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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
 
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 03/09/2010 @ 14:28:47, in it - Video Alerta, read 1001 times)

“Un film politico? E quale film non lo è? Ogni volta che parliamo facciamo politica”. E’ sincero e taglia subito corto sulle sue motivazioni Julian Schnabel nel presentare “Miral”, il film basato sul libro di Rula Jebreal, la giornalista palestinese (oggi sua compagna nella vita, seduta al suo fianco al tavolo della conferenza stampa in veste di sceneggiatrice) che ha raccontato attraverso la sua vicenda cinquant’anni di storia del Medio Oriente e di conflitto arabo-israeliano.

“Volevo fare un film su questo argomento – racconta il regista – e volevo farlo partendo dal libro scritto da Rula. Non credo al cinema come intrattenimento puro, come divertimento. Penso che come altre forme di espressione impegni il suo autore, lo leghi alle idee che esprime. Io spero innanzitutto che il conflitto tra Palestinesi e israeliani finisca prima possibile, ma credo anche che come diceva Renoir in questa vicenda ognuno ha le sue rag ioni, ma nessuna di queste vale abbastanza per mettere fine alla questione”.

Americano, figlio di madre ebrea, Schnabel confessa di aver conosciuto “tardi” la storia palestinese, approfondita proprio attraverso il rapporto con Rula Jebreal e il suo libro: “Volevo raccontare questa storia dal mio punto di vista, che è di parte, ma certo non di quella palestinese. Non sono un politico, né uno statista, ma penso che se solo il mio film riuscirà a catturare l’attenzione sulla storia del Medio Oriente avrà ottenuto il risultato sperato”.

Attraverso quattro figure di donna, partendo dal 1948, “Miral” torna alle origini del conflitto, sposando anche una tesi, sostenuta fino in fondo. Un film militante? “Impossibile non esserlo – ripete Schnabel. Un film sull’universo femminile prima vittima dei conflitti? Di tutti i conflitti? “Come pensare il contrario, se ancora oggi, nel XXI secolo una donna sta per essere lapidata in un Pese potenza mondiale per le sue relazioni personali – attacca il regista americano -. Piuttosto bisognerebbe sottolineare che questo fillm, questa storia, è nata dai racconti che mi ha fatto mia madre, ebrea americana, e dalla figura della madre di Rula, una donna palestinese.

Alla fine questa è la conferma che esistono più somiglianze che differenze tra questa gente. Io stesso ho evitato per anni di andare in quella terra, frenato dall’idea che avevo del conflitto e delle ragioni della mia parte. Poi ho dovuto e voluto raccontare una storia diversa, il mio pensiero, attraverso questo libro”. E le critiche per il rapporto sentimentale che vi lega? L’accusa di aver ricostruito in maniera troppo patinata la storia, facendo anche parlare tutti, arabi e israeliani indifferentemente in inglese? “Senza Rula non avrei mai potuto fare questo film – dice Schnabel -. Lei è stata il motore di tutto e anche quella che ci ha condotti per mano in questa terra, fisicamente. La lingua inglese poi non è una mancanza di rispetto, volevamo solo far vedere e vendere il film in tutto il mondo. E’ stata una scorciatoia”. E pensate davvero che potrà essere visto e accettato in Medio Oriente, in Israele? “Certo, il film è già stato acquistato per essere distribuito in quei territori, e andrà sicuramente nelle sale in Israele”.

Fonte: ilcittadino.it - Autore: Lucio D’Auria

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Guerra in Iraq, guerra in Afghanistan, guerra.

Davvero la guerra ha fatto aumentare l'integralismo? Vignetta di Mauro Biani. Guerra in Iraq, guerra in Afghanistan, guerra.

Fonte: maurobiani.splinder.com

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Believe it or not, they are actually charging Julian Assange with rape and other sexcrimes again!

Will we see an even bigger media cirkus now? Assange is charged with rape again. Something clearly is wrong with the swedish justice system. From ”guilty with a warrant for arrest” – to ”no wait, innocent”, – to ”no wait, we changed our mind, guilty again!” How many chances do the swedish prosecutors need to get it right? Now regardless of what happens serious errors have been made.

Read in Daily Mail what is supposed to have really happened between Assange. and the two women Anna Ardin and the younger female photographer SW.

What he did not tell her was that the party was being hosted by the woman he had slept with two nights before and whose bed he would probably be sleeping in that night.

