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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Nel 2013 saranno il 55% anche grazie alle applicazioni per smartphone.

Oggi le compagnie vendono quasi il 41% di biglietti direttamente ai clienti, di cui il 25,8% attraverso internet e il restante tramite call center (10,7%). Ma entro il 2013 la quota raggiungerà il 55,1% sul totale dei biglietti emessi, anche grazie alle applicazioni per smartphone che l'86% delle compagnie introdurrà nei prossimi tre anni. E' quanto emerge dall'indagine annuale condotta da Sita, presentata a Bruxelles in occasione dell'Air Transport IT Summit. Sono 129 le compagnie aeree che quest'anno hanno partecipato all'indagine, di cui il 14% è rappresentato da compagnie low cost e il 5% da vettori charter. Per aumentare le vendite online le compagnie metteranno a disposizione dei clienti servizi come cambio, cancellazione o prenotazione di un nuovo volo (52%) e rimborso per i viaggiatori abituali (51%). Prosegue così l'incentivo ad utilizzare il self-service tra i passeggeri, perché le compagnie vogliono ridurre del 21% entro il 2013 il numero di passeggeri che si rivolgono al personale di terra per effettuare il check-in. E oltre ad internet, anche l'uso dei cellulari diventerà chiave: l'86% delle compagnie aeree dell'indagine, entro il 2013 offrirà applicazioni per smartphone.

Unioncamere: 85% degli operatori si propone sul web.

Ormai è molto più che una tendenza. Oggi, quasi in un caso su tre, i turisti europei acquistano pacchetti vacanza direttamente sul web. Un trend che anche in Italia sta prendendo piede. Secondo i dati Unioncamere-Isnart per l'Osservatorio Nazionale del Turismo, un milione e 300mila connazionali hanno infatti prenotato la propria vacanza estiva via internet, magari mentre "chattavano" su un social network come Facebook. Si tratta, secondo lo studio, di una cifra non da poco, considerando che, su un totale di 24,5 milioni di italiani che hanno intenzione di prendere un periodo di ferie tra luglio ed agosto, solo il 28% ha già prenotato e di questi, appunto, un quinto lo ha fatto on line. "Il ruolo di Internet - ha osservato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello - è sempre più centrale nel turismo, sia come strumento di intermediazione diretta e indiretta per le imprese che come leva aggiuntiva promozionale e pubblicitaria. E' una grande opportunità che va sfruttata e ancor più fortemente integrata con gli altri canali tradizionali, perché è la frontiera su cui una massa enorme di giovani consumatori si muove già".
I dati evidenziano che l'85% degli operatori offre alla propria clientela la possibilità di prenotare tramite il web, utilizzando e-mail, siti di proprietà o grandi portali;  il 61,2% delle imprese è abilitata a ricevere prenotazioni direttamente on line; il 32,1% degli operatori si serve di agenzie di viaggio on line; il 19,8% delle imprese è presente su social network, Facebook in testa, sul quale sono presenti il 44,8% degli ostelli della gioventù, il 43,6% dei villaggi ed oltre il 30% degli alberghi a 4 e 5 stelle. Nel primo trimestre 2010, il 34,5% della clientela delle strutture ricettive italiane ha prenotato via rete, quota che sale al 41,3% per i soggiorni in città. Le prenotazioni sono avvenute tramite il contatto diretto con la struttura attraverso il sito web (12,5%), l'invio di e-mail (15,6%) e l'utilizzo dei grandi portali di settore (6,4%).

Fonte: travelnostop.com

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Il più grande evento sportivo dell'anno: La Coppa del Mondo FIFA 2010,  ha preso il via 11 Giugno 2010 in Sud Africa. Questa è la prima volta che il torneo è stato ospitato da un paese africano.
Mentre l'Italia sono i campioni uscenti, il torneo ha visto 32 nazioni che combattono per la gloria.

La Coppa del Mondo 2010 ha già iniziato a mettere in agitazione gli utenti online. Ci sono 64 partite da giocare in questa coppa del mondo che culmina il 11 Luglio 2010.

Hai provato a guardare online all'estero sulla RAI, ecc. la Coppa del Mondo di calcio 2010 Africa del Sud, ma ti dice "questo programma non è visualizzabile al di fuori del territorio italiano"?

Con noi la soluzione: Se non ci tieni davvero tanto a sentirti i commenti di Bagni o Collovati...

Il più grande evento sportivo dell'anno: La Coppa del Mondo FIFA 2010,  ha preso il via 11 Giugno 2010 in Sud Africa. Questa è la prima volta che il torneo è stato ospitato da un paese africano.

Clicca sull'immagine in alto ...

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By Admin (from 03/07/2010 @ 12:40:34, in it - Osservatorio Globale, read 1810 times)

LONDRA - La crisi del debito europeo, con i suoi effetti negativi sulla fiducia dei consumatori, ha aumentato il rischio di una nuova recessione.

Ad affermarlo è l'agenzia di rating Fitch, che nel suo rapporto trimestrale "Global Economic Outlook" mantiene la convinzione che "la ripresa globale resta in carreggiata, anche se ad un ritmo disomogeneo a seconda di paesi e regioni".

Secondo Brian Coulton, managing director per i rating sovrani di Fitch, "anche se il rischio di una ricaduta in recessione dei paesi europei è aumentato, la probabilità che il consolidamento fiscale possa portare le maggiori economie avanzate nel complesso in una nuova recessione nel breve termine rimane bassa".

Nel documento Fitch rivede in meglio le stime di crescita globale per il 2010 al 3,1% dal 2,8% pubblicato lo scorso aprile, grazie al migliore andamento di Giappone, Brasile, Russia, India e Cina, mentre Usa, Ue, Gran Bretagna restano in linea con le precedenti previsioni, con un 1% di crescita del Pil stimata per l'area euro.

Fonte: Tio.ch ; ATS

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By Admin (from 04/07/2010 @ 12:06:58, in it - Scienze e Societa, read 1358 times)

Hotel Rex Milano 3-star Hotel

Via Marco D'Agrate 34, Ripamonti Corvetto, 20139 Milano

Situato a soli 10 minuti di tram o metropolitana dal Duomo di Milano, l'Hotel Rex offre camere dotate di balcone privato e TV satellitare.

Il Rex Hotel si trova in un piccolo parco con campo da basket e campo da calcio. Offre tariffe agevolate presso i ristoranti locali e una palestra sita nelle vicinanze.

Questo hotel a 3 stelle di Milano presenta una reception con internet point e la connessione Wi-Fi in tutte le aree comuni.

Camere: 52.

Generale

Ristorante, Bar, Reception 24 ore su 24, Giardino, Camere non-fumatori, Ascensore, Check-in e check-out rapidi, Cassetta di sicurezza, Riscaldamento, Deposito bagagli, Gay-friendly, Struttura interamente non-fumatori, Aria condizionata.

Servizi

Fax/fotocopiatrice.

Internet

La connessione Internet wireless è disponibile nelle aree pubbliche e costa 5,00 EUR ogni ora.

Parcheggio

Parcheggio privato disponibile in loco e costa 15,00 EUR a giorno .

CONDIZIONI DELL'HOTEL

Queste sono le norme generali di Hotel Rex Milano. Poiché possono variare in base alla tipologia di sistemazione, ti consigliamo di verificare anche la descrizione delle camere.

