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Palazzi, strade, capannoni industriali, centri commerciali. L'inesorabile avanzata del cemento.
By Admin (from 17/08/2011 @ 11:00:42, in it - Scienze e Societa, read 2397 times)

Basta guardare alle trasformazioni, spesso selvagge, delle nostre città e delle periferie per rendersi conto che il cemento e l’asfalto avanzano sempre di più, mentre scompaiono le superfici naturali. Il consumo di territorio è un fenomeno preoccupante che riguarda tutta l’Europa. Ogni anno mille chilometri quadrati di terreno, corrispondenti a un’area più estesa di Berlino, vengono sacrificati a vantaggio dell’espansione urbana e della costruzione di infrastrutture. Lo rivela il report “Overview of best practices for limiting soil sealing or mitigating its effects in EU-27”, presentato a Bruxelles nel corso della Green Week, che al tema ha dedicato una sessione. Questo assalto modifica per sempre le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche del suolo e si traduce in una perdita irreversibile. Per preservare questa risorsa, nell’ottica dello “using less, live better”, che è stato il tema di questa edizione della manifestazione europea, la Commissione propone un approccio basato sul “limitare, attenuare e compensare” il consumo di suolo.

In gergo tecnico si chiama “soil sealing” ed è quel processo di sigillatura o impermeabilizzazione causato dalla copertura del suolo con materiali impermeabili, dovuto appunto all’urbanizzazione e alla costruzione di infrastrutture. Questo processo modifica le funzioni del suolo provocando la perdita di terreni fertili e di biodiversità, la frammentazione dei paesaggi e, cosa ancor più grave, una ridotta capacità di assorbire e filtrare l’acqua, con il conseguente rischio di inondazioni devastanti. Secondo il report, tra il 1990 e il 2000 nell’Ue sono stati cementificati almeno 275 ettari di terreno al giorno, la metà dei quali occupati da edifici, strade e parcheggi. Negli ultimi anni c’è stato un rallentamento a 252 ettari al giorno dovuto alla crescita lenta della popolazione, ma il fenomeno resta comunque preoccupante. Tra il 2000 e il 2006 l’aumento medio di aree trasformate è stato pari al 3 per cento, con picchi del 14 per cento in Irlanda e Cipro, e del 15 per cento in Spagna. E in Italia? La situazione non è tra le peggiori: il consumo annuale di suolo è in diminuzione rispetto alla crescita della popolazione e il tasso di impermeabilizzazione è del 2,8 per cento, ma tra i territori ad alto rischio il rapporto segnala anche otto provincie italiane: Vercelli, Lodi, Verona, Piacenza, Parma, Campobasso, Matera, Catanzaro.

Un caso emblematico è proprio quello della provincia di Parma, la cosiddetta “Food Valley”, presentato alla Green Week grazie alla proiezione del film “Il suolo minacciato”. Negli ultimi anni nella Pianura Padana si sono persi migliaia di ettari di suolo agricolo e solo nella food valley parmense, dove si concentrano importanti produzioni agroalimentari, lo “sprawl” urbano (la dispersione) avanza al tasso di oltre un ettaro di suolo agricolo al giorno. “Il film nasce dalla constatazione di un problema che riguarda tutta l’Italia”, ci spiega Nicola Dall’Olio, regista del documentario. “L’agricoltura è espropriata dei suoi terreni, visti come una risorsa da sfruttare per la loro rendita immobiliare. Bisogna cambiare rotta, soprattutto considerando che le esigenze urbane potrebbero essere soddisfatte con la riqualificazione delle aree in disuso piuttosto che con nuove costruzioni”. Sullo schermo passano le interviste di esperti come Carlo Petrini di Slow Food, il climatologo Luca Mercalli e il sociologo Wolfgang Sachs, alternate alle immagini di gru, strade, capannoni, scheletri di costruzioni disseminati negli spazi verdi appena fuori le città. Una corsa all’accaparramento di suolo che non trova giustificazione: il tasso di crescita della popolazione è stabile e la situazione sociale è diversa rispetto a quella dell’urbanizzazione degli anni ‘60-70. Il motivo reale è la speculazione edilizia, “favorita dalle leggi che privilegiano lo sviluppo basato sul calcestruzzo a quello agroalimentare”. Il risultato è la comparsa sul territorio di capannoni che, dice Luca Mercalli nel film, “sono brutti, devastano e limitano la fruizione turistica e soprattutto sono vuoti, non calibrati sulle reali necessità…monumenti allo spreco che hanno sacrificato la produttività dei suoli migliori”. Come far fronte al problema? Il documentario suggerisce le possibili strade per preservare la risorsa suolo e i modelli di sviluppo urbano alternativi sulla scia delle esperienza della Germania e della Francia o di piccoli comuni come Cassinetta di Lugagnano (Mi).

Anche la Commissione Europea, in attesa di una direttiva in materia, indica le buone pratiche da seguire e propone un triplice approccio. Per prima cosa, ‘limitare’ l’impermeabilizzazione del suolo introducendo dei limiti, ottimizzando la pianificazione territoriale o ridefinendo i sussidi che incentivano le pratiche di ‘soil sealing’. In questo senso rappresentano buoni esempi quelli di Portogallo, Svezia, Spagna e Paesi Bassi, che stanno migliorando la qualità della vita e dei servizi in alcuni centri urbani per attrarre nuovi residenti e controbilanciare la dispersione territoriale. Oppure i progetti di Regno Unito, Francia, Repubblica Ceca e Fiandre, che incoraggiano lo sviluppo di nuove infrastrutture su vecchi siti industriali e commerciali dismessi. Poi bisogna ‘attenuare’ gli effetti del consumo di suolo, sostituendo l’asfalto o il cemento con superfici permeabili e costruendo tetti verdi, come stanno facendo diverse città in Germania, Danimarca e Austria. Infine, ‘compensare’ le perdite attuando misure di recupero in altre aree o con una riqualificazione di terreni già impermeabilizzati come accade in Repubblica Ceca e in Slovacchia.

Fonte: galileonet.it