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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Appena terminato l’anno della biodiversità (a dire la verità senza troppi risultati positivi), l’Onu proclama il 2011 anno delle foreste. Le distese di alberi sono in tutto il mondo tra gli ambienti più minacciati dall’attività, nonostante la loro indubbia importanza nell’ecologia mondiale.

Quanto vale una foresta? Non solo gli studiosi di dinamiche ambientali, ma anche gli economisti infatti hanno cominciato a fare i conti e capire quanto “valga” una foresta, in termini di servizi agli ecosistemi; per esempio quanto costerebbe racchiudere in un serbatoio tutta l’acqua che una foresta accumula nella stagione piovosa per poi rilasciarla in quella secca. O quanto sarebbe il budget per un impianto di depurazione grande come un intero bosco. Ma la funzione più indispensabile delle foreste è quella di agire da enormi serbatoi di carbonio per il pianeta. Quando sono abbattute, questo gas va a aumentare la quantità di anidride carbonica che è un potentissimo gas serra; è per questo che l’abbattimento delle foreste contribuisce circa per il 15% all’aumento del riscaldamento globale. In occasione dell’Anno delle foreste, l’associazione Conservation international ha steso così una lista delle foreste più ricche di specie e più minacciate del pianeta.

Punti caldi. Queste distese sono anche 10 hotspot di biodiversità, punti cioè dove il numero di specie animali e vegetali e le loro interazioni sono particolarmente elevate. A parte un paio di casi, quasi tutte queste foreste sono nei Paesi tropicali sia in Asia sia in Africa sia nell’America meridionale. Ogni hotspot ha le sue caratteristiche peculiari e le sue specie presenti, spesso endemiche e rarissime.

Fonte: Focus.it

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By Admin (from 13/06/2011 @ 11:00:48, in ro - Stiinta si Societate, read 1335 times)

 Se pare ca ne-am pierdut statutul de creatura superioara unica. Primatologii au spulberat ultima frontiera dintre om si maimutele mari, demonstrand fara dubiu ca empatia, constiinta de sine, cooperarea exista si la aceste fiinte. Din pacate, urangutanul, bonobo, cimpanzeul si gorila sunt specii amenintate cu disparitia. Pana prin anii 80, din cauza vanatorii si a capturarii lor, iar astazi din cauza restrangerii drastice a mediului de viata, prin despaduririle masive si irationale.

Unelte, violenta, sex

Cercetatorul Frans de Waal arata ca psihologia umana reprezinta o prelungire a celei animale, trecand prin exemplul cimpanzeului si al bonobo. El respinge ideea superioritatii omului, care s-a ridicat deasupra naturii. Dimpotriva, fiecare dintre actiunile noastre isi gaseste fundamentul in lumea animala si pentru aceasta aduce numeroase exemple extrase din observatiile sale asupra primatelor. Concluzia – omul este doar o maimuta goala, adica fara blana! Schimbarea a inceput insa in 1964, cand primatologul Jane Goodall a observat cimpanzei care isi confectionau si apoi foloseau diverse unelte.

Ulterior, ea a fost martorul unor razboaie intercomunitare la cimpanzeii salbatici, violenta naturala selectionata prin evolutie, ca si la om. De altfel, noi avem in comun cu aceasta specie 98,6 din patrimoniul genetic. Dupa anii ’80,  a intrat in centrul atentiei bonobo, mai apropiat genetic de Homo sapiens. Pacifist, acesta rezolva conflictele cu blandete, recurgand la „argumentul” sexului.

Altruism si refuzul nedreptatii

Empatia se refera la intelegerea emotiilor altui individ si la faptul de a fi afectat de acestea. Ea are insa trei nivele. Primul e un fel de „contaminare emotionala” si exista la toate mamiferele. Intelegerea trairilor unui congener apare doar la elefanti, delfini si maimute mari. Cat despre nivelul al treilea, intelegerea emotiilor, dar si a intentiilor celuilalt, nu-i caracterizeaza decat pe oameni si pe maimutele mari. In plus, un interes aparte pentru alte specii se manifesta in mod explicit, iar drept exemplu avem un bonobo care, gasind o pasare ce se lovise de un geam, a ridicat-o cu grija, apoi i-a dat drumul sa zboare din varful unui arbore, dupa ce i-a desfacut aripile, ca s-o ajute la zbor.

Empatia este asadar un continuum, pe care se grefeaza emotiile. Maimutele capucin sunt foarte sensibile la inechitati. Pe parcursul unor studii in domeniu, mai multi capucini primeau cate un castravete pentru efectuarea aceleiasi sarcini. S-a observat ca, daca in contextul respectiv unul dintre subiecti primea strugure (mult mai atractiv), partenerul confruntat cu o asemenea nedreptate refuza sa continue exercitiul. Aceeasi atitudine s-a observat si la cimpanzei.

Cine decide regulile jocului?

Un element esential in evolutia speciilor il constituie capacitatea de comunicare. Privitor la primate, cunostintele sunt inca destul de reduse, deoarece limbajul sonor este „imbogatit” cu componente vizuale (gesturi si mimica faciala), capital la care cimpanzeii exceleaza. Mai mult, acestia recurg si la un gen de consens comportamental implicit. De pilda, atunci cand patruleaza la limita (frontiera) teritoriului lor, cimpanzeii o fac intr-o liniste deplina, pentru a putea surprinde eventualii intrusi.

Totul pare stabilit de comun acord, in prealabil, dar cine a decis aceasta si cum le-a fost comunicata ideea si celorlalti membri ai comunitatii? Extrovertire, cordialitate, constienta, stabilitate emotionala si deschidere spirituala. Iata cele cinci mari trasaturi de personalitate distinse de psihologia umana, care insa apar si la primate. Ceea ce demonstreaza inca odata ca distanta dintre noi si aceste fiinte este infima; sau, poate, ca omul este si el un fel de maimuta, ca oricare alta.

Autor: ADRIAN-NICOLAE POPESCU - magazin.ro

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Buongiorno a tutti, domenica 12 e lunedì 13 giugno andremo a votare, almeno io andrò a votare, spero lo facciate tutti voi e portiate gente possibile a votare indipendentemente dal cosa poi si voterà, per 4 referendum, per dire sì o no a 4 quesiti che propongono di abolire 4 leggi. 4 norme: la prima lo sappiamo, riguarda il legittimo impedimento, la seconda riguarda il nucleare, la terza e la quarta riguardano la privatizzazione della gestione dei servizi idrici, dell’acqua, si sa poco o nulla di questi referendum se non in generale, se non che si terranno sul dettaglio, il colore delle schede, cosa prevedono i vari quesiti, cosa succede se vince il sì, cosa succede se vince il no, cosa succede se non si raggiunge il quorum, mistero, allora cerchiamo di fare chiarezza in termini molto semplici, spero, senza entrare nei tecnicismi, ma dando un’informazione completa di quello che ci aspetta domenica e lunedì fino alle 15 quando entreremo nel seggio e nella cabina elettorale con 4 schede in mano.

Sì all'acqua pubblica.

