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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 04/08/2010 @ 11:56:07, in it - Osservatorio Globale, read 1698 times)

GERUSALEMME. Il tragico incidente di lunedì (26 luglio 2010 - ndR. TA) in Romania, in cui l'equipaggio di un elicottero militare israeliano e un ufficiale rumeno hanno perso la vita, ha messo in luce una pagina poco conosciuta delle attività dell'aeronautica militare israeliana (Iaf): gli addestramenti all'estero in cooperazione con le aviazioni dei paesi ospitanti, oltre a quella col tradizionale alleato americano.

Un fenomeno che si è sviluppato sempre più nel corso degli ultimi quindici anni soprattutto e che anche è una conseguenza del carattere geograficamente sempre più vasto delle prevedibili aree di operazioni della Iaf, dovuto all'emergere di minacce provenienti da paesi che non confinano con Israele: primo tra tutti, l'Iran.

E intanto ieri il presidente iraniano Mahmud Ahmadi-nejad è tornato a parlare di rischi di guerra: gli Stati Uniti, ha detto parlando in tv, vogliono attaccare entro tre mesi "due alleati dell'Iran nella regione" per indebolirlo nel suo confronto con Israele. Da sabato l'aeronautica iraniana ha annunciato vaste manovre militari nel Golfo, le ultime di una serie condotte anche da Marina e Pasdaran in coincidenza con le notizie sul rafforzamento della flotta Usa nella regione.
Ieri un portavoce delle Forze Armate israeliane ha reso noto che sono stati trovati i corpi dei sei militari israeliani e di un romeno tra i rottami dell'elicottero Ch-53 Sea Stallion precipitato lunedì durante un volo di addestramento a bassa quota in una zona montagnosa. Un altro elicottero partecipava al volo.

Le esercitazioni dovevano terminare il 29, ma sono state sospese in seguito all'incidente. Israele, che ritiene il programma nucleare iraniano una minaccia alla sua stessa esistenza, non cela di non escludere alcuna opzione per neutralizzarla, inclusa quella militare. La stretta cooperazione che da metà degli anni Novanta aveva caratterizzato le relazioni tra Israele e Turchia e in special modo tra le rispettive forze armate, aveva aperto alla Iaf le distese della Turchia dove addestrarsi in scenari non familiari e in missioni a lungo raggio, permettendole così di uscire dall' angusto e sovraffollato spazio aereo israeliano.

La svolta in senso ostile a Israele della politica turca, sotto i governi del premier Tayyip Erdogan, è stata caratterizzata da un drammatico peggioramento soprattutto nell'ultimo anno, fino ad arrivare alla decisione di Ankara di interdire lo spazio aereo turco alla Iaf, dopo il mortale arrembaggio della marina israeliana a una nave turca diretta a Gaza, il 31 maggio scorso, nel corso del quale nove attivisti turchi filopalestinesi furono uccisi.

Nel frattempo però la Iaf non era rimasta passiva e da tempo aveva cominciato a allacciare rapporti con le aeronautiche militari di alcuni paesi, anche membri della Nato tra i quali, secondo fonti stampa estere, la Grecia, l' Italia, la Germania e, come è ora venuto drammaticamente alla luce, anche con la Romania, dove l'aviazione israeliana ha effettuato voli di addestramento per la prima volta nel 2004.

Con la Grecia, che si mostra interessata a una cooperazione militare con Israele dopo la rottura con la Turchia, era cominciata alla fine dello scorso maggio una vasta esercitazione aerea congiunta che era poi stata interrotta, ma non annullata, da Atene in seguito alle aspre condanne internazionali al mortale arrembaggio alla nave turca.
La convinzione degli osservatori è che l'accento posto dalla Iaf sugli addestramenti all'estero per missioni a lungo raggio risponda anche alla necessità di familiarizzare i suoi piloti con altre aviazioni e all'intento di costruire eventuali future alleanze.

Fonte: AmericaOggi.info

 
By Admin (from 03/08/2010 @ 12:36:14, in it - Osservatorio Globale, read 1904 times)

La legge bavaglio è stata rinviata a data da destinarsi. Una buona notizia, che segnala uno stop all’arroganza del governo. Erano pronti a porre la fiducia anche alla Camera e invece qualcosa è andato storto.

Il rinvio è l’effetto delle divisioni interne alla maggioranza, certo. Ma anche del risveglio di una parte della società civile organizzata, della mobilitazione straordinaria di movimenti di opinione, opposizione politica e associazioni di categoria: di tutti coloro che nelle settimane passate - con una virtuosa integrazione fra piazza virtuale e digitale - hanno diffuso informazione, tenuta desta l’attenzione e creato un clima politico ostile a una legge chiaramente finalizzata a proteggere la privacy di delinquenti della politica e degli affari. A dimostrazione del fatto che rendere visibile il dissenso sociale ancora serve a “disturbare il manovratore” e porre con forza la questione delle regole non è necessariamente improduttivo sul piano politico. Ma non c’è tempo per tirare il fiato.