Check-in

Dalle ore 13:00 alle ore 00:00

Check-out

Dalle ore 10:00 alle ore 10:30

Cancellazione

Nota bene: le cancellazioni, le modifiche o la mancata presentazione comportano l'addebito dell'intero importo.

Bambini e Letti Supplementari

Gratis! Tutti i bambini di età inferiore a 10 anni soggiornano gratuitamente (pernottando nel letto già presente in camera).

Tutti i bambini di età superiore o gli adulti pagano 40,00 EUR per persona a notte (pernottando nel letto supplementare).

Il numero massimo consentito di letti supplementari/culle in camera è pari a 1.

Pagamento anticipato

Verrà addebitato l'intero importo al momento della prenotazione ed è non-rimborsabile.

Animali Domestici

Gratis! Gli animali domestici sono ammessi. Soggiornano gratuitamente.

Carte di credito accettate

American Express, Visa, Euro/Mastercard, Diners, Maestro, CartaSi

L'hotel si riserva il diritto di controllare la validità della carta di credito prima dell'arrivo (richiedendo l'autorizzazione al circuito di appartenenza).

TERMINI & CONDIZIONI GENERALI

La prenotazione è assolutamente sicura. Tutti i dati personali verranno crittografati e trattati con riserbo.
Booking.com e TurismoAssociati.it attribuiscono la massima importanza alla riservatezza dei vostri dati personali. Le vostre informazioni personali verranno utilizzate solo per l'elaborazione della prenotazione.
Booking.com o TurismoAssociati.it non addebiteranno alcuna commissione di prenotazione, né addebiteranno alcun costo sulla vostra carta di credito. Pagherete semplicemente l'importo del vostro soggiorno presso l'hotel.
La cancellazione è gratuita purché venga effettuata entro il periodo di preavviso indicato nelle norme di cancellazione dell'hotel (si vedano le "Condizioni dell'Hotel").

PRENOTATE CON NOI IL VOSTRO SOGGIORNO

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By Admin (from 05/07/2010 @ 10:33:08, in it - Scienze e Societa, read 2274 times)

Andata e ritorno.

Fonte: shockdom.com

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By Admin (from 06/07/2010 @ 12:45:35, in it - Scienze e Societa, read 1621 times)

Tulip Inn Amsterdam City West 3.0-star

Questo hotel con un bar/lounge si trova ad Amsterdam

Questo hotel si trova a Amsterdam. Parco di Vondel Concertgebouw e Museo Van Gogh sono attrazioni dell'area. Gli ulteriori luoghi di interesse dell'area includono: Rijksmuseum.

Luoghi di interesse nelle vicinanze

Parco di Vondel - 5,3 km
Concertgebouw - 5,9 km
Museo Van Gogh - 6 km
Rijksmuseum - 6,2 km
Casa di Anna Frank - 6,3 km
Heineken Experience - 6,6 km
Palazzo reale - 6,7 km
Nieuwe Kerk - 6,8 km
Piazza Dam - 6,8 km
Oude Kerk - 7,2 km


L'aeroporto preferito per la struttura Tulip Inn Amsterdam City West è Amsterdam (AMS-Schiphol) - 6,8 km.

Le distanze sono calcolate in linea retta dalla posizione della struttura al luogo di interesse o all'aeroporto, pertanto potrebbero non corrispondere all'effettiva distanza da percorrere.

Le distanze sono indicate con un'approssimazione di 0,1 miglia/chilometri.



Amsterdam (e dintorni), Paesi Bassi

Reimerswaalstraat 5

Amsterdam, 1069 AE

Paesi Bassi

Aeroporto principale più vicino:

Amsterdam, Paesi Bassi (AMS-Schiphol)

Zona:

Amsterdam (e dintorni), Paesi Bassi

Informazioni utili prima della partenza

  • I bambini di età inferiore a 4 anni nella stessa camera dei genitori o tutori, senza uso di letti aggiuntivi, non pagano l'occupazione della camera.


  • Tariffe obbligatorie imposte dall’hotel

    Le tariffe obbligatorie richieste dall'hotel riportate di seguito sono addebitate dalla struttura al momento dell'arrivo o della partenza.


    • Verrà addebitata una tassa comunale/locale del 5 %.



    Č possibile che questo elenco non sia completo. Le tariffe obbligatorie richieste dall'hotel potrebbero non includere le tasse e sono soggette a modifiche.


    Tariffe

    Le tariffe e cauzioni seguenti sono addebitate dalla struttura al momento del servizio, dell'arrivo o della partenza.


    • Cauzione: EUR 50 a soggiorno.


    Č possibile che questo elenco non sia completo. Tariffe e cauzioni potrebbero non includere le tasse e sono soggette a modifiche.


    Servizi disponibili presso la struttura

    La struttura Tulip Inn Amsterdam City West offre un ristorante e un bar/lounge. Č disponibile servizio in camera. Le strutture per riunioni includono sale conferenze e sale riunioni per piccoli gruppi. Questa struttura offre anche una palestra, assistenza per tour/biglietti e cambio valuta.

    Tulip Inn Amsterdam City West è una struttura riservata ai non fumatori.



    • Reception 24 ore su 24
    • Bar/Lounge
    • Colazione disponibile (con supplemento)
    • Numero di camere: 166
    • Sala/e conferenze
    • Cambio valuta
    • Ascensore
    • Strutture per fitness
    • Accesso a Internet nelle sale comuni - Gratuito
    • Assistenza per tour/biglietti
    • Connessione Internet nelle aree comuni (con supplemento)
    • Accesso a Internet - Wireless
    • Sale riunioni (piccoli gruppi)
    • Ristorante/i in hotel
    • Servizio in camera
    • Struttura riservata ai non fumatori

    Camere


    Altre foto

    La struttura Tulip Inn Amsterdam City West dispone di 166 camere. Le TV offrono canali via satellite e film pay-per-view. Č disponibile accesso wireless a Internet, insieme a un telefono diretto e cassaforte in camera (a misura di laptop). Sono disponibili: accessori per caffè/tè. I bagni includono la seguente dotazione: asciugacapelli. Vengono inoltre offerti aria condizionata, climatizzazione e radiosveglia.

    Le camere sono tutte per non fumatori.

    Servizi per le camere


    • Accesso ad Internet wireless
    • Accesso a Internet ad alta velocità
    • Film pay-per-view
    • Telefono diretto
    • Asciugacapelli
    • Aria condizionata
    • Climatizzatore
    • Accessori per caffè/tè
    • Bagno in camera
    • Solo non fumatori
    • Radiosveglia
    • Scrivania
    • Cassaforte in camera (a misura di laptop)
    • TV satellitare

    Ristorazione


    Altre foto

    La struttura Tulip Inn Amsterdam City West dispone di un ristorante che serve la colazione, il pranzo e la cena. Č disponibile il servizio in camera.

    Strutture ricreative

    • Escursioni in barca

    Politiche

    Per le persone extra possono essere applicati supplementi, variabili in base alla politica dell'hotel.
    Al momento del check-in vengono richiesti un documento di riconoscimento e una carta di credito per eventuali spese accessorie.
    Tutte le richieste speciali sono soggette alla disponibilità al momento del check-in e possono dar luogo al pagamento di un supplemento. Le richieste speciali non sono garantite.



