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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Don't expect the Ross-and-Rachel routine during the final season of Scrubs.

Creator Bill Lawrence will resolve the will-they-or-won't-they of docs J.D. (Zach Braff) and Elliot (Sarah Chalke). But that's only one of many relationships that will get substantial attention in the hospital comedy's seventh and final season, which premieres tonight (NBC, 9:30 ET/PT - Updated 10/25/2007 3:10 PM ).

"We're going to resolve those things during the year rather than build up to some overwrought, emotional finale. This is a comedy. All people want is a chance to say goodbye and that we tie up loose ends," Lawrence says, then jokes: "Then we're going to cut to black really quick and play a Journey song."

Lawrence says the main goal is to satisfy "the loyal cult audience," one that has helped the Emmy-nominated series score a long run, despite so-so ratings.

"This fan base has kept the show alive single-handedly by consuming the DVDs and websites and following us from time slot to time slot," he says. "If you try to satisfy them, they feel very proprietary about the show. If you're not a big juggernaut hit, it's the way to stay alive."

Knowing this is the final season, Lawrence and his writers get to plan the show's conclusion, a luxury that wasn't available last season because it wasn't clear when the show would end. That's one reason last season ended with cliffhanging stories, such as J.D.'s impending fatherhood and Elliot's upcoming wedding, both of which will be addressed this season.

Questions surrounding many other relationships will be answered as well, such as: Will physician buddies J.D. and Turk (Donald Faison), who is married to nurse Carla (Judy Reyes), remain as close as they have been in the face of adulthood? Will J.D. finally get validation from the sharp-tongued Dr. Cox (John C. McGinley)?

Braff, whose perpetual man-child character will do some growing up this season, especially enjoys the intimacy of the J.D.-Turk friendship. "It's funny and original. I think Bill has pushed the envelope in how gay two characters can be without actually being gay," he says of a duo that sang Guy Love in last season's musical episode.

In addition, the janitor (Neil Flynn) will finally get a name and a girlfriend, because that's what Flynn asked for if the show returned for a seventh season. Secondary characters will get attention, including jittery lawyer Ted (Sam Lloyd), self-loving surgeon Todd (Robert Maschio) and Dr. Cox's wife, Jordan (Christa Miller, who is married to Lawrence).

Some guest stars will return, including Tom Cavanagh and Elizabeth Banks. Lawrence and Braff wish they could bring back others, such as Brendan Fraser, but the writers killed off some characters.

In place of a musical, this season's extravaganza, directed by Braff, will pay homage to The Princess Bride, centering on a bedtime story Dr. Cox tells his daughter. That means wild costumes for cast members who will play such characters as the village idiot (Braff), a giant (Flynn), a princess (Chalke) and a knight (McGinley).

Such signature fantasy scenes have been part of Scrubs' odd balancing act, a comedy that can be extremely broad while also touching on serious emotional elements. When the show has gotten too goofy, that connection has broken, Lawrence says.

Braff, who likes the broad comedy, says Scrubs will tone it down this year, reflecting its early days. "I think it's smart to end where it began, which was a smidgen less broad than at times we have been."

Source: usatoday.com

WIE VAN DE DRIE

Nika Andrea Anella
Nika | Andrea | Anella
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By Admin (from 29/08/2010 @ 09:08:24, in ro - TV Network, read 1784 times)

Fapt divers


Într-o editie a emisiunii Dimineata devreme difuzată pe Antena 1, Mircea Badea si-a demonstrat calitătile acrobatice în direct, făcând spagatul pe două scaune.

În data de 24 mai 2009, Mircea Badea, însotit de Carmen Brumă, a participat la o actiune a revistei „Viva!” intitulată „Viva la revolution”, care a avut loc în Parcul Tineretului din Bucuresti, la care au participat în jur de 5000 de oameni. În final, Mircea Badea a multumit asistentei si a promis că vor urma si alte actiuni împotriva sedentarismului.

În data de 11 noiembire 2009, Mircea Badea a fost tinta unei fraude bancare în urma căreia i s-au sustras bani de pe cardul de credit.

În data de 7 decembrie 2009, Mircea Badea a anuntat faptul că va renunta la cunoscuta frază pe care o rostea la sfârsitul fiecărei emisiunii ("Trăim în România si asta ne ocupă tot timpul"), mărturisind că nu mai poate întelege ce reprezintă România.

În data de 18 decembrie 2009 a fost în Piata Victoriei în bustul gol si cu pene lipite de corp în urma unui pariu pus cu Radu Berceanu si Emil Boc legat de tronsonului de autostradă Turda-Gilău.

