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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

La mia risposta rimane sempre la stessa ovvero in ottica di breve termine non dovrebbero esserci motivazioni oggettive a sostegno del possibile default (nel lungo termine tuttavia sono decisamente pessimista). Pur riconoscendo che ormai la nostra nazione rappresenta un paese in via di sottosviluppo caratterizzato da un lento processo di deindustrializzazione ed impoverimento sociale può vantare rispetto agli altri PIGS ancora alcune exit strategy che le consentirebbero di salvarsi in fasi di turbolenza finanziaria.

Eugenio Benetazzo

Cominciamo con il rammentare che l'Italia vanta la terza riserva aurea al mondo dopo USA e Germania con oltre 2400 tonnellate di metallo prezioso che danno ancora tantissima credibilità al paese in ambito internazionale (pensate che Cina e India ne possiedono rispettivamente 1000 e 500). In secondo luogo la popolazione italiana detiene il più grande patrimonio privato al mondo quantificato in oltre otto trilioni di euro, quattro costituiti da beni immobili di proprietà e quattro sottoforma di investimenti finanziari e liquidità (come depositi bancari, obbligazioni e titoli di stato), nessun altro paese al mondo può ostentare numeri di questa imponenza. La presenza di notevole ricchezza detenuta dalle famiglie italiane fa ipotizzare che in caso di difficoltà nella tenuta dei conti pubblici è pensabile una manovra di intervento a tampone attraverso una tassazione una-tantum (prelievo coatto sui depositi) o attraverso l'stituzione di una patrimoniale con alcune soglie di franchigia (proposta anche recentemente).

Infine l'Italia è caratterizzata da una shadow economy (economia sommersa) di notevole entità, stimata in circa 350 miliardi di euro, pari a oltre il 20% del PIL, la quale al momento rappresenta un autentico polmone finanziario per la piccola e media impresa che tuttavia potrebbe essere fatto emergere attraverso manovre di condono fiscale per generare un extra gettito in supporto ai conti pubblici. Termino con una mia personale provocazione: la tassazione della prostituzione in Italia consentirebbe di generare 20/25 miliardi di gettito annuo senza gravare sui portafogli dei contribuenti.

Fonte: eugeniobenetazzo.com

 

Del maiale, si sa, non si butta via niente. Ma neanche della mucca, del pollo, del coniglio, nè di tutti gli altri animali che, loro malgrado, finiscono sulle nostre tavole.
 
Un gruppo di ricercatori della Clemson University (South Carolina) ha messo a punto un nuovo tipo di plastica ecologica e biodegradabile utilizzando come materia prima, al posto del petrolio, una farina ottenuta da ossa animali, ritagli di carne e avanzi di macelleria assortiti.

Eco plastica di mucca?

Eco-mostri?

Fehime Vatansever e i suoi colleghi hanno mixato la farina animale con polietilene, una plastica dura comunemente impiegata nell'industria, nella produzione di sci e di attrezzi sportivi.
Il nuovo biomateriale ha la stessa durata e resistenza del comune politetilene ma, almeno in parte, è completamente biodegradabile.

Le farine animali sono un prodotto a basso costo e disponibile in grandi quantità: ritenute responsabili della diffusione dell’encefalopatia spongiforme bovina, o morbo della mucca pazza, fino a qualche anno sono state comunemente impiegate per l’alimentazione degli animali da carne perchè ricche in proteine.

Oggi sono state messe al bando in tutti i paesi occidentali e, tranne una piccola parte che viene utilizzata come fertilizzante, vengono smaltite in speciali discariche.
Ma la plastica animale è quindi pericolosa? "No", spiegano gli esperti, "perchè il processo industriale impiegato nella produzione rende del tutto inattivo il prione respnsabile della malattia".

Eppure siamo convinti che questo tipo di ecoplastica non incontrerà il favore di molti ecologisti...

Fonte: Focus.it

 

Per il mercato è ormai scattato il conto alla rovescia per il default della Grecia: il premier greco George Papandreou, travolto dalla protesta di piazza contro il nuovo programma di austerity, parla per la prima volta di possibili dimissioni e in serata annuncia un rimpasto dell'esecutivo e un voto di fiducia per oggi.

