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 Trilingual World Observatory: italiano, english, românã. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Eccoci qui, seconda puntata della vostra rubrica scelti dai lettori. Oggi, tra i tanti temi che ci avete suggerito lunedì, affronteremo la Chiesa. Quanto ci costa, sia in termini economici che non, avere il Vaticano sul nostro territorio?

Di nuovo, proprio come nella scorsa occasione quando avevamo affrontato il tema della Lega Nord e del federalismo, si potrebbero scrivere libri a riguardo. Noi cercheremo di essere un po’ più sintetici. Sparsa tra i capoversi, troverete una piccola bibliografia per approfondire.

breccia porta pia wikipedia

In questa foto qui sopra, di pubblico dominio - sono passati un po’ di anni da quando è stata scattata… - che cosa vedete? Vedete, sulla destra, delle mura crollate. Si tratta della Breccia di Porta Pia.

Un’immagine che si può datare tra il 20 e il 25 settembre 1870: Cavour riteneva che l’annessione di Roma fosse fondamentale per l’unità d’Italia, e agì di conseguenza. Da quel momento cosa cambia?

Cambia molto: perché da allora, e non potrebbe essere altrimenti, c’è una specie di ombra che grava sui rapporti tra Stato e Chiesa in Italia, un’ombra molto simile a qualcosa che i cattolici conoscono molto bene: un peccato originale.

Quel peccatuccio originale, quanto ci costa? Vediamo: Curzio Maltese nel 2007, si dedica proprio a questo tema. Traccia del suo lavoro si trova ancora negli archivi di Repubblica.

Non che decenni prima la Chiesa e il Vaticano facessero fatica a mettere insieme il pranzo e la cena, ma di sicuro c’è una data e un personaggio chiave nella storia economico-finanziaria del Vaticano: il 1990 e il Cardinale Camillo Ruini.

Le ragioni dell’ascesa di Ruini sono legate all’intelligenza, alla ferrea volontà e alle straordinarie qualità di organizzatore del personaggio. Ma un’altra chiave per leggerne la parabola si chiama “otto per mille”. Un fiume di soldi che comincia a fluire nelle casse della Cei dalla primavera del 1990, quando entra a regime il prelievo diretto sull’Irpef, e sfocia ormai nel mare di un miliardo di euro all’anno. Ruini ne è il dominus incontrastato. Tolte le spese automatiche come gli stipendi dei preti, è il presidente della conferenza episcopale, attraverso pochi fidati collaboratori, ad avere l’ultima parola su ogni singola spesa, dalla riparazione di una canonica alla costruzione di una missione in Africa agli investimenti immobiliari e finanziari

La CEI, Conferenza Episcopale Italiana, non è un’istituzione antichissima: anzi. La CEI nasce nel 1952, ma conta poco o nulla fino agli anni ottanta, fino a quando ci arriva Ruini.

Grazie agli eccellenti archivi di Radio Radicale, possiamo tirare fuori qualche cifra interessante: il primo dato è il miliardo di euro, circa, derivante dell’otto per mille. Ma non è neanche l’antipasto, sono proprio spiccioli, sono argent de poche.

Il quote qui sotto, preso sempre dall’inchiesta di Curzio Maltese del 2007, vi mostra che la cifra è più vicina ai quattro miliardi di euro - il costo che paghiamo noi, cittadini italiani, con le nostre tasse.

La prima voce comprende il miliardo di euro dell’otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell’ora di religione («Un vecchio relitto concordatario che sarebbe da abolire», nell’opinione dello scrittore cattolico Vittorio Messori), altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità.

Poi c’è la voce variabile dei finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (3500 miliardi di lire) all’ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell’ultimo decennio, di 250 milioni. A questi due miliardi 600 milioni di contributi diretti alla Chiesa occorre aggiungere il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un’inchiesta dell’Unione Europea per «aiuti di Stato».

L’elenco è immenso, nazionale e locale. Sempre con prudenza si può valutare in una forbice fra 400 ai 700 milioni il mancato incasso per l’Ici (stime «non di mercato» dell’associazione dei Comuni), in 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l’elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, che gestisce ogni anno da e per l’Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini.

Il totale supera i quattro miliardi all’anno, dunque una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto o un Mose all’anno, più qualche decina di milioni

E qui, direi che abbiamo risposto alla vostra domanda: quanto ci costa il Vaticano? Mica poco! Vediamo di approfondire con qualche altro testo. Maltese segnala un volume di un giornalista dell’Avvenire - quotidiano della CEI - intitolato “Chiesa Padrona”.

Curiosamente, anche il costituzionalista Michele Ainis ha intitolato un suo volume allo stesso modo: di quest’ultimo, si può leggere una recensione sul sito di UAAR - l’Unione Atei Agnostici e Razionalisti - e su La Stampa.

Ainis punta il dito contro l’assurda eccezionalità del trattamento che il governo e lo Stato italiano riservano al Vaticano. Un unicum, che non ha niente di paragonabile in nessuna democrazia moderna:

Nel panorama internazionale non esistono altri casi, se si eccettua la Politeia ortodossa del Monte Athos, che ha ottenuto un regime giuridico speciale dal governo greco, e che in questo senso costituisce un lontano parente del Vaticano.

Senza però il diritto di voto nelle conferenze Onu, che la Santa Sede ha più volte esercitato per opporsi alle politiche di contenimento demografico e di pianificazione familiare (per esempio nel 1992 a Rio de Janeiro o nel 1994 al Cairo); tanto che nel luglio 2000 Clare Short, Segretaria di Stato inglese per lo Sviluppo internazionale, ha qualificato come un’«interferenza reazionaria» questo atteggiamento.

Senza una banca di Stato qual è lo Ior, che non emette assegni ma vanta depositi per almeno 5 miliardi di euro, che è stato al centro dello scandalo del Banco Ambrosiano con la sua scia di cadaveri eccellenti (da Sindona a Calvi), ma dove nessuno può frugare se non con una rogatoria internazionale, sempre ammesso che venga accettata.

Senza un prodotto interno lordo pro capite di 407 mila dollari, che rende di gran lunga il Vaticano lo Stato più opulento al mondo. E infine senza i privilegi doganali di cui quello stesso Stato s’avvantaggia per importare 1000 tonnellate di carne l’anno o 48 di spumante, un po’ troppo per i suoi 921 abitanti

Molto interessante anche la lettura di Vaticano Spa di Gianluigi Nuzzi: potete leggervi una sua rubrica sul blog di Chiarelettere, per esempio.

L’ampia mole di documenti utilizzati per scrivere Vaticano Spa, è tutta online: potete leggerli da voi, basta che vi registriate, e farvi un’idea.

Se preferite la tv a un buon libro - in questo caso: lo schermo del vostro computer - potete rivedervi o vedervi “Il boccone del prete”, inchiesta di Report trasmessa recentemente, tutta dedicata allo IOR e ai conti del Vaticano.

Fonte: PolisBlog.it

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By Admin (from 29/06/2010 @ 10:10:31, in it - Osservatorio Globale, read 1243 times)

Chi pensava che la manovra lacrime e sangue imposta ai cittadini greci fosse sufficiente a soddisfare l’appetito insaziabile della BCE e del FMI si stava in tutta evidenza sbagliando. E’ passato poco più di un mese dalla pesante e contestata serie d’interventi destinati a pesare come un macigno sulla qualità di vita della popolazione greca e già il governo di Atene si dimostra pronto a nuovi “sacrifici” volti a raccogliere denaro da devolvere alle banche internazionali.

Una volta ripulite a dovere le tasche dei cittadini, non resta che la svendita del territorio e delle principali aziende pubbliche a compratori stranieri (con tutta probabilità gli stessi personaggi che compongono l’azionariato delle banche creditrici) che siano interessati all’acquisto di tranci di Grecia a prezzi da saldo...

 

Secondo alcune indiscrezioni apparse sul Guardian di Londra e riprese dal Corriere Della Sera, il governo greco si starebbe infatti apprestando a mettere sul mercato alcune fra le isole più belle del Mediterraneo, oltre a svendere ad aziende straniere la rete ferroviaria nazionale e le società pubbliche che gestiscono le risorse idriche del paese.

 

Il territorio, da sempre patrimonio della popolazione greca, destinato ad essere alienato, dovrebbe comprendere ampie porzioni di isole famose quali Mykonos e Rodi, dove gli acquirenti potranno costruire hotel extra lusso e villaggi vacanze a profusione, senza naturalmente alcun vincolo alla cementificazione, ma anche minuscoli atolli fra i circa 6000 sparsi nel Mediterraneo, pronti a diventare proprietà privata del magnate di turno, per cifre “modiche” che non dovrebbero superare i 15 milioni di euro.

La speranza è naturalmente riposta nel fatto che quest’ultima serie di operazioni riesca a placare definitivamente l’onnivora ingordigia dei banchieri. Se le banche infatti non si riterranno ancora soddisfatte e continueranno a reclamare denari, il governo greco rischierebbe davvero di trovarsi in gravi difficoltà. Dopo avere svenduto la sovranità nazionale, i diritti ed i salari dei lavoratori, le aziende pubbliche e perfino le porzioni più ambite del territorio, la guida politica della Grecia potrebbe infatti vedersi costretta a svendere, come ultima risorsa, la libertà dei suoi cittadini, magari cedendoli come schiavi ai padroni dei nuovi resort, sempre alla ricerca di grandi quantitativi di manodopera a costo zero. E quel dì, banche o non banche, la popolazione potrebbe realizzare di averne avuto abbastanza, tanto dell’Europa quanto della grande finanza e dei politici che lavorano al suo servizio.

Fonte: marcocedolin.blogspot.com

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Si torna ancora volta a parlare di Islanda. Questa volta, però, la notizia non ha nulla a che fare con le eruzioni vulcaniche o ritardi dei viaggi aerei, ma piuttosto delle voci in cui si dice che l'isola del nord stia per eliminare gli ostacoli al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Il paese nordico è indirizzato alla legalizzazione del matrimonio omosessuale proprio per questo fine settimana, almeno come riportano fonti delle Nazioni Unite per i diritti umani.

L' Alto Commissariato ONU per i diritti dell'uomo ha sottolineato il significativo progresso, raggiunto attraverso la recente legislazione, di rimuovere gli ostacoli giuridici al matrimonio tra le persone dello stesso sesso nella nazione islandese. L'Islanda quindi potrà diventare il nono paese a legalizzare il matrimonio omosessuale, che ricordiamo essere già legale in Belgio, Canada, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Sud Africa, Spagna e Svezia, così come in alcune zone degli Stati Uniti e del Messico.

