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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 13/10/2010 @ 08:00:06, in it - Osservatorio Globale, read 2506 times)

L’istruzione pubblica specchio del Paese, tra malcontento e caos: “Il Ministero pretende una didattica efficace anche in classi di trentacinque alunni, la maggior parte dei quali cresciuta senza libri e senza regole”. Un articolo per ‘Tu Inviato’  

C’è aria di scuola. Nel senso che la scuola è per aria: quest’anno, se possibile, più che mai. L’istruzione italiana non è più un problema politico: è semplicemente un cancro sociale le cui metastasi ingarbugliate hanno contribuito a decretare la morte di tante cose. Del profitto degli alunni soprattutto.

 

Perché se la fame di cattedre, di pane e di serietà affligge penosamente i docenti precari, è soprattutto la conseguenza di essa a condannare (chissà per quante generazioni ancora) l’Italia e gli italiani. Il punto è che tanti neppure se ne accorgono e in troppi preferiscono non guardare. Per primo il ministro Gelmini, solidale a parole, sprezzante di fatto. E totalmente indifferente al destino della scuola pubblica.

 

Quella privata, invece, sembra godere di ottima salute; anche in questo caso, però, si tratta di apparenza (ma credo si possa tranquillamente parlare di presa per i fondelli): oggi più che mai gli istituti privati (cattolici e non) sono sovvenzionati anche dalle nostre tasche e molti di essi, sfruttando il dramma economico dei precari e avendo esclusivamente fini di lucro a discapito degli obiettivi culturali, sfornano futuri universitari impreparati, viziati e presuntuosi. Ecco, forse, una delle cause di questo disastro: la presunzione. Una piaga molto italiana. Sempre più italiana. La presunzione di non aver bisogno di imparare niente da nessuno. La presunzione di avere figli laureati e realizzati delegando, però, ad altri l’onere dell’educazione e del disincanto. La presunzione di considerarsi un insegnante insostituibile (magari vecchio, stanco e annoiato. Eppure insostituibile). La presunzione permea il tessuto del nostro Paese.

 

Non a caso gli italiani hanno scelto un preciso e fedele rappresentante di questa mentalità, sottovalutandone, ahimè, le conseguenze: la presunzione esaspera l’egoismo, l’egoismo genera malcontento e il malcontento determina il caos.

Rifiutare un reale confronto con gli insegnanti è, da parte del ministro Gelmini, l’ennesima conferma della presunzione di questo governo che taglia impietosamente sulla scuola pubblica. E, non dimentichiamolo, costringe tanti precari di lettere e matematica a vivere di lezioni in nero la cui domanda, sempre più frequente, è un chiaro indice della reale condizione degli studenti italiani.

 

Il Ministero, nel frattempo, pretende dai docenti una didattica efficace anche in classi di trentacinque alunni, la maggior parte dei quali cresciuta senza libri e senza regole. Cioè senza le parole. Ecco, sì, da un po’ di tempo la scuola italiana lascia ed è senza parole: i ragazzi non riescono ad acquisire un bagaglio lessicale sufficiente per viaggiare non solo all’estero, ma soprattutto in Italia; le famiglie non trovano le parole giuste per amare, sgridare ed educare i figli; gli insegnanti (precari e no) non hanno più voce; il ministro sceglie di tacere. Solo la tv continua a blaterare. Anche lei, però, senza parole.