La prima e la seconda scheda di cui vi voglio parlare, sono quelle che riguardano l’acqua, una è di colore rosso, l’altra è di colore giallo.
Quella di colore rosso porterà scritta una frase ostrogota nella quale si dice “Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica” il quesito punta a abrogare l’Art. 23 bis del Decreto Legge 25 giugno 2008 N. 112 che è il cosiddetto Decreto Ronchi, in cui si parla di disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, competitività e la stabilizzazione della finanza pubblica, la perequazione tributaria che è stato poi modificato più volte nel 2009, la parola acqua in questa scheda rossa non compare mai, neanche i suoi derivati tipo idrici, idrico, eppure si parla di acqua, scheda rossa, cosa siamo chiamati a decidere? Se abrogare questa norma che prevede l’obbligatorietà della gestione privata dei servizi idrici almeno per quanto riguarda il pacchetto di maggioranza delle società che li gestiscono, il decreto è più ampio perché riguarda tutti i servizi pubblici di rilevanza economica e si stabilisce per decisione di questo governo che debbano essere i privati a avere la maggioranza nelle società che gestiscono acquedotti e affini, il pubblico può partecipare ma in minoranza, quindi la regola è che la maggioranza la debbono sempre avere dei soggetti con finalità ovviamente di lucro, profitto dei privati, o con società completamente private o con società miste pubblico – private dove però il pubblico è minoritario, quindi naturalmente si fanno le gare, si stabilisce che almeno il 40% di queste società vada a capitale privato, quindi multinazionali, finanziarie, fondi etc.. Le società quindi attualmente a totale capitale pubblico che gestiscono moltissimi acquedotti comunali etc., dovranno cessare improrogabilmente dalla loro attività entro il dicembre di quest’anno, oppure potranno continuare a gestire servizi idrici, soltanto se si trasformeranno in società miste con un capitale privato di almeno il 40%, chi vota sì cancella questa norma e cioè consente che possano continuare a essere delle società a capitale interamente pubblico o a maggioranza di capitale pubblico a gestire i servizi che ci portano l’acqua in casa e che trasportano l’acqua dalle fonti, dalle sorgenti a noi consumatori, cittadini che la dobbiamo bere, che la dobbiamo usare per le nostre esigenze personali, quindi sì vuole dire no alla privatizzazione obbligatoria dei servizi idrici, dire no invece significa confermare il Decreto Ronchi, sì all’abrogazione del Decreto Ronchi che stabilisce l’obbligatorietà di società private a gestire l’acqua, quindi non è l’acqua in sé che viene privatizzata, sono i servizi che ce la portano e naturalmente questo a cosa va incontro? Va incontro intanto al problema delle tariffe, quanto costa l’acqua? L’acqua ovviamente essendo un bene naturale dovrebbe essere di tutti perché costa? Costa sulla nostra bolletta, costa quando viene imbottigliata etc., perché c’è qualcuno che la prende e la tratta, che la porta o la imbottiglia, ci aggiunge del suo e questo è inevitabile, il costo dell’acqua è inevitabile, il problema è quanto costa l’acqua e chi decide quanto costa l’acqua? Ora come ora, almeno là dove il servizio è ancora gestito dal servizio pubblico, cioè dai comuni e dalle società pubbliche a maggioranza di capitale pubblico, c’è un controllo democratico, perché? Perché noi eleggiamo i sindaci, i Consiglieri comunali che esprimono, le giunte comunali e che a loro volta poi decidono la gestione del servizio idrico e quindi se non ci piace come lo gestiscono li possiamo bocciare e mandare a gestirlo degli altri la volta successiva. Quindi diciamo che il servizio è in qualche modo collegato al potere del popolo, alla democratica, nel caso in cui dovesse non farsi il quorum o dovesse passare il no, ma il no è praticamente impossibile che passi, il rischio è che non passi il quorum, resterebbe per un bel po’ di anni questa norma che ha fatto questo governo, secondo cui la gestione, il servizio dell’acqua non sarebbe controllabile dai cittadini perché sarebbe affidata a privati che naturalmente ci fanno i loro affari con l’acqua, questo è il tema di cui si parla nel primo quesito, naturalmente i sostenitori del no che non avendo la possibilità di far vincere il no stanno facendo campagna perché la gente vada al mare, sempre che trovi poi qualche spiaggia dove andarci, perché sapete che stanno tentando di privatizzare, anche se è un termine un po’ generico, le spiagge per 99 anni, vogliono che l’acqua sia gestita dai privati perché sostengono che i privati sono più efficienti del pubblico, e effettivamente noi sappiamo che i pubblici poteri non brillano per efficienza, i servizi pubblici spesso sono mal gestiti da gente incompetente, messa lì dai politici per ragioni clientelari e che quindi abbiamo molti acquedotti intorno ai quali nascono casi di corruzione, truffe, interessi mafiosi che si attaccano alle reti pubbliche, ci sono sabotaggi delle reti pubbliche, il caso della Sicilia dove l’acqua si disperde in mille rivoli, gli acquedotti sono dei colabrodo o addirittura non esistono e si devono portare le taniche di acque in certi comuni, parlano da sé, lo sappiamo, pubblico in Italia non è sinonimo di efficienza sempre, ma neanche privato è sinonimo di efficienza sempre, anzi se l’acqua viene sottoposta esclusivamente a regole di mercato e se l’unico scopo di chi eroga questo servizio è quello di farci dei soldi, intanto c’è da dubitare che si possano fare soldi su un bene comune come l’acqua, a che titolo uno fa soldi su un bene comune come l’acqua? E soprattutto c’è da dubitare che avrà come principale scopo quello di migliorare il servizio, spesso per migliorare il servizio bisogna fare dei grossi investimenti, bisogna spendere molti soldi e se spendi molti soldi ne guadagni di meno e quindi di solito l’imprenditoria, almeno all’italiana, ma non soltanto all’italiana lesina gli investimenti e quindi penalizza il servizio e tutto ciò lo fa al riparo dal controllo dei cittadini che invece possono andare a punire o a premiare quei comuni, quelle amministrazioni virtuose che invece magari danno un buon servizio per quanto riguarda l’erogazione dell’acqua, quindi ci sono questioni di principio e questioni anche di soldi, è un dato di fatto che in quasi tutti i paesi del mondo e in quasi tutti i comuni d’Italia dove l’acqua è passata dal controllo maggiormente pubblico al controllo maggioritaria mente privato, le bollette e le tariffe sono aumentate, perché? Perché naturalmente il privato ci deve guadagnare, mentre invece il servizio pubblico dovrebbe garantire soltanto la buona salute della società che eroga questi servizi, ma non naturalmente l’ingrassamento della società a spese dei cittadini consumatori e soprattutto a spese del servizio e degli investimenti necessari per renderlo migliore, quindi chi dice sì al referendum non è che vuole mantenere i carrozzoni pubblici, vuole che il servizio pubblico sia più efficiente e vuole che i cittadini mantengano il controllo su chi decide, chi gestisce l’acqua, cioè un bene comune.
Spiega il Prof. Riccardo Petrella del gruppo di Lisbona del Comitato istituzionale per il contratto mondiale dell’acqua, uno dei massimi esperti e dei promotori di questo referendum che l’acqua intanto è un bene comune come l’aria, l’educazione, la salute e aggiungo io l’energia e poi aggiunge che nel primo referendum si dice con chiarezza, votando sì, che non si può accettare l’obbligatorietà del soggetto privato come unico e solo gestore titolare del servizio idrico, è vero che l’esperienza delle municipalizzate a capitale pubblico è molto negativa, ma questo non vuole dire che lo Stato debba abdicare i propri compiti, lo Stato deve tornare a fare lo Stato e deve essere pubblico in quanto deve essere nell’interesse dei cittadini e deve poter essere controllato dai cittadini.
Nell’Art. 23 del Decreto Ronchi è scritto in maniera esplicita che lo Stato italiano non è abilitato a gestire il servizio unico e questo dice il Prof. Petrella è un vero e proprio rigetto dello Stato, un’assurdità lo Stato che nega sé stesso! Cosa succede se vincono i sì, potremo avere ancora l’acqua a gestione pubblica, decidendo semplicemente di eleggere in comune persone che sostengono la gestione pubblica, mentre se vince il no o non passa il quorum, avremo dappertutto obbligatoriamente i privati che la fanno da padroni nella gestione del servizio idrico, scheda rossa, primo quesito sull’acqua.
Passiamo al secondo quesito sull’acqua che è la scheda gialla, lì si parla di “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito” e qui almeno idrico c’è, quindi si capisce che si parla di acqua nella scheda gialla, il quesito dice: volete voi che sia abrogato il comma 1 dell’Art. 154, tariffa del servizio idrico integrato del Decreto Legislativo N. 152 del 3 aprile 2006 norme in materia ambientale limitatamente alla seguente parte: dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito? Tutto ciò cosa significa in italiano? Significa che nel Codice dell’ambiente all’Art. 154, Decreto Legislativo 2006, al comma 1 quello che si vorrebbe abrogare è stabilito come devono essere calcolate le tariffe che noi cittadini paghiamo sulla bolletta per il servizio idrico, si dice che le tariffe devono obbligatoriamente tenere conto dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito, quindi cosa dicono i promotori di questo secondo referendum? Che la norma che si vuole abrogare, quella che consente ai gestori di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% per remunerare il capitale investito senza alcun collegamento a qualunque logica di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio, non obbliga chi gestisce il servizio a fare degli investimenti per migliorare il servizio, dice che la tariffa anche se non fanno investimenti e se lasciano il colabrodo che c’è, deve garantire il 7% di utile a chi gestisce il servizio per ricompensarlo del capitale che ha investito nel costituire questa società o nel comprarsi naturalmente la gestione del servizio medesimo e quindi cancellando questa norma assurda si elimina questo cavallo di Troia che apre la strada ai privati nella gestione dei servizi idrici, perché i privati naturalmente accettano di entrare in questo servizio se hanno la garanzia di un profitto, di un utile, questo profitto gli viene assicurato addirittura obbligatoriamente per legge e quindi ci si fiondano ovviamente sull’acqua, se invece dovessero andarsi a guadagnare con il loro sudore o con i loro investimenti un profitto collegato con il lavoro che ci mettono per migliorare il servizio, magari alcuni di loro non ci si butterebbero in questo servizio, perché? Perché rischierebbero magari di non farli gli utili se non sono bravi o se hanno troppo da investire rispetto a quello che hanno da guadagnare, invece qui gli si garantisce il 7%, capito? Dice il Prof. Petrella: la nostra legge, è vero che il gestore privato deve avere una logica di profitto, è ovvio che i privati fanno impresa per guadagnarci, mica per perderci, ma la legge parla di stabilire una tariffa che prevede obbligatoriamente almeno il 7% di profitto per il privato, senza prevedere alcun obbligo di investimento, in nessuno dei paesi del mondo che consentono di dare ai privati la gestione dei servizi idrici, è prevista l’obbligatorietà del profitto, perché? Perché è come al solito il libro mercato all’italiana, dove non rischi nulla e dove guadagni a prescindere, ovviamente sulle spalle dei cittadini e del servizio, cioè dell’acqua, cancellando questa norma se ci saranno partecipazioni di privati alla gestione del servizio idrico, questi il profitto se lo dovranno andare a guadagnare in proporzione alle migliorie che porteranno a questo servizio e non perché la legge gli garantisce un minimo profitto che è semplicemente slacciato da qualunque regola di mercato e che è semplicemente il chip che noi mettiamo sul tavolo e che il privato arriva e se lo porta via, senza neanche giocare la partita, anzi neanche rischiare del proprio, questo è il secondo e ultimo quesito che riguarda il tema acqua, scheda gialla no al profitto garantito obbligatorio! Naturalmente si potrebbero dire molte altre cose sul tema dell’acqua, ne sapete meglio molti di voi che non io, l’importante è conoscere il contenuto delle varie schede, le prime due allora ricapitolando e cioè quella rossa e quella gialla, cancellano queste norme che si sono stratificate sotto l’ultimo governo Berlusconi nel 2006/2008/2009 per dare in mano ai gestori privati i servizi idrici.

Sì all'abolizione del nucleare.

