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Un bagliore dallo Spazio: meteorite o esplosione nucleare?
By Admin (from 05/01/2012 @ 14:05:24, in it - Scienze e Societa, read 2594 times)

Doppio flash. Dunque un' esplosione nucleare. La prima interpretazione di quell'anomalo bagliore sotto la punta del Sudafrica, vicino alle isole del Principe Edoardo, fu la più drastica e anche la più ovvia. A rivelarlo, alle 3:00 ora locale del 22 settembre 1979, era stato il satellite Vela 6911, membro dell'omonima famiglia di una dozzina di esemplari lanciati nello Spazio a partire dal 1963 dal governo americano per rilevare eventuali test nucleari in terra o nell'atmosfera (il Partial Test Ban Treaty era infatti appena stato firmato). Da allora erano state già 41 le segnalazioni nel corso degli anni, tutte confermate, e l' incidente di Vela (come passerà alla storia l'evento del 1979) era sul punto di diventare il quarantaduesimo. Se non fosse che quella volta i conti decisamente non tornavano.

Il satellite Vela 5b rappresentato nello spazio.
Uno degli elementi della famiglia Vela lanciati dagli Stati Uniti per rivelare eventuali test nucleari (Credits: Los Alamos National Laboratory/NASA).

Primo: nessuna sostanziale registrazione sismica né segnali idro-acustici erano stati rinvenuti nell'area di quasi 5mila chilometri interessata dalla possibile esplosione (tranne un piccolo botto ascoltato da alcuni idrofoni nei fondali marini). Insomma la detonazione era data per scontata (e i colpevoli ricercati tra Israele e Sudafrica) ma non sembrava aver fatto rumore, né aver scosso la terra, secondo quanto riferiva il primo report ufficiale sull'accaduto del National Security Council. Secondo: i due bhangmeter montati su Vela 6911 (sensori ottici pensati per individuare i due flash caratteristici di un'esplosione nucleare) avevano sì registrato due eventi luminosi, ma in modo diverso l'uno dall'altro. Certo, si trattava di una strumentazione datata (il satellite era partito circa 10 anni prima, andando decisamente oltre l’iniziale aspettativa di vita di 18 mesi). Ma c'era anche un terzo punto che non collimava.

Gli uomini dell'intelligence americana spediti in quel luogo alla fine del mondo, per cercare una qualsiasi traccia di materiale radioattivo su piante e animali, tornarono a casa a mani vuote, o quasi (vennero rinvenute solo tracce di iodio 131 in alcune pecore australiane). Quarto, il gemello di 6911 (i satelliti Vela venivano lanciati in coppia) non aveva visto nulla. Quinto: anche la perturbazione nella ionosfera osservata dal radiotelescopio Arecibo quel giorno di settembre - uno dei punti che sembrava favorire l'ipotesi di una detonazione nucleare - benché anomala non indicava necessariamente un'esplosione, secondo gli esperti.

Questo, e la mancanza di colpevoli dichiarati, spinse gli Usa a rimettere mano al loro giudizio. Già nel 1980, infatti, la loro posizione era completamente cambiata: accanto all'ipotesi di un'esplosione nucleare si faceva largo l'idea che quel flash sull'Atlantico potesse essere stato solo un “falso allarme” (in pratica un malfunzionamento della strumentazione a bordo di Vela 6911) o un evento di “origine naturale”, come l'impatto di un meteorite sul satellite. Se infatti Vela 6911 fosse stato colpito, parte della sua strumentazione poteva essere stata compromessa, addirittura rotta e dispersa. E quei flash allora? Solo la luce del sole riflessa come in uno specchio da alcuni detriti spaziali. Oppure un'esplosione, sì, ma del meteorite spaccato in due.

Fonte: daily.wired.it