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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 01/10/2010 @ 08:00:52, in it - Osservatorio Globale, read 1608 times)

Sul sito di annunci kijiji.it pare sia "scoppiata" la condivisione-mania. Purtroppo, non si tratta di una moda relativa a qualche nuova tendenza abitativa o di lifestyle quanto piuttosto di una necessità per affrontare i (troppo spesso proibitivi) costi di un "tetto sulla testa" nelle città italiane, e, Milano, non sfugge al fenomeno anzi ne rappresenta una punta "avanzata".

 

In realtà questa “tendenza” è già consolidata tra la popolazione degli studenti milanesi per i quali è più che normale condividere gli spazi di un appartamento, o di una stanza, per abbattere i costi dell’alloggio e, forse, proprio dagli studenti, fuori sede, la pratica si è via via spostata fino a coinvolgere i lavoratori e le giovani coppie.

 

Ma oltre al metodo, probabilmente gli (ignari, in questo caso) giovani studenti sono anche causa di questa spirale che spinge sempre più su i costi degli affitti e che arriva, poi, a toccare fasce di popolazione che pur rientrando in un altra, diversa, esigenza abitativa, caratterizzata da maggiore stabilità, familiarità dell'uso e attenzione nella gestione, dell’appartamento, sconta comunque l’effetto “foresteria” indotto dalle masse di studenti disposti (perché temporaneamente obbligati) a pagare cifre esose per un posto letto.

Ecco che intervenendo sulla questione dei fuori sede, gli Enti Locali, potrebbero dare una risposta corretta e meritata, non solo agli universitari ma, allo stesso tempo, tentando un calmieramento, indiretto, del mercato, anche alle famiglie residenti.Come? Magari mettendo a disposizione, a cifre simboliche o comunque accettabili, parte delle strutture semivuote sparse in città. Magari, in questo modo, si potrebbe anche avviare un strategia di valorizzazione di qualche zona della città…

Fonte: milanoweb.com

 

In questi giorni molto si è detto a proposito delle indagini che hanno coinvolto, forse per la prima volta in modo accurato, la banca del Vaticano (lo Ior) finito sotto indagine da parte della procura di Roma per violazione delle norme sull’anti-riciclaggio. Naturalmente gli esiti dell’inchiesta richiederanno del tempo, considerata anche la complessità della materia.

Può essere però molto molto interessante approfittare dell’occasione e di una bella paginata de La Stampa di ieri - 22 09 2010 n.d.R. TA - (purtroppo un poco nascosta…) per capire cosa è e come funziona l’Istituto Opere Religiose, penso che troverete anche voi interessante sapere che:

- il suo compito sarebbe quello di provvedere alla gestione dei beni mobili e immobili di persone fisiche e giuridiche e destinati a opere di religione e carità;
- lo Ior ha 44 mila conti correnti, tutti di religiosi e dipendenti vaticani oltre ad una piccola quantità di enti privati;
- gli interessi concessi vanno dal 4 al 12%, senza alcuna tassazione;
- gli utili della banca vengono destinati a opere di carità e iniziative del Papa;
- il presidente dello Ior riferisce direttamente a 5 cardinali scelti direttamente dal Papa;

- il suo bilancio e i movimenti svolti sono noti solo al Papa, al collegio dei cardinali, al prelato dell’istituto, al consiglio di sovrintendenza, ai revisori dei conti e alla direzione generale;
- lo Ior può spostare fondi all’estero, in altre banche, in assoluta riservatezza: la Città del Vaticano non aderisce alle norme antiriciclaggio;
- i clienti sono identificati solo con un numero cifrato e non con un nome, non esistono ricevute delle operazioni né libretti degli assegni, si opera solo con bonifici;
- eventuali rogatorie devono passare dal ministero degli esteri, ma il Vaticano quasi mai le concede;
- lo Ior ha un patrimonio stimato in 5 miliardi di euro.