    • Tariffa animali addebitata in hotel/casa-vacanza
    • Animali ammessi
    • Check in alle ore 14.00
    • Check out alle ore mezzogiorno
    • Solo cani
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    By Admin (from 06/07/2010 @ 16:42:09, in it - Scienze e Societa, read 2326 times)

    Il satellite dell’Ente spaziale europeo, Planck, ha cominciato a inviare le prime immagini dell’Universo.

    Planck registra la radiazione cosmica, cioè quello che resta della luce prodotta dal Big Bang: questa radiazione “fossile” permea tutto lo spazio e, secondo gli scienziati, è “la traccia indelebile della giovinezza dell’Universo”.

    Le osservazioni, svolte tra agosto 2009 e giugno 2010, sono le più nitide mai ottenute e dovrebbero permettere lo studio dell’Universo nelle sue fasi iniziali. Al centro dell’immagine è ben visibile la Via Lattea, che oscura gli altri dettagli.


    Il sito We are what we do, che incoraggia piccole azioni di solidarietà, ha avviato un progetto di cartografia storica.

    Il progetto Historypin, infatti, propone un viaggio a ritroso nel tempo attraverso le mappe di Google. Grazie alla modalità Street View, il sito permette di postare sulle immagini attuali di Google Map vecchie fotografie di strade, città e paesini provenienti da archivi o da collezioni personali.

    Il sito, ancora in costruzione, ha già raccolto quasi novemila immagini da tutto il mondo. A Parigi si può trovare una chicca: i Beatles che prendono il caffè sugli Champs-Elysees. È il 1964 e loro suonavano all’Olympia come grupo spalla di Sylvie Vartan.

    Fonte: Internazionale.it

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    Buongiorno a tutti. Allora, Aldo Brancher si è dimesso da ministro dopo solo sette giorni: evidentemente ha cercato invano la delega alla quale era stato assegnato, poi non l'ha trovata.
    Scherzo, naturalmente: l'uso del legittimo impedimento, diciamo il legittimo uso da parte di Brancher della legge sull'illegittimo impedimento, ha suscitato tali polemiche e contrasti per la sfacciataggine con cui tutto ciò è avvenuto, che alla fine hanno indotto Berlusconi, dopo un incontro ad Arcore con il fido Brancher, a scaricarlo.

    Brancher, ministro per caso.

    Resta invece saldamente presidente del Consiglio e ha già fatto uso tre volte, negli altrettanti suoi processi, Mills, Mediaset e Mediatrade, Silvio Berlusconi, intorno al cui abuso di legittimo impedimento non sono nate polemiche istituzionali di nessun genere, fanno tutti finta di niente.
    Resta sottosegretario al tesoro Nicola Cosentino, sul cui capo pende un mandato di cattura – attenzione non una richiesta di arresto da parte della procura di Napoli – un'ordinanza di custodia cautelare già emessa dal GIP, già confermata dalla Cassazione che non può essere eseguita perché il signorino è trincerato in Consiglio dei Ministri e in Parlamento: la Camera fa scudo e respinge il permesso ai giudici di entrare e di portarselo via. Ma anche questo, come sappiamo, ha creato ben poche polemiche da parte del maggior partito di opposizione che, anzi come forse qualcuno di voi ricorderà, dopo aver presentato insieme all'Italia dei Valori e all'UDC una mozione in cui chiedevano a Cosentino di dimettersi, addirittura prima che gli arrivasse il mandato di cattura, il PD fece poi in modo, con le uscite dall'aula calibrate di decine di suoi esponenti, di non far passare quella mozione perché sarebbe bastato essere presenti in forze e quella mozione sarebbe passata in quanto molti finiani e non si erano dileguati nel centrodestra.
    Dunque, diciamo: siamo di fronte all'ennesima fiera del tartufo, all'ennesimo festival dell'ipocrisia. Adesso ci saranno quelli che si attribuiranno il merito delle dimissioni di Brancher: le dimissioni di Brancher sono un fatto interno al centrodestra. Come sempre è avvenuto tutto all'interno del centrodestra; se non si fossero dissociati i finiani e i bossiani, Brancher sarebbe ancora lì, e invece Berlusconi ha dovuto sacrificarlo, anche perché altrimenti c'era il rischio che la sua maggioranza andasse sotto di fronte alle mozioni di sfiducia individuali che erano state presentate dalle opposizioni.
    Diciamo che alla fiera del tartufo partecipa il Capo dello Stato il quale ha firmato la legge sul legittimo impedimento che, senza la sua firma, oggi non sarebbe legge dello Stato, ha firmato la nomina di Brancher a ministro di non si sa cosa, e poi ha contestato a Brancher il diritto di utilizzare il legittimo impedimento, cioè una legge firmata e promulgata da Napolitano in virtù della sua nomina a ministro da parte di Napolitano. Napolitano, che invece quando Berlusconi si avvale del legittimo impedimento, magari per coprire i suoi festini in Brasile con le ballerine di lap dance. Io non ho nulla contro chi fa festini con ballerine di lap dance, ma se quel tale autocertifica con un documento ufficiale di Palazzo Chigi al Tribunale di non avere nemmeno un'ora libera per un anno e mezzo – questo comporta il legittimo impedimento senza dover dare alcuna giustificazione giorno per giorno di quello che fa – e poi si scopre che si fanno, come ha raccontato tutta la stampa brasiliana, durante le missioni di Stato, i festini, allora quei festini diventano argomento di dibattito. Dovrebbero diventare argomento di dibattito e polemica politica perché, invece dei festini, sarebbe suo dovere partecipare alle udienze del suo processo; su questo il Quirinale tace bellamente. E' comodo prendersela con Brancher, viene sempre più voglia di dare la solidarietà a Brancher, che ha fatto un terzo di quello che ha fatto Berlusconi – parlo del fatto che ha usato il legittimo impedimento per un solo processo e oggi se ne è già spogliato – che viene linciato come se fosse il capo della banda. Non dimentichiamoci che il capo della banda rimane Berlusconi. Vedremo nei prossimi mesi cosa è stato promesso a Brancher in cambio del suo sacrificio.
    Brancher è uno di quei collaboratori che, anche se leggerete che Berlusconi l'ha scaricato, non può essere scaricato, perché è uno di quei collaboratori con la cerniera lampo al posto delle labbra; è un signore che si è fatto tre mesi di galera a San Vittore per le tangenti Fininvest quando era il braccio destro di Confalonieri, tangenti che pagava – l'abbiamo detto lunedì ma è bene ripeterlo – al partito socialista di Craxi e al Partito Liberare del ministro della malasanità De Lorenzo, per fare in modo che il governo desse in appalto a Mediaset una gran mole di spot della campagna anti AIDS. Soldi pubblici a Mediaset, una delle imprese più assistite che si siano mai viste.
    Soldi pubblici a Mediaset per fare la pubblicità contro l'AIDS “Se lo conosci lo eviti”, perché se non facevano quella pubblicità la gente andava incontro abbracciandoselo, l'AIDS. Ecco, soldi pubblici a Mediaset in cambio di tangenti a politici, questa è la ragione per cui Brancher viene arrestato. Chiude la lampo, e per tre mesi non parla; quando esce ha una carriera assicurata e, infatti, di lì a poco diventerà parlamentare di Forza Italia, poi sottosegretario, recentemente ministro, adesso tornerà ad essere sottosegretario, quindi farà parte comunque del governo, credo io, vedremo. Magari un giorno capiremo per questo gesto qual è la ricompensa, visto che è saltato il ministero.

