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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 15/08/2011 @ 11:00:09, in ro - TV Network, read 1948 times)

 Delhi este capitala Indiei si al treilea oras ca marime al tarii. Orasul actual este compus din doua parti distincte. Vechiul Delhi a fost capitala Indiei Musulmane intre secolele XVII-XIX si este presarat de moschei si monumente legate de perioada respectiva. Celalalt Delhi, New Delhi, capitala sub stapânirea britanica, este un oras deschis cu multe ambasade si cladiri guvernamentale.

Straveche asezare, dezvoltata ca oras din secolul al XI-lea, este un loc in care musulmanii au construit succesiv sapte orase, ultimul in 1648. Imparatii moguli s-au dovedit iubitori ai artelor si o dovada concreta in acest sens este Fortul Rosu, inaltat de Sahul Jahan intre 1638 si completat in 1648. Sahul intentionase sa mute aici capitala tarii aflata la Agra la vremea respectiva. El nu si-a realizat proiectul fiind detronat si inchis in Fortul Agra de fiul sau Aurangzeb.

Fortul Rosu dateaza din vremea puterii maxime a mogulilor, acele timpuri in care imparatii mergeau in alaiuri impresionante pe strazile orasului, calarind elefantii impodobiti cu bijuterii imense de aur si argint. Ridicat pe malul estic al râului Jamuna, Fortul este alcatuit dintr-o serie de palate superbe, placate cu marmura si cu gradini minunate in curtile interioare. Sub baldachinul sustinut de coloane de marmura, l-a primit in 1739, regele indian Bahadur pe sahul Persiei, Nadir.

Cei doi au stat aici de vorba prieteneste, pentru ca, imediat dupa aceea, soldatii lui Nadir sa masacreze populatia civila, sa fure Tronul Paunului, celebrul diamant Koh-i-Nor si multe alte comori. Fortul este inconjurat de un zid inalt, semicircular, iar in apropierea acestuia se afla moscheea Jama Masjid, cea mai mare din India. Constructia a fost inceputa in 1644 si terminata in 1658. Are trei porti, patru turnuri in colturi si doua minarete gemene, inalte de 40 metri.

Un adevarat simbol al orasului este turnul de gresie Kutab Minar, inalt de 77 metri cu un diametru de 15 metri la baza si 2,5 la vârf. Turnul are cinci etaje distincte, primele trei din piatra rosie iar ultimele doua din marmura alba alternând cu piatra rosie. Este cel mai vechi punct de reper al orasului, ridicat de musulmani pentru a marca intrarea locului sub legea islamica la inceputul anilor 1200. In luptele care au avut loc aici a pierit ultimul rege hinduist Phritviraj.

In apropiere se afla si urmele primei moschei din zona care, asa cum arata o inscriptie de pe poarta de est, a fost construita cu piatra a 27 temple hinduiste si jainiste care au fost demolate. Alte cladiri indiene care scapasera din acest dezastru au fost distruse in intregime de Timur Lenk, care a jefuit orasul in 1398, omorând peste 100.000 de locuitori. Exista numeroase alte comori de arta in acest oras, astazi o asezare moderna cu aeroport, universitate, muzee si teatre. Au fost inaltate si temple mai noi, cum este Templul Lotusului, terminat in 1986. Oamenii de aici au ridicat de asemenea un monument in memoria lui Mahatma Gandhi iar casa Indirei Gandhi, asasinata in 1984, este un adevarat loc de pelerinaj.

Pietele colorate, pelerinajele hinduse, minaretele stralucitoare fac din Delhi un oras in care lupta pentru existenta a locuitorilor, contrasteaza cu imaginea stralucitoare a orasului marilor moguli.

IRINA STOICA - magazin.ro


Shot by the legendary Jack Cardiff - the Oscar-winning cinematographer of 'Black Narcissus' - this is one of a number of short films that he made in India in the late 1930s. As much a study to show off his brilliant Technicolor photography as it is a portrait of Delhi, this film presents the city - and the period - as rarely seen before. 

After a brief historical and architectural preamble, the film moves into an extended sequence that shows the Jama Masjid and stunningly coloured saris among the gardens of the Red Fort. Then it's off to New Delhi to see how the British (in the form of architect Edwin Lutyens) 'taught the Indians' how to build... However, despite the colonial pomposity of the commentary, the record of New Delhi in the '30s is extraordinary - especially the scenes of Connaught Place that appear as a sea of calm and green lawns. (Robin Baker)

This film is part of 'Before Midnight' - a touring programme of 27 films shot in India prior to Independence.