Fonte: Polisblog.it ; Autore: Paganini

WIE VAN DE DRIE

Cassandra Simone Monika
Cassandra | Simone | Monika
 
By Admin (from 28/09/2010 @ 11:02:00, in it - Osservatorio Globale, read 1228 times)

Benedetto XVI visiterà Palermo il prossimo 3 ottobre. La spesa prevista è di 2,5 milioni di euro: i fondi saranno stanziati quasi tutti dalla Regione, anche se gli organizzatori sperano che all’ultimo momento la visita sia classificata come “Grande evento” dalla Protezione Civile, in modo da spostare i costi sulla contabilità statale.

 

L’arcivescovo di Palermo, mons. Paolo Romeo, ha giustificato la spesa come “accorgimenti necessari” per non correre il rischio di “trasformare Palermo in una nuova Duisburg”, e ha polemicamente respinto le critiche sull’entità dei costi domandando “perché nessuno si chiede quanto costa alla cittadinanza la cena di un magistrato con gli uomini di scorta o quella di un politico? O ancora un concerto in pompa magna come quello di Morricone?”

 

Le polemiche per la visita sono anche legate al blocco della circolazione che in alcune strade durerà ben quattro giorni e per i probabili danni, irreversibili per gli agronomi, che subirà   il prato del Foro Italico.

 

Tutto ciò mentre nel Regno Unito  continua a crescere la protesta per i costi – lievitati a circa 20 milioni di sterline (di cui solo 1,5 legati alla sicurezza ) – sostenuti dal governo  britannico per la visita di Benedetto XVI il prossimo 16 settembre.

Fonte: minitrue.it - Autore: Jaques M. Hotteterre

 

In Italia l'immigrazione può dare una mano ad aprire il mondo del lavoro alle donne: nelle province dove è maggiore la presenza di straniere specializzate in servizi domestici e assistenziali l'offerta lavorativa da parte delle italiane risulta più elevata. A fare i conti e a dimostrare con i numeri il fenomeno sono due economisti della Banca d'Italia, Guglielmo Barone e Sauro Mocetti, in uno studio che certifica come una lieve crescita della quota di colf e badanti immigrate determini un rialzo delle ore dedicate dalle italiane alla propria occupazione.

 

Venendo alle cifre, nel ‘working paper' messo a punto da Via nazionale su ‘Gli effetti dell'immigrazione poco qualificata sull'offerta di lavoro femminile' si legge che, in base a dati Istat relativi al periodo 2006-2008, "un incremento dell'1% dell'incidenza delle donne straniere specializzate in servizi domestici sulla popolazione femminile complessiva determina un aumento medio delle ore lavorate dalle italiane di circa 20 minuti a settimana, a fronte di una media di 33 ore. E "il risultato è più forte per le più istruite, circa mezz'ora in più, corrispondente all'1,6% delle ore lavorative lavorate". Sempre secondo i risultati dell'analisi condotta da Palazzo Koch, per chi ricopre gli incarichi più alti (componenti degli organi legislativi, avvocati, dirigenti, imprenditrici) il guadagno di minuti dedicati alla propria occupazione sale a 40. Al contrario, per le donne con livelli d'istruzione bassi l'impatto è poco significativo.

Insomma, per l'indagine "le immigrate rimpiazzano il lavoro casalingo e le donne italiane con elevati livelli d'istruzione possono lavorare per un più alto numero di ore, specializzandosi nella produzione di beni e servizi che meglio si addicono alle loro competenze". Guardando ad altri aspetti, l'effetto positivo per le donne italiane è più marcato per quelle con figli piccoli con meno di tre anni o con a carico persone disabili. E si rafforza anche laddove l'offerta di servizi assistenziali del settore pubblico, tra cui la cura di bambini e anziani, è meno sviluppata.

 

Il fenomeno, invece, svanisce se si fa conto sulle straniere meno propense a lavorare nei servizi domestici e assistenziali.

