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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
 
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Anni '50: uomini dalle camicie bianche inamidate ronzano intorno a un grande calcolatore, attivando contatti e registrando ogni ronzio della macchina. I primi computer della storia, grandi come intere stanze, avevano bisogno del continuo intervento umano per funzionare. Niente di più stressante, visto che i cervelli elettronici impiegavano ore, se non giorni, a elaborare tutti i dati. Ma l' 8 marzo 1955 l'informatico Doug Ross rivoluzionò il mondo presentando il primo programma completamente automatico.

Il cervellone elettronico Forza valvolare Quel che resta del cervellone

Č successo tutto nei laboratori del Massachusetts Institute of Technology, dove nel 1951 era stato inaugurato il calcolatore Whirlwind. Si trattava di una macchina che occupava un'area di 300 metri quadri. Un vero e proprio gigante formato da 5mila valvole che elaboravano i dati a una velocità di 20mila istruzioni al secondo (Kips). Un record per l'epoca, che però oggi impallidisce davanti alle prestazioni dei computer da scrivania che ne processano vari miliardi (Gips).

Ross, che era programmatore capo del progetto, aveva deciso di introdurre un sistema che permettesse ai tecnici di laboratorio di immettere le istruzioni direttamente all'interno di Whirlwind. Infatti, prima di allora c'era sempre bisogno di un tecnico specializzato che inserisse i dati manualmente nel calcolatore. Un lavoro assai lungo e complicato che non rendeva certo più fluide le lunghe sessioni di calcolo.

Così, quando il primo insieme di istruzioni automatiche – si chiamava Director, ed era stato scritto dagli informatici John Frankovich e Frank Helwig – entrò finalmente in funzione, ai tecnici del Mit bastò premere un tasto e lasciar fare tutto il resto al cervellone valvolare di Whirlwind. Un bel risparmio di tempo e risorse che non deve essere affatto dispiaciuto al principale investitore del progetto, la Us Air Force.

Le origini militari di questo primo grande calcolatore non devono sorprendere. In origine, Whirlwind era nato alla fine della Seconda Guerra Mondiale come un progetto accademico sotto il controllo e la tutela dell'Office of Naval Research. L'idea era quella di realizzare un simulatore di volo in grado di far risparmiare all'esercito le costosissime prove dal vivo.

Tutto sommato, il costo del progetto Whirlwind si rivelò talmente alto da far desistere la Marina dopo appena tre anni (e tre milioni di dollari) di esperimenti. Ma per fortuna le valvole del calcolatore non rimasero inattive a prendere polvere. L'Air Force capì subito che dentro la pancia di quel gigante c'era il futuro, e lo impiegò senza esitare per i suoi progetti di intercettazione radar.

Fonte: wired.it

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However, there is an increased risk of individuals who have experienced previous traumatic brain injury going on to commit violent crime according to a large Swedish study led by Seena Fazel from the University of Oxford, UK, and colleagues at the Karolinska Institutet, Sweden, and Swedish Prison and Probation Service, and published in this week's PLoS Medicine.

The authors say: "The implications of these findings will vary for clinical services, the criminal justice system, and patient charities."

In their study, the authors identified all people with epilepsy and traumatic brain injury recorded in Sweden between 1973 and 2009 and matched each case with ten people without these brain conditions from the general population. The investigators linked these records to subsequent data on all convictions for violent crime using the personal identification numbers that identify Swedish residents in national registries.

Using these methods, the authors found that 4.2% of people with epilepsy had at least one conviction for violence after their diagnosis compared to 2.5% of the general population. However, after controlling for the family situation (in which individuals with epilepsy were compared with their unaffected siblings), the association between being diagnosed with epilepsy and being convicted for violent crime disappeared. In contrast, the authors found that after controlling for substance abuse or comparing individuals with brain injury to their unaffected siblings, there remained an association between experiencing a traumatic brain injury and committing a violent crime.

The authors say: "With over 22,000 individuals each for the epilepsy and traumatic brain injury groups, the sample was, to our knowledge, more than 50 times larger than those used in previous related studies on epilepsy, and more than seven times larger than previous studies on brain injury."

