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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

A partire da oggi, i nostri figli nascono con oltre 30 mila euro di debito a testa. Non hanno ancora una carta di credito, non sanno cosa sia una cambiale ma lavoreranno dieci anni solo per mettersi in pari. Il debito pubblico italiano a maggio tocca il nuovo record di 1827,1 miliardi di euro. Quindici miliardi in più rispetto al mese precedente, 69 in soli cinque mesi. Ci indebitiamo al ritmo di 14 miliardi di euro al mese.

La Grecia è andata. I politici locali se la sono già magnata, e a tutto il resto ci hanno pensato gli speculatori internazionali. A spese di chi? Vediamo se indovinate. 

 L'Europa decide di prestare 110 miliardi di euro alla Grecia per tenerla a galla. La BCE li crea dal nulla, appositamente per Atene. Sono destinati alla Grecia ma non glieli da. Perchè? Perché Standard & Poor’s ha giustamente declassato il debito sovrano greco al rango di junk. Spazzatura. Chi li presta fisicamente alla Grecia si becca la sola. E la banca centrale, di proprietà delle banche nazionali, a loro volta in larga maggioranza di proprietà di privati (qui da noi, per fare un esempio, solo il 6% di Banca d'Italia è pubblico), non ha nessuna voglia di caricarsi sulle spalle un prestito a fondo perduto.

 E allora che si fa? Ma è semplice: paga pantalone, cioè noi. Si fa una telefonata a Tremonti e gli si dice: io ti presto quindici miliardi, e tu li presti alla Grecia. Si chiama garanzia. Non solo ci siamo cioè accollati 30 mila euro di debiti a testa, ma ora stiamo anche garantendo il debito greco. Se la Grecia non paga, non saranno i soci della BCE a rimetterci, ma ancora una volta i cittadini. Il popolo. El pueblo.


 E per assicurarsi che la fregatura sia tecnicamente possibile, la BCE generosamente sospende l'applicazione della soglia minima di rating quale requisito di idoneità per il collaterale nelle operazioni di credito nell’Eurosistema nel caso di strumenti emessi o garantiti dal Governo greco.

 Insomma, sarebbe come se un conoscente del tutto insolvente vi chiedesse dei soldi, voi li prestaste ad un vostro caro amico suggerendogli di prestarli a sua volta a quel conoscente, omettendo (disapplicazione della soglia) di specificare che non sarà mai in grado di restituirli. Il vostro amico non recupererà mai più i suoi soldi, in compenso ora li dovrà a voi.

 Non c'è che dire: begli amici che frequentiamo!

Fonte: ByoBlu.com

 

 Gianfranco Fini, presidente della Camera nonché spina nel fianco della maggioranza, ha dichiarato: "Senza carta stampata, Internet è poca cosa". 

 Vorremmo ricordare al Presidente che purtroppo ci ha fornito l'ennesima dimostrazione di quanto la politica sia ormai distante da chi pretende di rappresentare; di quanto il mondo istituzionale continui pervicacemente a ignorare le giovani generazioni che, udite udite, raramente sfogliano un giornale; che in Rete le notizie circolano prima, libere dai lacci e lacciuoli imposti dal giornalismo partigiano della carta stampata che, troppo spesso, rinnega il suo ruolo di cane da guardia in nome, per chi può, dell'orgoglio di Casta.

 La carta stampata, me ne rendo benissimo conto Presidente, è il mezzo dove il Palazzo preferisce leggere storie e retroscena. Perché parla di lui, parla delle primedonne, parla dei rappresentanti e non dei rappresentati.

 A chi parlano oggi "i giornali"? I cronisti hanno forse voglia di mettersi in discussione e fornire un servizio di informazione al lettore - concetto più ampio del senso di "copie vendute" - che non corrisponda ad infarcire pagine e pagine sui pruriti dei festini di Palazzo Grazioli?

 Sentivo Barbara Serra intervistata al Festival del Giornalismo di Perugia che parlava con imbarazzo della qualità del giornalismo italiano. Ieri sera leggevo "Il declino dell'Occidente di Hanif Kureishi" dove uno dei personaggi, ex produttore, spiegava che bastava accendere la tv spagnola o italiana per capire il valore dellaBBC.

