Immagine
 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
\\ Home Page : Storico : it - Osservatorio Globale (invert the order)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 16/03/2011 @ 08:00:05, in it - Osservatorio Globale, read 2525 times)

Klagenfurt. La capitale. Austriaca, slovena, italiana. Una storia millenaria che l'ha vista coinvolta nelle vicende di questi tre popoli. Del resto, se ci pensiamo, è la stessa toponomastica a raccontarci la storia. Carnia in Italiano, Kärnten in tedesco, Kranjska in sloveno. La radice è la stessa.
Klagenfurt nasce austriaca, cresce italiana - grazie all’architetto lombardo Domenico Dall’Alio che, alla fine del XVI Secolo realizzò il centro e le nuove mura cittadine – e rischiò di morire jugoslava alla fine della I Guerra Mondiale. Così come Lubiana ha un nome anche in tedesco (Leibach), pure Klagenfurt ha un nome in sloveno: Celovec e in italiano: Clanforte. Una leggenda narra che Klagenfurt sarebbe sorta sul luogo dove viveva una pericolosa viverna, cioè un drago volante munito di zampe e ali, che oggi campeggia minaccioso sullo stemma civico e troneggia raffigurato in una grande statua nel pieno centro della città. Visitate Klagenfurt! Il suo centro è tutta zona pedonale con negozi e begli edifici antichi, come la sede del Parlamento del Land, con la sua loggia.

 
Costeggiando la Slovenia, ancora specchi d'acqua
Tra i tanti laghi della Carinzia, il più orientale è il Klopeiner, un piccolo specchio pulitissimo paradiso dei pescatori e dei bagnanti per la gradevole temperatura dell’acqua, come pure la minuscola e adiacente Kleininsel [“Isola piccola”]. Tra i due specchi d’acqua sorge Seelach, paese piccolo ma ad alta vocazione turistica. Da visitare il Walderlebniswelt, un percorso tematico sul bosco creato sulle cime degli alberi. Per i golosi, al ristorante del campeggio Breznik servono un’ottima trota ai ferri accompagnata dalla birra di loro limitata produzione. Una delizia.
A questo punto, direi che si potrebbe cambiare direzione. Andiamo ora verso Ovest costeggiando il confine sloveno. Poco prima di Villach troviamo un altro lago, piccolo – è vasto come 340 campi da calcio – immerso nel verde e con un’isoletta nel centro. Il Faakersee è uno dei pochi laghi privati in Austria, tutto appartiene alle famiglie Bucher-Catasta: il lago, l’isola, l’albergo sull’isola... A proposito dell’albergo, lo si raggiunge solo in barca ed è l’unico in Austria su un’isola.

Il Faakersee è un luogo molto gettonato per la sua tranquillità e la sua acqua, calda e di un particolare colore turchese dato dal riflesso della luce sulle particelle calcaree in sospensione nell’acqua. Per vedere bene il Faakerseee e i suoi dintorni basta salire sui 2.155 metri del Mittagskogel, il monte più alto della catena dei Caravanchi. Un’escursione non particolarmente impegnativa. Una curiosità: a Faak am See, si può visitare il Modellbahn Paradies, un enorme plastico ferroviario Märklin con 240 locomotive e 900 vagoni che corrono su oltre 800 metri di tracciati.
 
Lo spettacolo dei rapaci in volo

Lasciato il Faakersee ci avviciniamo al confine italiano ma prima merita una breve deviazione la visita al castello di Landskron, appena fuori Villach. Qui è ospitato il Greifvogelzoo, un centro di cura e riabilitazione che accoglie gli uccelli rapaci. Alcuni di questi sono stati addomesticati e tutti i giorni sono liberati in un incantevole spettacolo che dura 45 minuti con commento anche in italiano se ci sono almeno una decina di connazionali. Non di raro aquile, civette e falchi si prendono delle “licenze” più lunghe e tornano quando ne hanno voglia, magari dopo avere razziato qualche pollaio nelle vicinanze.
Salutiamo Landskron e tagliamo fuori Villach per recarci nella Gailtal. Ci sono due strade per giungere in quella valle. La prima è l’autostrada A2 in direzione Tarvisio, molto meglio, però è prendere la strada secondaria che passa da Fellach e Bad Bleiberg.

Fonte: mondointasca.org - Autore: Graziano Capponago del Monte

 
By Admin (from 11/03/2011 @ 14:00:06, in it - Osservatorio Globale, read 2237 times)

Conoscete un luogo dove allo stesso tempo ci si può rilassare in una famosa birreria e ammirare l'arte bavarese? Vorrei suggerirvi di andare ad Andechs, un paesino sopra il lago di Ammer (Ammersee).
 
Secondo la leggenda nel lontano X secolo san Rasso qui mise al sicuro delle reliquie, raccolte in Terra Santa, e nel XII secolo il conte Bertoldo radunò le “cose sacre”, cioè le tre sacre ostie. Nel 1388 ci fu un evento: il ritrovamento delle ostie sacre. A partire da questa data cominciò a fiorire il pellegrinaggio al “Sacro Monte”.
 
 Ancora oggi il santuario è molto visitato e famoso, e non solo in Baviera. Però mi pare che non solo i sensi religiosi e non solo l’arte di grande prestigio conduca la gente al santuario e al convento ma forse prima di tutto la famosissima birra di Andechs. Questa bevanda viene prodotta secondo un'antica ricetta dei Benedettini che vivono sul monte dal 1451.
 
 Come mai fu costruito questo convento nel ‘400? E' una storia interessante: il duca bavarese Albrecht III che viveva a Straubing sul Danubio sposò Agnes Bernauer, figlia di un parrucchiere di Augusta. Siccome questo matrimonio non era conforme al proprio stato sociale il padre di Albrecht condannò a morte la povera Agnes in un modo terribile: nel 1435 la fece annegare nel fiume Danubio. Come espiazione dell’atrocità del padre, Albrecht fondò il monastero sul “Sacro Monte”.
 
 Come raggiungere il Sacro Monte?