Fonte: inviatospeciale.com - Autore: Chiara Traverso

 

Di nuovo morti dei giovani nell'interminabile "opera di pace" in Afghanistan. Di nuovo eroi morti per la "pace", la "libertà", la "giustizia", il "bene comune", l' "armonia tra i popoli", etc.: "dulcius et decori est pro patria mori". (Certo!). Di nuovo grandi discorsi al valore civico, al progresso dell'umanità, - anche, perché no? - al valore militare. Decorazioni a ragazzi per i quali le famiglie e gl'amici avrebbero ben preferito rivederli in vita invece di avere una medaglia da appendere in salotto. Di nuovo discorsi che isolano le cose dal contesto. Un contesto che nessuno vuole evocare, e che - tranne in una puntata di "Report" - non abbiamo mai sentito evocare sulla stampa. Eppure lo sanno tutti, anche i ragazzini: è in Afghanistan che si produce oltre l'80% degli oppiacei del pianeta Terra. E' con i proventi di questi che si finanziano i talebani o presunti tali. Eppure, contrariamente al colonnello di "Apocalypse Now", a nessun dannato generale, né italiano, né tantomeno americano è venuto in mente di buttare ad esempio il Napalm sui campi, la prima cosa che un qualsiasi stratega anche da strapazzo avrebbe fatto. Sicuramente perché, al contrario che al colonnello di "Apocalypse Now", a loro non sarebbe piaciuto stiracchiarsi all'alba pronunciando la celebre frase: "Mi piace il Napalm di prima mattina!" Noi, ovviamente - a cominciare dagli amici e dalle famiglie dei caduti - non dobbiamo chiederci e neppure pensare come mai in tanti anni a nessuno sia mai venuto in mente di bruciare, o di distruggere con i diserbanti le piantagioni. Siamo qui nei pressi della "Ratio" che ci apre alla comprensione del perché questa guerra - chiamiamo le cose con il loro nome, qui non c'è mai stata nessuna missione di pace - fosse persa ancor prima di partire. Questo oltre 80% della produzione mondiale di oppiacei dove va a finire e cosa succede se lo si colpisce? Risposta: va a finire sul mercato occidentale (cioé americano, europeo ed italiano) della droga. Se lo si colpisce, si colpisce il mercato occidentale della droga, con tutte le conseguenze, direttamente in occidente, dentro casa nostra, mica in Afganistan. La rivolta dei drogati in crisi di astinenza, qui da noi. E, sono mica uno o due, sono tanti, tantissimi. Purtroppo. Il crollo di interi settori della finanza che campano direttamente o indirettamente dei proventi della droga (altro argomento tabù). Sempre: da noi, dentro casa nostra, mica in Afganistan. Cose che si sapevano da prima di partire. Cioé, da prima di partire, si sapeva che quello che avrebbe dovuto essere il primo obbiettivo bellico da colpire, non poteva essere colpito perché "intoccabile". Ossia che la guerra era persa. Da prima di partire si sapeva che per il talebano in primis, ma anche per l'afgano medio, il modello socio culturale è quello del califfato medioevale di cui la nostra civiltà, il nostro modello socio culturale - del quale le nostre truppe e basi sono una testa di ponte - rappresenta la distruzione. Da loro non c'è quella tolleranza che connota la nostra civiltà dove si ammette anche la moschea e la religione islamica. Loro non ammettono assolutamente le chiese e le evangelizzazioni e i pochissimi cristiani sono perseguitati. Da loro la tolleranza della nostra cultura non può esserci perché non c'è quello che è a monte di essa: la distinzione tra Stato e Chiesa: tra Stato e religione, tra potere dello Stato e potere della Chiesa, tra legge dello Stato e legge della Chiesa. Loro questa distinzione non solo non la conoscono, non la ammettono assolutamente. C'è una sola legge, quella della religione, la legge islamica, ed è questa a connotare lo Stato. Come nel nostro medio evo: è il Papa a incoronare l'imperatore che impera imponendo la "legge di Dio", "Parigi vale bene una messa". Il nostro modello socio culturale moderno, il nostro Stato moderno, nasce dal superamento di quel modello. E' ciò che loro non vogliono. Loro lottano e combattono per quel modello: il califfato medioevale. Noi, tutto il nostro essere, ne siamo la negazione, dunque il nemico da abbattere. Noi non portiamo la "pace", né potremmo mai farlo, perché noi, rispetto al loro modello, siamo dei sovversivi. Il nostro "impegno" per la "pace", per la "libertà", "i diritti umani", "i diritti dell'uomo e del cittadino", per la "difesa della democrazia", è - di fatto - un impegno per il superamento di quel modello socioculturale, cioé per il suo annientamento, ergo - dal loro punto di vista - un atto di guerra. Noi ammettiamo e possiamo ammettere anche un islam "illuminato", loro non possono ammettere anche noi. Dovrebbero superare ed uscire dalla visione integralista della persona - soprattutto della donna e perciò anche dell'uomo -, della società, dello Stato.