Sursa: http://ro.wikipedia.org/wiki/Mircea_Badea

Despre politica, justitie, politia, pitipoance, Romania, viata de zi cu zi, ziare, autostrazi si multe multe altele. Cu comentariile lui amuzante sau amare, pornite de la subiectele abordate de presa in ziua respectiva, Mircea Badea spune ceea ce gandesc multi dintre romani, deranjand deseori mai-marii zilei si devenind una din vocile influente ale vietii publice.

keywords: Mircea Badea, In gura presei, politica, social, revista presei, Badea, Mircea Badea Video, Video, Antena 1, Antena 3, Emisiune, Live

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Giunta ad una nuova variante, dopo essere stata due volte posta al vaglio del Parlamento romeno e sempre due volte contestata dalla Corte Costituzionale, la Legge sull’Ani (l’Agenzia Nazionale per l’Integrità), è stata adottata, questa settimana, dal Senato, la camera decisionale nella rispettiva questione, nella variante approvata dalla Camera. Con un’unica eccezione- i senatori hanno bocciato un emendamento della Commissione Giuridica della Camera bassa, che prevedeva l’esenzione dei leader sindacali dall’obbligo di presentare una dichiarazione patrimoniale. “Con l’adozione della legge sull’Ani, la Romania riacquista una parte della credibilità persa”, ha valutato il premier Emil Boc. Il buon funzionamento dell’Agenzia Nazionale per l’Integrità- organismo creato nel 2007 per verificare eventuali conflitti d’interessi o i patrimoni illegali dei dignitari- rappresenta una delle condizioni poste dall’Ue per rinunciare al monitoraggio della Romania nel campo della giustizia e della lotta alla corruzione. Nel rapporto sulle riforme giudiziarie in Romania, pubblicato a luglio, Bruxelles ha criticato la Legge sull’Ani, menzionando nel documento “la volontà politica insufficiente per sostenere i processi di riforma”. Il segretario generale dell’Ani, Horia Georgescu, ritiene che l’attuale forma della legge sia molto migliorata rispetto alla precedente. Il modulo della dichiarazione patrimoniale, che resterà pubblica, conterrà dati sulle case, sui conti bancari e sui gioielli, l’unica informazione riservata essendo l’indirizzo delle case detenute. Inoltre, nelle dichirazioni d’interessi saranno menzionati i contratti sviluppati dai dignitari con lo stato. Un altro provvedimento importante riguarda la possibilità che una persona che ha ricoperto una carica politica possa essere verificata per un periodo di 3 anni dal momento della conclusione del mandato.

Sempre questa settimana, il Senato ha approvato un’ordinanza di urgenza del Governo di modifica del Codice Fiscale, tramite cui è stata aumentata l’IVA, dal 1 luglio, dal 19 al 24%. La misura è stata presa per poter contenere il deficit di bilancio nel 6,8% del Pil, in concordanza con quanto convenuto con il Fondo Monetario Internazionale, che ha concesso un prestito alla Romania. L’opposizione aveva chiesto che l’Iva non aumentasse per gli alimenti primari, nonchè un suo aumento del 5% per il settore edilizia, ma le proposte sono state bocciate. “L’aumento dell’Iva è stato praticamente una misura d’urgenza, perchè non c’è più tempo per un altra misura. È chiaro che occorerrebbero altre misure che sostituiscano questi introiti supplementari, che sono molto difficili da trovare e, comunque, consisterebbero sempre nell’aumento di un’imposta, perchè il bilancio ha bisogno di soldi a breve termine. C’è una pressione molto grande con le spese giornaliere, con l’assicurazione delle liquidità necessarie, e l’IVA, da questo punto di vista, è la misura che produce gli effetti più rapidi”, spiega l’analista economico Razvan Voican, del quotidiano Ziarul Financiar.
I senatori liberali e socialdemocratici hanno criticato l’intero piano anticrisi del Governo, ritenendo che l’aumento esagerato della fiscalità avrà degli effetti negativi a medio e lungo termine. Tra cui, l’aumento dell’evasione fiscale.

La Banca Centrale della Romania ha ammonito in un rapporto sulla stabilità finanziaria, reso pubblico mertedì, che il rischio di credito resta la principale vulnerabilità del settore bancario romeno a causa dell’alto grado di indebitamento della popolazione. Nonostante la contrazione economica registrata, il sistema finanziario è rimasto stabile lo scorso anno e nella prima parte di quest’anno, affrma la Banca Centrale, valutando che un ruolo importante l’hanno svolto gli impegni assunti dalle autorità romene nei confronti degli enti finanziari internazionali.

È stato deciso il perseguimento penale dell’assistente che doveva monitorare i neonati vittime di un grave incendio nel Reparto Terapia Intensiva dell’Ospedale di Maternità Giulesti di Bucarest, avvenuto la scorsa settimana. Cinque dei neonati sono morti. Dagli accertamenti è risultato che l’assistente era mancata per 12 minuti dal reparto, tempo in cui l’incendio, scoppiato a causa di un lavoro impprovvisato al condizionatore d’aria, si è diffuso rapidamente. Gli altri sei neonati che si trovavano nel reparto sono in prognosi riservata.