 
 Una comoda soluzione è prendere la metropolitana suburbana S8 partendo dalla Hauptbahnhof (stazione centrale) di Monaco, il sabato con partenza alle 9:00 e arrivo a Herrsching sul Ammersee alle 9:45. Poi vi consiglio una camminata a piedi attraverso la valle di Kien (Kiental) fino ad Andechs. Questo sentiero è il più bello della zona e conduce fra ripidi pendii accanto al torrente Kienbach. La valle si formò nell’ultima epoca glaciale circa diecimila anni fa. Si trova il sentiero presso la stazione di Herrsching col cartello “Fußweg nach Andechs” (sentiero per Andechs). L’imbocco nella valle di Kien si trova sotto la piccola chiesa di san Martino (St. Martin) che sorge su una piccola collina. Presso la chiesa si va a sinistra. Buona camminata!
 
 A ricompensa della salita di circa 40 minuti (4 km) vi aspetta il Bräustüberl (birreria) con un buon “Andechser Spezial Hell” (birra speciale chiara). Prost - alla salute!
Chi vuole godere non solo la birra del convento ma anche l’arte non dev’essere deluso perché l'interno della chiesa è ricco di pregevoli opere artistiche.
 
 Mentre se si vuole assaporare l'ottima birra di Andechs senza salire sul „Sacro Monte“ basta andare nel ristorante “Andechser am Dom” che si trova accanto al Duomo di Monaco.
 
Ulrich Schwendke - Fonte: tuttobaviera.it

 
By Admin (from 06/03/2011 @ 08:00:49, in it - Osservatorio Globale, read 2187 times)

Hofbräuhaus, la birreria più famosa del mondo.
 
In Baviera nella seconda metà del XVI secolo governava il Duca Wilhelm V e le principali opere erano finanziare il grande cantiere della chiesa di S. Michael, con l'annessa residenza-collegio dei Gesuiti, e riorganizzare-rivitalizzare la produzione di birra: troppo poca (e nemmeno di eccellente qualità) quella prodotta a Monaco, troppa cara quella esportata da Einbeck/Hannover!

 
 Allora il geniale Wittelsbach ebbe l'idea di costruire una fabbrica di birra all'interno della corte e di affidarne la direzione e gestione a Heimeran Pongraz, che già si era distinto come mastro birraio nel convento di Geisenfeld. Era il 27 settembre 1589 e nasceva così l'Hofbräuhaus, la birreria più famosa del mondo.
 
 La birreria si è trasferita nel '600 in un'area più ampia nella zona del Platzl e a partire dal 1610 la birra prodotta non è più esclusiva della corte ma può essere acquistata da privati cittadini e venduta anche in altre birrerie. L'edificio che attualmente ospita l'Hofbräuhaus è stato inaugurato nel 1897 dopo due anni di lavori curati dalla ditta di Monaco "Heilmann & Littmann". Dal 1980 la gestione è affidata alla famiglia Sperger, coadiuvata da circa 200 dipendenti.
 
 Al pianterreno si trova il salone più frequentato, il centro vitale dell'Hofbräuhaus: volte affrescate, lunghe tavolate di legno massiccio, orchestra, orchestranti e camerieri in perfetto stile bavarese, e poi lei... la birra, fiumi di birra bionda! L'atmosfera a pranzo e soprattutto alla sera è molto allegra e vivace. Al primo piano si trovano le sale più tranquille ed eleganti. Si può anche mangiare all'esterno nel biergarten.
 
 La birreria è stata per lungo tempo uno dei principali "teatri" della politica tedesca: in particolare nel 1921 nella cosiddetta "Schlacht [battaglia] im Hofbräuhaus" trovò la ribalta la magnetica arte oratoria di Adolf Hitler.
 
L'Hofbräuhaus, situata al n° 9 di Am Platzl, è aperta tutti i giorni dalle 9 alle 24. Per raggiungerla: tutte le linee della metropolitana S, U3, U6 - fermata "Marienplatz".


 
Le altre birrerie e biergarten:
 
Hofbräukeller
Dove Wiener Platz
Apertura Tutti i giorni dalle 10 alle 23
Mezzi pubblici U4/U5 fermata "Max Weber Platz", tram 19 "Max Weber Platz", tram 18 "Wiener Platz"
Commento Si trova a pochi minuti dal Maximilianeum (Parlamento bavarese) ed è un locale molto grande con ampio biergarten all'aperto. Molto amato dai giovani anche per i buoni prezzi.
Sito ufficiale www.hofbraeukeller.de
 
Augustiner
Dove Neuhauser Straße 27
Mezzi pubblici Tutte le linee S, U4/U5 fermata "Karlsplatz (Stachus)"
Commento Tra le birrerie di Monaco è la più bella ed elegante: il locale è ricco di affreschi e decorazioni. La cucina è ottima e i prezzi sono accessibili. Il locale è diviso in due parti: la birreria vera e propria (entrata a sinistra della facciata) e il ristorante (entrata a destra).
Sito ufficiale www.augustiner-restaurant.com
 

Augustiner Keller
Dove Arnulfstraße 52
Apertura Tutti i giorni dalle 11.30 all'1 di notte
Mezzi pubblici Tutte le linee S, tram 17 - fermata "Hackerbrücke"
Commento Ottima nella bella stagione, complice l'enorme biergarten immerso, come da tradizione, tra alberi di castagno.
Sito ufficiale www.augustinerkeller.de
 
Löwenbräu
Dove Nymphenburger Str. 2
Apertura Tutti i giorni dalle 11 all'1 di notte
Mezzi pubblici U1, tram 20, 21 - fermata "Stiglmaierplatz"
Commento E' uno dei più grandi locali della città (la Festsaal, sala delle feste, contiene 2.000 persone). Come in tutte le birrerie di Monaco regna la tipica cucina locale; da segnalare il grande biergarten all'aperto.
Sito ufficiale www.loewenbraeukeller.com
 
Paulaner
Dove Kapuziner Platz 5
Apertura Tutti i giorni dalle 11 a Mezzanotte
Mezzi pubblici U3/U6 fermata "Goetheplatz", bus 58 "Kapuzinerplatz"
Commento Birreria appartenente all'antica fabbrica Paulaner. Migliore come semplice birreria che come ristorante.
Sito ufficiale www.paulanerbraeuhaus.de
 