Terza scheda, la scheda grigia è quella sul nucleare, qui sono successi pasticci di ogni genere, perché?
Perché intanto quando Di Pietro ha cominciato a raccogliere le firme due o tre anni fa, era stato appena presentato il Piano Scajola per la costruzione di 4 centrali nucleari, ciascuna con due reattori nucleari, quindi 8 reattori nucleari, la Confindustria calcolò che ci volessero 50 miliardi adesso Euro per costruire queste 4 centrali, immaginate quanti decenni ci sarebbero voluti per ammortizzare un investimento di quel genere e soprattutto si doveva anche decidere dove metterle, ma il governo ci aveva fatto la campagna elettorale sopra al ritorno al nucleare, infischiandosene del fatto che nel 1987 la stragrande maggioranza degli italiani avevano detto no al nucleare in un referendum promosso dagli ambientalisti ma anche dai socialisti di Craxi, per cui quando Berlusconi parla di comunisti è assurdo, tutti i partiti alla fine dissero di essere favorevoli a quel referendum, tranne i pubblicani di Spadolini che rappresentavano il 3% del Parlamento italiano, persino i missini, il movimento sociale disse sì al referendum che abrogava il nucleare, dopo 24 anni, oggi, siamo di fronte a un bivio, perché? Perché il governo non ha mai cancellato quell’impegno anche se ha fatto finta di farlo, Di Pietro 3 anni fa comincia a raccogliere le firme, tutti lo prendono in giro, gli dicono: tanto non ci sarà mai il quorum, sei matto, regali a Berlusconi la possibilità di dire “ho vinto” anche se ha perso solo perché non si è fatto il quorum, invece Di Pietro va avanti, raccoglie le firme e poi succede l’incidente di Fukushima che porta il tema del nucleare al centro della scena non soltanto politica ma soprattutto dell’attenzione dell’opinione pubblica, tutta l’Europa direbbero i nostri Ministri ineffabili, si fa prendere dall’emotività, no non si fa prendere dall’emotività, scopre che ancora nel 2011 non esiste il nucleare sicuro, scopre che tutte le rassicurazioni sulle altissime tecnologie giapponesi in realtà poi di fronte alla furia della natura evaporano, quindi fa i conti con tutto ciò, il che non esclude che in un futuro si possa inventare veramente il nucleare pulito, quello che nasce dalla fusione fredda, per esempio, ma non mi voglio inoltrare in questi tecnicismi perché non sono un tecnico.
Nel frattempo in questo momento si sa che il nucleare sicuro, pulito non esiste! Perché esista dovrebbero succedere molte cose che non sono successe, ecco perché la gente allarmata anche da Fukushima decide di protestare, in tutto il mondo e tutti i governi rispondono all’opinione, non all’emotività, alla giusta preoccupazione, il principio di precauzione dice che se c’è una cosa pericolosa tu devi cercare di non tarla, non devi semplicemente dire: la facciamo e mettiamo in conto i rischi, soprattutto se ci sono delle alternative per nulla rischiose o molto meno rischiose, questo è il tema che ha indotto governi di destra come quello di Angela Merkel in Germania, governi che sfuggono alle nostre categorie mentali come quello svizzero a cancellare il futuro nucleare per i loro paesi e puntare su altri tipi di approvvigionamento energetico che nel frattempo naturalmente hanno fatto passi da gigante e ne faranno altri nel futuro.
Ecco quindi che quel referendum diventa il detonatore perché dato che la gente è molto vigile sul tema del nucleare e non vuole il ritorno al nucleare in Italia, si presume, questa era la previsione del governo italiano, che andrà in massa a votare anche se si mette il referendum il 12/13 giugno quando ci sono già i weekend di vacanza e quindi questo referendum trascinerà gli altri, portando molto probabilmente il quorum per tutti i referendum e allora il governo si attiva per depotenziare il referendum sul nucleare per dire: state tranquilli quel referendum è inutile perché ci pensiamo noi a sospendere la Legge Scajola e la progettazione e l’iter che porterebbe alla costruzione di quelle nuove 4 centrali nucleari, quindi non andate a votare perché tanto ci ha già pensato il governo a sospendere sine die il nucleare e fanno quel decreto omnibus che è diventato l’obbligo del quesito della scheda grigia sul nucleare, perché ha riformulato l’orientamento del governo rispetto a quello della Legge Scajola, quindi se Di Pietro aveva raccolto le firme contro la Legge Scajola che prevedeva le 4 nuove centrali nucleari con 8 reattori, il governo fa il Decreto omnibus per dire quello che intende fare dopo Fukushima sul nucleare, sostiene il governo, non ci sarà più il nucleare per un po’ di tempo, sostengono i promotori del referendum: hai fatto il furbo, perché hai lasciato aperta la strada al nucleare, proprio mentre dicevi che la chiudevi fino a nuovo ordine.
Dato che la Corte Costituzionale fin dal 1978, credo, ha stabilito che per far saltare un referendum non basta cambiare la legge che i promotori volevano abrogare con la loro raccolta di firme, ma bisogna proprio eliminare tutti i principi ispiratori della legge che si vuole abrogare, se tu lasci in piedi il principio ispiratore, lasci aperto uno spiraglio al nucleare, allora il referendum è buono e il quesito abrogativo si trasferisce sulla nuova legge che modifica quella vecchia e è quello che ha fatto la settimana scorsa la Cassazione riformulando il quesito perché? Perché la nuova norma, il Decreto omnibus non è zuppa, è pan bagnato rispetto alla Legge Scajola e allora il quesito riformulato dalla Corte di Cassazione dice così: abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare e il testo dice: volete che siano abrogati i commi 1 e 8 dell’Art. 5 del Decreto Legge 31/3/2011 34 convertito con modificazioni dalla legge 26/05/2011 N. 75? La parola nucleare per fortuna nella scheda grigia c’è, anche se è annegata in quel mare magnum di burocratese, quindi cosa abroghiamo noi? Abroghiamo se votiamo sì il Decreto omnibus nella parte in cui dice sospendiamo per un anno il progetto nucleare e poi vedremo alla luce di nuove tecnologie, orientamenti europei, supercazzole varie il da farsi, dopodiché deciderà il Presidente del Consiglio in persona se fare il nucleare o se invece, nel nuovo piano energetico nazionale inserire soltanto altre fonti, quelle rinnovabili e non, ma senza il nucleare.
Quindi il Decreto Omnibus dà al Presidente del Consiglio il potere tra un anno di decidere di riaprire il discorso nucleare che il referendum invece vuole chiudere per sempre, c’è anche una norma che consente di espropriare i terreni dei privati per potervi costruire nuove centrali nucleari anche da parte di imprese private, se non è far rientrare dalla finestra il nucleare che era stato fatto uscire dalla porta, ditemi voi, la Cassazione comunque ha capito bene, il Governo ha fatto ricorso alla Corte Costituzionale che domani si dovrebbe pronunciare e come si pronuncerà l’ha già fatto intuire il nuovo Presidente Quaranta che appena eletto stamattina ha dichiarato: vedremo domani ma non vedo come possa la Corte Costituzionale bloccare un referendum, meno male, anche se forse non spetterebbe al Presidente della Consulta anticipare le decisioni della Consulta, però ci ha fatto capire più o meno qual è il suo orientamento di Presidente della Corte Costituzionale, quindi se si vota sì non potranno essere inserite centrali nucleari nel nuovo piano energetico nazionale, quindi spariscono quei progetti per gli 8 reattori su 4 centrali, ci saranno altre fonti di energia come quelle che sorreggeranno le forniture energetiche in Germania, Svizzera, in altri paesi che hanno rinunciato al nucleare, naturalmente conosciamo cosa dicono quelli del no, dicono: abbiamo 58 centrali in Francia, molte delle quali proprio al di là delle Alpi, se esplodono quelle noi comunque ci becchiamo le radiazioni lo stesso, allora perché comprare energia dalla Francia quando potremmo produrla con lo stesso sistema noi in Italia? E’ un ragionamento a cazzo, come dire: dato che ho il vicino di casa piromane, do fuoco a casa mia io personalmente, così lo frego perché arrivo prima di lui, ma stiamo scherzando? Senza contare il fatto che già è grave se c’è un incidente nucleare al di là delle Alpi, ma è ancora più grave se c’è al di qua delle Alpi, perché qua ce l’abbiamo in casa, mentre la Francia è un po’ più lontana, non dimentichiamo che la catastrofe di Fukushima ha prodotto comunque l’evacuazione della popolazione in un raggio di 30 chilometri, non stiamo parlando di territori sterminati, certo poi un po’ di radiazioni arrivano anche oltre i 30 chilometri, ma intanto il pericolo di sopravvivenza in un disastro di quelle proporzioni è limitato, si è detto, a 30 chilometri, quindi contano molto le distanze, la Francia, le Alpi che ci proteggono, quindi comunque non c’è paragone tra il danno che farebbe una centrale che esplode in Italia e quello che potrebbe fare all’Italia una centrale che esplode in Francia, poi si dice che l’energia nucleare costa meno delle altre, beh a regime ovviamente, questo vale per un paese che le ha già le centrali nucleari, ma non vale per un paese che non le ha più e che le deve ricostruire e che ci costerebbe un’ira di Dio, decine e decine di miliardi come ha stabilito non Greenpeace, la Confindustria quando fu annunciato il Piano Scajola e poi c’è il problema naturalmente delle scorie, noi abbiamo ancora le scorie delle centrali nucleari pre 1987 a ridosso di fiumi e torrenti tipo a Saluggia e non sappiamo cosa farne, dove metterle, come smaltirle e come neutralizzarne i possibili effetti nefasti perché semplicemente il nucleare è per sempre!
Le scorie sono per sempre, sono ineliminabili, i reattori una volta accesi non si spengono più, quindi anche loro sono per sempre, pensate al caso di Chernobyl dove hanno costruito questo sarcofago in cemento che si crepa e comunque non può impedire che tutto intorno si continuino a sprigionare radiazioni micidiali come ha mostrato il bellissimo servizio di Corrado Formigli l’altra sera, quindi cambia un po’ quello che deve fare un paese che per sua fortuna non ha più il nucleare da 24 anni, rispetto a un paese che ce l’ha e che lo deve dismettere, noi abbiamo la fortuna di non averlo e mentre gli altri, molti altri, alcuni importanti altri paesi come la Germania e la Svizzera si fermano, noi vogliamo ripartire, una follia totale che ci costerebbe molto di più, visti i costi di costruzione delle centrali e che naturalmente ci porterebbero come in tutti i paesi che hanno le centrali nucleari, dei pericoli che derivano dalle scorie, dai guasti e che possono derivare da eventi catastrofi naturali, siamo il paese più sismico d’Europa, le uniche aree ritenute meno insicure dal punto di vista dei terremoti, cioè la Pianura Padana e la Sardegna sono amministrate dal centro-destra, bene, il governatore della Sardegna Cappellacci Pdl, il Governatore del Veneto Zaia, Lega, il governatore della Lombardia Formigoni Pdl hanno già detto che loro nel loro territorio le centrali non le vogliono, allora dove le mettiamo? Le mettiamo in Abruzzo dove siamo reduci da un terremoto devastante? Le mettiamo in Sicilia dove i terremoti sono all’ordine del giorno? Questo è anche un problema pratico, senza contare che coloro che ci avvertono forse esagerando ma non è mai troppa la precauzione della possibilità di nuovi attentati terroristici sull’esempio delle due torri, beh provate a immaginare se a qualcuno venisse in mente di dirottare un aereo non sulle due torri gemelle, ma su una centrale nucleare cosa potrebbe succedere, mi pare che ce ne sia a sufficienza e se poi non ce ne è a sufficienza leggetevi quello che dice Carlo Rubia che ha dovuto andare all’estero per portare le sue idee e i suoi progetti, visto che in Italia ci fidiamo di esperti come quelli che avete visto a Anno Zero che negano addirittura che a Chernobyl sia successo qualcosa o altri esperti come Chicco Testa che si mettono a disquisire sul fatto che sì ci sono 4500 bambini malati di tumore ma non sono tutti morti, quindi vuoi mettere la soddisfazione di avere un bambino malato di tumore che però non è ancora morto.
Visto che il livello dei nostri esperti sostenitori del no è questo, magari fidiamoci dell’unico Premio Nobel per la fisica italiano che abbiamo vivente e che naturalmente è costretto a operare fuori dall’Italia perché in Italia è considerato un pericoloso sovversivo, quindi votando sì diciamo: basta al nucleare per un bel po’ di anni, a meno che un giorno non ci portino finalmente le prove di un sistema per produrre energia dall’atomo che non abbia tutti gli effetti collaterali e i rischi collaterali che abbiamo fin qui descritto, scheda grigia nucleare.

Sì alla legge uguale per tutti.

