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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Pur datato ( 7 Aprile 2005), l'articolo mantiene intatta la sua forza persuasiva e la sua ferrea logica. Hitchens trattava il caso di Terri Schiavo, reso più che mai attuale oggi dalla vicenda di Eluana Englaro. Buona lettura.

La crisi è passata. Ma per tutta la domenica di Pasqua si è temuto che la povera Terri Schiavo, di fatto morta ormai da tempo, ricevesse le stimmate su mani e piedi e si levasse sopra lo stretto della Florida, sostenuta da miracolosi delfini per essere unita nella beatitudine al bambino-uomo Elián González.

 Mi ero sinceramente riproposto di essere l'unico imbrattacarte d'America a restare fuori da questa discussione stupida e avvilente. Non avrei dovuto immischiarmi. Ma se ti lasci coinvolgere anche un solo istante, vieni subito attratto in un vortice di irrazionalità e cattiveria.

Un avvocato della famiglia si presenta davanti a un tribunale americano e dichiara solennemente che la " cliente" del suo cliente potrebbe dover trascorrere più tempo in purgatorio, se non addirittura all'inferno, se decide di sospendere l'alimentazione artificiale.

Un fanatico cattolico, Patrick Buchanan, sostiene che gli agenti federali dovrebbero fare irruzione e sottrarre il cadavere. Un altro fondamentalista cattolico ribatte che sarebbe imprudente, ma solo perché creerebbe un precedente per poter salvare persone vive nel braccio della morte.

Stanco, torno alla posta elettronica e scopro un messaggio di uno che si firma " dottore" ma che forse ha un altro tipo di laurea. Se io definisco Terri Schiavo già morta, scrive l'indignato signore, allora come posso oppormi " al fatto che venga nutrita con un tubo? Di certo non può farle male".

Ammetto di essere sorpreso dalla debolezza della mia posizione e valuto per un attimo l'immagine di file e file di americani defunti, tutti attaccati a un respiratore fino al giorno del giudizio. Morti? Sì, assolutamente, ma il primo dovere del medico è non nuocere. La mente vacilla.

Io sono a favore della " scelta per la vita". Un tempo ero abituato a estenuanti discussioni con i militanti per la " libera scelta", i quali solo con riluttanza ammettevano che il feto era vivo ma poi domandavano se fosse davvero una vita umana. Con gli anni il dibattito si è evoluto: i cattolici seri non dicono più che la contraccezione è genocidio e i sostenitori della " libera scelta" sono perplessi sulle interruzioni di gravidanza a uno stadio avanzato.

 Sensibile alla coerenza nell'" etica della vita", la Chiesa si è spinta fino a condannare la pena di morte.

 Le cose stavano migliorando lentamente. Fino a oggi.

C'è un'analogia con un dibattito laico.

 Alla fine del diciottesimo secolo Jefferson e Madison ebbero una discussione e si chiesero se la terra appartenesse solo ai vivi. Sostenendo che " l'uomo non ha alcuna proprietà sull'uomo", Thomas Paine aveva condannato alcuni atteggiamenti tradizionali perché, di fatto, riconoscevano dei diritti ai morti. Jefferson, che era d'accordo, scrisse che alle passate generazioni non poteva essere consentito alcun veto. Madison replicò che i deceduti avevano alcuni diritti e bisognava rispettarli perché si erano impegnati per creare molti dei benefici di cui godevano i vivi. Ma perché questa discussione potesse essere condotta in termini ragionevoli, ci doveva essere un accordo sul fatto che i morti fossero davvero morti. Non si può fare nulla se una persona è mantenuta in uno stato perenne di morte apparente. Se c'era il benché minimo motivo per non credere che nell'ultima parte della sua esistenza Terri Schiavo fosse già la ex moglie di suo marito, direi che lui aveva un dovere verso di lei. Ma così come stanno le cose – ed ecco la mia risposta all'uomo che ci chiedeva di ignorare tutte le prove mediche e tuttavia trattava ancora la donna come se fosse viva – penso che sia osceno considerarla capace di esercitare un potere dall'oltretomba. Quanto all'idea che di questo presunto potere si possano fare arroganti interpreti demagoghi clericali e stregoni autonominati, viene da rabbrividire.

La fine del cervello, o la sostituzione del cervello con un vuoto liquefatto e rimpicciolito, è – per tornare al mio punto iniziale – se non la fine assoluta della " vita", almeno l'indiscutibile conclusione della vita umana. Questo priva la vittima di ogni voce in capitolo nelle vicende umane. Dato tragico, forse, a meno che non si creda in una migliore vita futura. Ci vuole un pentimento.

 Nel frattempo gli altri hanno una vita da vivere. E io spero che diremo che non vogliamo passare il resto dei nostri giorni ad ascoltare le reazioni isteriche di menti malate e superstiziose. È un insulto ai nostri tribunali e alla nostra costituzione che giudici, deputati, senatori e governatori siano molestati da chi crede nella resurrezione ma non nella morte fisica. Quale paziente post-terminale non potrebbe ora essere utilizzato, a prescindere dalla sua volontà, per convocare un tribunale di mezzanotte o riunire una precipitosa presidenza notturna? Non contenti di dirci che un tempo condividevamo la terra con i dinosauri e che dovremmo insegnare ai nostri figli questa menzogna, adesso i fanatici religiosi presentano il loro culto della morte come se fosse una gioiosa celebrazione dell'unica vita che abbiamo. Si sono spinti troppo in là, e dovrebbero pentirsene quanto più amaramente possibile.