    I messaggi mafiosi di Dell'Utri.

    Un altro signore che per questo gesto ha una vecchiaia agiata assicurata, si chiama Marcello Dell'Utri, ma non è mica l'unico, ce ne sono tanti e ne stiamo scoprendo in continuazione.
    Marcello Dell'Utri resta Senatore, ovviamente, anche dopo la condanna in secondo grado a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa e l'altro giorno... poi faremo qualche commento non sulla sentenza che non esiste, abbiamo soltanto il dispositivo, ma sui commenti alla sentenza e su come i media sono riusciti a distorcere, ribaltare addirittura il significato di quel dispositivo.
    Intanto, è interessante vedere cos'ha detto Dell'Utri: tra le tante cose che ha detto Dell'Utri ce ne sono due che inducono a una certa riflessione; non solo noi: credo che abbiano indotto soprattutto Silvio Berlusconi a una certa riflessione.
    A un certo punto l'avvocato Mormino, quello coi capelli bianchi che sembra la controfigura di Salvo Lima che è uno degli avvocati di Dell'Utri, ha dichiarato subito dopo la sentenza: “Dell'Utri è stato condannato solo per quanto avrebbe fatto prima del 1992 per proteggere dalla mafia Berlusconi e le sue aziende”. Quindi Dell'Utri paga per conto di Berlusconi. Non ha fatto quelle cose per sé, le ha fatte per sacrificarsi per la causa superiore di Berlusconi. Primo messaggio.
    Adesso voi sposatelo con questo secondo messaggio che lancia direttamente Dell'Utri nella sua conferenza stampa poche ore dopo la sentenza che lo ha condannato, ripeto condannato, a sette anni di reclusione per concorso esterno: “Mangano resta il mio eroe, non so se io, trovandomi al suo posto in carcere, riuscirei a resistere senza fare nomi”. Ecco, mettete insieme l'avvocato di Dell'Utri che ricorda: “guardate che quelle cose, se le ha fatte, le ha fatte per salvare Berlusconi” e ora si ritrova sette anni di galera e Berlusconi niente. Poi c'è Dell'Utri che dice: “Mangano è un eroe perché ha la lampo a tenuta stagna. Purtroppo non capita a tutti questa fortuna: io, per esempio – dice – se mi trovassi in carcere, tipo se venisse confermata in cassazione la mia condanna e io dovessi finire dentro per quattro – perché voi sapete che gli ultimi tre in Italia si scontano fuori ai servizi sociali, ma quattro anni sono quattro anni soprattutto per uno abituato a vivere tra incunaboli e libri antichi – non so se saprei mantenere proprio completamente chiusa la cerniera lampo”. Bel messaggio, no, per chi deve capire. Sicuramente non era rivolto a noi, perché di noi questo signore non sa nulla, chissà di chi sa qualcosa, forse del Presidente del Consiglio!
    Bisogna imparare a leggere questi messaggi da uno condannato a sette anni per mafia in appello; ricordo che l'appello è l'ultimo grado di merito poi c'è un grado di legittimità, quindi se ci sono violazioni formali la corte di Cassazione può bocciare, altrimenti questo è l'ultimo giudizio di merito. Sui fatti l'appello è l'ultima parola della giustizia, sulle forme c'è la Cassazione. Possiamo ben dire che, quando parla Dell'Utri, bisogna decrittare, decodificare quello che dice secondo il linguaggio mafioso: quando Dell'Utri lancia un messaggio, lancia un messaggio mafioso, a chi lo lancia sta all'intelligenza di chi ascolta capirlo, ma il linguaggio è quello mafioso.
    Quando insiste continuamente a ripetere che Vittorio Mangano è un eroe, secondo voi lo fa per omaggiare la salma del caro estinto Vittorio Mangano, lo fa per dare un contentino alla vedova e alle orfane, lo fa per riconoscenza nei confronti di un vecchio amico che ormai è morto da dieci anni? Credo che la prossima settimana o fra due settimane sarà il decimo anniversario della scomparsa di Mangano. Credete che lo faccia così? Ma naturalmente no! Quando Dell'Utri dice “Mangano è un eroe perché...” sta parlando di se stesso, non di Mangano. Sta parlando di se stesso che, nonostante tutte le traversie processuali di questi anni, è riuscito a tenere chiuso il becco e lo ricorda continuamente a chi avrebbe potuto subire delle pesanti conseguenze se lui non fosse stato così eroico e si fosse lasciato scappare qualcosa.
    Guardate che ci sono tanti modi per lasciarsi scappare qualcosa, basta parlare un po' troppo al telefono in un momento in cui si sospetta di parlare con una persona intercettata, per esempio.
    Bastava mandare avanti qualche proprio collaboratore che all'improvviso ha un crollo psicologico e comincia a parlare. Allora forse è bene tenere presente quello che raccontava Cartotto, davanti ai magistrati di Caltanissetta e Palermo che lo interrogavano sulla nascita di Forza Italia. Cartotto disse una cosa molto semplice: disse “Marcello Dell'Utri me lo ricordo quando mi incaricò di cominciare a studiare un nuovo partito legato alla Fininvest, me lo ricordo perché era un periodo in cui aveva dei dubbi. Ogni tanto sbottava contro Berlusconi, e una volta mi disse 'Silvio non capisce che se parlo io...'”. Questa storia del “se parlo io...” è antica, risale addirittura a prima della nascita di Forza Italia, e chissà se quel “se parlo io...” non è stato un argomento sufficiente per indurre, magari, il Cavaliere a rompere gli indugi nel momento in cui stava valutando i pro e i contro della discesa in campo. Queste cose sono tutte nelle carte, naturalmente: basta saperle leggere.
    E, invece, molti continuano a far finta di niente e a non leggere; altri scoprono tardivamente quello che si poteva scoprire molto prima. Io mi sono tenuto qua in cartellina un po' di titoli di giornali; sono interessanti per vedere com'è ridotta la stampa italiana. Bisogna fare un ripassino ogni tanto.
    “Il politico Dell'Utri non ha mafiato”, il Foglio di Giuliano Ferrara; dentro c'è un commento intitolato “Ma le stragi no”. Libero: “Dell'Utri padrino part-time. Sentenza ipocrita. Condannato per concorso esterno ma solo prima del 1992 – hai detto niente – così lui sarà prescritto, i giustizialisti potranno attaccare e nessuno ha perso”. Vi segnalo anche qui, di spalla, un immortale articolo di tale Mazzoni, dev'essere un refuso. Il titolo dice: “La troppa libertà di stampa ha ucciso il giornalismo”, pensate che cosa arriva a scrivere!
    “Picciotto part-time. La prescrizione farà giustizia. Crolla il teorema Forza Mafia”. “Dell'Utri deluso: quel giudice come Pilato”. “Silvio sollevato: cade un castello di carte, ma i finiani vedono solo la condanna” e che devono vedere visto che si tratta di una condanna a sette anni! Qui invece il giornale preferisce titolare sull'assoluzione di Tartaglia: si sono meravigliati perché Tartaglia, il lanciatore di souvenir, è stato dichiarato matto e quindi totalmente incapace di intendere e volere quindi non imputabile. Pensate che stupore, chi se lo sarebbe aspettato che era uno squilibrato. Avevano indicato un po' di mandanti, alla fine si è scoperto che era semplicemente fuori.
    “Forza Italia mafiosa? Una balla”, ecco questo è il titolo sulla condanna a sette anni del fondatore, inventore, di Forza Italia.
    Ancora alcuni titoletti simpatici: “I paradossi del processo Dell'Utri”, questo è quel genio di Giordano, inventore del programma Lucignolo Bikini, che si avventura nei terreni impervi del diritto.
    Vi segnalo anche il giurista con le meches, che titola “Quel reato che non esiste nel codice”, sta parlando del concorso esterno in associazione mafiosa. Poi c'è un bell'esempio di cerchiobottismo: “Condanna pesante, ma gravi pure le parole del Procuratore Generale”, questo è Macaluso. “Un macigno sulla tesi Forza Italia-mafia-stragi del 1992”, questo è il Riformatorio. “Macello Dell'Utri”, un bel gioco di parole, “Smontata la teoria sulle stragi del 1992”.
    Ecco, questo è un po' come si comporta la nostra stampa. I telegiornali non ve li posso far vedere, anche perché forse qualcuno di voi li ha già visti: meraviglioso il Tg1! Il Tg1 è riuscito a dire “La corte non ha creduto alla pubblica accusa, non ha creduto a Spatuzza, subito peraltro smentito da Filippo Graviano, ha spazzato via la costruzione accusatoria, crolla tutto”. Questo è il servizio di tale Grazia Graziadei, ve la segnalo perché si sta molto segnalando in quest'ultimo periodo, è una specie di minzolina di complemento. L'altra sera ha anche fornito i dati taroccati sulle intercettazioni. Collegata da Palermo diceva che “crolla il teorema”, infatti a Dell'Utri hanno dato sette anni e festeggiava anche lei insieme al Senatore. Evidentemente conoscendolo si aspettavano tutti l'ergastolo, quindi quando vedono che prendono solo sette anni, questi personaggi, si congratulano. “Bravo, ti è andata di culo, solo sette anni!”. Fra qualche anno si ritroveranno tutti nei cortili di un penitenziario a loro scelta per festeggiare e brindare al colpo di culo: “visto eh! Solo sette anni, te possino, ti è andata bene!”... Cuffaro, Dell'Utri tutti contenti. Già ricorderete Previti quando brindò per la condanna a soli sette anni e mezzo per la sentenza Imi-Sir Lodo Mondadori, si contentano di poco, sono di bocca buona. Sette anni gli sembrano pochi: è che ne dimostrano di più, li portano male, gli anni.

