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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 


COMUNICATO STAMPA


 CIPRO: PAGHERA’ MAI LA TROIKA (BCE-FMI-UE) PER PANICO CREATO IN EUROPA ? ADUSBEF E FEDERCONSUMATORI STUDIANO DENUNCIA CONTRO TROIKA PER REATI DI AGGIOTTAGGIO E TURBATIVA MERCATI DA INOLTRARE A CORTE GIUSTIZIA UE.


Dopo aver provocato il panico tra i correntisti europei, specie quelli italiani già scottati nel 1992 dal prelievo forzoso del 6 per mille, si assiste ad una indecorosa retromarcia delle cancellerie europee e della Troika (Bce-Fmi-Ue) sul prelevamento dei conti correnti a Cipro, escluso definitivamente oggi dal Governo di Nicosia.    Ma la Troika, che probabilmente sarà denunciata alla Corte di Giustizia Europea per aggiotaggio e turbativa di mercato (qualora i giuristi incaricati da Adusbef e Federconsumatori ne dovessero ravvisare i presupposti legali), per il panico creato ad arte con l’imposizione del prelievo forzoso in violazione di direttive europee che salvaguardano i correntisti, specie per i depositi sotto i centomila euro, pagherà mai per i danni inferti ai mercati ed ai risparmiatori, che sono maggiori della posta in gioco di 6 miliardi di euro, guarda caso lo stesso esatto ammontare che le banche tedesche hanno affidato a Cipro ?    La strategia suicida della Troika che sta suscitando panico tra i correntisti europei, specie quelli già scottati come gli italiani, oltre a salvare le banche tedesche a spese dei depositanti, ha la finalità di rendere insicuri i depositi dei paesi a rischio, come Spagna, Grecia, Portogallo, Italia, per far trasmigrare le giacenze in approdi più sicuri come Germania, Svizzera, Austria, scavando così la fossa alla fiducia dei cittadini nell’Europa, messa a repentaglio da tecnocrazie, cleptocrazie e Governi ombra Bce, che hanno già arrecato troppi danni alla costruzione della casa comune europea.

Fonte: adusbef.it

 

Quando Amato nel fatidico '92 prelevò nottetempo dai conti degli italiani un - oggi misero - 6 per mille per rimpinguare le casse dello Stato, lo fece per farci "entrare in Europa". Fu forse la prima volta che udimmo questo slogan, ripetuto poi alla nausea nei successivi vent'anni per giustificare ogni nefandezza, dalle tasse alla TAV. Una pessima presentazione dell'Europa, per giunta, con un furto notturno: avremmo dovuto capire dai tali prodromi dove si sarebbe andati a parare.

Ma a confronto di quel che accade a Cipro, Amato era uno statalista. La grande rapina ai ciprioti poveri e ai russi ricchi avviene stavolta per salvare banche tedesche, punto e basta. 5,8 miliardi di rapina, esattamente pari all'esposizione delle banche tedesche a Cipro. L'idea meravigliosa è questa: se le banche sono in sofferenza, sull'orlo del crac, perché devono intervenire gli Stati? Che le salvino i correntisti!

Non fa una piega. Gli hai dato i tuoi soldi, li hanno gestiti male, e ora ce li rimetti. Si chiama "incauto affidamento", qualsiasi tribunale ti darebbe torto. E talmente è geniale questa idea che, udite udite, si sta propagando come fuoco tra le stoppie: ora pare che anche la Nuova Zelanda voglia applicare lo stesso sistemino per salvare le proprie banche. E' una soffiata del partito dei Verdi neozelandesi. Se una banca finisce a rischio default, i soldi dei correntisti verranno decurtati per il bailout, così propone il Ministro delle Finanze.

Mi chiedo cosa staranno pensando tutti i fervidi sostenitori della "moneta elettronica", nel vedere intere famiglie cipriote alla disperazione con tutti i loro risparmi ostaggio delle banche. Banche che prima li gestiscono male, e poi li rubano per pararsi il didietro. Meglio pensarci un po' prima di dire addio alle vecchie concrete banconote, e correre dietro alle sirene di chi, con la scusa dell'evasione, vi convince a seppellire tutti i vostri soldi nell'orto dei miracoli. Da dove il gatto e la volpe li faranno poi sparire.

Fonte: crisis.blogosfere.it via informarexresistere.fr - Autore: Debora Billi

 

In gran spolvero il comparto assicurativo. In calo ancora i titoli bancari.

Il venerdì fa un po’ paura e dopo aver assistito ad una crescita quasi continua per tutta la sedute le ultime ore di contrattazione hanno visto prevalere le vendite.

Fidarsi è bene, ma … ed in particolare alcuni titoli del comparto bancario hanno subito storni importanti.

Cosa accadrà a Cipro nel fine settimana? E l’incarico a Bersani?

Oggi, dagli Stati Uniti, non erano in programma dati macro di un certo rilievo, in mattinata la Germania ha comunicato l’importante indice IFO sulla fiducia delle aziende che è diminuito anziché aumentare come nelle attese, ma non ha lasciato strascichi negli investitori.

Sulla nostra Borsa in grande evidenza il settore assicurativo, Generali (+3,46%) ha ripreso a salire con decisione, ma è stata la nuova galassia Unipol-Sai a fare segnare le migliori performances con la Compagnia emiliana che ha addirittura avuto un guadagno a doppia cifra.

Ma torniamo al nostro Ftse Mib (+0,69%), il best performer di giornata è risultato Salvatore Ferragamo (+4,52%) dopo i conti che hanno sorpreso gli analisti, i profitti, infatti, sono saliti del 30% soprattutto grazie alle vendite in Asia, aumenta il dividendo ed anche le previsioni per il 2013 sono rosee.

Molto bene anche Buzzi Unicem (+4,19%) che è così risultato anche il miglior titolo della settimana fra i 40 che compongono l’indice principale. Dobbiamo tornare all’ottobre 2009 per ritrovare quotazioni simili a quella odierna.

Conferma l’ottimo momento anche Campari (+2,73%) che si riporta a grandi falcate verso i massimi assoluti stabiliti nello scorso ottobre.