Autore: Christopher Hitchens - Fonte: Internazionale.it

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By Admin (from 06/09/2010 @ 12:55:38, in it - Scienze e Societa, read 1241 times)

Davvero, non crederete mica di esservi inventati seriamente qualcosa da zero? L’umanità evolve per piccoli, graduali contributi. Ognuno di essi espande la nostra consapevolezza, le nostre conoscenze e la nostra tecnologia di un soffio, spesso impercettibile. Nessuno potrebbe mai creare nulla da zero, neppure Einstein.

Quando non abbiamo avuto paura del confronto, i risultati sono stati sempre entusiasmanti. Durante il Rinascimento i blog conobbero una diffusione fenomenale. Si chiamavano Commonplace books e il destino vuole che abbiano visto i natali proprio in Italia, tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo, con la nascita dello zibaldone: un miscuglio apparentemente confusionario di pensieri, illustrazioni, stralci di testo e annotazioni.

 

Nel tempo l’idea si sviluppò, e divenne un modo di organizzare la conoscenza molto popolare, per esempio nell’Inghilterra del sedicesimo secolo. John Locke insegnava agli studenti di Oxford la maniera migliore di indicizzare i contenuti di ogni diario, ma anche Francis Bacon, Henry David Thoreau e Mark Twain, per citarne solo alcuni, furono educati alla tradizione del commonplace book. In cosa consistevano?

Tra il 1500 e il 1800 gli inglesi - ma non solo - leggevano in maniera non consequenziale e saltavano di libro in libro. Spezzavano il testo in frammenti e li ricomponevano in nuove forme, trascrivendoli in diverse sezioni dei loro diari personali. Poi rileggevano il tutto e riorganizzavano il flusso, aggiungendo nuovi frammenti. Questa modalità di lettura segmentata, anziché sequenziale, che era prevalente prima che la gente iniziasse a leggere ordinatamente i romanzi, costringeva chi la praticava a leggere attivamente, a sviluppare la sua personale visione delle cose. Leggere e scrivere erano quindi attività inseparabili.

Commonplace Book 1

I diari personali così composti, spesso altamente tematici, passavano di mano in mano e venivano integrati con pensieri, ritagli, riflessioni e dati aggiuntivi, diventando veri e propri testi di riferimento, piccoli e completi manuali ricchi di conoscenza distribuita, al punto che John Locke sentì il bisogno di ideare una metodologia di indicizzazione dei loro contenuti, pubblicata nel suo saggio sull’apprendimento umano (An Essay Concerning Human Understanding).

Il web ha solo automatizzato e reso immediata la compilazione e la diffusione dei commonplace books, ma dai graffiti sulle caverne dei primi sapiens sapiens, passando per la tradizione talmudica senza dimenticare le stesse pericopi (la formulazione originaria del vangelo che consisteva di singole pergamene che racchiudevano episodi isolati della vita di Gesù, commentati e passati di mano in mano tra una comunità cristiana e l’altra), l’uomo ha sempre trovato il modo di contribuire, pensiero su pensiero, all’evoluzione della grande coscienza collettiva.

Commonplace books

In cima alla Rocca San Silvestro, un borgo di minatori fondato mille anni fa, si trova un albero speciale. Dai suoi rami pendono decine e decine di ciondoli in pietra. Ognuno di essi porta una scritta, sia essa un proverbio, una dedica, un pensiero o un tributo alla bellezza del creato. Se ci andate, potete aggiungere la vostra pietra. Oscillerà nel vento, appesa a un albero, per molto tempo, come molti saranno i visitatori meravigliati che si imbatteranno nel vostro messaggio.

Quell’albero, in fondo, è come un blog con un unico, eterno, immortale post, dedicato al senso della vita.

Fonte: byoblu.com

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Note

Here we find the usual wit of Bertrand Russell, intent on clearing the way of dangerous myths and noxious opinions. Towards the end of the essay, there is a slight drop in critical awareness, and Russell himself appears to believe that the social sciences have already produced successful ideas, for instance in dealing with large scale unemployment. The fact is that large scale unemployment is still with us but mass production, through advanced technology, has made it less and less of a survival problem.

This text has been later republished in "Unpopular Essays" (1950).

The misfortunes of human beings may be divided into two classes: First, those inflicted by the non-human environment and, second, those inflicted by other people. As mankind have progressed in knowledge and technique, the second class has become a continually increasing percentage of the total. In old times, famine, for example, was due to natural causes, and although people did their best to combat it, large numbers of them died of starvation. At the present moment large parts of the world are faced with the threat of famine, but although natural causes have contributed to the situation, the principal causes are human. For six years the civilized nations of the world devoted all their best energies to killing each other, and they find it difficult suddenly to switch over to keeping each other alive. Having destroyed harvests, dismantled agricultural machinery, and disorganized shipping, they find it no easy matter to relieve the shortage of crops in one place by means of a superabundance in another, as would easily be done if the economic system were in normal working order. As this illustration shows, it is now man that is man's worst enemy. Nature, it is true, still sees to it that we are mortal, but with the progress in medicine it will become more and more common for people to live until they have had their fill of life. We are supposed to wish to live for ever and to look forward to the unending joys of heaven, of which, by miracle, the monotony will never grow stale. But in fact, if you question any candid person who is no longer young, he is very likely to tell you that, having tasted life in this world, he has no wish to begin again as a 'new boy' in another. For the future, therefore, it may be taken that much the most important evils that mankind have to consider are those which they inflict upon each other through stupidity or malevolence or both.