    Il depistaggio del regime.

    Perché dico questo? Perché quando uscì la sentenza Andreotti fu facile spacciare la prescrizione per assoluzione. Questa volta, una volta emesso il dispositivo in cui Dell'Utri viene condannato a sette anni di reclusione per mafia, mi domandavo: “chissà come faranno a depotenziare, sminuire, depistare l'attenzione da una sentenza così grave, così pesante”.
    Perché grave e pesante? Perché una corte d'Appello così benevola Dell'Utri, ma neanche un altro imputato, non la troverà più! Abbiamo già raccontato chi sono i tre giudici che hanno giudicato Dell'Utri: erano giudici dai quali lui e la sua difesa si aspettavano un trattamento favorevolissimo, visto che già nel corso del processo, soprattutto nell'ultima fase, si erano dimostrati molto molto molto inclini alle esigenze della difesa e molto ostili a quelle dell'accusa. Quindi, bisogna anche calcolare quello, che tipo di corte. Non è una corte con fama di durezza e severità, ma una corte con fama, come direbbe qualcuno, di garantismo anche se il garantismo non c'entra assolutamente niente: quando si tengono dal processo le prove e poi si dice che mancano le prove uno dovrebbe dire “fatele entrare, così le trovate, le prove”. In ogni caso, sette anni da quella corte lì, al braccio destro del presidente del Consiglio, per mafia!
    Ecco, come avrebbero fatto a depotenziare la bomba di questa sentenza? L'abilità di questo sistema della disinformazione programmata, organizzata, scientifica è riuscita completamente a depistare l'attenzione dal centro della notizia. Il braccio destro di Silvio Berlusconi condannato in appello per mafia a sette anni, mentre quello sinistro è già stato condannato a sette anni e mezzo per corruzione dei giudici; stiamo parlando dei due angeli custodi che hanno accompagnato Berlusconi dai primi passi nel mondo dell'impresa, della finanza, dell'editoria fino al governo e al Parlamento. Previti era l'avvocato che comprava i giudici e sistemava le cause perse facendole vincere, Dell'Utri è l'uomo del raccordo tra la Fininvest e la mafia: lo dice perfino la benevola corte d'appello, in quella composizione, di Palermo che ha ritenuto tutto provato fino al 1992 compreso. Quindi, cominciamo a fare chiarezza sulle date: fino al 1992 vuol dire che per tutto il 1992 è provato che Dell'Utri era mafioso, e cosa faceva la mafia nel 1992? Faceva il delitto Lima, il delitto Salvo, la strage Falcone, la strage Borsellino e la trattativa coi Carabinieri, ok? Quindi le stragi non sono fuori dal periodo compreso nel dispositivo della sentenza. Quello che ci sarà scritto nella sentenza non lo so, ma l'arco temporale comprende l'anno delle stragi di Capaci e Via D'Amelio e comprende l'anno in cui, secondo Cartotto, Dell'Utri pensò per la prima volta di fare un partito. E lo stesso racconta Massimo Ciancimino, che addirittura prima della strage di Capaci girava voce che stesse per nascere un partito della Fininvest, in casa Ciancimino. Quindi il 1992 è compreso e nel 1992 cominciano gli embrioni che daranno il via a Forza Italia e che Dell'Utri ha sempre negato, esattamente perché vuole staccare quella stagione dalla nascita di Forza Italia.
    Vediamo quattro o cinque truffe mediatiche con cui si è riusciti a scardinare la portata dirompente di questa sentenza.
    Dell'Utri dice che Mangano è rimasto in carcere fino alla morte, in cella, nonostante fosse malato di Cancro perché ha rifiutato di mentire su richiesta dei magistrati che gli avevano promesso che se avesse mentito facendo i nomi di Dell'Utri e Berlusconi. Questo lo ripete da anni e tutti lo ripetono da anni senza mai fare una domanda precisa: “Scusi, ma lei da chi l'ha saputo, chi gliel'ha detto, dove sono le prove, chi ha processo a Mangano di uscire in cambio di calunnie a Berlusconi e Dell'Utri?” A che titolo potevano promettere a un signore che stava in galera perché era stato arrestato nel 1999? L'ultima volta Mangano viene arrestato nel 1999 e pochi mesi dopo viene condannato a due ergastoli per tre omicidi, uno dei quali aveva eseguito personalmente. Era in queste condizioni: in galera per tre omicidi con due ergastoli in primo grado, oltre alle condanne per traffico di droga rimediate negli anni Ottanta. Immaginate se a un soggetto del genere qualcuno poteva promettere che sarebbe uscito subito, perché mancava poco alla sua morte, in cambio di calunnie. Ma nemmeno la legge sui pentiti! Intanto inizia il suo percorso di ravvedimento, poi si vede se dice la verità, poi viene portato in una località protetta per sottrarlo alle vendette dei mafiosi in carcere. Quindi, questa storia della libertà il giorno dopo che hai parlato è una stupidaggine, nessuno avrebbe potuto garantirla, e del resto se Dell'Utri conosce i nomi di chi avrebbe fatto questa proposta oscena a Mangano, perché non li denuncia? E' una balla clamorosa che Dell'Utri continua a raccontare, che è entrata nella testa della gente e nessuno ha mai fatto queste domande, basterebbe fare una domanda per farla crollare. Ma le domande, com'è noto, non si fanno.
    Secondo: dice Maurizio Belpietro, vi ho letto il titolo: “E' una sentenza comica, il mafioso part-time, uno che è picciotto appena appena, sembra uno di quegli espedienti all'italiana.” Dice Dell'Utri: “è una sentenza pilatesca, incoerente: i giudici mi fanno passare per mafioso fino al 1992 ma cadono in contraddizione: se fosse vero la mafia non mi avrebbe mollato proprio nel 1992, quando poteva sperare nei vantaggi del potere e della politica”. E qui devo dire che sia Belpietro che Dell'Utri sembrano dire una cosa ragionevole: ma se uno è mafioso, pur dall'esterno, com'è possibile che a un certo punto smetta? Essere mafiosi non è come fumare! Non è che uno a un certo punto smette di fumare, come fa Dell'Utri a smettere di essere mafioso proprio nel 1992, di li a poco nasce un partito e la mafia lo scarica proprio nel momento in cui lui, essendo l'inventore di Forza Italia, stando per andare al governo, le serve di più? La mafia stava cercando di riempire quel vuoto politico che si era aperto con tangentopoli, ora che arriva Forza Italia a riempirlo, la mafia scarica Dell'Utri! Ha ragione Dell'Utri, vedete quante cose sa! Sembra ragionevole il discorso.