Con questo ultimo sviluppo, l'Islanda potrebbe presto seguire i passi avanti fatti dal Nepal per le di coppie gay in escursione sui suoi passi di montagna: il Nepal Tourist Board nel marzo di quest'anno aveva annunciato di offrire la possibilità di matrimoni gay sul campo base del monte Everest, la montagna più alta del mondo. Le autorità del turismo del Nepal credono che i turisti gay in genere possano spendere più degli escursionisti “tradizionali” che preferiscono i viaggi a basso costo. Tale mercato potrebbe trovare una sua collocazione anche in Islanda, che ricordiamo ha subito molto pesantemente la crisi finanziaria degli ultimi due anni, oltre al contraccolpo economico dell'eruzione del vulcano Eyjafjallajokull.

Quindi c'è da aspettarsi un boom dei matrimoni gay in Islanda? Certo è che i paesaggi contrastati e selvaggi di ghiacciai, vulcani, geyser ed impressionanti cascate, bene si presteranno come sfondo per le celebrazioni di matrimoni tra persone dello stesso sesso, che potranno confermare il loro amore davanti a degli scenari naturali ed indimenticabili, e compiere la propria luna di miele tra montagne che non hanno alcun riscontro in altre zone della Terra.

Autore: dott. Enrico Montanari; Fonte: IlTurista.info

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By Admin (from 01/07/2010 @ 09:19:01, in it - Scienze e Societa, read 2957 times)

Conoscerete sicuramente il libro di Smullyan di cui probabilmente vi state chiedendo quale sia il titolo, popolato di veritieri assoluti, bugiardi assoluti e veritieri (o bugiardi) alternati. Se non lo conoscete, chiedetevi quale titolo possa avere, e sarete a buon punto della ricerca. Ebbene, noi siamo convinti che non si sia pensato abbastanza al problema che si trova alla base di quel libro e che probabilmente tutti conoscete:

Un logico in vacanza in Africa sa di trovarsi in una zona abitata dalle tribù dei Veritieri e dei Bugiardi: i membri della prima tribù dicono sempre la verità, i membri della seconda sempre il falso. Durante una passeggiata, arriva a un bivio ove staziona un indigeno, e deve informarsi su quale delle due strade porti al villaggio. Non ha modo di capire se il nativo sia un Veritiero o un Bugiardo: il logico ci pensa un attimo, e quindi pone una sola domanda; e dalla risposta sa che strada prendere. Che domanda pone?

Esistono due scuole di pensiero in merito alla risposta: prima, quella che ci piace meno.
La scelta della porta in LabryinthUna domanda potrebbe essere: “Se ti chiedessi se questa strada porta al villaggio, risponderesti ’sì’?” mentre il logico indica una strada ben precisa: anche il mentitore è costretto, a questa domanda, a dare la risposta giusta, come si vede dai quattro casi:

  • MENTITORE, strada CORRETTA: alla sottodomanda “la strada porta al villaggio?” dovrebbe rispondere “no”, e quindi la risposta alla domanda in oggetto (dovendo mentire) sarebbe “sì”
  • MENTITORE, strada ERRATA: alla sottodomanda “la strada porta al villaggio?” dovrebbe rispondere “sì”, e quindi la risposta alla domanda in oggetto (dovendo mentire) sarebbe “no”.
  • VERITIERO, strada CORRETTA: alla sottodomanda “la strada porta al villaggio?” dovrebbe rispondere “sì”, e quindi la risposta alla domanda in oggetto (dovendo dire la verità) sarebbe “sì”.
  • VERITIERO, strada ERRATA: alla sottodomanda “la strada porta al villaggio?” dovrebbe rispondere “no”, e quindi la risposta alla domanda in oggetto (dovendo dire la verità) sarebbe “no”.

Insomma, si riesce a costringere il povero mentitore a dire la verità! La cosa ci è sempre sembrata non rispettosa dell’identità culturale dei Mentitori, e quindi preferiamo ampiamente la seconda scuola di pensiero, anche perché, in una sua versione, richiede molta meno fatica da parte del logico (non deve indicare nulla) e non porta l’indigeno a drammi esistenziali relativi al probabile mancato rispetto della Legge Fondamentale della sua tribù.

Secondo alcuni, la domanda potrebbe essere: “Se io chiedessi a un membro dell’altra tribù quale strada porta al villaggio, quale indicherebbe?”

Si verifica facilmente che sia il Veritiero sia il Bugiardo indicherebbero entrambi con piena soddisfazione della loro weltanschauung la strada sbagliata e, forte di questa certezza, il logico potrebbe prendere la strada giusta.

Ora, noi non sappiamo a quale scuola di pensiero apparteniate, ma un paio di filosofi hanno posto potentissime critiche alla prima:

È triste vedere che la nascita della logica porta inevitabilmente al decadere dell’Arte della Menzogna. Se accettiamo la soluzione proposta, dobbiamo pensare che i bugiardi possano sempre essere raggirati dai loro stessi principi; una situazione che nascerà inevitabilmente ogni volta che il mentire prende la forma di supina aderenza a regole arbitrarie. Anche il fatto che il logico ponga al nativo una domanda così complessa e che si aspetti che quest’ultimo riesca a interpretarla come un condizionale contro-fattuale, sia nel significato sia nella forma, presuppone una profonda conoscenza della logica da parte dell’indigeno. Se il nostro logico porrà la questione con una certa nonchalance, è molto probabile che l’indigeno scambierà il linguaggio contorto per una qualche strana forma di cortesia diffusa presso i logici e si limiterà a rispondere alla domanda: “Questa strada porta al villaggio?”.

D’altra parte, se il logico fisserà deciso e con un sorriso vagamente sadico l’indigeno mentre pone la domanda per sottolinearne il contenuto logico, rivelerà immediatamente il suo scopo, facendo nascere nel nativo l’idea che lo stiano fregando. A questo punto, se l’indigeno è un mentitore degno di questo nome, seguirà una logica di contro-raggiro, visto che il suo scopo ultimo è ingannare il logico. L’analisi delle soluzioni non ambigue porta a un’analisi più precisa della natura della bugia: la definizione tradizionale è che il bugiardo è colui per il quale qualsiasi sua dichiarazione è falsa, ma l’ambiguità di questa definizione emerge nel momento stesso nel quale cerchiamo di definire quale debba essere la risposta a domande aventi funzioni complesse di verità, come ad esempio “È vero che se questa è la strada per il villaggio tu sei un mentitore?”.

Il dubbio, qui, risiede nel fatto che a domande di questo tipo per il mentitore sono possibili due diversi tipi di analisi: potrebbe per prima cosa valutare separatamente le due componenti in modo corretto, valutare quindi la risultante corretta e poi capovolgere il valore logico, oppure potrebbe seguire una via molto più dogmatica mentendo a sé stesso (ossia invertendo il valore logico) per ognuna delle due componenti, valutando quindi la risultante e invertendo il valore nella risposta? Qui, nasce la distinzione tra il bugiardo semplice, che si limita a dire sempre il falso, e il bugiardo onesto, che capovolge il valore logico della verità.
La domanda “
È vero che se questa è la strada per il villaggio tu sei un mentitore?” è una soluzione del problema solo se la tribù dei mentitori è formata da bugiardi onesti, che risponderanno “sì” se la strada indicata è quella corretta e “no” in caso contrario, esattamente come i veritieri. Al contrario, il bugiardo semplice risponderà “no” in entrambi i casi, lasciando il logico nell’incertezza.

Potremmo sostituire l’equivalenza all’implicazione, ottenendo una soluzione che vale sia per il semplice che per l’onesto: alla domanda: “È vero che questa strada porta al villaggio se e solo se tu sei un mentitore?” In questo caso, costringiamo nuovamente entrambi i tipi di mentitori alla risposta corretta. Non possiamo comunque aspettarci che un mentitore capace di identificare la sottigliezza logica di questa domanda sia così semplice da raggirare: dobbiamo quindi considerare il caso del bugiardo artistico, il cui principio base è quello di ingannare sempre e comunque la persona con cui parla: contro un avversario di questo genere, nessun logico ha la possibilità di raggiungere una risposta certa in quanto, se lo scopo finale del mentitore è ingannare, potrà sempre raggirare il logico attraverso una strategia di inganno che aggiri la logica. Si può proporre allora una soluzione generale basata su domande del tipo “Lo sai che al villaggio distribuiscono birra gratis?” In questo caso il veritiero risponderà “No”, e si avvierà verso il villaggio, seguito dal logico; il bugiardo onesto e il bugiardo semplice risponderanno “Sì” e andranno al villaggio, anche in questo caso seguiti dal logico.

Resta da analizzare il comportamento del bugiardo artistico: questi partirà educatamente dal principio che il logico stia cercando di comportarsi come lui, e sceglierà la sua strategia in modo parallelo: avendo due motivazioni opposte, potrebbe dichiarare “Bah! Non mi piace la birra!”, e avviarsi verso il villaggio: ben misera strategia, visto che nessun logico si lascerà ingannare da questo semplice trucco, quindi il bugiardo artistico sceglierà un’altra strada (in tutti i sensi): dopo la dichiarazione di disamore per la birra, imboccherà la strada sbagliata, seguito dal logico convinto di averla avuta vinta anche stavolta in questo modo il bugiardo artisticoraggiungerà una vittoria tecnica, anche se il logico potrebbe sempre sostenere di aver raggiunto una vittoria morale, lasciando il bugiardo nel cocente sospetto di aver perso l’occasione per una bevuta gratuita.

Bene, lasciamo le nostre tipologie di bugiardi e vediamo una graziosa complicazione del problema, attribuita all’astronomo Dennis Sciama: supponiamo che il nostro logico conosca la lingua parlata dagli indigeni e ricordi che “sì” e “no” si dicono “ciff” e “pluff“, ma non si ricordi quale dei due termini corrisponda a “sì” (e viceversa, ovvio). In questo caso, come può arrivare al villaggio?

Fonte: RudiMatematici

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By Admin (from 01/07/2010 @ 13:59:17, in it - Video Alerta, read 2825 times)

Premio Ischia Internazionale di Giornalismo: il 4 luglio al Negombo la cerimonia di consegna dei premi. Premio Ischia Social Network A Claudio Messora e Capua Mismetto.

