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Liberalizzazioni, ambientalisti contro la norma sul nucleare. Il decreto dą alla Societą gestione impianti nucleari maggior potere nella selezione dei luoghi in cui depositare le scorie nucleari. Ecco i punti fondamentali.
By Admin (from 11/03/2012 @ 08:05:44, in it - Osservatorio Globale, read 1170 times)

Dopo acqua e trivelle, è la voce nucleare del decreto liberalizzazioni, pubblicato il 24 gennaio in Gazzetta Ufficiale, a mettere in allarme gli ambientalisti. Nello specifico, nel mirino è l' articolo 24 (già 25), relativo all'accelerazione delle attività di disattivazione e smantellamento dei siti nucleari, che snellisce le procedure necessarie all'individuazione dei luoghi candidati a diventare depositi nucleari.

Come ricordano Greenpeace, Legambiente e Wwf in una missiva indirizzata al presidente del Consiglio Mario Monti e contenente una richiesta formale di cancellazione dell'articolo incriminato, "l'Italia ha ancora un'eredità radioattiva irrisolta, che consiste nelle scorie prodotte fino alla fine degli anni '80 dalle centrali nucleari, in quelle che stiamo producendo con lo smantellamento in corso degli impianti gestito dalla società Sogin, che si aggiungono a quelli a media e bassa attività che produciamo ogni giorno nel settore medico, industriale o della ricerca.".

Secondo quanto previsto dal comma 4, i comuni non sarebbero più in condizione di dire la loro - ed eventualmente porre il veto - sulla selezione di una determinata area. Il testimone passerebbe direttamente dalle mani e dall'approvazione del ministero dello Sviluppo Economico a quelle dalla Sogin, realtà citata nella lettera degli ambientalisti e responsabile dello smantellamento -  la chiamano bonifica ambientale - degli impianti nucleari. Le tre associazioni tengono a precisare che " è fondamentale garantire la massima trasparenza nell'iter, il pieno rispetto delle procedure ordinarie previste dalle leggi dello Stato e la più ampia partecipazione degli enti locali, delle categorie produttive e delle popolazioni interessate dalla localizzazione di depositi temporanei o di quello nazionale previsto per lo smaltimento definitivo dei rifiuti radioattivi". E ricordano come il governo Berlusconi si sia già mosso nella medesima direzione nel 2003, "quando fu decisa con procedure semplificate davvero discutibili la localizzazione della discarica per rifiuti radioattivi a Scanzano Jonico in Basilicata, scatenando una sollevazione popolare che poi portò l'esecutivo a cancellare dopo qualche settimana la localizzazione proposta".

La partita, giocata con il referendum dello scorso giugno in termini di sfruttamento dell'energia nucleare, è in corso anche per ciò che concerne la creazione di un unico deposito nazionale per i rifiuti radioattivi. Sogin ha stilato in ottobre una lista di 50 zone e ha chiesto l'ausilio dell'Agenzia per la sicurezza nucleare per individuare il sito più appropriato. Si tratta di un progetto che complessivamente necessiterà un investimento di 2,5 miliardi di euro e che, secondo quanto stabilito dall'Unione europea, dovrà iniziare entro il 2015. Fino ad allora, i depositi saranno temporanei e la selezione degli stessi è appesa al filo del ddl liberalizzazioni.

Fonte: Wired.it