    E allora cosa c'è che non va? Che la sentenza non dice affatto che Dell'Utri ha smesso di essere mafioso nel 1992. Le motivazioni le leggeremo, ma di solito le sentenze non dicono sciocchezze del genere. I giudici non devono scrivere la biografia completa di Dell'Utri dalla culla al Senato, i giudici devono vedere su quali episodi portati dall'accusa ci sono le prove per condannare Dell'Utri, e su quali non ci sono le prove o ci sono prove insufficienti o ci sono prove contraddittorie che comunque non bastano per condannare su quegli episodi.
    Gli episodi sono in ordine cronologico: i giudici si sono fermati al 1992 evidentemente perché ritenevano che gli episodi successivi non siano sufficientemente provati per condannarlo per il periodo successivo al 1992. Non dicono che ha smesso, ma semplicemente: “dopo non sappiamo perché non abbiamo elementi, lo condanniamo fino al 1992 perché nel 1992 abbiamo trovato l'ultimo episodio che inoppugnabilmente lo collega alla mafia”. Non dicono che non è più mafioso, dicono che hanno le prove che è mafioso fino al 1992.
    Poi un cittadino, un giornalista, un opinionista, uno storico può andare al di là e dire che è ovvio che ha continuato, infatti risultano incontri con Mangano nel 1993; risultano probabilmente incontri con Mangano anche dopo, risultano le telefonate di mafiosi come Guttadauro, di mafiosi come Carmelo Amato, uomo di Provenzano intercettato nella sua autoscuola, che organizzavano le campagne elettorali del 1999 alle europee e nel 2001 alle politiche per Dell'Utri. Risultano addirittura i tentativi di un latitante come Palazzolo che si è rifugiato in Sudafrica e che cercava di sistemare le sue pendenze influendo sul governo Berlusconi, nel 2004-2005, contattando tramite amiche comuni la moglie di Dell'Utri perché creasse un link con il marito.
    Ci sono tutti questi episodi, ci sono i fatti del 2008 segnalati dalla procura di Reggio Calabria che i tre giudici d'appello hanno tenuto fuori dal processo, delle telefonate di Dell'Utri con gli uomini del clan Piromalli, con i giudici che dicono “non ci interessano, perché questa è 'ndrangheta e noi lo stiamo processando per Mafia”. Ah, però! E non ti interessa sapere se quello che stai processando per mafia ha rapporti anche con la 'ndrangheta?
    Quindi, i fatti ci sono, sono telefonate, intercettazioni, mica elucubrazioni, mica Spatuzza che racconta. Noi, che non siamo giudici, possiamo benissimo riempire il vuoto lasciato da questa sentenza, a meno che poi non lo riempia la Cassazione annullandola perché mal motivata. Vedremo.
    Non sarebbe la prima volta che una sentenza scritta da Salvatore Barresi, che è il relatore, uno dei tre giudici d'appello, viene smontata e polverizzata nei gradi successivi. La sentenza di assoluzione di Andreotti in primo grado portava l'impronta di Barresi, è stata sgominata dalla Corte D'Appello che ha dichiarato Andreotti colpevole fino al 1980 e prescritto. Può darsi che la Cassazione annulli questa sentenza, ma in ogni caso, intanto, nessuno faccia dire alle sentenze ciò che non possono dire: la sentenza si ferma al 1992 perché ritiene di non poter proseguire, ma non dice che ha smesso dopo il 1992. Anche perché non esistono episodi noti, nel processo, che facciano pensare a una dissociazione di Dell'Utri dalla mafia o della mafia da Dell'Utri. Probabilmente si ritiene che i fatti successivi, almeno quelli che i giudici hanno fatto entrare nel processo, non siano sufficienti per ritenere che dopo il 1992 ci sia un accertato e provato scambio di favori. Sapete che il reato di concorso esterno non è affatto un reato fumoso, come ci raccontano: la Cassazione lo ha spiegato e delimitato perfettamente nelle sentenze di condanna per esempio di Contrada, di Ignazio D'Antona, di politici democristiani siciliani. E' scambio di favori, non fare una telefonata a un mafioso, prendere un caffè, andare a un matrimonio: quelli sono fatti inopportuni, indegni. Il concorso esterno è quando tu, esterno alla mafia, ti metti a disposizione non una volta o due – è favoreggiamento – ma in pianta stabile dell'organizzazione della quale non fai parte, che però fiancheggi stabilmente perché la mafia ti aiuta a far carriera, far soldi, acquistare potere, prendere voti e tu in cambio la favorisci proprio perché stai all'esterno, perché sei un politico, un vescovo, un prete, un poliziotto, un carabiniere, un magistrato colluso, un imprenditore, un finanziere, un banchiere.
    Eppure è facile: si ridicolizza la sentenza dicendo “fino al 1992 è mafioso, poi ha smesso. E' evidente che han voluto dare un contentino alla procura, poi smonteranno anche il resto perché è evidente che uno è mafioso mai o sempre”. E loro scelgono mafioso mai.
    Infatti Dell'Utri dice: “dovevano assolvermi anche per il prima del 1992, ma non l'hanno fatto per dare un contentino alla procura, per evitare di darle uno schiaffo”. Uno per dare un contentino alla procura affibbia sette anni al braccio destro del presidente del Consiglio, e gliene toglie 2 rispetto al primo grado.
    Perché devono dare il contentino? “Perché il problema è la procura: Caselli e Ingroia sono potentissimi, in grado di condizionare l'ambiente. Spero di non trovare in Cassazione un giudice di Palermo”. Sono talmente potenti che Ingroia è stato cacciato dall'antimafia quando era procuratore Grasso, e Caselli ha avuto il privilegio di tre leggi contra personam fatte dal governo Berlusconi nel 2005 per impedirgli di diventare procuratore nazionale antimafia. Pensate quanto sono potenti, anzi pensate quanto sono potenti i magistrati che hanno cacciato Ingroia e sono diventati procuratori antimafia. E' la stessa persona, tra l'altro.