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Tra ieri (sui siti) e oggi (sulle copie cartacee) è diventato «un caso» il menù di Camera e Senato a prezzi ridottissimi la cui pubblicazione risale a un pezzo del 25 luglio scorso dell’Espresso. Come mai, mi sono chiesto, la polemica è scoppiata ‘a reti unificate’ a tre settimane di distanza? 

La giustificazione ufficiale è l’improvvisa e coordinata presa di coscienza di una fantomatica «rivolta sul web» (Il Fatto) a base di «insulti, sfottò, rabbia» (Libero). Che di certo ci sono stati ma, a meno che non sia stato particolarmente disattento, ben più all’uscita dell’articolo che nelle ultime ore. Niente che spieghi, insomma, le paginate odierne sul Corriere, su Repubblica, sulla Stampa, ovunque. Che infatti sono straordinariamente povere di dettagli su luoghi e modi della presunta «rivolta».

Poi mi è venuto il solito dubbio. E, scartabellando nell’archivio dell’Ansa, ho trovato questa agenzia delle 19.46 del 11 agosto:

(ANSA) – ROMA, 11 AGO – Le istituzioni dilagano su internet e non esattamente per raccogliere un consenso diffuso sulla manovra anti crisi. In concomitanza con la seduta di stamane delle 4 commissioni parlamentari per le comunicazione di Tremonti,il popolo del web ha fatto una scoperta “culinaria”: qualcuno ha trafugatomaterialmente un menù del ristorante dei senatori e lo ha pubblicato tal quale. Un enorme successo mediatico. Chi ha la possibilità di frequentare la “mensa” di palazzo Madama sa bene che non si tratta di un falso. Il documento è stato sfilato da uno dei tanti menù distribuiti ai “clienti” e custodito in una cartellina rigida in pelle blu. La sua attendibilità è quindi fuori discussione. Compresi i prezzi. Un pasto medio costa poco più di dieci euro. L’iva non viene applicata perché, come in tutti gli esercizi interni alle aziende private o alla pubblica amministrazione, non è previsto dalla legge. Si tratta infatti di un servizio che non ha scopo di lucro: viene fornito per agevolare la vita dei lavoratori, anche se di alto rango, come si presume che siano i parlamentari. La gestione del ristorante del Senato è affidata ad una ditta privata, la Gemeaz Cusin, con sede a Milano. Il Senato fornisce il locale al piano terra in stile liberty: quasi 200 coperti, su una superficie di circa 400 metri quadrati, cucine a parte. E anche le attrezzature per la cottura, le tovaglie,i bicchieri e le posate. Queste ultime debbono essere periodicamente rinnovate perché recano lo stemma senatoriale e sono spesso “predate”come souvenir. Ovviamente il prezzo pagato dagli avventori non basta a pagare le spese. Così per ogni coperto del ristorante la “Camera alta” deve raddoppiare la cifra corrisposta dai commensali. L’operazione costa circa 1.200.000 euro l’anno. Il presidente del Senato ha fatto sapere in serata che i prezzi della ristorazione interna verranno presto adeguati ai costi effettivi. E’ una vittoria del web.

Tralasciando le inesattezze («qualcuno ha trafugato materialmente un menù del ristorante dei senatori e lo ha pubblicato tal quale») e le conclusioni affrettate («è una vittoria del web») contenute nel lancio, credo che questo caso dimostri per l’ennesima volta come l’affidarsi più o meno cieco di tanti giornali alle agenzie rischi di deformare, banalizzare e travisare una realtà già di per sé caotica e complessa da raccontare come quella della rete.

Con il paradossale effetto di annunciare una «rivolta» che non c’era (almeno non nei tempi descritti) e scatenarla. O quantomeno promuoverla. Una capacità di manipolazione dei ‘vecchi’ media sui ‘nuovi’ (e delle agenzie sui ‘vecchi’ media)di cui sarebbe bene essere consapevoli.