 Il New York Times ha avvertito: la carta scomparirà. E allora, Presidente, in quel preciso momento chi sarà "poca cosa": la presunzione di eternità dell'inchiostro o la libera circolazione delle idee in Rete? Forse Lei  è convinto che sia "poca cosa" perché il Web, giovane creatura, è costruito sull'idea di democrazia dal basso, perché non è gerarchico e perché non vive dell'autorevolezza del sistema gerontocratico, come fa invece l'informazione di carta, quanto piuttosto delle idee delle persone.
 
 Eppure la foresta della Rete cresce e fa rumore. Davvero strano che lei, Presidente, non lo senta.

Fonte: ByoBlu.com

 
By Admin (from 08/07/2010 @ 09:08:36, in it - Osservatorio Globale, read 1397 times)

Ministro Gelmini

Ricordate la rocambolesca vicenda del ministro Gelmini che, nonostante il commissariamento, ignorava le decisioni del Tar Lazio che davano ragione ai precari della scuola?

Ecco, com’era prevedibile (e come, infatti, avevamo previsto), il dissennato comportamento del Ministero sta producendo il caos nel mondo dell’Istruzione. Un “caos calmo”, vista la disattenzione della maggior parte dei media su tale assurda storia. Un caos che, tra l’altro, si va ad aggiungere a quello che imperversa da tempo anche nel mondo dell’Università, dove monta la protesta dei ricercatori.

Ma procediamo con un breve riassunto delle puntate precedenti.

L’anno scorso, nell’ordinanza relativa alla formazione delle graduatorie provinciali dei precari, il ministro Gelmini stabilì che i supplenti inseriti in una graduatoria non potevano cambiare provincia. Nell’aggiornare il punteggio potevano inserirsi soltanto “in coda” (a prescindere dal punteggio stesso) in altre tre province, oltre a quella principale da ciascuno eletta.

I precari iscritti all’Anief (Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione) si rivolsero al Tar Lazio che, nel mese di novembre dello scorso anno, concesse loro la sospensiva dell’ordinanza. Contro tale provvedimento il Ministero presentò appello al Consiglio di Stato e, nel frattempo, decise autonomamente di non dare applicazione alla misura cautelare, in attesa dell’esito del giudizio di impugnazione, incorrendo così nell’inevitabile commissariamento.

Dinanzi alla situazione caotica che si andava profilando, il Governo pensò bene di approvare un emendamento alla legge 167/2009, che confermava il divieto, per il biennio 2009/2011, di inserire nelle graduatorie i precari in base all’effettivo punteggio di ognuno. Contro tale norma, peraltro, i legali dell’Anief sollevarono questione di legittimità dinanzi alla Corte costituzionale.

A marzo del 2010 il Consiglio di Stato ha concesso la sospensiva contro la precedente decisione del Tar Lazio: pertanto, si pensava che anche per quest’anno i precari sarebbero stati inseriti in coda alle graduatorie. Ma due giorni fa è arrivato il colpo di scena: l’appello del Ministero è stato notificato dagli Avvocati dello Stato all’indirizzo sbagliato e, pertanto, l’ordinanza del Tar torna a produrre tutti i suoi effetti. I precari andranno inseriti “a pettine”, in base ai titoli e all’anzianità di servizio di ciascuno (com’è giusto che sia nel rispetto del principio costituzionale di eguaglianza).

Ecco, dunque, che il caos torna a regnare sovrano. Cosa si inventeranno ora i vulcanici collaboratori del ministro Gelmini per non dare esecuzione alle pronunce del giudice amministrativo?

Foto del ministro Gelmini: Giuseppe Nicoloro, Flickr.it; Fonte: Polisblog.it

 

Cosa ci dicono le migliaia di denunce quotidiane di rapine, furti, estorsioni, raggiri…che avvengono nella città di Napoli e nel suo hinterland? Se osserviamo bene, nel resto d’Italia molte truffe hanno lo zampino di qualche partenopeo. Non è solo una questione – come qualcuno potrebbe obiettare e suggerire – di necessità: “la necessità fa rompere la legge” si sente dire, un diffuso luogo comune per dire che, in mancanza di lavoro, la gente s’industria e delinque, la cosiddetta arte di arrangiarsi portata alle estreme conseguenze. No!, perché dovrebbe essere così in altri posti dove c’è disoccupazione e un diffuso stato di precarietà: nel Molise o nel Cilento, per esempio, c’è penuria di lavoro, eppure la microcriminalità è molto bassa, salvo per quei casi che vedono rapinatori napoletani in trasferta.

