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Guerra in Afghanistan, cioè nel paese che detiene oltre l'80% della produzione mondiale di oppiacei: le verità indicibili.
By Admin (from 11/10/2010 @ 15:00:52, in it - Osservatorio Globale, read 1697 times)

Di nuovo morti dei giovani nell'interminabile "opera di pace" in Afghanistan. Di nuovo eroi morti per la "pace", la "libertà", la "giustizia", il "bene comune", l' "armonia tra i popoli", etc.: "dulcius et decori est pro patria mori". (Certo!). Di nuovo grandi discorsi al valore civico, al progresso dell'umanità, - anche, perché no? - al valore militare. Decorazioni a ragazzi per i quali le famiglie e gl'amici avrebbero ben preferito rivederli in vita invece di avere una medaglia da appendere in salotto. Di nuovo discorsi che isolano le cose dal contesto. Un contesto che nessuno vuole evocare, e che - tranne in una puntata di "Report" - non abbiamo mai sentito evocare sulla stampa. Eppure lo sanno tutti, anche i ragazzini: è in Afghanistan che si produce oltre l'80% degli oppiacei del pianeta Terra. E' con i proventi di questi che si finanziano i talebani o presunti tali. Eppure, contrariamente al colonnello di "Apocalypse Now", a nessun dannato generale, né italiano, né tantomeno americano è venuto in mente di buttare ad esempio il Napalm sui campi, la prima cosa che un qualsiasi stratega anche da strapazzo avrebbe fatto. Sicuramente perché, al contrario che al colonnello di "Apocalypse Now", a loro non sarebbe piaciuto stiracchiarsi all'alba pronunciando la celebre frase: "Mi piace il Napalm di prima mattina!" Noi, ovviamente - a cominciare dagli amici e dalle famiglie dei caduti - non dobbiamo chiederci e neppure pensare come mai in tanti anni a nessuno sia mai venuto in mente di bruciare, o di distruggere con i diserbanti le piantagioni. Siamo qui nei pressi della "Ratio" che ci apre alla comprensione del perché questa guerra - chiamiamo le cose con il loro nome, qui non c'è mai stata nessuna missione di pace - fosse persa ancor prima di partire. Questo oltre 80% della produzione mondiale di oppiacei dove va a finire e cosa succede se lo si colpisce? Risposta: va a finire sul mercato occidentale (cioé americano, europeo ed italiano) della droga. Se lo si colpisce, si colpisce il mercato occidentale della droga, con tutte le conseguenze, direttamente in occidente, dentro casa nostra, mica in Afganistan. La rivolta dei drogati in crisi di astinenza, qui da noi. E, sono mica uno o due, sono tanti, tantissimi. Purtroppo. Il crollo di interi settori della finanza che campano direttamente o indirettamente dei proventi della droga (altro argomento tabù). Sempre: da noi, dentro casa nostra, mica in Afganistan. Cose che si sapevano da prima di partire. Cioé, da prima di partire, si sapeva che quello che avrebbe dovuto essere il primo obbiettivo bellico da colpire, non poteva essere colpito perché "intoccabile". Ossia che la guerra era persa. Da prima di partire si sapeva che per il talebano in primis, ma anche per l'afgano medio, il modello socio culturale è quello del califfato medioevale di cui la nostra civiltà, il nostro modello socio culturale - del quale le nostre truppe e basi sono una testa di ponte - rappresenta la distruzione. Da loro non c'è quella tolleranza che connota la nostra civiltà dove si ammette anche la moschea e la religione islamica. Loro non ammettono assolutamente le chiese e le evangelizzazioni e i pochissimi cristiani sono perseguitati. Da loro la tolleranza della nostra cultura non può esserci perché non c'è quello che è a monte di essa: la distinzione tra Stato e Chiesa: tra Stato e religione, tra potere dello Stato e potere della Chiesa, tra legge dello Stato e legge della Chiesa. Loro questa distinzione non solo non la conoscono, non la ammettono assolutamente. C'è una sola legge, quella della religione, la legge islamica, ed è questa a connotare lo Stato. Come nel nostro medio evo: è il Papa a incoronare l'imperatore che impera imponendo la "legge di Dio", "Parigi vale bene una messa". Il nostro modello socio culturale moderno, il nostro Stato moderno, nasce dal superamento di quel modello. E' ciò che loro non vogliono. Loro lottano e combattono per quel modello: il califfato medioevale. Noi, tutto il nostro essere, ne siamo la negazione, dunque il nemico da abbattere. Noi non portiamo la "pace", né potremmo mai farlo, perché noi, rispetto al loro modello, siamo dei sovversivi. Il nostro "impegno" per la "pace", per la "libertà", "i diritti umani", "i diritti dell'uomo e del cittadino", per la "difesa della democrazia", è - di fatto - un impegno per il superamento di quel modello socioculturale, cioé per il suo annientamento, ergo - dal loro punto di vista - un atto di guerra. Noi ammettiamo e possiamo ammettere anche un islam "illuminato", loro non possono ammettere anche noi. Dovrebbero superare ed uscire dalla visione integralista della persona - soprattutto della donna e perciò anche dell'uomo -, della società, dello Stato.

Autore: Francesco Latteri Scholten; Fonte: francescolatterischolten.myblog.it