Fonte: ilnichilista.wordpress.com

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This may come as a shock considering how seriously Facebook takes your privacy, but if you’re a Facebook user with one of Facebook’s mobile applications installed on your iPhone or one of several other smartphones, you’ve been robbed. Each and every contact stored on your phone is probably now also stored on Facebook’s servers, as was re-re-rediscovered by Facebook users this past week. Whether or not people in your contact list even have Facebook accounts, their names and phone numbers are likely now in Facebook’s possession. There is probably a clause buried deep within Facebook’s terms and conditions that makes this invasion of your privacy OK on paper, but odds are still pretty good that it’s not OK with you. Complete instructions outlining how to remove all of your contacts’ phone numbers from your Facebook account can be found below. Whether or not the data will be completely wiped from Facebook’s servers is unclear, but we’ll leave that for the lawyers to figure out.

UPDATE: A Facebook spokesperson delivered the following official statement to BGR via email: “Rumors claiming that your phone contacts are visible to everyone on Facebook are false. Our Contacts list, formerly called Phonebook, has existed for a long time. The phone numbers listed there were either added directly to Facebook and shared with you by your friends, or you have previously synced your phone contacts with Facebook. Just like on your phone, only you can see these numbers.”

  1. Visit facebook.com from a PC and log in
  2. in the top-right corner of the screen, click on Account and then Edit Friends
  3. In the menu on the left side of the screen, click on Contacts
  4. Here, you will see that each and every one of your contacts in Address Book are listed along with their phone numbers… wipe the look of shock and disgust from your face
  5. On the right side of the screen, click on the “this page” link
  6. Follow the instructions on this page — you’ll have to disable contact-sync in Facebook’s mobile app if it’s enabled — and click the Remove button

Note: Many users note that Facebook’s mobile apps now carry disclaimers that mention the fact that Facebook is taking your data. Of course Facebook does currently include a disclaimer, though the wording makes no mention of this data being stored on its servers until manually deleted by the user. Even still, this has not been the case with all versions of the app, and there are also numerous reports from users who claim to have never synchronized their contacts with Facebook’s mobile apps, yet still find all of their contact data stored on Facebook’s servers.

Thanks, Kamar

Author: Zach Epstein - Source: bgr.com

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Lo conferma, una volta di più, uno studio apparso su The Lancet che ha preso in considerazione tre censimenti della popolazione Indiana dal 1990 al 2005, confrontandoli con i dati della rilevazione del 2011. La fotografia scattata lascia poco spazio alle interpretazioni: anche considerando la maggiore mortalità delle bambine, l’eccesso di maschi fra i bambini da 0 a 6 anni dimostra che, solo nell’ultimo decennio, gli aborti selettivi nel caso di feti femmine sono stati fra i 3,1 e i 6 milioni. Si tratta di una pratica sempre più frequente soprattutto alla seconda gravidanza, se la prima ha già dato una figlia.

Un fenomeno che impone una riflessione. L’India è anche il paese dove molte donne hanno raggiunto posizioni socialmente rilevanti: a fianco di Pratibha Patil, attuale presidente dell’India, e di Sonia Maino Gandhi, leader del principale partito politico indiano, ci sono moltissime donne impegnate nelle aziende, nella politica e nella società. Come mai allora l’aborto selettivo è ancora così tanto praticato? Per rispondere bisogna guardare alle caste più povere, come ha fatto Deepa Mehta, regista indiana, nel film “Water” che denuncia a gran forza le misere condizioni di vita di alcune sue connazionali. Attraverso la storia di Chuya, una ragazzina di otto anni che, ritrovatasi vedova di un marito che nemmeno conosce, viene allontanata dalla sua famiglia e trasferita in un ashram, luogo di ritrovo per vedove indù, la pellicola mette bene in evidenza come essere donna in India significhi dipendere totalmente dai maschi, essere privati dell’identità e una condanna alla sopportazione.

Secondo le disposizioni del Codice di Manu, il più importante e antico testo sacro della tradizione scritta dell’induismo, le donne indiane appartengono prima al padre e poi al marito, e in caso di morte di quest’ultimo, la sposa ha solo tre possibilità: immolarsi sulla pira durante la cerimonia di cremazione, vivere di stenti, o sposare, con l’approvazione della famiglia del defunto, il fratello di questo. Con la morte dello sposo il destino della donna è segnato: una vita non vita, a cui molte sopperiscono col suicidio. Il film è ambientato nel 1938 e lascia intendere il superamento della consuetudine indù proprio con l’affermazione del pensiero di Gandhi, il primo a criticare con fervore quest’usanza, ma nel finale la regista avverte che in alcune zone dell’India le vedove sono ancora realtà. Prova ne sia che nel 2000, una folla di centinaia di fanatici ha sabotato il set di Water minacciando di morte la regista e due delle sue attrici. La lavorazione venne sospesa per motivi di pubblica sicurezza e poté riprendere soltanto cinque anni dopo, nello Sri Lanka, avvolta nel più profondo segreto.