31 anni e non sentirli, dopo il successo dell’edizione del trentennale, in cui il premio Ischia Internazionale di Giornalismo si è confermato come uno dei riconoscimenti più ambiti nel mondo del giornalismo, anche per il 2010 il premio ideato da Giuseppe Valentino e portato avanti con tenacia e professionalità dai figli Benedetto ed Elio si conferma come un appuntamento di grande spessore culturale e mediatico. Il premio gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e del patrocinio dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti e dalla Federazione Nazionale della Stampa ed è promosso dalla fondazione Valentino. La cerimonia di consegna dei premi in programma il 4 luglio al Negombo sarà ripresa dalla RAI, mentre il dibattito : "Citizen journalism e diritti umani. Come la rete cambia l’informazione e come l’informazione cambia il mondo" in programma il 3 luglio al hotel Regina Isabella sarà interamente ripreso da SKY TG24 .

Il giornalismo passa per Ischia e il grande spessore dei giurati testimonia il percorso di crescita realizzato dal Premio durante i trent’anni di vita.

Il premio Ischia Internazionale di Giornalismo quest’anno è stato assegnato John Simpson, Caporedattore per gli affari internazionali della BBC News.La giuria internazionale composta tra gli altri da Joaquin Navarro Valls, Peter Stothard, David Grossman ha voluto riconoscere la grande qualità del giornalismo di Simpson, testimone diretto dei grandi avvenimenti del nostro tempo ed in grado di raccontarli con precisione ed imparzialità alla vasta opinione pubblica mondiale.

Il vincitore della XXXI edizione del Premio Ischia per la sezione “Giornalista italiano dell’anno” è Emilio Carelli, direttore di Sky Tg 24, ad assegnare il riconoscimento la giuria del premio composta da Valentina Alazaraki, Bianca Berlinguer, Mario Calabresi , Luigi Contu, Gaetano Coscia, Virman Cusenza, Giuseppe Di Piazza, Massimo Giannini, Franzo Grande Stevens, David Grossman, Giuseppe Marra, Augusto Minzolini, Roberto Napoletano, Joaquin Navarro Valls, Mario Orfeo, Gianni Riotta e Peter Sthotard. La giuria ha infine assegnato un premio speciale alla carriera a Giampaolo Pansa,giornalista, editorialista e autore di romanzi e numerosi saggi di storia contemporanea. Enrico Varriale, inviato di Raisport e’ stato invece designato giornalista sportivo dell’anno dalla giuria tecnica composta da Maurizio Ughi, Piercarlo Presutti, Danilo Di Tommaso, Manuela Righini, Antonello Valentini e Massimo Corcione.Il vincitore del Premio Ischia Internazionale sezione Mediterraneo è Tarak Ben Ammar. La giuria della sezione Mediterraneo presieduta da Giancarlo Elia Valori e composta dal segretario generale del premio Alfonso Ruffo, direttore de ’Il Denaro’, dallo scrittore David Grossman, dal presidente della Siae, Giorgio Assumma, dall’editore dell’Adnkronos, Giuseppe Marra, dal direttore del Tg5, Clemente Mimun, dal direttore del Tg2, Mario Orfeo, dal direttore del ’Messaggero’, Roberto Napoletano, dall’ex presidente della Corte Costituzionale Annibale Marini, dal direttore della rivista ’Le Formiche’, Paolo Messa, dal direttore del quotidano ’Roma’, Antonio Sasso, dal direttore del ’Corriere del Mezzogiorno’, Marco Demarco, da Giancarlo Licata di RaiMed, dal responsabile di AnsaMed, e di Massimo Milone capo della redazione giornalistica Rai della Campania. La giuria ha scelto Ben Ammar per la validità del suo poliedrico impegno di finanziere, di economista, di pubblicista, di produttore-editore nel mondo delle comunicazione e dei media tra fiction e tv, a respiro internazionale è divenuto nell’unanime giudizio della coscienza pubblica cardine di riferimento nella realizzazione, attraverso una feconda attività culturale estrinsecata a piene mani, della reale e tanto attesa Unione del Mediterraneo. una puntata di Sky Tg24 della trasmissione "Io Reporter "

PREMIO ISCHIA SOCIALNETWORK A CLAUDIO MESSORA E CAPUA MISMETTO

Claudio Messora, blogger di "Byo Blu" con il suo articolo su "L´informazione assassina" in occasione del terremoto in Abruzzo ha vinto la seconda edizione del Premio Ischia social network. La citta di Asterix, il blog su Facebook che racconta la storia vera di quattro ragazzini afgani incontrati su un autobus arancione, mentre il Tevere esondava. Diretti alla Piramide al centro di Roma erano partiti da Tagab, Afganistan dopo aver percorso 5000 Km a piedi. Scopo del gruppo: farli andare avanti, e non indietro. E scoprire cosa significa SPQR. E´ la storia, raccontata invece dalla giornalista Carlotta Mismetti Capua, giunta seconda classificata al Premio Ischia social network. La giuria del premio composta da Paolo Rastelli (Corriere.it), Anna Masera (LaStampa.it), Giuseppe Smorto (Repubblica.it), Daniele Bellasio (Il Sole24Ore.com), e i responsabili delle sezioni online delle agenzie Ansa e Adn Kronos, che, insieme ai principali collettori di social network (Liquida, Wikio e BlogBabel), ha dato indicazioni su 10 blog/social network che sono stati poi votati direttamente dalla rete sul sito del premio Ischia. Grazie ai tanti fan e sostenitori dei blog in concorso il sito del premio Ischia ha raggiunto in poco tempo oltre 100mila contatti. Un premio speciale è stato assegnato a Hamza Boccolini, il cacciatore di "Al Qaeda" sul web. Ma anche dall’Italia come Hamza Boccolini giornalista di "Aki, Adnkronos International", da anni, attento segugio della rete jihadista dal nostro Paese.Hamza trentenne, italiano musulmano (si è convertito all’Islam a 18 anni), già direttore della Moschea di Napoli prima di divenire giornalista del web, con licenza di svelare i segreti della centrale del terrore che nella Rete si scambia informazioni, ordini e preghiere, è stato il primo laureato alla facoltà di studi islamici alla Orientale di Napoli.

Un Premio dedicato al giornalista isolano Domenico Di Meglio Simone Cristicchi vince la "Coppa di Nestore"

Simone Cristicchi vince la "Coppa di Nestore", assegnata agli artisti che si sono particolarmente distinti per la scrittura dei testi. La Coppa di Nestore, conservata nel museo di Pithecusa a Lacco Ameno, costituisce il più antico esempio pervenuto di un brano poetico in scrittura contemporanea. Da questo ritrovamento nasce l´idea di premiare, in occasione della serata su Rai Uno del Premio Ischia di giornalismo, la scrittura in ogni sua forma. Gli organizzatori hanno voluto dedicare questo premio a Domenico Di Meglio, giornalista isolano recentemente scomparso che dato fondato il primo quotidiano dell´isola d´Ischia, Il Golfo. Quest´anno la qualificata giuria ha assegnato il riconoscimento a Simone Cristicchi che vince per il libro "Centro di igiene mentale - Un Cantastorie tra i matti", il cui testo è ispirato alla sua esperienza di volontario nel centro di igiene mentale di Roma e da cui nasce la canzone "Ti regalerò una rosa".

Domenica 4 luglio la cerimonia di premiazione dei vincitori

I Manhattan Trasfer ritornano su RAI Uno per il Premio Ischia con Simone Cristicchi, gli Zero Assoluto, Carmen Masola e Giorgia Fumanti

Grande attesa per la serata finale del Premio Ischia Internazionale di Giornalismo che si terrà domenica 4 luglio al teatro Negombo di Lacco Ameno e che sarà trasmessa in differita su Rai Uno Venerdì 16 luglio alle 23, 30. La manifestazione, giunta alla trentunesima edizione, è firmata da Helga Leoni, Giancarlo De Andreis e Gino Aveta che hanno rinnovato il format, restituendo smalto e nuovo vigore ad uno dei più prestigiosi e antichi premi di giornalismo italiano. Il Premio Ischia ospiterà infatti la straordinaria tappa del tour italiano dei Manhattan Transfer, lo storico gruppo vocalist americano. Per la prima volta i Manhattan Transfer si esibiranno all´interno di una manifestazione giornalistica e culturale portando il proprio originalissimo sound alla platea di giornalisti e comunicatori. "La grande qualità degli artisti sul palco del premio Ischia - spiegano gli organizzatori - testimonia la volontà di unire il grande giornalismo e la comunicazione con la musica di eccellenza italiana e mondiale." Oltre ai Manhattan trasfer sarà presente a Ischia Simone Cristicchi, che ritirerà la Coppa di Nestore. Il riconoscimento, nell´ambito della cerimonia di consegna dei premi Ischia a giornalisti e comunicatori, è stato fortemente voluto da Beppe Cova, direttore artistico della kermesse ischitana. Lo show vedrà protagonista anche gli Zero Assoluto e Carmen Masola, recentemente incoronata vincitrice della prima edizione di "Italia´s got talent". I Manhattan Transfer, il cui nome deriva dall´omonimo romanzo dello scrittore Americano John Dos Passos pubblicato negli anni venti che trattava dell´atmosfera musicale di quella che fu definite l´era del jazz. Il gruppo si è formato per successive adesioni in quanto dopo il primo album del 1971, Jukin´, il musicista Hauser conobbe Janis Siegel nata a Brooklin nel 1952 e la invitò ad entrare nei Manhattan lasciando il proprio gruppo. Tempo dopo, lo stesso Hauser incontrò Alan Paul nato nel New jersey nel 1949 che a Broadway animava Grease, uno dei musical più famosi di sempre. Gli Zero Assoluto sono un duo di artisti romani arrivati al successo con la partecipazione al Festival di Sanremo 2006 nella categoria Gruppi con la canzone Svegliarsi la mattina che si classifica seconda.