This seems to be what the case really is about. However no existing law in Sweden, or anywhere I know in the western world, force men to tell women what other women they sleep with and certainly no law in existence makes it illegal for a woman to sleep with two men at the same time while not telling them.

Assange himself refers to cultural reasons not talking about personal life or criticizing the women involved.

SvD is reporting Marianne Ny, prosecutor with focus on violence in close relations, is the newest person to enter the cast of assange-gate. Thats weird cause neither of the two women had any relation whatsoever with mr assange. It was just sex. What will our international visitors think of this? WellCNN are already reporting and now BBC have also awakened.

Mårten Schultz comments on the latest events.

Stuff.co.nz

Source: aktivarum.wordpress.com

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By Admin (from 04/09/2010 @ 09:08:36, in it - Scienze e Societa, read 425 times)

" Ogni giorno i nostri soldati bruciano o distruggono l'unica coltura esistente in Afghanistan". Christopher Hitchens senza mezze misure, in tutta la sua bravura. Buona lettura.

LO SAI CHE I PAPAVERI... un editoriale di Christopher Hitchens.

Perché sembra che l'intervento in Afghanistan sia andato meglio del previsto, mentre quello in Iraq si è dimostrato più difficile?

Si possono dare diverse risposte.

L'Afghanistan aveva già vissuto l'esperienza della teocrazia e della guerra civile, e la sua popolazione era stanca e assuefatta. I taliban erano stati al potere solo per poco, mentre il partito Baath iracheno aveva avuto più di trent'anni per abituare la popolazione a una timorosa obbedienza.

La maggior parte dei vicini dell'Afghanistan vuole che il governo di Karzai porti un minimo di stabilità, non  così per l'Iraq.

Però in Iraq le truppe non entrano rombando nei villaggi per imporre alla gente di smettere di produrre o consumare i prodotti petroliferi. Né scorrazzano per il Paese facendo saltare in aria i pozzi di petrolio o le trivelle. Immaginate come sarebbe diverso se lo facessero.

E adesso pensate che ogni giorno, in Afghanistan, i soldati che agiscono in nostro nome bruciano o distruggono l'unica coltura esistente, rischiando di far ricadere il Paese nelle mani dei signori della guerra e nell'anarchia.

Embrionale ripresa economica

Apprendiamo dal New York Times che in seguito ai suoi accertamenti segreti il tenente generale David Barno, l'ufficiale americano di più alto grado presente nel Paese, è arrivato alla conclusione che la coltivazione del papavero è il principale ostacolo alla creazione di una società civile, e l'unico mezzo con cui gli ex taliban e le forze di al Qaeda sperano di riprendersi.

A una lettura più attenta dell'articolo, tuttavia, si capisce che è la campagna contro la coltivazione del papavero il vero ostacolo. Questo fatto era sottolineato anche da un commento apparso nella stessa edizione del Times, firmato dal ministro delle finanze afgano. " Oggi", scriveva il ministro, "molti afgani sono convinti che non è la droga, ma una guerra sbagliata contro la droga a ostacolare la loro economia e la nascente democrazia".

 Il Ministro sottolineava che un terzo del PIL del Paese dipende da quelle colture e che " distruggerle senza offrire agli afgani un mezzo di sussistenza alternativo rischia di annullare l'embrionale ripresa economica degli ultimi tre anni".

Non ci si chiede mai, però, cosa succederebbe se quell'attività fosse legalizzata e tassata: una soluzione che la sottrarrebbe al controllo della mafia e farebbe arricchire in breve tempo un gran numero di contadini afgani.

Vent'anni fa i principali prodotti di esportazione del paese erano l'uva e l'uvetta. Ma molti di quei vigneti – se non quasi tutti – sono stati lasciati seccare o abbattuti, o addirittura sradicati per ricavarne legna da ardere, nel corso di questi decenni di guerre.

 Un afgano che fosse tanto ottimista da piantare oggi una vigna dovrebbe aspettare cinque anni prima di poterne trarre profitto, mentre se pianta papaveri li vedrà fiorire entro sei mesi.

Che fareste voi, se la vostra famiglia fosse alla fame?

 I funzionari americani incaricati di sradicare queste colture sono tutti convinti di sprecare il loro tempo. Non ci vuole molto per capire come ha sempre funzionato il proibizionismo o per sapere che la domanda dei consumatori americani è così forte da superare qualsiasi tentativo di frenare l'offerta. Tutto questo lo sappiamo già dalle atroci esperienze in Bolivia, Colombia e Messico.