Le autorità romene e francesi hanno convenuto che il numero dei poliziotti romeni distaccati in Francia sia aumentato da 4 a 14. La decisione è stata presa nel contesto della decisione delle autorità di Parigi di espellere alcune centinaia di rom oriundi della Romania e Bulgaria, che vivevano in campi abusivi alle periferie delle città. La decisione della Francia di rimpatriare i rom è stata criticata da numerosi paesi europei. Il segretario di stato romeno, Valentin Mocanu, il quale ha discusso con le autorità francesi, ha ammonito, giovedì, a Parigi, sul rischio di una deriva razzista e xenofoba. Le autorità dei due paesi hanno convenuto, tuttavia, che il principio della libera circolazione non può essere usato come pretesto per la tratta di esseri umani, la prostituzione, l’accattonaggio e la delinquenza.

Fonte: rri.ro

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OK, au arestat asistenta de la Giulesti si noi ar trebui sã fim fericiti cã institutiile statului au fãcut dreptate pentru moartea la rotisor a copiilor abia nãscuti. Habar n-am ce probe privind periculozitatea socialã a femeii au procurorii (din experientã, înclin sã cred cã n-au mare lucru) si nu ãsta-i aspectul pe care vreau sã-l comentez. Am douã idei pe care vreau sã le scriu. Încerc s-o fac fãrã patimã. Sper sã-mi iasã.

- Asistenta aia NU a dat foc reanimãrii si NU a cârpit cu mânuta ei cablul aerului conditionat. NU are în fisa postului nici paza unitãtii medicale, nici stingerea incendiilor, nici actele de eroism. Dacã a plecat din salon fãrã sã aibã dreptul si fãrã sã gãseascã pe cineva care sã stea de sase, la cheful de Sf. Maria ori sã se pise, are partea ei de vinã si, legal, trebuie sã rãspundã. Însã rãspund în egalã mãsurã si cei însãrcinati cu PSI, si cei care se ocupã de achizitii publice, si cei de la protectia muncii, si directorul administrativ, si managerul spitalului, si cei care-l tin în brate?

- În oglindã, NU mã intereseazã cã asistenta aia este o femeie minunatã si ultraprofesionistã la o clinicã privatã, a managerului de la Giulesti sau nu, de unde am vãzut astãzi niste imagini idilice si septice la televizor. Si nici cã pacientele care au bani sã nascã la privat, care au copii vii pe care-i îngrijeste si care o tutuiesc în direct la tv o apreciazã. Dacã-i pute cumva sistemul de stat, de unde se recruteazã de regulã clientela pentru sistemul privat de sãnãtate, NU o tine nimeni sã se dedice unei activitãti antreprenoriale de succes si sã lase locul liber unei asistente care vrea sã munceascã, fie si pe bani mai putini si-n conditii vizibil defavorabile.

Am avut si eu curiozitatea legitimã, dar si iritat fiind de tipetele isterice repetate si insinuante ale Elenei Udrea, sã aflu de ce a lipsit atâtea zile din oras, pe fondul unui scandal public intens care-i sifoneazã crunt imaginea, Sorin Oprescu, medicul care, în calitate de primar general, are în subordine maternitatea groazei. Si, fãrã vreun mare efort de documentare, am aflat. Concediul (legal) de odihnã al celui pe care-l atacã desãntat multiministresa si supusii ei de partid si de stat a avut loc într-un spital din strãinãtate, într-o ultimã încercare chirurgicalã de a-si salva tatãl, bolnav de cancer. Chestie pe care, dacã nu ar fi tinut sã-l atace ca un sacal de o ticãlosie fãrã margini cum este, o putea afla, de la serviciile secrete care o pupã-n curul mare cu duiosie, pânã si ministrul Udrea. Nu stiu ce mã face sã cred cã, în conditiile în care tonomatul care sunt a avut acces (din prima zi a dramei si de la mii de kilometri distantã) la informatia asta, muza care este nu stia acelasi lucru din clipa în care prezumtivul ei contracandidat la alegerile locale a iesit din tarã.

P.S. Am 15 ani de presã bãtuti pe muchie, dar întrebare mai ticãloasã decât cea a reporterului Pro TV Ovidiu Oantã nu am mai vãzut de la o tragedie aviaticã în urma cãreia nevasta pilotului proaspãt prãbusit si mort (care nu fusese informatã de autoritãti) a fost interpelatã de un alt reporter, întâmplãtor al aceluiasi post, cu odioasa întrebare “cum omentati moartea sotului dumneavoastrã?”

COROLAR: A fost, în sfârsit, identificat marele nemernic care a fãcut focul. Arestati-l pe Panait Sârbu, dar musai pe persoanã juridicã!