Cosa ci dice la sporcizia che un po’ ovunque troviamo in questa città e da sempre?

 La risposta è allora fin troppo semplice nella sua inquietante verità: l’inciviltà e la mafiosità sono scritte nel DNA dei suoi abitanti. O meglio di una parte di essi. Una minoranza nutrita per fortuna si dimostra immune, una minoranza che è sotto assedio: lotta strenuamente cercando di resistere nel degrado, nel caravanserraglio di quella città, eroi anonimi che vivono la condizione di soldati in prima linea, abbandonati al loro destino, incalzati dal nemico, bistrattati, offesi, umiliati. Quanti si riconoscono in questa descrizione, in quella minoranza, fatta di commercianti, operai, imprenditori, medici, giornalisti…che dignitosamente come tanti Don Chischotte non accettano di scendere a compromessi, di piegarsi e accondiscendere alla cultura mafiosa, di abbassare il capo?

 Essi pagano un prezzo altissimo perché semplicemente intendono conservare la loro dignità di uomini, difendere la loro onestà e professionalità, continuando a vivere nonostante tutto nella propria città.

Non è forse scritto nel DNA di questo popolo, soprattutto quello che vive nell’hinterland (una parte di esso, naturalmente) l’essere grossolani, volgari, sguaiati, pacchiani, sbraitoni, truffaldini? Vi sono alcuni luoghi nel napoletano dove i ragazzi –  fenomeno emerso soprattutto nell’ultimo decennio – non parlano quando si ritrovano, urlano: letteralmente. Uomini e donne. Può sembrare una forzatura dettata dall’enfasi dell’articolo: niente affatto. Risponde alla verità dei fatti. I ragazzi, specie il fine settimana, compiono con le auto e le moto interminabili giri per le strade principali del paese, in un folle tormentone. Corrono sui motorini come forsennati, urlando, suonando, emettendo strani versi,  forti suoni gutturali. Essi non parlano, lo ripeto, quando si ritrovano davanti ai Bar o nei giardinetti pubblici: urlano, gesticolano, grugniscono come animali. Piccoli gruppi si trattengono per buona parte della notte: e naturalmente non si limitano a grugnire, a urlare, compiono una serie infinita di atti vandalici, bruciano cassonetti, rompono i tubi esterni dell’acqua dei palazzi, danneggiano auto, sporcano, imbrattano muri. 

E’ una paurosa deriva dei costumi – in parte riscontrabile nelle nuove generazioni – ma in quei luoghi essa è estremamente più vistosa, un imbarbarimento che non trova confronti con altre realtà. Non mi sento di appartenere a questa città, dove vige la barbarie, la cultura mafiosa, l’inciviltà. A Napoli (in alcuni luoghi) c’è l’anarchia non uno stato di diritto. Quando vengo in questa città, sento spegnersi in me ogni impulso vitale, anche la scrittura s’inaridisce.

Nel Cilento, ma anche nell’Avellinese o nel Beneventano, pur se appartengono alla Campania, troviamo un diverso e migliore grado di civiltà, direi di educazione ai valori civili. Sono luoghi puliti dove si fa raccolta differenziata come nel nord Italia.

L’ignoranza, così diffusa nel napoletano, è naturalmente il terreno di cultura ideale per la camorra e la politica ad essa alleata: l’ex DC ha potuto regnare incontrastata per decenni grazie all’immenso serbatoio di voti che la camorra le assicurava in Campania e così per i governi populisti che le sono succeduti.