 

D'altra parte le donne italiane passano molto tempo ad occuparsi della casa, da un minimo di un ora e mezza a un massimo di 5 ore a settimana . Una quantità "ampiamente superiore a quelle registrate negli altri principali paesi europei".

Fonte: AmericaOggi.info

 

Platts, il sito internet di informazioni sui mercati energetici e dei metalli della McGraw-Hill Companies, scrive che secondo Standard & Poor's (S&P) «Il nuovo sviluppo nucleare degli Stati Uniti dipende da sostegni federali come prestiti di garanzia (loan guarantees), tanto più che i prezzi del gas naturale restano depressi».

 

Il 16 agosto S & P ha pubblicato una serie di rapporti sull'industria nucleare statunitense e mondiale e secondo Swami Venkataraman e Aneesh Prabhu, due analisti dalla S&P «Le loan guarantees federali, con le quali governo sostiene il finanziamento della maggior parte di un nuovo progetto nucleare , migliorano "significativamente" le economie della costruzione del reattore».

 

Sul mercato la costruzione di una centrale nucleare costa 6.500 dollari/ kW e non sarebbe competitiva con una centrale a gas senza le garanzie di prestito federali. «I bassi prezzi del gas naturale rappresentano un enigma per gli operatori del mercato nucleare - dicono gli analisti di S & P - I contratti a lungo termine di acquisto di energia da parte degli operatori di mercato nucleari possono essere necessariamente difficile da ottenere a causa dei dei prezzi del gas naturale a livello di $ 5/MMBtu» Un MMBtu a un milione di British thermal unit (Btu) che definisce la quantità di calore richiesta per aumentare la temperatura di 1 pound (0.454 kg) di acqua liquida di 1° F (0.556° C) alla pressione costante di un'atmosfera.

La S&P dice che « Per le regulated utilities, la costruzione del reattore può essere più facile, dal momento che può fare affidamento sulle autorità di regolamentazione nucleare perché i costi siano più stabili delle unità a gas e sostengano che le emissions regulations favoriscono il nucleare sarebbero imminenti. Secondo la migliore delle ipotesi, che include i sussidi governativi e dei costi del carbonio a 20 dollari/tonnnellata, i reattori potrebbero essere competitivi con il gas naturale a prezzi più bassi».

 

Uno dei rapporti della S&P ricorda che in tutto il mondo un altro ostacolo alla costruzione di centrali nucleari sono gli alti costi di capitale: «I nuovi progetti di sicurezza passiva - che utilizzano la gravità, la condensazione e altre proprietà naturali per aumentare la di sicurezza - possono richiedere più tempo per le licenze e potrebbero essere meno attraenti per le utility non regolamentate che cercando una maggiore affidabilità. Toshiba è più disposti di altri fornitori dei reattori , come Areva e GE ad offrire engineering, approvvigionamento e contratti di costruzione per i suoi Advanced boiling water reactor (Abwr) che trasferiscono il del rischio al venditore. Il motivo può essere l'esperienza della Toshiba nella costruzione e progettazione di unità Abwr in Giappone».

 

Il rapporto della S&P sui costi di costruzione delle centrali nucleari evidenzia che è più costoso costruire un reattore negli Stati Uniti che in Cina e in Europa a causa della mancanza di una stabile supply chain e di una forza lavoro qualificata. Secondo Standard & Poor's il pool di construction managers e operai specializzati a disposizione oggi «resta superficiale» a causa dei decenni nei quali gli usa non hanno realizzato progetti di nuove centrali nucleari. «Inoltre, i costi sono più elevati negli Stati Uniti perché i contratti fixed-price turnkey (chiavi in mano a prezzo bloccato) Epc sono disponibili. Alcuni progetti di costruzione di nucleare all'estero sono stati contrattati quando le commodities delle materie prime erano meno costose. I progetti negli Stati Uniti devono pagare costi più elevati per cemento e acciaio. Il power plant capital cost index più del 20% negli ultimi dieci anni sia negli Stati Uniti che in Europa». 

