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Di seguito gli articoli e le fotografie pubblicati nella giornata richiesta.
 
 
Articoli del 28/03/2012

Cercetatorii de la Universitatea Stanford, SUA, au analizat dosarele medicale si au observat ca, atunci când li se cere sa evalueze intensitatea durerii, femeile tind sa declare un nivel mai ridicat al acesteia.

Una dintre explicatii ar fi aceea ca femeile comunica mai mult despre durerea pe care o simt, pe când barbatii evita subiectul. Însa unii medici cred ca durerea reflecta probleme precum subdiagnosticarea unor afectiuni în cazul femeilor, ceea ce înseamna ca acest decalaj are baze biologice.

Cele mai mari diferente au fost observate la pacientii care sufereau de afectiuni musculo-scheletice, respiratorii, circulatorii si digestive. De asemenea, au existat diferente de percepere a intensitatii durerii în functie de sex, în cazul maladiilor din regiunea cervicala sau a sinuzitei acute.

Studiul s-a bazat pe autoevaluarea durerii de catre pacienti. Au fost utilizate doua scale: una verbala si alta non-verbala (bazata pe un observator extern). Pacientii adulti au fost rugati sa îsi evalueze durerea pe o scala de la 0 la 11, unde 0 marca lipsa durerii, iar 11 semnala o durere inimaginabila. În general, diferentele de percepere a durerii au fost de 1 punct, femeile catalogând durerea ca fiind mai acuta.

Femeile simt durerea mai intens decât bărbaţii?

Specialistii spun ca diferentele dintre barbati si femei în ceea ce priveste perceperea durerii pot aparea si ca urmare a hormonilor, a factorilor genetici sau psihologici. De asemenea, ciclul menstrual poate afecta raportarea femeilor la durere.

Cercetarea a subliniat si faptul ca femeile sunt mult mai dispuse sa solicite îngrijire medicala, comparativ cu barbatii si ca, uneori, chiar si modul de evaluare din partea medicului poate influenta felul în care pacientii catalogheaza durerea. În plus, chiar daca femeile merg la consult, asta nu înseamna ca întodeauna primesc tratamentul potrivit.

Alte studii au sugerat ca femeile au dureri mai severe, mai frecvente si de mai lunga durata, comparativ cu barbatii. Totodata, studii de laborator au reliefat ca femeile au, în general, un prag mai scazut al durerii.

"De multe ori, factorii cognitivi, emotionali si de comportament influenteaza nivelul de suportabilitate al durerii", a decarat dr. Irene Wu, asistent în cadrul UCLA Medical Center. Desi nu a fost implicata în studiu, Wu a sustint si faptul ca, în cazul femeilor, stresul poate face ca durerea sa para mai intensa.

De-a lungul carierei sale, Wu a observat ca femeile tind sa indice mai multe zone ale corpului atunci când simt durere, spre deosebire de barbati, care obisnuiesc sa declare ca au dureri doar într-o anumita zona. Conform opiniei ei, maladiile care produc dureri cronice sunt mai comune în rândul femeilor. Pe de alta parte, femeile suporta durerile pâna ajung în stadii avansate, astfel încât, atunci când ajung la doctor, sunt abordate mai multe probleme deodata.

"Femeile suporta durerea o perioada mai lunga de timp si merg la doctor doar atunci când acestea devin insuportabile. Având probleme mai mari decât barbatii, este normal sa aiba si dureri mai mari," a încheiat Wu.

Sursa: CNN - via descopera.ro

 

Researchers at the Salk Institute for Biological Studies, along with two Swiss institutions, Ecole Polytechnique Federale de Lausanne (EPFL) and the University of Lausanne, created a batch of super-strong mice and worms by tweaking a gene that normally inhibits muscle growth.

The scientists acted on a genome regulator - known as NCOR1 - and were able to change the activity of certain genes. In simpler English, the scientists shut off the thyroid hormone that keeps most mammals from turning into the Incredible Hulk. The result was a strain of mice with muscles that were twice as strong as normal.Besides nearly bringing the world's second most popular cartoon mouse to life (Mickey comes in at number one) and making the premise of the film Tremors seem slightly more feasible, the findings could help in the creation of new treatments for muscle degeneration.