La stessa cultura a Napoli, con le dovute eccezioni, per le individualità e potenzialità di grande valore e fatta salva la ricca tradizione letteraria, è oggi fondamentalmente provinciale perché ripiegata su stessa, troppo attenta a raccontarsi per essere di grande respiro, per aspirare ai palcoscenici mondiali, col rischio di enfatizzare anziché analizzare e condannare il suo frutto più grande e riconosciuto nel mondo intero, cresciuto a dismisura all’ombra del Vesuvio: la camorra. Una quantità enorme di libri pubblicati da editori napoletani tratta di Napoli e della camorra: parlarne è sacrosanto, il valore della denuncia non si discute. Altra cosa è mitizzare la camorra, attraverso il racconto, il romanzo, e nel cinema, la serie infinita di film, fiction e sceneggiati. Roberto Saviano ha denunciato (libri-inchiesta) con grande coraggio, esponendosi in prima persona, non ha cavalcato il filone d’oro della camorra come tanti altri: eccezioni, come dicevo vi sono e vanno sottolineate. Personalmente non mi riesce di interessarmi né tantomeno di appassionarmi a un libro o a una fiction che racconti, enfatizzando, la camorra: è troppo vivo il disgusto e la nausea per quella reale che quella minoranza in cui mi riconosco, vive sulla propria pelle.

Sulla questione Napoli occorre naturalmente condannare posizioni radicali e razziste come quella di Giorgio Bocca quando invoca, come soluzione (davvero definitiva) ai mali millenari di questa città, l’eruzione del Vesuvio, pur se la  sua spietata e coraggiosa analisi, attraverso articoli e libri, registra la realtà dei fatti ed è dunque condivisibile.

Per Napoli il rimedio è il tempo: occorrono generazioni per vedere dei cambiamenti, naturalmente continuando a denunciare, lottare e ancora a denunciare per scuotere l’ignavia di questa città e la sua coscienza sporca. Quando subentrerà un pur timido sentimento di vergogna in quella parte malata, allora il cambiamento è già avvenuto.

Autore: Riccardo Ianniciello per FinanzaInChiaro.it

 

L’Unità di Crisi è una struttura del Ministero degli Affari Esteri che agisce, in collegamento con gli Organi istituzionali dello Stato, per far fronte al crescente numero di situazioni di emergenza che coinvolgono interessi italiani all’estero o mettono in pericolo l’incolumità dei connazionali. Ha il compito istituzionale di assistere i connazionali e tutelare gli interessi italiani all’estero in situazioni di emergenza.

Come funziona ?

"Dove siamo nel mondo" è un servizio del Ministero degli Affari Esteri che consente agli italiani che si recano temporaneamente all'estero di segnalare - su base volontaria - i dati personali, al fine di permettere all'Unità di Crisi, nell'eventualità che si verifichino situazioni di grave emergenza, di pianificare con maggiore rapidità e precisione interventi di soccorso. In tali circostanze di particolare gravità è evidente l'importanza di essere rintracciati con la massima tempestività consentita e - se necessario - soccorsi.

E’ possibile effettuare la segnalazione del proprio viaggio non prima di 30 giorni dalla data di partenza.
E’ comunque sempre possibile segnalare o modificare il proprio viaggio anche durante la permanenza in un paese estero.
I dati sono automaticamente cancellati 2 giorni dopo la data di fine viaggio indicata.

E' possibile effettuare la segnalazione del viaggio tramite: Web, SMS, Telefono.

I dati verranno utilizzati solo in casi di comprovate e particolarmente gravi emergenze come le grandi calamità naturali, gli attentati terroristici, le evacuazioni, etc.

I dati relativi al viaggio che si intende effettuare all'estero verranno utilizzati esclusivamente a fini istituzionali, per consentire cioè di essere rintracciati in casi di emergenze di particolare entità e gravità. La segnalazione del viaggio da parte di un connazionale non comporta per il Ministero Affari Esteri obblighi aggiuntivi rispetto a quanto previsto dalla vigente normativa in materia di assistenza ai connazionali all'estero e non implica un trattamento diverso rispetto a quanti non si sono registrati. La segnalazione inoltre non comporta alcun obbligo aggiuntivo per il connazionale che la effettua.

Il servizio è riservato ai cittadini italiani. La segnalazione non è considerata una prova del possesso della cittadinanza italiana.

Per gli italiani che risiedono all'estero, la segnalazione è consigliabile qualora si rechino in un Paese estero diverso da quello di residenza anagrafica.

Contatti
Indirizzo: Ministero Affari Esteri, SegreteriaGenerale – Unità di Crisi, Piazzale della Farnesina, 1 Roma.