Fonte: GreenReport.it

 

I Maya lo avevano predetto, il mondo così come lo conosciamo finirà nel 2012, a causa di inondazioni e terremoti che segneranno la fine dell’umanità. Che la profezia si avveri o meno è cosa ignota ancora, anche se c’è chi per non saper nè leggere nè scrivere ha deciso di mettere le mani avanti, avvantaggiandosi con il lavoro di “sopravvivenza”. In che modo?

 

Semplice, comprandosi un bunker in grado di salvargli la vita.

 

L’anticamera della salvezza è praticamente una botola corazzata. Un rifugio antiatomico contro inondazioni, attacchi chimici e batteriologici. Con tutti i comfort per grandi e piccini e persino lo spazio per l’albero di Natale.

 

A costruirlo ci ha pensato la Matex Security Projects di Pontedera, che dopo un’esperienza di un quarto di secolo in costruzioni militari e impianti di sicurezza ha realizzato il bunker dei desideri anche per i privati. Bello naturalmente, ma quanto costa? Una famiglia di quattro persone deve prepararsi a spendere almeno 140mila euro.

 Per chi invece non vuole rinunciare a socializzare nemmeno durante la fine del mondo la ditta californiana Vivos progetta condomini della sopravvivenza in grado di ospitare fino a 200 persone all’insegna del lusso, in posti rigorosamente top secret in angoli sperduti del pianeta. Cinquantamila dollari a testa il prezzo, la metà per gli under 16, ma almeno gli animali non pagano. Una soluzione che ha già tentato un migliaio di persone, assicurano dalla società, con prenotazioni anche dall’Italia.

All’appuntamento con la fatidica data mancano ancora più di ottocento giorni. Che peccato sapere di aver speso migliaia di euro per poi scoprire che il mondo vivrà ancora. Ma questo i Maya non l’avevano predetto.

 

Fonte: blitzquotidiano.it

WIE VAN DE DRIE

 

La polemica tra Bruxelles e Parigi sui rimpatri dalla Francia dei rrom oriundi della Romania e Bulgaria ha dominato i lavori del Consiglio Europeo svoltosi, giovedì, a Bruxelles, sebbene sull’agenda i principali temi fossero stati inizialmente la politica economica ed estera dell’Ue. Presente alla riunione, il presidente romeno Traian Basescu ha proposto a nome della Romania l’elaborazione di una strategia d’integrazione dei rrom nomadi, con due obiettivi: “Cerchiamo di dar loro due cose: la possibilità di guadagnare soldi lavorando e la possibilità di educare i propri figli. Ma faccio una menzione: essi devono voler lavorare. Allo stesso tempo, anche i rrom, come qualsiasi altri cittadini dell’Ue, devono rispettare le leggi dello stato sul cui territorio si trovano”, ha detto il presidente.


Nonostante le critiche all’interno dell’Ue e l’idea avanzata dalla commissaria europea alla Giustizia, Viviane Reding, di chiamare la Francia davanti alla Corte Europea di Giustizia per aver violato il diritto europeo alla libera circolazione, il presidente Nicolas Sarkozy ha affermato che Parigi continuerà lo smantellamento di tutti i campi rrom abusivi, a prescindere dall’origine di chi vi risiede. D’altra parte, il Consiglio Europeo ha accettato la proposta della Romania sull’armonizzazione della politica estera dell’Ue. Bucarest ha proposto che le riunioni al vertice che riguardano partner strategici o, ad esempio, problemi legati all’energia, siano precedute dall’elborazione di un mandato, approvato dal Consiglio Europeo, cosicchè l’Ue abbia una politica estera coerente.