L'Europa intanto si mobilita per cercare di superare le divisioni e trovare un accordo quanto più possibile indolore sul salvataggio di Atene. Il Paese è alle corde e mentre Bruxelles promette che a luglio arriverà la nuova tranche di aiuti da 12 miliardi prevista dal primo pacchetto varato un anno fa, il flop del vertice di ieri a Bruxelles sul salvataggio numero due di Atene ha fatto schizzare all'ennesimo record rendimenti e spread dei titoli di Stato ellenici.

Ai massimi anche il rischio default percepito dal mercato e Standard & Poor's ha tagliato il rating di quattro banche elleniche. I ministri dell'Eurogruppo puntano a trovare una soluzione al caso Atene nella riunione straordinaria del 20 giugno, anche se l'ok al nuovo salvataggio dovrebbe arrivare nella successiva riunione dell'11 luglio, ha detto il ministro delle Finanze slovacco Ivan Miklos. Resta però ancora difficile capire quale sarà la formula del salvataggio. In altre parole l'escamotage che consentirà di coinvolgere i privati nell'allungamento delle scadenze del debito greco - come preteso dalla Germania - senza incappare nel temuto "evento di default" minacciato dalle agenzie di rating.

Un evento che travolgerebbe le banche innescando il contagio al resto dell'eurozona. La stretta interconnessione fra il settore pubblico e le banche, che hanno ampie fette di titoli di Stato periferici in portafoglio - avverte la Bce - ha "il potenziale per creare effetti di contagio".
Lorenzo Bini Smaghi, membro del comitato esecutivo della Bce, ha confermato che si sta "lavorando a un piano che prevede il coinvolgimento volontario degli investitori privati nel rinnovo del debito greco" - ossia la cosiddetta "Iniziativa di Vienna" adottata nel 2009 per l'Europa dell'Est - e che "bisogna essere pazienti".

L'Europa prova a serrare i ranghi: oggi la cancelliera tedesca Angela Merkel dovrebbe discutere la questione con Mario Draghi, designato alla presidenza della Bce, e venerdì è previsto l'incontro con il presidente francese Sarkozy, da sempre contrario a una ristrutturazione del debito greco.
Da un documento della Commissione Ue pubblicato dal Financial Times viene fuori che la proposta di ristrutturazione soft caldeggiata dalla Germania comporterebbe una ricapitalizzazione delle banche greche per 20 miliardi di euro, a carico dei governi europei, qualora la Bce rifiutasse di accettare i bond con rating abbassato come collaterali (cioé i titoli che gli istituti di credito forniscono alla banca centrale europea a garanzia della liquidità ricevuta).

Un'apertura su questo fronte arriva proprio da Bini Smaghi: la Bce rivede costantemente le regole sul collaterale, ha detto lasciando intendere che potrebbero essere accettati a garanzia bond greci anche nel caso di una ristrutturazione del debito. Ma per Fitch ogni soluzione non è che un default camuffato: l'iniziativa di Vienna rischia di aprire la strada ad un default, sostiene Fitch perché ricadrebbe nella casistica di "distressed debt exchange" dal momento che anche se il rinnovo del debito fosse volontario si inquadrerebbe nella necessità di evitare l'insolvenza, e resta da vedere se per i creditori le condizioni siano meno favorevoli.

Fonte: AmericaOggi.info

 

Un'anticipazione l'abbiamo avuta in Firefox (Volpe di fuoco, 1982) con il duello aereo tra Clint Eastwood e il suo sovietico rivale: acrobazie, mitragliate e missili come se piovesse e - meraviglia! - il tutto controllato dalla vista e dal pensiero. 


 
Fantasie? Quei risultati sono ancora lontani ma il Pentagono, è noto, spende milioni di dollari l'anno in ricerche sulle interfacce cervello-computer (BCI, brain-computer interface) per sviluppare armi da controllare da lontano con la mente e sistemi di comunicazione capaci di trasmettere avvertimenti e ordini tra soldati impegnati in azioni di combattimento senza che questi debbano aprire bocca.