Ma oggi è stata ancora una giornata straordinaria per i titoli del Lingotto, Fiat Ind. (+2,46%) e Fiat (+2,35%), infatti sono andate a braccetto ed ora, assieme, valgono oltre 13 euro, un livello assolutamente d’eccellenza. Non li ha seguiti Exor (-0,09%) rimasta al palo.

A seguire troviamo Banca MPS (+1,74%) in controtendenza rispetto al settore con Mediobanca (+1,00%) ed Intesa (+0,82%).

Non ci resta che sottolineare l’ormai giornaliero nuovo massimo storico di Luxottica (+1,67%) terminata ancora sul massimo di giornata a quota 39,68 euro.

Guardando invece al fondo della classifica le ultime quattro posizioni sono occupate da titoli del medesimo comparto e precisamente: Bper (-2,91%), Banco Popolare (-2,80%), Ubi Banca (-2,67%) ed Unicredit (-1,59%).

Segnaliamo infine ancora prese di profitto su Parmalat (-1,41%), A2A (-1,40%) e Stmicroelectronics (-0,65%).

Fonte: FinanzaInChiaro.it - Autore: Giancarlo Marcotti

 

E adesso come la mettiamo? Tutto il mondo era terrorizzato dal fatto che il Parlamento cipriota potesse non approvare il piano di salvataggio proposto dall'Eurogruppo, si diceva che se non fosse passato il prelievo forzoso sui conti correnti sarebbe accaduta una catastrofe, ed invece?

Dopo che il Piano europeo è stato battuto per 36 a 0 (ti piace vincere facile eh!) doveva succedere l'apocalisse, ed invece non solo non è accaduto nulla, ma addirittura: Borse euforiche e titoli bancari che volano come non mai.

Perché?

E' semplice!

Perché l'Europa è un bluff, e basta andare a vedere le carte per scoprirlo.

Naturalmente la partita è appena cominciata, ma ora le parti si sono invertite e qualcuno comincia a capire (finalmente!!!!!!!) che senza euro si può vivere ugualmente, anzi, molto meglio!

Chiedetelo ai danesi, che sono europei, mica asiatici o africani, ma all'euro, loro, avevano risposto con un deciso: NO GRAZIE. E grazie a quella decisione ora vivono molto meglio di noi, intendo dire di noi italiani, spagnoli, greci, portoghesi, sì insomma di tutti coloro ai quali l'euro non ha portato altro che una maggior povertà.

E se un Paese uscirà dall'euro, fosse anche il microbo Cipro (lo 0,2% del Pil dell'eurozona) il dado sarà tratta, sì insomma, si sarà svelato il tabù che dall'euro non si può uscire.

Basterà dire, ok ci abbiamo provato e … non funziona, ora vogliamo tornare ad avere la nostra sovranità monetaria, insomma vogliamo decidere noi, sul nostro territorio, quanta moneta stampare e come distribuirla e non, come accade adesso, andare ad elemosinarla da burocrati non eletti da nessuno.

Ma torniamo alla nostra Piazza Affari, il Ftse Mib (+2,20%) è risultato il migliore in Europa, e questo è il motivo: Banca Popolare di Milano (+11,11%), Bper (+5,86%), Mediobanca (+4,73%), Banco Popolare (+4,49%), Unicredit (+3,95%), Ubi banca (+3,71%), Intesa Sanpaolo (+3,43%) e Banca MPS (+2,75%).

Ma non solo, Ansaldo (+5,89%) ha ripreso con decisione la via del rialzo, Mediaset (+5,51%) ha confermato il buon periodo dopo il burrascoso inizio mese.

Ed ancora Atlantia (+4,38%) sembra aver messo a segno la seduta del riscatto, ed A2A (+3,92%) si è rifatta immediatamente, e con gli interessi, del calo subito alla vigilia, quota mezzo euro è sempre più vicina.

Insomma sembra che il mercato non abbia paura, in pratica, qualunque cosa accada … non sarà un dramma, e questo è ciò che andavamo predicando da tempo.

Giancarlo Marcotti per www.FinanzaInChiaro.it

 

Al solito i titoli bancari pesano sull'indice milanese che risulta il peggiore del Vecchio Continente. Straordinaria performance di Parmalat.

Il mondo si è svegliato scoprendo che in mezzo al Mar Mediterraneo c'è un'isola, dimenticata da tutti, che, anche se economicamente vale meno di un'ameba, può far succedere una tempesta finanziaria globale in grado di mandare in fumo migliaia di miliardi di euro (o di dollari, fate voi), si chiama Cipro.

Cosa è accaduto a Cipro?

Nulla!!!

Nulla di particolare, voglio dire.

Nel bel mezzo di una crisi finanziaria, che ha mandato Cipro sull'orlo del dissesto finanziario, quei geni (perché non li si può definire diversamente) dell'Eurogruppo, nella notte tra venerdì e sabato, hanno deciso di condizionare un intervento da 10 miliardi al prelievo forzoso (una tassa una tantum si diceva una volta) dai conti correnti accesi nelle Banche dell'isola mediterranea pari al 6,75% per le giacenze inferiori ai 100.000 euro e del 9,9 % per quelle superiori.

Beh, dico io, perché tutto sto casino? In Italia è da più di vent'anni che ci depredano il conto corrente e non è mai successo tutto sto caos. Cominciò quel furbacchione di Amato nel '92 con l'indimenticabile (ed indimenticato) 6 per mille, ma restando ai nostri giorni, scusate un secondo, l'uno per mille pagato lo scorso anno e l'1,5 per mille che pagheremo quest'anno su tutti gli investimenti, che cos'è se non un prelievo forzoso dai nostri conti correnti?

Certo a Cipro ci hanno dato giù di brutto, ma è solo una questione di misura, ripeto, anche e soprattutto sotto questo punto di vista, cioè tasse e balzelli vari, l'Italia non ha nulla da imparare da nessuno, anzi, sembra proprio che possa insegnare, e quando il docente è uno come Amato i risultati non possono che essere questi.

Per fortuna Wall Street ha alzato le spalle e si è detta che non sarà Cipro ad innescare panico sui mercati finanziari, ci penseranno gli stessi americani, ma al momento debito, non ora!