Note sui Manhattan transfer

La band inizialmente si occupò prevalentemente di riproporre classici del jazz degli anni 40. La loro cover del 1977 di Chanson D’Amour, arrivò al primo posto nel Regno Unito. Con l´album del 1975 The Manhattan Transfer comincia il successo vero e proprio prima su scala europea dove viene accolto con gran favore. Con Coming Out (1976), Pastiche (1978) e The Manhattan Transfer Live (1978) si consolidò tale successo. Nel 1978 a seguito di un incidente lasciava Laurel Massè sostituita dalla cantante Cheryl Bentyne (1954), di Seattle. Nel 1979, con l’album Extension, il gruppo raggiunse il definitivo successo, ribadito dal successivo Mecca for Moderns del 1981. Un approccio più jazzistico si rivelò in Bodies and Souls del 1983 e fu ancora più marcato nei due lavori successivi, Vocalese e Bop Doo Wopp del 1985. Vocalese fu candidato ai Grammy Awards in ben 12 categorie, primato superato solo da Thriller di Michael Jackson. Del 1987 fu l’album Brasil che ebbe un successo mondiale di grande rilevanza. Nel 1992, il gruppo tentò una revisione del proprio stile con l’album The Offbeat Of Avenues. Sono seguiti, poi, numerosi album live, raccolte ed alcuni successi come Tonin’ del 1995, Swing del 1997 e, soprattutto, Vibrate del 2004. Gli album più recenti sono : 2000 - The Spirit of St. Louis, Atlantic Records 2004 - Vibrate, Telarc 2004 - An Acapella Christmas, King Records Rhino Records 2006 - The Symphony Sessions, King Records Rhino Records 2009 - The Chick Corea Songbook, Four Quarters Etertainment il live del 2003 - Couldn’t Be Hotter, Telarc e nello stesso anno la raccolta The Definitive Pop Collection, Rhino Records

—  Fondazione Premio Ischia Via Ventiquattro Maggio, 46 00187 ROMA tel. 06.69922727 tel. 081 985454

Fonte: PremioIschia.it

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By Admin (from 02/07/2010 @ 10:40:34, in it - Scienze e Societa, read 1178 times)

Qui in America al ristorante si paga regolarmente la mancia. Pagarla in contanti è banale: basta lasciare in un astuccio che ti danno loro i soldi del conto più una cifra che va dal 10% al 20%. Ti alzi e te ne vai indisturbato.

 A questo punto, mi succede da anni, ogni volta che con me c’è un Italiano dall’Italia mi viene chiesta con un certo stupore e con un ghignetto malefico sempre la stessa domanda: “E se uno se ne andasse senza mettere dentro i soldi?!?

Il bello però viene quando si decide di pagare la mancia con la carta di credito. La procedura è un pò meno semplice e in genere gli Italiani storcono subito il naso:

1) Inserisci la carta nello stesso astuccio riservato al contante
2) Il cameriere prende l’astuccio e lo porta via, dopodichè passato qualche minuto te lo riporta assieme ad un foglietto di carta da firmare
3) firmi il foglietto (su cui sono riportati gli estremi della transazione) e sotto aggiungi la cifra da devolvere in mancia col relativo totale
4) prendi la tua carta di credito da dentro l’astuccio, prendi una copia del foglietto come pro-memoria e te ne vai

In questo caso l’Italiano di turno immancabilmente si allarma e domanda: “come è possibile che si prendono la mancia se non hanno più la carta di credito?” E soprattutto: “chi me lo dice che invece di prelevare la cifra che ho scritto si prendono di più?”

Tu spieghi che nessun commerciante qua farebbe truffe così perchè si va in galera e si rimane segnati a vita, e poi alla fine anche se succedesse la truffa la farebbero a VISA, mica a te! Spesso si lasciano convincere ma alla fine sconsolati sbottano: “va beh la prossima volta però pago col BANCOMAT!” heheheheheheeheh

Autore: Alain De Carolis; Fonte: Alain.it

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LUGANO - È stato arrestato negli scorsi giorni Federico Devittori, 53enne domiciliato a Morcote e direttore dell'omonima società di consulenze internazionali con sede in Viale Stefano Franscini 17 a Lugano. Stando a quanto scrive oggi laRegioneTicino a suo carico sono state ipotizzate le accuse di appropriazione indebita, amministrazione infedele e truffa. 

Secondo gli inquirenti  Federico Devittori avrebbe indebitamente impiegato soldi di clienti e li avrebbe usati per far fronte a spese e  debiti delle società del gruppo De Vittori. Il tutto all’insaputa dei clienti stessi. Secondo il giornale sono stati trasmessi ordini di sequestro di conti bancari su cui potrebbe essere confluito il denaro.
Il danno provocato da Devittori - nome noto sulla piazza finanziaria - ammonterebbe a circa 6 milioni di franchi. L’inchiesta è coordinata dalla procuratrice pubblica Fiorenza Bergomi.

Fonte: Tio.ch ; Foto: Ti-Press

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Buongiorno a tutti, dopo la debacle della nazionale, sapete che la nazionale non picchia mai un chiodo quando Governa Berlusconi, bisognerebbe cominciare a domandarsi quale serie innumerevoli di catastrofi capitino sull’Italia e sul mondo quando governa questo signore che è l’unico a portare bene a sé stesso e male a tutti gli altri. Di solito a uno porta bene e a un altro porta male, lui porta bene a sé stesso e porta male a tutti gli altri. Ha cominciato a portare male anche ai suoi più stretti collaboratori, pensate i disastri che sono capitati nell’ultimo periodo ai suoi fedelissimi da Scajola, a Bertolaso, a Matteoli, a Lunardi, adesso c’è il caso dell’ex sottosegretario Brancher promosso Ministro alla vigilia del suo processo per i soldi che dice di avergli dato Fiorani per creare una lobby favorevole ai furbetti del quartierino e al Governatore Fazio nel 2005, 5 anni fa e immediatamente, ovviamente il neoMinistro ha utilizzato il legittimo impedimento che è automatico, autocertificato con una dichiarazione della Presidenza del Consiglio con l’obbligo per i giudici di tenerne conto e è un legittimo impedimento che può durare per 6 mesi prorogabili due volte, quindi per un totale di 18 mesi.

Lacrime di coccodrillo.