Per quello che ci è dato sapere le ricerche sono ancora solo ricerche, ma qualche risultato è stato ottenuto. Il più sorprendente è il prototipo di un casco telepatico: i sensori di cui è pieno rilevano l'attività cerebrale di chi lo indossa, i suoi chip traducono i segnali elettrici in bit, selezionano quelli significativi (per il contesto) e li associano a suoni o simboli predefiniti che infine la radio incorporata trasmette al casco del vicino. E improvvisamente il ricevente sente il comando nell'auricolare o lo legge sul display incorporato nel casco: "via al tre!", "attento a destra", "charlie a ore 9"...
VOLONTÀ, NON TELEPATIA Non è telepatia, anche se le somiglia. Neppure le basi scientifiche di applicazioni del genere sono poi tanto misteriose: dall'elettroncefalogramma alle più recenti tecniche di indagine per immagini, le neuroscienze hanno fatto progressi soprendenti nella capacità di mettere in relazione un'attività (elettrica) in una zona del cervello con uno stato o un'azione in corso, dall'alzare una gamba al pensiero di farlo, dal pronunciare una parola al pensare alla parola.
 
Su basi simili si è costruita, per esempio, la carrozzella-robot per disabili che Focus.it ha visto e provato nel 2009 in un laboratorio del Politecnico di Milano, una "invenzione" che con poche differenze ha visto la luce in molte università e centri di ricerca in Italia e nel mondo. Napoli, Pisa, Tokio, New York... Proprio nella Grande Mela Gerwin Schalk, ricercatore presso l'Albany Medical College, dopo avere lavorato per anni a sistemi di supporto per i disabili ha voluto provare l'affidabilità delle stesse tecnologie nella lettura e trasmissione di pensieri - o di qualcosa di molto simile.
 
Il risultato è un apparecchio di notevoli dimensioni che somiglia più al macchinario della Tac che a un casco, ma che in prospettiva - e nei desiderata dell'US Army - potrebbe appunto diventare un casco e permettere ai combattenti di essere partecipi di quanto vedono e sentono i loro compagni.
 
Come vuole la tradizione, nelle neuroscienze è lo stesso ricercatore a farsi cavia e tester del proprio macchinario, che descrive come un "traduttore di volontà, non un lettore del pensiero". Niente misteri o segreti svelati, dunque, ma imposizioni del tipo "guarda", "muoviti", "vai" e via dicendo. Può sorprendere che tutto ciò - trasmissione radio da un casco all'altro compresa - sia considerabile più sicuro di uno sguardo o del classico gesto di puntarsi due dita verso gli occhi, ma i militari non finiscono mai di sorprendere.

Fonte: Focus.it

 

The Guardian

Prometteva di stimolare la discussione e creare un po’ di scalpore, secondo la notizia di agenzia dell’Ansa del 18 aprile (secondo quanto affermato il 18 aprile dall’ANSA, l’agenzia italiana).
E in effetti sembrava proprio così quando il libro di Carmelo Abbate, “Sex and the Vatican”, è stato pubblicato lo scorso mese. Il libro è il risultato di un’inchiesta dell’autore, pubblicata l’anno scorso dal settimanale Panorama, sulla doppia vita di alcuni preti gay a Roma.

“Sex and the Vatican”, tutttavia, molto più a fondo. Parla di problemi  tabù per la Chiesa cattolica come le donne che diventano amanti di preti e dei loro figli (e dei loro aborti). Riporta i dettagli delle presunte violenze sessuali subite dalle suore ad opera di preti. E conclude che gran parte del clero conduce una doppia vita a causa del peso enorme imposto loro dall’insistenza del Vaticano sulla necessità di condurre una vita di celibato e castità.

Converrete che si tratta di un argomento scabroso. L’edizione francese è schizzata al numero 12 della classifica dei saggi più venduti di Amazon.fr e la prima edizione è andata esaurita in meno di una settimana.