They continue: "In conclusion, by using Swedish population-based registers over 35 years, we reported risks for violent crime in individuals with epilepsy and traumatic brain injury that contrasted with each other, and appeared to differ within each diagnosis by subtype, severity, and age at diagnosis."

The authors suggest that the lack of a causal association with epilepsy and violent crime may be valuable for patient charities and other stakeholders in tackling one of the causes of stigma associated with this condition. In contrast, improved screening and management of some patients and prisoners with traumatic brain injury may reduce offending rates,

The study relied on conviction data and the authors explain their rationale: "Although we relied on conviction data, other work has shown that the degree of underestimation of violence is similar in psychiatric patients and controls compared with self-report measures, and hence the risk estimates were unlikely to be affected…We have no reason to think that this would be different for these two neurological conditions. Overall rates of violent crime and their resolution are mostly similar across western Europe, suggesting some generalisability of our findings."

In an accompanying Perspective, psychiatrist Jan Volavka, professor emeritus from the New York University School of Medicine (uninvolved in the research) says: "Comparing the conviction rates before and after the diagnosis would provide another perspective on the effect of the illness on violent crime." However, he says: "Among the major strengths of the study are the very large sample size, comprising the entire population of Sweden, and the follow-up of 35 years. The findings are of major public health importance and provide inspiration for further research".

The research paper is available for free here: http://www.plosmedicine.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pmed.1001148

Source: Public Library of Science - via ZeitNews.org

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Scopul acestei cercetari este acela de a obtine carne printr-o metoda mai eficienta decât cresterea animalelor, care are o eficienta scazuta (cca. 15%) si afecteaza puternic mediul înconjurator. Prin aceasta metoda, eficienta ar putea ajunge la 50%.

Conform declaratiilor prof. Mark Post, conducatorul proiectului, utilizarea carnii sintetice ar putea reduce impactul ambiental al productiei de carne cu pâna la 60%.

Cercetatorii au reusit sa obtina în laborator fâsii subtiri de tesut muscular, cu lungimea de cca. 2 cm, latimea de 1 cm si grosimea de 1 mm. Bucatile au culoarea alba si arata oarecum ca fâsiile de calamar.

Amestecându-le cu sânge si grasime obtinuta, de asemenea, în laborator, vor rezulta hamburgeri sintetici, pe care cercetatorii intentioneaza sa îi obtina pâna la sfârsitul acestui an.

Gustul este, deocamdata, fad, iar cercetatorii afirma ca mai au de lucru pentru a obtine o carne cu aroma corespunzatoare. Apoi, e necesara rafinarea metodei pentru a spori randamentul.

Unii oameni de stiinta considera ca fabricarea carnii sintetice este o alternativa sustenabila la cresterea animalelor, mai ales în conditiile în care cererea de alimente creste mereu. Se estimeaza ca, în urmatorii 50 de ani, productia de alimente va trebui sa se dubleze, pentru a face fata cererii generate de cresterea populatiei planetei, în conditiile în care schimbarile climatice, lipsa apei si urbanizarea crescânda vor face tot mai dificila obtinerea hranei.

Alti specialisti sunt, însa, îngrijorati de continutul de substante antibiotice si antifungice care vor trebui utilizate pentru a asigura conservarea acestei carni sintetice si cred ca problema ar putea fi solutionata mai degraba prin reducerea consumului de carne în rândul populatiei tarilor dezvoltate.

Sursa: BBC News via descopera.ro

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Kamilah è la femmina di gorilla di pianura occidentale (Gorilla gorilla gorilla) che si è guadagnata le pagine di Nature. Il motivo? Il suo dna, interamente sequenziato da un gruppo di ricerca coordinato da Aylwyn Scally del Wellcome Trust Sanger Institute, in Gran Bretagna, sta rivelando nuovi aspetti dell’ evoluzione della famiglia degli ominidi, di cui fanno parte le scimmie antropomorfe e l'essere umano. Come per esempio il fatto che quasi un terzo del genoma umano è più simile a quello dei gorilla che non a quello dei parenti più stretti, gli scimpanzé.