Chinesischer Turm
Dove All'interno degli Englischer Garten
Apertura Tutti i giorni dalle 10 a Mezzanotte
Mezzi pubblici tram 17 "Tivolistraße", bus 54, 154 "Chinesischer Turm"
Commento Frequentatissima birreria-biergarten con circa 7.000 posti a sedere che ha sede presso la Chinesischer Turm, la torre cinese costruita nel 1789 prendendo ispirazione da una pagoda situata nei londinesi Kew Gardens. Il chiosco self-service offre tutte le principali specialità della cucina bavarese.
Sito ufficiale www.chinesischer-turm.de
 
Hirschgarten
Dove All'interno dell'Hirschgarten
Apertura Tutti i giorni dalle 11 a Mezzanotte
Mezzi pubblici tram 12, 16 e 17 "Romanplatz"
Commento E' il più grande biergarten di Monaco (8.000 posti) e si trova all'interno dell'Hirschgarten, il giardino dei cervi, già tenuta di caccia voluta nel 1780 dal principe elettore Karl Theodor. Oltre a bere e mangiare si possono osservare da vicino i cervi che vivono nel parco.

Sito ufficiale www.hirschgarten.de - Fonte: tuttobaviera.it

 

2000

Don Giorgio Mazzoccato condannato a 6 anni per abusi e violenze a 10 bambine e bambini quando era parroco ad Arpinova (Fg). Oggi lavora nella parrocchia di Castelluccio dei Sauri.

Si suicida don Giuseppe Rassello, condannato a 3 anni e 6 mesi, in appello ridotti a 2, per abusi sessuali su un 14enne del rione Sanità, a Napoli. I funerali sono celebrati dal cardinale Michele Giordano.

Don Marco Gamba, parroco a Chiusa San Michele (To) condannato a 4 anni per abusi nei confronti di due chierichetti e possesso di materiale pedo-pornografico.

2001

Don Giuseppe Carpi condannato al pagamento di 30 milioni di lire per molestie ad una ragazza 14enne quando era parroco a Santa Margherita Ligure. Oggi è parroco di S. Maria di Nazareth a Sestri Levante (Ge).

Don Renato Mariani condannato a 4 anni per violenza sessuale a minori quando era parroco a San Giuliano Milanese. Oggi è parroco della Natività di San Giovanni Battista a Melegnano.

2003

Don Bruno Tancredi, parroco di Monticelli (Te), condannato a 6 anni per violenze ai danni di due minori, uno dei quali disabile. Oggi lavora in diocesi, senza alcun incarico specifico.

2004

Don Roberto Volaterra, parroco di Castagnole Piemonte (To), condannato a 1 anno e 8 mesi e pagamento di 45mila euro per violenza sessuale nei confronti di una bambina di 13 anni che frequentava l'oratorio. Oggi è collaboratore parrocchiale a S. Andrea a Savigliano (Cn).

Don Paolo Pellegrini, parroco di San Gioacchino a Colleferro (Roma), in passato già segnalato ai carabinieri per atti osceni, condannato a 6 anni e al pagamento di 60mila euro per violenza sessuale e istigazione all'uso di sostanze stupefacenti su un minorenne.

Don Roberto Mornati, prete di Gavirate (Va), condannato a 3 anni e 4 mesi e al pagamento di 280mila euro per abusi nei confronti di 12 minori. In passato aveva già subito un processo per molestie.

Patteggia 2 anni e 6 mesi don Felice Cini, condannato per aver molestato alcuni bambini della parrocchia di Arcille (Gr).

VIDEO RAI 2 - AnnoZero: Preti pedofili protetti dal Vaticano.

Patteggia 2 anni e 6 mesi don Bruno Puleo per abusi sessuali nei confronti di 7 ragazzi che frequentavano il seminario di Agrigento. A Marco Marchese, una delle vittime, il vescovo di Agrigento, da cui si era recato prima di rivolgersi alla Procura, chiede un risarcimento di 200mila euro per danni arrecati all'immagine della Chiesa agrigentina, salvo poi ritirare la richiesta [Puleo è stato denunciato dapprima al parroco don Giuseppe Veneziano (il vice-rettore), poi al preside del seminario don Gaetano Montana ed in seguito anche all'Arcivescovo metropolita di Agrigento S.E. Mons. Carmelo Ferraro, tutti citati poi nel processo come persone informate sui fatti - n.d.Red.TA].

Patteggia 3 anni per pedofilia padre Domenico Marcanti, animatore alla scuola media dell'Istituto Don Orione di Alessandria.

Don Giorgio Barbacini condannato a 3 anni e mezzo per abusi sessuali nei confronti di un minorenne extracomunitario che aveva in custodia presso la comunità "Migrantes" di Savona. Oggi lavora in un'altra diocesi.

2007

Don Mauro Stefanoni, parroco di Laglio (Co), condannato a 8 anni e al pagamento di 150mila euro per abusi sessuali nei confronti di un minore disabile. Oggi lavora nella diocesi di Como, senza alcun incarico specifico.

Don Pierangelo Bertagna, parroco di Farneta (Ar), condannato a 8 anni per violenze sessuali a diversi minorenni. Viene sospeso dal vescovo di Arezzo e dimesso dallo stato clericale da papa Benedetto XVI. Č la prima volta che l'autorità ecclesiastica punisce un prete pedofilo.

2008

Don Emilio Manzolini condannato a 4 anni per violenze sessuali a due bambine di 9 anni quando era parroco di Santa Rosa da Viterbo, a Roma. Oggi lavora nella comunità di Albavilla (Co) della congregazione del Sacro Cuore di Gesù.

Don Antonio Calcedonio Di Maggio condannato a 4 anni per molestie sessuali a due minorenni della parrocchia romana Madonna di Czestochowa e della scuola media "Salvo D'Acquisto", dove insegnava religione. Già in passato aveva avuto una condanna per reati simili. Oggi risulta essere ancora viceparroco nella stessa parrocchia.