 La prossima priorità

Per capirlo non è necessario sapere molto dell'Afghanistan. Conoscete qualcuno che crede davvero alla presunta " guerra alla droga" condotta dagli Stati Uniti?

 Tutti sanno che è una delle maggiori cause di detenzioni inutili, costose e ingiuste, che è un'enorme fonte di corruzione per i dipartimenti di polizia, che porta all'immissione sul mercato di narcotici inquinati o tagliati.

Senza tener conto di assurdità e crudeltà come il rifiuto di somministrare marijuana a scopi terapeutici, o il dirottamento di personale e risorse dalla lotta contro organizzazioni criminali più pericolose.

La politica del nostro Governo, in patria e all'estero, non punta a fermare un commercio che in realtà aumenta di anno in anno, ma a garantire che i suoi remunerativi mezzi di produzione e distribuzione restino nelle mani del crimine.

Ci stiamo privando deliberatamente di prodotti correttamente raffinati e di grandi risorse, che potrebbero finire nelle casse del nostro erario piuttosto che in quelle delle mafie nazionali e straniere.

Prima o poi dovremo rinunciare a questa folle politica ereditata dell'amministrazione Nixon, e credo che il sacrificio dell'Afghanistan possa essere il punto di svolta.

Diversi funzionari carcerari, poliziotti, politici e scienziati – sia della destra sia della sinistra intelligente – sono arrivati alla conclusione che la depenalizzazione è necessaria e urgente.

È difficile pensare che ci sia un'altra riforma capace di cambiare tante cose in così tanti settori.

Dovrebbe essere la prossima priorità.

Autore: Christopher Hitchens - Fonte: Internazionale.it

WIE VAN DE DRIE

  
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By Admin (from 04/09/2010 @ 13:00:13, in it - Scienze e Societa, read 450 times)

Una delle rare ferrovie italiane a scartamento ridotto sopravvissute al boom della motorizzazione privata. Stazione di partenza: Piazza Manin, a pochi metri dal centro di Genova, fra le mura di San Bartolomeo e il Castello Mackenzie, alle pendici delle alture della città. Attiva dal 1929, la Genova – Casella permette ai fortunati che risiedono nei piccoli paesi lungo la linea di usare il ' trenino', come affettuosamente viene chiamato, ogni giorno, in tutte le ore, per andare a lavorare senza traffico e stress.

 

Le carrozze iniziano la marcia, o meglio, la salita, costeggiando i resti di un acquedotto medioevale e il cimitero monumentale di Staglieno, (offrendo una veduta fino al promontorio di Portofino), per poi percorrere tre valli: Valbisagno, Valpocevera e Valle Scrivia, fra curve strette, viadotti, brevi gallerie e, soprattutto, una natura ancora bellissima. Il trenino raggiunge il punto più alto al valico di Crocetta, 460 metri, mentre la stazione di arrivo, Casella, è a poco più di 400 metri.

 

L'intero percorso è lungo 25 chilometri e dura circa un'ora. Dieci le corse giornaliere per dimenticare che cos'è una città e, magari, fermarsi a mangiare i piatti della cucina ligure in una delle trattorie lungo il tratto ferroviario. ( Fonte: I weekend più belli d'Italia - Autori vari)

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L'universo ha bisogno di un Creatore? "No". La perentoria risposta arriva dal professor Stephen Hawking, l'astrofisico più famoso del mondo, considerato da molti l'erede di Newton, del quale ha per così dire ereditato la prestigiosa cattedra all'università di Cambridge. In un nuovo libro che esce in questi giorni, l'autore del best-seller internazionale Dal Big Bang ai buchi neri sostiene, sulla base di nuove teorie, che "l'universo può essersi creato da sé, può essersi creato dal niente" e dunque "non è stato Dio a crearlo".

L'universo ha bisogno di un Creatore? "No". La perentoria risposta arriva dal professor Stephen Hawking, l'astrofisico più famoso del mondo, considerato da molti l'erede di Newton, del quale ha per così dire ereditato la prestigiosa cattedra all'università di Cambridge. In un nuovo libro che esce in questi giorni, l'autore del best-seller internazionale Dal Big Bang ai buchi neri sostiene, sulla base di nuove teorie, che "l'universo può essersi creato da sé, può essersi creato dal niente" e dunque "non è stato Dio a crearlo".