Autore: Francesco Latteri Scholten; Fonte: francescolatterischolten.myblog.it

 

Il presidente Traian Basescu ha rinviato la legge sulle pensioni al Parlamento, sebbene la Corte Costituzionale le avesse dato il via libera. Il capo dello stato ha voluto sottolineare che, dal punto di vista legale, non ha niente da rimproverare alla legge sulle pensioni, firmata da ambo i presidenti delle Camere del Parlamento. Ma, ha detto egli, le legge ha una vulnerabilità- l’equiparazione dell’età pensionistica per donne e uomini a 65 anni non tiene conto delle realtà socio-economiche romene, che rendono la situazione delle donna più difficile. Traian Basescu ha proposto che l’età pensionistica per le donne sia di 63 anni. Perfettamente costituzionale, la mossa del presidente è stata interpretata dall’opposizione, che aveva contestato la legge alla Corte Costituzionale, come una modalità con cui il capo dello stato ha evitato l’avvio della procedura di sospensione dalla carica nei suoi confronti. Perchè i socialdemocratici e i liberali avevano annunciato che qualora il presidente avesse promulgato la legge, su cui pende il sospetto di votazione fraudolente, avrebbero avviato le procedure in tal senso. L’opposizione afferma che alla Camera non ci sarebbe stato il quorum nel momento della votazione, fatto che sarebbe dimostrato dalle immagni soprese dalle telecamere, ma sarebbe stato ignorato dalla presidente della Camera, Roberta Anastase. Prima dell’annuncio fatto da Basescu, la decisione della Corte Costituazionale aveva destato un’ondata di malcontento tra gli esponenti dell’opposizione e i pensionati, ma gli esponenti del potere sostenevano che la nuova legge facesse giustizia nel sistema pensionistico pubblico in quanto rispetta il principio dell’anzianità contributiva ed elimina grandi discrepanze. La legge prevede inoltre l’eliminazione delle pensioni speciali per poliziotti, militari e parlamentari, e il congelamento delle pensioni nel 2011. I sindacati avevano chiesto, dal canto loro, al presidente di non promulgare la legge, scontenti del modo di calcolo dell’indice pensionistico e dell’eliminazione di certe agevolazioni per le persone che hanno lavorato in condizioni difficili. Nell’accordo di prestito concluso con il Fmi, l’Ue e la Banca Mondiale, per un valore di circa 20 miliardi di euro, Bucarest si è impegnata a riformare il sistema pensionistico.

Oltre 6 mila insegnanti di tutto il Paese, mobilitati dalle tre federazioni sindacali dell’insegnamento preuniversitario, sono venuti a Bucarest, il 5 ottobre, Giornata Mondiale dell’Educazione, per protestare davanti al Governo, alla sede della Presidenza e del Ministero dell’Istruzione. Gli insegnanti sono scontenti del calo dei redditi, della riduzione del numero di posti di lavoro nel sistema, della legge sulla retribuzione unitaria degli statali, dell’intento dei governanti di continuare a chiudere scuole nelle zone rurali e del sottofinanziamento cronico del sistema educativo. Il presidente della FederazioneSindacale Spiru Haret, Gheorghe Izvoranu ha dichiarato: “I redditi sono sono stati tagliati del 25%, ma, in realtà, sono calati di oltre il 40-50%. In nessun altro Paese dell’Europa sono state prese misure così dure nel settore insegnamento. Sono stati cancellati i contratti collettivi di lavoro, sono state chiuse scuole, nel contesto in cui in moltissimi altri paesi c’è un numero più basso di allievi per ogni singolo insegnante di quanto ci sia in Romania”.