Don Lelio Cantini, ex parroco della Regina della Pace a Firenze, viene dimesso dallo stato clericale da papa Benedetto XVI perchè ritenuto responsabile di abusi e violenze sessuali su decine di minori fra il 1973 e il 1987. Nel 2005, l'allora vescovo di Firenze, il cardinale Ennio Antonelli, a cui le vittime si erano rivolte, si era limitato a vietare a don Cantini di celebrare la messa in pubblico per 5 anni.

Fonte: agenzia Adista & rivista La Voce delle Voci

LEGGI ANCHE: Il prete che ha violentato bambini per vent’anni rimarrà impunito! L’inchiesta su Don Lelio Cantini, accusato di abusi sessuali su minori, è stata archiviata: i reati sono prescritti o mancano le querele. (ARTICOLO DISPONIBILE DAL 14/08/2012)

LEGGI ANCHE: Chiesa: ennesimo caso di perversione. Sicilia, arrestato a Sciacca Don Davide Mordino, pagava minorenni per fare sesso! (ARTICOLO DISPONIBILE DAL 16/08/2012)

LEGGI ANCHE: Don Antonio Calcedonio Di Maggio in passato condannato dieci anni fa per una storia di pedofilia, scontata la pena, era tornato alla sua attività a scuola e all’oratorio. (ARTICOLO DISPONIBILE DAL 24/08/2012)

 

Di tutti i fast food. I polli vengono ridotti in un poltiglia rosa caramella, che nessuno considererebbe commestibile. I polli, ovviamente non freschi, ma surgelati.

 

Ossa, interiora e pelle. (Questo particolare è da prendere con le pinze, secondo la fonte ci sono macchine che triturano le carcasse con ossa e pelle, secondo altre fonti questa poltiglia è il risultato della scarnificazione delle carcasse di pollo ad alta pressione , e in questo caso ci sarebbero insieme alla carne anche tracce di osso).

Vengono fatti passare in un setaccio che tritura tutto senza pietà, poi per abbattere la carica batterica la "roba" viene lavata, ma sarebbe più appropriato dire immersa in una soluzione con ammoniaca.

Finita qui? Assolutamente no. Visto che la poltiglia è insapore viene addizionata artificialmente con aroma di pollo. E visto che con quel colore non la mangerebbe neanche il gatto, tinta. Ma non facevano prima ad usare il pongo?

Fonte: laverabestia.org


 


Meat deboner Foodmate
As Seen On: gizmodo.com

 
By Admin (from 26/02/2011 @ 08:00:34, in it - Osservatorio Globale, read 2733 times)

Il male nel mondo si manifesta attraverso la violenza, l'ingiustizia, la malattia, la miseria, la fame, l'ignoranza... Tutto ciò che si oppone al bene, all'armonia, alla gioia, al benessere, alla vita causa dolore fisico, mentale, morale, spirituale e anche morte.

 

Tre sono gli ostacoli che maggiormente si oppongono allo sviluppo della cultura universalista, all'intelligenza positiva, all'etica universale, alla responsabilità dell'individuo verso se stesso e verso il destino collettivo: i mezzi di informazione di massa al servizio delle grandi lobby agroalimentari-zootecniche; la medicina allopatica condizionata dall'industria chimico-farmaceutica e le religioni antropocentriche.

 

Tutti e tre contribuiscono a ad ammalare l'uomo nel corpo, a generare ignoranza e a renderlo più insensibile sul piano della coscienza morale.

 

I mass media condizionano la mente della popolazione rendendo indispensabile ciò che nel corso dei millenni è sempre stato superfluo, spingendo la gente ad acquisire prodotti propagandati come utili, necessari e benèfici mentre vanno a vantaggio delle lobby che rappresentano ma spesso a danno della salute delle persone e del pianeta. I mezzi di informazione che dovrebbero essere al servizio del vero progresso culturale, morale e spirituale della popolazione, sono improntati a dare al popolo quello che il popolo chiede, non quello di cui ha realmente bisogno, favorendo in questo modo la società dell'apparenza, dell'esteriorità, dell'immagine, del cattivo gusto, della volgarità: il loro scopo è vendere, avere utili, acquisire potere. Se il popolo chiede violenza, sesso, lusso sfrenato, essi danno violenza, sesso, lusso sfrenato senza curarsi del danno che procurano. La disinformazione porta al condizionamento mentale, a modelli negativi, alla competizione, all'arrivismo, alla mancanza di senso critico: condizioni che impediscono la realizzazione integrale dell'uomo e di una società migliore. Quanto più un popolo è ignorante, affamato e bisognoso di protezione tanto più è vulnerabile e manovrabile.

La medicina convenzionale considera la malattia un fatto naturale, ineluttabile, interviene sui sintomi senza rimuovere le cause della malattia: autorizzando implicitamente l'essere umano a persistere nei suoi errori alimentari, nei suoi cattivi stili di vita; tende ad assoggettare passivamente l'individuo alla cure mediche, all'intervento farmacologico che spesso si traduce a danno per la salute umana (naturalmente senza disconoscere il grande contributo dalla medicina in tutti i casi di urgenza). Un meccanismo che asseconda le aspettative del popolo inerte e bisognoso di avere buone notizie sulla sua cattiva condotta; un popolo che esige dal medico la pillola che gli consente di non rinunciare alle sue abitudini indotte. In sostanza il medico asseconda le aspettative del malato senza fargli capire le cause del suo problema, rendendosi implicitamente responsabile della sua condizione di malato; tende a sottovalutare o a trascurare del tutto l'importanza dell'alimentazione nella vita dell'individuo mentre questa è capace di condizionare non solo la salute del corpo ma della mente e della coscienza. La mancanza di autodeterminazione e di senso critico trovano terreno fertile nell'ignoranza, nell'accettazione passiva, nella rassegnazione e l'individuo tende a delegare ad altri la tutela del nostro bene fisico, mentale, emozionale e spirituale: tutto ciò che non responsabilizza l'individuo sugli effetti delle sue scelte, l'accettazione passiva delle decisioni di chi gestisce i meccanismi sociali, favorisce la tirannide, l'assoggettamento e il dominio dei forti sui deboli.