Il ritorno in discussione del “processo breve”, cioé morto, si profila all’orizzonte dopo la pausa di agosto. E non è difficile prevedere che l’autunno porterà, in un contesto politico ancora più avvelenato, un ventaglio di nuove porcate, di ulteriori attacchi ail’equilibrio dei poteri e ai diritti costituzionali. Un protagonista della mobilitazione anti-bavaglio è stato Stefano Rodotà, il quale per lucidità intellettuale e integrità morale appare tra i pochi punti di riferimento positivi in quest’Italia di fango. QUI il suo intervento sul tema.

Fonte: PieroRicca.org

WIE VAN DE DRIE

  
Alena | Bambi | Angel
 
 

 

 I senatori dovranno firmare le dimissioni dal gruppo del Pdl e consegnarle al presidente del gruppo Maurizio Gasparri, successivamente dovranno presentare la richiesta di nascita del gruppo al presidente del Senato, Renato Schifani.

 

ROMA. Costituito il gruppo dei 'finiani' al Senato. Confermate le indiscrezioni che vedevano 10 senatori fuoriuscire dal gruppo del Pdl a palazzo Madama per costituire il nuovo gruppo parlamentare fedele al presidente della Camera, Gianfranco Fini. Presso l'ufficio del senatore Mario Baldassarri si è riunita una piccola pattuglia di senatori per espletare le formalità: i senatori dovranno firmare le dimissioni dal gruppo del Pdl e consegnarle al presidente del gruppo Maurizio Gasparri, successivamente dovranno presentare la richiesta di nascita del gruppo al presidente del Senato, Renato Schifani. Capogruppo provvisorio in attesa delle votazioni per determinarlo dovrebbe essere lo stesso Baldassarri. Del gruppo fanno parte anche la senatrice Contini, i senatori De Angelis, Valditara, Saia, Germontani, Di Gilio, Pontone, Viespoli e Menardi.

 

LA RUSSA, NUMERI CHE TUTTI CI ASPETTAVAMO - "Non sono numeri a sorpresa ma quelli venuti fuori sono i numeri che avevamo prospettato tutti al presidente Berlusconi, almeno noi ex di An". E' quanto ha detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sulla composizione del nuovo gruppo parlamentare 'Futuro e liberta''. La Russa ha spiegato che dal nuovo gruppo si aspetta comunque un sostegno al governo Berlusconi. "Hanno dichiarato unanimemente di voler continuare a sostenere il governo - ha aggiunto - e, se dovessero non essere sinceri, conteremo quelli che oggi dicono bugie e quelli che sono sinceri".

 

URSO, FINI CACCIATO COME NEL PCI CON RADIAZIONE MANIFESTO - Gianfranco Fini, che ha fondato insieme con Berlusconi il PdL con un patto politico si ritrova dopo due anni ad essere espulso o almeno così si dice, cacciato é il termine più esatto, con un documento approvato a maggioranza dall'ufficio di presidenza. Non si era mai visto nella storia politica italiana se non nel PCI con la vicenda della radiazione del gruppo del Manifesto. Questa è la realtà dei fatti. Di fronte a questa espulsione dal partito che aveva fondato su un patto che è stato stracciato in termini etici, morali, politici e non solo, noi abbiamo avuto il diritto ed anche il dovere, per tutelare il patrimonio della destra italiana e se vogliamo anche gli interessi generali del Paese, di formare un gruppo parlamentare come lo stesso Berlusconi aveva suggerito, in pubblico ed in privato, nell'ambito ed all'interno del patto che abbiamo sottoscritto con gli elettori che riteniamo sacro". Queste le parole di Adolfo Urso, vice ministro allo Sviluppo, nel corso del programma "Nove in punto" su Radio 24.

 

STORACE, FINI SPREGIUDICATO, DESTRA FEDELE - La Destra di Francesco Storace, che ha riunito il suo esecutivo per esaminare la situazione politica creatasi con il divorzio tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi, "intende collaborare lealmente alla costruzione di un progetto politico comune al centrodestra, ponendosi come barriera politica, culturale e morale alle contraddittorie derive ideologiche dell'onorevole Fini e dei suoi seguaci". E' quanto scrive sul suo blog il segretario della Destra, Storace, che invita il presidente del Consiglio "a parlare direttamente al Paese e a organizzare una grande manifestazione popolare tra settembre e ottobre". "Tre anni fa indicammo all'Italia la spregiudicatezza di Fini - ricorda Storace - e oggi, in assoluta coerenza con il nostro percorso iniziale, invitiamo il presidente del Consiglio a mobilitare quella vasta e maggioritaria area del nostro popolo che si riconosce nell'alternativa alla sinistra". Secondo Storace, "se i giochi di Palazzo dovessero comportare problemi politici alla Camera, i nemici della sovranità non hanno possibilità di creare maggioranze alternative al Senato e questo porterebbe direttamente al voto anticipato, come soluzione definitiva rispetto alle troppe ambiguità che caratterizzano un sistema politico che vorrebbe tornare al passato". In caso di necessità, comunque, "siamo pronti a collaborare direttamente al governo del Paese e comunque a presentarci al prossimo appuntamento elettorale con la nostra lista", conclude Storace, rivolgendo un appello "a tutti quegli uomini e quelle donne che hanno militato nel Msi e in Alleanza Nazionale a non disperdere un patrimonio storico e ideale ad unirsi sotto le bandiere de La Destra, quale unico movimento politico idoneo a ricostruire la casa comune degli Italiani come sognata da nostri Padri".