E così anche l'Europa ha ripreso fiato e per Parigi, Londra e Francoforte il ribasso al fixing si è limitato a pochi decimi di punto, al solito, invece, Piazza Affari ha lasciato sul terreno più del doppio, colpa, come sempre, dei nostri titoli bancari.

Certo nulla in confronto alla partenza, dopo che nella nottata Tokyo aveva perso il 2,7% anche il nostro Ftse Mib (-0,85%) ha aperto con un ribasso che sfiorava i tre punti percentuali, poi, pian piano, sono tornati gli acquisti che si sono intensificati con l'apertura delle contrattazioni a New York.

Ed alla fine ecco il fondo della classifica odierna: Banca MPS (-5,03%), Unicredit (-3,61%), Bper (-2,83%), Ubi Banca (-2,64%), Intesa (-2,52%) e Banco Popolare (-2,51%).

Quindi non c'è alcun dubbio su quale sia stato il comparto che ha maggiormente perso ed affossato l'intero indice principale. Diamo uno sguardo, però, anche alla parte alta della classifica perché non sono mancate le sorprese.

Parmalat (+8,26%) il motivo di questo boom non è noto, ma lo scopriremo presto, il titolo è risalito oltre quota 2 euro, non accadeva dal luglio 2011.

Stmicroelectronics (+5,38%) è stato il solo che anche dai primi minuti di contrattazione viaggiava in controtendenza, dopo la notizia che Stm ed Ericsson hanno deciso di suddividere le attività di joint venture (che successone che è stato!!!).

Rialzo da pi greco per A2A (+3,14%) al sesto guadagno nelle ultime sette sedute, per l'utility meneghina è ormai chiaro il prossimo recupero di quota mezzo euro.


Più info: http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=15401#ixzz2NviX6VAC

 

La misura non era stata presa per aiutare altri Paesi. Rabbia tra la gente perché era stato promesso che non sarebbero stati toccati i risparmi. Il precedente italiano del governo Amato.


 
Un accordo raggiunto in nottata dai ministri delle Finanze dell'eurozona prevede, in cambio di un piano di aiuti per circa 10 miliardi di euro al governo di Cipro, un pesante prelievo sui depositi bancari. Dalle prime ore del giorno, lunghe file di persone, a piedi e in auto, si sono create davanti agli sportelli bancomat per effettuare prelievi di contante. La rabbia è tanta perché era stato promesso che i risparmi non sarebbero stati toccati.
 
La rabbia della gente - Tra la gente in coda c'è stata tanta rabbia contro il precedente presidente della Repubblica, il comunista Demetris Christofias, accusato di aver temporeggiato e non aver preso tempestive misure contro la crisi imminente. Ma non sono mancati rimproveri al nuovo capo dello Stato, Nikos Anastasiades (centro-destra), che in campagna elettorale aveva più volte promesso "che i risparmi in banca non sarebbero mai stati toccati". Il presidente cipriota ha spiegato che il prelievo sui depositi è stata una decisione "dolorosa" da prendere ma necessaria per ottenere gli aiuti finanziari internazionali ed "evitare la bancarotta".

Due imposte uniche del 10 e del 7% - E' la prima volta che i correntisti bancari di un Paese vengono colpiti direttamente dalle misure di un piano di aiuti europeo. Ciò non è successo, per esempio, nei casi di Spagna, Grecia, Irlanda e Portogallo. Dal prelievo sui depositi bancari - molti dei quali sarebbero di cittadini russi non residenti - si spera di recuperare circa 5,8 miliardi di euro. Il prelievo consiste in un'imposta unica del 9,9% su tutti i depositi superiori a 100.000 euro e del 6,75% per quelli inferiori. Le banche effettueranno i prelievi martedì mattina, dopo la festività religiosa del cosiddetto "Lunedì pulito", l'equivalente ortodosso del Mercoledì delle Ceneri. Anche le banche cooperative, di solito aperte il sabato , hanno deciso di chiudere gli sportelli a causa dell'enorme afflusso di clienti che volevano prelevare il denaro in contanti e chiudere i propri conti. Il governo cipriota ha dato inoltre disposizioni affinché le banche blocchino durante questo fine settimana i trasferimenti di denaro via internet.

Il precedente di Amato - Un analogo precedente ci fu in Italia con il governo di Giuliano Amato nel 1992 quando venne istituita un'imposta straordinaria del 6 per mille sui depositi bancari da versare entro il 15 settembre di quell'anno.
 
Fonte: tgcom24.mediaset.it via finanzainchiaro.it

 

"Il problema è che il popolo italiano è diviso in due: chi vuole tenere la tavola apparecchiata e chi vuole sparecchiare": così Beppe Grillo si è espresso ai microfoni di Pierre Ograbek – giornalista della Radiotelevisione svizzera (RSI) – il giorno dopo il voto.

Il comico genovese non solo ha confermato il suo rifiuto di allearsi a una coalizione, ma ha evocato anche la possibilità di tornare alle urne. L'intervista integrale ed esclusiva è stata pubblicata sul sito della RSI il 26 febbraio 2013.

ASCOLTA L'INTERVISTA

Fonte: swissinfo.ch via cronachelodigiane.net

 

La donna più facoltosa resta Liliane Bettencourt.

Il magnate messicano Carlos Slim si riconferma l'uomo più ricco del mondo, secondo la classifica annuale della rivista statunitense 'Forbes'. Slim resta in testa con un patrimonio di 73 miliardi di dollari (4 in più rispetto allo scorso anno), seguito dal fondatore di Microsoft Bill Gates, con 67 miliardi (+6 miliardi).



La novità è al terzo posto della lista dove, con un patrimonio di 57 miliardi di dollari appare, lo spagnolo Amancio Ortega, fondatore di Inditex, il colosso del tessile che comprende marchi come Zara. La crescita del patrimonio di Amancio Ortega (ben 19,5 miliardi di dollari in un solo anno) scalza dal podio l'investitore americano Warren Buffett (fermo a 'soli' 55,5 miliardi). L'"oracolo di Omaha" dal 2000 è sempre stato nella top three dei paperoni mondiali.