I think that the evils that men inflict on each other, and by resection upon themselves, have their main source in evil passions rather than in ideas or beliefs. But ideas and principles that do harm are, as a rule, though not always, cloaks for evil passions. In Lisbon when heretics were publicly burnt, it sometimes happened that one of them, by a particularly edifying recantation, would be granted the boon of being strangled before being put into the flames. This would make the spectators so furious that the authorities had great difficulty in preventing them from lynching the penitent and burning him on their own account. The spectacle of the writhing torments of the victims was, in fact, one of the principal pleasures to which the populace looked forward to enliven a somewhat drab existence. I cannot doubt that this pleasure greatly contributed to the general belief that the burning of heretics was a righteous act. The same sort of thing applies to war. People who are vigorous and brutal often find war enjoyable, provided that it is a victorious war and that there is not too much interference with rape and plunder. This is a great help in persuading people that wars are righteous. Dr Arnold, the hero of Tom Brown's Schooldays, and the admired reformer of Public Schools, came across some cranks who thought it a mistake to flog boys. Anyone reading his outburst of furious indignation against this opinion will be forced to the conclusion that he enjoyed inflicting floggings, and did not wish to be deprived of this pleasure.

It would be easy to multiply instances in support of the thesis that opinions which justify cruelty are inspired by cruel impulses. When we pass in review the opinions of former times which are now recognized as absurd, it will be found that nine times out of ten they were such as to justify the infliction of suffering. Take, for instance, medical practice. When anaesthetics were invented they were thought to be wicked as being an attempt to thwart God's will. Insanity was thought to be due to diabolic possession, and it was believed that demons inhabiting a madman could be driven out by inflicting pain upon him, and so making them uncomfortable. In pursuit of this opinion, lunatics were treated for years on end with systematic and conscientious brutality. I cannot think of any instance of an erroneous medical treatment that was agreeable rather than disagreeable to the patient. Or again, take moral education. Consider how much brutality has been justified by the rhyme:

A dog, a wife, and a walnut tree,
The more you beat them the better they be.

I have no experience of the moral effect of flagellation on walnut trees, but no civilized person would now justify the rhyme as regards wives. The reformative effect of punishment is a belief that dies hard, chiefly I think, because it is so satisfying to our sadistic impulses.

But although passions have had more to do than beliefs with what is amiss in human life, yet beliefs, especially where they are ancient and systematic and embodied in organizations, have a great power of delaying desirable changes of opinion and of influencing in the wrong direction people who otherwise would have no strong feelings either way. Since my subject is 'Ideas that have Harmed Mankind,' it is especially harmful systems of beliefs that I shall consider.

TO BE CONTINUED ...

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Julian Assange, the founder of Wikileaks, explains why he decided to publish thousands of secret US military files on the war in Afghanistan.

But who is Julian Assange?

Wikileaks Director & Founder.

Co-invented "Rubberhose deniable encryption" in 1997 intended to be "as a tool for human rights workers who needed to protect sensitive data in the field".

Attended 37 schools and 6 universities in Australia during his early life.

Researcher of the book Underground: Tales of Hacking, Madness and Obsession on the Electronic Frontier.

Lived in Melbourne as a programmer and a developer of freeware.

Described himself as "president of an NGO and Australia's most infamous former computer hacker" in 2006.

Unpaid volunteer as of January 2010; being able to self-finance his work because of money he made earlier with internet-related activities.

Winner of the 2009 Amnesty International Media Award (New Media), awarded for exposing extra-judicial assassinations; the 2008 Economist Index on censorship Award; and various other media awards.

Source: youtube.com

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By Admin (from 07/09/2010 @ 08:30:28, in it - Scienze e Societa, read 1145 times)

Davanti a Portovenere, dove il golfo di La Spezia si apre verso la Corsica, c'è una delle isole italiane meno conosciute: la Palmaria. Il suo periplo lungo il sentiero principale inizia costeggiando l'ottocentesco forte ed ex carcere militare Umberto I.

 

Da qui si domina il braccio di mare con la torre Scola, un edificio del '600 su un isolotto artificiale, che era il caposaldo del sistema difensivo del golfo.

 

Superata la fortezza, il sentiero sale dolcemente per ridiscendere a Cala del Pozzo, immersa nella macchia mediterranea, luogo di attracco dei battelli provenienti da Spezia e Lerici. Si prosegue quindi verso un'ex postazione militare fino alle antiche cave di marmo nero del Pozzale e a un'ampia insenatura con una spiaggia deliziosa.

 

Un'altra breve salita, e si arriva nei pressi della Grotta dei Colombi, una delle principali testimonianze dell'età preistorica in Liguria, e all'imponente forte Cavour. Il sentiero ridiscende poi alla punta Carlo Alberto e al Terrizzo, dove ancorano le barche che attraversano le Bocche e dove non lontano ci sono stabilimenti balneari per i militari delle basi di Spezia. Divenuta Parco Naturale Regionale e dichiarata nel' 97 dall'Unesco Patrimonio Mondiale dell'umanità. ( Fonte: I weekend più belli d'Italia - Autori vari)

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By Admin (from 07/09/2010 @ 10:29:39, in en - Video Alert, read 1325 times)

Welcome to Wasted Talent! If you're new, Click Here for everything you need to know before you can start reading!