UPDATE: Multi imbecili din presã si de pe bloguri s-au bucurat zgomotos de rãul celor de la Realitatea, când i-a acuzat ANAF de evaziune. Au aplaudat pânã li s-au rosit palmele când guvernul a introdus plata suplimentarã de contributii sociale pentru drepturile de autor, de parcã nu fãceau si ei obiectul deranjului. Azi, când constatã cã au bani de dat si trebuie sã se omoare la cozi sufocante, scâncesc ca pisicii pe la usi.

Sursa: Ciutacu.ro

WIE VAN DE DRIE

 Gella 
Miela | Gella | Sarah
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Dalla torre un tempo si avvistavano pirati e predoni che infestavano la costa. Oggi, con gli stretti viottoli, le tipiche case mediterranee circondate da mandorli, carrubi e ulivi, rimane uno degli ultimi angoli incantati di Liguria.

 

Verezzi è la parte “alta” di Borgio, paese costiero con il quale fa Comune. Il centro abitato è composto da quattro borgate: Poggio, Piazza, Roccaro e Crosa, situate nella parte superiore del Colle della Caprazoppa.

Verezzi è lì sopra, sulla sommità di un promontorio che dalla cittadina costiera di Borgio s’innalza, con una serie di tornanti a gomito, fino ad arrivare agli altri borghi di un entroterra così a portata di mano che la brevità del tragitto e il poco tempo che richiede per percorrerlo, annulla quasi la piacevole sorpresa delle bellezze naturali nelle quali ci si immerge;  occorre una sosta, una pausa, per apprezzare la particolarità del territorio. Borghi di montagna, il verde la nota dominante, con in più il profumo del mare, sempre visibile per lunghi tratti nel tragitto verso l’interno.

 

Storia in "pillole".

I trascorsi di Verezzi sono indissolubilmente legati alle principali vicende e ai cambiamenti epocali vissuti da Genova e dalla Liguria.
Anticamente il complesso di borgate di Verezzi erano chiamate “Viretum”; superato il periodo delle invasioni saracene, nel 1385 ha luogo la cessione del borgo alla Repubblica di Genova da parte di Papa Urbano VI.

 

Tra il 1818 e il 1847 i due paesi appartengono alla provincia di Albenga, mentre tra il 1847 e il 1929 fanno capo a Genova. Nello stesso anno, ancora divisi, passano alla provincia di Savona, che è quella dalla quale dipendono ancora oggi.
Fino al 1933 Borgio e Verezzi erano ancora due comuni distinti, poi la storica unione in piena epoca fascista, durante il processo di accentramento e razionalizzazione amministrativa che ha coinvolto anche la Liguria e i suoi territori. 

Un borgo di antiche pietre.

Per molti Verezzi e questo primo entroterra ligure rappresentano un angolo di territorio ancora da scoprire compiutamente: la vegetazione, il clima, la fauna e gli itinerari naturalistici fanno da contorno alle stradine acciottolate  del piccolo paese, l’una collegata all’altra, sino a giungere all’ultimo gruppetto di casupole che precedono l’arrivo alla Chiesa di Santa Maria Maddalena.

La probabile fatica di una camminata quasi sempre in salita, è compensata dalle emozioni speciali che Verezzi è in grado di suscitare. Colpisce la struttura architettonica del borgo, con le sue case accostate le une alle altre, gli stretti passaggi e i ponticelli aerei gettati tra un edificio e l’altro: queste strutture, come in molti altri comuni della riviera ligure, sono state costruite per meglio difendersi dai numerosi e continui attacchi saraceni di un passato ormai lontano.

Verezzi promana un’atmosfera magica, suggestivamente “antica”, arricchita da un paesaggio infinito che si perde all’orizzonte, nella foschia pomeridiana, con lo sguardo che oscilla dalle colline circostanti  alla piana costiera che si estende fino all’estremo lembo del golfo ligure di ponente.
Le spiagge e il mare limpido risaltano, giù, a pochi chilometri, dando l’impressione inebriante di potervisi immergere con un gran tuffo.
Il blu del mare, il verde dei campi e il bruno della pietra antica; sono davvero forti le sensazioni che le bellezze ambientali di Verezzi possono regalare, in quest’angolo di Liguria così ben preservato. 

Fonte: www.mondointasca.org

Autore: Federico De Rossi

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Tramite il suo prestanome Alfano, ripropone la legge che gli assicurerà la prescrizione nei suoi processi. Mandiamoli via con un calcio nel sedere! I nostri eroi sono i cittadini aquilani che hanno fischiato il rappresentante del Governo che voleva fare passerella accanto alle macerie del terremoto. Macerie che stanno lì a dimostrare le bugie della ricostruzione. 

