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Lettera da inviare in favore di Bradley Manning. ASCOLTA L'ARTICOLO.
By Admin (from 09/04/2011 @ 18:00:07, in it - Osservatorio Globale, read 2435 times)

Spettabile Redazione,

con la presente vorrei portare la vostra attenzione su una storia molto particolare, e molto grave, attorno alla quale c'è ancora molto, troppo silenzio.

la storia di Bradley Manning. Si tratta di un soldato americano, in servizio in Iraq. Bradley non è una persona qualunque. Durante la permanenza in Iraq, è entrato in possesso di documenti riservati contenenti informazioni riguardo a gravi crimini commessi dall'esercito americano. Nello stesso periodo, si rivolse a Lamo, un famoso hacker, e gli chiese consiglio in merito a cosa avrebbe fatto lui se fosse stato in possesso di tali documenti. Bradley decise di non nascondersi dietro al silenzio, ma di denunciare questi crimini; e lo fece a modo suo. Da qui, una grandissima fuga di notizie avvenuta tramite Wikileaks, il sito di Julian Assange che ha destato non poco scalpore comportando problemi a diversi Stati. Peculiare è il caso del video "Collateral Murder" (ancora disponibile sul web, anche all'indirizzo http://martasvoice.wordpress.com/), nel quale si assiste all'attacco da parte di un elicottero americano, a Baghdad, durante il quale sono stati uccisi undici civili e feriti due bambini.

Nel maggio 2010, Bradley è stato consegnato alle autorità proprio da Lamo, e in seguito trasferito a Quantico (Virginia, USA), dove dal 29 luglio è tenuto prigioniero nel carcere militare. La sua situazione è la seguente: una cella di due metri per quattro, nella quale deve trascorrere ventitré ore su ventiquattro. Può dunque uscire per una sola ora al giorno, anche se "uscire" significa spostarsi in una cella poco più grande, dove può almeno camminare in tondo per un po'. Non ha diritto a possedere delle letture e svaghi di nessun tipo, non può scrivere (come fanno gli altri carcerati) e nemmeno fare un minimo di attività fisica. Inoltre, nonostante il parere contrario degli psicologi, Bradley è considerato un pericolo per se stesso, soggetto a tentativi di suicidio. Per questo motivo durante il giorno viene controllato ogni cinque minuti e non può nemmeno portare gli occhiali da vista, di cui ha estremamente bisogno, trovandosi così con pure la vista ridotta. Durante la notte, invece, è costretto a rimanere sempre visibile; non può rannicchiarsi contro il muro, non può raggomitolarsi sotto le lenzuola, non può fare niente di quello che ognuno di noi, nel sonno, fa, altrimenti viene svegliato dalle guardie e controllato di nuovo. Sempre a causa della sua classificazione come "pericoloso per se stesso", è pure costretto ad assumere diversi psicofarmaci che hanno ovviamente conseguenze pesanti. Tali pressioni, fisiche e psicologiche, causano un deterioramento di Bradley spaventoso, per cui anche Amnesty International si è definita preoccupata.
Il tre marzo è uscita sul Web la notizia di ventidue nuovi capi d'accusa, il cui più importante riguarda un eventuale "aiuto ai nemici", che in America prevede la pena di morte.

Purtroppo, non finisce qua. Come è ben comprensibile e immaginabile, nonostante la giovane età (ha compiuto ventitré anni in carcere), Bradley è un ragazzo molto coraggioso, che combatte per ciò in cui crede e non si lascia piegare facilmente. In un momento probabilmente di frustrazione, di rabbia o di slancio, è esordito con un commento ironico nel quale affermava che se realmente fosse un pericolo per se stesso allora si suiciderebbe anche con l'elastico delle mutande o con le infradito (flip flop). Da quel momento è costretto a dormire nudo. I vestiti gli vengono restituiti soltanto al mattino, dopo aver fatto l'appello mattutino, in piedi davanti alle sbarre della cella. Oltre a tutto il resto, quindi, subisce pure un'immensa umiliazione.
Questi sono i fatti. Al loro essere disarmanti si aggiunge il fatto che Bradley sta subendo questo trattamento punitivo in carcere senza aver prima subito un processo in tribunale. Solo recentemente, infatti, si è saputo che verso fine maggio - inizio giugno avrà luogo una sorta di udienza preliminare secondo il diritto americano ("pre-trial") e alla fine dell'anno il processo vero e proprio.


Ogni persona può crearsi la sua propria opinione. Tuttavia, ciò che io chiedo alla vostra redazione è di pubblicare questa storia, per aiutare a portare l'informazione anche nella nostra realtà ticinese. All'inizio vi era poco movimento, ora invece si stanno attivando diversi gruppi, non solo in America, ma anche in Europa, che si occupano di organizzare serate informative, proiezioni, conferenze e proteste.
Chi sarebbe il nemico aiutato da Bradley? La verità?! Sì, probabilmente sì. Denunciare i crimini di guerra non è un crimine, è un gesto di grande moralità e di grande coraggio, che merita rispetto. Bradley è un eroe per quello che ha fatto, è giusto che riceva protezione e che i suoi diritti siano rispettati. Quello che possiamo fare in una realtà piccola come la nostra è pubblicare la sua storia, continuare a parlarne, contribuire a spezzare questo silenzio.

Vi ringrazio di cuore, a nome mio e di Bradley Manning,

Autore: Marta Shadowsonme on Saturday, 09 April 2011 at 14:43