Wasted Talent is an autobiographical webcomic by Angela Melick. Lately, it has been updating weekly on an undetermined day.

Here, you can learn more about Jam, the history of Wasted Talent, and its "characters", and find answers to the most frequently asked questions.

As always, if you need anything else, you can Email Jam Directly!

Source: wastedtalent.ca - Author: Angela Melick

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Eugenio Benetazzo, economista e critico indipendente, risponde alle critiche di chi lo aveva accusato di razzismo.

MILANO - Nel dialetto veneto, soprattutto nell'hinterland vicentino, vi è una locuzione verbale molto diffusa, "gheto capio" che significa "hai capito ?" utilizzata spesso anche come modo per intercalare durante una conversazione con uno o più interlocutori. Scrivo questo redazionale per rispondere alle accuse di leghismo e razzismo che mi sono state rivolte in occasione della pubblicazione di un altro articolo di inchiesta, al cui interno analizzavo la società americana sulla base della sua attuale situazione macroeconomica come conseguenza della sua stessa struttura sociale. Premetto che i complimenti ed apprezzamenti migliori li ho ricevuti proprio da persone che vivono e lavorano negli States da anni, i quali hanno confermato pienamente l'outlook di analisi che ho dipinto per l'America dei 50 Stati. Le accuse più infamanti invece sono arrivate da lettori italiani (molti dei quali non hanno mai visitato il paese in questione) che hanno recepito il mio redazionale come una manifestazione di appoggio politico a questa o quella forza politica.

Italiani classisti - La caratteristica principale della popolazione italiana è rappresentata dal classismo sociale: questo significa che qualsiasi titpo di affermazione, proposta, contestazione o critica deve essere sempre riconducibile a qualche movimento politico. Della serie, se Benetazzo dice che l'America è fallita a causa della sua composizione etnica allora significa che è leghista o estremista di destra e pertanto questo determina l'ammirazione di quella parte politica o il disprezzo della parte avversaria.

In Italia non vincerà mai il buonsenso - Mi rammarico per questo e temo che difficilmente il futuro del nostro paese possa essere roseo visto che non potrà mai vincere il buonsenso, ma solo un determinato colore politico. Quanto ho precedentemente scritto, come tutte le altre mie opere intellettuali, sono frutto di un analisi economica e non di una appartenenza politica. Vi è di più: il periodo di studio all'interno degli States ha voluto essere di natura prettamente inquisitoria nei confronti della società e dell'apparato economico, e non volto a visitare la Statua della Libertà a NY, Ocean Drive a Miami, il Museo della Coca Cola ad Atlanta, Rodeo Drive a Los Angeles, la Strip a Las Vegas e così via. Nel mio caso questo tipo di attrazioni sono state ignorate (tranne in parte per Las Vegas), in quanto ho voluto conoscere e studiare l'America e gli Americani per come producono, per come consumano e lavorano, come si indebitano e cosi via. La mia permanenza pertanto non è stata caratterizzata dallo svago e dal divertimento, quanto piuttosto dall'analisi, sintesi e riflessione su quanto raccolto.

L'inchiesta americana - Ho avuto modo di visitare numerose banche e grandi corporation, intervistare brokers ed executive, incontrare giornalisti e reporter indipendenti: il quadro che ne è uscito (che vi piaccia oppure no) contempla quanto scritto in precedenza. Ad esempio a Miami non mi sono sollazzato in spiaggia sotto il sole o sbronzato di tequila nei locali latinoamericani durante le notti brave, quanto piuttosto ho incontrato numerosi realtor, building developer e mortgage brokers, oltre che visitare i famosi appartamenti in svendita con il 60 % di sconto. Ad Atlanta invece (correndo non pochi rischi) ho visitato il quartiere dei neri a Downtown intervistando numerose persone che avevano appena perduto il posto di lavoro e vivevano con il sussidio federale. Quello che ne è uscito è un quadro con una logica di esame ben comprensiva se vista nel suo insieme.

Il duro prezzo della delocalizzazione americana - Il primo paese al mondo che ha delocalizzato (prima in Messico, poi in Cina, dopo in India ed ora in Vietnam) sono stati proprio gli Stati Uniti, ed ora stanno pagando il conto di quella scellerata strategia di svendere le loro produzioni all'Oriente e contestualmente anche i posti di lavoro. In parallelo a questo si è verificato uno spropositato overbulding (eccesso di costruzione) grazie al mutuo facile a soggetti underscoring (low and bad credit, solitamente persone di etnia nera, ispanica od orientale). La Fed ha poi aiutato a far peggiorare il tutto con grande incoscienza attraverso una politica monetaria suicida.

Una precisazione sui dati contestati riguardanti la composizione demografica - L'accusa più ridicola mi è stata mossa da italiani (che non sono mai stati negli USA) i quali contestano i dati da me forniti circa la composizione demografica dell'America sostenendo che secondo l'ultimo censimento la popolazione statunitense è costituita dal 60% di bianchi caucasici, il 15% da afroamericani, il 15 % ispanici, il 5% da orientali ed il restante da una molteplicità di etnie. Presa in senso generalizzato questa è la statistica media della popolazione americana. Tuttavia i 2/3 degli americani vive in aree metropolitane od urbane con più di 100.000 abitanti: l'intera economia statunitense è radicate e sviluppata nelle grandi aree metropolitane. Ma nelle aree metropolitane non abbiamo questa ripartizione: suvvia, non crediate ciecamente a me, ma almeno ai rapporti demografici che descrivono le aree in questione. Solo nelle prime dieci aree metropolitane (ce ne sono 52 in USA) vivono almeno più di 100 milioni di persone.