Nonostante i movimenti femministi degli anni Ottanta, la ratifica nel 1993 della Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, Amnesty International denuncia il persistere a tutt'oggi di tali discriminazioni all'interno della famiglia e della società. I templi e gli ashram sono ancora stracolmi di vedove di tutte le età, che, cacciate dalla famiglia del marito defunto e respinte da quella natale, si guadagnano un piatto di riso in cambio di giornate spese a recitare mantra in suffragio o a elemosinare.

Fonte: galileonet.it

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By Admin (from 15/08/2011 @ 15:00:34, in en - Science and Society, read 1638 times)

A federal appeals court in Atlanta ruled Friday that a provision in President Obama's health care law requiring citizens to buy health insurance is unconstitutional, but the court didn't strike down the rest of the law.

The decision is a major setback for the White House, which had appealed a ruling by a lower court judge who struck down the entire law in January. But given that another appeals court, in Cincinnati, has upheld the law, it is increasingly clear that the Supreme Court will have the final say.

"We strongly disagree with this decision and we are confident it will not stand," White House spokeswoman Stephanie Cutter said in a statement.

On Friday, the divided three-judge panel of the 11th Circuit Court of Appeals sided with 26 states that filed a lawsuit to block Obama's signature domestic initiative. The panel said that Congress exceeded its constitutional authority by requiring Americans to buy insurance or face penalties.

"This economic mandate represents a wholly novel and potentially unbounded assertion of congressional authority," the panel said in the majority opinion.

The majority also said that a basic objective of the law is to "make health insurance coverage accessible and thereby to reduce the number of uninsured persons." Without the individual mandate, the majority said, the law "retains many other provisions that help to accomplish some of the same objectives as the individual mandate."

The decision is a review of a sweeping ruling by a Florida judge, who not only struck down a requirement that nearly all Americans carry health insurance, but he also threw out other provisions ranging from Medicare discounts for some seniors to a change that allows adult children up to age 26 to remain on their parents' coverage.

The states urged the 11th Circuit to uphold U.S. District Judge Roger Vinson's ruling, saying in a court filing that letting the law stand would set a troubling precedent that "would imperil individual liberty, render Congress's other enumerated powers superfluous, and allow Congress to usurp the general police power reserved to the states."

The Justice Department countered that Congress had the power to require most people to buy health insurance or face tax penalties because Congress has the authority to regulate interstate business. It said the legislative branch was exercising its "quintessential" rights when it adopted the new law.

During oral arguments in June, the three-judge panel repeatedly raised questions about the overhaul and expressed unease with the insurance requirement. Each of the three worried aloud if upholding the landmark law could open the door to Congress adopting other sweeping economic mandates.

The arguments unfolded in what's considered one of the nation's most conservative appeals courts. But the randomly selected panel represents different judicial perspectives. None of the three is considered either a stalwart conservative or an unfaltering liberal.

The National Federation of Independent Business (NFIB), the only private group to join the 26 states in the lawsuit, cheered the decision.

"Small-business owners across the country have been vindicated by the 11th Circuit's ruling that the individual mandate in the health-care law is unconstitutional," said Karen Harned, executive director of the group's legal center.

"The court reaffirmed what small businesses already knew - there are limits to Congress' power. And the individual mandate, which compels every American to buy health insurance or pay a fine, is a bridge too far," she said.

Source: foxnews.com - The Associated Press contributed to this report.

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An Indiana state Representative, who recently voted for a constitutional amendment that would ban gay marriage, has been accused of using Craigslist to offer an 18-year old male $80 for "a couple hours of your time tonight" plus a tip "for a really good time."

The Indianapolis Star obtained e-mails sent from Rep. Phillip Hinkle's (R) publicly listed personal address, responding to a Craigslist posting by Kameryn Gibson that said "I need a sugga daddy." Gibson told the Star that the post was in the "Casual Encounters" section under m4m, or men for men. He used his sister Megan's e-mail address -- and she later sent the e-mails to the Star.