I nostri eroi sono precari della scuola che in questi giorni a Palermo, finiscono in ospedale a causa del loro sciopero della fame. Perchè contestano la distruzione della scuola pubblica. A settembre vivremo sulla pelle dei nostri figli che vanno a scuola la truffa del “fare” berlusconiano. Tremonti e il suo braccio armato, il ministro Gelmini hanno tagliato 8 miliardi di euro. Ma sapete cosa sono 8 miliardi di tagli?  

Significa tagliare sul personale, 64mila precari che non solo non verranno normalizzati, ma perderanno anni di graduatorie e professionalità. Ma a farne le spese non saranno soltanto i lavoratori della scuola. Infatti questo governo ha cancellato anche tantissime classi della scuola dell’infanzia, in tutti gli asili nido. Lo ha fatto velocemente e impunemente, senza preoccuparsi di rendere la vita impossibile alle famiglie con bambini piccoli. E leveranno il tempo pieno: davanti alle scuole ci sono le file di genitori disperati che cercano di ottenere i pochi posti disponibili. Infine, hanno ridotto le ore delle superiori. Con una ciliegina marcia e indigesta sulla torta: ci saranno aule con 35 alunni, mentre il numero legale è di 26.

Così il governo di centrodestra infrangerà sistematicamente le norme di sicurezza, anti incendio e sanitarie. Preparano il più grande licenziamento in massa della storia della Repubblica.

Per questo non staremo con le mani in mano: saremo al fianco dei lavoratori allargando a tutta Italia la protesta contro i tagli alla scuola pubblica già partita in Sicilia, saremo vicini ai cittadini aquilani, appoggiando le loro vertenze e chiedendo in Parlamento che la ricostruzione parti immediatamente, e – a costo di occuparlo, il Parlamento - impediremo l'ultimo colpo di coda del Caimano che presenterà l'ennesima legge ad personam, sul cosiddetto processo breve, che di breve ha soltanto il raggiungimento dell'impunità e non certo della verità processuale.

Sarà la nostra rivoluzione d'autunno per la cacciata del Re Sola.

Fonte: antoniodipietro.com

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SCONFITTO DA PIRATERIA e PAT PER VIEW ?!

Dopo un decennio di dominio del mercato, la crisi economica e la pirateria hanno pressoché sconfitto Blockbuster Video, la grande catena di negozi per l'acquisto e l'affitto di film su dvd e blu-ray. Gli amministratori della compagnia, che possiede quasi 3500 negozi in tutti gli Stati Uniti e succursali in 29 nazioni nel mondo, hanno annunciato che a metà settembre presenteranno istanza di fallimento, e trattative sono in corso con le principali case cinematografiche affinché, nonostante la bancarotta, queste continuino a fornire alla catena di videonoleggio il materiale necessario a continuare l'attività.

Start downloading. Accelerate by sharing. Quick, easy, and FREE. Blockbuster vicina al fallimento. Il gigante dell'homevideo presenterà istanza a settembre.

DEBITI - La scorsa settimana infatti, riporta il Los Angeles Times, Jim Keyes - il presidente di Blockbuster la cui sede principale è a Dallas - e i vertici di 20th Century Fox, Paramount, Sony, Universal, Walt Disney e Warner Bros si sono incontrati a Los Angeles per discutere un piano d'azione che consenta di salvare almeno parte dell'attività di homevideo rental. Blockbuster ha perso dall'inizio della crisi, ovvero dai primi mesi del 2008, circa un miliardo di dollari e gli interessi sui 920 milioni di debito che la compagnia deve pagare ogni mese stanno strozzando la mecca dell'homevideo. Per arginare le perdite i vertici della compagnia hanno deciso per la chiusura di circa 800 punti vendita negli Stati Uniti e una «pre-planned bankruptcy» , qualcosa di più del concordato preventivo della legislazione fallimentare italiana.

AVVERSARI - Nell'ultimo anno Blockbuster aveva già chiuso 1000 punti vendita nel territorio americano, una crisi che non ha solo a che fare con la globale congiuntura economica negativa di quest'ultimo periodo, ma con un mercato che ha perso interesse per l'affitto di cassette e dvd a causa della pirateria via internet, della pay-per-view e dei sistemi di affitto dei video con consegna a domicilio come Netflix e Redbox. Sul sito internet del Los Angeles Times i lettori e i fruitori del servizio fornito da Blockbuster non hanno mancato di dare la loro interpretazione alla crisi della compagnia texana.