Il Parlamento romeno ha adottato, al limite, con soli due voti oltre la soglia minima obbligatoria, la nuova legge sulle pensioni. Il progetto è stato votato dai deputati dei partiti al governo – Partito Democratico-liberale, Unione Democratica Magiari di Romania e indipendenti-, mentre l’opposizione –liberali e socialdemocratici- si sono ritirati dal plenum in segno di protesta contro la bocciatura del loro emendamento sull’aumento dell’indice pensionistico al 45% del salario medio lordo. I deputati hanno stabilito, tra l’altro, che il valore dell’indice pensionistico sia di 732,8 lei (pari a 175 euro), e l’equiparazione, entro il 2030, dell’età pensionabile a 65 anni per donne e uomini. Inoltre, si è deciso, l’inclusione nel sistema unitario delle pensioni dei militari, poliziotti e di quelli che riscuotono diritti d’autore. Il premier Emil Boc ha precisato che con l’adozione di questa legge si mira ad assicurare il pagamento delle pensioni a medio e lungo termine. I partiti all’opposizione hanno annunciato di contestare, separatamente, la nuova legge sulle pensioni alla Corte Costituzionale, e i sindacati di chiedere al capo dello stato di non promulgare l’atto normativo.

I presidenti della Romania, Traian Basescu, dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, e della Georgia, Mikail Sakasvili, e il premier ungherese, Viktor Orban, hanno firmato a Baku la dichiarazione congiunta di sostegno politico al progetto Agri (Azerbaigian, Georgia, Romania Interconnector) che assicurerebbe il transito del gas naturale dal Caspio verso l’Europa, aggirando la Russia. Traian Basescu ritiene che il progetto Agri sia il più competitivo dal punto di vista economico tra tutti i progetti di trasporto del gas caspico verso l’Europa, sia che si tratta del progetto dell’Ue Nabucco, che di quello russo Southstream. Stando a Traian Basescu, il progetto Agri avrà tre tappe: “Una prima tappa, che prevede il transito di 10 miliardi metri cubi all’anno per il terminal di Costanza (porto romeno sul Mar Nero). Una seconda tappa che prevede il transito di altri 10, e la terza che vi aggiunge altri 10 miliardi di metri cubi. Quindi è un progetto flessibile, i cui costi saranno regolati a seconda della domanda sul mercato dell’Ue, e d’altra parte, a seconda delle fonti di aproviggionamento. Ma, sicuramente, la prima fase del progetto può essere assicurata con gas dall’Azerbaigian”.

Oltre tre milioni di allievi e bambini di età prescolastica hanno cominciato in Romania, il 13 settembre, le lezioni, nel contesto del malcontento degli insegnanti alle prese con licenziamenti e tagli salariali. Il Ministero dell’Istruzione ritiene, tuttavia, che il nuovo anno scolastico sia iniziato bene. Oltre il 90% degli allievi studia in scuole che hanno ricevuto le autorizzazioni di agibilità e sanitarie, e dopo le ristrutturazioni, soprattutto tra i supplenti, sono rimasti nel sistema insegnati competenti. Per i sindacati, invece, l’anno scolastico è cominciato male, in seguito ai licenziamenti e tagli salariali del 25% nel settore pubblico applicati dal 1 luglio. Dal 1 settembre sono state chiuse o accorpate oltre 1600 unità scolastiche, sono stati licenziati 15 sul totale di 370 mila insegnanti e chi è rimasto deve sopravvivere con meno soldi. I sindacalisti hanno annunciato che organizzeranno nel successivo periodo azioni di protesta nel Paese e a Bruxelles, per richiamare l’attenzione sul continuo degrado dell’insegnamento romeno.