Secondo l'elenco della rivista al mondo ci sarebbero 1.426 miliardari in dollari, un record grazie all'ingresso nella lista di 210 neo-miliardari. Il totale delle ricchezze di questi paperoni ammonterebbe a 5.400 miliardi di dollari, con una crescita di 800 miliardi di un solo anno. In crescita la presenza femminile con 138 miliardarie (erano 104 nel 2012): la donna più ricca resta la 90enne francese Liliane Bettencourt, proprietaria di L'Oreal.

In tutto sono 22 - fra singoli imprenditori o gruppi familiari - i miliardari italiani presenti nella lista stilata da Forbes. E' un gruppo variegato, dove a nomi molto conosciuti si affiancano figure meno esposte ma dai patrimoni molto solidi. In cima alla lista 'italiana' troviamo - ed è una conferma - Michele Ferrero e la sua famiglia, al 23mo posto globale, con un patrimonio stimato in 20,4 miliardi di dollari. Alle loro spalle Leonardo Del Vecchio, il patron di Luxottica, con 15,3 miliardi (e il 49mo posto complessivo).

C'è un'altra sola presenza italiana nella top 100 mondiale ed è quella di Miuccia Prada, 78ma con un patrimonio di 12,4 miliardi di dollari. In realtà sommando al suo patrimonio quello del marito Patrizio Bertelli (175mo con 6,7 miliardi) la coppia balzerebbe al 31mo posto globale. La moda italiana fa la parte del leone con Giorgio Armani (8,5 miliardi), Renzo Rosso (3 miliardi), i quattro fratelli Benetton (ognuno con 2 miliardi) ma anche Domenico Dolce e Stefano Gabbana (2 miliardi a testa).

Silvio Berlusconi e famiglia sono al 194mo posto globale con un patrimonio stimato in 6,2 miliardi mentre Ennio Doris è all'882mo con 1,8 miliardi.
Fra i nomi meno noti, quello dell'imprenditore farmaceutico Stefano Pessina (in realtà attivo in Svizzera), sesto degli italiani e 189mo nel ranking globale, oppure dei fratelli Paolo e Gianfelice Mario Rocca, che controllano Techint e sono 195mi con 6,1 miliardi di dollari.

Nessuna foto su Forbes, infine, per i fratelli Augusto e Giorgio Perfetti, che dalla Svizzera controllano l'omonimo gruppo di caramelle e gomme da masticare, terzo al mondo per fatturato: il loro impero vale 5 miliardi di dollari, ma nessuno sa che faccia abbiano.

Fonte: adnkronos.com via FinanzaInChiaro.it

 

In Romania un biglieto di trasporto costa 1,14 euro e lo stipendio minimo nel 2013 e'di 171 euro mensili!... - nota Red. TA

"Il governo di occupazione di Tsolakoglou ha letteralmente annullato la mia capacità di sopravvivere con una pensione dignitosa, per la quale avevo già pagato  (senza aiuti pubblici) per 35 anni.
La mia età mi impedisce di dare una risposta decente individuale (senza ovviamente escludere la possibilità di essere la seconda persona a prendere le armi se  qualcun altro dovesse decidere di farlo), non trovo altra soluzione che una fine dignitosa, prima di dover ricorrere alla spazzatura per sopperire alle mie esigenze nutrizionali.
Un giorno, credo, i giovani senza futuro prenderanno le armi e appenderanno i traditori del paese a piazza Syntagma, proprio come gli italiani hanno fatto con Mussolini nel 1945 (a Milano in Piazzale Loreto)"
- Dimitris Christoulas, Syntagma, Athens, 4 aprile 2012

Dimitris, pensionato ex farmacista si è sparato in testa in piazza Syntagma,
sede del parlamento greco e ormai luogo simbolo della rivolta ateniese contro la crisi economica e lo smantellamento dello stato sociale greco,
piazza delle grandi manifestazioni, degli scioperi generali, degli scontri e della violenta repressione.
Appartenente al movimento “IO NON PAGO”, aveva messo in ordine tutto prima di andare via, pagando ogni suo debito.
Ora è successo anche questo in piazza Syntagma, è successo che un uomo, da sempre attivo nella vita politica del suo paese,
da sempre in piazza a lottare, s’è sparato per non lasciare debiti ai suoi figli, e per andarsene con la stessa dignità con cui era vissuto e aveva lavorato tutta la sua vita.
Anche qui in Italia ci si comincia a suicidare, anche qui le pensioni tagliate, i lavori che non si trovano, sembrano portare facilmente alla strada del suicidio, una fuga timida da una realtà sconcertante.

Da giorni volevo raccontarvi di quel che accade in una località greca che si chiama Perama, che è in realtà una zona di Atene nei pressi del Pireo che ha vissuto momenti fiorenti grazie ai molti cantieri navali e che poi ha pagato il prezzo più caro a causa delle delocalizzazioni.
Ora il 60% di quel territorio è invaso dall’assenza di lavoro, dall’assenza delle più minime garanzie, in assenza di possibilità di sopravvivenza.
E’ vera e propria crisi umanitaria.
Due anni fa, in questa zona ha aperto la clinica Medecins du Monde, ambulatorio gratuito esistente in zone di calamità, che solitamente offre assistenza sanitaria ai rifugiati: nel territorio greco fino ad una manciata di mesi fa assisteva migranti, ma ora l’80% della sua clientela è greco.
Un ambulatorio di un’importanza incredibile, visto che arrivano decine di bambini che non hanno nemmeno i vaccini di base , o che non possono permettersi le dosi di richiamo..cosa che avveniva solo nel terzo mondo.
Si vive con 200 euro al mese, quella è la media a Perama, tanto che quando i medici dell’ambulatorio consigliano ai genitori di far curare i propri figli proprio dentro un ospedale, la risposta che più spesso si presenta al loro ascolto è che non hanno la disponibilità nemmeno dell’ 1.40€ necessario per comprare il biglietto dell’autobus che arriva fino all’ospedale.
Nulla, con 200 euro al mese non si mangia: i bambini mangiano dalla spazzatura, l’energia elettrica ormai manca in quasi tutte le case da più di sei mesi, tanto che l’inverno è passato a fatica, con quel po’ di calore che può offrire il bruciare pezzi di legno in casa.
Ci son famiglie che vivono in auto, ed anche il cimitero della città si sta popolando di persone che vanno a dormirci, come al Cairo, come in alcune zone della più povera Asia.
Per chi ancora ha un tetto ed ha la fortuna di avere la luce il terrore più grande è quello della corrente: staccata quella, vola via anche l’ultimo pezzetto di dignità .