 

FINOCCHIARO, FINI HA FATTO PROPRI TEMI "NOSTRI" - Rispetto della democrazia, concezione delle istituzioni e questione morale sono i tre temi su cui il Pdl si sta sfaldando. Lo ha detto la presidente del gruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro parlando nel suo intervento introduttivo alla riunione del suo gruppo a Palazzo Madama. "Sono tre questioni - ha sottolineato la Finocchiaro - su cui noi del Pd ci siamo impegnati in questi anni". E dunque, ha concluso, "Fini ha fatto propri temi su cui noi abbiamo insistito in questi anni".

Fonte: AmericaOggi.info

 

BersaniMi sbaglierò. Ma sono convinto che quella del governo “tecnico”, “di transizione”, o come lo si voglia chiamare, sia un’ipotesi del tutto impraticabile e che ragionarci serva solo a prendere (o a perdere) tempo. Eppure, com’era prevedibile (direi ineluttabile), è proprio questa - almeno per il momento - la linea del Pd.

Bersani offre l’interpretazione più classica e prevedibile del suo ruolo: “Non abbiamo paura delle elezioni”, esordisce, rispondendo a una domanda che nessuno gli ha posto. Del resto, si sa, excusatio non petita, accusatio manifesta “Ma servono al Paese? - continua il segretario del Pd - C’è una situazione di rissa tutti contro tutti, i mercati stranieri ci guardano, c’è un distacco micidiale dei cittadini nei confronti delle istituzioni e una legge elettorale che fa nominare i parlamentari dai partiti”.

Invece d’iniziare a organizzarsi per una competizione elettorale che potrebbe davvero essere imminente, l’on. Bersani ipotizza “governi tecnici”, che dovrebbero occuparsi della “nuova legge elettorale”, dei “problemi legati all’economia e al lavoro” e di “bonificare le norme che stanno consentendo un’autostrada verso la corruzione”.

Per quanto riguarda la legge elettorale è davvero utopico, per non dire ingenuo, pensare che un governo tecnico possa riuscire laddove nessun governo “atecnico” ha messo mano dal 2006 ad oggi. L’idea che un esecutivo di larghe intese possa cambiare l’attuale legge elettorale (il cosiddetto “Porcellum”, la legge n. 270 del 2005, approvata sotto il terzo Governo Berlusconi sul finire della XIV legislatura) si basa su due evidenti equivoci.

Il primo deriva dall’erronea convinzione che la scelta della formula elettorale sia una questione puramente “tecnica”, nella quale non intervengono calcoli di natura politica o sulla quale sia comunque possibile giungere ad accordi e compromessi che non tengano conto di interessi particolari e contingenti.

Come, da ultimo, ha dimostrato l’approvazione dello stesso “Porcellum”, le preferenze che i partiti accordano ad un sistema di trasformazione dei voti in seggi rispetto ad un altro dipendono dalle specifiche situazioni in cui versano le varie formazioni politiche, ricostruite con dati statistici e sondaggi alla mano.

Il secondo equivoco poggia sull’idea che i partiti siano disposti a cambiare una legge elettorale che, come ricorda lo stesso Bersani, consente loro, di fatto, di “nominare i parlamentari”. Queste semplici, direi elementari, considerazioni dovrebbero già scoraggiare la ricerca di una soluzione così tortuosa e improbabile.

Quanto agli altri compiti che dovrebbero essere assolti dal governo “tecnico”, si tratta di obiettivi squisitamente politici (soprattutto i problemi dell’economia e del lavoro), che, oltretutto, non sarebbe giusto affidare ad un esecutivo privo di legittimazione elettorale.

Con maggior senso pratico e lucidità, Antonio Di Pietro si dichiara pronto alle elezioni anticipate, rifiutando l’ipotesi del governo tecnico (che il leader dell’Italia dei Valori definisce“un’ammucchiata generale”) e proponendo al Pd la formazione di una “casa comune” del centrosinistra, ipotesi accolta con freddezza dallo stesso Bersani. L’eventualità del governo di transizione è accarezzata anche dall’Udc, mentre Nichi Vendola concorda con Di Pietro sulla necessità di andare subito alle urne.

E così, mentre i numerosi scienziati della politica che affollano lo schieramento di centrosinistra si spremono le meningi sulle vie istituzionali più idonee a condurre ad un grande esecutivo tecnico e di transizione, l’ormai unico ed incontrastato leader del Popolo della Libertà si prepara allo scontro finale. Se dovesse vincere - questa volta da solo - dubito che farebbe prigionieri.