Gli studi molecolari compiuti in passato dagli scienziati hanno dimostrato che, geneticamente parlando, esseri umani e scimpanzé sono più simili tra loro che non ai gorilla. Ma i risultati ottenuti dall’equipe di Scally provano che, almeno in parte, le cose stanno diversamente. Dall’analisi del genoma di Kamilah, infatti, è emerso che il 30 per cento del dna dei gorilla è più simile a quello umano o degli scimpanzé di quanto questi ultimi due non lo siano tra loro. La notizia sorprende: dato che esseri umani e scimpanzé hanno in comune un antenato più recente di quello condiviso con i gorilla, è lecito aspettarsi che il loro genoma sia più simile. In effetti, lo è per il 70 per cento, mentre per il resto bisogna chiamare in causa i processi evolutivi.

Quando due eventi di speciazione sono molto vicini (come quelli che portarono prima alla comparsa dei gorilla e poi a quella degli uomini e degli scimpanzé), può accadere che alcuni dei geni dell’ultimo antenato comune vadano a finire in tutte le linee evolutive discendenti per poi essere mantenuti solo in alcune. Così, è possibile che alcune sequenze di dna si siano conservate nei gorilla e negli uomini ma non negli scimpanzé. Ciò dimostra che l’evoluzione non è un processo che conduce alla comparsa di specie via via irrimediabilmente sempre più diverse.

L’analisi del dna di Kamilah, inoltre, ha permesso ai ricercatori di comparare in modo più approfondito i genomi delle due specie di gorilla, quello occidentale e quello orientale (per le parti già sequenziate, visto che in questo caso non tutto il genoma è stato ancora svelato). In generale, i dati hanno confermato ciò che già si sapeva: la diversità genetica all’interno del genere è molto alta e necessita di ulteriori studi. Sempre che i gorilla riescano a resistere all'essere umano, principale minaccia alla loro sopravvivenza.

Fonte: wired.it - Licenza Creative Commons

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Announced on January in Yangon, Myanmar, a joint team from Fauna & Flora International (FFI), Biodiversity And Nature Conservation Association (BANCA) and People Resources and Conservation Foundation (PRCF), caught pictures of the monkey on camera traps placed in the high, forested mountains of Kachin state, bordering China.

World's first images of Mynamar snub-nosed monkey caught on film. Credit: FFI/BANCA/PRCF

“The Myanmar snub-nosed monkey was described scientifically in 2010 from a dead specimen collected from a local hunter,” said Frank Momberg of FFI, who organised the initial expeditions that led to the monkey’s discovery. “As yet, no scientist has seen a live individual,” he added.

“These images are the first record of the animal in its natural habitat,” said Ngwe Lwin, the Burmese national who first recognized the monkey as a possible new species. “It is great to finally have photographs because they show us something about how and where it actually lives,” he added.


Myanmar snub-nosed monkey with infants. Credit: FFI/BANCA/PRCF

Heavy snows in January and constant rain in April made expeditions to set the camera traps difficult. “We were dealing with very tough conditions in a remote and rugged area that contained perhaps fewer than 200 monkeys,” said Jeremy Holden, who led the camera trapping team. “We didn’t know exactly where they lived, and I didn’t hold out much hope of short term success with this work.” But in May a small group of snub-nosed monkeys walked past one of the cameras and into history. “We were very surprised to get these pictures,” said Saw Soe Aung, a field biologist who set the cameras. “It was exciting to see that some of the females were carrying babies – a new generation of our rarest primate.”

As with most of Asia’s rare mammals, the snub-nosed monkey is threatened by habitat loss and hunting. The team is now working together with the Ministry of Environmental Conservation and Forest (MOECAF), local authorities and communities to help safeguard the future of the species. In February this year, FFI and MOECAF will hold an international workshop in Yangon aiming to create a conservation action plan for the Myanmar snub-nosed monkey.

In addition to the world’s first images of the snub-nosed monkey, the camera trapping also caught photos of other globally threatened species including red panda, takin, marbled cat, Malayan sun bear and rare pheasants such as Temminick’s tragopan, documenting the importance of this area for biodiversity conservation.