"Iesi afara javra ordinara!" si "Moarte lui Basescu!" - au fost doar cateva din sloganurile pline de furie strigate de peste 6.000 de politisti, precum si sute de gardieni din cadrul Administratiei Nationale a Penitenciarelor.

La Romania, assieme all’Ungheria, Serbia e Bulgaria stanno monitorando costentemente la qualità dell’acqua del Danubio, raggiunto dai fanghi rossi tossici fuoriusciti, all’inizio della settimana, da una fabbrica di alluminio nell’ovest dell’Ungheria. La fuga di alluminio dalla fabbrica di Ajka, sita a 160 km da Budapest, equivale con centinaia di migliaia di tonnellate di fango alcalino e metalli pesanti, sparse su centinaia di km quadri. In seguito alla catastrofe ecologica, l’Ungheria ha attivato il meccanismo europeo di protezione civile, chiedendo assistenza tecnica per il contrasto dell’inquinamento. Il commissario europeo per l’aiuto umanitario, Kristalina Georgieva, ha annunciato che Bruxelles è pronta ad intervenire. Gli specialisti affermano che le misure prese negli ultimi giorni lungo i corsi d’acqua, in cui sono state versate grandi quantità di sostanze neutralizzanti, hanno abbassato il livello alcalino delle sostanze inquinanti, ma stando agli ecologisti, le conseguenze a lungo termine della catastrofe sono difficili da valutare. Gli specialisti romeni credono che la distanza di oltre 700 km dal luogo dell’incidente fino all’ingresso del Danubio in Romania e la grande portata del fiume in questo periodo limiteranno gli effetti dell’inquinamento sul territorio rumeno.

Bucarest e Chisinau continuano il processo di ampliamento delle reti consolari con l’apertura, questa settimana, di un consolato generale della Moldova a Iassi (nel nord-est della Romania). Stando ad un comunicato del Ministero romeno degli Esteri, “il desiderio delle autorità della Moldova di aumentare la loro rappresentazione in Romania è una conseguenza normale dei cambiamenti democratici avvenuti nello stato confinante con la vittoria alle elezioni del 2009 dell’Alleanza per l’Integrazione Europea. Questo evento è un’ulteriore prova dei buoni rapporti tra i due stati europei, uno membro dell’Ue, l’altro impegnato per un percorso europeo molto ambizioso, con prospettive tra le più favorevoli di raggiungere l’obiettivo dell’integrazione europea”. Lo scorso luglio, la Romania ha aperto due consolati generali in Moldova, a Balti e Cahul.

Fonte: rri.ro

 
By Admin (from 07/10/2010 @ 08:00:40, in it - Osservatorio Globale, read 1279 times)

Un convergenza a livello europeo sui costi bancari sembra difficile, soprattutto a causa dell’eterogeneità delle pratiche adottate dai diversi istituti di credito del Vecchio Continente. A spiegarlo è uno studio che è stato presentato ieri a Parigi, secondo il quale è l’Italia il mercato bancario retail più caro. Sulla base di un livello base pari a 100 euro, la tenuta di un conto corrente nel nostro Paese costa infatti 149 euro; in Spagna e Gran Bretagna il valore cala a 107 e arriva a 95 in Francia, mentre in Germania (91), Belgio (80) e Olanda (70) si registrano i prezzi più bassi.

 

La questione è di grande attualità, anche perché il commissario europeo responsabile dei Servizi finanziari, Michel Barnier, ha chiesto recentemente agli istituti di credito - attraverso una lettera inviata al Financial Times - di informare chiaramente i clienti sui costi che occorre sostenere per l’apertura, la tenuta e la chiusura dei conti correnti. Secondo il membro della Commissione di Bruxelles, infatti, in molti casi vengono applicate tariffe eccessive, spesso per servizi neppure richiesti dai correntisti.