Fonte: Polisblog.it - Autore: Alessandro

 

Grillo
Il comunicato politico numero trentaquattro apparso ieri sul blog di Beppe Grillo si conclude con una promessa/minaccia:

“Il MoVimento 5 Stelle si presenterà alle elezioni politiche, che siano ora o nel 2013, e alle elezioni comunali del 2011 che riguardano molti capoluoghi di provincia come Milano, Torino, Bologna e Genova. La scelta dei candidati sarà fatta on line attraverso il portale (che sta arrivando… abbiate pazienza) dagli iscritti. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure”.

“Andare ora alle elezioni - sostiene Grillo - è pura follia”. Per tre ragioni fondamentali: la prima è che il Paese è in “pre default” e sei mesi di stallo sarebbero davvero letali per la precaria economia italiana; la seconda è che l’attuale legge elettorale non consente la scelta dei candidati da parte degli elettori ma affida tale compito esclusivamente ai partiti; la terza è che, dato il controllo esercitato da Berlusconi sui media e l’“evanescenza” del “Pdmenoelle”, l’esito delle consultazioni elettorali sarebbe scontato e vedrebbe l’ennesima schiacciante vittoria della destra. Che fare dunque?

La soluzione proposta dal leader del “MoVimento 5 Stelle” è, ancora una volta, quella del Governo tecnico, anche se lo stesso Grillo conclude che tale soluzione sarebbe davvero praticabile soltanto “se non avessimo un Parlamento di irresponsabili, di leccapiedi e di arrivisti”. Il punto, però, è proprio questo: si tratta di un’ipotesi che - come mi è già capitato di dire - appare, allo stato, poco realistica. La notizia più interessante, comunque, è che il “MoVimento 5 Stelle” aspira a costituire una nuova realtà politica con la quale i partiti dovranno necessariamente fare i conti nelle prossime competizioni elettorali.

Ma cos’è esattamente il “Movimento 5 Stelle”? Leggiamo il Regolamento (il “Non Statuto”) di quella che, all’art. 1 dello stesso, viene definita come una “Non associazione”. Essa rappresenta:

“una piattaforma ed un veicolo di confronto e di consultazione che trae origine e trova il suo epicentro nel blog www.beppegrillo.it. La ‘Sede’ del ‘MoVimento 5 Stelle’ coincide con l’indirizzo web www.beppegrillo.it. I contatti con il MoVimento sono assicurati esclusivamente attraverso posta elettronica all’indirizzo MoVimento5stelle@beppegrillo.it”.

Il movimento non ha una durata prestabilita. Alla denominazione “MoVimento 5 Stelle”, stabilisce l’art. 3 del Regolamento, viene abbinato “un contrassegno registrato a nome di Beppe Grillo, unico titolare dei diritti d’uso dello stesso”.

Quanto all’oggetto e alle finalità, l’art. 4 recita:

“Il ‘MoVimento 5 Stelle’ […] va a costituire, nell’ambito del blog stesso, lo strumento di consultazione per l’individuazione, selezione e scelta di quanti potranno essere candidati a promuovere le campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse da Beppe Grillo così come le proposte e le idee condivise nell’ambito del blog www.beppegrillo.it, in occasione delle elezioni per la Camera dei Deputati, per il Senato della Repubblica o per i Consigli Regionali, Provinciali e Comunali, organizzandosi e strutturandosi attraverso la rete Internet cui viene riconosciuto un ruolo centrale nella fase di adesione al MoVimento, consultazione, deliberazione, decisione ed elezione”.

Il movimento, infine, è aperto a tutti coloro che dimostrino di avere la fedina penale pulita. A costoro sarà consentito di usare il nome e il marchio “MoVimento 5 Stelle” (una sorta di “bollino di garanzia”).

Pur con tutta la simpatia che si possa provare per un comico di grande intelligenza come Beppe Grillo e con tutta l’ammirazione che può suscitare il suo impegno civico, quell’onestà intellettuale spesso invocata dallo stesso fondatore del “Movimento 5 Stelle” impone di guardare con senso critico all’iniziativa. Pertanto, proprio in tale prospettiva, mi limito ad esporre brevemente qualche perplessità suscitatami dalle norme del “Non Statuto” sopra richiamate.

La prima. Benché il “Movimento 5 Stelle” non sia un partito nel senso tradizionale, esso aspira a trovare una collocazione nell’ambito delle istituzioni politiche rappresentative (consigli comunali, provinciali, regionali, Parlamento, ecc.), al pari delle altre forze politiche presenti oggi in campo (alcune delle quali - come il Pdl e la Lega - condividono, peraltro, con i “grillini” la denominazione di “movimento”).

Ebbene, quali garanzie hanno i sostenitori del movimento che il marchio dei cui diritti d’uso Grillo è l’unico titolare non venga utilizzato, ad esempio, da incensurati, ma fanatici sostenitori di idee xenofobe o comunque discriminatorie, una volta giunti a ricoprire qualche carica istituzionale? La totale mancanza di strutture interne al movimento, di organi deliberativi e di sanzioni disciplinari non consente alcun controllo democratico sull’azione politica dei “grillini”.