La legge è quella che è stata varata all’inizio di quest’anno, è stata regolarmente, immancabilmente promulgata dal Capo dello Stato, il quale poi naturalmente ha ricevuto il neoMinistro a non si sa bene cosa, Brancher, per il giuramento al Quirinale.
Ci sono le immagini impietose di Sky che mostrano solo la stretta di mano, non solo il giuramento sulla Costituzione ma anche un brindisi con lo spumantino e un applauso a cui partecipa anche il Capo dello Stato, ora che si è reso conto di quello che ha fatto, di avere nominato una persona che diventa Ministro solo esclusivamente per sfuggire ai processi, tant’è che era talmente urgente nominarlo Ministro che poi la delega ministeriale la si discuterà dopo, l’importante è dargli la qualifica di Ministro per farlo rientrare tra gli aventi diritto al legittimo impedimento, il Capo dello Stato ha cominciato a prendere le distanze da chi? Immagino da sé stesso, perché purtroppo le leggi come il legittimo impedimento se non fossero promulgate dal Capo dello Stato non entrerebbe in vigore e i Ministri se non fossero nominati dal Capo dello Stato su designazione del Presidente del Consiglio, non entrerebbero in carica, quindi Brancher lo ha nominato Napolitano, non Berlusconi e la legge sul legittimo impedimento l’ha promulgata Napolitano, non Berlusconi.
Di cosa si lamenta adesso il Capo dello Stato? Boh, è un mistero, è un mistero perché Brancher si è avvalso di una legge dello Stato che dà diritto a tutti i Ministri, quindi lui compreso di avvalersi del legittimo impedimento, se l’ha firmata il Capo dello Stato, vorrà dire che quella legge è in vigore, quindi per quale motivo Berlusconi ha potuto avvalersene 3 volte su 3 nei suoi 3 processi MediaTrade, Mediaset e Mills, senza che il Capo dello Stato obiettasse nulla, mentre invece quando la stessa cosa la fa il neoMinistro Brancher interviene il Capo dello Stato e dice che non c’è nessun legittimo impedimento? Perché vogliamo veramente credere che il Presidente del Consiglio per 18 mesi non avrà neanche un’oretta per partecipare a una delle udienze dei suoi processi? Vogliamo forse affermare che il legittimo impedimento di Brancher è falso e su questo non ci sono dubbi e il legittimo impedimento di Berlusconi è vero? Davvero possiamo pensare che non ha tempo libero Berlusconi con tutto quello che sappiamo sull’utilizzo che lui fa del suo tempo libero?
Ancora, non sarà che le polemiche su Brancher dipendono dal fatto che Brancher conta poco, mentre Berlusconi conta molto? E che quindi è molto facile prendersela con Brancher, mentre è molto più complicato prendersela con Berlusconi? Queste sono le domande che bisognerebbe porsi perché? Perché il fatto che il Capo dello Stato abbia fatto sapere ai giudici che lui ritiene, peraltro non si sa a quale titolo, che Brancher non abbia un legittimo impedimento quando lo invoca, mentre non è mai intervenuto per il legittimo impedimento di Berlusconi, voglia farci capire il Capo dello Stato che il legittimo impedimento è veramente una legge ad personam, ma soltanto per una personam e che era sottinteso che lui l’ha promulgato solo per salvare Berlusconi, quindi se se ne avvale Berlusconi va tutto bene, se ne avvalgono altri Ministri il Presidente si arrabbia, bisognava dirlo prima, bisognava scriverlo nella legge o farlo scrivere nella legge che il legittimo impedimento vale solo per il Presidente del Consiglio, allora perché il Capo dello Stato ha promulgato una legge che estende il legittimo impedimento anche ai Ministri? Se voleva farci sapere che la legge era fatta a posta per Berlusconi e solo per Berlusconi, avrebbe dovuto imporre a Berlusconi di scrivere il suo nome come unico destinatario utilizzatore finale della legge, ha detto: ma Brancher è Ministro senza portafoglio, quindi rientra sotto la presidenza del Consiglio, quindi non è vero che deve riorganizzare e organizzare il suo Ministero perché non ha un Ministero, benissimo e allora perché ha promulgato una legge che non fa distinzione tra Ministri con portafoglio e Ministri senza portafoglio? Se i Ministri senza portafoglio non hanno niente da fare e hanno molto tempo libero, bastava fare inserire nel legittimo impedimento, pena la non promulgazione della legge, una clausola che dicesse che il legittimo impedimento vale soltanto per il Presidente del Consiglio e per i Ministri con portafoglio e non per quelli senza portafoglio, lamentarsi adesso è tardi, perché nella legge questa distinzione tra portafoglio e non, non c’è, quindi Brancher ha tutto il diritto, in base a una legge promulgata dal Capo dello Stato, nella quale rientra grazie alla nomina a Ministro officiata dal Capo dello Stato con tanto di applausi, di avvalersi del legittimo impedimento e quindi mi dispiace dirlo, ma in questa vicenda Brancher ha tutte le ragioni del mondo formali, sappiamo benissimo cosa c’è dietro ma formalmente il Capo dello Stato di intesa con il Presidente del Consiglio, ha messo in campo tutte le condizione perché Brancher possa legittimamente avvalersi del legittimo impediti, lamentarsi dopo sono lacrime di coccodrillo, bisognava pensarci prima.
Naturalmente queste cose oltre che su Il Fatto quotidiano non le leggerete da nessuna parte perché si sono già scatenati i corazzieri di complemento sui giornali, compresi i direttori o fondatori di grandi giornali, a parare le spalle al Capo dello Stato dicendo che poveretto con la vita grama che fa, è stato costretto a firmare la nomina di Brancher, com’è stato costretto a promulgare tutte le leggi vergogna che ha promulgato, ma l’ha fatto con la morte nel cuore, l’ha fatto avvilito, con la faccetta un po’ così, in realtà la faccetta l’abbiamo vista nelle immagini di Sky e cioè applausi e sorrisi!
Dico questo perché mai come in questo periodo si nota da un lato la debolezza del Presidente del Consiglio e dà continui segni di debolezza, la gestione del caso Brancher indica ormai un pugile suonato in balia del primo che passa, Brancher è diventato fondamentale per gli equilibri della politica italiana perché? Perché è una di quelle persone che non devono chiedere mai, basta un’occhiata, è una di quelle persone che grazie alla loro discrezione, ai loro silenzi, hanno accumulato dei meriti agli occhi del Presidente del Consiglio, una delle persone che non hanno parlato, fu incarcerato per 3 mesi nel 1993 per le tangenti che pagava quando era dirigente della Fininvest, braccio destro di Confalonieri, ai socialisti e ai liberali per procurare pubblicità di Stato nella campagna anti Aids, se lo conosci lo eviti, quella famosa campagna lì alle reti Fininvest e in cambio, questa era l’accusa, pagò le tangenti ai socialisti e ai liberali del famoso Ministro della mala sanità De Lorenzo, fu arrestato per questo, perché era stato chiamato in ballo dal Segretario De Lorenzo, per 3 mesi non disse una parola e quando uscì con la bocca cucita come ci era entrato, fece un carrierone, fece un carrierone perché? Perché era stato zitto, d’altronde è stato lo stesso Berlusconi o forse Gonfalonieri, uno dei due a raccontare che per trasmettere telepaticamente la virtù aurea del silenzio, il Cavaliere e Confalonieri giravano in macchina intorno al carcere di San Vittore per mettersi in comunicazione con lui a distanza, non sappiamo se ha funzionato, ma sappiamo che il risultato è comunque questo, Brancher non ha parlato e guarda un po’ è diventato parlamentare di Forza Italia, sottosegretario fino all'altro giorno e poi guarda un po', quando si è riaperto un processo a suo carico, non quello per le tangenti del 1993 perché quello è finito con la prescrizione per il finanziamento illecito e con la depenalizzazione del reato di falso in bilancio da parte dello stesso Governo di cui faceva parte Brancher nel 2002, stavolta l’hanno beccato per i soldi di Fiorani e quindi evidentemente non si possono abbandonare gli amici che tengono la bocca chiusa nel momento del bisogno e ecco la nomina a Ministro, ecco tutto quello che succede.
Quindi vedete che Berlusconi ormai è in balia, non solo delle D'Addario e delle altre signorine, non solo dei ricatti dei mafiosi, ma anche dei ricatti di questi ex … ricatti che non hanno neanche bisogno di esplicitarsi, perché? Perché non c’è neanche bisogno di chiedere quando si sono accumulati una serie di meriti come quelli che ha accumulato Brancher, quindi a questa debolezza cosa segue? Segue l’inerzia di chi dovrebbe dargli il colpo di grazia e quindi Berlusconi pur essendo nel momento di maggiore debolezza della sua carriera politica, non incontra ostacoli, l’opposizione non c’è, a parte quel poco che riesce a fare Di Pietro che comunque ancora l’altro giorno era l’unico a fare l’ostruzionismo contro i tagli di Bondi alla cultura, mentre il PD inciuciava con Bondi, grato a Bondi perché Bondi aveva avuto la gentilezza bontà sua di rimanere a ascoltare le richieste allora PD, pensate come si accontentano di poco questi, un piattino di lenticchie, ma l’opposizione non c’è nel momento in cui dovrebbe dare il colpo di grazia e le istituzioni di garanzia a cominciare dal Quirinale continuano a firmargli tutto, salvo poi naturalmente quando vengono fuori le vere ragioni che peraltro erano note anche prima, allora a prendere le distanze e mobilitare, reclutare corazzieri con la penna in mano che dicono che è una vergogna questa cosa di Brancher, ma il Capo dello Stato non c’entra niente perché non poteva fare altrimenti.

Ridateci Scalfaro e Ciampi.

Che non potesse fare altrimenti non è vero, abbiamo addirittura dei precedenti, non solo di Presidenti che hanno mandato indietro decine di leggi, ma di presenti che hanno mandato indietro dei Ministri, Scalfaro rimandò indietro Previti nel 1994 quando Berlusconi lo voleva Ministro della Giustizia, perché?
Perché Scalfaro disse: il Ministro lo nomino io, tu lo indichi, se non mi piace lo cambi e la stessa cosa fece Ciampi nel 2001 quando tentarono di propinargli Maroni Ministro della Giustizia e dato che Maroni è un pregiudicato perché condannato in via definitiva per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, Ciampi disse: un pregiudicato alla giustizia non lo voglio, mettetemene un altro e misero Castelli, non so se ci abbiamo guadagnato, ma sicuramente dal punto di vista formale non c’era nulla che si potesse dire contro Castelli, se non che non sapeva niente di giustizia, ma questo è un altro paio di maniche, ma sicuramente l’inopportunità della nomina di un condannato al Ministro della Giustizia, fece sì che Ciampi respingesse la nomina di Castelli.
Naturalmente questo avrebbe potuto fare l’altro giorno Napolitano dicendo: io Brancher non lo nomino, perché? Perché è imputato, perché l’ha fatta franca un’altra volta, perché è stato in carcere, perché il Parlamento e il governo non sono alternativi alla latitanza, una volta per sfuggire ai processi si scappava all’estero, adesso per sfuggire ai processi si entra nel governo o in Parlamento.
Quindi immaginate in un quadro così di debolezza se funzionassero le autorità di garanzia e di controllo, cosa ne sarebbe di questo regimetto e se funzionasse l’informazione cosa ne sarebbe di questo regimetto, perché a furia di sentir raccontare che la legge sulle intercettazioni è migliorata grazie agli interventi di Fini e agli emendamenti del PD, questi la approveranno probabilmente entro agosto, a costo di lasciare aperto il Parlamento fino a Ferragosto e sarà la stessa porcheria che abbiamo raccontato più volte perché gli emendamenti sono pannicelli caldi che non ne cambiano la sostanza e il tutto passa agli occhi dei cittadini, grazie all’informazione di regime come una tutela della privacy, Berlusconi passa per essere un difensore della privacy, pensate l’editore di Chi, il giornale che fa della violazione della privacy la sua principale fonte di reddito, passa per il difensore della privacy, forse della sua, perché quella degli altri viene violata quotidianamente dai giorni di Berlusconi, per non parlare dei programmi che fanno della privacy veramente un punto d’onore come Lucignolo, come Bikini, come Pupe e Secchioni vari, Grande Fratello privacy, avete visto quanta privacy gira in quei programmi, Verissimo.
L’editore del gossip televisivo e stampato e difende la privacy, quale? La sua, perché controlla tutto e quindi le cose su di lui non le fa uscire, ma di più, stiamo parlando di un signore che se esistesse informazione in questo momento sarebbe, sotto richiesta di dimissioni, in Italia non esiste formalmente l’impeachment , sotto richiesta di dimissioni e sotto mozione di sfiducia per un caso, al cui confronto il watergate che costò il posto al Presidente degli Stati Uniti Richard Nixon e è il caso del nastro dell’Unipol.

Le intercettazioni dei Berlusconi.

