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E' fondamentale un'operazione di alfabetizzazione scientifica dei decisori politici.
By Admin (from 22/10/2010 @ 08:00:41, in it - Scienze e Societa, read 1704 times)

Recentemente su una prestigiosa rivista scientifica internazionale, "Global Ecology and Biogeography", è stato pubblicato un lavoro molto interessante, che fornisce il quadro dell'evoluzione dei biomi trasformati dall'intervento umano , dal 1700 al 2000. (vedasi Ellis E.C., et al., 2010 , Anthropogenic Transformation of the Biomes, 1700 to 2000; Global Ecology and Biogeography, 19 (5); 589 - 606).
 

Lo studio presenta una mappatura dei biomi per il 1700, il 1800, il 1900 ed il 2000 utilizzando tutti i dati a disposizione e un modello di classificazione dei biomi antropogenici, applicato ai dati globali relativi alla densità della popolazione umana ed all'utilizzo e alla trasformazione del suolo.

Risulta che nel 1700, più della metà dell'intera biosfera si trovava in condizioni selvatiche, mentre il 45% era in uno stato seminaturale, con modeste trasformazioni del suolo dovute all'agricoltura e agli insediamenti umani. Nel 2000 invece la maggioranza della biosfera appare interessata da aree agricole ed altri biomi antropogenici, meno del 20% si trova in uno stato seminaturale e solo Ľ può essere considerato in una situazione selvatica.
 

L'ecologo Erle Ellis ha coniato, da vari anni, il termine Anthropogenic biomes, detti anche Anthromes, che sono l'oggetto della sua ricerca (vedasi il sito del suo Laboratory for anthropogenic landscape ecology all'Università del Maryland, www.ecotope.org)

 

Nel 2008 uno studio pubblicato sempre da Erle Ellis e Navin Ramankutty apparso sulla prestigiosa rivista "Frontiers in ecology and the environment" dell'Ecological society of America (ESA), ha fornito a noi tutti una prima nuova, rivoluzionaria, mappa del globo (vedasi Ellis E.C. e Ramankutty N., 2008, Putting people in the map: anthropogenic biomes of the world , Frontiers in Ecology and the Environment 6 ; 439 - 447).
 

Alcuni blog scientifici hanno dichiarato che questa mappa ha rivoluzionato la nostra concezione degli ecosistemi del pianeta. La visione convenzionale che è presente in tanti testi universitari e negli atlanti geografici riporta, infatti, la classificazione degli ecosistemi della Terra in aggregazioni definite biomi. I biomi sono classificati in base alla vegetazione, alla situazione climatica, alla localizzazione geografica e sono definiti come tundre, foreste temperate decidue, praterie temperate, foreste pluviali tropicali, ecc.

Ma le ricerche di chi studia le trasformazione prodotte dall'intervento umano ci presentano biomi profondamente alterati rispetto alle loro evoluzioni originali ed una complessiva, straordinaria modificazione della superficie del pianeta stesso, tanto che le forme vegetazionali presenti originariamente nei diversi biomi sono molto spesso raramente riscontrabili. Oggi più di tre quarti della superficie del pianeta è stato "ridisegnato" dalle attività umane. Il nuovo framework previsto dagli studiosi è basato sui biomi antropogenici (Anthropogenic biomes) e la nuova mappa è basata sulle immagine da satellite, le statistiche della popolazione umana e le analisi GIS (Geographicali information system).

Questa ricerca non fa che confermare quanto già alcuni studiosi avevano pubblicato anni fa relativamente alla mappa dell'"impronta umana" sul pianeta. (Vedasi Sanderson E. W. et al., 2002, The Human Footprint and the Last of the Wild, BioScience, 52, 10; 891-904, e Kareiva P. et al., 2007, Domesticated Nature: Shaping Landscapes and Ecosystems for Human Welfare, Science, 316; 1866-1869).

Un'impronta che ha trasformato fisicamente le terre emerse almeno fino all'83% dell'intera loro superficie.
Le nuove ricerche dimostrano chiaramente che ormai il nuovo modello della biosfera è costituito dal riconoscimento delle grandi trasformazioni provocate dalla specie umana sul pianeta e indicano la necessità di agire per ricondurre su percorsi di maggiore sostenibilità le relazioni esistenti tra i sistemi naturali e i sistemi sociali prodotti dalla specie umana.

Nel 2008 un team di noti scienziati esperti degli ecosistemi marini ha concluso un lungo ed interessantissimo lavoro per tratteggiare la mappa globale dell'impatto umano sugli ecosistemi marini. (vedasi Halpern B.S. et al., 2008, A Global Map of Human Impact on Marine Ecosystems, Science , 319; 948 - 952).

Questa mappa ci fornisce una straordinaria sistematizzazione dei dati esistenti circa il nostro impatto sugli oceani ed i mari del mondo ed il quadro che ne emerge non è certo confortante.
L'analisi del team di studiosi indica che nessuna area può definirsi non influenzata in qualche modo dall'intervento umano e che un'ampia frazione degli ecosistemi marini (il 41%) risulta fortemente impattata da diversi fattori antropogenici. Restano comunque ancora alcune aree dove l'impatto umano è relativamente scarso, soprattutto negli ecosistemi marini delle zone polari.
Alcuni ecosistemi marini presentano gli effetti sinergici di numerosi impatti a causa dell'intervento umano sia di origine terrestre che marino.

Recentemente (dicembre 2009) si è concluso l' Anno internazionale del pianeta Terra, il cui principale scopo è stato quello di assicurare la massima diffusione e l'utilizzo da parte delle nostre società delle conoscenze acquisite da oltre 400.000 scienziati della Terra ( Si veda www.yearoftheplanetearth.org). Purtroppo, ancora oggi, nell'opinione pubblica in generale e in numerosi settori professionali, in particolare nel mondo politico ed economico, è presente una scarsa conoscenza scientifica della storia della Terra, della sua evoluzione, delle dinamiche evolutive delle interrelazioni presenti tra le diverse sfere che operano su questo nostro pianeta.

Il divario che esiste tra conoscenza scientifica e consapevolezza di tali problemi da parte del mondo politico sembra aumentare sempre più, nonostante lo straordinario avanzamento conoscitivo delle cosiddette scienze del sistema Terra che, negli ultimi decenni, è stato veramente ragguardevole, sia grazie ai raffinati sensori dei numerosi satelliti da telerilevamento, sia grazie all'utilizzo di eccezionali megacomputer dalle straordinarie capacità di calcolo.

Il divario che esiste tra conoscenza scientifica e consapevolezza di tali problemi da parte del mondo politico sembra aumentare sempre più, nonostante lo straordinario avanzamento conoscitivo delle cosiddette scienze del sistema Terra che, negli ultimi decenni, è stato veramente ragguardevole, sia grazie ai raffinati sensori dei numerosi satelliti da telerilevamento, sia grazie all'utilizzo di eccezionali megacomputer dalle straordinarie capacità di calcolo.

Le conoscenze di base su quanto sinora acquisito sul Geological time scale (la scala del tempo geologico) sono ancora molto poco diffuse nel mondo dei decisori politici ed economici, la confusione esistente tra i grandi cambiamenti globali che hanno sempre accompagnato la storia del nostro pianeta e il ruolo che la specie umana sta invece esercitando nel causare un vasto e accelerato cambiamento ambientale globale, sono ancora mal percepiti e spesso confusi.

E' quindi fondamentale un'operazione di continua alfabetizzazione.

Fonte: greenreport.it - Autore: Gianfranco Bologna

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