A noi manca poco per tutto ciò…
a noi, Italia, che al contrario del popolo greco non abbiamo nemmeno avuto la forza di alzare la testa riempiendo le piazze o fermando la produzione con decine di scioperi generali. Noi nulla, noi concertiamo, noi facciamo finta che tutto ciò sia lontanissimo.
Mentre in Grecia iniziano a pensare che non basta più manifestare, che non basta più scioperare…
mentre in Grecia chi si spara vorrebbe sparare in testa al capitalismo,
noi dormiamo, concertiamo, siamo vomitevoli.

Fonte: baruda.net - aprile 2012

 

Tra queste, e certo non meno lecita di altre, l'idea della resa del Papa.  Sì, perché in fondo Ratzinger ha abbandonato la sua faticosa crociata spirituale. Una resa ufficializzata con l'annuncio shock delle 11.46 dello scorso lunedì 11 febbraio. Una resa non più custodita dalle Mura Leonine, dall'invalicabile reticolato di storia che separa la Città del Vaticano dal resto del mondo. Ma nell'era della globalizzazione diventa sempre più difficile mantenere quest'isolamento. Già nel 2012 email, memorie, lettere, appunti e documenti segreti le hanno attraversate per finire sulla scrivania di magistrati e sulle prime pagine di giornali e rotocalchi. Il cosidetto "Vatileaks", la fuga di notizie che è solo uno dei tasselli nel mosaico interrotto di Ratzinger.

A uscirne indebolito è stato il Santo Padre ed il cattolicesimo in generale. Una situazione paradossale dal momento che Benedetto XVI doveva essere il papa della rinascita spirituale.  "Quando è stato eletto, Ratzinger aveva promesso di fare pulizia e di riportare la Chiesa alla sua funzione pastorale, quella della salvezza delle anime - spiega una fonte gesuita anglosassone, che per ovvi motivi vuole rimanere anonima -. Un compito che ha portato avanti per diversi anni. Poi, improvvisamente, ha fatto marcia indietro." Perché? Sicuramente uno dei codici per decifrare Vatileaks è proprio il comportamento, che alcuni definiscono "schizofrenico" del Papa nei confronti della pulizia spirituale.
Tra le battaglie interrotte c'è sicuramente quella contro la pedofilia, una lancia nel fianco della comunità cattolica di cui Wojtyla aveva per anni ignorato l'esistenza. Benedetto XVI, invece, questa lancia la voleva estrarre, tanto che ha rimosso ben 50 vescovi. Improvvisamente, però, tutto è tornato come ai tempi di Giovanni Paolo II. Irrisolto rimane anche il mistero di Emanuela Orlandi, la quindicenne figlia di un impiegato del Vaticano, scomparsa senza lasciar traccia nel 1983. Una pista porta addirittura a denaro mafioso. Ipotesi secondo la quale a far sparire la ragazza sarebbe stata, per conto di qualche boss mafioso, la famigerata banda della Magliana, che a cavallo tra gli anni Settanta ed Ottanta spadroneggiava a Roma. Vatileaks però ne introduce una seconda: la ragazza potrebbe essere stata vittima della pedofilia.
Non tutti gli sforzi del Pontefice sono andati perduti; tra gli obiettivi raggiunti c'è quello di mettere ordine nelle caotiche finanze del Vaticano. Peccato che si tratti di una vittoria di Pirro, e vediamo perché. Nel maggio del 2009 Ratzinger affida questo delicato compito a monsignor Carlo Maria Viganò, nominato segretario generale del Governatorato, il ministero dell'economia del Vaticano. È questo uno snodo cruciale della gestione dello Stato del Vaticano, poiché sovrintende a tutti gli appalti, le forniture, le spese dello Stato più piccolo al mondo. "Viganò non ci mise molto a scoprire che i motivi delle perdite ingenti del Governatorato erano legati alla pessima gestione di quest'istituzione e lo disse al Santo Padre," spiega la nostra fonte gesuita.
In una sua relazione  - pubblicata nel libro "Sua Santità" di Gianluigi Luzzi - monsignor Viganò denuncia anche l'operato del comitato finanza e gestione, che investiva il portafoglio finanziario del Vaticano (circa 400 milioni di euro l'anno) non nell'interesse della Santa Sede, ma dei banchieri che ne facevano parte. Ed infatti nel dicembre del 2009 si registra, in una sola operazione, una perdita di 2 milioni e mezzo di dollari che Viganò fa notare a Ratzinger. Il comitato, va detto, è composto dai grandi nomi della finanza cattolica: Pellegrino Capaldo, presidente coordinatore, ex Banca di Roma; Ettore Gotti Tedeschi, ex Banco Santander e ai tempi a capo dello Ior, l'Istituto per le Opere di Religione, la banca del Vaticano; Carlo Fatta Pasini, della Popolare di Verona e Massimo Ponzellini, allora a capo della Popolare di Milano.
Ma è nell'amministrazione della Città del Vaticano, divisa letteralmente in piccoli feudi, che il nuovo segretario generale scopre l'esistenza di una fitta rete di corruzione, nella quale sono coinvolti alti funzionari del Vaticano ed una cricca di appaltatori italiani. Dentro le Mura Leonine, insomma, tutto costa di più. Nel 2009, ad esempio, si spendono ben 550 mila euro per il presepe di Piazza San Pietro; una cifra esorbitante. Il risanamento delle finanze apparentemente funziona ed il bilancio del Governatorato passa da una perdita di quasi 8 milioni di euro nel  2009 ad un attivo di 34 milioni nel 2010. Missione compiuta, dunque. Ma non è così.
Monsignor Viganò si è fatto molti nemici dentro e fuori del Vaticano, gente potente che non rimane certo con le mani in mano, ma passa subito all'attacco. Nel marzo del 2011, sul Giornale, il quotidiano di proprietà di Berlusconi, escono un paio di articoli non firmati che lo attaccano e preannunciano la sua rimozione. Ed infatti, poco dopo, il Papa lo nomina Nunzio apostolico negli Stati Uniti e lo spedisce oltre oceano.
È una promozione, ma anche una rimozione. In una lettera indirizzata al Santo Padre e mostrata nella trasmissione tv "Gli intoccabili", Viganò esprime grande amarezza per questa decisione; la sua partenza da Roma è infatti un segnale inconfondibile che lo status quo antes verrà ristabilito. Perché il Papa, invece di difenderlo, lo allontana  dal governatorato? È una delle domande chiave del giallo in Vaticano.