 

La mancanza di sensibilità umana a mio avviso viene dalla cultura antropocentrica, diffusa in ogni latitudine, per la quale si ritiene che l'essere umano sia padrone assoluto di ogni altra forma di vita e consideri ogni essere non umano oggetto senza valore a suo uso e consumo. Questo lo inclina inevitabilmente all'idea della legge del più forte, al fine che giustifica i mezzi, al deprezzamento del valore della vita, alla disistima delle differenze formali, all'insensibilità verso la sofferenza e la morte in senso lato e preclude al genere umano quei valori di compassione e condivisione imprescindibili per una società umana giusta, civile e solidale. Se gli umani avessero bontà d'animo, se fossero profondamente giusti e sensibili, avessero la capacità di condividere le necessità vitali del prossimo, la malvagità e la crudeltà di alcuni, la potenzialità dell'essere umano ad uccidere, a rapinare, a violentare, a schiavizzare, torturare, a far soffrire deliberatamente, sarebbero limitati ai soli casi di improvvisa follia e certamente si porrebbero le basi per un mondo migliore: anche la più proterva natura umana egoista ed incline alla violenza sarebbe grandemente ridimensionata e corretta.

 

Quel che succede nel mondo è la sommatoria del livello evolutivo dell'intelligenza e delle coscienze individuali.

 

Se ciò che rende l'uomo capace di far del male, di usare violenza, di compiere delitti di qualsiasi natura, è la mancanza di compassione, l'incapacità di immedesimarsi nella vittima e di condividerne il dolore, nulla come la strisciante mentalità antropocentrica inclina l'essere umano all'indifferenza verso le necessità vitali dell'altro e lo abitua alla sonnolenza, all'indifferenza, alla accettazione passiva della guerra, alla morte per fame e malattie di 50 milioni di persone ogni nel mondo, all'uccisione di oltre 50 miliardi di animali l'anno nei campi di sterminio-mattatoi, allo smembramento 300 milioni di animali l'anno nei laboratori di vivisezione, allo sterminio di miliardi di animali con la caccia e la pesca, a imprigionarli in gabbie, a spellarli per prendersi il loro unico manto...


Questo è ciò che rallenta, ostacola il vero progresso integrale dell'uomo.

 

di Franco Libero Manco - fonte: luigiboschi.it/?q=node/37038

 
By Admin (from 23/02/2011 @ 10:00:12, in it - Osservatorio Globale, read 2363 times)

Definire il lavoro un social killer, come ha fatto un giornalista d’assalto, Marc Ames nel suo rapporto sulle drammatiche azioni dei dipendenti che perdono la testa perché sfiniti dallo sfruttamento o dalla paura di venire licenziati, può sembrare eccessivo.

 

Ma ogni incidente dovrebbe anche servire a ricordare che molto più spesso di quanto non si dica di lavoro si muore. E non per fatalità, ma perché le condizioni in cui lavorano milioni di persone in Europa e nel mondo le espongono a rischi letali per incidenti, malattie correlate al lavoro, o crollo psicofisico quando gli oneri personali che il lavoro impone appaiono insostenibili.

 

Qualche dato per memoria? Secondo le stime dell’International Labour Office di Ginevra, ogni anno muoiono a causa di incidenti sul lavoro circa 400mila persone. Cifra spaventosa. La quale viene però superata di ben quattro volte da quella che riguarda le morti correlate al lavoro, che sono valutate in 1,7 milioni. Il totale dei decessi tocca quindi 2,1 milioni. Tra le morti “correlate al lavoro” si collocano in primo piano quelle derivanti dall’esposizione continuativa a sostanze nocive, stimate in 420mila l’anno, di cui 100mila sono quelle imputabili all’amianto. Proprio in queste settimane si sta svolgendo a Torino un processo dove l’accusa sostiene che una fabbrica di Casale, la Eternit, avrebbe provocato col tempo il decesso di tremila lavoratori ch’erano addetti alla lavorazione di prodotti amiantiferi senza alcuna protezione.

Un altro modo per morire di lavoro sono i suicidi. Nei nostri Paesi hanno destato giustamente impressione diffusa i suicidi in poco più di un anno di 16-18 tecnici e quadri di Telecom France, mentre un numero pressoché uguale di piccoli imprenditori si è tolto la vita, nello stesso periodo, nel solo Veneto. Determinante nel primo caso pare sia stato lo stress dovuto ai ritmi di lavoro e al carico di responsabilità; nel caso veneto sono invece quasi tutti imprenditori di cui la crisi ha spezzato il sogno di emancipazione di una vita. Bisogna guardare a queste vittime del lavoro con la pietà e il dolente rispetto che meritano; senza però dimenticare che in India, ad esempio, i suicidi di contadini che si tolgono la vita perché schiacciati dai debiti, dal crollo dei prezzi dei loro prodotti da cui noi siamo avvantaggiati, dagli espropri delle loro terre cui partecipano sia le corporation americane ed europee sia il governo indiano, ammontano a parecchie centinaia l’anno.

 

Simili cifre dovrebbero bastare per impegnare i nostri governi, i sindacati, le imprese, le comunità locali, a celebrare il 1° maggio come il giorno in cui si dovrebbe  registrare ogni anno, grazie alle azioni intraprese, il progressivo declino del lavorocome social killer.

Fonte: caffe.ch - Autore: Luciano Gallino

 
By Admin (from 21/02/2011 @ 12:00:23, in it - Osservatorio Globale, read 1859 times)

La parola d’ordine è sempre la stessa: muovere il primo passo. Nessuno di noi può aspettare, fare finta che il problema non esista oppure delegare ad altri la sua risoluzione. Partendo dalla nostra quotidianità dobbiamo mettere in pratica tutti quei comportamenti virtuosi che, una volta radicati e sommati l’uno all’altro, costituiranno il nuovo modello sostenibile di domani. Allo stesso tempo tuttavia, un ruolo fondamentale lo giocano le istituzioni.

Abbiamo detto che il problema dell’inquinamento e dello spreco di risorse in alcuni casi è talmente grande che serve un intervento dall’alto che quantomeno supporti un altrettanto deciso intervento dal basso. Qui entrano in gioco le pubbliche amministrazioni, che hanno in mano la potentissima leva dell’imposizione normativa.