La sua affermazione occupava ieri tutta la prima pagina del Times di Londra, come una sfida, l'ennesima, della scienza alla religione. "Così come Darwin ha smentito l'esistenza di Dio con la sua teoria sull'evoluzione biologica della nostra specie", commenta Richard Dawkins, biologo difensore dell'ateismo, "adesso Hawking la nega anche dal punto di vista della fisica". Nel suo libro più famoso, l'astrofisico aveva cercato di spiegare che cosa accadeva "prima" del Big Bang, ossia prima che nascesse il tempo, lasciando il quesito irrisolto. Il capitolo conclusivo conteneva un ragionamento che alcuni interpretarono come l'idea che Dio non fosse incompatibile con una comprensione scientifica dell'universo: scoprire cosa c'era prima Big Bang, arrivare a una "completa teoria" dell'universo  -  scriveva Hawking  -  "sarebbe il più grande trionfo della ragione umana, perché a quel punto conosceremmo la mente di Dio".

La sua affermazione occupava ieri tutta la prima pagina del Times di Londra, come una sfida, l'ennesima, della scienza alla religione. "Così come Darwin ha smentito l'esistenza di Dio con la sua teoria sull'evoluzione biologica della nostra specie", commenta Richard Dawkins, biologo difensore dell'ateismo, "adesso Hawking la nega anche dal punto di vista della fisica". Nel suo libro più famoso, l'astrofisico aveva cercato di spiegare che cosa accadeva "prima" del Big Bang, ossia prima che nascesse il tempo, lasciando il quesito irrisolto. Il capitolo conclusivo conteneva un ragionamento che alcuni interpretarono come l'idea che Dio non fosse incompatibile con una comprensione scientifica dell'universo: scoprire cosa c'era prima Big Bang, arrivare a una "completa teoria" dell'universo  -  scriveva Hawking  -  "sarebbe il più grande trionfo della ragione umana, perché a quel punto conosceremmo la mente di Dio".

Ma nella sua nuova opera, intitolata The Grand Design (Il grande disegno o progetto) e scritta insieme al fisico americano Leonard Mlodinow, lo scienziato offre la risposta: anziché essere un evento improbabile, spiegabile soltanto con un intervento divino, il Big Bang fu "una conseguenza inevitabile delle leggi della fisica". Scrive Hawking: "Poiché esiste una legge come la gravità, l'universo può essersi e si è creato da solo, dal niente. La creazione spontanea è la ragione per cui c'è qualcosa invece del nulla, il motivo per cui esiste l'universo, per cui esistiamo noi". Nel libro, lo studioso predice inoltre che la fisica è vicina a formulare "una teoria del tutto", una serie di equazioni che possono interamente spiegare le proprietà della natura, la scoperta considerata il Santo Graal della fisica dai tempi di Einstein.

E' tuttavia la sua asserzione che Dio non ha creato l'universo, e dunque non esiste, a suscitare eco e polemiche. "Se uno ha fede", osserva il professor George Ellis, docente di matematica applicata alla University of Cape Town, "continuerà a credere che sia stato Dio a creare la Terra, l'Universo o perlomeno ad accendere la luce, a innescare il meccanismo che ha messo tutto in moto, prima del Big Bang o del presunto nulla che lo ha preceduto". Ma il campo dell'ateismo accoglie la pubblicazione del libro di Hawking come una vittoria della ragione e della scienza, da celebrare a due settimane dalla visita in Inghilterra di papa Benedetto XVI, che non sarà per niente d'accordo con Hawking.

Nel nuovo libro, l'astrofisico rivela che il riferimento alla "mente di Dio" nel suo precedente volume sul Big Bang era stato male interpretato. Hawking non ha mai creduto che scienza e religione fossero conciliabili. "C'è una fondamentale differenza tra la religione, che è basata sull'autorità, e la scienza, che è basata su osservazione e ragionamento", conclude. "E la scienza vincerà perché funziona".
 
Fonte: Repubblica.it - RIPRODUZIONE RISERVATA; Autore:  ENRICO FRANCESCHINI

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Certamente uno degli articoli che ha contribuito alla nascita del "fenomeno" Hitchens. Buona lettura.

Serviva una parola ad hoc. Gli Occidentali possono essere definiti imperialisti o razzisti, o " eurocentrici", e molti di loro sono pronti ad accettare questa definizione, o almeno a sottoporsi a un'autocritica. Ma secondo una certa teoria, solo i bianchi possono dirsi propriamente razzisti, perché il " razzismo" è una struttura di potere e non un pregiudizio.