Rep. Phillip Hinkle (R-IN)

"Cannot be a long time sugar daddy," says the e-mail response from what is allegedly Hinkle's address, "but can for tonight. Would you be interested in keeping me company for a while tonight?"

"I am an in shape married professional, 5'8", fit 170 lbs, and love getting and staying naked," the e-mail says.

Another e-mail says: "If u want to consider spending night u might tell ur sis so she won't worry. Would have u back before 11 tomorrow. No extra cash just free breakfast and maybe late night snack."

The Star reports:

The young man told The Star that they met, but that he tried to leave after the man told him he was a state lawmaker. He said the lawmaker at first told him he could not leave, grabbed him in the rear, exposed himself to the young man and then later gave him an iPad, BlackBerry cellphone and $100 cash to keep quiet.
Gibson had his sister pick him up, who says that she then received a number of calls, and one was from a woman who claimed she is Hinkle's wife. "I was like, 'Your husband is gay,'" Megan Gibson said. "And then she was like, 'You have the wrong person.'" When Gibson reportedly read back the e-mail address used for the Craigslist ad, the woman asked her not to call the police.

Megan Gibson told the Star that later that evening she went back to the JW Marriott to show Hinkle's daughter the e-mails. She soon after received another phone call from the woman claiming to be Gibson's wife, who offered her $10,000 not to tell anyone. Still another call came from Hinkle himself later, and she told him what she had told his family members. "You just ruined me," she says Hinkle responded.

Hinkle did not deny the e-mails in response to the Star's request for comment, but said: "I am aware of a shakedown taking place." He did not elaborate on what "shakedown" meant, nor did his attorney.

Read the full report here.

Hinkle recently voted for an amendment (.pdf) to the state's constitution that would define marriage as between a man and a woman.

Late Update: Gov. Mitch Daniels (R) weighed in on the allegations on Friday, telling reporters that he is "sad about it."

"It's not for me to say [whether Hinkle should resign]," Daniels said. "It's for him and his constituents. It's just a personal family tragedy."

Source: tpmmuckraker.talkingpointsmemo.com - Author: Jillian Rayfield

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Automakers are now one step closer to being able to replace this long-standing technology with laser igniters, which will enable cleaner, more efficient, and more economical vehicles.

In the past, lasers strong enough to ignite an engine's air-fuel mixtures were too large to fit under an automobile's hood. At this year's Conference on Lasers and Electro Optics (CLEO: 2011), to be held in Baltimore May 1 - 6, researchers from Japan will describe the first multibeam laser system small enough to screw into an engine's cylinder head.

Equally significant, the new laser system is made from ceramics, and could be produced inexpensively in large volumes, according to one of the presentation's authors, Takunori Taira of Japan's National Institutes of Natural Sciences.

According to Taira, conventional spark plugs pose a barrier to improving fuel economy and reducing emissions of nitrogen oxidessmog. (NOx), a key component of

Spark plugs work by sending small, high-voltage electrical sparks across a gap between two metal electrodes. The spark ignites the air-fuel mixture in the engine's cylinder—producing a controlled explosion that forces the piston down to the bottom of the cylinder, generating the horsepower needed to move the vehicle.

Engines make NOx as a byproduct of combustion. If engines ran leaner – burnt more air and less fuel – they would produce significantly smaller NOx emissions.

Spark plugs can ignite cleaner fuel mixtures, but only by increasing spark energy. Unfortunately, these high voltages erode spark plug electrodes so fast, the solution is not economical. By contrast, lasers, which ignite the air-fuel mixture with concentrated optical energy, have no electrodes and are not affected.

Lasers also improve efficiency. Conventional spark plugs sit on top of the cylinder and only ignite the air-fuel mixture close to them. The relatively cold metal of nearby electrodes and cylinder walls absorbs heat from the explosion, quenching the flame front just as it starts to expand.

Lasers, Taira explains, can focus their beams directly into the center of the mixture. Without quenching, the flame front expands more symmetrically and up to three times faster than those produced by spark plugs.

Equally important, he says, lasers inject their energy within nanoseconds, compared with milliseconds for spark plugs. "Timing – quick combustion – is very important. The more precise the timing, the more efficient the combustion and the better the fuel economy," he says.