Numeri utili:
Tel: +39-06-36225
Tel: +39-06-36911
Fax: +39-06-36913858

E- mail: unita.crisi@esteri.it

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By Admin (from 03/07/2010 @ 12:40:34, in it - Osservatorio Globale, read 1981 times)

LONDRA - La crisi del debito europeo, con i suoi effetti negativi sulla fiducia dei consumatori, ha aumentato il rischio di una nuova recessione.

Ad affermarlo è l'agenzia di rating Fitch, che nel suo rapporto trimestrale "Global Economic Outlook" mantiene la convinzione che "la ripresa globale resta in carreggiata, anche se ad un ritmo disomogeneo a seconda di paesi e regioni".

Secondo Brian Coulton, managing director per i rating sovrani di Fitch, "anche se il rischio di una ricaduta in recessione dei paesi europei è aumentato, la probabilità che il consolidamento fiscale possa portare le maggiori economie avanzate nel complesso in una nuova recessione nel breve termine rimane bassa".

Nel documento Fitch rivede in meglio le stime di crescita globale per il 2010 al 3,1% dal 2,8% pubblicato lo scorso aprile, grazie al migliore andamento di Giappone, Brasile, Russia, India e Cina, mentre Usa, Ue, Gran Bretagna restano in linea con le precedenti previsioni, con un 1% di crescita del Pil stimata per l'area euro.

Fonte: Tio.ch ; ATS

 

Nel 2013 saranno il 55% anche grazie alle applicazioni per smartphone.

Oggi le compagnie vendono quasi il 41% di biglietti direttamente ai clienti, di cui il 25,8% attraverso internet e il restante tramite call center (10,7%). Ma entro il 2013 la quota raggiungerà il 55,1% sul totale dei biglietti emessi, anche grazie alle applicazioni per smartphone che l'86% delle compagnie introdurrà nei prossimi tre anni. E' quanto emerge dall'indagine annuale condotta da Sita, presentata a Bruxelles in occasione dell'Air Transport IT Summit. Sono 129 le compagnie aeree che quest'anno hanno partecipato all'indagine, di cui il 14% è rappresentato da compagnie low cost e il 5% da vettori charter. Per aumentare le vendite online le compagnie metteranno a disposizione dei clienti servizi come cambio, cancellazione o prenotazione di un nuovo volo (52%) e rimborso per i viaggiatori abituali (51%). Prosegue così l'incentivo ad utilizzare il self-service tra i passeggeri, perché le compagnie vogliono ridurre del 21% entro il 2013 il numero di passeggeri che si rivolgono al personale di terra per effettuare il check-in. E oltre ad internet, anche l'uso dei cellulari diventerà chiave: l'86% delle compagnie aeree dell'indagine, entro il 2013 offrirà applicazioni per smartphone.

Unioncamere: 85% degli operatori si propone sul web.

Ormai è molto più che una tendenza. Oggi, quasi in un caso su tre, i turisti europei acquistano pacchetti vacanza direttamente sul web. Un trend che anche in Italia sta prendendo piede. Secondo i dati Unioncamere-Isnart per l'Osservatorio Nazionale del Turismo, un milione e 300mila connazionali hanno infatti prenotato la propria vacanza estiva via internet, magari mentre "chattavano" su un social network come Facebook. Si tratta, secondo lo studio, di una cifra non da poco, considerando che, su un totale di 24,5 milioni di italiani che hanno intenzione di prendere un periodo di ferie tra luglio ed agosto, solo il 28% ha già prenotato e di questi, appunto, un quinto lo ha fatto on line. "Il ruolo di Internet - ha osservato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello - è sempre più centrale nel turismo, sia come strumento di intermediazione diretta e indiretta per le imprese che come leva aggiuntiva promozionale e pubblicitaria. E' una grande opportunità che va sfruttata e ancor più fortemente integrata con gli altri canali tradizionali, perché è la frontiera su cui una massa enorme di giovani consumatori si muove già".
I dati evidenziano che l'85% degli operatori offre alla propria clientela la possibilità di prenotare tramite il web, utilizzando e-mail, siti di proprietà o grandi portali;  il 61,2% delle imprese è abilitata a ricevere prenotazioni direttamente on line; il 32,1% degli operatori si serve di agenzie di viaggio on line; il 19,8% delle imprese è presente su social network, Facebook in testa, sul quale sono presenti il 44,8% degli ostelli della gioventù, il 43,6% dei villaggi ed oltre il 30% degli alberghi a 4 e 5 stelle. Nel primo trimestre 2010, il 34,5% della clientela delle strutture ricettive italiane ha prenotato via rete, quota che sale al 41,3% per i soggiorni in città. Le prenotazioni sono avvenute tramite il contatto diretto con la struttura attraverso il sito web (12,5%), l'invio di e-mail (15,6%) e l'utilizzo dei grandi portali di settore (6,4%).

