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" HACHIKO - IL TUO MIGLIORE AMICO " LA RECENSIONE
By Admin (from 05/08/2010 @ 15:54:27, in it - Video Alerta, read 2255 times)

Dopo aver lavorato insieme nell’ultimo film “L’imbroglio – The Hoax” (2006), il regista Lasse Hallstrom ritrova Richard Gere nel riadattamento americano del film “Hachi-ko Monogatari” (La storia di Hachi, il suffisso “ko” sta a indicare l’aggettivo “piccolo”) del 1987, scritto da Kaneto Shindô e diretto da Seijirô Kôyama.

Quella raccontata nei due film è una storia vera accaduta in Giappone durante l’inverno del 1923, iniziata a Odate, dove Hachi è nato. Il cucciolo è stato dato alle amorevoli cure di Hidesamuro Uyeno, un professore della facoltà di agraria dell’università di Tokyo.

Hachi quotidianamente lo accompagnava alla stazione dei treni e all’orario in cui il suo padrone ritornava, a fine giornata, era lì, all’uscita della stazione di Shibuya ad attenderlo.
Una sera Uyeno non fece ritorno col solito treno, era morto, ma Hachi continuò ad aspettarlo tutti i giorni per 10 anni. Hachi morì l’8 marzo 1935.

La storia raccontata da Lasse Hallstrom è ambientata in America. Il professor Parker si imbatte in un cucciolo disperso alla stazione dei treni, lo vorrebbe lasciare a Carl, il capostazione, per consegnarlo a chi l’avesse smarrito, ma poi lo porta a casa con sé. La moglie lo scoraggia dal tenerlo e lo invita ad appendere dei volantini per ritrovare il suo proprietario. I giorni passano e il legame tra Parker e Hachi, il cui nome è scritto sulla medaglietta, si rinsalda maggiormente. Hachi inizia ad accompagnare il suo padrone alla stazione, la mattina, e ad aspettarlo all’uscita della medesima, all’orario esatto di quando arriva il treno, alla sera.

Tutte le persone nei pressi della stazione rimangono strabiliate dal comportamento di Hachi. Un giorno il professor Parker non ritorna al solito orario, purtroppo il professore è morto e il cane viene affidato alla figlia e al marito. Hachi, però, scappa per trovarsi all’ora stabilita davanti alla stazione e rimane in attesa. La notizia del cane fedele che aspetta il suo padrone si diffonde e un giornalista scrive la sua storia pubblicandola su un quotidiano. Hachi aspetterà Parker per 10 anni.

La storia di Hachi impressionò per primi gli stessi giapponesi che videro nel cane lo spirito di fedeltà alla famiglia che tutti avrebbero dovuto avere. Alla stazione di Shibuya è stata collocata una statua in bronzo in onore di Hachi e l’entrata della stazione dove è posta, è stata chiamata “Hachiko-guchi” (uscita Hachiko).

L’intento del regista è stato quello di portare sullo schermo una storia senza tempo, che parla di dedizione e di amicizia, una storia semplice che contiene un messaggio nobile, riuscendo a emozionare e a toccare le corde più intime di un individuo.

Mostrare il cane che si reca, giorno dopo giorno, nel solito posto, alla solita ora smuove la sensibilità che c’è in ognuno di noi, Lasse Hallstrom sottolinea così quel senso di lealtà radicato in Hachi, che ognuno vorrebbe provare, ogni persona vorrebbe qualcuno così, qualcuno che ci sarà sempre e ci ami incondizionatamente.

Il regista, d’altronde, delinea una senso di lealtà reciproca, l’affetto di Parker per Hachi è istintivo e subitaneo, nel momento in cui lo trova avverte un trasporto affettivo forte e il suo comportamento è sincero e onesto e il cane lo percepisce. In una sequenza Ken, l’amico di Parker, gli sottolinea come il cane abbia già scelto il suo padrone.

Lasse Hallstrom ha voluto raccontare una storia semplice, ma che arriva dritta al cuore.
Non ci sono atti eroici, nessuno salva nessun’altro materialmente, un uomo dona il suo affetto ad un cane che lo ricambia, entrambi hanno trovato quel qualcosa che ancora mancava nella propria esistenza, un amico inseparabile. Hallstrom racconta la storia attraverso la narrazione del nipote di Parker, che in classe spiega chi sia il suo eroe. Hachi è stato un eroe nel quotidiano, nei piccoli gesti e comportamenti che sapeva donare al suo padrone e nell’attendere colui che amava, oltre la vita.

Oggi si vive di corsa, tralasciando del tempo prezioso per i valori che dovrebbero contare veramente, e donare l’amore che si possiede assaporandone tutti i vari passaggi. In fondo non c’è niente di più importante dell’amare e dell’essere amati.

Questa è la morale del film e il regista ha saputo mescolare bene tutti gli ingredienti, avvezzo nel trattare storie in cui i sentimenti e le emozioni la fanno da padroni, un esempio per tutti è “Chocolat” (2000).
Hachiko è un film sincero e commovente, in cui gli attori sono tutti pertinenti ai rispettivi ruoli, ma colui che cattura l’attenzione e non lascia più lo sguardo dello spettatore è senza dubbio Hachiko. ( Fonte: cinemalia.it)

Autore della recensione: Francesca Caruso

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