Lasers promise less pollution and greater fuel efficiency, but making small, powerful lasers has, until now, proven hard. To ignite combustion, a laser must focus light to approximately 100 gigawatts per square centimeter with short pulses of more than 10 millijoules each.

"In the past, lasers that could meet those requirements were limited to basic research because they were big, inefficient, and unstable," Taira says. Nor could they be located away from the engine, because their powerful beams would destroy any optical fibers that delivered light to the cylinders.

Taira's research team overcame this problem by making composite lasers from ceramic powders. The team heats the powders to fuse them into optically transparent solids and embeds metal ions in them to tune their properties.

Ceramics are easier to tune optically than conventional crystals. They are also much stronger, more durable, and thermally conductive, so they can dissipate the heat from an engine without breaking down.

Taira's team built its laser from two yttrium-aluminum-gallium (YAG) segments, one doped with neodymium, the other with chromium. They bonded the two sections together to form a powerful laser only 9 millimeters in diameter and 11 millimeters long (a bit less than half an inch).

The composite generates two laser beams that can ignite fuel in two separate locations at the same time. This would produce a flame wall that grows faster and more uniformly than one lit by a single laser.

The laser is not strong enough to light the leanest fuel mixtures with a single pulse. By using several 800-picosecond-long pulses, however, they can inject enough energy to ignite the mixture completely.

A commercial automotive engine will require 60 Hz (or pulse trains per second), Taira says. He has already tested the new dual-beam laser at 100 Hz. The team is also at work on a three-beam laser that will enable even faster and more uniform combustion.

The laser-ignition system, although highly promising, is not yet being installed into actual automobiles made in a factory. Taira's team is, however, working with a large spark-plug company and with DENSO Corporation, a member of the Toyota Group.

Source: physorg

More information: CLEO: 2011 presentation CMP1, "Composite All-Ceramics, Passively Q-switched Nd:YAG/Cr4+:YAG Monolithic Micro-Laser with Two-Beam Output for Multi-Point Ignition," by Nicolaie Pavel of Romania's National Institute for Laser, Plasma and Radiation Physics; Takunore Taira and Masaki Tsunekane of Japan's Institute for Molecular Science; and Kenji Kanehara of Nippon Soken, Inc., Japan, is at 1:30 p.m. Monday, May 2 in the Baltimore Convention Center.

Provided by Optical Society of America

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E le nanotecnologie possono dare una mano. Lo ha spiegato Jeeson Reese, della Strathclyde University (Glasgow, UK), che usando una simulazione al computer, ha esaminato le reali possibilità di raggiungere questo obiettivo utilizzando i nanotubi di carbonio.

Il sistema analizzato e descritto da Reese, pubblicato su Physics World, si basa sul processo di osmosi inversa. In un normale processo di osmosi, l'acqua con la concentrazione più bassa di soluti disciolti oltrepassa spontaneamente una membrana permeabile per andare a diluire quella con più soluti, in questo caso l'acqua salata. Al contrario, per ottenere il passaggio inverso viene applicata una pressione maggiore all'acqua salata, che in tal modo è spinta ad attraversare la membrana, lasciando il sale da parte e unendosi a quella potabile. Questo metodo permette di dissalare l'acqua, ma produrre la pressione necessaria al processo ha un costo molto elevato.

Ed è qui che intervengono i nanotubi, separando meglio l'acqua dai sali disciolti e aumentando l'efficienza della membrana. Infatti, solo poche molecole d'acqua per volta riescono ad attraversare i minuscoli pori presenti tra gli atomi di carbonio, alla stessa velocità delle membrane tradizionali, mentre non possono passare gli ioni di sodio e di cloro o gli altri  minerali. In tal modo, le prestazioni del sistema sono migliori, la pressione necessaria ad effettuare l'osmosi inversa diminuisce, e così anche il costo della dissalazione.

Secondo il modello descritto dello scienziato, grazie ai nanotubi si possono avere membrane per osmosi inversa venti volte più permeabili alle molecole d'acqua, e molto più efficienti nell'allontanamento degli ioni salini, rispetto a quelle attualmente in commercio. Pertanto, come spiega lo stesso Jeeson Reese: “anche se molte questioni rimangono ancora aperte, la grande potenzialità delle membrane di nanotubi di carbonio nel trasformare i processi di dissalazione e purificazione dell'acqua è chiara, ed è un uso delle nanotecnologie positivo e socialmente utile”.