Fonte: travelnostop.com

 


La manovra, si sa, è in fase di completamento. Ma solo ora comincia a trapelare anche lastangata sugli automobilisti, che subiranno una serie di notevoli rincari su buona parte dei tratti autostradali della rete Anas.

Si parla di aumenti fino al 5%, concentrati essenzialmente sui caselli della A1 e della A24 (la Roma-Teramo che passa anche per L’Aquila). E proprio la capitale sarebbe una delle città più colpite dal provvedimento, al punto che nel più puro stile clientelare della nostra politica il sindaco Alemanno - spaventato - si è affrettato a dichiarare che “i romani non dovranno tirare fuori una euro”.

E invece non sarà così, a meno che si confermino i soliti privilegi romanocentrici tipici della casta italiota. Ai più appariva decisamente assurdo che se i milanesi da anni pagano un tratto di tangenziale (la est) i cittadini della capitale ne fossero completamente esenti; ed è così che il progetto prevede l’istituzione del pedaggio sul raccordo anulare. Un euro per i veicoli leggeri e due quelli pesanti secondo le ultime indiscrezioni.

Ma i romani non sarebbero gli unici a pagare. In teoria dovrebbero essere ben 26 i tratti a passare a pagamento, e tra essi la “mitica” (in tutti i sensi) Salerno-Reggio Calabria, che sarà anche fatiscente, ma di fatto non si vede in base a quale privilegio sia rimasta a scrocco per tutti questi anni.

Altri tratti interessati al pedaggio, tra gli altri, saranno Roma-Fiumicino, Palermo-Catania (era ora!), il raccordo Torino-Caselle, la SS Firenze-Siena e il raccordo Salerno-Avellino.

Autore: Luca Landoni ; Fonte: PolisBlog.it

 

Questa settimana, sono state promulgate in Romania le leggi dell’austerità, dopo che il Parlamento le ha modificate secondo la decisione della Corte Costituzionale che aveva dichiarato alcuni articoli incostituzionali. Si tratta di quelli sui tagli del 15% alle pensioni normali e alle indennità delle persone che assistono i disabili, e sul ricalcolo al ribasso delle pensioni dei magistrati. Non sono stati, però, risparmiati i redditi degli statali che dal 1 luglio sono stati abbassati del 25%. Inoltre, sempre primo luglio, l’IVA è aumentata dal 19 al 24% e i buoni pasto, regalo, vacanze e quelli per l’asilo nido, i pagamenti compensatori, i diritti d’autore, gli interessi per i depositi bancari e le transazioni sui mercati di capitale sono tutti tassati. Il Governo sostiene che queste dure misure di austerità sono assolutamente necessarie per far rientrare il deficit di bilancio nel target prefisso per la fine dell’anno, del 6,8% del Pil, target convenuto con il Fmi in vista del rilascio delle prossime tranche del prestito concordato la scorsa primavera. I mercati hanno reagito subito, i prezzi sono cresciuti e la moneta nazionale, il leu, ha perso terreno nei confronti della moneta europea. Il tasso di cambio ha oscillato intorno a 4 lei e 35 bani per un euro. Il consigliere del governatore della Banca Centrale, Adrian Vasilescu, ha dichiarato a Radio Romania che il fattore psicologico è la principale causa del deprezzamento della moneta nazionale, e il presidente dell’Associazione degli Imprenditori della Romania, Florin Pogonaru, ritiene che la fluttuazione del tasso di cambio euro-leu è circostanziale. Stando agli analisti economici, le cose si calmeranno con il rilascio della quinta tranche dal Fmi.

