 50, nella base Usa di Aviano nei pressi di Pordenone, mentre le restanti si trovano custodite nella base statunitense di Ghedi Torre nel bresciano.

Tecnicamente parlando si tratta di armi tattiche, di potenza e gittata minore rispetto a quelle strategiche quindi, denominate B61; queste sono bombe gravitazionali che per essere utilizzate devono essere lanciate da aerei appositi, o almeno compatibili, attualmente potrebbero essere lanciate solo dagli F16 o dai Tornado; hanno una potenza che varia, a secondo del tipo e della grandezza essendone state costruite almeno tre diversi tipi, da 0,3 a 170 chilotoni che se utilizzate genererebbero una distruzione 900 volte superiore a quella prodotta su Nagasaki o Hiroshima.

Nelle basi per 3 anni

A breve, all’incirca nel 2016, queste testate lasceranno l’Italia, o meglio lasceranno il posto a nuove bombe, più maneggevoli e moderne; in modo molto lento infatti sarà avviato lo smantellamento di questi ordigni e la sostituzione con le nuove testate nucleari, realizzate secondo gli ultimi progetti approvati dal Pentagono, che però non saranno pronte prima del 2019.
Nello specifico questi nuovi ordigni avranno una maggiore precisione e ridurranno il fallout radioattivo conseguente all’esplosione, mentre la carica nucleare verrà riutilizzata, con una potenza massima nell’ordine dei 50 chilotoni.

Nel frattempo inoltre inizieranno gli addestramenti di nuove truppe specializzate capaci di utilizzare questi ordigni, in Italia hanno queste facoltà solamente i militari statunitensi di stanza a Ghedi o Aviano, mentre ai nostri soldati non è concesso l’uso di questi mezzi, anche se la clausola della “doppia chiave” contenuta in alcuni documenti tra le parti prevede la possibilità che queste bombe siano utilizzate anche dalle nostre forze armate, ma solo dopo che gli Usa ne abbiano deciso l’impiego.

Omertà Ovviamente i politici italiani non hanno mai ammesso o confermato la presenza di queste bombe nel BelPaese ma sono stati gli stessi Usa a confermarla in più di una occasione.

Già l’11 luglio 1986, pur nel silenzio generale, alcune agenzie di stampa ribatterono una notizia apparsa sul Washington post in cui si riferiva che il Pentagono aveva appena annunciato il Piano WS3 il quale prevedeva che in 25 diverse basi americane sparse per il mondo, tra cui quelle italiane di Ghedi, Aviano e Rimini, sarebbero stati dislocati bombardieri atomici ed ordigni nucleari non più sotto gli hangar dei bombardieri, bensì all’interno di speciali rifugi.

Una nuova conferma arrivò nel 2005 quando la declassificazione di un rapporto statunitense sulle armi nucleari americane in Europa accertò la presenza nel vecchio continente di circa 400 testate nucleari, 90 delle quali custodite in Italia.

Altra conferma importante quelle giunta alcuni anni fa da parte Robert Norris, uno studioso del Natural resources defense council di Washington, che dopo aver esaminato alcuni documenti ufficiali del Pentagono confermò la presenza di queste bombe in Italia, quantificandole però in una trentina, la maggior parte delle quali custodite ad Aviano.

Inquietante però quanto aggiunto subito dopo dal ricercatore.
Questi infatti disse che quasi tutta la parte riguardante il nostro Paese era stata cancellata; lui e i suoi colleghi avrebbero ricostruito gli “omissis” del documento principale utilizzando altre fonti e analizzando nel minimo dettaglio tutte le tabelle allegate al foglio più importante.

Accordo Italia-Usa

Ma quando, come e perché queste armi sono arrivate in Italia?
I primi ordigni giunsero nel 1957 anche se già dalla fine dell’anno precedente i militari statunitensi di stanza nello Stivale erano equipaggiati con missili Corporal e Honest John su cui vennero montate testate nucleari tattiche da impiegare, in caso di attacco sovietico, contro i carri dell’Armata rossa.
Negli anni ’60 e ’70 vennero dispiegati altri tipi di missili, mortai da otto pollici per il lancio di ordigni nucleari, e bombe atomiche di profondità destinate agli aerei della base di Sigonella per la caccia di sottomarini sovietici nel Mediterraneo.
Successivamente sono arrivate le bombe attualmente stipate tra Ghedi e Aviano.

Gli Usa hanno portato in Italia questo tipo di armamenti grazie all’accordo bilaterale denominato Stone Ax; una prima versione di questo fu siglato negli anni ’50; successivamente tra il 2003 ed il 2004 ne dovrebbe essere stata sottoscritta una nuova versione, figlia del clima post 11 settembre, che tra le principali innovazioni prevedrebbe periodiche revisioni e conseguenti aggiornamenti. Per quanto riguarda l’accordo tra Italia ed Usa purtroppo il condizionale è d’obbligo visto che nessun patto in tal senso è mai stato sottoposto a voto parlamentare e che le uniche informazioni che si hanno le dobbiamo ad alcuni ricercatori statunitensi, come ad esempio William Arkin, un ex analista d’intelligence per l’esercito americano, che hanno diffuso tramite libri e ricerche le informazioni in loro possesso.

Fonte: lanotiziagiornale.it - Autore: Fabrizio Di Ernesto

 

I referendum hanno ad oggetto il finanziamento pubblico dei partiti, il sistema dell’otto per mille, le leggi sull’immigrazione e sugli stupefacenti, il divorzio breve.

La delegazione di firmatari, guidata da Mario Staderini e Michele De Lucia, rispettivamente segretario e tesoriere di Radicali italiani ha poi tenuto una breve conferenza stampa.

“Si tratta di riforme che – spiega Staderini – la politica non farà mai! Chiamiamo alle armi democratiche chi vuole riformare lo Stato, eliminando leggi che bloccano la giustizia e criminalizzano fenomeni sociali quali l’immigrazione e il consumo di stupefacenti e che fanno impiegare tre anni per chiedere un divorzio”. Obiettivo cinquecentomila firme.

I Radicali hanno anche attivato il sito Internet www.lisostengo.it sul quale è possibile preannunciare la propria adesione all’iniziativa e scegliere i referendum per i quali si è disposti ad impegnarsi 

Fonte: ilfattoquotidiano.it - Autore: Manolo Lanaro

 
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