C'è dunque bisogno di un termine distinto per indicare un nero etnicamente fazioso oppure ossessionato dalla razza (qui " razzialista" potrebbe andar bene).

E come definire Osama bin Laden, che vuole ripristinare il vecchio califfato musulmano? Forse non imperialista, ma certamente reazionario. Per non dire del suo odio per gli ebrei, i cristiani, gli sciiti, gli indù, le donne emancipate, gli omosessuali e i miscredenti laici. Qui il termine giusto potrebbe essere "fascista".

In mezzo a tanta confusione, Ian Buruma e Avishai Margalit hanno proposto la nozione di " Occidentalismo".

Prendono spunto, ribaltandola, dalla formula " Orientalismo", proposta da Edward Said, in base alla quale una società o i suoi intellettuali possono essere giudicati secondo il loro atteggiamento verso l'"altro".

Avishai Margalit insegna all'Università ebraica di Gerusalemme e si è identificato molto con l'ala laica e internazionalista dei pacifisti israeliani. Ian Buruma è noto per i suoi brillanti studi sull'Asia, la Germania e l'Inghilterra. Entrambi hanno in comune una forte ammirazione per Isaiah Berlin. Il libro scritto a quattro mani è breve, ma non superficiale.

Gli autori dimostrano che nella tradizione intellettuale dell'"oriente" c'è una lunga storia di paranoia antioccidentale, ma questa ha per lo più radici nel pensiero non musulmano e non orientale.

In realtà, se si può fare un paragone con il fascismo, questa paranoia antioccidentale può essere fatta risalire ad alcune delle origini e degli autori che ispirarono il fascismo.

 In molte aree della cultura tedesca, russa e francese si trova lo stesso odio per la " decadenza", la stessa venerazione dell'eroe spietato, la stessa attrazione per il " capo", la stessa paura di una civiltà meccanicistica contrapposta alla società " organica" basata su tradizione e fedeltà.

Al centro dell'interesse di Buruma e Margalit ci sono gli elementi di quest'odio per il proprio mondo.

 Cosa c'è nell'anima occidentale che porta alla violenza, all'autoritarismo e al fanatismo? Per liquidare subito un problema, non c'è dubbio che l'odio per gli ebrei e una morbosa diffidenza verso l'illuminismo abbiano a che fare con ciò. Dietro alla presunta sicurezza di sé delle comunità etniche europee apparentemente " organiche" si cela un'insicurezza cosciente, in parte, del fatto che lo stato-nazione è un po' una finzione o un costrutto.

Accanto a questa insicurezza c'è il timore ricorrente di un governo segreto o invisibile che manipola tutto.

 La fantasia paranoide dei Protocolli dei savi anziani di Sion è l'apoteosi di questa mentalità. È possibile definirli una fantasia perché sono in grado di spiegare tutto alle menti deboli o disordinate: dal cosmopolitismo ateo al giudeo-bolscevismo (la paura segreta dei nazisti) alla plutocrazia giudaica (l'altra paura segreta del partito nazista e anche di altri). Contrapposta a questa sinistra cospirazione degli oziosi, degli effeminati e degli intellettuali – la stessa parola " intellettuale" fu coniata come insulto dai nemici di Dreyfus – è la difesa del guerriero virile che combatte alla luce del sole.

Questo " modello" trasuda disprezzo per le idee di agio, sicurezza e democrazia che sono la consolazione dei mediocri.

 Buruma e Margalit dicono che " parte della retorica che oggi viene dagli Stati Uniti, specie dagli ambienti neoconservatori, si avvicina a questa visione". Se i due autori scrivono " specie", dovrebbero poter specificare, cosa che non fanno.

 Uccidere e morire

Un capitolo centrale verte sulla macabra questione del suicidio, ovvero la convinzione che la morte va amata più della vita.

Non è una patologia esclusiva di al Qaeda, e ancor meno dell'islam. Anche i cosiddetti guerrieri kamikaze del Giappone imperiale erano terrificanti, finché non furono sconfitti; più vicino a noi, l'omicidio-suicidio è stato usato dalle Tigri tamil dello Sri Lanka, altro gruppo non islamico.