Fonte: galileonet.it

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By Admin (from 16/08/2011 @ 11:00:18, in ro - Stiinta si Societate, read 1615 times)

 Asemenea lui Che Guevara sau Marilyn Monroe, chipul lui Einstein e vazut peste tot: in reviste, pe afise, tricouri, timbre, brelocuri. Aceasta intruchipare a geniului stiintific a aparut intr-o imagine faimoasa dupa ce si-a scos limba in fata lumii. A aparut pe bicicleta; arborându-si pene pe cap; in pijama in fata bibliotecii, cu acelasi chip de savant excentric si binevoitor, „viu si surâzator” cum il descria Romain Rolland.  Albert Einstein s-a nascut in Ulm (Germania) in 1879, intr-o familie de evrei. A inceput sa vorbeasca destul de târziu.

Era considerat lenes, incapatânat, rebel, un elev indisciplinat, dislexic si chiar retardat. Cu toate astea, preocuparile sale pentru stiinta debuteaza la vârsta de 4 ani, când se intereseaza de functionarea busolei. La 10 ani intelegea teorema lui Pitagora iar la 13 il citea pe Kant. Notele sale publicate in diverse biografii nu sunt cele ale unui elev indolent. Era doar refractar la disciplina de fier a gimnaziului din Munich. Sub presiunea unor profesoare, va parasi gimnaziul inainte de a-si termina studiile secundare si va pleca in Italia, apoi in Elvetia in 1895. Isi va lua cetatenia elvetiana ceea ce-l va scuti de serviciul militar si se va inscrie la Scoala politehnica din Zürich.

Intuitia unui „mutant”

Mitul lui Einstein s-a nascut in 7 noiembrie 1919. In acea zi, astronomul englez Arthur Eddington a anuntat rezultatele unei expeditii pe care a facut-o cu câteva luni in urma in insula Principe, o mica colonie portugheza din largul coastelor Africii occidentale. In timpul acestei misiuni, un grup de savanti a putut sa observe si sa fotografieze devierea razelor luminoase in timpul unei eclipse totale de Soare, un „detaliu” care a confirmat validitatea teoriei relativitatii generale enuntate de Einstein in 1915. A doua zi, lumea a aflat acest lucru iar fizicianul german care lucra la biroul de brevete din Berna, devine un star mondial. Cel mai mare savant dupa Newton. Emblema sa: E = mc2.

Descoperirea, de o extraordinara complexitate, e efectiv rodul unui creier de exceptie. „Einstein face parte dintr-o specie de «mutanti» a apreciat fizicianul  Stephane Durtand, autor al relativitatii animate. Nimeni n-ar fi putut avea intuitia unei ecuatii atât de complicate si care e atât de departe de realitatea experimentala”. Complexitatea teoriei sale a jucat fara indoiala un rol important in elaborarea mitului. Dar aspectul ei universal e cel care a contribuit la celebritatea savantului intrucât vizeaza problema naturii spatiului si a timpului, doua concepte care se afla in miezul vietii umane.

Relativitatea, care avanseaza idei aparent paradoxale (timpul nu se scurge cu aceeasi viteza pentru toti – traim intr-o a patra dimensiune) se ofera, intr-o oarecare masura, imaginatiei sau a visului. Marturie stau piesele de teatru sau a romanele inspirate de geniul lui Einstein, printre cele mai cunoscute opere numarându-se „Intâlnirea cu diavolul” de Dino Buzzati sau „Einstein” de Ron Elisha. De obicei, amploarea inteligentei si universalitatea teoriilor sale nu sunt suficiente pentru a explica popularitatea lui Einstein care n-ar fi devenit una dintre icoanele secolului XX, daca n-ar fi asociat contextului istoric.

Un promotor al pacii

In 1919, Europa incepea sa se dezmeticeasca in urma primului razboi mondial. Savantii englezi recunosc faptul ca un german de origine evreiasca a reusit sa bulverseze cunostintele legate de legile Universului ceea ce e interpretat ca un gest de reconciliere intre popoare. Un simbol prin care stiinta triumfa asupra neintelegerilor si a ororilor razboiului. Oamenii, epuizati timp de 4 ani de distrugeri si sacrificii, sunt avizi de noutati. Apar Sigmund Freud, victoria lui Lenin, vârsta de aur a automobilului lui Henry Ford. Carismatic, cu totul special, Einstein avea toate datele pentru a se integra in aceasta galerie de personaje.