L'eminenza grigia del Vaticano
Dai documenti privati trafugati dalla Santa Sede risulta che a far pressione su Benedetto XVI per abbandonare la crociata spirituale, e quindi cambiare atteggiamento nei confronti dell'opera di pulizia in Vaticano, sia stato il cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato, considerato dalla stampa italiana una sorta di eminenza grigia, è infatti lui l'uomo forte del Vaticano. "A Bertone l'opera di pulizia di Viganò non andava proprio a genio, perché metteva il naso nei rapporti che la sua corte mantiene con alcuni segmenti dell'élite del potere in Italia," spiega un banchiere vicino al comitato di gestione.  In qualità di segretario di Stato Bertone svolge le mansioni di primo ministro dello stato del Vaticano, che sebbene sia una monarchia assoluta, nella quotidianità viene gestito, appunto, dalla segreteria di Stato.
Tarcisio Bertone è accanto a Ratzinger dal 1995, quando venne nominato segretario della Congregazione per la Dottrina di Fede, di cui ai tempi Benedetto XVI era il prefetto. Nel 2003 venne nominato cardinale ed inviato a Genova,  dove mostrò subito grandi capacità imprenditoriali. Nel libro "La colata", sugli scandali edilizi italiani, gli autori raccontano come Bertone lanciò la Chiesa in una serie di attività immobiliari che fruttano ottimi profitti, tra le quali la gestione della sanità cattolica nella regione. Intorno al cardinale ronzavano come api politici, imprese ed appaltatori, alcuni dei quali finiti anche sotto inchiesta.
Di carattere aperto, con una grande facilità nell'istaurare relazioni amichevoli con tutti e ben introdotto negli ambienti politici, Bertone aveva tutte le carte in regola per diventare segretario di Stato di un papa teologo, poco interessato dunque alla dimensione temporale della Chiesa.
"Benedetto XVI è un intellettuale, un grande pensatore, ma non ha la stoffa del politico Wojtyla, un Papa che parlava alla pari con i capi di Stato in un periodo storico di grandi tensioni. Questo tipo di relazioni le tiene Bertone," spiega un sacerdote domenicano in pensione, che ha conosciuto Giovanni Paolo II dopo l'attentato in Piazza San Pietro. A Genova Bertone si fa le ossa investendo nel settore immobiliare, un successo che lo fa approdare alla segreteria di Stato e quando viene chiamato a dirigerla ne è subito all'altezza. È lui, non il Papa, che nel gennaio del 2011 invia all'ufficio Cifra della nunziatura spagnola un cablo su come gestire, in modo diplomatico, la sorprendente richiesta dell'Eta di concordare una tregua con il governo spagnolo coinvolgendo nelle trattative la Chiesa.
Ma è nei rapporti con la classe politica italiana che il rodaggio genovese di Tarcisio Bertone dà i suoi frutti migliori.