La Romania ha avviato le procedure per accedere al Fondo di Solidarietà dell’Ue, dopo le devastanti alluvioni degli ultimi giorni che hanno lasciato dietro 20 morti. Il loro numero sarebbe potuto essere ancora maggiore se non fosse stata diramata l’allerta alluvioni per alcune province del nord-est del Paese, le più colpite. Decine di migliaia di persone sono state evacuate. Il traffico stradale e ferroviario ha subito forti disagi. Numerose località sono rimaste senza energia elettrica. Il Governo ha inviato agli sfollati acqua potabile, conserve e beni di prima necessità. L’allerta alluvioni è stata, purtroppo, prolungata. Si preannunciano altre piogge torrenziali e le portate del fiume Danubio, che bagna il sud del Paese, e del Siret, che scorre nell’est e nord-est, continuano a salire.

Il Consiglio Supremo di Difesa di Bucarest si è riunito, lunedì, per discutere le misure di contrasto all’evasione fiscale e al contrabbando, che colpiscono innanzittutto i settori agroalimentare, alcol e tabacco, edilizia e prodotti energetici. Il Consiglio ha elaborato un piano che prevede l’istituzione in ciascuna provincia di gruppi specializzati, formati di ufficiali ed esperti. Il Consiglio ha pure deciso che, nel 2011, il numero dei militari romeni impegnati in missioni all’estero sarà diminuito di 319 persone. La maggior parte dei militari romeni impegnati all’estero sono dislocati in Afganistan, dove il contingente romeno supera 1.400 persone.

La controversa legge sul funzionamento dell’Agenzia Nazionale per l’Integrità, creata qualche anno fa con l’obbietivo di verificare la legalità dei patrimoni dei dignitari, è stata votata dal Senato in una forma che ha suscitato il malcontento di molte persone. Il segretario generale dell’Agenzia, Horia Georgescu, ammonisce che “questo crea implicitamente conseguenze estremamente negative sul fronte della lotta alla corruzione, come anche sul fronte degli impegni della Romania relativi ai meccanismi europei di cooperazione e verifica nel campo della giustizia”. La legge è stata modificata dopo che la Corte Costituzionale ha deciso che certi provvedimenti della vecchia legge sono incostituzionali. I parlamentari hanno recato correzioni ai rispettivi articoli, ma il presidente Traian Basescu ha rinviato la legge nel Parlamento scontento di otto articoli. La variante emendata è passata dalla Camera. Ma i senatori l’hanno privata dei suoi più importanti strumenti. Essi hanno eliminato dalla legge le commissioni di indagine sui patrimoni, hanno ridotto da tre anni ad un anno il periodo in cui si può indagare sui patrimoni dei dignitari che hanno concluso il loro mandato e hanno mantenuto il sistema della doppia dichiarazione patrimoniale- una pubblica, meno dettagliata, e una riservata, destinata solo ali ispettori dell’Agenzia, in cui siano menzionati i gioielli, gli oggetti d’arte e di culto e gli oggetti di patrimonio il cui valore totale supera 5000 euro. Il Guardasigilli Catalin Predoiu, ha espresso il suo scontento per la forma finale della legge e ha affermato che gli argomenti in base ai quali l’Agenzia Nazionale per l’integrità mantiene le sue attribuzioni sono, in realtà, delle mistificazioni.

Fonte: rri.ro

 

LUGANO - È stato arrestato negli scorsi giorni Federico Devittori, 53enne domiciliato a Morcote e direttore dell'omonima società di consulenze internazionali con sede in Viale Stefano Franscini 17 a Lugano. Stando a quanto scrive oggi laRegioneTicino a suo carico sono state ipotizzate le accuse di appropriazione indebita, amministrazione infedele e truffa. 

Secondo gli inquirenti  Federico Devittori avrebbe indebitamente impiegato soldi di clienti e li avrebbe usati per far fronte a spese e  debiti delle società del gruppo De Vittori. Il tutto all’insaputa dei clienti stessi. Secondo il giornale sono stati trasmessi ordini di sequestro di conti bancari su cui potrebbe essere confluito il denaro.
Il danno provocato da Devittori - nome noto sulla piazza finanziaria - ammonterebbe a circa 6 milioni di franchi. L’inchiesta è coordinata dalla procuratrice pubblica Fiorenza Bergomi.

Fonte: Tio.ch ; Foto: Ti-Press

 
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