"This could be used to combat muscle weakness in the elderly, which leads to falls and contributes to hospitalizations," Johan Auwerx, the lead author from EPFL says. "In addition, we think that this could be used as a basis for developing a treatment for genetic muscular dystrophy.

Gain without the pain

The research could also yield more good news for the epidemic of obesity that plagues many western countries.

"There are now ways to develop drugs for people who are unable to exercise due to obesity or other health complications, such as diabetes, immobility and frailty," says Ronald M. Evans, who led the Salk team. "We can now engineer specific gene networks in muscle to give the benefits of exercise to sedentary mice."

Auwerx describes molecules such as NCOR1 as "molecular brakes" that slow down the activity in genes. Releasing these brakes through gene manipulation increases that activity level, providing more energy to build muscle.

The benefits of releasing those molecular brakes don't stop at increased muscle strength. The stronger mice also saw improved endurance, and were capable of running both faster and longer before tiring, covering twice the distance of normal mice in experiments. Researchers say the mutated mice were also more tolerant to cold.

Going after the genetic inhibitor is the inverse of previous approaches that involved "genetic accelerators." Researchers believe that because the method proved successful in both mice and worms, then the same techniques could be applied to a wide range of species.

Potential for drugs and cheating in sport?

The scientists say they have not seen any harmful side effects from zapping NCOR1 in muscles, and are beginning to investigate the potential for drugs that could serve the same function.

While the results have not yet been confirmed in humans, they're likely to spark a lot of interest among athletes who wouldn't mind a quick short cut to doubling their strength and endurance. As it stands right now, however, so-called "gene doping," which includes the use of genetically-modified cells, is banned by the World Anti-Doping Agency.

Source: GIZMAG - via ZeitNews.org

 

Dopo due anni passati all’estero la gente mi chiede: ma fuori c’è lavoro? Io rispondo convinto “ Sì, certo che c’è”. E non posso fare a meno di immaginarmi questo lavoro, un’entità con le gambe accavallate in sala d’attesa, che quando arrivi lui si alza e dice: “ Piacere, lavoro”. Ma dopo tre mesi che questa storia va avanti ho capito di aver commesso un grave errore.

No, fuori non c’è lavoro. O meglio: il lavoro c’era. Ma è finito. Ora è più chiaro? Forse no. Allora faccio un passo indietro e cerco di spiegare. Viviamo un periodo difficile. La gente scende in piazza per protestare. Vuole meno tasse, più soldi, una pensione. Vuole, fondamentalmente, essere felice. Dateci il lavoro, urla. Ma cos’è esattamente sto lavoro, mi chiedo.

Č del tempo speso in cambio di denaro? Una stabilità economica che ti permette di programmare la vita privata? Una ricompensa per il miglioramento sociale a cui contribuisci? Una mazzetta per non farti diventare competitor del tuo capo? Un parcheggio spirituale? Questo dubbio è diventato la mia nuova ossessione.

Me lo chiedo quando arrivano dei soldi a fine mese per le campagne pubblicitarie che ho online. Me lo chiedo quando prendo un progetto proveniente da Milano, lo consegno a un project manager belga, lo faccio sviluppare in Sicilia, lo presento a Londra e ricevo un bonifico online. In tutti questi passaggi quand’è che posso dire di aver lavorato? Me lo chiedo quando dedico tutto me stesso ai progetti personali per cui non so se riceverò mai un soldo. Me lo chiedo quando a Londra faccio una consulenza di user experience design che dura tre settimane e vengo pagato come due mesi in Italia.
E nel mese successivo in cui non lavoro, mi chiedo se persino quello è lavoro. Mi chiedo se considerare i vantaggi di scrivere un blog – notorietà, contatti, incontri con i lettori – allo stesso livello di uno stipendio.  Quando parto per una settimana e affitto il mio appartamento per 400 euro la settimana, mi chiedo se quei soldi sono il frutto di un lavoro. All’inizio la mia cultura mi diceva che no, quello che stavo facendo non poteva chiamarsi lavoro. Era un surrogato, un trucchetto con cui non sarei potuto andare avanti per molto. Poi mi sono trasferito a Londra. E cosa scopro? Che la maggior parte delle persone vive così.