Abbate è stato intervistato a lungo durante uno dei programmi di attualità televisivi francesi in prima serata. Ci sono stati articoli su di lui e sul suo libro in diversi quotidiani francesi. Al momento la televisione francese sta preparando un documentario basato sulle sue rivelazioni.

In Italia, al contrario, la pubblicazione di “Sex and the Vatican” è stata accolta da un muro di imbarazzato silenzio. Č come se il libro non fosse mai stato pubblicato. Prima di scrivere questo articolo, ho fatto una ricerca nella banca dati Factiva dei giornali per controllare che la mia impressione soggettiva fosse corretta. La ricerca ha indicato che, a parte la notizia dell’Ansa (e una estesa presentazione su Panorama), l’unico articolo su “Sex and the Vatican” nella stampa italiana è apparso il 27 aprile su un quotidiano  finanziario milanese a bassa tiratura, Finanza e Mercati.

Naturalmente ci saranno quelli che ritengono il libro di Abbate solo un caso di sensazionalismo becero. Tuttavia i suoi meriti e demeriti non sono stati neppure discussi, in Italia. Tutto ciò è inquietante per almeno una ragione, o forse due. Ciò mostra che, nonostante la fine della Democrazia Cristiana, la vita pubblica italiana continua ad essere influenzata dalla Chiesa cattolica in un modo che è profondamente non salutare. La questione, che senza dubbio non sarà mai risolta, è se il silenzio che ha avvolto “Sex and the Vatican” è il risultato di un’autocensura e un malposto senso di rispetto da parte dei giornalisti italiani, o se è dovuto ad un intervento diretto delle gerarchie ecclesiali.

Se la ragione fosse quest’ultima, allora il libro di Abbate è stato trattato in un modo che rispecchia esattamente le principali accuse contro la Chiesa cattolica negli scandali di abusi sessuali degli ultimi anni:  invece di occuparsi delle cause del problema, i leader della Chiesa lo hanno occultato facendo finta che non esistesse. I preti e i monaci che sono stati trovati colpevoli di abusi (e in molti casi anche di violenze sessuali) nei confronti di bambini o adolescenti, sono stati trasferiti in altre diocesi o comunità; le accuse sono state soffocate e gli accusatori discreditati, perché la considerazione più importante non era l’eliminazione delle mele marce, ma la protezione della reputazione dell’industria da cui provenivano.

Qualunque sia il grado di coinvolgimento della Chiesa nella sepoltura mediatica di “Sex and the Vatican”, l’ipocrisia che si indovina è la stessa dei vescovi che per decenni hanno fatto finta di non vedere i preti che erano noti o sospetti assalitori.

La settimana prossima il Vaticano pubblicherà un nuovo documento per i vescovi, con le indicazioni su come comportarsi nei casi di abusi sessuali. Ci si aspetta di trovare linee guida su come comportarsi con le vittime, come collaborare con le autorità civili, come proteggere i bambini ed educare i futuri preti. Ma tutto ciò avrà un’efficacia limitata se il comportamento di fondo della Chiesa resterà invariato. E la storia di “Sex and the Vatican” dà motivo di credere che sia così.

Fonte: italiadallestero.info - Traduzione: Loredana Spadola - Autore: John Hooper - Articolo originale "Italy shuts out Sex and the Vatican"

 

Negli ultimi mesi, tra intercettazioni telefoniche e scorribande informatiche di Wikileaks, la privacy dei politici nostrani è stata spesso messa a dura prova. Forse impensierito dalle vicende dei colleghi europei, il Presidente USA Barack Obama ha deciso di non correre rischi e per salvaguardare la sicurezza delle proprie comunicazioni ha deciso di affidarsi alla tecnologia.