Source: Fauna & Flora International - via ZeitNews.org

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Oamenii de stiinta spun ca ADN-origami ar putea fi utilizat pentru a gasi si a distruge celule din organism.

Cercetatorii le numesc nanoroboti pentru ca aceste noi capsule îndeplinesc sarcini robotice. Ele folosesc un sistem similar cu cel al celulelor din sistemul imunitar pentru a comunica cu receptorii din exteriorul celulelor.

Nanoroboţii luptă împotriva cancerului (VIDEO)

Oamenii de stiinta au creat structura nanorobotilor folosind un software cu sursa deschisa numit Cadnano. Apoi, au construit nanorobotii folosind metoda ADN origami. Fiecare dispozitiv are un diametru de aproximativ 35 de nanometri si contine 12 situri interioare care permit atasarea moleculelor si doua pozitii exterioare pentru atasarea aptamerilor, lanturi scurte de nucleotide cu secvente speciale pentru recunoasterea moleculelor din celulele tinta. Aptamerii actioneaza ca niste clame: atunci când se ajunge la tinta, ele permit deschiderea dispozitivului si împrastierea substantei din interior.

Specialistii au explicat ca mecanismul functioneaza ca un lacat cu cifru: mecanismul se declanseaza doar atunci când ambii markeri sunt la locul potrivit. Pâna în prezent, au fost testate 6 combinatii de aptameri, fiecare fiind programata sa vizeze un alt tip de cancer.

Deoarece nanorobotii pot fi programati pentru a-si elibera substanta doar atunci când constata ca celulele tinta sunt într-un anumit stadiu de boala, ei reusesc sa atinga un grad ridicat de precizie si specializare, pe care alte medicamente nu reusesc sa îl îndeplineasca.

Momentan, oamenii de stiinta planuiesc sa testeze nanorobotii pe animale, iar daca cercetarea va avea succes, atunci ea are mari sanse sa devina un tratament de uz uman împotriva cancerului.

Sursa: Nature via descopera.ro

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Coca Cola e Pepsi modificano le ricette. Appena appena, solo per quello che riguarda un colorante. Č l'unico modo per evitare di dover scrivere sull'etichetta “ nuoce gravemente alla salute”, o qualcosa del genere.

Il motivo porta il nome della molecola 4- metilimidazolo, quella che si forma durante la preparazione di un tipo di caramello usato nelle bibite e in altri alimenti (per la precisione il caramello solfito-ammoniacale, indicato nelle etichette con la sigla E150D). Lo Stato della California lo appena ha inserito nella lista nera delle sostanze cancerogene. Qui la produzione delle bevande si è già adeguata e presto la nuova ricetta sarà diffusa su tutto il mercato statunitense, per una questione di efficienza di produzione. Attualmente le lattine vendute negli Stati Uniti contengono circa 140 microgrammi della sostanza sotto accusa, mentre il limite, in California, è fissato a 29, come riporta Reuters.com.

"Siamo certi che non vi sia alcun rischio per la salute pubblica che possa giustificare dei cambiamenti [nella ricetta], ma abbiamo ugualmente chiesto ai nostri fornitori di caramello di tenerne conto, affinché i nostri prodotti non siano bersagliati da messaggi allarmanti scientificamente infondati”, ha detto Diana Garza-Ciarlante, una rappresentante della Coca-Cola Co., ad Associated Press, in una dichiarazione ripresa anche dalla Bbc. In ogni caso, i consumatori –  assicurano entrambe le aziende – non si accorgeranno di nulla.

Il 4-metilimidazolo è stato correlato da alcuni studi allo sviluppo di tumori in topi e ratti e un'analisi pubblicata circa un anno fa su Lancet Oncology dallo Iarc, l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell'Organizzazione mondiale della sanità, lo indicava tra le sostanze “ possibilmente cancerogene” ( gruppo 2B).

Secondo l' American Beverage Association, invece, non ci sarebbe alcun rischio per i consumatori: la California avrebbe bandito la sostanza senza alcuno studio che ne comprovi l' effetto cancerogeno negli esseri umani.