Lo dico perché in questi giorni è partito faticosamente, faticosamente lo dico anche con autocritica il sito de Il Fatto quotidiano, l’autocritica riguarda non il fatto che siamo stati, per fortuna, assaliti, subissati di contatti, 400/500 mila, abbiamo perso il conto, non è soltanto per quello che è andato in tilt il nostro sito, è anche per degli errori tecnici che abbiamo commesso noi e che ha commesso la società alla quale ci siamo rivolti.
Adesso stiamo cercando faticosamente di risolverli, ma questo sito de Il Fatto quotidiano ha cominciato subito a dare notizie che altri non danno, esattamente come fa su carta il giornale Il Fatto quotidiano, abbiamo raccontato questo caso che voi in televisione, a parte alcuni accenni che ha potuto fare Annozero in una delle ultime puntate, non avete mai sentito raccontare, è un caso di una gravità inaudita che però naturalmente se non entra nel fuoco delle telecamere, nessuno lo conosce.
Gianni Barbacetto ne ha fatta una splendida sintesi in due puntate su Il Fatto quotidiano, quindi aiutandomi sul suo lavoro vorrei raccontarvelo in pillole.
Stiamo parlando dell’inchiesta sui furbetti del quartierino che scatta nella primavera del 2005, scopre scalate illegali da parte di Fiorani, Popolare di Loti all’Antonveneta, di Ricucci Magiste al Corriere della Sera Rizzoli e di Consorte Unipol alla Banca Nazionale del Lavoro, dietro una serie di finanzieri spregiudicati sponsorizzati da un fronte trasversale che va dalla segreteria dei DS a Forza Italia, alla Lega. Clementina Forleo mette sotto intercettazione molti telefoni, scopre le prove di queste illegalità, alla fine di luglio vengono emesse le ordinanze di sequestro delle azioni per bloccare le scalate illegali, da quelle intercettazioni che finiscono sui giornali, restano escluse le intercettazioni dove compaiono le voci dei politici, dei parlamentari perché per utilizzare processualmente quelle ci vuole l’autorizzazione del Parlamento e quindi la Procura si appresta a chiedere al G.I.P. Forleo di chiedere al Parlamento l’autorizzazione a utilizzare le telefonate dopo avere scremato tra le tante quelle che sono utili processualmente parlando.
Cosa che avverrà poi nell’estate del 2007, quando poi verrà colpita alla schiena Clementina Forleo per avere fatto il suo dovere, toccando i santuari intoccabili.
Ma rimaniamo nel 2005, quando le telefonate dei politici, ancora segretate che non possono uscire sui giornali perché il Parlamento deve ancora autorizzarne l’utilizzo, restano lì e naturalmente chi le conosce? Pochissimi, perché? Perché la Guardia di Finanza non le ha ancora neanche trascritte, quindi sono nella cassaforte, una copia dei dischetti, della Procura della Repubblica di Milano, un’altra copia ce l’ha in mano la Guardia di Finanza e una terza copia ce l’ha la società privata che si chiama Rcs, ma che non c’entra niente con la Rizzoli Corriere della Sera che si chiama Resource control system (Rcs) è una ditta che fa capo a un certo Roberto Raffaelli che ne è l’amministratore delegato a cui lo Stato subappalta le intercettazioni che si fanno a Milano perché lo Stato non ha le apparecchiature e quindi si rivolge a privati, il che spiega la lievitazione dei costi delle intercettazioni, se lo Stato le facesse improprio, ovviamente pagherebbe molto meno.
Questo Raffaelli che esegue materialmente le intercettazioni per conto della Procura di Milano naturalmente ha anche lui ascoltato tutto e è tenuto ovviamente al massimo riserbo, invece cosa succede? Succede che questo file audio, uno dei file audio che riguardano i politici, uno dei più dirompenti, quello in cui si sente l’allora segretario dei DS Piero Fassino domandare a Giovanni Consorte in piena scalata Bnl, allora abbiamo una banca, quando sembra che ormai la Bnl abbia messo le mani sulla Banca Nazionale del Lavoro, con un collage di furbetti del quartierino che gli portano la maggioranza delle azioni in barba alla legge sulle Opa che impone l’offerta pubblica di acquisto dopo il 30% di controllo di una società, qui siamo oltre il 50 e ancora non è stata lanciata l’Opa, questo è l’aspetto illegale secondo i magistrati, Fassino chiede a Consorte il quadro della situazione e Consorte gli spiega che sì, ha il controllo della Bnl e Fassino prende nota senza muovere alcuna osservazione sul fatto che Consorte gli sta confessando quello che la Procura riterrà essere poi un reato grave aggiotaggio e turbativa del mercato.
Questa telefonata esce alla fine di dicembre 2005, in piena campagna elettorale in vista delle elezioni di primavera, elezioni che il centro-sinistra dovrebbe vincere in carrozza visto che ha dicembre ha ancora 10 punti di vantaggio sul centro-destra, Berlusconi dopo 5 anni di governo è alla frutta, invece poi dopo la pubblicazione di quella telefonata Fassino a Consorte “abbiamo una banca” ci sarà una grande rimonta di Berlusconi che arriverà a un’incollatura, arriverà al pareggio al Senato e il centro-sinistra, l’Unione vincerà per 25 mila voti grazie ai senatori eletti all’estero.
Questa rimonta è dunque collegata con quella telefonata e quella telefonata esce sul giornale di Paolo Berlusconi o di Silvio, chi lo sa, ma sì che lo sappiamo che è di Silvio e non poteva uscire, non poteva uscire perché? Perché la conoscevano Raffaelli, la Finanza, la Procura, tutti tenuti al segreto, tenuti al segreto quindi reato per chi la pubblica, ha fatto benissimo Il Giornale quando uno ha una notizia, anche se segreta, fa benissimo a pubblicare, non stiamo discutendo il diritto – dovere de Il Giornale di pubblicare una notizia di interesse pubblico, peggio per Fassino che ha detto quelle cose.
Il bello è vedere come è arrivata questa telefonata a Il Giornale, perché dicono sempre che sono i magistrati che spifferano le notizie, a me non risulta, a me non è mai capitato, forse frequento magistrati troppo onesti, chi lo sa! In questo caso guarda caso si è scoperta la fonte della fuga di notizie che non è la Procura e non è neanche la Guardia di Finanza, è la ditta Rcs di questo Raffaelli, qual è il link? E’ un certo Fabrizio Favata, quest’ultimo è un signore che è stato anche in carcere, è un signore che è stato addirittura per un certo periodo socio di Paolo Berlusconi, anche Paolo Berlusconi è stato in carcere, quindi chi non muore si rivede! Favata porta Raffaelli con il file audio della telefonata di Fassino a Paolo Berlusconi e insieme Paolo Favata e Raffaelli vanno da Silvio alla vigilia di Natale, 24 dicembre 2005 ore 19,30, Berlusconi è Presidente del Consiglio, sta a Arcore nella sua villa, nel suo salotto c’è un abete tutto bianco, addobbato per Natale, è la vigilia del Natale, Berlusconi è lì sdraiato su una poltrona semirintontito, dice di essere molto stanco, ha gli occhi socchiusi, il capo reclinato all’indietro, arriva il trio Paolo più Favata più Raffaelli, Berlusconi si scusa di essere molto stanco, dice che ha poco tempo perché deve andare alla Messa di Natale di Don Verzè al San Raffaele, allora i due si spicciano e allora cosa fanno? Tirano fuori il pendrive con la telefonato, infilano il pendrive dentro un computer portatile, fanno ascoltare la telefonata di Fassino che dice “abbiamo una banca” a Berlusconi, quest’ultimo si sveglia a quel punto, capisce e non si sa bene se lui o suo fratello dicono a chi ha fatto questo enorme regalo di Natale “vi saremo grati noi e la nostra famiglia per tutta la vita!”, perché Berlusconi ha accettato di ricevere proprio a quell’ora, la vigilia della messa di Natale due sconosciuti a lui? Conosceva il fratello come Raffaelli e Favata, perché Raffaelli aveva detto che voleva fargli un regalo di Natale e poi era comunque noto a Berlusconi perché stava brigando per far avere alla propria azienda alla Rcs un mega-appalto ha 120 milioni di Euro per realizzare il sistema delle intercettazioni telefoniche in Romania, in Romania c’è un Presidente che si chiama Adrian Nastase e che naturalmente è un grande amico di Berlusconi e di quell’operazione, attrezzare la Romania per le intercettazioni telefoniche si occupa l’Italia, tant’è che è ufficiale, il Prefetto Del Mese, capo dei Servizi segreti del Cesis è andato nel 2004 in Romania per mettere a punto questo accordo di assistenza da parte dell’Italia alla Romania e questa assistenza dovrebbe, secondo Raffaelli naturalmente le sue aspettative, coinvolgere l’azienda di Raffaelli che dovrebbe farci un sacco di soldi.
Il regalo che porta Raffaelli è questo pendrive, una captatio benevolentiae nei confronti di Berlusconi che sta tentando la rimonta nei confronti di Prodi, quindi è entusiasta di poter sbattere poi sul giornale di suo fratello delle intercettazioni che seminano il panico e l’allarme nell’elettorale di centro-sinistra, consentendogli di fare la campagna elettorale contro la sinistra degli affari, non dimentichiamo, arrivammo al paradosso per cui Berlusconi, l’uomo che degli affari in politica ha fatto ha sua missione di vita, accusava il centro-sinistra di fare altrettanto e ben gli sta naturalmente al centro-sinistra che gli ha dato il destro di farlo.
A questo punto cosa succede? Succede che passa una settimana e subito dopo le feste di Natale, alla vigilia di capodanno Il Giornale pubblica a tutta prima pagina “Fassino a Consorte: abbiamo una banca” con la trascrizione integrale di quella telefonata che conosceva solo la Procura di Milano che la teneva in cassaforte, la Guardia di Finanza che la teneva in cassaforte, Raffaelli e a questo punto anche Favata, Paolo Berlusconi e Silvio Berlusconi, secondo voi chi gliela data al giornale di Paolo e Silvio Berlusconi? L’indagine comincia perché? Perché a un certo punto Favata che è in difficoltà, l’uomo che ha messo in comunicazione Raffaelli con Paolo e quindi con Silvio Berlusconi, comincia a chiedere soldi in giro, minaccia di rivelare la cosa, non viene soddisfatto e allora va dai giornalisti nella speranza che Casa Berlusconi venga a scoprire che lui è un pericolo e che quindi finalmente qualcuno si decida a cedere alle sue richieste, va a parlare con L’Unità, con Peter Gomez de L’Espresso, va da Di Pietro per dargli questa storia, naturalmente chiede soldi anche ai giornalisti, i giornalisti soldi non gliene danno, lui va da Di Pietro e quest’ultimo cosa fa? Fa una denuncia alla Procura di Milano su quello che ha saputo e quindi l’inchiesta della Procura di Milano parte ascoltando ovviamente i vari testimoni di questa storia, i quali, quasi tutti, la confermano nei particolari che prima vi ho sintetizzato.
Il primo a confermarla è un certo Eugenio Petessi, chi è? E’ un amico di Favata, quest’ultimo si è confidato con lui e gli ha raccontato quello che ha appena fatto, ha portato Raffaelli con il pendrive con la telefonata a Berlusconi, Raffaelli viene interrogato a sua volta e quindi Petessi dice: sì, sì, mi raccontò che la cosa l’aveva fatta, è un primo riscontro, chiamano Raffaelli i magistrati, Raffaelli dice che c’è stato l’incontro, dice che lui ha chiesto l’aiuto per la Romania, ma nega ovviamente di avere portato l’intercettazione perché, non solo è un reato, ha violato un segreto, essendone depositario, ma se si scopre che ha violato un segreto lui ha chiuso con il mondo delle intercettazioni perché quale Procura affiderà più a lui il compito di fare le intercettazioni se poi lui se le va a vendere in giro o a far sentire in giro? Quindi è ovvio che il Raffaelli non può confermare questa cosa e quindi tenta di negarla.
Quindi Petessi conferma tutto quello che gli ha raccontato Favata, Raffaelli conferma gli incontri ma non conferma di avere consegnato il pendrive, Favata dice di avere incontrato 3 volte Paolo Berlusconi due volte nella sede de Il Giornale di Milano e la terza a Roma a Palazzo Grazioli, questo scrive il G.I.P. Giordano che due mesi fa ha arrestato Favata per avere tentato di estorcere soldi a questa banda e ha indagato, intanto la Procura ha indagato Paolo Berlusconi per ricettazione, per avere ricevuto quell’intercettazione segreta e quindi illegalmente diffusa e anche per millantato credito perché c’è il sospetto che i soldi che dovevano andare a Favata o una parte di quei soldi che dovevano andare a Favata per la mediazione in realtà li abbia incassati Paolo Berlusconi e un’altra parte si ipotizza che abbia potuto intercettarli in qualche modo quel Petessi che ha raccontato di avere saputo tutto.
Scrive il giudice “Nel secondo incontro Raffaelli riferì delle difficoltà che Rcs incontrava per ottenere degli ordini all’estero e Paolo Berlusconi disse che loro avrebbero potuto svolgere attività di segnalazione presso governi stranieri con cui il governo italiano in quel momento presieduto dal fratello Silvio, aveva buoni rapporti al fine di favorire l’attività imprenditoriale della ditta Rcs. In occasione del terzo incontro ma Palazzo Grazioli a Roma, Paolo Berlusconi presentò Raffaelli – quello della ditta di intercettazioni – a Valentino Valentini che era il capo delle relazioni internazionali della Presidenza del Consiglio e che soprattutto è l’uomo più vicino a Berlusconi, una specie di segretario tutto fare che è anche parlamentare” questo Valentini a dire di Paolo Berlusconi avrebbe potuto in concreto segnalare le attività di Rcs all’estero, per esempio in Romania, Valentino sentito, conferma questo incontro nella primavera del 2005, ammette di avere dato la sua disponibilità, avrebbe visto quello che si poteva fare, ma forse spiegò anche a Raffaelli che non sapeva se con il nuovo governo ultima Romania sarebbero proseguiti i rapporti amichevoli che l’Italia aveva avuto con il predecessore del nuovo Presidente che era Nastase, vecchio amico di Silvio.
Autunno 2005 succede il patatrac, la svolta, c’è questo file audio segretato in quei posti che sappiamo che comincia a girare, lo racconta il Petessi al giudice, dice nell’ottobre – novembre 2005 mi trovavo nell’ufficio dell’Ing. Raffaelli e lui stava lavorando alla sua scrivania a un computer portatile, dopo qualche minuto ha alzato mi occhi e rivolgendosi a me mi girò il computer e mi disse: ti faccio sentire una cosa curiosa, quindi la faceva sentire a chi passava di lì. Sullo schermo del computer vidi la riproduzione di un foglio con delle colonne in cui a sinistra erano indicate delle date, degli orari, poi nella colonna successiva vi erano indicati dei nomi e infine nell’ulteriore colonna dei commenti del tipo: non importante, non rilevante, nella schermata del computer sono rimasto colpito avendo visto dei nomi di persone conosciute, in particolare ricordo un rigo in cui si riportavano i nomi di Briatore e Ricucci e poi un altro in cui apparivano i nomi di Consorte e Fassino, sono le telefonate della scalata Bnl Unipol.