La relazione speciale tra Vaticano e Italia
Il Vaticano riceve ogni anno l'otto per mille del valore totale dell'Irpef, l'imposta sul reddito delle persone fisiche italiana. Fino al 1984 l'Italia pagava ai sacerdoti soltanto la congrua, uno stipendio fisso, ma dato che le proiezioni al 2015 mostravano una riduzione del 50% nel numero dei sacerdoti dovuta alla crisi delle vocazioni, si decise di agganciare il contributo all'Irpef. L'idea fu di Giulio Tremonti, ai tempi consulente del governo socialista di Bettino Craxi, ex ministro delle finanze di quello di Berlusconi e da sempre tratto d'unione tra classe politica italiana e Vaticano. Naturalmente le pressioni per questo cambiamento provenivano dalla Santa Sede.
Sbaglia, però, chi pensa che nel rapporto tra questi due Stati il Vaticano sia il socio di maggioranza. "Il rapporto tra Chiesa e Stato italiano poggia su un'intricata rete di 'do ut des', di scambi e di favori, insomma," spiega un ex democristiano. Propaganda Fide, il ministero vaticano che coordina le missioni nel mondo e che possiede il patrimonio immobiliare più bello e prestigioso di Roma, ad esempio, affitta regolarmente ai vip dell'élite politica italiana appartamenti principeschi a prezzi accessibilissimi. "Per abitare a Piazza di Spagna o in via della Conciliazione non basta essere benestanti, bisogna essere classe dirigente e avere almeno un contatto elevato. Come se in cambio dell'affitto si garantisse una qualche benemerenza", spiega nel suo programma "Report" la giornalista investigativa Milena Gabanelli. A sua volta il governo italiano non applicava al patrimonio immobiliare di Propaganda Fide (pari a più di 8 miliardi di euro)  la tassa sugli immobili Ici,abolita da Berlusconi. E così via, la spirale di favori ed agevolazioni è infinita.
Naturalmente Tarcisio Bertone non gestisce questa macchina infernale, ma in quanto segretario di Stato è al centro della complessa ragnatela di relazioni che ne permette l'esistenza. "Viganò voleva distruggere questo meccanismo, non solo per la corruzione che genera in Vaticano ed altrove, ma per le perdite ingenti che produce alle finanze della Santa Sede," spiega la nostra fonte gesuita. Senza saperlo il suo alleato più forte è sempre stata l'Unione Europea.
Sebbene Berlusconi abbia esentato i luoghi di culto religioso dal pagamento dell'Ici, e Prodi abbia trovato uno stratagemma per mettere a tacere le proteste di Comuni, Province e Regioni riguardo a questo trattamento "speciale" con il decreto Bersani, all'Unione Europea questa politica non piace. La Commissione europea non ha gradito la creazione nel decreto della categoria "immobile non esclusivamente commerciale", una dicitura che esenta dalla tassa tutti i luoghi dove si può celebrare messa, ed ha dichiarato che l'esenzione va contro le direttive dell'Unione europea. All'inizio del 2011 l'Eu ha parlato di "multa sul Vaticano" qualora non accettasse di pagare l'imposta e tutti gli arretrati.
Solo a questo punto governo italiano e Santa Sede si attivano per trovare una soluzione. In una memoria del settembre del 2011, inviata da Gotti Tedeschi a Bertone e pubblicata da Pierluigi Nuzzi, il banchiere avanza alcune strategie che Mario Monti userà, meno di un anno dopo, per risolvere la questione.
Nonostante l'austerità nella primavera del 2012, infatti, Monti stanzia 200 milioni di euro di contributi  alle scuole private, per lo più gestite dal clero. Si tratta di una sorta di compensazione per la perdita dell'esenzione dell'Ici, oggi ribattezzata Imu. Monti lascia fuori dalla tassazione le scuole religiose non a scopo di lucro e concede la classe B a conventi, collegi, oratori e seminari per fargli pagare la vecchia aliquota, più bassa di quella nuova imposta dalle politiche di austerità.
In Italia che un governo tecnico tratti il Vaticano con i guanti bianchi non sorprende proprio nessuno. Berlusconi aveva due diplomatici che facevano da trait d'union con il Vaticano: Gianni Letta e Giulio Tremonti. Monti ne ha avuti a disposizione di più. Tra questi spiccano Andrea Riccardi, il fondatore della comunità di Sant'Egidio; Lorenzo Ornaghi (ex rettore dell'università Cattolica) e Corrado Passera (che si è fatto le ossa nella banca San Paolo di Torino). Il suo è stato uno dei governi più filo Vaticano dai tempi della Democrazia cristiana.
Ed infatti il governo Monti ha giocato un ruolo di primo piano nelle indagini riguardo alle accuse di riciclaggio dello Ior; indagini alle quali il Vaticano si è dovuto sottomettere a causa delle pressioni dell'Eu. Nell'estate del 2012, Moneyval, l'organismo antiriciclaggio del Consiglio d'Europa riunito in seduta plenaria a Strasburgo, emette un giudizio ambiguo, che evita al Vaticano di finire nella lista nera dei paradisi fiscali. Il Governo italiano, guarda caso, ha scelto di non parlare nella sessione plenaria in cui si discuteva il caso. Per protesta Giovanni Castaldi, direttore della Financial Intelligence Unit della Banca d'Italia,  ha ritirato i suoi due dirigenti dalla delegazione a Strasburgo per non essere complice di una posizione sbagliata.

La Banca di Dio
Lo Ior è un altro tassello importante. La banca nasce nel 1929 con i Patti lateranensi firmati da Mussolini, che sanciscono il risarcimento dei beni dello Stato Pontificio espropriati dopo l'unità d'Italia. Mussolini versò alla Santa Sede 750 milioni di lire in contanti e un miliardo in titoli. Capitali con i quali lo Ior cominciò a lavorare. Sebbene sia a tutti gli effetti una banca straniera, fino a poco tempo fa il sistema bancario italiano la considerava alla stregua di un corrispondente estero di banche italiane. Che significa? "Che non applicava alle sue operazioni i controlli anti-riciclaggio richiesti dalla legge - spiega Gabbanelli sempre a Report -. Alla fine degli anni Novanta, ad esempio, tra la Banca di Roma e lo Ior inizia un traffico di denaro che ammonta mensilmente a 50, 60 milioni di euro. A che servono questi soldi e di chi sono? Molti pensano a tangenti, denaro mafioso ed evasione fiscale. Si tratta infatti di assegni in bianco, conti cifrati, operazioni irregolari, che però non destano alcun sospetto perché lo Ior è considerato alla stregua di una filiale." Il traffico continua per anni, chiude più di un occhio la Banca d'Italia, diretta fino al 2005 - quando verrà rimosso per ingerenze nell'acquisto della Banca Antonveneta - da Antonio Fazio, uomo religiosissimo e vicino ai vertici del Vaticano.  Nel 2008 sarà la magistratura italiana e l'Unione europea a costringere le istituzioni  ad investigare l'operato dello Ior.
La crisi economica del 2008, la recessione e la situazione critica dell'economia italiana fanno sì che la classe politica ceda alle pressioni di Bruxelles. È una delle tante conseguenze negative che il mutato clima economico e finanziario esercitano sullo stato della Chiesa