Per i produttori PepsiCo Inc. e Coca-Cola Co. il tormento è cominciato lo scorso febbraio, quando il Centre for Science in the Public Interest (Cspi), un'associazione di consumatori, ha sottoposto una petizione (la seconda in realtà) alla Food and Drug Administration affinché quel colorante fosse vietato. Al momento, la petizione è al vaglio dell'agenzia regolatoria. La quale, però, ha già sottolineato che una persona dovrebbe bere oltre mille lattine al giorno per raggiungere la dose risultata cancerogena per gli animali considerati negli studi in questione. Attualmente esiste un limite per questo colorante stabilito dalla stessa agenzia ed è di 250 parti per milione. I livelli riscontrati anche nella analisi della Cspi sono di 0,4 ppm.

Fonte: wired.it

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Ever wonder what trees, water skimmers and laundry detergent have in common? It turns out that the physical concept of surface tension is essential to their function.

The idea behind surface tension is that in a mixture of two molecular components -- let’s call them component "A" and component "B" -- the "A"s would really like to stick with their fellow "A"s and don’t want to be next to any "B"s, similar to boys and girls at a sixth-grade dance.

If you pour oil on a cup of water, the oil will quickly separate out to the top of the mixture to minimize the contact area between the two components. The higher the magnitude of the surface tension, the more the "A"s cannot stand the "B"s. Surface tension is important in many natural processes, including allowing trees to carry nutrients from the roots out to the branches and water skimmers to walk on the surface of water.

Conflict between different surface tensions

The interface between hydrophobic (oily) and hydrophilic (watery) components has very high interfacial tension, or surface tension. The magnitude of surface tension can be adjusted by adding amphiphilic molecules, ones that contain both hydrophilic and hydrophobic components, like soaps. These amphiphilic molecules prefer to be at the interface between the two components, and effectively lower the interfacial tension, allowing the components to mix more easily. At sufficiently low interfacial tension, small droplets of oil begin to dissolve in capsules called “micelles” composed of the amphiphilic molecules. This is how detergent causes oily stains to dissolve in water.

In a recently published article in Nature, an interdisciplinary team of researchers at Brandeis headed by Zvonimir Dogic, and consisting of experimental, theoretical and computational physicists as well as biologists, has demonstrated a new way of controlling interfacial tension using a molecular property called “chirality,” or lack of mirror symmetry. Examples of chiral structures include human hands and a DNA double helix.

The study was performed on a model system of two-dimensional colloidal membranes, a flexible sheet composed of micrometer-sized rod-like particles. Because the rods are chiral, they tend to twist in a small angle with respect to neighboring rods. However, the geometry of the membrane prevents twisting in the structure’s interior; only along the perimeter can the rods twist. Increasing the strength of chirality, or twistiness of the rods, lowers the energy of the rods along the membrane’s edge, also lowering the interfacial tension.

By manipulating the microscopic shape, the team of researchers was able to create reversible transitions of a flat two-dimensional membrane to a one-dimensional twisted ribbon. Engineering this system that creates reversible transitions is part of an overall research mission to manipulate microscale structures of materials.

In the first movie, the twisted ribbons have much more interfacial area than the membranes, but are much “twistier” structures, and are therefore favored when the strength of chirality is relatively high.

Additionally, in the movie below, researchers illustrate how they can drive the same membrane-to-ribbon transition using optical tweezers, an instrument that uses laser light to grab objects and move them around.

This work presents a powerful new method to control the assembly of materials, the researchers found.

Source: Brandeis University - via ZeitNews.org

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Experimentele efectuate pe soareci si pe sobolani au aratat ca reducerea masiva a numarului de calorii consumate a dus la prelungirea vietii acestora, însa acest experiment nu poate fi reprodus pe oameni.

Postul negru, secretul vieţii lungi şi al creierului sănătos

Acum, cercetatorii de la National Institute of Aging din SUA au descoperit ca persoanele care nu consuma niciun fel de aliment timp de o zi sau doua beneficiaza de un efect de protejare a creierului de afectiunile degenerative.