Tenda top secret

Nella foto qui a fianco, diffusa dalla Casa Bianca e scattata durante il suo ultimo viaggio in Brasile, lo si vede al videotelefono all'interno di una curiosa tenda blu: nonstante le apparenze è uno dei luoghi più sicuri e riservati al mondo.
Allestita nella hall dell'albergo che ha ospitato il Presidente e il suo staff, gli ha permesso di rimanere in contatto con il Segretario di Stato Hillary Clinton e seguire in tempo reale l'evolversi della crisi libica al riparo da orecchi indiscreti. Priva di finestre e realizzata con un materiale segreto impermeabile alle onde elettromagnetiche, la tenda è protetta da un complesso sistema elettronico che la rende a prova di spia: le emissioni di telefoni e computer vengono bloccate all'interno della struttura rendendola di fatto invulnerabile a qualsiasi tentativo di intercettazione.
L'unico segnale che esce dalla tenda è quello criptato e diretto al satellite che gestisce le comunicazioni presidenziali. Nessuna delle apparecchiature interne può essere gestita da remoto e tutti i segnali viaggiano esclusivamente su cavo, perchè le onde di telecomandi e reti wireless potrebbero essere facilmente intercettate.
La struttura può essere eretta ovunque,al chiuso come all'aperto: la sua collocazione viene scelta di volta dallo staff che si occupa della sicurezza del Presidente dopo opportuni sopralluoghi.

Costa come un appartamento in centro

Realizzata da Command Consulting Group, un'azienda privata specializzata in sistemi di sicurezza, la tenda è adottata anche da numerose società che temono lo spionaggio industriale. Può essere ulteriormente protetta da recinti, telecamere e sistemi biometrici di accesso, come la scansione della retina o il rilevamento delle impronte digitali. Il costo? Non esorbitante: dai 1000 ai 15.000 euro al metro quadro a seconda dell'allestimento.

Fonte: Focus.it

 

Appena terminato l’anno della biodiversità (a dire la verità senza troppi risultati positivi), l’Onu proclama il 2011 anno delle foreste. Le distese di alberi sono in tutto il mondo tra gli ambienti più minacciati dall’attività, nonostante la loro indubbia importanza nell’ecologia mondiale.

Quanto vale una foresta? Non solo gli studiosi di dinamiche ambientali, ma anche gli economisti infatti hanno cominciato a fare i conti e capire quanto “valga” una foresta, in termini di servizi agli ecosistemi; per esempio quanto costerebbe racchiudere in un serbatoio tutta l’acqua che una foresta accumula nella stagione piovosa per poi rilasciarla in quella secca. O quanto sarebbe il budget per un impianto di depurazione grande come un intero bosco. Ma la funzione più indispensabile delle foreste è quella di agire da enormi serbatoi di carbonio per il pianeta. Quando sono abbattute, questo gas va a aumentare la quantità di anidride carbonica che è un potentissimo gas serra; è per questo che l’abbattimento delle foreste contribuisce circa per il 15% all’aumento del riscaldamento globale. In occasione dell’Anno delle foreste, l’associazione Conservation international ha steso così una lista delle foreste più ricche di specie e più minacciate del pianeta.

Punti caldi. Queste distese sono anche 10 hotspot di biodiversità, punti cioè dove il numero di specie animali e vegetali e le loro interazioni sono particolarmente elevate. A parte un paio di casi, quasi tutte queste foreste sono nei Paesi tropicali sia in Asia sia in Africa sia nell’America meridionale. Ogni hotspot ha le sue caratteristiche peculiari e le sue specie presenti, spesso endemiche e rarissime.

Fonte: Focus.it

 

E' davvero un grande miracolo. Un miracolo italiano. E la cosa più miracolosa, è che l'annuncio dell'imminente vaccino contro la malefica Escherichia Coli sia arrivato circa un anno PRIMA dell'epidemia che è scoppiata in Europa. Le vie della Provvidenza sono davvero infinite.

Come infinita è la gratitudine che dobbiamo nutrire verso la Novartis, che dopo averci salvato tutti dall'epidemia di suina con un tempestivo vaccino, ecco che in quel di Siena nel 4 maggio scorso annuncia di aver identificato antigeni di E.Coli mai scoperti prima (prima della seguente epidemia) e quindi di essere sulla buona strada per produrre il fatidico vaccino.