L'inchiesta parte grazie a Di Pietro.

Nel girare il computer verso di me Raffaelli disse: senti questa tanto non è importante, quindi schiacciò un tasto così e sentì una conversazione telefonica tra Briatore e Ricucci, parlavano di un invito in barca etc., mentre Raffaelli stavano per girare il suo computer verso di lui, io sono stato colpito dai nomi Fassino – Consorte proprio a causa della notorietà politica del primo e quindi incuriosito chiesi: e questa? Indicando l’annotazione relativa a Fassino – Consorte e Raffaelli mi disse: ok, ti faccio sentire anche questa che tanto non ha rilevanza, sì con il cavolo!
Ho quindi sentito l’inizio di tale conservazione in cui ricordo che Fassino disse: abbiamo una banca, Petessi dice la verità scrive Barbacetto su Il Fatto perché è provato agli accenni a particolari inediti e mai citati da nessun giornale, per esempio la presenza tra i vari interlocutori di quelle telefonate intercettate di un Avvocato che poi è morto tragicamente e anche l’invito in barca di Ricucci a Briatore.
La telefonata di Fassino colpisce Petessi e tornerà buona qualche giorno dopo con il regalo di Natale, Favata fa da postino tra Raffaelli e Paolo Berlusconi e non solo porta la chiavetta Usb con l’intercettazione, ma c’è anche una storia di soldi cole dice Petessi allo stesso giudice, dal giugno 2005 per oltre un anno aveva emesso fatture fittizie nei confronti di Rcs, sempre per richiesta di Raffaelli dell’importo di 40 mila Euro oltre Iva del 20% ogni mese, poi Petessi aveva consegnato regolarmente in contanti per disposizione di Raffaelli le somme in questione a Favata a Milano nei pressi dell’ufficio di Paolo Berlusconi presso Il Giornale, Favata gli chiedeva di agire in tal modo in quanto la somma in questione doveva essere consegnata a Paolo Berlusconi in cambio di un suo intervento per lo sblocco dell’affare in Romania.
All’inizio del pagamento Favata gli disse che aveva ottenuto attraverso il Paolo Berlusconi che Raffaelli potesse incontrarsi a Roma a Palazzo Grazioli con Valentino Valentini, al quale dovevano essere destinate le somme da lui versate a Paolo Berlusconi perché sbloccasse l’affare Rcs con la Romania, ma dopo qualche tempo Raffaelli gli disse di avere incontrato Valentini in un viaggio aereo e quello si era mostrato abbastanza freddo, tanto che Raffaelli commentò che a suo parere in realtà Valentini non aveva affatto ricevuto il denaro che, a dire di Paolo Berlusconi, avrebbe dovuto gestire per favorire la conclusione delle trattative in corso con la Romania, quindi stiamo parlando di Paolo Berlusconi che, secondo quello che racconta Petessi, avrebbe ricevuto dei soldi, promettendo che li avrebbe distribuiti in giro per favorire Raffaelli.
Alla fine allora chi se li è tenuti questi soldi? Paolo Berlusconi è indagato per millantato credito perché c’è il sospetto che una parte, i soldi sarebbero in tutti 560 mila Euro, se li sia tenuti Paolo, l’altro sospetto è che non pezzettino se lo sia tenuto pure Petessi, l’appalto rumeno non decolla, Favata che è in gravi difficoltà economiche perché ha chiuso alcune società, era in società anche con Paolo Berlusconi, comincia a chiedergli dei soldi a Paolo Berlusconi e manda anche dei segnali a Silvio, scegliendo quelli che ritiene possano essere gli intermediari giusti, a chi si rivolge per fare da intermediario con Silvio? A Niccolò Ghedini, ai diritti del Foglio Giuliano Ferrara e di Panorama Maurizio Belpietro, poi chiede prestiti a Raffaelli che consegna a Petessi 300 mila Euro dai fondi neri dell’azienda, Favata però continua a chiedere soldi e minaccia di vendersi in giro la storia del regalo di Natale.
Contatta L’Unità, L’Espresso, parla con Di Pietro, parte l’inchiesta anche se lui non lo sa perché Di Pietro ha fatto la denuncia e poi scrive una lettera nel 2007 a questo Petessi Favata in cui gli dice: “Caro Alberto come tu ben sai non riesco a garantire alla mia famiglia un dignitoso livello di vita, potrai immaginare cosa vuole dire vivere non paese dove tutti si conoscono avendo debiti nei negozi, fare la spesa diventa sempre più difficile, per non parlare delle bollette, a tutto questo aggiungi che tra una settimana è Natale, ho deciso pertanto visto che Roberto con me parla in una maniera e a te dice l’esatto opposto, di vendere la vicenda Paolo, avendo due possibilità: la prima è con Repubblica avendo l’aggancio di una giornalista, la seconda molto più ricca ma anche più pericolosa è con Fabrizio Corona, garantisco la massima discrezione nei tuoi confronti, come nei confronti di Roberto, speravo di riuscire a parlarti personalmente ma per mille motivi non è stato possibile, un affettuoso abbraccio Fabrizio”.
Nella misura cautelare che ordina l’arresto di Favata, il G.I.P. si dice convinto che Favata abbia chiesto soldi e ricattato, ma abbia detto anche delle cose vere, per esempio di questi incontri che avvengono con l’Avvocato Ghedini, Raffaelli incontra Ghedini e il G.I.P. si domanda: perché? Proprio perché il fatto che Favata minacciava di rendere pubblico il fatto, coinvolgeva non solo Paolo Berlusconi cliente dell’Avvocato, ma anche lo stesso Raffaelli, se infatti il fatto minacciato avesse riguardano solo Paolo Berlusconi non vi sarebbe stata alcuna necessità che Raffaelli tornasse per ricevere risposte etc., Raffaelli è preoccupato perché se Favata si vende la storia in giro ci va di mezzo pure lui mica soltanto Paolo Berlusconi.
Quindi l’unico che poteva coinvolgere unitariamente Favata a dire di questi e Raffaelli, nonché i clienti dell’On. Ghedini, Silvio e Paolo Berlusconi era lui, d’altra parte questa è una storia di silenzi, come scrive Barbacetto, perché insieme a quelli che parlano ci sono anche quelli che tacciono, intanto Paolo Berlusconi pur avendo rilasciato un mandato difensivo a Ghedini in ordine a questa vicenda e ritenendosi una persona offesa rispetto a questa vicenda, tuttavia con decisione assai singolare non ha presentato alcuna denuncia Paolo Berlusconi all’Autorità giudiziaria, se dice di essere vittima di un ricatto perché non lo denuncia? E ha taciuto anche quando è stato invitato a comparire per rendere l’interrogatorio in ordine alla supposta ricezione di denaro per favorire la conclusione dell’affare con la Romania e un comportamento come questo secondo il G.I.P. si giustifica solo nel caso in cui la persona offesa, presunta, come nel caso analogo di Raffaelli, ritenga che dalla denuncia del tentato ricatto, gli possono derivare più danni che vantaggi, perché? Perché se denuncia il tentato ricatto, dovrebbe raccontare che è lui che ha portato Favata e Raffaelli da suo fratello Presidente del Consiglio con il pendrive supervietato!
Quindi per esempio la pubblicazione inevitabilmente conseguente alla celebrazione di un processo penale, del fatto minacciato costituiva per lui già un grave danno e poi ci sono i silenzi dell’Avvocato Ghedini che ha fatto di tutto e finora è riuscito a non andare a testimoniare in questa inchiesta pur essendo stato più volte con vocato, addirittura con la minaccia del PM di farlo accompagnare coattivamente dai Carabinieri se non si presentava. Ghedini viene definito dal G.I.P. la persona a cui Favata avrebbe in concreto esposto le sue richieste per avere vantaggio economico, citato per rendere sommarie informazioni sui fatti a sua conoscenza, Ghedini si è rifiutato di comparire, perché? Perché ha detto che ha il segretario professionale, nel senso che Paolo e Silvio Berlusconi che gli hanno dato il mandato di seguire per loro questa inchiesta e quindi lui se parlasse dovrebbe in qualche modo violare il segreto professionale.
Poi c’è l’assistente di studio che ha ricevuto Favata, l’assistente dello studio Ghedini, l’Avvocato Cipollotti che è stato sentito l’altro giorno in Procura, il Giudice Giordano ha stabilito che l’incontro tra Cipollotti e Favata non è stato di natura professionale, tra un Avvocato e un cliente, nel senso che Cipollotti avrebbe partecipato a quell’incontro come intermediario di una richiesta economica perché non ci voleva andare Ghiedini a quell’incontro.
Naturalmente in tutta questa vicenda ci sono soldi che girano e non si sa chi se li sia presi, c’è una certezza assoluta e cioè che quel file audio superproibito è arrivato tramite l’amministratore della ditta, tramite l’intermediario Favata, tramite Paolo Berlusconi che li ha portati da Silvio, nelle mani dell’allora Presidente e anche oggi, del Consiglio, che dice di difendere la nostra privacy e che in realtà era tanto per cambiare l’utilizzatore finale di quel file audio perché poi i vantaggi politici e elettorali della pubblicazione indebita, anche se doverosa, di un’intercettazione ancora segretata che poi tra l’altro è stata pure ritenuta di nessuna rilevanza penale anche se aveva una grande rilevanza pubblica è stato lui, è stato lui che ha fatto la rimonta anche grazie a quella pubblicazione sul suo giornale rilanciata dalle sue televisioni, rilanciata dalla sua RAI, la RAI all’epoca parlava di vicende giudiziarie, perché? Perché facevano comodo a Berlusconi, mica come adesso, adesso non fanno comodo a Berlusconi perché c’è di mezzo, tanto per cambiare, lui, quindi questa storia che è uno scandalo incredibile, molto, molto peggio del Watergate, in Italia non lo conosce nessuno, salvo quelli che hanno la fortuna di leggere pochissimi giornali che di questa storia diffusamente si sono occupati e uno di questi è Il Fatto quotidiano.

