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Sguardo sulla settimana politica, economica e sociale in Romania: Crediti e proteste.
By Admin (from 25/09/2010 @ 07:30:43, in it - Osservatorio Globale, read 2116 times)

La polemica tra Bruxelles e Parigi sui rimpatri dalla Francia dei rrom oriundi della Romania e Bulgaria ha dominato i lavori del Consiglio Europeo svoltosi, giovedì, a Bruxelles, sebbene sull’agenda i principali temi fossero stati inizialmente la politica economica ed estera dell’Ue. Presente alla riunione, il presidente romeno Traian Basescu ha proposto a nome della Romania l’elaborazione di una strategia d’integrazione dei rrom nomadi, con due obiettivi: “Cerchiamo di dar loro due cose: la possibilità di guadagnare soldi lavorando e la possibilità di educare i propri figli. Ma faccio una menzione: essi devono voler lavorare. Allo stesso tempo, anche i rrom, come qualsiasi altri cittadini dell’Ue, devono rispettare le leggi dello stato sul cui territorio si trovano”, ha detto il presidente.


Nonostante le critiche all’interno dell’Ue e l’idea avanzata dalla commissaria europea alla Giustizia, Viviane Reding, di chiamare la Francia davanti alla Corte Europea di Giustizia per aver violato il diritto europeo alla libera circolazione, il presidente Nicolas Sarkozy ha affermato che Parigi continuerà lo smantellamento di tutti i campi rrom abusivi, a prescindere dall’origine di chi vi risiede. D’altra parte, il Consiglio Europeo ha accettato la proposta della Romania sull’armonizzazione della politica estera dell’Ue. Bucarest ha proposto che le riunioni al vertice che riguardano partner strategici o, ad esempio, problemi legati all’energia, siano precedute dall’elborazione di un mandato, approvato dal Consiglio Europeo, cosicchè l’Ue abbia una politica estera coerente.

Il Parlamento romeno ha adottato, al limite, con soli due voti oltre la soglia minima obbligatoria, la nuova legge sulle pensioni. Il progetto è stato votato dai deputati dei partiti al governo – Partito Democratico-liberale, Unione Democratica Magiari di Romania e indipendenti-, mentre l’opposizione –liberali e socialdemocratici- si sono ritirati dal plenum in segno di protesta contro la bocciatura del loro emendamento sull’aumento dell’indice pensionistico al 45% del salario medio lordo. I deputati hanno stabilito, tra l’altro, che il valore dell’indice pensionistico sia di 732,8 lei (pari a 175 euro), e l’equiparazione, entro il 2030, dell’età pensionabile a 65 anni per donne e uomini. Inoltre, si è deciso, l’inclusione nel sistema unitario delle pensioni dei militari, poliziotti e di quelli che riscuotono diritti d’autore. Il premier Emil Boc ha precisato che con l’adozione di questa legge si mira ad assicurare il pagamento delle pensioni a medio e lungo termine. I partiti all’opposizione hanno annunciato di contestare, separatamente, la nuova legge sulle pensioni alla Corte Costituzionale, e i sindacati di chiedere al capo dello stato di non promulgare l’atto normativo.

I presidenti della Romania, Traian Basescu, dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, e della Georgia, Mikail Sakasvili, e il premier ungherese, Viktor Orban, hanno firmato a Baku la dichiarazione congiunta di sostegno politico al progetto Agri (Azerbaigian, Georgia, Romania Interconnector) che assicurerebbe il transito del gas naturale dal Caspio verso l’Europa, aggirando la Russia. Traian Basescu ritiene che il progetto Agri sia il più competitivo dal punto di vista economico tra tutti i progetti di trasporto del gas caspico verso l’Europa, sia che si tratta del progetto dell’Ue Nabucco, che di quello russo Southstream. Stando a Traian Basescu, il progetto Agri avrà tre tappe: “Una prima tappa, che prevede il transito di 10 miliardi metri cubi all’anno per il terminal di Costanza (porto romeno sul Mar Nero). Una seconda tappa che prevede il transito di altri 10, e la terza che vi aggiunge altri 10 miliardi di metri cubi. Quindi è un progetto flessibile, i cui costi saranno regolati a seconda della domanda sul mercato dell’Ue, e d’altra parte, a seconda delle fonti di aproviggionamento. Ma, sicuramente, la prima fase del progetto può essere assicurata con gas dall’Azerbaigian”.

