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Antartide: riapre la base italiana. Un manipolo di tecnici sta riattivando i servizi all’interno della struttura. Il rientro? A inizio 2012
By Admin (from 23/01/2012 @ 14:06:34, in it - Osservatorio Globale, read 1334 times)

Ha riaperto i battenti la Stazione Mario Zucchelli, la base italiana in Antartide che ha ufficialmente avviato la XXVIII campagna che si concluderà a febbraio dell’anno prossimo con il rientro del personale del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide in Nuova Zelanda con la Nave cargo/oceanografica Italica.

Presso la base italiana, che si trova sulla costa, a circa 75 gradi di latitudine Sud nella Baia Terra Nova del Mare di Ross, sono già arrivati i primi 20 tecnici che avranno il compito di riavviare i servizi primari (acqua, riscaldamento, alloggi, etc.), ripristinare l’accesso alla base e organizzare quanto serve per l’utilizzo dei mezzi dopo il rimessaggio invernale.

“Nei prossimi giorni, altri aerei intercontinentali porteranno dalla Nuova Zelanda altro personale scientifico. Successivamente, dei voli cargo depositeranno strumentazione scientifica, viveri e materiale logistico vario. L’operatività sarà ripristinata nell’arco di pochi giorni: per la fine della prossima settimana la base sarà pienamente funzionante e i ricercatori cominceranno a lavorare. Nell’arco di 15 giorni avverrà poi anche il ricambio – e la fine dell’isolamento – con gli scienziati della base italo-francese Concordia (Dome C), che è operativa l’intero anno, quindi anche durante il duro inverno antartico”, spiega Massimo Frezzotti, Responsabile Unità Tecnica Antartide dell’ Enea (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) che è coinvolto nella campagna scientifica con l’ Ingv (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia) e il Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche).

I progetti di ricerca in cui saranno impegnati i 190 fra ricercatori, tecnici e addetti alla logistica, spaziano in molti settori: biodiversità, evoluzione e adattamento degli organismi antartici, glaciologia, contaminazioni ambientali, cambiamenti climatici, attività di monitoraggio presso gli Osservatori permanenti meteo-climatici.

“L’Antartide è un ambiente molto delicato. Essendo poco in contatto col resto del pianeta è abbastanza isolato e quello che succede lì, in termini di cambiamenti climatici, ha un profondo impatto sugli organismi viventi autoctoni”, spiega Guido Di Donfrancesco dell’Unità Tecnica Antartide dell’Enea. Una delle ricerche di cui si occuperanno gli scienziati della base italiana sarà anche volta a capire la sostenibilità ambientale di alcune attività umane che riguardano il continente più meridionale della Terra, come ad esempio la pesca. “Da anni cerchiamo di capire meglio quali sono gli effetti, ad esempio, della pesca del krill, che è il nutrimento di molte specie di pesci della zona e la cui diminuzione drammatica potrebbe avere conseguenze catastrofiche per la loro sopravvivenza”, continua Di Donfrancesco.

Inoltre, gli studi della base italiana si concentreranno sui cambiamenti climatici in quella che è la maggior riserva di acqua dolce del pianeta (basti pensare che si stima che se si sciogliessero i ghiacci antartici il livello medio dei mari si alzerebbe di circa 70 metri) e in particolare sul fenomeno del buco dell’ozono, che è sotto controllo in Antartide ma che “negli ultimi anni sta riguardando in modo più intenso l’Artide, dove si stanno venendo a creare condizioni stratosferiche finora inedite che favoriscono la formazione del buco dell’ozono e che sono molto simili a quelle antartiche. Studiare l’Antartide vuol dire allora capire l’Artide”, spiega Di Donfrancesco.

Un’altra importante attività condotta è infine quella legata all’ osservatorio meteo-climatico italiano che è stato allestito nel corso di circa vent’anni. “ Sono state disposte circa 20 stazioni meteo nel raggio di 100 chilometri a partire dalla Stazione Zucchelli, su torri di 15 metri di altezza. Misuratori di temperatura, umidità, vento, radiometri che inviano ogni giorno all’Enea i dati. Forniscono in tempo reale le condizione del vento e del clima, che sono poi fondamentali per la sicurezza dei voli in elicottero che, a volte, in Antartide possono incontrare condizioni proibitive molto pericolose per gli spostamenti umani", conclude Di Donfrancesco: " Queste informazioni a volte possono fare la differenza fra la vita e la morte”.

Fonte: daily.wired.it