    Questa frase del contentino, cioè del fatto che i giudici a Palermo danno sempre ragione alla procura con le palle che ci hanno sempre raccontato, cioè che tutti i processi ai politici istruiti dal pool di Caselli, quindi Ingroia, Scarpinato, Lo Forte, Paci, Di Matteo ecc., sono finiti tutti nel nulla: i caselliani fanno i processi ai politici e finiscono nel nulla e invece i grassiani fanno i processi giusti, con le accuse vere, e li vincono. Sarà, ma Contrada è stato condannato in via definitiva e il processo l'ha avviato la procura di Caselli, Andreotti è risultato colpevole e la prescrizione è arrivata per sei mesi, non di più, e il processo l'hanno fatto i caselliani, Dell'Utri si è beccato la condanna in primo e in secondo grado, D'Antona e altri mafiosi politici siciliani hanno fatto la stessa fine. Le uniche assoluzioni eccellenti sono quelle di Mannino e quella del Giudice Carnevale. Per assolvere Carnevale hanno dovuto modificare la giurisprudenza della Cassazione per dichiarare nulle le testimonianze dei giudici del collegio presieduto dal Carnevale in Cassazione, che testimoniavano le pressioni che lui faceva per far annullare le condanne di mafia; e dato che le pressioni le faceva in camera di Consiglio, secondo il racconto dei suoi colleghi, ciò che avviene in camera di consiglio non può essere divulgato fuori nemmeno in un processo. Per questo, perché hanno buttato via le prove, i giudici della Cassazione hanno assolto il loro collega Carnevale. Ok?
    Quindi, dopo che ci hanno raccontato per anni che Caselli è un fallito nei processi ai politici, adesso ci raccontano che li vince tutti perché influenza i giudici. Lo dicono le stesse persone che dicono che li ha persi tutti. Se li ha persi tutti non influenza nessuno e non conta niente, se è potentissimo e li influenza sempre allora vuol dire che li ha vinti tutti; andiamo a vedere: ne ha vinti alcuni, ne ha persi altri, come sempre avviene che i processi possono finire in un modo o in un altro.
    “l reato potrebbe cadere in prescrizione perché fra breve saranno trascorsi vent'anni dal 1992” quando si fermerebbe il periodo del reato commesso da Dell'Utri. Questi non conoscono nemmeno la matematica, non hanno nemmeno il pallottoliere: il concorso esterno in associazione mafiosa obbedisce alle regole del 416bis dell'associazione mafiosa. Non esiste nel codice penale una voce specifica per il concorso esterno in associazione mafiosa: tutti i reati del codice penale possono essere commessi in concorso con altri. Quando uno ha un concorso con altri che hanno commesso il reato, articolo 110, c'è il concorso in un reato; non c'è un articolo del codice che punisce il concorso in rapina, il concorso in organizzazione terroristica, c'è un reato che punisce l'organizzazione terroristica, sovversiva, mafiosa, poi chi concorre dall'esterno ecco il concorso esterno.
    Quindi, l'associazione mafiosa si prescrive quando c'è l'aggravante doppia dei soldi e delle armi, stiamo parlando di un'organizzazione mafiosa armata e dedita agli affari, Cosa Nostra, la prescrizione scatta per il periodo di cui stiamo parlando dopo 22 anni e mezzo, esattamente come per Andreotti che però era imputato non di concorso esterno ma di partecipazione diretta all'associazione mafiosa. Quanto fa 22 anni e mezzo più 1992? Fa 2014 e mezzo. Dato che siamo già al 2010 e mezzo, vuol dire che ci sono quattro anni prima che scatti la prescrizione, se la cassazione confermerà che il reato si ferma al 1992, se invece ordinerà un nuovo appello per processare anche il periodo successivo, ovviamente la prescrizione di sposterà in avanti; se invece la Cassazione conferma questa sentenza, ha quattro anni e mezzo. Dell'Utri non ha nessuna possibilità che il processo si prescriva in Cassazione, quindi tutti quelli che scrivono che la sentenza è stata fatta così per permettere la prescrizione mentono, proprio perché non sanno di che stanno parlando, ma vogliono farvi capire che dopo questa sentenza non succede niente, che va a finire tutto a taralucci e vino, che in fondo lo sanno anche i giudici che Dell'Utri non c'entra niente. Gli han dato sette anni per sfregiarlo, senza conseguenze, per dare il contentino alla procura. Sette anni.
    “Il concorso esterno è una fattispecie di reato così generica ed evanescente da ricomprendere anche le frequentazioni buone o cattive. Ci penserà la Cassazione a cancellare questa vergogna antigiuridica come puntualmente è avvenuto con Mannino”. Questa vergogna antigiuridica l'ha inventata Falcone per la mafia, mentre era già stata applicata nell'800 per i concorrenti esterni del brigantaggio e negli anni Settanta per il concorso esterno nel terrorismo. Dall'1987 quando Falcone scrisse la sentenza-ordinanza del processo maxi-ter abbiamo configurato il concorso esterno in associazione mafiosa. Ed è ovvio che Falcone si ponga il problema solo nel 1987, perché prima del 1987 la mafia non esisteva! E' proprio a metà degli anni Ottanta, con le confessioni di Buscetta, Contorno e Calderone che si riesce ad arrestare i mafiosi e a fare il maxiprocesso, sulla base di una visione piramidale di Cosa Nostra, con la cupola, le sottocupolette ecc. Prima i mafiosi venivano assolti, si negava l'esistenza di un'organizzazione unitaria e verticistica.
    Quindi il problema non se lo ponevano nemmeno, quello dei complici esterni, perché non riuscivano nemmeno a incastrare quelli interni! Anche perché nel 1987, dopo avere beccato i mafiosi doc, Falcone e Borsellino cominciano a dedicarsi a i colletti bianchi, ai cugini Salvo, per esempio, ai Ciancimino e a tanti altri che creano i presupposti perché si vada al di là, a cercare anche il concorso esterno. Infatti, scrive Falcone: “manifestazioni di connivenza e collusione da parte di persone inserite nelle pubbliche istituzioni, possono realizzare condotte di fiancheggiamento del potere mafioso che sono tante più pericolose, quanto più subdole e striscianti, sussumibili a titolo concorsuale nel delitto di associazione mafiosa. E' proprio questa concorrenza di interessi col potere mafioso che costituisce una delle cause maggiormente rilevanti della crescita di Cosa Nostra e della sua natura di contropotere, nonché correlativamente delle difficoltà incontrate nel reprimerne le manifestazioni criminali” perché ha dei complici nelle istituzioni ed è più difficile colpirla, perché chi dovrebbe colpirla spesso collude con la mafia anziché combatterla, questo scriveva Falcone.