Lo studio che pone il nostro Paese come il meno virtuoso in questa speciale classifica è firmato dalla società di consulenza americana Bain & Company, che ha tuttavia specificato come, proprio in ragione della forte diversità tra le diverse banche prese in esame, non esiste un «modello di riferimento». E proprio per questo il lavoro di Barnier, che vorrebbe uniformare i costi in Europa, sembra arduo, anche se - conclude il rapporto - «è possibile una convergenza». 

Fonte: valori.it

 

“Un rapporto sostiene che acquistare beni contraffatti va a vantaggio sia dei consumatori che dei marchi originali. Le esigue risorse delle polizie europee dovrebbero essere impiegate altrove”.

 

È un acquisto vacanziero, impulsivo. La borsa Louis Vuitton falsa o il Rolex taroccato, dati via per quattro soldi. Anche se dopo, in qualche modo, chi li acquista finisce per pentirsi. Di certo nessuno si lamenta del prezzo, ma sorge più di un dubbio sulla qualità, sulla legalità e su chi alla fine tragga profitto dal mercato dei falsi. A quanto pare, però, sono tutte preoccupazioni inutili. Un nuovo rapporto finanziato dall’Unione europea sostiene che comprare prodotti falsi va più che bene.

 

Lo studio, firmato tra gli altri da un consulente del ministero dell’interno britannico, sostiene che il mercato dei capi contraffatti a prezzi stracciati va a beneficio dei consumatori. Il documento respinge inoltre le istanze delle grandi firme, sostenendo che le perdite derivate dalla contraffazione sono largamente esagerate – chi compra un falso non sarebbe mai in grado di acquistare l’originale – e ipotizzando che i beni contraffatti possano in realtà promuovere il marchio originale.

 

Il rapporto suggerisce che la polizia non dovrebbe perdere tempo cercando di fermare i contrabbandieri, e smentisce le voci secondo cui il mercato dei falsi finanzierebbe il terrorismo e la criminalità organizzata. Oltretutto l’opinione pubblica non mostra un grande interesse verso un possibile inasprimento delle leggi: i consumatori si limitano a godere degli affari resi possibili dal commercio illegale, che nel Regno Unito raggiunge un volume stimato di 1,3 miliardi di sterline.

 

Il criminologo David Wall, coautore del rapporto e consulente del governo, sostiene che il danno economico portato all’industria dal mercato dei falsi potrebbe ammontare in realtà a un quinto di quanto precedentemente calcolato. “E forse è ancora meno“, prosegue Wall. “Ci sono prove che stia addirittura aiutando le compagnie, diffondendo più rapidamente le nuove mode e aumentando la visibilità dei marchi. [...] Dovremmo occuparci del mercato dei farmaci contraffatti, dei componenti aeronautici difettosi e in generale di tutto quello che può causare un danno alle persone. In un momento in cui non ci sono ulteriori risorse pubbliche e agli agenti di polizia viene chiesto di fare gli straordinari, bisognerebbe concentrarsi su altro“.

 

Mentre le autorità britanniche combattono chi commercia in beni contraffatti, il governo ha deciso di non criminalizzare i compratori. Tuttavia i turisti che acquistano prodotti falsificati in altri paesi possono essere perseguibili. In Francia la pena per chi acquista beni contraffatti è una multa che può raggiungere i 300mila euro, o in alternativa tre anni in galera. All’inizio dell’estate in Italia, durante una serie di controlli, un turista è stato costretto a pagare una multa di mille euro per aver comprato una borsa Louis Vuitton falsa per sette euro da un venditore ambulante sulla spiaggia di Jesolo.

