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100 anni fa il mondo scopre che l'esploratore Amundsen ha conquistato il Polo Sud. Ma il primo a saperlo è un dipendente dell’ufficio telegrafi della Tasmania
By Admin (from 18/05/2012 @ 14:09:12, in it - Scienze e Societa, read 1324 times)

Far sapere al mondo che lì, in quel momento, si stava compiendo un’impresa epocale, non era così semplice. Agli inizi del Novecento le comunicazioni in quella parte di mondo, nel profondo Sud del pianeta, erano piuttosto problematiche. Così, anche le scoperte degne di nota e traguardi importanti come la conquista del Polo Sud arrivavano in ritardo. Nel caso specifico, quasi tre mesi dopo che la spedizione al seguito di  Roald Amundsen(1872-1928)ebbe piantato la bandiera norvegese al centro dell’ Antartide.

Era infatti il 7 marzo 1912 quando lo storico telegramma con l’annuncio della conquista veniva spedito da Hobart, in Tasmania, ma il fatto risaliva al 14 dicembre dell’anno precedente. Anche se l’impresa era grande, Amundsen non fece molto rumore quando mise piede a terra dalla sua Fram, l’imbarcazione che lo aveva portato fin lì. Si racconta infatti che prima di diffondere la notizia, l’esploratore volesse assicurarsi che il re della Norvegia Haakon VII venisse a conoscenza della sua prodezza. E fu così che l’impresa restò in gran segreto, almeno all’inizio. Nello stesso modo in cui era cominciata, visto che Amundsen non rese note le sue mire fino all’ultimo (aveva sperimentato in prima persona cosa volesse dire essere battuto sul tempo nella conquista al Polo Nord, da parte di Frederik Cook e Robert Peary, e non voleva farsi superare di nuovo).

Quel telegramma fu la prova che ce l’aveva fatta, in pieno. Da una parte, infatti, con quelle poche righe Amundsen reclamava il primato di aver conquistato per il primo il Polo Sud; dall’altro questo significava che i suoi diretti concorrenti, quelli della spedizione inglese Terra Nova al seguito di Robert Falcon Scott, avevano mancato l’impresa. Questi infatti avrebbero tagliato il traguardo solo una trentina di giorni dopo il norvegese, e avrebbero avuto un destino decisamente più infausto, visto che i membri della missione esplorativa e il suo capitano sarebbero morti tutti sulla via del ritorno, sconfitti dalla fame, dalla stanchezza e dal freddo.

Amundsen avrebbe spiegato così il modo in cui era riuscito dove altri avevano fallito: “Posso dire che questo è il fattore più importante, il modo in cui la spedizione è stata equipaggiata, il modo in cui ogni difficoltà è stata prevista, e le precauzioni per affrontarla o evitarla. La vittoria aspetta colui che ha tutto in ordine, la fortuna, come la chiamano alcuni. La sconfitta è certa per colui che non ha tenuto conto di tutte le necessarie precauzioni per tempo; questa si chiama sfortuna”. 

Ed eccola la fortuna di Amundsen. In primo luogo era stata una questione di determinazione. Aveva in testa il ghiaccio e il freddo sin da bambino, sin da quando dormiva con la finestra aperta per temprare il corpo e lo spirito alle condizioni estreme. E amava le grandi imprese (nel 1906 diventava infatti il primo ad aver attraversato il Passaggio a Nordovest).

Così, nel 1910, dopo aver fatto credere di essere diretto verso lo Stretto di Bering, attraverso cui sarebbe entrato nel Mar Artico risalendo il Pacifico una volta passato Capo Horn, deviò e si mise in corsa per il Polo Sud. Obiettivo: la Baia delle Balene, nell’Antartide, da dove si sarebbe diretto verso l’interno. Stabilita la meta, il successo sarebbe stato una combinazione di tenacia e abilità tecniche, tra cui la dimestichezza con gli sci e con le slitte trainate dai cani. Anche grazie a loro, ai quattro compagni di viaggio, e forse anche alla fortuna vera e propria, il 14 dicembre 1911 Amundsen conquistava il Polo Sud.

Fonte: wired.it