L’ultima scheda è quella verde e riguarda il legittimo impedimento, anche qua la parola impedimento per fortuna compare in un mare magnum naturalmente di burocratese.
Il referendum è intitolato “Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010 N. 51 in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza N. 23/11 della Corte Costituzionale” e il quesito dice: volete voi che siano abrogati l’Art. 1 commi 1, 3, 5, 6 nonché l’Art. 2 della Legge 7 apre 2010 N. 51 recante disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza? Risposta che do io, almeno anche in questo caso sì, cosa vuole dire tutta questa pappardella? Vuole dire che l’anno scorso la Legge Alfano ha stabilito che il Presidente del Consiglio e i suoi Ministri per il solo fatto di essere membri del Governo, hanno diritto a non comparire in udienza per una durata di un anno e mezzo, 6 mesi più 6 mesi, più 6 mesi e il giudice deve fidarsi dell’autocertificazione che loro depositano tramite i loro Avvocati, in cui si dice: tizio imputato è Ministro, tizio imputato è Presidente del Consiglio, quindi per un anno e mezzo non ha tempo, quindi non convocatelo il processo lo si fa tra un anno e mezzo, perché hanno detto tra un anno e mezzo? Perché era una norma a ponte in vista di una norma definitiva che era il Lodo Alfano costituzionale che avrebbe dovuto immunizzare questi personaggi per tutta la durata dell’incarico, poi la legge costituzionale non l’hanno fatta, è rimasto questo abortino, è stato un po’ tagliuzzato dalla Corte Costituzionale del gennaio di quest’anno, quando la Corte ha stabilito che non c’è un automatismo, il fatto che tu sei Ministro o Presidente del Consiglio, ti consente di stare lontano dal Tribunale per un anno e mezzo, ti consente di stare lontano dal Tribunale quando hai degli impegni di governo e decide il giudice di volta in volta se quegli impegni li hai e se corrispondono a un legittimo impedimento speciale così come previsto dalla Legge Alfano, allora qualcuno di voi dirà: ma non c’è più bisogno di votare in questo referendum perché già la Corte Costituzionale il legittimo impedimento gliel’ha fatto a pezzi, no bisogna votare, intanto per una questione di principio, non si vede perché uno perché è Ministro o Presidente del Consiglio deve essere più uguale degli altri, visto che la nostra Costituzione stabilisce che solo per i reati ministeriali commessi nell’esercizio delle funzioni di governo c’è un trattamento a parte, si viene giudicati dal Tribunale per i reati ministeriali previa autorizzazione del Parlamento, per i reati comuni siamo tutti uguali e è esperienza quotidiana vedere i Ministri e il Presidente del Consiglio che fanno tutto quello che vogliono, vanno alle partite, vanno di qua, vanno di là, giustamente hanno un sacco di tempo libero anche loro e quindi una parte di quel tempo libero se sono imputati la dedicano al giudice e decide il giudice se l’impedimento è reale e decide il giudice se è legittimo, altrimenti cosa fa? Mica li fucila, semplicemente tiene l’udienza in assenza di questi signori che non si sono presentati, è un modo per evitare che usino l’impegno ministeriale per allungare il brodo del processo e non farlo mai arrivare alla fine.
Fatto che il giudice decida di volta in volta, vuole dire che si apre un contenzioso infinito tra il giudice e gli avvocati che faranno mille ricorsi contro ogni decisione del giudice che dice no, non era legittimo impedimento, i difensori dicono: sì era legittimo, allora si rivolgono alla Corte d’Appello, alla Corte di Cassazione, alla Corte Costituzionale e ricusano il giudice e chiedono di trasferire il processo perché a Milano ce l’hanno tutti con il loro cliente etc., se non si mette fine a questo aborto del legittimo impedimento, processare il Premier e i suoi Ministri sarà impossibile come, anche con i tagliuzzini che ha fatto la Corte Costituzionale, radiamo al suolo quello che rimane del legittimo impedimento Alfano e facciamo in modo che il Presidente del Consiglio e i suoi Ministri vengano processati, se sono imputati, come comuni cittadini, se hanno qualcosa di importantissimo da fare non c’è problema, stabiliscono insieme al Giudice il calendario delle giornate in cui sono liberi, dopodiché dopo aver dato disponibilità in quei giorni fisseranno i Consigli dei Ministri in giorni in cui non hanno i processi o viceversa nei giorni in cui ci sono i Consigli dei Ministri non verranno fissati i processi, leale collaborazione tra poteri dello Stato, invece adesso anche la versione dimagrita del legittimo impedimento dopo che la Corte Costituzionale lo ha tagliuzzato, consente una guerriglia permanente nei processi al Primo Ministro e ai suoi Ministri, aggiungo che non c’è nessun paese al mondo dove i membri del governo godano di particolari privilegi rispetto agli altri cittadini, anzi ci sono paesi come la Francia, dove il Primo e il Primo Ministro non sono parlamentari e quindi non hanno neanche l’immunità che hanno i parlamentari, possono essere arrestati, perquisiti, intercettati e indagati anche per i reati di opinione, cosa che invece per il parlamentare non è, quindi il Ministro ha meno garanzie del parlamentare, non di più, noi saremmo l’unico paese dove il fatto di essere Presidente del Consiglio e di essere Ministro, ti dà un bonus per avere la quasi certezza di non essere processato, quindi votando sì si cancella questa porcheria, non fatevi fregare da chi vi dice che la legge ormai è svuotata dalla Corte e che quindi il referendum è inutile.
Il fatto che Berlusconi dica che i referendum sono inutili, è la migliore dimostrazione che sono utilissimi e siccome lui punta al no, ma dato che sa che il no non vincerebbe, punta all’astensione, il modo migliore per rispondergli che li riteniamo utili è quello di votare sì, questa era la scheda verde.

Quindi sì al rosso, cioè no ai privati obbligatoriamente maggioritari a gestire l’acqua pubblica, sì al giallo, cioè no all’obbligo di profitto di almeno il 7% per i privati che prendono in mano i servizi idrici, sì al grigio, cioè no alle nuove centrali nucleari nel futuro piano energetico nazionale, sì al verde cioè no a un trattamento privilegiato di Ministri e del Capo del Governo quando sono sotto processo, la legge è uguale per tutti! Se volete ulteriori informazioni sul nucleare c’è questo bel libro di Grillo “Speciale, spegniamo il nucleare. Manuale di sopravvivenza alle balle atomiche” se volete un altro viatico e un altro incentivo per il raggiungimento del quorum e anche un sincero divertimento per quello che racconta leggete Il Fatto Quotidiano di domani dove avremo un altro pezzo molto bello di Adriano Celentano, domenica e lunedì ci vediamo alle urne e andiamo tutti a votare, io personalmente voto sì, passate parola!

Fonte: BeppeGrillo.it

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It's often said the eye is the window to the soul. But in this case, the eye is the window to Windows. At least, that was the goal when EyeTech Digital Systems enlisted the help of some BYU engineering students in creating an all-in-one eye-tracking system.

The idea behind the project was to create an inexpensive computer system that could be controlled completely with a person’s eyes. The hope was that this system could be used by people with disabilities in parts of the world where they can’t afford expensive eye-tracking systems.

The students created the tablet for their yearlong engineering capstone project that has students solving real engineering problems with real clients. Their client was EyeTech Digital Systems, an Arizona-based company that designs and develops eye-tracking hardware and software.

A separate BYU engineering team also worked with EyeTech last year to develop and improve the initial eye-tracking technology, but the focus of this year’s project was to integrate the eye tracking into a housing that resembles a thick tablet PC.

“They had a lot to learn about how to put together a PC, but the final result speaks for itself,” said Robert Chappell, the CEO of EyeTech. “We’ve worked with the engineering capstones two years in a row now, and I noticed the same thing both years: the teams always come up with a lot of creative, sometimes crazy ideas at the beginning, but after three or four months they know what they need to do, and they implement it very well.”

The finished product has a touch screen, runs Windows 7 and has the eye-tracking system built in — not bad for a device that’s only 2 inches thick, 10 inches long and 14 inches wide.

After performing a quick calibration, the system can move the mouse to wherever the user is currently looking. The system can run everything from Solitaire to Skype, and all it takes is a blink to click.

BYU student Nathan Christensen was on the team that developed the eye-tracking system.

Jedediah Nieveen, the captain for this year’s team, said the project was a challenge, but one that was rewarding on many levels.

“A lot of times in school you just work problems out of books,” he said. “But this allowed us to take what we learned and apply it to something in real life, something that can help a lot of people, and that’s really helped me.”

Although the primary purpose of the product is to help people with disabilities, the technology could also have broader applications in the fields of research, advertising and possibly even gaming.

Greg Bishop, an adjunct professor of mechanical engineering, is the team's faculty coach. Nieveen, Nathan Christensen, Clint Collins, Bryan Johnson, Vicky Lee and Scott Rice were the students involved in the project.

Source: physorg - Provided by Brigham Young University

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Negli ultimi mesi, tra intercettazioni telefoniche e scorribande informatiche di Wikileaks, la privacy dei politici nostrani è stata spesso messa a dura prova. Forse impensierito dalle vicende dei colleghi europei, il Presidente USA Barack Obama ha deciso di non correre rischi e per salvaguardare la sicurezza delle proprie comunicazioni ha deciso di affidarsi alla tecnologia.

Tenda top secret

Nella foto qui a fianco, diffusa dalla Casa Bianca e scattata durante il suo ultimo viaggio in Brasile, lo si vede al videotelefono all'interno di una curiosa tenda blu: nonstante le apparenze è uno dei luoghi più sicuri e riservati al mondo.
Allestita nella hall dell'albergo che ha ospitato il Presidente e il suo staff, gli ha permesso di rimanere in contatto con il Segretario di Stato Hillary Clinton e seguire in tempo reale l'evolversi della crisi libica al riparo da orecchi indiscreti. Priva di finestre e realizzata con un materiale segreto impermeabile alle onde elettromagnetiche, la tenda è protetta da un complesso sistema elettronico che la rende a prova di spia: le emissioni di telefoni e computer vengono bloccate all'interno della struttura rendendola di fatto invulnerabile a qualsiasi tentativo di intercettazione.
L'unico segnale che esce dalla tenda è quello criptato e diretto al satellite che gestisce le comunicazioni presidenziali. Nessuna delle apparecchiature interne può essere gestita da remoto e tutti i segnali viaggiano esclusivamente su cavo, perchè le onde di telecomandi e reti wireless potrebbero essere facilmente intercettate.
La struttura può essere eretta ovunque,al chiuso come all'aperto: la sua collocazione viene scelta di volta dallo staff che si occupa della sicurezza del Presidente dopo opportuni sopralluoghi.

Costa come un appartamento in centro

Realizzata da Command Consulting Group, un'azienda privata specializzata in sistemi di sicurezza, la tenda è adottata anche da numerose società che temono lo spionaggio industriale. Può essere ulteriormente protetta da recinti, telecamere e sistemi biometrici di accesso, come la scansione della retina o il rilevamento delle impronte digitali. Il costo? Non esorbitante: dai 1000 ai 15.000 euro al metro quadro a seconda dell'allestimento.

Fonte: Focus.it

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By Admin (from 14/06/2011 @ 11:00:38, in ro - TV Network, read 1457 times)

 Ca gusturile nu se discuta este un fapt ce nu mai are nevoie sa fie demonstrat. Iar pe lumea asta exista, si in materie culinara, vorba proverbului, „cate bordeie, atatea obiceiuri”. Meniuri pe care unii le-ar plati in aur li se par altora dezgustatoare, iar mancaruri ce unora le intorc stomacul pe dos sunt apreciate ca veritabile delicatese, pe la alte case... Printre preparatele considerate „imposibile” de catre majoritatea oamenilor se numara insectele. Creaturi despre care ecologistii, vegetarienii si chiar oamenii de stiinta sustin insa ca vor face parte din meniul nostru nu peste multa vreme...

La ora actuala, tot mai multi nutritionisti si savanti avertizeaza asupra pericolului reprezentat de produsele alimentare modificate genetic, ca si in privinta efectelor devastatoare pe care cresterea septelului le-ar putea avea asupra mediului. Care ar fi solutia, intr-o perioada de timp cand  suprafetele agricole cultivate sunt tot mai reduse, in conditiile incalzirii globale si a desertificarii?

Entomofagia salveaza omenirea?