New York, popolazione 19.000.000, caucasici 35, Neri 25, Ispanici 20, Asiatici 10
 
Los Angeles, popolazione 12.800.000, caucasici 20, Neri 10, Ispanici 40, Asiatici 10
 
Chicago, popolazione  9.500.000, caucasici 30, Neri 30, Ispanici 25, Asiatici 10

Miami, popolazione 5.400.000, caucasici 15, Neri 25, Ispanici 45, Asiatici 10
 
Dallas, popolazione 6.300.000, caucasici 30, Neri 35, Ispanici 20, Asiatici 10
 
Seattle, popolazione 3.350.000, caucasici 50, Neri 20, Ispanici 15, Asiatici 10
 
Phoenix, popolazione 4.200.000, caucasici 50, Neri 10, Ispanici 25, Asiatici 5
 
Houston, popolazione 5.700.000, caucasici 28, Neri 25, Ispanici 35, Asiatici 5
 
Detroit, popolazione 4.400.000, caucasici 12, Neri 81, Ispanici 5, Asiatici 1
 
Atlanta, popolazione 5.300.000, caucasici 38, Neri 55, Ispanici 3, Asiatici 1

I bianchi vivono nelle campagne - La tabella di sintesi conferma pienamente quanto avevo precedentemente espresso. Se invece andate a visitare i paesini rurali in cui vive il restante 1/3 degli americani scoprirete con grande sorpresa che la popolazione è costituita al 98% da bianchi caucasici (ad esempio Springfiled in Nebrasca rappresenta una insignificante nucleo cittadino con appena 1500 abitanti, il 99% dei quali sono bianchi caucasici). Sono i nuclei di insediamento nelle aree rurali che alzano abbondantemente la percentuale dei bianchi per tutta la popolazione, tuttavia queste piccolissime comunità vivono di una economia stanziale caratterizzata da relazioni commerciali quasi rarefatte: difficilmente vi troverete la sede di una grande corporation o il jet market di una famosa catena alimentare.

Nei dati non si tiene conto dei clandestini - Inoltre anche i dati in percentuale che io stesso ho preso come riferimento (sull'ultimo censimento datato dieci anni or sono) sono discutibili. Ma in peggio. Infatti non contemplano i flussi di immigrati clandestini che entrano in America soprattutto dal Messico, una stima piuttosto ottimistica parla infatti di almeno 15 milioni di clandestini. Solo nella città di Houston si stimano 500.000 presenze. Sono proprio le grandi città metropolitane infatti che diventano le porte di ingresso preferite per l'immigrazione clandestina e per le migrazioni dei nuclei familiari. Ma il dato più significativo che conferma il profondo cambiamento del tessuto sociale statunitense è riferito ai diversi trand di crescita di ogni etnia, con in testa al momento la popolazione ispanica, la quale rappresenterà il 40 % della popolazione statunitense entro il 2030.

I rischi del credito facile - Chi ancora non fosse convinto di questo quadro spero si convinga almeno della voce autorevole di Market Watch, la prestigiosa testata giornalistica online statunitense, la quale ancora nel 2007 in un passato redazionale analizzava i rischi per l'economia americana legati al credito facile a fasce sociali dal basso rating creditizio. Voglio terminare infine con una considerazione rivolta proprio a tutti coloro i quali in questa ultima settimana non hanno fatto altro che etichettarmi come razzista o leghista: fate attenzione invece, cari lettori, a non essere proprio voi i razzisti. Chi non lo avesse ancora compreso i cosidetti processi di integrazione tanto propagandati in passato come fenomenali processi di crescita culturali per tutti i paesi che li vogliano abbracciare, conditi da buonismo ed accoglienza sfacciata, altro non hanno fatto se non istituzionalizzare lo schiavismo moderno asservito al capitale e sfruttare senza limiti tutte quelle popolazioni che avrebbero dovuto essere oggetto di integrazione, spingendo proprio queste persone ad accettare lavori pericolosi, insalubri o fisicamente usuranti per una paga notevolmente inferiore a quella che sarebbe invece spettata ad un lavoratore autoctono.

La menzogna dell'integrazione razziale - E questa strada è stata perpetrata ai danni di altri lavoratori (italiani, tedeschi, francesi, inglesi, americani e cosi via) che hanno visto in pochissimi anni modificarsi verso il basso i loro livelli minimi salariali. L'unico beneficio che ha portato la menzogna dell'integrazione razziale è stato il vile aumento dei profitti delle grandi corporations che hanno beneficiato cosi di manodopera a costo inferiore senza tante seccature sindacali o rispetto per la dignità umana altrui. Chi invece si scalda tanto per consentire ed osannare le fenomali opportunità dell'integrazione, perchè così pensa di poter aiutare queste popolazioni dai mezzi limitati, non fa altro che condannarle ad una nuova era di schiavismo moderno, andando nel contempo a compromettere il tenore reddituale dei lavoratori autoctoni. Fate quindi attenzione, ed iniziate a considerare le opportune conseguenze (i famigerati side effects) di queste politiche di integrazione infelice, in quanto il modello americano è stato esportato in tutto il mondo, Europa compresa. Gheto capio.