La Corte di Appello di Bucarest ha deciso, giovedì, che Sorin Ovidiu Vantu, noto uomo d’affari romeno e proprietario di un consorzio mediatico, sia processato in stato di libertà. Nei suoi confronti era stata disposta la custodia cautelare per 29 giorni sotto l’accusa di favoreggiamento del delinquente. Stando alla Procura Generale, Sorin Ovidiu Vantu avrebbe inviato soldi ad un ex-socio, Nicolae Popa, latitante dal 2000. Popa era stato condannato, nel 2006, a 15 anni di carcere in un fascicolo su una truffa compiuta tramite un gioco di tipo piramidale, in cui lo stato romeno ha dovuto pagare risarcimenti di oltre 100 milioni di euro a centinaia di migliaia di persone ingannate. Popa è stato arrestato nel 2009 in Indonesia, da dove sarà estradato.

Nei giorni scorsi, il presidente romeno Traian Basescu dichiarava nel plenum del Parlamento, che, a causa degli squilibri macroeconomici, la Romania non può contrarre prestiti a lungo termine. In questo contesto, un nuovo accordo stand-by con il Fmi è obbligatorio e sarà firmato nel 2011, ha aggiunto il presidente. Il giorno dopo, il premier Emil Boc ha annunciato che i colloqui tra le autorità romene e gli esponenti del Fondo sulla conclusione di un nuovo accordo cominceranno ad ottobre. La forma del futuro accordo sarà decisa dal Governo e dalla Banca Centrale. Una cosa è, però, certa: il Fmi non accetterà più che i soldi che darà in prestito alla Romania siano adoperati per il pagamento dei salari e delle pensioni, come sottolineato dal presidente Traian Basescu.

“L’accordo con il Fondo sarà una realtà. Che tipo di accordo sarà, resta da decidere, e spetterà al Governo e alla Banca Centrale, ma sicuramente un accordo con il Fondo esisterà. Può essere un accordo in cui si tratti anche di finanziamento, il che è poco probabile, o, il più probabile, sarà un cosiddetto accordo di tipo preventivo che ci permetterà di rivolgerci al Fondo in situazioni eccezionali, ma, per nessuna ragione il Fondo accetterà più di finanziare il deficit di bilancio della Romania”, ha spiegato il capo dello stato.

A prescindere dal tipo di accordo convenuto con l’ente finanziario internazionale, al Fondo si affiancherà, un’altra volta, la Commissione Europea, soddisfatta dall’evoluzione del programma di assistenza concordato con la Romania, secondo quanto dichiarato da Laurent Moulin, capo dell'Unità Ue per Romania, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, precisando che Bruxelles ha erogato alla Romania una nuova tranche, pari a 1,2 miliardi di euro. Nel 2009 la Romania ha concluso un accordo per un valore di 20 miliardi di euro con il Fmi, la Commissione Europea, la Banca Mondiale e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. L’economia romena è sotto il suo potenziale. Questa è la diagnosi dell’esponente europeo, fiducioso, tuttavia, che la Romania può passare ad una crescita economica del 3% nei prossimi anni, se verranno attuate riforme. E se le riforme potranno essere sostenute dal punto di vista sociale, si potrebbe aggiungere.

I sindacati, innanzittutto quelli del settore pubblico, danno, però, sempre più segni di malcontento. Oltre 10 mila persone hanno protestato ieri a Bucarest, chiedendo al Governo di riportare i salari nel settore pubblico al livello precedente i tagli del 25%, di fermare i licenziamenti e di aggiustare il progetto di legge sul sistema salariale unitario nel settore pubblico. Emil Boc ha trasmesso ai sindacati che le misure di austerità sono dolorose, ma necessarie. Il Governo, afferma il premier, è costretto a correggere gli errori gravi e costosi esistenti nel sistema di retribuzione dei lavoratori e in quello pensionistico, nonchè quelli dei programmi di assistenza sociale, errori che hanno incoraggiato la disoccupazione e hanno determinato, nell’opinione del premier, gli attuali deficit strutturali.

Fonte: rri.ro

 

Ha avuto luogo a Londra, da Hyde Park a Downing Street, il corteo di protesta contro il carattere “di Stato” attribuito alla visita di Benedetto XVI nel Regno Unito.