Per molti una catena di distribuzione che affitta film a prezzi non competitivi e fa pagare salate multe in caso di consegna in ritardo del supporto video non ha più senso di esistere, nel mondo della grande comunicazione digitale. Seppure quello che avrà luogo a settembre dovesse essere un tentativo di salvataggio, Blockbuster, così come è successo recentemente per la concorrente Hollywood video, ha i giorni contati. Anche in Italia la crisi si è fatta sentire. Da inizio 2008 la perdita economica dei Blockbuster italiani, che danno lavoro a 1500 dipendenti, è di 5 milioni di euro e un piano di ridimensionamento dovrebbe portare a breve alla chiusura di 20 dei 235 punti vendita presenti sul nostro territorio. Blockbuster arrivò in Italia nel 1994, grazie a una joint venture con Fininvest.

Fonte: diariopernondimenticare.blogspot.com

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By Admin (from 31/08/2010 @ 08:15:22, in it - Scienze e Societa, read 2374 times)

Un percorso in campagna. Campagna quasi urbana, vera campagna con orti e boschi ma anche vera città con case, giardini, strade. Ma la campagna batte nettamente la città, in questa camminata lungo il versante destro della media Val Bisagno dal confine comunale dl Genova al popoloso quartiere di Molassana. È un percorso che ha per tema l’acqua, e non per via del torrente che scorre in basso a breve distanza. Qui si parla di acqua potabile, acqua da bere. Genova è una città di mare e ciò significa che ha tanta acqua a disposizione. Per viaggiare, per pescare, ma certo non per bere. E i torrenti che scorrono accanto o dentro la città certo non sono mai stati molto “potabili” nel tratto urbano del loro corso. Le sorgenti presenti in città, come le Fontane Marose erano soggette a cali di portata e a forti siccità – celebre quella del 1428 citata dall’annalista Agostino Giustiniani.

 

Quindi i genovesi hanno sempre dovuto andare a cercarsi l’acqua potabile altrove, nelle colline a monte della città. Storicamente, dall’epoca romana sino al XX secolo quando l’offerta si è un po’ diversificata, è sempre stata la val Bisagno la principale fornitrice di acqua potabile per Genova. Di questa bimillenaria funzione idrica della valle rimangono evidenti e interessanti testimonianze non solo in documenti, carte e disegni ma soprattutto in “monumenti”. Anzi, in un monumento, un unico lunghissimo monumento, ovvero l’acquedotto storico; “l’antica strada dell’acqua”. Il primo acquedotto fu costruito dai romani sul versante destro del Bisagno, pare intorno al 200 a.C. nel corso della ricostruzione della città seguita al saccheggio operato dai cartaginesi del generale Magone nel 205 a.C. durante la seconda guerra punica; ma di questa prima struttura non rimangono che minime tracce. Dal Medioevo in poi, man mano che la città cresceva, aumentava il fabbisogno d’acqua e l’acquedotto cresceva, aumentando le prese nelle varie vallette che affluiscono nel Bisagno e allungando il percorso sempre più a monte.

 

Nell'XI secolo risaliva il rio Veilino alle spalle del cimitero di Staglieno - alcuni resti sono visibili lungo lo svincolo autostradale di Genova Est – e maggiori prolungamenti furono costruiti tra XIV e XVIII secolo nella media val Bisagno fin oltre Struppa, con ponti-canali e nuove prese d'acqua. Se alcuni tratti secondari nelle vallette laterali risultavano troppo danneggiati o diventavano meno necessari, venivano sostituiti da grandiosi ponti-sifone che accorciavano il percorso: quello sul rio Geirato, a Molassana, fu costruito nel 1777: ha quattordici arcate per 640 metri di lunghezza, è un capolavoro dell'ingegneria idraulica dell'epoca che attirò l’attenzione degli ingegneri di tutt’Europa. Il ponte-sifone sul Veilino risale al 1842.

 

Giunto presso le Mura Nuove seicentesche, l’acquedotto lasciava la val Bisagno e si avvicinava al centro urbano (che sino ai primi decenni dell’Ottocento corrispondeva all’attuale centro storico) lungo l’attuale Via Burlando (di fronte allo stadio di Marassi) e da Piazza Manin seguiva l’attuale Circonvallazione a Monte, sugli 80 metri di quota, dove lungo i marciapiedi ne rimangono tratti ben distinguibili, con arcate e alcuni piccoli ponti, ed esistono il Passo dell’Acquidotto e la Salita dell’Acquidotto che lo ricordano anche nel nome. Lungo l’attuale Circonvallazione a Monte, dalla conduttura principale si diramavano alcuni bracci che portavano l’acqua verso la sottostante città, le sue fontane e il porto. L'acquedotto funzionò pieno regime sino a metà Ottocento, poi venne gradualmente sostituito dai nuovi impianti che prendono l’acqua più lontano, da sorgenti e da laghi artificiali nelle valli del versante padano. Nel 1917 fu decretata la non potabilità delle sue acque, ma fino al 1951 esse arrivavano in vico Lavatoi al Molo.