Foto d'apertura: Keystone / Ap Matt Rourke

Fonte: Tio.ch

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După ce s-au văzut cu veniturile diminuate si au simtit povara ratelor bancare, moldovenii au devenit mult mai chibzuiti cu banii. Nimeni nu mai este dispus să treacă cu vederea un comision impus abuziv de bancheri, asa că activitatea Comisariatelor Judetene pentru Protectia Consumatorilor (CJPC) este aproape blocată de avalansa reclamatiilor împotriva băncilor. Pentru reprezentantii câtorva bănci locale urmează o săptămână dificilă, în care vor trebui să facă fată unui alt val de nemultumiri venite dinspre clientii bancari care se consideră înselati de institutiile de credit.

Grupurile de clienti pregătesc iesiri în stradă si întâlniri cu avocatii, iar Banca Natională a România a fost rugată să intervină ca arbitru în acest conflict. Revolta debitorilor a făcut ca activitatea Comisariatelor Judetene să fie mult îngreunată de numărul record al reclamatiilor înregistrate împotriva băncilor. „Este foarte greu să facem fată unui număr atât de mare de reclamatii si cu un număr restrâns de comisari. Numai în luna august si cele câteva zile din luna septembrie s-au înregistrat 145 de reclamatii împotriva Volksbank si încă 26 împotriva BCR. Numai astăzi (n.r. - ieri) s-au primit sapte reclamatii din partea clientilor Volksbank. Se reclamă comisionul de risc, care trebuia eliminat conform Ordonanatei 50, neprimirea unui credit solicitat desi sunt îndeplinite conditiile de acordare si neacordarea reesalonării”, spune Daniel Piftor, comisarul sef al CJPC Iasi. Misiunea comisarilor a avut ca rezultat aplicarea a trei amenzi în valoare de 20.000 de lei si încă una de 95.000 de lei, numai în ultimele două săptămâni.

Revoltă în judetele Moldovei

Clientii băncilor din cea mai săracă zonă a tării fac front comun împotriva bancherilor. Multi s-au aliat grupurilor de clienti nemultumiti de serviciile bancare constituite pe internet, însă au trecut si pe la CJPC. Asa s-a ajuns ca în toate judetele Moldovei institutiile care apără interesele consumatorilor să fie luate cu asalt de petitionari. „Chiar am primit foarte multe reclamatii împotriva institutiilor de credit, aproximativ 30 în luna august. Ele urmează să mai apară întrucât avem zilnic sesizări în acest sens. Principalul motiv este nesolutionarea cererilor de reesalonare a ratelor, chiar dacă clientul a ajuns în imposibilitate de plată datorită reducerii veniturilor”, ne-a explicat Toader Frătilă, comisarul sef al CJPC Bacău. si bancherii din judetul Vaslui au fost sanctionati aspru de comisarii de la Protectia Consumatorului. „Luna trecută am primit 30 de reclamatii care sesizau perceperea comisionului de risc si cresterea dobânzilor. Luna trecută am aplicat două amenzi a câte 20.000 de lei, iar luna aceasta deja am aplicat o amendă de 50.000 de lei si încă două de 20.000 de lei”, a declarat Dan Liviu Cain, comisarul sef adjunct al CJPC Vaslui. Amenzile vor continua să curgă în perioadă următoare, având în vedere că tot mai multi consumatori depun zilnic plângeri.

Dobânzi majorate doar pentru „fraieri”

Majorarea dobânzilor nu a scăpat nesesizată de clientii hotărâti să se judece cu institutia de credit pentru a-si recupera banii. „M-au sunat de la bancă si mi-au zis să vin să semnez si eu pentru noul grafic. Vestea bună este că au zis că îmi vor da înapoi banii de la cresterea de dobândă de la 5,95 la 7,45, iar vestea proastă este că vor să plătească numai pe lunile din anul 2009, iar din octombrie 2007 si până în 2008 nu vor”, se plânge un client al Volksbank din Iasi. O altă persoană, angajat al băncii, sustine că doar pentru anumite credite s-a majorat dobânda. „Pot să va informez că la sucursala unde lucrez, din cei 90 de clienti care au contractat credite ipotecare în euro în perioada 2006-2007, cu dobândă fixă de 5,95%, doar pentru 30 dintre ei s-a majorat dobânda, cu toate că aveau contracte semnate în aceleasi conditii. Ceilalti 60 au fost considerati VIP, si nu li s-a mărit dobânda. Concluzia:banca a considerat că modificările semnificative de pe pietele financiare pot afecta doar pe unii clienti, considerati mai fraieri”, arată un mesaj de pe un forum. Pentru a scăpa de comisionul de risc, peste 1.400 de clienti au semnat o petitie împotriva Volksbank, iar aproximativ 700 s-au grupat într-un proces comun împotriva institutiei de credit.

Sursa: Evenimentul ; Autor: Adelina Isachi

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Novecento abitanti, impegnati a coccolare i villeggianti o dediti all'attività principale del paese: coltivare ginestre, mimose, rose, fronde verdi, tra cui mille varianti di eucalyptus. Oppure alla produzione di olio extravergine, perchè il paese è la propaggine più alta della strada dell'Olio imperiese.

