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385 anni fa, nasce uno dei padri fondatori della chimica moderna. Studierà i gas e spiegherà che riducendone il volume, la pressione...
By Admin (from 07/03/2012 @ 14:03:10, in it - Scienze e Societa, read 1198 times)

P per V uguale a una costante. O, per dirla in un altro modo: in un gas ideale a temperatura costante, la pressione (P) e il volume (V) variano in modo inversamente proporzionale tra loro. Dunque, se aumenta l’uno, l’altro diminuisce. L’eredità più grande lasciata da Robert Boyle (1627-1691) ai posteri è forse la legge di fisica che porta il suo nome. Eppure lo scienziato irlandese avrebbe messo il naso in quasi tutti i campi del sapere del Diciassettesimo secolo, dalla medicina, alla biologia, alla religione, e soprattutto alla chimica.

Robert Boyle era nato il 25 gennaio 1627 nel Castello di Lismore, in Irlanda, penultimo di quindici fratelli, figli del ricco Primo Conte di Cork. Il piccolo Boyle lasciò presto la casa paterna, diretto verso l’ Eton College, in Inghilterra, all’età di soli otto anni, insieme a uno dei suoi fratelli. Ma terminati gli studi, Boyle non tornò a casa. Intraprese invece un viaggio attraverso l’Europa, che avrebbe influenzato non poco la sua formazione e i suoi interessi.

Toccò Parigi, Lione e Ginevra, e tra le partite di tennis e gli incontri di scherma imparò il francese, la matematica, il latino e l’italiano. Nel 1642, infatti, Boyle arrivava a Firenze, nello stesso anno e negli stessi luoghi in cui Galileo Galilei moriva. E sarebbe stata forse la vicinanza geografica a convincerlo ad abbracciare anche le teorie dello scienziato italiano sul metodo sperimentale, che lo distinsero una volta tornato in Gran Bretagna nel 1644, a Stalbridge, nel Dorsetshire.

In realtà, a spingerlo a indagare la natura e i suoi misteri era stata anche la fede religiosa, a cui, si racconta, si avvicinò dopo un temporale estivo. Credeva infatti che la scienza fosse un modo per comprendere la natura divina delle cose. E forse anche per questo mise in piedi un laboratorio nella sua residenza del Dorsetshire, prima di trasferirsi nel cuore pulsante della scienza inglese dell’epoca, Oxford.

Qui, insieme all’illustre collega Robert Hooke, studiò a lungo le proprietà dell’aria. Capì per esempio che era necessaria per la trasmissione dei suoni, che in sua assenza gli animali non potevano vivere e gli oggetti cadevano più velocemente verso il basso. Ma soprattutto ebbe il coraggio di mettere in discussione Aristotele e le sue teorie sui quattro elementi (aria, terra, fuoco e acqua) come mattoni fondamentali di tutto quello che ci circonda.

Boyle infatti, forte anche delle osservazioni che aveva collezionato in laboratorio, arrivò per primo a elaborate la cosiddetta teoria corpuscolare, quanto di più vicino, per l’epoca, alla chimica moderna e al concetto di atomo. Come riportava nel suo The Sceptical Chymist (Il chimico scettico) del 1661, la materia era fatta di corpuscoli, a loro volta particelle più piccole combinate insieme.  Boyle inoltre introdusse per primo il concetto di elemento, come qualcosa “che non è fatto di nessun’altra entità”, ovvero l’unità fondamentale della materia. Teorie grazie alle quali lo scienziato si guadagnò per sempre il titolo di “padre della chimica”.

Fonte: Wired.it