I vacanzieri rischiano anche che i prodotti contraffatti vengano sequestrati in aeroporto al ritorno nel Regno Unito, nel caso in cui vengano intercettati dalla dogana britannica. Secondo il rapporto ogni anno quasi tre milioni di consumatori acquistano beni di marche contraffatte come Luis Vuitton, Yves Saint Laurent, Burberry o Gucci. Quasi un terzo delle vendite viene effettuato via internet.

Il professor Wall, dell’università di Durham, sostiene che i consumatori vengono raramente ingannati dai marchi contraffatti, e sono anzi soddisfatti dalla scelta che offre il mercato nero dei falsi. “Sono appena tornato da Corfù e ho visto orologi Breitling in vendita a dieci euro. Nessuna persona in possesso delle sue facoltà mentali potrebbe pensare che quelli siano veri Breitling“.

 

La qualità di molti prodotti contraffatti è “aumentata enormemente”, sottolinea il rapporto pubblicato sul British Journal of Criminology. Il documento conclude affermando che non c’è “interesse e sostegno da parte del pubblico a proposito dell’uso di fondi statali per controllare e perseguire la produzione e il commercio dei prodotti contraffatti“, e che il compito spetterebbe alle compagnie, non alla polizia.

 

Tuttavia le forze dell’ordine e le aziende hanno rigettato le conclusioni dello studio. Un portavoce della Louis Vuitton ha dichiarato che “la vendita di prodotti falsificati è un atto illegale, i cui ricavati servono a finanziare le organizzazioni criminali a scapito dei consumatori, delle compagnie e dei governi“. Un rappresentante della Burberry ha aggiunto che “la contraffazione viene presa sul serio, e Burberry richiede sempre il massimo della pena ogni volta che viene provata la colpevolezza“. L’Association of Chief Police Officers ha dichiarato che la contraffazione “non è un crimine senza vittime“. “Gli affari, le persone e le finanze pubbliche vengono colpite duramente da questo tipo di attività“, ha detto un portavoce. 

Fonte: minitrue.it

 
By Admin (from 04/10/2010 @ 08:00:43, in it - Osservatorio Globale, read 1435 times)

L’istruzione si migliora anche grazie alle nuove tecnologie, senza demonizzarle, anzi incentivandone l’uso fra tutti i giovani, senza lasciarli soli e istruendoli ad un uso corretto del mezzo, rendendolo fruibile a tutti, abbassandone radicalmente i costi. È quel che ha fatto il governo indiano presentando un nuovo tablet davvero economicamente accessibile agli studenti.

 

È stato presentato come il rivale low-cost dell’iPad, ma sarebbe davvero riduttivo vederlo solo così: sistema operativo Linux (quindi aperto e gratuito), Wi-FI, web cam per la videoconferenza, 2 Gb di memoria, un paio di ingressi USB, schermo touch screen e un costo ridottissimo fanno di questo tablet il device informatico ideale da consegnare ai 110 milioni di alunni delle scuole superiori indiane.

 

Proprio così: 110 milioni di esemplari venduti a un prezzo che oscillerà fra i 10 e i 20 euro, a seconda di quanto lo stato deciderà di sovvenzionare ulteriormente l’iniziativa, per rendere accessibile davvero a tutti i giovani indiani questo strumento informatico, pensato per la formazione e l’istruzione delle prossime generazioni.

Perché come ben spiega Kapil Sibal, ministro per lo sviluppo delle risorse umane:

“Questo progetto è parte dell’iniziativa nazionale per procedere verso una educazione inclusiva. Le soluzioni del domani emergeranno dall’India.”

I tablet sono stati progettati e realizzati dall’Indian Institute of Technology e dall’Indian Institute of Science, rivelandosi uno stimolo, sotto molteplici aspetti, alla crescita educativa, sociale e intellettuale del paese, e non solo. Tutti i device saranno quasi sicuramente finanziati grazie agli impianti solari che il governo ha intenzione di installare capillarmente sul territorio. E grazie ai soldi risparmiati con l’energia pulita del sole si finanzierà ulteriormente questo progetto, per renderlo ancora più economico e accessibile.