Sa consumam insecte, spun, entuziasti, unii excentrici. Iar nutritionistii sunt nevoiti sa le cam dea dreptate, chiar daca o fac cu jumatate de gura...  „Este cert ca omul primitiv consuma insecte. Obiceiul s-a perpetuat, in unele culturi, pana in zilele noastre. Si daca occidentalii stramba din nas in aceasta privinta, populatii intregi din Asia, America de Sud, Africa, Australia, degusta cu placere furnici, gandaci, rame, omizi sau lacuste.

La o analiza atenta, oricine poate vedea ca aceste insecte au calitati nutritive remarcabile si atunci, de ce sa nu le consumam?”, spune David Gracer, conducatorul unui grup din New York, intitulat „Gastronautii”. Membrii grupului sunt mari amatori de degustari de insecte, preparate dupa retete exotice si sustin ca ganganiile din farfurie le ofera o vitalitate si o stare de sanatate de invidiat.

Check out Bear's Ten SCARY SURVIVAL moments. Bear Grylls eats a frighteningly large beetle larva in this clip from Man Vs. Wild.

„Poate ca unora li se par scarboase aceste insecte, dar oamenii trebuie sa stie ca ele sunt mult mai benefice pentru organism decat multe preparate si produse alimentare consumate pe scara larga in zilele noastre, al caror potential cancerigen a fost dovedit. Asta desi insectele au mai putine proteine decat carnea – 100 grame de lacuste prajite contin 20 grame de proteine, in vreme ce aceeasi cantitate de carne de vita contine 27 grame de proteine”, explica nutritionistul american Barry Popkin, de la Universitatea North Carolina.

Solutia „insecte pentru hrana” sau entomofagia este privita si de catre oamenii de stiinta din cadrul Organizatiei Natiunilor Unite drept o posibila modalitate de reducere a poluarii globale. Un raport ONU din anul 2006 identifica sectorul zootehnic, una dintre principalele resurse de hrana pentru om, ca fiind al doilea factor responsabil de degradarea mediului, responsabil de 18% dintre emisiile de gaze de sera. Or, in conditiile in care estimarile sugereaza ca in anul 2050, productia mondiala de carne va ajunge la 465 milioane tone, adica dublu fata de 2000, se pare ca ne indreptam spre o veritabila catastrofa ecologica.

„Insectele sunt niste surse de elemente nutritive esentiale, de care omul ar trebui sa profite, cu atat mai mult cu cat numarul este imens. La ora actuala se mananca aproape 1400 de specii de insecte. Lacustele contin o treime din grasimea care se gaseste in carnea de vaca, desi au aceeasi valoare nutritiva. Omizile prajite, pe care le consuma populatiile din centrul Africii contin pana la 28% proteine.

Unii gandaci de apa au de patru ori mai mult fier decat carnea de vita iar unele specii de furnici din Australia ajung sa contina pana la 60% proteine, fiind folosite ca principala sursa de hrana de catre populatia aborigena. In plus, sa luam in considerare si consumul de hrana – insectele au necesitati incomparabil mai mici decat ale animalelor. De pilda, este nevoie de peste 2000 litri de apa pentru producerea unei jumatati de kilogram de carne, adica atat cat intra intr-un hamburger mare. Or, din aceeasi cantitate de apa s-ar putea dezvolta miliarde de insecte, care ar genera o cantitate de substante nutritive de cateva sute de ori mai mare”, sustine David Gracer.

Autor: GABRIEL TUDOR - Revista Magazin

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Advances made by researchers at Los Alamos National Laboratory could enhance the ability of scientists to develop advanced nuclear fuels in a safer, simpler manner.

Uranium chemistry research relies heavily on a variety of uranium "starting materials"—solids and solutions—that are precursors to uranium compounds of oxygen, nitrogen, halogen, carbon, fluorine, and other elements, all of which are candidates for advanced nuclear fuels.

Uranium also has been identified as a promising material in developing superconductors, and for use as catalysts—to speed up other chemical reactions.

But uranium starting materials have traditionally been relatively difficult or hazardous to produce.  Now researchers at Los Alamos National Laboratory have developed a method to produce uranium starting materials in a much more benign fashion. The method, recently published in the scientific journal Organometallics, relies on a room-temperature process that reacts uranium metal in a solution of 1,4-dioxane – a liquid organic solvent – and iodine.

Conventional methods of producing uranium starting materials can require toxic chlorine-containing compounds and high temperatures or mercury iodide and low temperatures.  Some of these syntheses are dangerous and generate a fair amount of waste.

“A major barrier to widespread uranium chemistry research has been access to these starting materials,” said Jaqueline Kiplinger, lead scientist on the research.  “Easy access to uranium(III) and -(IV) precursors can change the way people do uranium work because there is less waste, and it’s simpler, cleaner, safer, and faster.”

The synthesis involves placing readily available metal uranium shavings in a liquid bath of 1,4-dioxane and iodine at room temperature and stirring.  The result is either UI3(1,4-dioxane)1.5 or UI4(1,4-dioxane)2, both called uranium iodides.  Both waste little of the original uranium and are highly resistant to degradation.  Further, these starting materials have been used to make many other uranium compounds that are valuable in uranium research.

“It’s my belief that these developments will open doors to a variety of new uranium research areas,” said Kiplinger.”

In a recent edition of the magazine Chemistry World, Stephen Liddle, a uranium chemistry researcher in the United Kingdom, agreed. “Historically this area has lagged behind many others, and one reason is the lack of suitable precursor materials,” he said. ”Hopefully these alternative uranium halides will help open up the area in general by leading to new compounds.”

The research team includes Marisa Monreal, a Seaborg Graduate Student Fellow at Los Alamos, Robert Thomson and Nicholas Travia, both Seaborg Postdoctoral Fellows at Los Alamos, Thibault Cantat, Brian Scott and Jaqueline Kiplinger (all of materials physics & applications division). The research was supported by the DOE Office of Science-Heavy Element Chemistry program, the Los Alamos Laboratory Directed Research and Development program, and through Los Alamos National Laboratory Director’s and G.T. Seaborg Institute for Transactinium Science Postdoctoral Fellowships.

The Chemistry World article is available at HERE.

The Organometallics research paper is available HERE.

Find out more about Los Alamos National Laboratory HERE.

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Buongiorno a tutti, allora il nostro governo ha voluto rimanere nell’illegalità fino all’ultimo istante e poche ore fa con le urne ancora aperte e con il quorum ancora da raggiungere, c’è oltretutto il pasticcio del voto degli italiani all’estero causato dalla legge che all’ultimo momento aveva cambiato le carte in tavola sul nucleare rendendo così superata la scheda in materia nucleare votata dagli italiani all’estero a partire da due settimane fa, il Ministro Maroni e il Presidente del Consiglio Berlusconi hanno annunciato che il quorum è stato raggiunto, così da scoraggiare chi deve andare a votare a farlo, seminando rilassamento nell’elettorato e magari tenendo a casa qualcuno che in caso contrario invece si sarebbe precipitato alle urne, dato che sono le 14 e c’è ancora un’ora di tempo per votare.

Vincono i cittadini, vince la Rete.