 

A Perinaldo è rilassante perfino la lettura del' elenco telefono, diviso tra pochissime famiglie. Tra i cognomi prevalenti, Cassini, come Gian Domenico, famoso astronomo del' 600 allievo di Galilei, nato qui, primo di un' illustre stirpe di scienziati. Lo scopritore dei satelliti di Saturno è celebrato con una statua che guarda verso il cielo terso dello spettacolare bel vedere di Perinaldo, e con la chiesa campestre della Madonna del Poggio dei Rei, eretta su suo progetto, con precisione assoluta, sul meridiano ligure.

 

Fiori, olive e cielo, sembra essere il motto del borgo medioevale, che possiede un Osservatorio astronomico e organizza osservazioni notturne guidate di pianeti, stelle, ammassi stellari e nebulose, facilitate dal bassissimo inquinamento luminoso e atmosferico di questa montagna.

 

I monumentali locali sono semplici e discreti, come quello che viene definito “Palazzo” cosi, tout court, senza attribuzioni, e che era residenza estiva dei marchesi Doria, talvolta usato d'inverno per la caccia: il castello Maraldi, dove nacque Cassini e che ospitò Napoleone di passaggio; la parrocchiale di San Nicolò, con un'entrata per gli uomini e una per le donne e un bel dipinto, che qui chiamano “ Delle anime”, della scuola del Guercino. ( Fonte: I weekend più belli d'Italia - Autori vari)

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Expertizele psihologice ale elitei comuniste aflatã în detentie au demonstrat cã, în marea lor majoritate, fostii demnitari aveau coeficient de inteligentã foarte ridicat.

Instrumentat în procesul "Lotului CPEx", Dosarul penal nr. 88/P/1990 contine un set de informatii exceptionale pe care, în alte conditii, nu le-am fi cunoscut niciodatã. Este vorba despre expertizele psihiatrice si testele psihologice care au evaluat atât sãnãtatea mintalã, cât si nivelul performantelor intelectuale ale fostilor demnitari comunisti. Iar rezultatele acestor investigatii aratã, poate într-un mod neasteptat pentru multi dintre noi, cã "Tovarãsii" nu erau, nici pe departe, trogloditii pe care ni i-a prezentat, ani la rând, "democratica" presã postdecembristã.

Membrii CPEx: elita regimului comunist românesc, activistii de rang înalt cãrora li s-a acordat, decenii la rând, tot respectul cuvenit "sefilor cei mari de la partid". Apoi, dupã Revolutie, când steaua lor a început sã apunã, iar cei mai multi erau dupã gratii, presa postdecembristã a început sã-i atace "cu mânie capita listã", prezentându-i ca pe niste retardati semianalfabeti, cu minti bolovãnoase, care stiau doar sã sarã "drepti" când îl aplaudau pe Ceausescu. Faptul cã majoritatea noilor ziaristi, autoproclamati "lideri si formatori de opinie", erau cam aceiasi cu cei care, cu doar câteva luni înainte, se dãdeau peste cap sã intre în gratiile "Baronilor PCR" nu mai conteazã: este deja istorie.

Arhiva personala Dumitru Popescu.

Au fost adulati când detineau pu terea. Iar dupã ce au pierdut-o, au fost supusi unui dispret fãrã limite. Atitudini publice extreme, între care adevãrul despre "Baronii rosii" devine din ce în ce mai greu de aflat. Totusi, ce fel de oameni erau ei cu adevãrat? Erau doar niste mocofani plini de ifose? Sau poate cã nu? Prima, si pânã acum singura ocazie de a-i cunoaste cu adevãrat, dincolo de umbra oricãrui partizanat politic, s-a ivit în 1990, când ei se aflau, de câteva luni bune, în spatele gratiilor. Atunci, la fel ca acum, magistratii erau obligati ca, înainte de a trimite inculpatii în judecatã, sã le evalueze starea sãnãtãtii, inclusiv a sãnãtãtii mintale. Iar pentru verificarea acesteia din urmã, "tovarãsilor" li s-au fãcut toate controalele posibile, inclusiv teste de inteligentã. Efectuate cu rigoare stiintificã, acestea ni-i descriu pe "Tovarãsi" asa cum, poate, nici mãcar ei nu s-au cunoscut vreodatã. si cu atât mai putin noi. Rezultatele investigatiilor fac parte din Vol. VII al Dosarului nr. 88/P/1990.

Majoritatea expertizelor psihiatrice si testelor de evaluare psihologicã au fost fãcute de dr George Rafa si dr Florin Stãnescu, de la Institutul de Medicinã Legalã "Prof. dr Mina Minovici", în colaborare cu dr Octavian Hanganu si dr Dan Prelipceanu, de la Spitalul de Neuropsihiatrie "Dr Ghe. Marinescu". Verificãrile au fost deosebit de laborioase, iar rezultatele au fost înscrise minutios în acte oficiale, care acum, dupã 20 de ani, sunt deja documente istorice. Concret, evaluãrile au pornit de la tinuta vestimentarã a inculpatilor, au conti nuat cu abilitãtile lor de comunicare si au inclus toate subtilitãtile specifice domeniului, inclusiv celebrele "teste Rorschach" - cele cu petele de culoare - pe care le vedem si în filme. Iar orice amãnunt, consemnat fidel, a avut importanta sa. Spre exemplu, în expertiza fostului viceprim-mi nistru stefan Andrei se mentioneazã: "Este adus în fata comisiei în tinutã corespunzãtoare, orientat, coerent, lucid. Contactul psiho-verbal se rea lizeazã usor. Îsi sustine afirmatiile cu argumente convingãtoare, pe care le subliniazã cu o gesticã bogatã si o expresie mimicã adecvatã".