Secondo gli organizzatori i partecipanti sono stati circa 20.000, dato non confermato dalla polizia: tra di loro, oltre agli attivisti delle associazioni laiche, anche militanti nella lotta per i diritti dell’uomo e degli omosessuali e vittime di abusi da parte dei sacerdoti cattolici (articolo sul sito della BBC, foto su Flickr).

Alla veglia di preghiera in Hyde Park erano invece in 80.000: il papa ha, nell’occasione, denunciato il “relativismo intellettuale e morale minaccia di fiaccare i fondamenti stessi della nostra società”.

Autore: Raffaele Carcano; Fonte: uaar.it

 
By Admin (from 21/09/2010 @ 09:52:20, in it - Osservatorio Globale, read 1676 times)

Si dice che sia il “mestiere” più antico del mondo ed è certamente intramontabile: nonostante i rincari, la crisi e le leggi più severe attuate da alcuni comuni, la prostituzione non scompare, tutt'altro.

 

Sono proprio le “crociate” contro il suo esercizio a rincararne i prezzi e a trasformare questo mercato che si adegua sempre più alle nuove tecnologie.

 

Se prima infatti era praticato molto di più in strada, oggi ritorna nelle, proibite, "case chiuse", nei "falsi" centri massaggi e negli appartamenti. E se una volta gli annunci erano cartacei, ora le prostitute si trovano soprattutto su internet, con foto e tanto di video di presentazione.

 

Lo comunica il Codacons, che ha realizzato un'indagine mediante 1.500 interviste telefoniche e 230 chiamate ad annunci di accompagnatrici e centri massaggi sulle nuove modalità e costi della prostituzione nelle maggiori città in cui viene esercitata: Milano, Roma e Napoli.

Riguardo ai costi, che erano già lievitati del 150% con l'arrivo dell'euro, nelle 3 città sono aumentati di un valore medio tra il 25% e il 40%.

 

Se a Napoli prevalgono ancora (per poco?) le prostitute italiane, a Roma e Milano primeggiano le cinesi. Le orientali, più in generale, rappresentano il 40% dell'offerta, mentre il 25% è rappresentato dalle nostre connazionali. Per il 20% sono donne provenienti dai paesi dell'Est, mentre il 3% è rappresentato da donne di altra provenienza.

 

Anche in questo settore, il mercato cinese risulta più forte in ragione della competitività delle "tariffe" che contraddistingue anche questi "servizi" e dell'organizzazione che controlla tutto il sistema in modo molto puntiglioso. 

Fonte: milanoweb.com

WIE VAN DE DRIE

 
By Admin (from 18/09/2010 @ 09:32:28, in it - Osservatorio Globale, read 2316 times)

Nonostante la retorica dei governi europei, i flussi migratori non dipendono solo dalle politiche che adottano. Più che gli accordi e le pattuglie, a ridurre gli sbarchi sulle coste del Mediterraneo sono stati fattori episodici e incontrollabili.

Siamo a metà agosto, la stagione di punta nel traffico di migranti. Stavolta però le consuete migliaia di africani e asiatici non stanno arrivando sulle coste delle isole Canarie, della Spagna del sud, della Sicilia e di altre isole italiane.  

In realtà alcuni, pochi, stanno arrivando. Due settimane fa quaranta disperati africani sono riusciti, sbarcarndo sull'isoletta italiana di Linosa, ad aumentarne la popolazione del 10 per cento. La Caritas ha dichiarato che le migrazioni via mare sono in aumento, ma i numeri della Frontex, l'Agenzia europea per il controllo delle frontiere, mostrano che soltanto 150 persone hanno raggiunto l'Italia e Malta nel primo trimestre di quest'anno, contro le 5.200 dello stesso periodo dell'anno scorso. Negli stessi tre mesi solo cinque persone sono approdate alle Canarie, che fino qualche anno fa erano invase da decine di migliaia di migranti africani. Dove sono finiti i migranti?