La seconda (strettamente legata alla prima). La pulizia della fedina penale è certo una cosa importante. Ma non basta. Non può costituire l’unico requisito di accesso al movimento e la sola condizione di permanenza nello stesso. In tal senso, colpisce l’assoluta mancanza, nel “Non Statuto”, di riferimenti a valori e a principi oggettivi (come la giustizia, la libertà, l’eguaglianza, la democrazia o altro) che il gruppo intenderebbe perseguire.

Si richiamano soltanto “le campagne di sensibilizzazione sociale, culturale e politica promosse da Beppe Grillo” e le “proposte e le idee condivise nell’ambito del blog www.beppegrillo.it”. Ma in base a quale criterio Grillo sceglierà domani le campagne da promuovere? E sulla base di quali regole procedurali e da chi saranno selezionate le proposte avanzate nei dibattiti sul blog del movimento?

Il problema è che, in giro, ci sono già troppi “non-partiti” e “non-statuti”. Dilaga ormai da troppo tempo la “non-politica”. Le campagne di sensibilizzazione che Beppe Grillo ha promosso finora sono state un’ottima cosa. Un altro movimento fondato unicamente sulle doti carismatiche dell’ennesimo capopopolo è, invece, qualcosa di cui la nostra malata democrazia non aveva alcun bisogno.

Fonte: Polisblog.it

 

Il Coisp (Sindacato Indipendente di Polizia) e' vicino ai colleghi del Conapo (Sindacato Autonomo dei Vigili del Fuoco) abruzzese che hanno proclamato lo stato di agitazione per dare voce e forza al diritto-dovere ad avere quanto di loro spettanza. Lo annuncia lo stesso Coisp in una nota, aggiungendo: ''Il Sindacato chiede lo stanziamento straordinario di fondi per garantire la continuita' nelle operazioni di soccorso e condivide la richiesta che il personale aquilano e dei comuni del cratere in servizio in altre sedi sia trasferito al fine di potenziare il dispositivo di controllo del territorio e della sicurezza pubblica''.

''Il Coisp aquilano ed abruzzese e' pronto - assicura la nota - qualora gli amici del Conapo lo decidessero, di scendere al loro fianco portando al seguito le ormai famose sagome del poliziotto pugnalato alla schiena, affinche' si porti a conoscenza dei cittadini la drammatica situazione in cui vivono Poliziotti, Vigili del fuoco, Carabinieri, Finanzieri e tutto il personale che indossa una divisa e che difende quotidianamente la sicurezza dei cittadini''.

Fonte: ASCA.it

 

Gli esperti del Fondo Monetario Internazionale e della Commissione Europea sono tornati a Bucarest per valutare di nuovo, fino al 4 agosto, l’accordo concluso con la Romania nel 2009. Dopo i primi colloqui con i rappresentanti della Banca Centrale, del Ministero delle Finanze e del Lavoro, il capo della missione del Fmi a Bucarest, Jeffrey Franks, ha dichiarato che le autorità romene hanno registrato progressi in alcuni campi, ma anche ritardi, nella riforma del sistema pensionistico e nell’applicare la legge della retribuzione unica nel sistema pubblico. Franks ha aggiunto che la legge della retribuzione va modificata onde produrre i suoi effetti dal 2011. A suo avviso, la Romania deve rendere flessibile la manodopera, per far crescere la produttività e deve modificare il Codice del Lavoro, per facilitare le assunzioni e i licenziamenti.

Definendo come prematuro parlare adesso di una modifica del deficit concordato per il 2010, pari al 6,8% del pil, Franks ha precisato che il Fmi rivedrà nel periodo successivo la prognosi per il 2010 sul calo del pil, al momento pari allo 0,5%, e che l’economia romena resterà in recessione anche nel 2011. Gli esperti del Fmi hanno incontrato pure degli imprenditori, in attesa delle misure governative volte a stimolare l’economia. Gli imprenditori hanno proposto, tra l’altro la riduzione della flat tax, al momento pari al 16%, nonchè dell’Iva, aumentata dal 19 al 24%, l’esenzione delle nuove ditte dall’imposta sul profitto, l’eliminazione dell’imposta minima obbligatoria. Dai risultati di questa missione del Fondo dipende il versamento di una nuova tranche pari ai 900 milioni di euro, del prestito estero, per il valore totale di 20 miliardi, convenuto dalla Romania con il FMI, la Commissione Europea e la Banca Mondiale.