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Ma le mirabilie non finiscono qui. Anche una compagnia canadese ha appena comunicato di aver pronto il vaccino, proprio lì nel cassetto, quello giusto giusto per la variante O157:H7 tedesca, che servirà per inoculare le Nmiliardi di vacche residenti sul pianeta e renderle inabili a produrre il batterio.

Davvero noi comuni mortali dobbiamo stupire ed inchinarci davanti alla scienza, che riesce persino a prevedere il futuro grazie ai suoi misteriosi esoterici poteri.

Fonte: crisis.blogosfere.it - Il blog è curato da Debora Billi, laureata in Lettere, giornalista, membro Aspo Italia.

 

"L'asse terrestre si è spostato di 10 centimetri", "il giorno si è accorciato di 1,8 microsecondi", "sisma di magnitudo 8.9 sulla scala Richter": sono solo alcuni dei numeri utilizzati in questi giorni dai media per descrivere la portata fisica e geologica del terremoto e dello tsunami che lo scorso venerdì hanno colpito il Giappone. Ma cosa significano queste cifre? Che effetti avranno le conseguenze del sisma sulla nostra quotidianità? Facciamo un po' di chiarezza.

I numeri della catastrofe

#8,9: la violenza del sisma espressa in gradi Richter. L'energia liberata durante un terremoto di questa magnitudo è pari a quella prodotta dall'esplosione di 31.6 miliardi di tonnellate di tritolo. Il terremoto più forte mai registrato risale al 22 maggio del 1960: colpì il Cile tra le città di Temuco e Conception e raggiunse una magnitudo di 9.5 gradi Richter (equivalenti alla detonazione di 178 miliardi di tonnellate di tritolo).
#400 km: la lunghezza della spaccatura provocata dal sisma nel pavimento oceanico 80 miglia nautiche al largo della costa orientale del giappone. Ha una larghezza di circa 24 km.
#457 cm: lo spostamento verso gli Stati Uniti della zolla più vicina all'epicentro del terremoto. Dopo il sisma Giappone e USA sarebbero insomma più vicini: lo spiega al The New York Times Ross Stein, il ricercatore dello United States Geological Survey che ha effettuato la stima.
#30 cm: l'abbassamento della linea costiera del Giappone, conseguenza dello spostamento delle placche tettoniche. http://www.nasa.gov/multimedia/imagegallery/iotd.html http://nctr.pmel.noaa.gov/honshu20110311/Energy_plot20110311-1000.png
#8 cm: lo spostamento dell'asse terrestre in seguito al sisma. Anche in questo caso non si tratta di una misurazione diretta ma di una stima. L'ha effettuata Richard Gross, geofisico della NASA. Secondo Gross l'asse di rotazione del pianeta si è spostato perchè il sisma, spostando intere placche tettoniche, ha ridistribuito la massa della Terra.
Il pianeta non ha insomma subito "uno scossone" che l'ha spostato come hanno erroneamente riferito numerosi media in questi giorni.

#1,8 microsecondi: (pari a 1,8 milionesimi di secondo) l'accorciamento del giorno generato dal sisma. Il terremoto ha spostato verso il centro del pianeta enormi masse di materiale: questa variazione nella distribuzione dei "pesi" ha causato un leggero aumento della velocità di rotazione della Terra, un po' come accade a una pattinatrice che avvicina le braccia al corpo mentre ruota su se stessa.
Secondo Gross queste variazioni possono essere provocate anche da eventi molto meno eclatanti come il lento spostamento dei ghiacchi polari e non hanno alcun tipo di effetto pratico sulla nostra vita. Si tratta insomma di misure e speculazioni puramente scientifiche. «Variando la distribuzione della massa della Terra, il terremoto giapponese dovrebbe aver causato una piccola accelerazione della sua rotazione, accorciando la lunghezza del giorno di circa 1,8 microsecondi» ha spiegato il geofisico. «Questo assestamento della posizione dell’asse provocherà un tremito leggermente diverso alla rotazione della Terra, ma non uno spostamento dell’asse nello spazio: questo possono ottenerlo solo forze esterne come l’attrazione gravitazionale del Sole, della Luna e dei pianeti».
#300 miliardi di dollari: una stima approssimativa del danno economico subito dal Giappone come conseguenza dello tsunami. L'ha fornita ai media Jayanta Guin, esperto della Air Worldwide, una delle società di ricerca specializzata nella progettazione di modelli sui disastri naturali. Secondo Guin la cifra sarebbe comunque da ritoccare al rialzo perchè calcolata solo sul valore delle proprietà assicurate.