Il Rapporto Cittalia dedica un po’ di spazio anche a questo argomento e tasta il polso della situazione utilizzando come metro di giudizio il computo delle iniziative a favore e tutela dell’ambiente, definendo un livello di attenzione ambientale in base alla quantità di programmi e provvedimenti varati sul tema.

È confortante scoprire che quasi la metà (48%) degli stanziamenti previsti nei Programmi Triennali, per una cifra che si aggira sui 15 miliardi di euro, è dedicata all’attuazione di politiche 'a valenza ambientale'. All’interno di questa macro-categoria troviamo ulteriori sottogruppi, corrispondenti grossomodo agli indicatori che fanno da scheletro a tutto lo studio: i progetti relativi alla mobilità sostenibile la fanno da padrone e catalizzano il 65% degli investimenti. Il 24% spetta alla tutela del territorio, il 7% alla gestione delle acque (distribuzione delle risorse idriche e trattamento delle acque reflue), il 3% alle iniziative in campo energetico e solo l’1% a quelle dedicate ai rifiuti.

 

Confrontando questa statistica con una delle prime che abbiamo analizzato, emergono però almeno due grosse criticità. La prima è relativa al palese scompenso fra l’attenzione dedicata alla mobilità e quella dedicata alla riduzione dei consumi, soprattutto in virtù del fatto che l’incidenza del primo ambito sulle emissioni di CO2 è pari al 31% (ma riceve il 65% dei fondi), mentre quella del secondo ambito è pari al 37%, che diventa il 67% se sommiamo ai consumi di gas quelli di energia elettrica, e riceve solo il 3% (il 10% se vogliamo includere nel computo anche i consumi idrici).

La seconda contraddizione è relativa alla concezione e al percorso con cui vengono elaborate le politiche ambientali: è chiaro che manca il senso di programmazione a lungo termine. La mobilità sostenibile è sostanzialmente un modo di ridurre il più possibile l’impatto di qualcosa che è e sarà sempre inquinante, ovvero lo spostamento di massa di persone e beni; non bisogna quindi pensare a come spostarsi meglio, bensì a come spostarsi meno, sennò il problema verrà tutt’al più mitigato, ma mai risolto.

Sintomatico è poi il dato dei rifiuti, sommato a quello dell’energia: solo il 4% degli investimenti viene dedicato a questi due settori. In realtà nella loro combinazione si trova la chiave per un futuro realmente sostenibile, poiché ciò che dobbiamo fare è creare cicli virtuosi in cui lo scarto non esista più e diventi materia prima da impiegare in un nuovo ciclo; è questa la logica dei rifiuti zero.

Il sistema attuale invece consuma sempre di più energia e materie prime, che sono in pericolosa diminuzione, e produce sempre più rifiuti, che non sappiamo come smaltire. La statistica di Cittalia però rileva che non solo questo problema è lontano dall’essere risolto, ma addirittura quasi nessuno vi rivolge attenzione e risorse economiche.

Ma veniamo alla distribuzione geografica. In questo caso l’Italia si divide in tre: da una parte le amministrazioni che spendono per le politiche ambientali più della media nazionale (Roma, Milano e Bologna), da un’altra quelle che sono più o meno in linea (Genova, Tornio, Catania e Palermo) e infine quelle i cui stanziamenti sono leggermente o grandemente inferiori, fra le quali la meno peggio è Napoli (41%) mentre le ultime della classe sono Firenze e Trieste (17%) e Reggio Calabria (16%). In generale si spende meglio al Nord, dove sembra ci sia più attenzione per le tematiche ambientali.

 

In ogni caso, per quanto essa sia utile ai fini di una panoramica generale, la valutazione dell’impegno delle amministrazione italiane in questi ambiti non si può fermare a questa statistica.

Cosa è opportuno che facciano quindi? Un primo ammonimento che ci sentiamo di rivolgere riguarda la natura dei provvedimenti. Politiche strumentali, di facciata, palliative e non realmente incisive sono quanto di più dannoso ci possa essere, poiché danno l’impressione che il problema sia stato affrontato mentre in realtà non è così e l’attenzione cala ma i danni rimangono.

Purtroppo è proprio questa la direzione in cui vanno la maggior parte dei politici italiani, più attenti ad adottare misure popolari e foriere di consenso elettorale che provvedimenti davvero incisivi (la politica urbanistica e relativa alla mobilità è piena di esempi di questo tipo). Detto ciò, è importante avere un approccio sistemico, che tenga presente l’obiettivo che si vuole raggiungere.

 

In tema di raccolta differenziata, per fare un esempio, studiare un nuovo sistema di raccolta con i cassonetti stradali significa partire subito col piede sbagliato, poiché è dimostrato che la cassonettizzazione può portare a un massimo del 45% circa di raccolta differenziata; la vera svolta sarebbe eliminare i cassonetti e sostituirli con la raccolta porta a porta, ma questo passo si può compiere per prima cosa solo se è chiaro e definito l’obiettivo finale (che nel nostro esempio è costituito da un sistema a rifiuti zero), secondariamente se si è liberi da influenze esterne (penso in questo caso alle aziende municipalizzate che gestiscono la raccolta dei rifiuti, le quali non hanno alcuna convenienza economica a perseguire questo obiettivo e quindi agiscono diversamente).

Il pugno di ferro è necessario quando si ha a che fare con soggetti del territorio (o, ancora peggio, esterni al territorio) che non hanno fra le loro priorità la tutela ambientale e la riduzione dei consumi: abbiamo visto che sono proprio loro a causare gli scompensi e i deficit che il calcolo dell’impronta ecologica ci ha aiutato a individuare e in una logica di sostenibilità, autosufficienza, tutela delle risorse e riduzione dei consumi l’intervento delle istituzioni in questi casi deve essere perentorio, libero da qualsiasi condizionamento e se necessario radicale.

 

Il principio del protocollo di Kyoto "chi inquina deve pagare" (peraltro scarsamente rispettato) è errato: nessuno può inquinare, né chi ha i soldi e si può permettere di saldare multe e sanzioni né chi non ne ha e non se lo può permettere.