Queste persone non sanno cosa sia il risparmio, non sanno cosa sia uno stipendio mensile per avere un futuro facile da determinare. Queste persone - semplicemente - non la vogliono una vita così. A Londra ho conosciuto maghi, giocatori di poker con partita iva e l’indimenticabile regina degli appartamenti; ho seguito casi come quello di Willwoosh e di Equal3, del nerd che vende disegni di gattini online, del libro di Tim Ferries. Dei pazzi. Pazzi che avevano trovato un modo unico di vivere il proprio lavoro. Dice: vabbè a Londra la gente, si sa, è stravagante.

Allora sono andato a San Francisco. E cosa scopro? Che non solo i pazzi esistono anche lì, ma che c’è un intero ecosistema pronto a finanziarli con dei budget che in Italia riusciamo solo a immaginare.
Loro le chiamano startup, ma questa è un’altra storia. E ho immaginato una mappa che raccoglie le città nevralgiche di tutto il mondo fatta da persone che stanno rivoltando il concetto di lavoro, lo stanno facendo proprio e lo esprimono in un modo così affascinante come fosse un’opera d’arte. Così ho smesso di considerare pazza questa gente. Ho ripiegato prima su coraggiosa, poi determinata, ma in realtà non andava bene nemmeno così. E finalmente ho capito.

Queste persone sono molto più banalmente disperate. Sei disperato quando dovresti allinearti al modo comune di fare le cose, ma non ci riesci. Per quanto possa sforzarti, non ce la fai. E allora l’unica soluzione è quella crearti il tuo mondo, con le tue regole, la tua visione. C’è da dire che parte di queste persone non ce la fa. Non sempre la visione si trasforma in realtà e qualcuno rimane intrappolato all’interno dei propri sogni. Però, insomma.

Questo è il nuovo mondo che ho visto, che osservo compiaciuto. Mi piace pensare che questo movimento stia scardinando di nascosto i principali paradigmi sociali a cui siamo abituati. Arriva Facebook e dice: la privacy non esiste. La gente borbotta un po’, magari fa qualche sciopero. Ma poi alla fine accetta il nuovo paradigma. Cerchi un posto per affittare il tuo cervello otto ore al giorno per i prossimi quarant’anni? Mi spiace, il lavoro è finito. Puoi decidere se borbottare anche tu. Magari fare qualche sciopero. E alla fine accettare il nuovo paradigma.

Luca Panzarella è un imprenditore creativo. Autore dell’ebook gratuito  Il lavoro è finito e di un blog che parla di cambiamento e motivazione. Ha vissuto a Roma, Londra, San Francisco, Melbourne, Milano. Ama le startup, il sole e i sogni.

Fonte: Wired.it

 

Fotografie del 28/03/2012

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DId not know such thing existed ....Interesting, It might be another source to extract properties useful for us. But I would definitely do more research...
12/09/2014 @ 22:32:48
By Lamano Conpelos
It's illegal in Italy.
09/09/2014 @ 12:20:42
By Stefan Danov
Se strang semnaturi si apoi se intampla ce, avand in vedere ca nu e o petitie? De cate semnaturi e nevoie, care sunt pasii de dupa strangerea semnaturilor... cine sunt initiatorii (nu, nu sunt cetaten...
06/09/2014 @ 22:29:56
By Sorin Mihai Bargaoan
Stai linistit ca multinationalele farmaceutice producatori de citostatice exorbitant de scumpe, or sa lupte mereu impotriva legalizarii canabisului in scopuri terapeutice ........
14/08/2014 @ 21:16:00
By Petre Gulie
La cannabis e',la medicina
09/08/2014 @ 20:39:16
By Stefano Ferrari
right on!!
12/07/2014 @ 20:07:45
By Brian Barton
Cannabis is the best medicine in nature. Best everything. But shit, thc is important to!
10/07/2014 @ 13:26:01
By Jason Bond


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