Un tragico incidente di elicottero, avvenuto in una zona montana del centro della Romania, in cui sono morti sei militari israeliani e uno romeno, ha concentrato l’attenzione degli ambienti militari, politici e della stampa. I presidenti dei due Paesi, Traian Basescu e Shimon Peres, si sono rivolti dei messaggi di cordoglio. Dopo la commemorazione delle vittime in tutte le unità militari romene, le spoglie dei militari israeliani sono state rimpatriate. Intanto, una commissione romeno-israeliana continua l’inchiesta comune per accertare le circostanze della tragedia. Al momento, la versione ufficiale indica che, in condizioni di nebbia fitta, l’elicottero da trasporto israeliano tipo CH-53, che partecipava a una esercitazione militare congiunta, ha urtato una roccia ed è precipitato, schiantandosi per terra. Gli inquirenti non escludono l’ipotesi di un errore umano. L’esercitazione militare comune Blue Sky 2010 aveva come oggetto missioni di ricerca, salvataggio ed evacuazione.

La decisione della Francia di inasprire la sua politica di smantellamento dei campi clandestini di rrom e nomadi sul suo territorio e di rapida espulsione dei delinquenti verso i Paesi di origine, specialmente Romania e Bulgaria, ha destato numerose critiche. L’opposizione di sinistra della Francia, ma anche organizzazioni per la difesa dei diritti umani, hanno denunciato queste misure. D’altra parte, Parigi ha espresso i propri riserbi sull’ingresso della Romania nell’area Schengen nel 2011, a causa del modo in cui le autorità di Bucarest gestirebbe il problema dei rrom. A Bucarest, il Ministero degli Esteri ha sottolineato come essenziale l’approccio europeo dell’integrazione dei rrom e ha sostenuto che la situazione dei cittadini che comettono reati in stati dell’UE va affrontata senza pregiudizi e non su basi etniche. A Bruxelles, un portavoce della Commissione Europea ha dichiarato che l’espulsione dei rrom è un problema che dipende dalle autorità nazionali. Bucarest ha ribadito l’ulteriore cooperazione con la Francia sia tra le polizie, che nella promozione di progetti di inclusione sociale.

Il 29 luglio la Romania ha celebrato la Giornata del suo padiglione nazionale all’Expo Shanghai 2010, il più importante momento della sua presenza all’evento. La data è stata scelta per coincidere con la celebrazione della Giornata dell’Inno Nazionale. Presente alle manifestazioni, il ministro degli Esteri, Teodor Baconschi, ha esortato i turisti cinesi a visitare la Romania, e gli imprenditori a investire in settori quali infrasrtuttura, energia, industria o agricoltura. Per l’occasione, è stato lanciato, alla presenza del ministro dello Sviluppo Regionale e del Turismo, Elena Udrea, il nuovo brand “Esplorate la Romania, giardino dei Carpazi”, volto a promuovere l’immagine del Paese come destinazione turistica per gli stranieri, invitati a scegliere fra il turismo attivo, balneare, storico, culturale e religioso, oppure per il turismo da week-end. All’evento hanno partecipato anche le ex grandi stelle dello sport romeno, la ginnasta Nadia Comaneci, il calciatore Gheorghe Hagi e il tennista Ilie Nastase.

Fonte: rri.ro

 
By Admin (from 02/08/2010 @ 11:54:25, in it - Osservatorio Globale, read 1445 times)

ROMA - Da settimane il maltempo flagella l'Asia e la Russia. Numerosi paesi dell'Asia meridionale e della Cina sono stati colpiti da devastanti inondazioni che stanno provocando un numero crescente di vittime e di dispersi, mentre la Russia brucia, per colpa di una ondata di caldo senza precedenti.

In Afghanistan sono oltre 90 le persone che hanno perso la vita negli ultimi giorni nelle province di Parwan, Laghman, Kapisa e Khost, spingendo il governo del presidente Hamid Karzai a chiedere l'intervento dell'esercito. In Pakistan, nella provincia nord-occidentale del Khyber-Pakhtoomkhwa il bilancio complessivo delle vittime delle inondazioni ha superato quota 800. Islamabad ha mobilitato la protezione civile e l'esercito per assistere il milione di persone che sono state colpite dalle inondazioni. Anche l'Unione europea ha deciso di contribuire agli sforzi per i soccorsi, stanziando trenta milioni di euro di aiuti umanitari.

L'ondata di maltempo che si è abbattuta sul Pakistan non accenna a placarsi facendo crescere il numero delle vittime che secondo Geo Tv hanno raggiunto ora quota 1.300. Le autorità della Khyber Pakhtunkhwa, la provincia più colpita con 800 vittime, e quelle del Punjab e del Baluchistan hanno adottato ogni possibile misura economica e materiale per soccorrere il milione di persone che, in varia misura, sono state danneggiate da piogge battenti, alluvioni e smottamenti del terreno. Secondo DawnNews Tv ci sono 27.000 persone che ancora attendono i soccorsi in diversi centri abitati isolati dal territorio circostante dagli allagamenti e dalla distruzione di ponti. La comunità internazionale si è mobilitata e l'Unione europea (Ue) ha stanziato un aiuto di emergenza di 30 milioni di euro.