 

Un plauso al governo indiano, nella speranza che questa iniziativa segni una svolta concreta nel campo dell’istruzione aperta a tutti. 

Fonte: smartercity.liquida.it

 

Al grido di “Licenziamolo”, rivolto a Silvio Berlusconi, il Popolo viola riempie la storica piazza romana per il No B.Day 2. Dopo un corteo lungo tre chilometri, dove non è mancata anche qualche polemica quando un gruppo locale del Popolo Viola di Torino ha contestato agli organizzatori romani che alla testa del corteo c’erano troppe bandiere ed esponenti dell’Idv di Di Pietro, tutto poi si è ricomposto e decine di migliaia di persone hanno riempito piazza San Giovanni. 10 mila secondo la Questura, 500mila secondo gli organizzatori, certo è che i pullman, tantissimi, e la lunghezza del corteo fanno immaginare che la mobilitazione è stata un successo. Costituzione, lavoro, informazione, questi i temi del dibattitto enunciati dai tanti ospiti intervenuti sul palco. Da Salvatore Borsellino, Ernesto Nassi dell’Anpi, Luca Telese, Stefano Rodotà, Paul Ginsborg, solo per citarne alcuni.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

 
By Admin (from 03/10/2010 @ 08:00:28, in it - Osservatorio Globale, read 1197 times)

Le biciclette – oltre a non emettere emissioni inquinanti e a impiegare la forza muscolare degli esseri umani anziché carburanti – hanno il pregio di essere mezzi di trasporto agili, veloci, in grado di superare ingorghi e traffico ed adatti a circolare facilmente anche nelle stradine strette dei centri storici.

 

Tutte caratteristiche che possono fare la differenza quando si tratta di primi soccorsi: a volte la velocità di intervento può essere il fattore discriminante nel salvare una vita.

 

Potrebbero essere questi i presupposti da cui è partita l’associazione di volontariato Ambulife nell’ideare il suo progetto, presentato il 2 agosto a Terni e al centro di un notevole interesse a livello nazionale.

E’ stato infatti presentato agli inizi di agosto a Palazzo Spada – l’edificio storico sede del comune di Terni – Bikemergency, un nuovo servizio messo a disposizione dei cittadini con il supporto di Cesvol e la collaborazione del Comune ternano.

 

Di che si tratta?

Due operatori sanitari – tra cui alcuni dei dieci infermieri che prestano servizio volontario nell’associazione – avranno a disposizione due biciclette munite di apparecchi radio, materiale di primo soccorso, medicazione e rianimazione, defibrillatori. A bordo dei due mezzi saranno di pattuglia nei luoghi più frequentati dagli abitanti, oltre a parchi, giardini, mercati e centri commerciali, di modo da poter rispondere immediatamente alle richieste di aiuto e poter intervenire velocemente anche in aree in cui l’arrivo di ambulanze e mezzi di primo soccorso è malagevole o difficoltoso.

Particolarmente soddisfatto il sindaco, che parla dell’iniziativa come di “una vera e propria eccellenza a livello nazionale”.

Tra i progetti futuri c’è il coordinamento con le forze dell’ordine, le realtà ospedaliere della zona e il coinvolgimento dell’azienda sanitaria locale.

 

Bikemergency collaborerà inoltre col 118, che potrà mettersi in contatto radio per segnalare loro eventuali emergenze.

Fonte: smartercity.liquida.it

 

La questura di Milano ha realizzato l'identikit del presunto aggressore del caposcorta di Maurizio Belpietro sulla base della testimonianza dello stesso poliziotto. L'immagine raffigura un uomo di corporatura massiccia, circa 1,80, occhi scuri, pupille dilatate, naso grosso e di probabile cittadinanza italiana.