Salvare il capitalismo per salvare la Chiesa
Anche se Tarcisio Bertone gestisce il potere temporale della Chiesa, a decidere deve sempre essere il Papa, poiché la Santa Sede è una monarchia assoluta. È stato il Papa a rimuovere Viganò, non Bertone. Ed il Pontefice poteva dire di no, ma non l'ha fatto. Cade dunque la tesi della congiura di palazzo secondo la quale Vatileaks è stato frutto dello scontro di potere tra segretario di Stato e Papa; l'alleanza tra i due, infatti, non è stata mai così forte.
Dato che tutti concordano che Ratzinger si fida ciecamente di Bertone,  la domanda da porsi è: come ha fatto Bertone a convincere il Pontefice a fare marcia indietro? La risposta ce la fornisce la nostra fonte gesuita: "In un momento di crisi economica tanto profonda la crociata spirituale rischiava di spaccare l'istituzione della Chiesa e Ratzinger non voleva proprio correre questo rischio." La crisi finanziaria e la recessione che  affligge l'Occidente, forzano il pppa teologo ad indossare i panni del Pontefice politico, quelli prediletti da Wojtyla, ed il sarto che li confeziona è Tarcisio Bertone.
"Ratzinger è asceso al trono di Cristo dopo il papato di Wojtyla, che ha trasformato la Chiesa in un baluardo contro il comunismo - spiega la nostra fonte gesuita -. Il nostro ordine, che storicamente ha bilanciato gli interessi temporali con quelli spirituali in Vaticano, si è trovato spiazzato da altre istituzioni come l'Opus Dei o Comunione e Liberazione. Negli anni Novanta, molti di noi, tra cui un drappello di spagnoli, sono stati letteralmente messi alla porta ed hanno dovuto lasciare Roma. Non  è stato un cambiamento repentino, ma graduale, senza improvvisi licenziamenti. Così, quasi senza accorgercene, la gestione del Vaticano è passata di mano, da un ordine all'altro, e cambiata è anche l'enfasi del ruolo della Chiesa nel mondo. L'obiettivo prioritario del papato di Giovanni Paolo II è stato la caduta del comunismo, sicuramente un evento epocale, ma la Chiesa ha altri, più importanti compiti da svolgere quali l'evangelizzazione e la cura delle anime." Benedetto XVI condivideva quest'analisi, ne ha dato prova durante i primi anni del suo papato. Ma improvvisamente la Chiesa ed il suo alleato di sempre, il capitalismo occidentale, si sono trovati a dover fronteggiare un nuovo nemico, forse più potente del comunismo: la peggior crisi economica dal 1929.
Dalla caduta della Lehman Brothers il Vaticano, come tutto l'Occidente, naviga in cattive acque. Il bilancio della Santa Sede, che ha 2.700 dipendenti e riceve il grosso delle sue entrate dalla gestione del patrimonio immobiliare e dalle offerte, è infatti in perdita. Mentre nel 2007 si registrava un attivo di 6,7 milioni di euro, dal 2008 in poi il bilancio è in deficit, raggiungendo i 15 milioni di euro nel 2011. Unica eccezione il 2010, quando si è prodotto un modesto attivo, grazie anche a Viganò. Come spiegato da Viganò il Vaticano gestisce male le proprie finanze: in perdita è la Radio Vaticana, la Bbc del cattolicesimo, e l'Osservatore Romano, il quotidiano del Vaticano, ed in perdita è il portafoglio finanziario. Lo si legge in un documento della Curia pubblicato dal settimanale L'Espresso: "Su questo risultato (il deficit) ha influito l'andamento negativo dei mercati finanziari mondiali, che non ha consentito di raggiungere gli obiettivi preventivati." A spulciare nei bilanci ci si accorge che l'Obolo di San Pietro, e cioè le offerte che il Papa riceve personalmente ogni anno, sono in calo perché le tre nazioni tradizionalmente più generose - Stati Uniti, Spagna ed Italia-  sono in recessione. In particolare le finanze cattoliche americane sono provate dai risarcimenti che hanno dovuto pagare alle vittime della pedofilia, un'emorragia che proprio non ci voleva in questo momento di crisi.
Ecco spiegato perché l'economia e non la cura delle anime o l'impeto riformatore è al centro del dialogo che il Papa conduce da qualche tempo con il mondo, non solo con i fedeli, ma anche con le forze politiche. Ecco il motivo della sua inversione a U. La preoccupazione principale del papato di Benedetto XVI non è più spirituale, ma temporale. Anche lui, come il predecessore, ha indossato la corazza del paladino del capitalismo occidentale. Il nemico di oggi è l'avanzata delle economie emergenti, prima fra tutte la Cina, nazioni non cattoliche e spesso laiche, paesi che la Chiesa avrebbe dovuto evangelizzare, impresa ormai quasi impossibile a causa della loro crescita economica rapida. Il Vaticano teme non solo l'impoverimento dei Paesi occidentali, ma l'ascesa di nazioni come la Cina che potrebbero esportare e diffondere l'ateismo.

La Rivincita della Vecchia Guardia
L'abbandono della crociata spirituale consolida in Vaticano il potere di quelle forze interne alla Chiesa che non l'hanno mai vista di buon occhio. Così la già schiacciante presenza dell'Opus Dei si rafforza, mentre quella dei Gesuiti e Domenicani continua a scemare. Ed infatti le indagini sull'ormai famosa fuga di notizie sono state affidate al cardinale Julian Herranz, giurista di fiducia del Papa, ex presidente del dicastero dei testi legislativo e della commissione disciplinare della Curia Romana, e uomo dell'Opus Dei. Come il giornalista americano Greg Burke di Fox News, numerario dell'Obra, viene chiamato per  rimediare al danno che Vatileaks ha causato all'immagine del Vaticano nel mondo. Cambiamenti che rappresentano un duro colpo per chi aveva visto in Ratzinger  l'uomo del grande rinnovamento spirituale, in particolare per gesuiti, domenicani ed un esercito di fedeli. Adolfo Nicolas, a capo della Compagnia di Gesù, soprannominato il "Papa nero", manifesta al Pontefice questa delusione in una lettera che invia insieme a quella di un benefattore cattolico olandese, entrambe pubblicate da Nuzzi. "Perché il denaro gioca un ruolo centrale presso i diversi pastori della curia Romana - domanda il benefattore -, in alcune diocesi europee, come anche nel patriarcato di Gerusalemme?". Subito dopo - scrive Nuzzi - arrivano le accuse  alla cerchia più ristretta  di Ratzinger, dove si è accumulata in modo visibile e tangibile una misura considerevole di potere: "Alcune prove scritte pertinenti, in mia mano, servono a sostegno di quanto appena detto."

La delusione, la rabbia ed malcontento di quella fetta della Chiesa che si è vista privare del grande riformatore, hanno fatto da la miscela ideale per Vatileaks. "Come con il presidente Obama, il papato di Benedetto XIV aveva stimolato grandi aspettative," confessa un giovane padre domenicano di stanza in Vaticano. Quando queste si sono infrante la fuga di notizie è diventata l'ultima spiaggia per evitare che si insabbiasse il lavoro di anni.
Le dimissioni del papa sono legate alla lotta tra potere temporale e spirituale, una battaglia intestina che si combatte non solo dentro le Mura Leonine ma nel mondo intero? È possibile, forse anche probabile anche se questo non è un conflitto nuovo, ma solo una nuova fase della guerra centenaria tra i due volti della Chiesa. Ratzinger ha deciso di abbandonare il campo e lasciare al prossimo pontefice la continuazione di questa guerra.

Fonte: caffe.ch - Autore: Loretta Napoleoni

 
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