Vorrei dire che non è affatto detto che si sia superata quella soglia di sicurezza, di garanzia tale da rendere vano l’eventuale scorporo dei voti all’estero e quindi abbiamo ancora un’altra chi non lo ha fatto e ci sta seguendo in diretta streaming sul blog di Grillo e sugli altri blog, per favore vada a votare e porti chiunque conosca a andare a votare.
Detto questo i dati che abbiamo visto ufficiali di ieri sera segnalano che si possono comunque dare per scontate le cifre che nessuno tra i sostenitori del non voto aveva previsto alla vigilia e cioè che la maggioranza degli italiani in Italia è andata a votare per i quattro quesiti, tra l’altro quesiti che hanno una partecipazione praticamente identica e dato che è impossibile che siano andati a votare soltanto gli elettori del centro-sinistra, questo vuole dire che sono andati a votare anche degli elettori della Lega e del centro-destra e hanno ritirato e compilato, non sappiamo come, anche la scheda sul legittimo impedimento, quella che riguarda la persona dell’imputato Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, questo naturalmente ci consente di tirare delle prime conclusioni politiche anche se non sappiamo ancora di quanto si è superata la soglia di quel 50% più 1 e quindi per questo dico che dobbiamo utilizzare molto bene quest’ultima ora che ci rimane, proprio perché se già come dice Maroni è stato raggiunto il quorum anche al netto degli italiani all’estero, è un’occasione di più per sfondare la soglia di quel 55% che è una soglia di sicurezza e per far dilagare proprio questo sì, questo gigantesco sì, se invece non è stata ancora raggiunta è un’occasione per raggiungerla e per non darla vinta a quelli che fino all’ultimo illegalmente hanno voluto rompere il silenzio elettorale non essendo dei cittadini comuni, ma essendo rispettivamente il Ministro dell’Interno e il Presidente del Consiglio, dico illegalità perché tutta la campagna elettorale si è svolta nell’illegalità più assoluta, pensiamo soltanto al mondo dell’informazione, quella che chiamiamo mondo dell’informazione, informazione di regime naturalmente, il Tg1 ne ha combinate di tutti i colori, è riuscito a sbagliare la data dei referendum, è riuscito a taroccare persino il meteo l’altra sera alle previsioni del tempo, si diceva che era previsto per domenica un tale bel tempo da giustificare una bella gita, questo è il servizio pubblico radiotelevisivo, primo canale RAI uso criminoso della televisione pagata con i soldi di tutti, andate al mare, ci mandavano a dire i trombettieri di regime, addirittura nelle previsioni del tempo, per non parlare naturalmente della censura vergognosa applicata dal telegiornale di Minzolini, dal Tg2, dal Tg5, dal Tg4, dal Tg di Studio Aperto pensate che secondo Media analysis, dall’inizio di quest’anno fino al 31 maggio nei 7 principali telegiornali nazionali si è parlato del quesito referendario sul nucleare, il più popolare, il più sentito dalla gente soltanto in 81 notizie, stiamo parlando di 5 mesi, 5 per 3 15, 150 giorni, pensate quante edizioni di queste 7 telegiornali vanno in onda in 150 giorni, parliamo di alcune migliaia di edizioni, 81 notizie soltanto dedicate al quesito sul nucleare, 11 al Tg1, 15 al Tg2, 28 al Tg3, 3 al tg4, 7 al Tg5 una sola a Studio Aperto, 16 al Tg di La 7 che non a caso sfonda gli ascolti non perché sia particolarmente penetrante, semplicemente perché è solito di tanto in tanto dare le notizie.
Illegalità di ogni genere, illegalità con l’appello al non voto da parte del Capo del Governo, l’Art. 48 se non erro della Costituzione stabilisce che il voto è un dovere civico, dopodiché nessuno finisce in galera perché non va a votare, ma che il Capo del Governo inciti la gente a contravvenire a un dovere civico previsto dalla Costituzione, anche questo dà il segno dell’illegalità nella quale abitano le nostre istituzioni e quando ieri, domenica il Presidente della Repubblica Napolitano è andato a votare, da che mondo è mondo, si mostrano le immagini delle massime autorità dello Stato che infilano la scheda nell’urna, ieri per la prima volta molti telegiornali hanno fatto finta che ciò non fosse accaduto, per evitare l’effetto emulazione, perché se si mostra Grillo che va a votare uno dice: oddio, ho paura di Grillo, quel rivoluzionario qualunquista, dice anche dei vaffanculo, ma se uno mostra Napolitano che mette la scheda nell’urna, molta gente timorata di Dio, dirà: oddio ma allora si può andare a votare, non è eversivo andare a votare, infatti non ci hanno mostrato Napolitano che andava a votare, illegalità assoluta, eppure contro tutto e contro tutti la maggioranza degli italiani in una splendida domenica di sole e in un lunedì mattina sono andati a votare, contravvenendo agli ordini e quando non agli ordini, i desideri della stragrande maggioranza dei partiti che questi referendum non li hanno voluti, state attenti alcuni li hanno cavalcati negli ultimi giorni quando hanno annusato che poteva farsi il quorum, alcuni altri più furbi hanno cominciato a cavalcarli dopo l’incidente di Fukushima quando hanno annusato che almeno quello del nucleare poteva raggiungere il quorum e che quindi si sarebbe potuto trascinare dietro gli altri, ma quando è iniziata questa battaglia e cioè 2 anni fa, nessun partito, salvo chi ha proposto quei referendum e cioè l’Italia dei Valori per quanto riguarda il referendum sul nucleare e il referendum sul legittimo impedimento e poi i referendum sull’acqua che però sono stati scavalcati da quelli dei comitati per l’acqua pubblica che non sto qui a enumerare perché per fortuna sono tantissimi, a parte queste forze che all’inizio hanno reso possibili questi referendum, nessuno dei grandi partiti ha aiutato la raccolta delle firme, anzi l’hanno sabotata la raccolta delle firme e se andate su Internet troverete delle meravigliose dichiarazioni dei leader tanto del Pdl, quanto del PD, quanto della Lega che ridevano a quei poveri ingenui, illusi, a quelle animucce candide che pensavano di poter fare il quorum, anzi dai vertici del PD, quelli che sono abituati a perdere sempre tutte le elezioni importanti e a mancare sempre tutti gli appuntamenti importanti con i cittadini, partivano grandi lezioni a Di Pietro e agli altri con il ditino alzano “state attenti perché se fate un referendum e poi il referendum non fa il quorum – e questi non faranno il quorum – darete a Berlusconi la possibilità di vincere” in realtà chi ha dato per 17 anni la possibilità di vincere a Berlusconi sono questi dirigenti del centro-sinistra con i quali, come diceva Nanni Moretti nel 2002, non si vincerà mai!
Infatti hanno perso un’altra occasione d’oro per vincere come l’hanno persa disertando il Pala Vobis nel 2002, come l’hanno persa disertando tutti i girotondi nel 2002 e nel 2003, come l’hanno persa disertando il movimento contro un certo tipo di globalizzazione, disertando il G8 di Genova, disertando le successive manifestazioni di Firenze, dei no global etc., come l’hanno persa non solo disertando, ma addirittura contrastando armi in pugno il movimento No Tav, il movimento No dal Molin, il movimento No Ponte, tutte le volte in cui le piazze si riempivano, comprese le volte in cui c’erano manifestazioni con la guerra in Iraq e in Afghanistan il vertice, il politburo del PD stava fuori o stava addirittura contro quei cittadini e adesso è stato prima contro e poi fuori anche questa grande mobilitazione che ha portato la maggioranza degli italiani, vedremo di quanto maggioranza, tra qualche ora a votare sì contro l’acqua privatizzata, la gestione dell’acqua privatizzata, contro le centrali nucleari e contro il legittimo impedimento, un’altra occasione mancata da questi perditori professionisti che ogni tanto si travestono da vincitori, oggi vedremo di nuovo qualcuno di questi leader che stampa lo Champagne, perché? Perché negli ultimi giorni si sono aggregati a un carro che non avevano voluto e anzi avevano contrastato.
Mi sono ritagliato perché certe cose vanno ritagliate, alcune pagine dei giornali sconfitti, questo è Libero, il sondaggista Piepoli al 50% il quorum non si raggiungerà, bravo Piepoli, datti alle previsioni del tempo! Vogliono colpire il Cavaliere e la natura contro il referendum, Libero, poi le prime pagine di Libero facciamo saltare il referendum, meglio non votare state a casa, stanno a casa anche loro, referendum no grazie, legittimo impedimento il referendum più inutile, Filippo Facci Libero, voto a perdere la presa in giro, se ai referendum vincono i sì la bolletta energetica rincarerà, l’acqua resterà ai privati, Silvio dovrà presenziare a un’udienza in più e gli elettori saranno stati usati e gettati ancora una volta! Ecco quei coglioni degli elettori non devono andare a votare! Risultato ci sono andati in massa, anche per dire no a questo modo di fare “giornalismo”. Questa dunque è a sconfitta di tutte queste muffe che abbiamo appena enumerato, di chi è la vittoria? La vittoria è di quelli che si sono battuti fin dall’inizio e quindi è la vittoria per parlare di politica dentro il palazzo di Di Pietro e della sua gente che ha raccolto le firme e poi fuori dal palazzo naturalmente è la vittoria di Grillo, Celentano, di qualche giornale, chi aveva cominciato prima come Il Fatto Quotidiano, chi è arrivato subito dopo come L’Espresso, chi è arrivato un po’ più in fondo come Repubblica, è la vittoria di chi ha dato spazio in televisione ai referendum fin dall’inizio come Michele Santoro che non a casa sarà l’unico, ve lo assicuro, a non andare in onda sulle reti RAI a partire da settembre.
Tra i giornali che hanno fatto campagna per il no a parte un articoletto a favore del sì sul legittimo impedimento si segnala anche Il Corriere della Sera che oggi prende una legnata storica, perché? Perché purtroppo questi grandi giornali salvo rare eccezioni sono fatti da gente che non esce per strada, che non prende il treno, che non prende mezzi pubblici, che non va in mezzo alla gente, che non annusa quello che sta succedendo e che quindi ogni volta che succedono casi come quelli che stanno succedendosi in queste ultime settimane, rimangono stupefatti, attoniti, increduli, perché? Perché non sono più abituati a confrontarsi con la realtà, vivono in un mondo virtuale, autoreferenziale, si parlano tra di loro e fanno i giornali per sé stessi e per i loro amichetti, editori, non per i loro lettori che infatti sempre più li stanno abbandonando.
Guardate che il miracolo che sono riusciti a fare tutti questi signori è notevole nel giro di due settimane, sono riuscite a far eleggere un comunista a Milano, Pisapia città Milano dove mai c’era stato un sindaco comunista, c’era stato uno Borghini che veniva dal partito Comunista ma era diventato nel frattempo socialista, sono riusciti a far eleggere un magistrato De Magistris a Napoli, città che ha il record europeo per numero di delitti, in massa hanno votato per un magistrato e adesso l’ultimo miracolo, dal 1995, da quando il potere di Berlusconi si è consolidato dopo un anno di pre- regime, il suo primo governo è durato soltanto 8 mesi, dal 1995 in avanti non si era mai fatto il quorum e dire che di referendum se ne erano fatti tanti, anche importanti, anche sulla legge elettorale perché lui aveva stabilito un modo diverso di fare politica, lui e gli altri, lui e noi e quindi dato che a lui i referendum non interessavano, la gente in anestesia totale come diceva Montanelli, è rimasta per 16 anni soggiogata da quell’incantesimo, è inutile andare a fare i referendum, ci pensa lui a noi, adesso finalmente è tornata la democrazia, non è più lui noi, ma siamo noi senza lui, anzi noi senza i partiti, perché se c’è una lezione che segna la continuità tra le elezioni amministrative e questo referendum è che la gente fa da sé, è che la gente si è liberata dei guru che le dicono cosa deve fare e cosa non deve fare, stai a casa, vai al mare, vai in montagna, vai al lago, vieni a votare, vieni a votare su un piede solo, vieni a votare con il cappello, vieni a votare in giacca e cravatta, vieni a votare in maniche di camicia, lo decidiamo noi su cosa dobbiamo votare, come dobbiamo votare e quando dobbiamo andare a votare, non lo decidono più i partiti, sono ormai sorpassati dalla gente oltre che dai tempi, scavalcati dalla gente e dai tempi e questo grazie naturalmente, lo dobbiamo dire, alla rete, queste sono le prime elezioni dove il potere di Internet, della gente, il potere diffuso si è fatto sentire, in altri paesi Internet ha influenzato e di molto anche elezioni di due o tre, quattro anni fa, le elezioni di Obama per esempio, da noi le cose arrivano sempre un po’
dopo, onore al merito di chi ci ha creduto e di chi lo ha capito un po’ prima, ma queste sono le elezioni dove la campagna elettorale espulsa dalla televisione e dai grandi giornali, si è trasferita su Twitter, Facebook, blog, siti e su alcuni giornali, alcune trasmissioni come Anno Zero, Il Fatto Quotidiano che hanno avuto il merito di interagire con i propri elettori, probabilmente perché sono giornali e trasmissioni che sono fatti per i lettori e che stanno, Anno Zero stava in piedi grazie ai telespettatori, non certamente grazie alla RAI che hanno Anno Zero non l’ha mai voluta.

Santoro e la RAI.