Oltre tre milioni di allievi e bambini di età prescolastica hanno cominciato in Romania, il 13 settembre, le lezioni, nel contesto del malcontento degli insegnanti alle prese con licenziamenti e tagli salariali. Il Ministero dell’Istruzione ritiene, tuttavia, che il nuovo anno scolastico sia iniziato bene. Oltre il 90% degli allievi studia in scuole che hanno ricevuto le autorizzazioni di agibilità e sanitarie, e dopo le ristrutturazioni, soprattutto tra i supplenti, sono rimasti nel sistema insegnati competenti. Per i sindacati, invece, l’anno scolastico è cominciato male, in seguito ai licenziamenti e tagli salariali del 25% nel settore pubblico applicati dal 1 luglio. Dal 1 settembre sono state chiuse o accorpate oltre 1600 unità scolastiche, sono stati licenziati 15 sul totale di 370 mila insegnanti e chi è rimasto deve sopravvivere con meno soldi. I sindacalisti hanno annunciato che organizzeranno nel successivo periodo azioni di protesta nel Paese e a Bruxelles, per richiamare l’attenzione sul continuo degrado dell’insegnamento romeno.

La Corte di Appello di Bucarest ha deciso, giovedì, che Sorin Ovidiu Vantu, noto uomo d’affari romeno e proprietario di un consorzio mediatico, sia processato in stato di libertà. Nei suoi confronti era stata disposta la custodia cautelare per 29 giorni sotto l’accusa di favoreggiamento del delinquente. Stando alla Procura Generale, Sorin Ovidiu Vantu avrebbe inviato soldi ad un ex-socio, Nicolae Popa, latitante dal 2000. Popa era stato condannato, nel 2006, a 15 anni di carcere in un fascicolo su una truffa compiuta tramite un gioco di tipo piramidale, in cui lo stato romeno ha dovuto pagare risarcimenti di oltre 100 milioni di euro a centinaia di migliaia di persone ingannate. Popa è stato arrestato nel 2009 in Indonesia, da dove sarà estradato.

Nei giorni scorsi, il presidente romeno Traian Basescu dichiarava nel plenum del Parlamento, che, a causa degli squilibri macroeconomici, la Romania non può contrarre prestiti a lungo termine. In questo contesto, un nuovo accordo stand-by con il Fmi è obbligatorio e sarà firmato nel 2011, ha aggiunto il presidente. Il giorno dopo, il premier Emil Boc ha annunciato che i colloqui tra le autorità romene e gli esponenti del Fondo sulla conclusione di un nuovo accordo cominceranno ad ottobre. La forma del futuro accordo sarà decisa dal Governo e dalla Banca Centrale. Una cosa è, però, certa: il Fmi non accetterà più che i soldi che darà in prestito alla Romania siano adoperati per il pagamento dei salari e delle pensioni, come sottolineato dal presidente Traian Basescu.

“L’accordo con il Fondo sarà una realtà. Che tipo di accordo sarà, resta da decidere, e spetterà al Governo e alla Banca Centrale, ma sicuramente un accordo con il Fondo esisterà. Può essere un accordo in cui si tratti anche di finanziamento, il che è poco probabile, o, il più probabile, sarà un cosiddetto accordo di tipo preventivo che ci permetterà di rivolgerci al Fondo in situazioni eccezionali, ma, per nessuna ragione il Fondo accetterà più di finanziare il deficit di bilancio della Romania”, ha spiegato il capo dello stato.

A prescindere dal tipo di accordo convenuto con l’ente finanziario internazionale, al Fondo si affiancherà, un’altra volta, la Commissione Europea, soddisfatta dall’evoluzione del programma di assistenza concordato con la Romania, secondo quanto dichiarato da Laurent Moulin, capo dell'Unità Ue per Romania, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, precisando che Bruxelles ha erogato alla Romania una nuova tranche, pari a 1,2 miliardi di euro. Nel 2009 la Romania ha concluso un accordo per un valore di 20 miliardi di euro con il Fmi, la Commissione Europea, la Banca Mondiale e la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. L’economia romena è sotto il suo potenziale. Questa è la diagnosi dell’esponente europeo, fiducioso, tuttavia, che la Romania può passare ad una crescita economica del 3% nei prossimi anni, se verranno attuate riforme. E se le riforme potranno essere sostenute dal punto di vista sociale, si potrebbe aggiungere.

I sindacati, innanzittutto quelli del settore pubblico, danno, però, sempre più segni di malcontento. Oltre 10 mila persone hanno protestato ieri a Bucarest, chiedendo al Governo di riportare i salari nel settore pubblico al livello precedente i tagli del 25%, di fermare i licenziamenti e di aggiustare il progetto di legge sul sistema salariale unitario nel settore pubblico. Emil Boc ha trasmesso ai sindacati che le misure di austerità sono dolorose, ma necessarie. Il Governo, afferma il premier, è costretto a correggere gli errori gravi e costosi esistenti nel sistema di retribuzione dei lavoratori e in quello pensionistico, nonchè quelli dei programmi di assistenza sociale, errori che hanno incoraggiato la disoccupazione e hanno determinato, nell’opinione del premier, gli attuali deficit strutturali.

Fonte: rri.ro