Pacifist convins, va folosi popularitatea sa pentru a promova pacea. Va proslavi crearea Israelului. Evreii ii vor fi recunoscatori si ii vor cere sa-i succeada la conducera Statului evreu lui Chain Weizmann. Afinitatile cu miscarile sioniste vor atrage asupra sa fulgerele grupurilor antisemite. Si in sânul fizicienilor germani exista o miscare antisemita. Pentru acestia, Einstein era intruchiparea fizicii evreiesti: o fizica decadenta, abstracta, teoretica, nicidecum experimentala. In 1933, când Hitler ajunge la putere in Germania, Enstein se afla intr-o calatorie in SUA. Ramâne aici si-i ajuta pe evrei sa scape din regimul nazist.

Un mit construit din contraste

In acest mit cu lumini si umbre isi va gasi locul si un fals istoric, extrem de raspândit, prin care Einstein e considerat „parintele bombei atomice”. In 1933, fizicianul a redactat o scrisoare adresata presedintelui Roosvelt, avertizându-l ca germanii erau pe punctul de a realiza bomba atomica. Nu se stie daca acest gest l-a influentat pe presedinte in decizia de a lansa proiectul Manhattan al fabricarii bombei atomice, proiect la care Einstein nu a participat.

Ceea ce a contribuit la falsul istoric a fost deschiderea magazinului Time in iulie 1946 in care fotografia savantului apare cu o ciuperca atomica pe fundal pe care se poate citi ecuatia E = mc2. O alaturare abuziva, fara implicarea lui Einstein. De ce atâtea extrapolari? Pentru ca mitul se hraneste din contraste. Totul e construit antitetic in istoria lui Einstein: geniul care era „falimentar” la scoala; savantul imbatrânit, depasit de noua generatie; pacifistul care a participat la elaborarea bombei atomice, toate astea contribuind la dimensiunea tragica a personajului.

Jurnalistii si biografii n-au incetat sa scormoneasca in viata sa privata pentru a-i detecta punctele slabe; fisurile. A fost infierat, atribuindu-i-se o legatura amoroasa cu o spioana rusa. A fost considerat un sot rau in relatia cu Mileva Marie, prima sa sotie (un mariaj dezastruos). Nu a fost menajat nici in postura de parinte care si-a distrus psihic copiii. (Prima fata s-a nascut handicapata iar cel de-al treilea copil, Edouard, era atins de schizofrenie). La 50 de ani dupa moartea sa, mitul nu si-a pierdut din vitalitate. Un mit ce continua sa seduca lumea stiintifica, a artelor si nu in ultimul rând, cea comerciala.

DORIN MARAN - magazin.ro

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Utilizing the friendship paradox - the idea that a person's friends are likely more popular than they are - the researchers were able to follow groups closer to the center of a network without the tedious and difficult chore of fully mapping social networks. Members closer to the center of a network have contact with more people and are more likely to contract any contagious disease than people toward the outskirts of the group.

Social Networks Predict Disease Spread

Dr. Nicholas Christakis of the Harvard Medical School and his collaborator Dr. James Fowler at UCSD tracked 319 randomly selected Harvard students through the 2009 flu season as well as 425 students named as friends by the original group using two different methods of identifying the flu. The flu manifested itself in the friends group two weeks sooner than in the random group using one identification method and 46 days sooner using the other method.

The sooner outbreaks of infectious disease are identified, the sooner they can be treated and, hopefully, contained. Even a two week head start as seen in the more conservative identification method could make an enormous difference in the size and severity of a major outbreak. That said, it's likely the amount of lead time inherent in this method will likely vary from case to case depending on the specifics of the infection and the details of the network. It also depends on actively monitoring a network likely to be affected by disease before it strikes.

In addition to tracking infection diseases, the friends paradox could also be used to track other things that spread out among groups of people including trends, the adoption of specific behaviors, and the effectiveness of marketing campaigns.

TFOT previously reported on another social networking research project involving the voluntary publication of data collected via RFID chips, the decision by the individuals of who individuals should see the information and what data they decide to delete or retain for public consumption. TFOT also reported on the origins and spread of infectious diseases including a historical overview of smallpox and a video about the H1N1 flu epidemic.

Source: TheFutureOfThings.com

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