Fonte: Focus.it

 

Scoprire che la Terra è sull’orlo di una nuova estinzione di massa non è probabilmente il modo migliore per iniziare la giornata. Eppure diversi scienziati sono convinti che il crescente numero di specie in pericolo, dai più piccoli microrganismi ai grandi mammiferi, sia un chiaro indicatore dell’avvicinarsi di questo evento. Negli ultimi 540 milioni di anni il nostro pianeta ha già affrontato cinque di questi momenti, assistendo ogni volta alla completa scomparsa di almeno il 75% delle specie animali viventi.

tigre bianca

L'inizio della fine

In un articolo pubblicato su Nature, un gruppo di paleobiologi dell’Università di Berkley fa il punto della situazione, e confronta la situazione attuale con quella di 540 milioni di anni fa.
"Se consideriamo solo i mammiferi più a rischio, quelli che hanno almeno il 50% di probabilità di estinguersi nelle prossime 3 generazioni, e ipotizziamo che entro i prossimi 1000 anni saranno definitivamente scomparsi, siamo certi di essere prossimi a una nuova estinzione di massa" afferma Anthony D. Barnosky, docente di biologia e principale autore della ricerca. Ma c’è di più: "Se tutte le specie oggi classificate come fortemente minacciate o vulnerabili scomparissero e il ritmo di estinzione non accennasse a diminuire, l’estinzione di massa potrebbe manifestarsi in un periodo compreso tra i prossimi 300 e 2200 anni".
C’è però anche qualche buona notizia. Secondo Barnosky non è troppo tardi per tentare di salvare le specie a rischio, ma per farlo occorre combattere contro surriscaldamento globale, distruzione degli habitat,  deforestazione, epidemie.

Ecco il colpevole

Lo scienziato fa notare che fino ad oggi si è comunque estinto solo l’1-2% delle specie sotto osservazione: è un segnale positivo ma che non deve comunque indurre ad abbassare la guardia, anche perché, secondo i ricercatori di Berkley l’attuale tasso di estinzione delle specie è più alto rispetto al passato.
I ricercatori hanno calcolato che negli ultimi 500 anni sono si sono estinte 80 specie di mammiferi su 5570, mentre la media negli ultimi 500 milioni di anni è stata di gran lunga più bassa: appena due estinzioni ogni milione di anni.
"La moderna estinzione di massa è guidata da una pericolosa miscela di cambiamenti climatici e attività umane: le conseguenze di questo fenomeno potrebbero essere imprevedibili, molto serie e, soprattutto, irreversibili" dichiara H. Richard Lane, direttore della National Science Foundation's Division of Earth Sciences che ha finanziato lo studio.

Lo studio

Gli scienziati hanno calcolato i tassi di estinzione nelle diverse ere basandosi sulle evidenze fossili e, per le epoche più recenti, sulle cronache scientifiche. Lo stesso Barnosky ammette che il metodo non è esente da errori: la datazione dei fossili non è mai precisa e non si può essere certi di aver conteggiato ogni specie che sia mai esistita. La scelta di limitare lo studio ai mammiferi è stata dettata da motivi pratici: seguirne la storia fossile è più semplice rispetto ad altre classi di animali. Per confermare i risultati dello studio occorrerà comunque allargare lo spettro della ricerca a pesci, uccelli e invertebrati.
"Il nostro lavoto sottolinea la necessità di intervenire per tutelare le specie a rischio: solo così sarà possible preservare la biodiversità nel lungo periodo. Se invece la maggior parte di loro morirà, entro i prossimi 1000 anni il mondo si troverà a dover affrontare la sesta estizione di massa".

Fonte: Focus.it

 
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