A questo proposito detto ciò che c’era da dire sul referendum, forse c’è ancora una cosa da aggiungere ma la aggiungerò alla fine, volevo spiegare brevemente cosa è successo intorno a Santoro, perché la cosa più difficile da far capire è proprio l’antefatto, si vede sempre l’ultimo fotogramma del film, Santoro se ne va dalla RAI con una liquidazione di 2.3000.000, quindi prendi i soldi e scappa, è una questione di soldi, risoluzione consensuale del contratto, l’ha firmata anche lui, adesso di cosa si lamenta? Vada alla 7, questo è l’ultimo fotogramma, quello che si trascura è il pregresso, come si è arrivati a questa soluzione sulla quale naturalmente ciascuno può avere l’idea che vuole.
Bisogna partire da lontano, dal fatto che Michele Santoro ha inventato un nuovo modo di fare approfondimento giornalistico, è il primo che ha messo il mega schermo in studio, è il primo che ha condotto in piedi in mezzo alla gente in studio, è il primo che ha inventato i collegamenti con le piazze per far parlare la gente con gli ospiti, i politici e non Samarcanda, questo era… la Bbc gli chiese il format perché era un format nato dentro la RAI, non comprato dall’estero, anzi all’estero lo volevano comprare, il programma di Samarcanda poi cambiò vari nomi, denominazioni, venne modificato a seconda dei tempi, si chiamò poi Il rosso e nero. Nel 1996 il centro-sinistra va la prima volta, il centro-sinistra attuale, come lo conosciamo noi con gli ex comunisti dentro, al governo, con il primo governo Prodi, la RAI se la pappa Veltroni che sistema un intellettuale che di Tv non sa nulla, Enzo Siciliano alla presidenza della RAI e questo Siciliano non trova di meglio che dire “Michele chi?” la famosa frase con cui venne liquidato Santoro, si pensava che Santoro non fosse funzionale neanche al centro-sinistra come non lo era stato alla Prima repubblica, così non piaceva alla seconda, né al centro-sinistra né al centro-destra perché Santoro sappiamo benissimo è di idee di sinistra, ha sempre votato a sinistra, ma non obbedisce, non è organico, non risponde agli ordini del centro-sinistra e quindi nel 1996 fu mandato via dalla RAI del centro-sinistra, dato che eravamo in pieno duopolio e non c’erano alternative, non c’era Internet, non c’era la web tv, non c’era Sky, non c’era il satellite, non c’era il digitale, non c’era nulla, c’era soltanto o RAI o Mediaset, Santoro buttato via dalla RAI, nel momento in cui Berlusconi era sconfitto e sembrava finito politicamente parlando, non c’era ancora stata la bicamerale di D’Alema che l’ha poi resuscitato nel 1997/1998 accettò l’offerta di Mediaset e andò a lavorare per due anni lì con un programma che si chiamava Moby Dick e che naturalmente dopo un po’ di tempo arrivò allo scontro con i vertici di Mediaset, perché? Perché fece una puntata sui processi di corruzione giudiziaria a Previti e una puntata sui processi di mafia a Dell’Utri, il famoso Moby Dick in cui Dell’Utri con un lapsus freudiano disse “mi processano perché sono mafioso” voleva dire “perché sono siciliano” ma disse “perché sono mafioso” e poi fece il giro del mondo quella frase, da Blob in giù!
Dopo quelle due puntate Santoro capì che il suo futuro a Mediaset era concluso e per fortuna alla RAI arrivarono uomini di televisione come il Presidente Roberto Zaccaria e soprattutto come Carlo Freccero a RAI 2 i quali ripresero Santoro e gli fecero un contratto da direttore come funzione e come mansione conduttore di un programma di approfondimento giornalistico di prima serata, che è quello che Santoro sapeva fare e così per il primo anno dato che non c’erano spazi nei palinsesti Santoro fece un programma mensile che si chiamava Circus e che girava in un teatro tenda per le città d’Italia, dal secondo anno, dal 2000 quando ritornò la sua scansione settimanale fece Il raggio verde, lo fece nel 2000 e nel 2001 quindi due stagioni, nella campagna elettorale del 2001, quella dove Berlusconi, tutti lo sapevano, avrebbe stravinto le elezioni politiche, basti dire che il suo competitor era Rutelli, ci fu il caso Luttazzi quando io andai a presentare il mio libro “L’odore dei soldi” scritto con Elio Veltri successe quello che successe, si parlò di mafia, Berlusconi e Dell’Utri, Santoro ovviamente riprese quelle polemiche con alcune trasmissioni, Enzo Biagi le riprese, Berlusconi perse un sacco di voti a causa di quelle informazioni che passavano tramite la televisione sui suoi rapporti con la mafia, Berlusconi vinse ugualmente le elezioni perché il centro-sinistra era talmente sotto che neanche quelle informazioni sui suoi rapporti con la mafia fecero sì che Berlusconi perdesse le elezioni, ma Berlusconi capì che una televisione dove si poteva parlare liberamente dei fatti era per lui dannosissima, ora che si apprestava a tornare al governo e infatti appena formò il suo governo, nel giro di pochi mesi liquidò la RAI, o meglio liquidò ciò che in RAI avrebbe potuto dargli fastidio, l’editto Bulgaro 18 aprile 2002, Santoro Biagi e Luttazzi hanno fatto un uso criminoso della televisione pagata con i soldi di tutti, faremo in modo che ciò non accada più, a meno che non cambino dato che Santoro, Luttazzi e Biagi così sono fatti per fortuna non promisero di cambiare, non chiesero scusa a nessuno avendo fatto semplicemente il loro dovere e quindi furono silurati uno dopo l’altro e Santoro rimase dal 2002 al 2006 senza lavorare, pur avendo un contratto a tempo indeterminato da direttore in cui la RAI si impegnava a pagarlo 630 mila Euro all’anno, stipendio da direttore in cambio di un programma settimanale di prima serata di approfondimento giornalistico, tant’è che con quel contratto Santoro andò dal giudice del lavoro affinché lo facesse rispettare.
Nelle more dei tempi della giustizia cosa poteva fare? Poteva starsene in panciolle alla RAI a rubare lo stipendio con i nostri soldi del canone, decise di non farlo, di non ammuffire a spese nostre, di non farsi pagare per non fare nulla e quindi dato che non poteva lavorare, accettò, secondo me sciaguratamente l’offerta che il centro-sinistra gli fece di candidarsi al Parlamento europeo, andò al europeo sperando che al Parlamento europeo si potesse fare qualcosa contro il conflitto di interessi e contro la censura di regime che vigeva in Italia, purtroppo il Parlamento europeo da quel punto di vista lì della libertà di informazione è un ente inutile, superfluo, si limita a fare delle raccomandazioni agli stati che poi se ne fottono e infatti quella battaglia Santoro tentò di farla sostanzialmente cadde nel vuoto, nel frattempo per fortuna il Giudice nell’autunno 2005 diede ragione a Santoro semplicemente perché il contratto stabiliva quello e quindi la RAI o lo licenziava o lo faceva lavorare nei termini previsti dal contratto, quindi non è vero che il giudice abbia deciso i palinsesti della RAI, il giudice ha detto alla RAI: hai firmato un contratto, rispettalo o altrimenti lo rescindi, se lo rescindi ovviamente licenziando un tuo direttore senza giusta causa, dovrai pagare delle penali, è ovvio, ma lo puoi fare.

Craxi-Berlusconi andata e ritorno.

La RAI quindi fu costretta a reintegrare Santoro per ordine del giudice e a reintegrarlo in prima serata ovviamente per fare un programma di approfondimento giornalistico come da contratto, ma subito fece ricorso in appello, intanto Santoro andò in onda.
Non perché ce l’aveva mandato il centro-sinistra tornato al potere nel 2006, prima delle elezioni del 2006 già la RAI sotto il governo di centro-destra fu costretta a deliberare il rientro di Santoro, Santoro progettò un nuovo programma che si chiamava Anno Zero e che andò in onda dall’autunno del 2006, io ne ho fatto parte per 5 anni, non vi dico né se era bello né se era brutto, lo deciderete voi, vi dico soltanto che è stato in quei 5 anni il programma di approfondimento giornalistico più visto dell’intera televisione italiana, non so perché mi mancano i dati, quanti altri programmi di approfondimenti giornalistico in Europa raggiungano uno share del 20/21% che è lo share con cui Anno Zero ha concluso quest’ultima stagione, la quinta, share vuole dire quante persone sintonizzate in quel momento sui canali televisivi tutti, stanno guardando un programma, Anno Zero lo vedevano a volte un telespettatore attivo su 4, a volte uno spettatore attivo su 5, il tutto su una rete marginale come RAI 2 che è vista mediamente durante la giornata dall’8/9 % delle persone, quindi Anno Zero triplicava gli ascolti della sua rete e nessuno riusciva a fare programmi che fossero visti più di Anno Zero, questo cosa significa? Significa non solo audience e prestigio, significa anche introiti pubblicitari per l’azienda che incassava circa 15/16 milioni di Euro all’anno di pubblicità la RAI, a fronte di un costo annuo della trasmissione di 5/6 milioni, quindi ogni anno la RAI si mette in tasca 10 milioni di Euro grazie a Santoro e alla sua squadra.
Ce ne hanno combinate di tutti i colori in questi anni dai corsi all'Authority , denunce, minacce, non ci hanno fatto il contratto a me e a Vauro l’anno scorso per le prime 4 o 5 puntate, poi l’hanno sanato alla fine, quest’anno addirittura per le prime 32 puntate su 35 noi abbiamo lavorato gratis senza un contratto, senza neanche un rimborso spese, poi hanno sanato alla fine per evitare una causa che sarebbe costata alla RAI molto più di quello che ci era dovuto, ne hanno combinate di tutti i colori, basta che vi ricordiate le telefonate di Berlusconi ai commissari dell'Agcom e di questi a Masi perché si trovasse un pretesto per chiudere Anno Zero.
Alla fine l’anno scorso Santoro vince anche in appello e il RAI cosa fa, si rassegna? Dice mi tengo la gallina dalle uova d’oro che mi fa guadagnare 10 milioni all’anno? Che mi guadagna il triplo di quello che mi costa? La RAI fa ricorso in Cassazione, la RAI del Presidente PD Galimberti e del Direttore generale all’epoca Masi, oggi Lorenza Lei, si arriva alla scorsa settimana quando era prevista la sentenza di Cassazione, o meglio la sentenza di Cassazione era fissata al 2013, quindi Santoro avrebbe potuto completare la legislatura nel frattempo che la Cassazione decideva, ma poi Masi e gli Avvocati RAI chiedono alla Cassazione di anticipare di 2 anni la sentenza e incredibilmente la Cassazione decide di seguire i tempi non propri, ma i tempi chiesti da una delle due parti in lite di questa causa civile di lavoro, a questo punto Santoro comincia a annusare puzza di bruciato, com’è che la Cassazione à la carte si fa dettare l’agenda dalla RAI che è in causa contro di me, capisce che potrebbe esserci qualcosetta che non quadra, basterebbe che la Cassazione cambiasse un ; della sentenza d’appello, magari annullandola con rinvio a un nuovo processo d’appello perché la RAI abbia il pretesto per chiudere Anno Zero e tenere lì a bagno maria Santoro e tutta la sua squadra senza fare niente, bloccati! Una Ferrari chiusa in garage, mentre fuori c’è il Gran Premio e gli altri corrono, ecco perché per il secondo anno consecutivo avvia una trattativa per chiudere questo contenzioso giudiziario che gli costava anche un sacco di soldi perché gli avvocati per andare in onda sulla RAI e far guadagnare la RAI se li pagava Santoro, e la RAI mentre con una mano incamerava i soldi che le portava Santoro, con l’altra gli faceva causa per mandarlo via, per farlo fuori e gli faceva spendere i soldi, non so se vi è chiaro, Santoro pagava ogni giorno il biglietto per andare in onda e arricchire la RAI, visto che il suo contratto, un lauto contratto da Direttore ci mancherebbe, era sempre quello fisso, mica indicizzato, fisso del 1999 quando era rientrato in RAI, 630 mila Euro lordi all’anno, mica legato agli andamenti dell’audience, assolutamente!
Ecco perché la transazione dell’anno scorso poi è naufragata per l’insipienza di Masi e la transazione di quest’anno, la RAI rinuncia a trascinare in Cassazione Santoro, Santoro cosa deve fare in cambio? Un editore normale gli direbbe: non ti faccio più causa, ti lascio in onda, concordiamo insieme io editore e tu direttore un prodotto che sia in grado di avere successo nel servizio pubblico, visto che sei la nostra ammiraglia, sei la nave ammiraglia della nostra flotta, invece no, cosa gli dicono? Se vuoi che ritiriamo la causa contro di te, tu te ne devi andare dalla RAI e quello glielo dicono la Signora Lei, centro-destra e il Signor Galimberti PD, a questo punto Santoro dice: se è quello che volete io pur di evitare di finire ancora in Tribunale, Corte d’Appello, Cassazione per altri anni e pur di evitare l’umiliazione di continuare a andare in onda non perché sono bravo insieme alla mia squadra, ma perché lo ordina un giudice a voi che non mi volete, accetto di uscire, ma faccio mettere la clausola che io potrò comunque collaborare con la RAI, perché? Perché non ho più un contratto da direttore a tempo indeterminato per cui mi potete fare un contratto di collaborazione, se vi serve la mia opera, altrimenti la mia opera cercherò di prestarla per qualcun altro, ovvia non potrà più essere Mediaset e quindi rimane La 7, oppure rimane Sky anche se Santoro ovviamente ha un rapporto con il pubblico tale per cui non può certamente rintanarsi in una televisione a pagamento, oppure vediamo se in futuro si svilupperanno rapidamente Web tv e cose di questo genere!
Questa è la situazione, quindi è la RAI che ha sospinto Santoro fuori dalla porta, non è Santoro… ovviamente nel momento in cui sciolgono un contratto a tempo indeterminato che sarebbe durato fino al 2017 quando Santoro sarebbe andato in pensione, quindi per altri 6 anni, quasi 4 milioni di Euro avrebbe ancora preso di stipendio senza contare la liquidazione se fosse rimasto lì fino alla fine, quindi è ovvio che per mandarti via prima ti devono dare la liquidazione e in più uno scivolo che è previsto dalle regole RAI secondo i calcoli che hanno fatto sono quei 2.300.000 che Santoro ha preso liquidazione e scivolo per rinunciare a 6 anni di stipendio.
Adesso cosa succede? Santoro ha detto: se mi volete sono qua, sono sul mercato, ho una squadra da paura, 22% di media di share all’anno con punte, ultima puntata 32%, ha superato Vieni via con me di Fazio e Saviano, oppure ditemi voi cosa volete fare, ecco l’ultima cosiddetta polemica con Galimberti, il quale ha detto: demagogo, uso privato della televisione, faccia una proposta e la esaminerà il Direttore generale, come se Santoro fosse uno stagista o un precario che arriva lì con il suo curriculum, intanto naturalmente continuiamo a pagare palate di milioni ai Vespa, Ferrara, abbiamo appena pagato 3 milioni credo a Sgarbi per quel flop clamoroso, quindi un’azienda che si spara sui piedi per ordine del Presidente del Consiglio che è anche il padrone dell’azienda concorrente, il problema è che come sempre il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e quindi se Santoro dovesse andare da un’altra parte con i suoi milioni di telespettatori, segnerebbe la fine del duopolio e l’inizio di una democrazia vera anche all’interno del sistema televisivo o a La 7 o altrove, venerdì sera siete tutti invitati ovviamente in streaming o sulle televisioni in digitale o su Current che trasmetteranno l’evento, la serata organizzata con La Fiom “Tutti in piedi” sui diritti dei cittadini a cui parteciperanno, ma leggerete sul sito de Il Fatto Quotidiano perché sponsorizzeremo questa manifestazione e la trasmetteremo anche, lì ci sarà un altro esperimento come quello dell’anno scorso RAI per una notte, una piattaforma integrata di Internet in streaming, di digitale terrestre, alcune televisioni importanti regionali o interregionali e il satellite Current e poi You Tube registrata nei giorni successivi e quindi si vedrà a quanto ammonta questo patrimonio, ma certamente se ci fossero conferme di quei milioni di persone che l’anno scorso con una certa fatica videro RAI per una notte, vorrebbe dire che forse vale la pena buttarsi e forse vale la pena superare anche l’occasione che si presenta da parte di La 7 che, non è la libertà assoluta, ci mancherebbe è in mano a Telecom, ma ha saputo garantire un minimo di decenza dal punto di vista dell’informazione in questi ultimi anni.