 

Abbiamo così concluso il nostro ciclo di analisi. Un elogio va rivolto all’Associazione dei Comuni Italiani, la quale ha portato avanti questo studio che testimonia da un lato come gli enti locali siano piacevolmente decisi a ritornare protagonisti di una politica oggi sempre più globalizzata e deterritorializzata, dall’altro come ci sia ancora qualcuno che fortunatamente si pone come priorità lo studio e la risoluzione del problema ambientale.

 

L’invito è quello di dare un seguito a ciò che si è iniziato: il Rapporto Cittalia ha tracciato il solco mostrandoci che le criticità sono urgenti e gravi e che c’è bisogno di un’azione decisa, sia da parte dei cittadini sia da parte delle istituzioni, per risolverle. Quindi rimbocchiamoci le maniche e cominciamo…

 

Fonte: ilcambiamento.it

 
By Admin (from 20/02/2011 @ 12:00:10, in it - Osservatorio Globale, read 1884 times)

Harvey Wasserman, autore di "Solartopia! Our Green-Powered Earth", scrive sul The Huffington Post che «La Nuclear regulatory commission Usa ha messo in chiaro che le licenze dei 104 reattori di energia nucleare non sono incidenti in attesa di succedere. Sono incidenti in progress. Le proposte di costruire una "new generation" di reattori non sono solo truffe: comprendono un piano prevedibile per la bancarotta nazionale permanente».

 

Il 10 novembre la Nrc ha consegnato una "stunning reprimand", più o meno una nota di biasimo, alla Westinghouse, acquisita dai giapponesi, che vuole costruire nuovi reattori atomici negli Usa e in tutto il mondo. La commissione nucleare statunitense ha fortemente criticato il "containment design" di un nuovo reattore AP1000 perché il progetto non conteneva un'analisi realistica sulla capacità dell'impianto di resistere ad un jet crash. Un tema diventato molto delicato negli Usa dopo lo schianto terroristico di 3 aerei di linea sulle torri gemelle a New York e sul Pentagono.

 

Wasserman spiega che un Rnc rule introdotto nel 2009 richiede che l'intero impianto di raffreddamento del combustibile e il contenimento ed il raffreddamento del nocciolo dei nuovi reattori devono essere in grado di sopportare l'impatto di un aereo passeggeri di grandi dimensioni. Il fallimento progettuale della Westinghouse equivarrebbe quindi ad una violazione di un obbligo di legge.

 

E' un bel problema per il sofferto rinascimento nucleare Usa, visto che i nuovi reattori AP1000 vengono proposti in numerosi siti, tra i quali quello di Vogtle in Georgia, che ha ricevuto 8,33 miliardi dollari in oprestiti di garanzia dall'amministrazione Obama. A Vogtle sono già in attività due reattori e questo sarebbe il terz. Insomma i prestiti ci sono, ma l'approvazione finale no. Un impianto AP1000 è in costruzione in Cina, ma le stesse preoccupazioni su questo nuovo reattore (così come per l'Epr francese) sono state sollevate dall'autorità di regolamentazione del nucleare della Gran Bretagna.

La cosa operò (ed evidentemente) non riguarda solo i reattori nucleari di nuova generazione: nessuno dei 104 reattori in attività negli Usa sarebbe probabilmente in grado di sopportare un impatto aereo come quello delle torri gemelle. L'industria nucleare però sostiene che adeguare le centrali nucleari al rischio "terrorismo aereo" (o semplicemente di incidente) renderebbe troppo costoso costruirle. Ma non è finita: secondo quanto scrive Wasserman «Più di due dozzine di contenimenti della General Electric Mark Usa sono classificati come più deboli della struttura che conteneva l'unità 4 di Chernobyl al mento della catastrofe del 1986».

Di fronte a questo scenario pre-Chernobyl i gestori e i proprietari delle vetuste centrali statunitensi chiedono di applicare il modello tedesco alla "Merkel" allungando la vita delle centrali nucleari di 20 anni o più, ignorando l'invecchiamento strutturale delle infrastrutture degli impianti e del calcestruzzo.

Intanto le "piscine" del combustibile esaurito traboccano e migliaia di tonnellate di barre di combustibile altamente radioattive sono nei box di cemento con fori di ventilazione. Né le piscine, né le casks sono in grado di sopportare un jet crash del getto, o anche un attacco terroristico di basso livello.

 

Robert Alvarez, un esperto di reattori nucleari, senior scholar all'Institute for policy studies ed ex senior policy advisor del segretario Usa all'energia, racconta all'Huffington Post che «Nel 2003, i miei colleghi e mi hanno riferito che il drenaggio di una piscina di combustibile esaurito per jet crash del getto potrebbe portare ad un catastrofico incendio del combustibile esaurito, con radiazioni che possono rendere inabitabile un'area di 27.000 miglia quadrate inabitabile. Cioè un'area più grande degli Stati del Maryland, Massachusetts e New Jersey messi insieme. Un anno dopo, il National Academy panel, convocato per controllare il nostro studio, ha avvertito che le piscine dei reattori erano vulnerabili agli attacchi terroristici ed ai "catastrophic radiological fire". In particolare, negli Usa ci sono 35 Boiling Water Reactors che hanno elevato le piscine del combustibile esaurito di diversi piani fuori terra. Le piscine non sono protette da un contenimento spesso in cemento come i reattori. Attualmente, rispetto ai progetti originali, contengono circa quattro volte più della quantità prevista di carburante esaurito altamente radioattivo».

Nel Vermont Yankee, all'Indian Point di New York e in altri vecchi reattori, le tubazioni interrate hanno s perdite significative di trizio, isotopi di cesio e di altri elementi cancerogeni o mortali. Joseph Mangano, direttore esecutivo del Radiation and public health project, denuncia: «I reattori come routin emettono una parte dei rifiuti di alto livello localmente, nell'aria e nell'acqua... I trend dello stronzio 90 nei reattori è simile ai trend locali di cancro infantile».