 

Oggi molti tratti sono andati distrutti per il normale degrado dovuto al trascorrere del tempo e per l’espansione urbana della città sulle pendici della val Bisagno, ma molti lunghi tratti rimangono più o meno ben conservati e sono diventati un piacevolissimo percorso pedonale – a tratti carrabile alle moto – che offre la possibilità di osservare una parte di Genova normalmente invisibile a chi si muove lungo le strade “normali”: Genova è una città di non piccole dimensioni, è la sesta città d’Italia per numero di abitanti, ma conserva – anche grazie alla sua orografia complicata – moltissimi affascinanti angoli dove la natura la fa da padrona e la presenza dei manufatti umani è rara e discreta.

E questi angoli naturali, anche di estese dimensioni, sono tutti a immediata portata di mano e di piedi, per raggiungerli basta un autobus.

 

Molte altre cose si potrebbero dire sull’acquedotto storico di Genova ma non è questa la sede per scendere in dettagli storici, architettonici, idraulici; per chi fosse interessato alla faccenda ci sono due ottimi libri sull’argomento: L’antica strada dell’acqua di Paolo Stringa, Sagep Libri & Comunicazione, Genova 2004; L’Acquedotto storico di Genova, di Luciano Rosselli, Nuova Editrice Genovese, Genova 2009. Rosselli è anche l’autore del sito web dedicato all’acquedotto ricco di belle foto e di interessanti notizie, soprattutto per i tratti di acquedotto che entrano in città

 

Descrizione dettagliata dell'itinerario

 

L’itinerario inizia nel borgo di Cavassolo, in versante destro dell’ancora giovane torrente Bisagno, e sale al ponte-canale che dal borgo prende il nome; lo si percorre e si procede oltre i mulini di Salita Piloni sul tracciato pianeggiante dell’acquedotto, superando alcune case. Giunti al diruto oratorio di San Rocco si scende a destra sull’asfalto per aggirare gli impianti dell’acquedotto moderno dell’AMGA, poi si sale lungo il “Passaggio pubblico per San Cosimo” e si ritrova il tracciato dell’acquedotto storico in Via ai Filtri. Procedendo sull’asfalto, si lascia a destra l’ingresso di monte della Galleria della Rovinata e dopo un centinaio di metri si scorge sotto la strada, a destra, l’ingresso di valle della stessa galleria, chiuso e recintato. Una brevissima discesa – un po’ scivolosa – fra i rovi del pendio erboso porta sul percorso dell’acquedotto a valle della galleria, e si procede fra orti e casette, sino a incrociare la Salita Inferiore alla Chiesa di San Cosimo.

 

Si attraversa Via Trossarelli percorsa dagli autobus che salgono a San Cosimo di Stuppa e si continua incrociando poi le creuse di Via dei Noceti e Salita Gambonia. Il percorso prosegue col nome di Via Inferiore Gambonia mente l’acquedotto corre sotterraneo nella Galleria Gambonia; quando torna in superficie prende il nome di Via Giovanni Aicardi e oltrepassa la valle del Rio Torbido con un maestoso ponte-canale. Il percorso continua facile come Via Aicardi, poi Salita Cà Bianca, e arriva a incrociare Via di Creto, la provinciale che sale a Creto e scende in alta Valle Scrivia. Attraversata la strada ci si dirige lungo via Araone da Struppa dove il percorso pavimentato a lastroni aggira il cimitero di Struppa, passa un breve ponte-canale e continua assumendo poi il nome di Via Roccatagliata, incrociando altri piccoli ponti-canali e molte creuse che salendo dal fondovalle tagliano perpendicolarmente il tracciato per salire ai crinali.

 

Si arriva quindi alle case del nucleo originario dell’ex-borgo, ora quartiere, di Molassana; qui, in Via delle Brughe, sotto l’oratorio di San Giovanni Battista, l’acquedotto si tuffa nel grandioso ponte-sifone che scavalca la valle del Rio Geirato. Però il ponte-sifone è normalmente chiuso al transito e per accedervi occorre rivolgersi a un’associazione locale; suggeriamo quindi di proseguire brevemente lungo Via delle Brughe sul tracciato del ramo antico dell’acquedotto che aggirava la valle del Geirato sino al 1777; giunti sulla trafficata Via San Felice, si prenda il bus e si scenda sino al cimitero monumentale di Staglieno, la cui visita può occupare anche un paio d’ore.

Fonte: www.trekking.it

Autori: Gianni Dall'Aglio - Elena Delucchi / Enrico Bottino

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By Admin (from 31/08/2010 @ 09:14:30, in ro - TV Network, read 1675 times)

 

blaj_dinu (acum o ora)

"Basescu, dupa alegeri, in fata natiunii:
- Sa traiti bine!
Basescu, la un an de la alegeri:
- Sa traiti!
Basescu, la doi ani de la alegeri:
- Mai traiti?"
Deocamdata este inca un banc insa dupa cum merg treburile in tara asta va veni vremea sa nu mai fie!
DESTEAPTA-TE ROMANE!
Degeaba.
DORMI NATIUNE!
Asta da.
Atunci, in numele celor trei i (indolenta, incompetenta, impertinenta) pe care le slujesti, GUVERN strange surubul!