Per chi ne vuole sapere di più, perché mi rendo conto che la storia è abbastanza intricata anche se i capisaldi sono abbastanza chiari, può andare sul sito de Il Fatto quotidiano, sperando che non ci siano altri problemi tecnici in questi giorni e troverà lì documentazione di ogni genere, c’è tutta la documentazione anche inedita che riguarda per esempio gli abboccamenti che Favata chiese a Peter Gomez che ha raccontato anche lui in prima persona e che ha registrato parte di quelle conversazioni nelle quali questo signore tentava disperatamente di lucrare qualcosa da una vicenda sulla quale aveva messo in piedi anche un ricatto.
Così vi potete fare un’idea di come è ridotta l’informazione in Italia e del perché anche un omino debolissimo ormai come il Presidente del Consiglio, sta in piedi, sta in piedi perché come diceva Petrolini, non ce l’ho con te che mi fischi dal loggione, ce l’ho con il tuo vicino che non t’ha ancora buttato di sotto! Passate parola, buona settimana!

Fonte: BeppeGrillo.it

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Questa settimana, sono state promulgate in Romania le leggi dell’austerità, dopo che il Parlamento le ha modificate secondo la decisione della Corte Costituzionale che aveva dichiarato alcuni articoli incostituzionali. Si tratta di quelli sui tagli del 15% alle pensioni normali e alle indennità delle persone che assistono i disabili, e sul ricalcolo al ribasso delle pensioni dei magistrati. Non sono stati, però, risparmiati i redditi degli statali che dal 1 luglio sono stati abbassati del 25%. Inoltre, sempre primo luglio, l’IVA è aumentata dal 19 al 24% e i buoni pasto, regalo, vacanze e quelli per l’asilo nido, i pagamenti compensatori, i diritti d’autore, gli interessi per i depositi bancari e le transazioni sui mercati di capitale sono tutti tassati. Il Governo sostiene che queste dure misure di austerità sono assolutamente necessarie per far rientrare il deficit di bilancio nel target prefisso per la fine dell’anno, del 6,8% del Pil, target convenuto con il Fmi in vista del rilascio delle prossime tranche del prestito concordato la scorsa primavera. I mercati hanno reagito subito, i prezzi sono cresciuti e la moneta nazionale, il leu, ha perso terreno nei confronti della moneta europea. Il tasso di cambio ha oscillato intorno a 4 lei e 35 bani per un euro. Il consigliere del governatore della Banca Centrale, Adrian Vasilescu, ha dichiarato a Radio Romania che il fattore psicologico è la principale causa del deprezzamento della moneta nazionale, e il presidente dell’Associazione degli Imprenditori della Romania, Florin Pogonaru, ritiene che la fluttuazione del tasso di cambio euro-leu è circostanziale. Stando agli analisti economici, le cose si calmeranno con il rilascio della quinta tranche dal Fmi.

La Romania ha avviato le procedure per accedere al Fondo di Solidarietà dell’Ue, dopo le devastanti alluvioni degli ultimi giorni che hanno lasciato dietro 20 morti. Il loro numero sarebbe potuto essere ancora maggiore se non fosse stata diramata l’allerta alluvioni per alcune province del nord-est del Paese, le più colpite. Decine di migliaia di persone sono state evacuate. Il traffico stradale e ferroviario ha subito forti disagi. Numerose località sono rimaste senza energia elettrica. Il Governo ha inviato agli sfollati acqua potabile, conserve e beni di prima necessità. L’allerta alluvioni è stata, purtroppo, prolungata. Si preannunciano altre piogge torrenziali e le portate del fiume Danubio, che bagna il sud del Paese, e del Siret, che scorre nell’est e nord-est, continuano a salire.

Il Consiglio Supremo di Difesa di Bucarest si è riunito, lunedì, per discutere le misure di contrasto all’evasione fiscale e al contrabbando, che colpiscono innanzittutto i settori agroalimentare, alcol e tabacco, edilizia e prodotti energetici. Il Consiglio ha elaborato un piano che prevede l’istituzione in ciascuna provincia di gruppi specializzati, formati di ufficiali ed esperti. Il Consiglio ha pure deciso che, nel 2011, il numero dei militari romeni impegnati in missioni all’estero sarà diminuito di 319 persone. La maggior parte dei militari romeni impegnati all’estero sono dislocati in Afganistan, dove il contingente romeno supera 1.400 persone.

La controversa legge sul funzionamento dell’Agenzia Nazionale per l’Integrità, creata qualche anno fa con l’obbietivo di verificare la legalità dei patrimoni dei dignitari, è stata votata dal Senato in una forma che ha suscitato il malcontento di molte persone. Il segretario generale dell’Agenzia, Horia Georgescu, ammonisce che “questo crea implicitamente conseguenze estremamente negative sul fronte della lotta alla corruzione, come anche sul fronte degli impegni della Romania relativi ai meccanismi europei di cooperazione e verifica nel campo della giustizia”. La legge è stata modificata dopo che la Corte Costituzionale ha deciso che certi provvedimenti della vecchia legge sono incostituzionali. I parlamentari hanno recato correzioni ai rispettivi articoli, ma il presidente Traian Basescu ha rinviato la legge nel Parlamento scontento di otto articoli. La variante emendata è passata dalla Camera. Ma i senatori l’hanno privata dei suoi più importanti strumenti. Essi hanno eliminato dalla legge le commissioni di indagine sui patrimoni, hanno ridotto da tre anni ad un anno il periodo in cui si può indagare sui patrimoni dei dignitari che hanno concluso il loro mandato e hanno mantenuto il sistema della doppia dichiarazione patrimoniale- una pubblica, meno dettagliata, e una riservata, destinata solo ali ispettori dell’Agenzia, in cui siano menzionati i gioielli, gli oggetti d’arte e di culto e gli oggetti di patrimonio il cui valore totale supera 5000 euro. Il Guardasigilli Catalin Predoiu, ha espresso il suo scontento per la forma finale della legge e ha affermato che gli argomenti in base ai quali l’Agenzia Nazionale per l’integrità mantiene le sue attribuzioni sono, in realtà, delle mistificazioni.

Fonte: rri.ro

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La manovra, si sa, è in fase di completamento. Ma solo ora comincia a trapelare anche lastangata sugli automobilisti, che subiranno una serie di notevoli rincari su buona parte dei tratti autostradali della rete Anas.

Si parla di aumenti fino al 5%, concentrati essenzialmente sui caselli della A1 e della A24 (la Roma-Teramo che passa anche per L’Aquila). E proprio la capitale sarebbe una delle città più colpite dal provvedimento, al punto che nel più puro stile clientelare della nostra politica il sindaco Alemanno - spaventato - si è affrettato a dichiarare che “i romani non dovranno tirare fuori una euro”.

E invece non sarà così, a meno che si confermino i soliti privilegi romanocentrici tipici della casta italiota. Ai più appariva decisamente assurdo che se i milanesi da anni pagano un tratto di tangenziale (la est) i cittadini della capitale ne fossero completamente esenti; ed è così che il progetto prevede l’istituzione del pedaggio sul raccordo anulare. Un euro per i veicoli leggeri e due quelli pesanti secondo le ultime indiscrezioni.

Ma i romani non sarebbero gli unici a pagare. In teoria dovrebbero essere ben 26 i tratti a passare a pagamento, e tra essi la “mitica” (in tutti i sensi) Salerno-Reggio Calabria, che sarà anche fatiscente, ma di fatto non si vede in base a quale privilegio sia rimasta a scrocco per tutti questi anni.

Altri tratti interessati al pedaggio, tra gli altri, saranno Roma-Fiumicino, Palermo-Catania (era ora!), il raccordo Torino-Caselle, la SS Firenze-Siena e il raccordo Salerno-Avellino.

Autore: Luca Landoni ; Fonte: PolisBlog.it

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