 

I prestiti nucleari di Obama rischiano di fare una brutta fine: secondo Alvarez in queste condizioni di insicurezza, il General Accounting Office e il Congressional Budget Office stimano che almeno la metà dei prestiti concessi per la costruzione di nuove centrali nucleari avranno un esito negativo, come è successo per l'Epr che Constellation Energy voleva costruire a Calvert Cliffs, nel Maryland, quando l'impresa atomica si è accorta che il suo accordo con Edf sarebbe stato clamorosamente in perdita.

A questo si aggiunga che in caso di incidente nucleare saranno i cittadini Usa a pagare i trilioni di dollari necessari, visto che le assicurazioni dell'industria nucleare arrivano a coprire solo 11 miliardi di dollari di danni. E' per questo che un incidente o un attentato terroristico alle centrali nucleari Usa potrebbe portare il governo americano alla bancarotta. Uno scenario preoccupante, nel bel mezzo di una crisi economica che si credeva superata, con la vittoria dei repubblicani filo-nucleari e con i costruttori di reattori che premono per avere più dollari con meno interessi e ancor meno responsabilità.

Fonte: greenreport.it

 
By Admin (from 19/02/2011 @ 08:00:38, in it - Osservatorio Globale, read 1747 times)

Tempi duri per il partito di Bossi. A pesare sul groppone delle camicie verdi non ci sono solo le accuse di essere in qualche modo legati alla grande criminalità organizzata penetrata nel tessuto economico delle zone più ricche del Paese.

 

PARENTOPOLI – A minare la credibilità della Lega Nord è arrivata la parentopoli che ha interessato la giunta regionale di Roberto Cota. Figli, fratelli, mogli e mariti di rappresentanti di PdL e Lega sono stati accuratamente impiegati nelle segreterie e negli uffici dei nuovi inquilini dell’ente che a marzo è passato nelle mani del centrodestra. C’è la figlia del capogruppo della Lega che lavora nella segreteria del governatore, la moglie dell’assessore che lavora nella segreteria di un altra pedina della giunta, figlie e sorelle di consiglieri PdL che lavorano al gruppo del partito berlusconiano. Alla faccia della meritocrazia.

 

LOTTA AGLI SPRECHI? – La notizia di queste anomalie arrivava subito dopo quella dell’utilizzo dell’auto blu da parte di un esponente leghista che aveva pubblicamente annunciato di essersene privato. Appena eletto il presidente del Consiglio del Friuli, Ballaman, aveva fatto sapere di aver intenzione di abbattere i costi della politica e di rinunciare alla macchina di servizio: fu sorpreso alla guida di una di esse mentre andava a prendere nonna e zio della fidanzata all’aeroporto. Un altro leghista, l’onorevole Alessandri, l’auto blu l’ha utilizzata incassando una settantina di multe. La sua giustificazione? “Spostamenti istituzionali urgenti“.

TANTI QUATTRINI – Non solo furbizie o semplici promesse disattese. Come ogni vecchio partito che si rispetti, ci sono anche tanti bei quattrini a girare dalle parti della Lega, come i 50 milioni incassati dal giornale di partito e gli 800mila dirottati dalle casse pubbliche a beneficio della scuola Bosina di Varese, tenuta dalla moglie di Bossi, Manuela Marrone, istituto dove si insegnano filastrocche locali e tante materie folk. Tanti comportamenti discutibili ma leciti, per carità. Ma non mancano nemmeno quelli di maggiore gravità. Come l’incasso di 200 milioni di euro della Ferruzzi da parte del tesoriere del Carroccio, che causò a Bossi una condanna per finanziamento illecito. O come il patto di ferro stipulato con Giampiero Fiorani: pronto a salvare la Credieuronord con i soldi dei suoi correntisti pur di ottenere coperture politiche per i suoi progetti di scalata, Fiorani mise a disposizione della Lega anche soldi per l’attività politica generica, consegnati ad esempio ad Aldo Brancher con destinazione Roberto Calderoli, che doveva pagare alcune spese elettorali.

 

FAVORI E POSTI DI POTERE – Per non parlare della spartizione dei posti di potere cui i padani hanno partecipato nel momento di rinnovare i consigli di amministrazione delle società controllate dai ministeri, della mania dei doppi incarichi, dei favoritismi nella guida degli enti locali che l’IdV ha ricostruito ed elencato in un apposito dossier. Passiamo al colore: la vicende della scuola di Adro. L’istituto Gianfranco Miglio, che gli uomini del Carroccio volevano decorato metro per metro col sole delle Alpi, non è l’unico caso della mania leghista di vedere il proprio simbolo dappertutto. Ad Adro hanno perfino pensato di renderlo ufficiale. Ci riusciranno o no, poco cambia, tra Bergamo e Varese la pop art padana si è già diffusa. Ultima nota: il ministro Calderoli ha mentito su una legge ad personas ideata per salvare decine di militanti del Carroccio dall’accusa di banda armata.

Fonte: giornalettismo.com - Autore: Donato De Sena

 
Ci sono 4681 persone collegate

< marzo 2021 >
L
M
M
G
V
S
D
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
       
             

Titolo
en - Global Observatory (605)
en - Science and Society (594)
en - Video Alert (346)
it - Osservatorio Globale (503)
it - Scienze e Societa (555)
it - Video Alerta (132)
ro - Observator Global (399)
ro - Stiinta si Societate (467)
ro - TV Network (149)
z - Games Giochi Jocuri (68)

Catalogati per mese - Filed by month - Arhivate pe luni:

Gli interventi piů cliccati

Ultimi commenti - Last comments - Ultimele comentarii:
Hi, it's Nathan!Pretty much everyone is using voice search with their Siri/Google/Alexa to ask for services and products now, and next year, it'll be EVERYONE of your customers. Imagine what you are ...
15/01/2019 @ 17:58:25
By Nathan
Now Colorado is one love, I'm already packing suitcases;)
14/01/2018 @ 16:07:36
By Napasechnik
Nice read, I just passed this onto a friend who was doing some research on that. And he just bought me lunch since I found it for him smile So let me rephrase that Thank you for lunch! Whenever you ha...
21/11/2016 @ 09:41:39
By Anonimo


Titolo





05/03/2021 @ 01:14:35
script eseguito in 739 ms