Una cinquantina di turisti sud coreani sono rimasti bloccati per ore anche in Cina, nella provincia nord orientale di Liaoning. Sempre nel nord est del paese, nella provincia di Jilin ci sono state 37 vittime nella peggiore inondazione da decenni, che si vanno ad aggiungere ai 35 dispersi e ai 364.000 evacuati. In questa zona da due giorni centinaia di militari e civili stanno cercando di recuperare 7000 barili finiti in acqua, una parte dei quali contenenti gas altamente esplosivo, trasportati nel fiume Songhua dalla furia delle inondazioni. Sono state invece bloccate dai militari le 12 navi che avevano rotto gli ormeggi e minacciavano di schiantarsi sulla diga della centrale di Fengman.

La Russia è in fiamme con incendi che continuano a propagarsi bruciando centinaia di ettari di foresta, anche in seguito ad una ondata di grande caldo che da giugno tiene in ginocchio gran parte del Paese. Tanto che oggi a riguardo è intervenuto anche il patriarca della chiesa ortodossa russa, Kirill, che ha invitato i fedeli a pregare per la pioggia. "Il dolore ha colpito la nostra nazione, - ha detto oggi il patriarca, riferiscono i media russi, in una preghiera durante una visita nella regione di Nizhny Novgorod che è una tra le più colpite dagli incendi - abbiamo perso vite umane, centinaia di persone sono rimaste senza casa e migliaia tra cui molti bambini non hanno più mezzi di sostentamento. Chiedo a tutti voi di unirvi in preghiera affinché la pioggia discenda sulla nostra terra". Sono almeno 28 le persone morte a causa delle fiamme che stanno devastando da giorni la parte europea della Russia, stando alle cifre fornite dal ministero russo per le Emergenze e secondo le quali ad oggi si sono registrati 774 incendi di cui 369 a partire da ieri, mentre sono oltre 5.200 le persone evacuate. I servizi forestali regionali hanno annunciato che hanno raggiunto la regione dell'Estremo oriente dove sono in preda alle fiamme circa 100.000 ettari di taiga.

Fonte: AmericaOggi.info

 

Intervista di Jan Tamas con il prof. Noam Chomsky.

"La lotta per impedire linstallazione di basi militari e sistemi di difesa missilistica in Polonia e Repubblica Ceca ha unimportanza straordinaria: in effetti non è esagerato affermare che in queste decisioni si sta giocando il destino della specie."

 

C’è una statuetta di quaranta centimetri in giro per il mondo che racchiude segreti e intrecci tra massoneria, ‘ndrangheta e pezzi del Vaticano. Un crocifisso ligneo, ricercato oggi dall’antimafia di Reggio Calabria, sparito da più di un anno, custodito - racconta a mezza bocca qualcuno - nei depositi di qualche banca newyorkese. Non un pezzo qualsiasi, c’è chi giura che si tratti di un Michelangelo. Anzi, di più, potrebbe essere la chiave per scoprire il “Codice Michelangelo”, il segreto nascosto per secoli, capace di riportarci alla sapienza degli antichi greci, unendo umano e divino attraverso simboli esoterici. O meglio ancora, “il Cristo di Michelangelo”, una sorta di Santo Graal della storia dell’arte, un simbolo po’ fiabesco che appassiona esperti da decenni. Un pezzo unico, ben differente da un altro crocifisso più famoso, acquistato dal ministro Bondi un anno e mezzo fa, che molti esperti - ad iniziare dalla professoressa Paola Barocchi, della Normale di Pisa - ritengono un falso.

Ma perché l’antimafia cerca questa preziosa statuetta giramondo?
Andiamo con ordine. È il 31 marzo del 2009. Nella sala Pio XI dell’università Lateranense di Roma si presenta un composito gruppo di esperti. C’è il rettore, monsignor Fisichella, c’è il gesuita Heinrich Pfeiffer, docente della Gregoriana e considerato uno dei massimi esperti di arte sacra e soprattutto di Michelangelo. C’è poi un signore distinto, alto, elegante e sorridente, Angelo Boccardelli, segretario della Fondazione dedicata all’ex ambasciatore di San Marino Giacomo Maria Ugolini, morto nel gennaio del 2006.

Da qualche anno Boccardelli gira per il mondo con una valigia scura, rigida, dove custodisce questo crocifisso ligneo. Racconta che arrivò dal Libano durante la guerra civile dei primi anni 80, da un seminario della chiesa cattolica di rito greco melkita, salvato dall’uomo cui è dedicata la Fondazione, l’ambasciatore Ugolini (che all’epoca rappresentava la repubblica del Titano in Giordania ed Egitto).

Angelo Boccardelli ha ricevuto le chiavi della fondazione nel 2006, dopo la morte di Giacomo Maria Ugolini, insieme all’ex ufficiale della marina militare italiana, Giorgio Hugo Balestrieri. Quest’ultimo è un toscanaccio di Livorno, dalla battuta facile, che si occupa negli Usa - sua nuova patria dal 1980 - di sicurezza e industria militare. In Italia lo ricordano come uno degli ex affiliati alla P2, con un ruolo tutt’altro che marginale. Secondo una informativa del Sisde del 1982, Balestrieri faceva parte anche del “Comité Montecarlo”, la loggia coperta mai del tutto chiarita.