În afara expetizelor psihiatrice, "tovarãsilor" li s-au fãcut si in vestigatii medicale de rutinã. Care au arãtat cã, indiferent cât de sus fu seserã ei plasati în piramida puterii, erau tot niste oameni obisnuiti. Majoritatea sufereau de bolile specifice vârstei lor, dar si de afectiuni cauzate de stres: hipertensiune arterialã asociatã cu diverse afectiuni cardiace, dar si ulcer sau diabet. Câtiva dintre fostii demnitari bãrbati aveau adenom de prostatã, iar unul dintre ei, hemoroizi.

Dar fata cea mai putin stiutã a personalitãtii lor a iesit la ivealã dupã testele psihologice, inclusiv cele prin care li s-au determinat coeficientul de inteligentã (IQ).

Conform specialistilor, oamenii obisnuiti au un coeficient mediu de 100 de puncte. Iar un geniu de talia lui Albert Einstein avea un IQ de 160. Unde se situau "Baronii rosii" pe aceastã "scarã" a inteligentei? Contrar propagandei postdecembriste, majoritatea lor au realizat "scoruri" peste medie, specifice unei inteligente superioare. 

În actele de stare civilã se numea Dumitru Popescu. Dar, dupã ce s-a lãudat la o sedintã cã ar fi divinitatea supremã a celor pe care-i mustruluia, i se mai zicea si "Dumnezeu". Poate cã, în felul sãu, avea dreptate când se considera mai cu mot decât restul lumii: psihologii au stabilit cã avea IQ-ul 125, specific unei  inteligente superioare, mult peste medie. Utilizând alte teste, psihologii au mai aflat, printre altele, cã, în adâncul mintii sale, Popescu "Dumnezeu" avea "nevoie de pace si afectiune si simte cã este tratat fãrã consideratie, ceea ce îl tulburã si îl preocupã".

O  inteligentã superioarã, cu un nivel chiar mai înalt decât al lui Popescu "Dumnezeu", a avut Paul Niculescu Mizil, cãruia psihologii i-au stabilit un IQ de 127. Dar au mai aflat si cã în sinea sa "manifestã nevoia de a se simti la originea lucrurilor si în centrul atentiei".

La cei 68 de ani ai sãi, pe care-i împlinise când a fost expertizat, si cu un IQ evaluat la 122, Nicolae Giosan era si el "un intelect superior,care, arestat fiind, încerca sã depãseascã situatia dificilã în care se afla".

"Scoruri" foarte bune au obtinut Ioan Totu (IQ 126), Silviu Curticeanu (IQ 122) si Radu Constantin (QI 121). Ceva mai modesti, dar tot peste medie, s-au dovedit a fi Oprea Gheorghe si Gheorghe Panã, ambii cu un QI de 117. Dar si Susãnica Gâdea care, la 71 de ani, a realizat un IQ de 114. Tot peste medie, ambii cu un coeficient IQ de 111, s-au situat Constantin Nicolae si Mihai Ghere. Ba chiar si Lina Ciobanu, care era "posesoarea" unei inteligente corespunzãtoare unui IQ de 105.

În acest context, trebuie sã tinem cont cã toate aceste rezultate au fost realizate de niste oameni deprimati, umiliti de faptul cã se aflau dupã gratii, acuzati de crime deosebit de grave, care pierduserã nu numai libertatea, cât si o pozitie socialã exceptionalã, împreunã cu tot ceea ce, pentru ei, însemna valoare si justificare a existentei. Posibilitatea ca specialistii sã-i fi favorizat în vreun fel este exclusã din capul locului: rigoarea si complexitatea testelor psihologice nu pot fi manipulate "din motive politice". Vrem sau nu vrem, adevãrul verificat prin metode strict stiintifice atestã cã acei oameni erau, cu adevãrat, foarte inteligenti. 

Totusi, nu chiar toti membrii CPEx erau niste "munti de desteptãciune". Sub medie s-au dovedit a fi Miu Dobrescu (QI 98) si Ana Muresan, cu un QI de 92. Un caz aparte este cel al fostului prim-ministru Constantin Dãscãlescu. Prãbusirea lui politicã a coincis cu evolutia rapidã a unor afectiuni mai vechi, care, agravate în  detentie, l-au adus la limita la care aproape cã nu mai putea discuta cu nimeni.   

Privite în ansamblul lor, informatiile rezultate din aceste expertize complexe sunt o "fereastrã" unicã prin care ni se oferã ocazia de a-i cunoaste cu adevãrat pe cei care ne-au condus cândva. O "fe reastrã" care nu se va mai redeschide prea curând. Acum, într-o periodã în care avem destule motive sã ne îndoim de capacitãtile intelectuale ale celor care ne conduc spre capita lismul "multilateral demolat", evaluarea stãrii lor de sãnãtate mintalã, precum si valoarea coeficientului lor de inteligentã sunt "date personale" care, ascunse sub pecetea confi dentialitãtii, aproape cã sunt considerate niste secrete care privesc "siguranta nationalã".

Sursa: Jurnalul.ro - Autor: Vasile Surcel

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