Quindi quello che volevo dire che è legato a Santoro ma anche al referendum, è che nel 1991 nel famoso referendum che segnò la fine della Prima Repubblica, Craxi disse “andate al mare” e nel giro di pochi mesi al mare ci andò lui ma a Hammamet da latitante, l’altro giorno Berlusconi ha detto “non andate a votare” e è andato al mare a Villa Certosa, speriamo che raggiunga presto i lidi di Hammamet anche lui, per quanto vi riguarda e ci riguarda ci vediamo tutti quanti sempre per non andare al mare politicamente parlando e per essere sempre impegnati, venerdì sera per chi può al Paladozza a Bologna e per chi non può seguite le istruzioni sul sito del ilfattoquotidiano.it e intanto godiamoci questa vittoria referendaria che è la vera svolta, passate parola!

Fonte: BeppeGrillo.it

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In a development that holds intriguing possibilities for the future of industrial catalysis, as well as for such promising clean green energy technologies as artificial photosynthesis, researchers with the U.S. Department of Energy (DOE)'s Lawrence Berkeley National Laboratory (Berkeley Lab) have created bilayered nanocrystals of a metal-metal oxide that are the first to feature multiple catalytic sites on nanocrystal interfaces. These multiple catalytic sites allow for multiple, sequential catalytic reactions to be carried out selectively and in tandem.

Tandem catalysis in nanocrystal interfaces could be boon to green energy

Transmission electron micrograph showing monolayer of a cerium oxide nanocube monolayer on a platinum monolayer in a new bilyaer nanocatalyst. Credit: Image courtesy of Yang group

"The demonstration of rationally designed and assembled nanocrystal bilayers with multiple built-in metal–metal oxide interfaces for tandem catalysis represents a powerful new approach towards designing high-performance, multifunctional nanostructured catalysts for multiple-step chemical reactions," says the leader of this research Peidong Yang, a chemist who holds joint appointments with Berkeley Lab's Materials Sciences Division, and the University of California Berkeley's Chemistry Department and Department of Materials Science and Engineering.

Yang is the corresponding author of a paper describing this research that appears in the journal Nature Chemistry. The paper is titled "Nanocrystal bilayer for tandem catalysis."

Co-authoring the paper were Yusuke Yamada, Chia-Kuang Tsung, Wenyu Huang, Ziyang Huo, Susan Habas, Tetsuro Soejima, Cesar Aliaga and leading authority on catalysis Gabor Somorjai.

Catalysts – substances that speed up the rates of chemical reactions without themselves being chemically changed – are used to initiate virtually every industrial manufacturing process that involves chemistry. Metal catalysts have been the traditional workhorses, but in recent years, with the advent of nano-sized catalysts, metal,oxide and their interface have surged in importance.

"High-performance metal-oxide nanocatalysts are central to the development of new-generation energy conversion and storage technologies," Yang says. "However, to significantly improve our capability of designing better catalysts, new concepts for the rational design and assembly of metal–metal oxide interfaces are needed."

Studies in recent years have shown that for nanocrystals, the size and shape – specifically surface faceting with well-defined atomic arrangements – can have an enormous impact on catalytic properties. This makes it easier to optimize nanocrystal catalysts for activity and selectivity than bulk-sized catalysts. Shape- and size-controlled metal oxide nanocrystal catalysts have shown particular promise.

In a unqiue new bilyaer nanocatalyst system, single layers of metal and metal oxide nanocubes are deposited to create two distinct metal-metal oxide interfaces that allow for multiple, sequential catalytic reactions to be carried out selectively and in tandem. Credit: Image courtesy of Yang grouppress

In a unqiue new bilyaer nanocatalyst system, single layers of metal and metal oxide nanocubes are deposited to create two distinct metal-metal oxide interfaces that allow for multiple, sequential catalytic reactions to be carried out selectively and in tandem. Credit: Image courtesy of Yang group

"It is well-known that catalysis can be modulated by using different metal oxide supports, or metal oxide supports with different crystal surfaces," Yang says. "Precise selection and control of metal-metal oxide interfaces in nanocrystals should therefore yield better activity and selectivity for a desired reaction."

To determine whether the integration of two types of metal oxide interfaces on the surface of a single active metal nanocrystal could yield a novel tandem catalyst for multistep reactions, Yang and his coauthors used the Lamgnuir-Blodgett assembly technique to deposit nanocube monolayers of platinum and cerium oxide on a silica (silicon dioxide) substrate. The nanocube layers were each less than 10 nanometers thick and stacked one on top of the other to create two distinct metal–metal oxide interfaces – platinum-silica and cerium oxide-platinum. These two interfaces were then used to catalyze two separate and sequential reactions. First, the cerium oxide-platinum interface catalyzed methanol to produce carbon monoxide and hydrogen. These products then underwent ethylene hydroformylation through a reaction catalyzed by the platinum-silica interface. The final result of this tandem catalysis was propanal.

"The cubic shape of the nanocrystal layers is ideal for assembling metal–metal oxide interfaces with large contact areas," Yang says. "Integrating binary nanocrystals to form highly ordered superlattices is a new and highly effective way to form multiple interfaces with new functionalities."

Yang says that the concept of tandem catalysis through multiple interface design that he and his co-authors have developed should be especially valuable for applications in which multiple sequential reactions are required to produce chemicals in a highly active and selective manner. A prime example is artificial photosynthesis, the effort to capture energy from the sun and transform it into electricity or chemical fuels. To this end, Yang leads the Berkeley component of the Joint Center for Artificial Photosynthesis, a new Energy Innovation Hub created by the U.S. Department of Energy that partners Berkeley Lab with the California Institute of Technology (Caltech).

"Artificial photosynthesis typically involves multiple chemical reactions in a sequential manner, including, for example, water reduction and oxidation, and carbon dioxide reduction," says Yang. "Our tandem catalysis approach should also be relevant to photoelectrochemical reactions, such as solar water splitting, again where sequential, multiple reaction steps are necessary. For this, however, we will need to explore new metal oxide or other semiconductor supports, such as titanium dioxide, in our catalyst design."

Source: PhysOrg

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La voce del tradimento

Dimmi con che voce lo dici... e ti dirò quanto mi sarai fedele: è questa la sintesi di un singolare studio pubblicato qualche giorno fa da un team di piscologi californiani che mette in relazione il tono della voce di uomini e donne con il livello affidabilità sessuale percepito dai partner. «Abbiamo scoperto che gli uomini e le donne utilizzano la voce del compagno come indice di fedeltà. Più la voce è attraente - bassa e profonda per i maschi, alta e squillante per le femmine - più viene percepito elevato il rischio di essere traditi» spiega Jillian O'Connor, del Department of Psychology, Neuroscience & Behaviour della McMaster University (California).

Se lo ascolti... lo eviti

Lo studio è stato condotto su un gruppo di volontari ai quali sono state fatte ascoltare coppie di voci manipolate elettronicamente per renderle più alte o più basse. É stato poi chiesto loro di dire quale delle due era di un potenziale traditore.

Ma cosa lega il tono della voce alla percezione di fedeltà o infedeltà? É tutta una questione di ormoni: "Gli uomini con un più alto livello di testosterone hanno una voce più bassa, così come le donne con più estrogeni hanno la voce più acuta" spiega David Feinberg, relatore dello studio.
"Il nostro cervello associa gli alti livelli di ormoni con comportamenti potenzialmente adulterini e questo ci guida nella scelta del partner".
L’infedeltà è costosa in termini emozionali, economici e riproduttivi: lo studio della O’Connor proverebbe che il processo evolutivo ci ha dotato di strumenti utili a riconoscere, ed evitare, i partner meno affidabili.

Fonte: Focus.it

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