L’incontro alla Lateranense era l’ultima tappa di un tour mondiale del crocifisso. Argentina, Messico, Nicaragua e - appuntamento principale - New York, dove Balestrieri è vice presidente del Rotary Club. Conferenze, cene, incontri organizzati per annunciare al mondo quella piccola opera di Michelangelo, chiave di volta - secondo le loro parole - della storia dell’arte del ’500. Ma è l’incontro alla Lateranense che deve sancire per il gruppo quella che è una vera e propria benedizione. Non ci sono i grandi esperti accademici, ma persone decisamente influenti: oltre ai già citati monsignor Fisichella e il gesuita Pfeiffer, sul tavolo dei relatori siedono il ministro della cultura di San Marino Romeo Morri e il giornalista Andrea Pamparana. E il titolo dell’incontro, “Il pensiero cristologico del Cardinale Cusano realizzato da Michelangelo Buonarroti”, non lascia spazio a dubbi sull’autenticità del pezzo.

Tutto, però, cambia poco meno di nove mesi dopo la presentazione alla Lateranense, e precisamente il 22 dicembre dello scorso anno, quando i Ros entrano nella sede della Fondazione Ugolini, il lussuoso albergo Villa Vecchia di Monte Porzio Catone, e arrestano Cosimo Di Virgilio, imprenditore legato per i magistrati dell’antimafia alle cosche della piana di Gioia Tauro. Scattano le manette anche per Angelo Boccardelli, mentre Giorgio Hugo Balestrieri si rende irreperibile, rimanendo senza grandi problemi al suo posto nel Rotary Club di New York.

Per tutti l’accusa è pesantissima, associazione mafiosa e legami con la ’ndrangheta: per la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria la Fondazione era uno dei terminali imprenditoriali della ‘ndrina dei Molé di Gioia Tauro. E, tra l’altro, facilitava il riciclaggio dei soldi arrivati dall’importazione clandestina di merce cinese nel porto calabrese.

Tra i beni che i carabinieri sequestrano nella sede della fondazione non c’è, però, la statuetta del Cristo: si è volatilizzata.
Oggi il Pubblico ministero della Dda di Reggio Calabria Roberto Di Palma conferma che anche la giustizia si è messa alla caccia del crocifisso, una sorta di totem per questa congrega, cresciuta attorno ad un ambasciatore decisamente influente.

«Ugolini era capo della massoneria di rito scozzese di San Marino», racconta Heinrich Pfeiffer, il gesuita che assieme a monsignor Fisichella presentò il Cristo alla Lateranense. Il quale, per far comprendere la capacità di relazione di alto livello del gruppo, aggiunge che Ugolini era - così potente che «quando Berlusconi è andato in Medio Oriente, si è consigliato prima con lui».

Un nome, quello di Giacomo Maria Ugolini, già apparso prima che la Dda si interessasse all’albergo di Monte Porzio Catone tra le carte dell’inchiesta “Somaliagate” del Pubblico ministero Henry John Woodcock.

Era il 2006 quando Woodcock, all’epoca sostituto procuratore a Potenza, ipotizzò l’esistenza di stretti legami tra massoneria, Vaticano e servizi deviati. Alcuni testimoni parlarono di un falso crocifisso di Michelangelo che era stato al centro di un passaggio di 380 mila euro tra monsignor Camaldo, cerimoniere di papa Ratzinger, e l’ambasciatore Ugolini, che poco dopo morì lasciando tutto, come abbiamo visto, in mano al suo segretario Boccardelli. Ed è probabile che si trattasse della stessa statua che in realtà era apparsa in pubblico per la prima volta nel 2001 sulla rivista Il volto dei volti di Cristo pubblicata da un centro studi diretto dal cardinal Angelini. Con una scheda curata proprio da padre Pfeiffer. O, chissà, forse era un’altra statuetta ancora e questa è una incredibile coincidenza.

Legami, amicizie, rapporti ancora da chiarire, con al centro la Fondazione e l’albergo di Monte Porzio Catone nelle cui stanze rinascimentali passavano in tanti, raccontano fonti che chiedono l’anonimato. Prelati di rango, ricordano, come don Pierino Gelmini, nominato alla fine degli anni 80 - alla presenza dell’ambasciatore Ugolini - esarca della chiesa greco melkita e grande amico del premier Silvio Berlusconi.

Resta da capire perché tra Monte Porzio Catone, la Calabria, San Marino e le vie di New York, si intrecciassero legami massonici e interessi delle cosche di Gioia Tauro, tra una cena a lume di candela e un seminario sul “codice Michelangelo”. Conferenze che - ma questa è un’altra storia ancora - avevano come sponsor l’Eutelia, l’azienda travolta pochi giorni fa da un’inchiesta che ha portato all’arresto di otto manager con l’accusa di bancarotta fraudolenta.

Fonte: Unita.it

 
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