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Genova cittą del trekking.
By Admin (from 01/09/2010 @ 10:30:46, in it - Scienze e Societa, read 1640 times)

“Genova, amore a seconda vista”: questa frase, scritta alcuni anni fa da un giornalista straniero, è quasi un luogo comune.

Quindi ha un fondo di verità. Il fascino di Genova non appare a chi corre sulle autostrade o si imbarca di fretta sui traghetti; qui non si ama ostentare le proprie virtù. Understatement zeneise, lo chiamano. Insomma, Genova non crede “a quello che i francesi chiamano coup de foudre”, come cantava Enrico Ruggeri. Ma la differenza fra un colpo di fulmine e un amore a seconda vista è che l’infatuazione del primo può passare, il secondo resta.

Forse non sarà facile innamorarsi di Genova, certo è impossibile scordarla dopo che è scaturita la passione. Genova è un cocktail di nuovo e di antico, di moderno e di medievale, di contemporaneo e di storico. Il sole che brilla sul tozzo Matitone, fulgido esempio di architettura international style di fine XX secolo, illumina anche la Lanterna carica di secoli e di salsedine; la sua luce che sbircia tra i tetti del carruggio bimillenario della Maddalena, illumina con assai migliori risultati Piazza della Vittoria, trionfo del razionalismo celebrativo.


Genova è tutto ciò ma non solo: intorno alle bellezze artistiche c’è la rappresentazione – che potremmo definire teatrale – della vita quotidiana dei suoi abitanti. E se l’arte prorompe, incontenibile, nei palazzi delle “strade nuove”, che dal 2006 sono “Patrimonio dell’Umanità” dell’UNESCO, la vita quotidiana riempie di suoni, profumi, colori le strade del commercio, sia quelle ottocentesche che potrebbero essere collocate in Trastevere o nel V arrondissement parigino con identica dignità, sia le vie storiche dove le tracce del Libero Comune mercantile non sono del tutto scomparse.

Camminare nel centro di Genova significa godersi la città con lo sguardo verso l’alto, per non perdersi i fregi e gli affreschi dei palazzi ”belli”, siano le regge dell’oligarchia seicentesca o i virtuosismi dell’eclettismo e del liberty. E, al contempo, significa tenere il naso davanti delle vetrine per non perdere il profumo del pesto, la fragranza della focaccia, la dolcezza dei pasticcini di tradizione settecentesca. Genova, gioia dei cinque sensi. Nel cuore della città, il centro storico: vivo, vivissimo, mai un museo di se stesso.

Certo qui arte ce n’è tanta, e storia tantissima. Ma c’è anche la gente che vive tra questi palazzi splendidi o cadenti, tra queste chiese rutilanti di arte, lungo questi carruggi stretti: persone diversissime tra loro ma unite dallo stesso destino di essere genovesi. Per albero genealogico o per ventura di immigrati in cerca di un futuro migliore, poco importa.


Genova è sempre stata punto d’incontro di popoli, sin da quando marinai fenici o etruschi approdarono nella baia del Mandraccio e incontrarono i selvatici Liguri delle colline. Passarono poi i romani, i longobardi, gli arabi, gli ebrei sefarditi, gli spagnoli, i francesi, gli emigrati meridionali…

Genova è il frutto di questa mescolanza di genti, di usi, di pensieri, di culture, di fedi religiose e non può fare a meno delle chiese barocche e delle friggitorie profumate di torta pasqualina come dei senegalesi nerissimi e delle vesti sgargianti delle donne nigeriane.

Fonte: trekking.it