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Borsa italiana: Unicredit aumento di capitale - vendita diritti, chi ha diritto d'opzione, spiegazioni. Tutti possono sottoscrivere?
By Admin (from 06/01/2012 @ 09:02:57, in it - Osservatorio Globale, read 13668 times)

Unicredit, l’aumento di capitale ed i relativi diritti. Lo sconto? Una fregatura!

Che strano mondo quello della finanza, sembra proprio di vivere in un’altra dimensione, dove anche le parole assumono un significato diverso.
 
Un esempio emblematico è quello del termine “sconto”, proprio oggi, giorno di inizio dei “saldi”, troviamo questa parola scritta su tutte le vetrine dei negozi, e ci evoca una condizione “di favore”, pagheremo di meno un bene che, fino a ieri, costava di più.
 
Quando ci viene praticato uno sconto siamo felici, abbiamo risparmiato, quindi, in un certo senso siamo diventati più ricchi, poiché possiamo permetterci qualcosa in più.

 
Certo anche quando compriamo qualcosa nei negozi, a volte, dietro ad uno sconto, si nasconde una fregatura, ma … a volte, in finanza invece possiamo esserne sicuri, se viene usata la parola “sconto” noi dobbiamo leggerla come “fregatura” e più lo sconto è alto, più grande sarà la fregatura.
 
La dimostrazione più lampante l’abbiamo nelle operazioni di aumento di capitale, che avvengono, tipicamente, offrendo ai vecchi azionisti, la possibilità (il diritto) di acquistare nuove azioni “a sconto”, cioè ad un prezzo inferiore rispetto a quello di mercato.
 
Peccato, però, che questo “sconto” non venga praticato per agevolare il vecchio azionista, bensì per imbrigliarlo in una trappola per topi senza via d’uscita. Più lo “sconto” è elevato, infatti, e più egli sarà costretto ad aderire all’operazione perché l’eventuale “mancata adesione” gli procurerà un’ingente perdita (di solito proprio pari allo “sconto” praticato).
 
C’è inoltre una cosa che aggrava ulteriormente la situazione, ovvero che l’adesione all’operazione di adc  non è gratuita, quindi se il vecchio azionista in quel momento non ha i soldi per aderire? Peggio per lui, scatterà inesorabile la trappola per topi, dopotutto se è un pezzente perché ha comprato azioni? Andando avanti di questo passo sarà sempre più arduo trovare investitori in Borsa.
 
Allora scendiamo dal teorico al pratico e, naturalmente, rifacciamoci all’operazione di aumento di capitale le cui condizioni sono state rese note ieri dal Consiglio di Amministrazione della Banca più importante d’Italia, Unicredit.
 
Allora ogni vecchio azionista avrà la facoltà di sottoscrivere due azioni di nuova emissione per ogni azione ordinaria e/o di risparmio posseduta, al prezzo prefissato di 1,943 euro ciascuna. Il comunicato della Banca specifica che “il prezzo di sottoscrizione delle nuove azioni incorpora uno sconto del 43% circa rispetto al prezzo teorico ex diritto (TERP) delle azioni ordinarie Unicredit sulla base del prezzo ufficiale di borsa del 3 gennaio 2012”.
 
Allora usciamo dal burocratese per cercare di rendere chiaro a tutti ciò che significa questa frase, innanzitutto va stabilito cosa si intende per TERP, lo faccio molto volentieri in quanto puntualmente, ad ogni operazione di aumento di capitale, trovo nella mia casella di posta alcune mail di lettori che mi chiedono di specificare il calcolo di questo prezzo teorico.

 
Allora TERP sta per Theoretical Ex Right Price, cioè Prezzo Teorico dopo l’attribuzione del diritto d’opzione, ed ovviamente va calcolato rispetto ad una valore di chiusura del titolo azionario in questione.
 
Al solito risulterà più semplice da comprendere un caso pratico che non il concetto teorico, e prendiamo proprio, come esempio,  l’operazione Unicredit. Una sola precisazione prima dei numeri, tutti noi siamo abituati a prendere come valore di chiusura di un’azione il suo prezzo di riferimento, il calcolo del TERP, invece, prevede l’utilizzo del  Prezzo Ufficiale, che normalmente differisce, anche se non di molto, dal prezzo di riferimento.
 
Allora il Prezzo Ufficiale di una azione Unicredit alla chiusura del 3 gennaio era risultato 6,40 euro (lasciamo perdere i millesimi ed i decimillesimi che creano solo confusione).
 
Qual è il TERP calcolato su questo valore di chiusura?
 
Semplice equivale a calcolare il valore teorico dell’azione dopo la conversione dei diritti associati alla stessa.
 
In questo caso, dato che i diritti permettono l’acquisto di 2 azioni al prezzo di 1,943 euro cadauna,
 
1,943*2 = 3,886 euro che è il valore delle azioni di nuova emissione per ogni “vecchia” azione posseduta, a questo importo dobbiamo sommare 6,40 euro, ossia il prezzo ufficiale della “vecchia” azione, per un totale, quindi di
 
3,886 + 6,40 = 10,286 euro, ma ora quante azioni ci ritroviamo?
 
Naturalmente 3 (una “vecchia” + le 2 di nuova emissione) per cui quanto vale (teoricamente) ogni azione?
 
10,286:3=3,4287 euro (3,4286 periodico per i pignoli).
 
Questo è il TERP calcolato sulla chiusura del 3 gennaio, quindi 3,4287 euro.
 
Applicando uno sconto del 43,33% (per la precisione) al TERP (3,4287-43,33%*3,4287)  troviamo questo, ormai celebre prezzo di 1,943 per ogni nuova azione, comunicato ieri dal Consiglio di Amministrazione di Unicredit.
 
Ieri il titolo Unicredit ha perso in Borsa il 14,45% crollando a 5,415 euro, come mai? E’ uno di quei casi in cui la risposta degli analisti è unanime, proprio perché “lo sconto” è stato ritenuto troppo elevato, come volevasi dimostrare: più forte lo sconto, maggiore la fregatura.
 
Ed il mercato, sotto questo punto di vista, è impietoso.
 
Se infatti a questo aggiungiamo che il fondo di investimento americano Blackrock è passato nei giorni scorsi dal 4,2% del capitale all’1,71% e che le Fondazioni, grandi azioniste della Banca di Piazza Cordusio, con l’eccezione di quella di Verona, parteciperanno solo parzialmente all’operazione di aumento (e la Fondazioni Banco di Sicilia e Cassamarca hanno annunciato che non sborseranno un solo euro), il quadro è completo.
 
C’è qualcuno entusiasta dell’operazione che ha annunciato di aderire in toto all’operazione di aumento mantenendo inalterata la propria quota del 4,98%? Sì proprio il maggior azionista di Unicredit: La Banca Centrale Libica, ma non è che la notizia debba far felici gli italiani.
 
dott. Giancarlo Marcotti per www.FinanzaInChiaro.it