LA QUESTURA DI MILANO HA REALIZZATO L'IDENTIKIT DEL PRESUNTO AGGRESSORE DEL CAPOSCORTA DI MAURIZIO BELPIETRO SULLA BASE DELLA TESTIMONIANZA DELLO STESSO POLIZIOTTO

 La scheda dell'identikit dell'uomo sorpreso ieri nel condominio di Milano dal caposcorta di Belpietro definisce il presunto aggressore di età apparente attorno ai 40 anni, 1.80 corporatura robusta e atletica, capelli con gel pettinati all'insù, naso grosso alla punta, bocca con labbro superiore carnoso e sporgente, labbro inferiore piccolo e sottile. L'uomo è di razza caucasica, occhi scuri, ma con pupille che al testimone, e nell'dentikit, appaiono dilatate. La forma del viso è regolare con zigomi marcati. L'aggressore indossava pantaloni bianchi con riga laterale nera camicia grigio-verde estiva da finanziere con mostrine.

SENSO DI INGIUSTIZIA

All'indomani degli spari sul suo pianerottolo, "prevale il senso di ingiustizia: perché - si è domandato Maurizio Belpietro - in questo paese non è possibile sostenere delle opinioni senza pagare con paura e minacce?". In trasmissione, dopo aver ricostruito quanto successo ieri sera, il direttore di 'Libero' ha detto di essere uno dei pochi direttori sotto scorta, insieme ai colleghi Vittorio Feltri ed Emilio Fede: "Siamo tutti dell'area moderata e non sono casi: sostenere idee contro la vulgata corrente si paga anche da questo punto di vista, con la limitazione della libertà". Per Belpietro, quanto successo ieri dipende anche dal clima politico avvelenato: "Il clima conta: basta navigare su certi siti per trovare non polemiche, ma minacce di morte come 'mi piacerebbe ammazzare lui e la sua scorta'. Tutto questo mi mette inquietudine, non capisco quale reato ho commesso per meritare addirittura una condanna a morte". Belpietro ha anche ricordato di aver ricevuto delle minacce già a gennaio, quando un uomo ha tentato di introdursi nella redazione di 'Libero' e, fermato dalla scorta, ha poi confessato "cattive intenzioni". "E quello di gennaio non era un pazzo, tanto che - ha detto il direttore - non gli hanno fatto il trattamento sanitario obbligatorio".

Fonte: unionesarda.it ; Fonte video: byoblu.com

 
By Admin (from 02/10/2010 @ 08:00:43, in it - Osservatorio Globale, read 2076 times)

Prosegue come previsto il calendario di pensionamento delle vecchie lampadine a incandescenza voluto dall'Unione europea per incrementare il risparmio energetico, garantito invece da lampadine più efficienti come quelle fluorescenti o a led.

 

Lo scorso anno, esattamente il 1 settembre 2009, sono state tolte dal mercato le lampade da 100 Watt, ora tocca a quelle da 75 (che potranno essere vendute solo fino a che non saranno esaurite le scorte rimaste in magazzino), tra un anno toccherà alle lampadine a incandescenza da 60 Watt, poi a quelle da 40 e da 25 Watt nel settembre 2012.

«Si tratta di un percorso importante verso la riduzione dei consumi energetici, al quale guardiamo con positività- ha dichiarato Eva Alessi, responsabile progetti internazionali del Wwf-Ognuno di noi deve essere consapevole che per ridurre i consumi energetici e di conseguenza diminuire l'impatto ambientale bisogna da una parte evitare gli sprechi, dall'altra scegliere prodotti più efficienti.

Per quanto riguarda l'illuminazione la scelta migliore sono i led o le lampadine fluorescenti compatte - ha concluso l'esponente del Wwf - perché ovviamente la riduzione dei consumi energetici riguarda sia l'uso domestico che quello commerciale». L'Ue ha stimato che sostituendo tutte le lampadine di vecchia generazione con quelle nuove si potrebbero risparmiare fino a 40 miliardi di KW/h l'anno, con conseguente risparmio 15 milioni di tonnellate di CO2.

Fonte: greenreport.it

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