La cosa importante non è il metodo; quel che conta è l'ideologia. Chi è entusiasta di morire sta esprimendo un odio per le banali realizzazioni quotidiane della società umana. La cosa potrebbe essere meno spaventosa di quanto sembra: un qualunque volontario di un esercito democratico deve in ultima istanza esser pronto a morire quanto a uccidere, e anche queste forze ottengono le loro travolgenti vittorie.

Occidentalismo è importante perché ci ricorda che il suicidio della nostra società è stato progettato all'interno delle sue mura e quanto questo progetto sia reazionario e antiumanistico. In " occidente" le idee di pluralismo liberale sono molto più recenti di quanto si pensi, e potrebbero in realtà aver bisogno anche di qualche spietato combattente.

Autore: Christopher Hitchens - Fonte: Internazionale.it

WIE VAN DE DRIE [DUO'S]

Veronika & Liza Danika & Julia Alena & Anna
Veronika & Liza | Danika & Julia | Alena & Anna
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 Regarding the cultural issues, this is a sequence from a swedish comedy show about the svenska tjej ”swedish girl”.

However whether this makes things clearer or more confusing is anyones guess. The comedian Henrik Schyffert makes fun of some swedish girls tendency to express wishes for one thing but choosing something completely else creating a weird political enviroment.

Also we need to remember one of the highest ranked radical feminist ideologists was a fraud of highest degree.

Source: aktivarum.wordpress.com

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By Admin (from 05/09/2010 @ 16:02:13, in it - Scienze e Societa, read 443 times)

L'immenso centro storico di Genova è ancora esclusivo appannaggio dei genovesi. Nonostante le Colombiadi, il G8 e il ruolo di capitale della cultura per un anno, ha mantenuto quell'aria de porto: malfamata, febbrile e verace. Il giro del centro storico si deve fare, perciò, prescindendo dai monumenti.

 

La cosa migliore è girovagare Sottoripa, intorno a Piazza Caricamento, via Prè e via del Campo, accompagnando la passeggiata con abbondanti porzioni di farinata e frutta candita, retaggio di antichi scambi con la Siria. A delimitarla il duecentesco palazzo San Giorgio, o meglio, Palazzo a Mare.

 

Ha solo un secolo in meno della piazza, ma con la sua facciata affrescata nel '500 rappresentò, come banca, il governo della città e dei suoi possedimenti. Più su, a monte, Palazzo Spinola, residenza dal '500 al 1958 di ricchi mercanti genovesi, ha una preziosa galleria di opere d'arte con dipinti di Van Dyck, di Giudo Reni, Luca Giordano e l'Ecce Homo di Antonello da Messina. Chiesa e commenda di San Giovanni si trovano all'inizio di via Prè, centro dell'angiporto e dei suoi traffici.

 

E' il complesso religioso più bello, affacciato sul mare, vero simbolo del romanico genovese. La strada si immette in via del Campo dalla porta dei Vacca del 1100: un portale semicircolare con due torri svettanti. ( Fonte: I weekend più belli d'Italia - Autori vari)

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By Admin (from 06/09/2010 @ 08:45:01, in it - Scienze e Societa, read 3634 times)

Il più occidentale dei Borghi delle Cinque Terre è il paese nativo del poeta Eugenio Montale.

 

Raggiungibile in auto e con una spiaggia quasi riminese, è stato un po' snaturato dal turismo. Per ritrovarne l'anima, bisogna andare oltre la “ vetrina” delle spiaggette.

 

Monterosso si adagia su una conca affacciata su una larga insenatura al levante di punta Mesco. Due nuclei che lo compongono: Fegina e Monterosso.

 

Quest'ultimo ha mantenuto in parte le caratteristiche di borgo antico. Ai bordi della spiaggia venne costruita fra il '200 e il '300 la chiesa di San Giovanni, col campanile in origine torre di guardia del fortino genovese. Dal porticciolo, una strada pedonale a gradoni porta al colle di San Cristoforo, che divide Monterosso da Fegina, dove si incontra il convento dei Cappuccini con la Chiesa di San Francesco.

 

Il monastero domina le due piccole baie in cui è diviso il lungo mare di Monterosso. Fu fondato nel 1100, e ha svolto funzioni di guarnigione militare, lazzaretto e deposito di pesce essiccato. All'interno della chiesa una Crocifissione,attribuita ad Anton Van Dyck. Per raggiungere Vernazza si può prendere il Sentiero Azzurro che collega i centri delle Cinque Terre. ( Fonte: I weekend più belli d'Italia - Autori vari)

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