Tra le varie spiegazioni c'è il fatto che i governi dell'Europa meridionale hanno impiegato la diplomazia (e molti soldi) per risolvere il problema. La Spagna ha concluso diversi accordi con i paesi dell'Africa nordorientale, che hanno spinto verso sud i porti di partenza dei migranti, rendendo così ancora più lungo e costoso il viaggio. Con una mossa ancora più controversa il governo di Silvio Berlusconi ha raggiunto un'intesa con la Libia, che ha autorizzato le pattuglie italiane ad affidare i migranti intercettati alle non proprio amorevoli cure della polizia di Gheddafi prima che abbiano la possibilità di chiedere asilo politico. 

L'afflusso dei migranti in Europa però non è determinato solo dall'efficacia delle misure prese per limitarlo, ma anche dal numero di persone disposte a rischiare vita e risparmi nel tentativo di attraversare le frontiere dell'Unione. Apparentemente ci sono due fattori in gioco. Il numero dei richiedenti asilo dipende dal livello di instabilità nelle aree più problematiche del pianeta. Dato che la Somalia, l'Iraq e i territori palestinesi hanno senza dubbio conosciuto anni peggiori del 2009, è possibile che il patto tra Italia e Libia coincida con una diminuzione naturale del volume dei migranti arrivati sulle coste del nord dell'Africa. 

L'altro fattore è la crisi dell'economia europea, i cui effetti sono evidenti in particolar modo in Spagna. Da quelle parti la crisi potrebbe aver addirittura invertito la direzione delle migrazioni. Il numero dei residenti stranieri nel secondo semestre dell'anno è calato del 2 per cento. La diminuzione più importante è stata quella dei latinoamericani, il cui numero si è ridotto di 100mila unità.

Problema o soluzione?

Tutto questo ci porta a un altro argomento in cui regna una gran confusione, se non una totale malafede. Gli ecuadoriani e i colombiani di Spagna non sono arrivati sulle barche da pesca. E neanche i filippini e i moldavi d'Italia. La migrazione via mare è un cavallo di battaglia della tv popolare, ma non riguarda la maggioranza degli immigrati. Un manifesto della Lega Nord mostra una barca affollata di facce nere, accompagnata dalla didascalia "abbiamo fermato l'invasione". Ma lo slogan non corrisponde alla realtà.

Gli arrivi via mare rappresentano appena un quinto del totale in Italia. L'"invasione" potrebbe quindi non essere stata affatto fermata, o almeno non per sempre. Il ritiro degli Stati Uniti dall'Iraq, la ripresa dell'Europa e un gran numero di altri fattori potrebbero portare a una nuova impennata nel numero delle persone pronte ad accollarsi i rischi di un viaggio della speranza. 
 
Se l'economia europea vedrà un nuovo boom e decine di migliaia di migranti riusciranno a raggiungere il vecchio continente, ai governi importerà qualcosa? Chiunque la pensasse in questo modo potrebbe forse prendere un abbaglio madornale. I governi nazionali sembrano avere la tendenza a passare con disinvoltura dalla compiacenza all'ostilità a seconda della situazione economica e dei sondaggi d'opinione. A livello europeo gli stati membri non hanno mai trovato un accordo per sostenere i piccoli paesi che fungono da via d'accesso, come Malta.

La verità è che l'Europa ha bisogno dei migranti per per controbilanciare il tasso di crescita modesto e per far si che qualcuno si accolli il lavoro sporco disdegnato dai cittadini europei. Quest'estate l'Agenzia catalana per l'impiego ha offerto a 7.800 disoccupati l'opportunità di lavorare come raccoglitori di frutta. Hanno accettato in meno di 1.700. Molti di loro erano di origine straniera.

Fonte: presseurop.eu - The Economist Londra - Traduzione di Andrea Sparacino

 
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