MERITAM SA DISPAREM CA NATIE!

PS: Este bine inca daca vei fi numai amendat de CNA draga Mircea. Sunt revoltat nu de prostia ci de cinismul i-lor.


restart (acum 2 ore)

nu ne mai speria, vreau sa te vad cu parul alb si in baston la emisiune :D. dragos. br.


mack13 (acum 3 ore)

e singura ora din zio ce o sacrific televizorului...


andrew3000 (acum 5 ore)

Mircea,detectorul de fum e degeaba daca nu se completeaza cu stropitoare de spuma din tavan

detectorul de fum tziuie in timp ce ia foc totul.. deci degeaba.. dar sprinklerul stinge focul in jumate de minut.. vezi videoclipul:

http://www.youtube.com/watch?v=CXZQWQfI1iU

Sursa: http://ingurapresei.antena1.ro/emisiuni

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Nel palazzo del Congresso è in atto una dura battaglia fra governo e gruppi di opposizione, si combatte a suon di interrogazioni e rapporti parlamentari, voci smentite e dichiarazioni ufficiali. Il mondo politico e l’opinione pubblica sono spaccati in due fra passato e presente, fra presunta legalità e libertà di espressione. A Buenos Aires, nel parlamento argentino, all’ordine del giorno c’è la libertà di stampa.

islam means no peace

Chiunque tenti di rimettere ordine e venire a capo della storia politica argentina deve scontrarsi con gli annosi episodi della dittatura militare che solo trent’anni fa sconvolgevano il paese sudamericano. Quello che la famiglia presidenziale Kirchner, prima con Nestor, ora con sua moglie Cristina Fernandez, sta affrontando da qualche anno a questa parte è un forte revisionismo storico, che da un lato urla vendetta per il tanto atteso riconoscimento dei crimini del governo militare, dall’altro fa scalpore per le prese di posizione autoritarie che strizzano l’occhio proprio a metodi di controllo totalitario.

In quest’ultimo periodo tiene banco la questione dei mezzi di comunicazione, con al centro la “telenovela” Papel Prensa, società a minima partecipazione statale (9-10%) e di proprietà maggioritaria dei giornali indipendenti Clarìn e La Nacion. Papel Prensa fu fondata nel 1969 come prima azienda nazionale di produzione di carta e cellulosa per giornali quotidiani. Il passaggio della parte maggioritaria ai quotidiani indipendenti Clarìn, La Nacion e La Razon avverà solo nel 1976, in piena dittatura militare, quando al decesso del proprietario, il banchiere David Graiver, gli eredi decidono di vendere le proprietà. Passano pochi mesi e i familiari Graiver vengono arrestati dal governo militare. Papel Prensa passa sotto il controllo del governo, con l’accusa di essere uno strumento della famiglia del banchiere, ma con l’intento reale della Giunta Militare di avere sotto controllo l’intera stampa nazionale.

Solo nel settembre del 1978 viene inaugurata la nuova proprietà Clarìn-La Nacion-La Razon, dopo che le tre testate strappano di mano Papel Prensa al governo militare con una campagna mediatica congiunta che rimetteva all’opinione pubblica la regolarità dell’acquisto della società dalla famiglia Graiver.

Nel marzo 2010, la questione Papel Prensa riprende quota. Le società Clarin e La Nacion, rimaste uniche società maggioritarie dopo il fallimento de La Razon, vengono accusate di aver indotto con minacce e pressioni la famiglia Graiver a vendere Papel Prensa nel ’76 dopo la morte del capostipite David, acquisendo quindi in modo irregolare la maggioranza delle azioni societarie, che altrimenti sarebbero passate totalmente allo Stato.

La svolta chavista del presidente Cristina Fernandez de Kirchner, fanno aumentare il timore che l’autorità del governo CFK stia sfociando in un clamoroso passo indietro, verso i tempi del controllo assoluto delle parole, dei mezzi, delle persone, di tutto ciò che era discordante con il messaggio governativo.

Fra dichiarazioni, indizi, intrighi e contraddizioni tipiche di un mondo che è ancora fortemente condizionato da episodi poco limpidi del suo recente passato, una storia che viene presentata all’opinione pubblica quasi con i toni di una soap opera, inizia a lasciare spazio a un forte sospetto: avere in mano la produzione di carta e la relativa vendita e ripartizione ai giornali indipendenti significa avere in mano l’intera stampa nazionale, significa poter gestire le voci scomode. Il governo è a un passo dal controllo totale.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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