Profesorul Mark Mattson, conducatorul laboratorului de neurostiinte al institutului, a declarat: "Reducerea numarului de calorii poate proteja creierul, însa efectul nu poate fi obtinut prin reducerea cantitatii de mâncare consumate. Cea mai buna varianta este adoptarea unor perioade de post total, în care nu se consuma nimic, alternate cu perioade în care se poate consuma orice".

Cercetatorii au descoperit ca atunci când cantitatea de calorii consumate este redusa drastic se observa cresterea cantitatii de substante chimice din creier ce au rolul de mesager celular. Aceste substante au un rol important în stimularea cresterii neuronilor din creier, proces ce contracareaza efectul afectiunilor precum Alzheimer sau Parkinson.

"Celulele creierului sunt supuse unui stres ce produce un efect similar celuia pe care exercitiul fizic îl are asupra celulelor din muschi. Asadar, efectul este unul pozitiv", a explicat Mattson.

Descoperirea a fost prezentata în cadrul unei conferintei anuale a American Association for the Advancement of Science, ce a avut loc în Vancouver.

Sursa: The Guardian via descopera.ro

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Cercetatorii din cadrul Charles Sturt University au studiat modalitatile prin care micutii interactioneaza între ei. În aceasta directie oamenii de stiinta s-au folosit de imagini obtinute prin intermediul unor camere video miniaturale, montate pe capetele copiilor. Camerele au fost atasate doar pentru perioade de 10-15 minute pe zi, pentru a nu le crea micutilor niciun fel de disconfort.

Ne împrietenim  chiar înainte de a învăţa să vorbim

Astfel, studiul a permis o calatorie fascinanta la nivelul lumii vazute de cei mici, unde simple obiecte, de genul unei linguri, par de-a dreptul supradimensionate.

Experimentul a dezvaluit în premiera modalitatile prin care copii cu vârste cuprinse între 6-18 luni se folosesc de mijloace non-verbale, surprinzator de sofisticate si subtile, prin care comunica si chiar glumesc între ei.

"Am fost foarte surprinsi sa vedem cât de sofisticati erau în termenii propriilor lor abilitati sociale, precum si de încercarile pe care le faceau pentru a fi siguri ca vor invita alti copii în propriul lor grup social. Micutii se foloseau chiar de mici jocuri sociale, de care adultii nu îsi dau seama decât daca urmaresc foarte atent comportamentul copiilor", declara Jennifer Summison, cercetator în cadrul universitatii australiene.

Spre exemplu, copii pretindeau ca daruiesc altora câte o jucarie, doar pentru a le-o smulge instantaneu din mâna, sau stateau în scaunele foarte apropiate si faceau schimb de biberoane.

Cu o alta ocazie, cercetatorii au surprins o fetita de un an, care încerca sa consoleze un alt copil speriat, acoperindu-l cu o bucata de material transparent sub care copilul speriat se simtea protejat si putea sa observe lumea înconjuratoare cu un sentiment de siguranta.

Sursa: AFP via descopera.ro

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sir are you encouraging people participate in some kind of game? ...where people give up their power? It never worked before .... that’s why I suggest instead of give up your power, exercise it from y...
05/10/2014 @ 08:45:09
By James Smith
Asta e marihoana nu?ei cine te poate opri so faci ,eu nu prefer astfel de fistractie deoarece am vazut ca dupa nu mai faci altceva fecit ca dormi bine,nu am incercat nu incerc dar nu opresc pe nimeni ...
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tovaraseilor .. nu confundati un sifonar sau turnator cuun ofiter sub acoperire.. e o mare diferenta ...
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By Alex Andu
... deci şi Toma e securist, logic!
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By Bogdan Sith Huşanu
Mai voinicilor,voi nu stiati ca inainte de 89,securistii erau omul si copacul,,ei acum sint si mai multi,cred ca au dat si lastari,ce naiba..!..
27/09/2014 @ 15:45:01
By Toma Pasculea
E greu de crezut că mişcă ceva de calibru în massmedia din orice ţară care să nu aibă vre-o treabă cu 'serviciile'. Cred că massmedia, instituţiile me...
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28/11/2014 @ 15.19.50
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