    Gli altri processi su stragi e trattative.

    Ultimo depistaggio, scrive Belpietro: “il dispositivo nega ogni relazione tra la discesa in campo di Berlusconi, che era il vero obiettivo del processo, e la mafiosità di Dell'Utri. Liquida come balle sesquipedali le dichiarazioni di Spatuzza e Ciancimino, le responsabilità nelle stragi e i collegamenti tra mafia e Forza Italia vengono archiviati”.
    Scrive Lino Iannuzzi sul Giornale, altro esperto di non si sa che: “Crolla tutto il castello dei teoremi sulle trattative tra lo Stato e la Mafia, sui mandanti occulti delle stragi”.
    Persino La Stampa ci casca e scrive: “La sentenza assolve Dell'Utri dall'accusa più grave, quella di aver ordito un golpe mafioso con le stragi del 1993”. Poi c'è il Riformatorio: “Un macigno sulla tesi Forza Italia-mafia-stragi”. Il foglio: “ma le stragi no”.
    Ora, Dell'Utri non è stato processato per le stragi: è stato indagato, insieme a Berlusconi, per le stragi di Firenze, Milano, Roma e Palermo ed è stato archiviato. Qui non era processato per le stragi, il reato era concorso esterno. Le trattative Stato-mafia non sono oggetto di questo processo, sono oggetto per quanto riguarda le trattative del Generale Mori e del Capitano De Donno del processo che stanno celebrando a loro, per quanto riguarda la trattativa del 1992. E per quanto riguarda le trattative del 1993 e i possibili mandanti occulti di cui ha parlato Spatuzza e altri prima di lui, stanno lavorando le procure di Firenze, Palermo e Caltanissetta in fase di indagine preliminare.
    Quindi può darsi che ci siano, se emergono riscontri, altri processi dove Dell'Utri venga in qualche modo collegato alle stragi o alle trattative Stato-mafia. In questo processo, non erano nel capo di imputazione, le trattative Stato-mafia. Altra cosa è il fatto che la mafia sceglie Forza Italia perché è il partito fondato da Dell'Utri, perché è indubitabilmente un vecchio amico della mafia. Ecco, questo c'era nel capo di imputazione e questo, infatti, almeno fino al 1992 è stato accertato.
    Quello che succede nel 1993 ce lo possiamo immaginare, vedremo come i giudici riusciranno a superare quell'appunto di cui vi avevo parlato e che trovate sul sito ilfattoquotidiano.it che adesso, se Dio vuole, sta andando molto bene ed ha grazie a voi un successo clamoroso, quegli appunti sulle agende di Dell'Utri che segnalano incontri tra Dell'Utri e Mangano nel novembre del 1993 mentre sta nascendo Forza Italia, negli uffici milanesi di Pubblitalia. Vedremo come i giudici riusciranno a scavalcare quegli appunti e che non sono una prova di un rapporto di scambio ancora operante nel 1993 mentre nasceva Forza Italia.
    In ogni caso gli appunti esistono a prescindere da quello che scrivono i giudici e ciascuno di noi, non giudiziariamente, ma politicamente e storicamente si può fare un'idea.

    Il resto, su questa sentenza, ce lo diremo quando sarà pronta e sarà depositata la motivazione.
    Passate parola e continuate a seguirci sul Fatto Quotidiano e su ilfattoquotidiano.it e ovviamente in primis sul sito di Beppe Grillo. Ciao, buona settimana.

    Fonte: BeppeGrillo.it

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    L’Unità di Crisi è una struttura del Ministero degli Affari Esteri che agisce, in collegamento con gli Organi istituzionali dello Stato, per far fronte al crescente numero di situazioni di emergenza che coinvolgono interessi italiani all’estero o mettono in pericolo l’incolumità dei connazionali. Ha il compito istituzionale di assistere i connazionali e tutelare gli interessi italiani all’estero in situazioni di emergenza.

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    "Dove siamo nel mondo" è un servizio del Ministero degli Affari Esteri che consente agli italiani che si recano temporaneamente all'estero di segnalare - su base volontaria - i dati personali, al fine di permettere all'Unità di Crisi, nell'eventualità che si verifichino situazioni di grave emergenza, di pianificare con maggiore rapidità e precisione interventi di soccorso. In tali circostanze di particolare gravità è evidente l'importanza di essere rintracciati con la massima tempestività consentita e - se necessario - soccorsi.

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    Cosa ci dicono le migliaia di denunce quotidiane di rapine, furti, estorsioni, raggiri…che avvengono nella città di Napoli e nel suo hinterland? Se osserviamo bene, nel resto d’Italia molte truffe hanno lo zampino di qualche partenopeo. Non è solo una questione – come qualcuno potrebbe obiettare e suggerire – di necessità: “la necessità fa rompere la legge” si sente dire, un diffuso luogo comune per dire che, in mancanza di lavoro, la gente s’industria e delinque, la cosiddetta arte di arrangiarsi portata alle estreme conseguenze. No!, perché dovrebbe essere così in altri posti dove c’è disoccupazione e un diffuso stato di precarietà: nel Molise o nel Cilento, per esempio, c’è penuria di lavoro, eppure la microcriminalità è molto bassa, salvo per quei casi che vedono rapinatori napoletani in trasferta.

    Cosa ci dice la sporcizia che un po’ ovunque troviamo in questa città e da sempre?

     La risposta è allora fin troppo semplice nella sua inquietante verità: l’inciviltà e la mafiosità sono scritte nel DNA dei suoi abitanti. O meglio di una parte di essi. Una minoranza nutrita per fortuna si dimostra immune, una minoranza che è sotto assedio: lotta strenuamente cercando di resistere nel degrado, nel caravanserraglio di quella città, eroi anonimi che vivono la condizione di soldati in prima linea, abbandonati al loro destino, incalzati dal nemico, bistrattati, offesi, umiliati. Quanti si riconoscono in questa descrizione, in quella minoranza, fatta di commercianti, operai, imprenditori, medici, giornalisti…che dignitosamente come tanti Don Chischotte non accettano di scendere a compromessi, di piegarsi e accondiscendere alla cultura mafiosa, di abbassare il capo?

     Essi pagano un prezzo altissimo perché semplicemente intendono conservare la loro dignità di uomini, difendere la loro onestà e professionalità, continuando a vivere nonostante tutto nella propria città.

    Non è forse scritto nel DNA di questo popolo, soprattutto quello che vive nell’hinterland (una parte di esso, naturalmente) l’essere grossolani, volgari, sguaiati, pacchiani, sbraitoni, truffaldini? Vi sono alcuni luoghi nel napoletano dove i ragazzi –  fenomeno emerso soprattutto nell’ultimo decennio – non parlano quando si ritrovano, urlano: letteralmente. Uomini e donne. Può sembrare una forzatura dettata dall’enfasi dell’articolo: niente affatto. Risponde alla verità dei fatti. I ragazzi, specie il fine settimana, compiono con le auto e le moto interminabili giri per le strade principali del paese, in un folle tormentone. Corrono sui motorini come forsennati, urlando, suonando, emettendo strani versi,  forti suoni gutturali. Essi non parlano, lo ripeto, quando si ritrovano davanti ai Bar o nei giardinetti pubblici: urlano, gesticolano, grugniscono come animali. Piccoli gruppi si trattengono per buona parte della notte: e naturalmente non si limitano a grugnire, a urlare, compiono una serie infinita di atti vandalici, bruciano cassonetti, rompono i tubi esterni dell’acqua dei palazzi, danneggiano auto, sporcano, imbrattano muri. 

    E’ una paurosa deriva dei costumi – in parte riscontrabile nelle nuove generazioni – ma in quei luoghi essa è estremamente più vistosa, un imbarbarimento che non trova confronti con altre realtà. Non mi sento di appartenere a questa città, dove vige la barbarie, la cultura mafiosa, l’inciviltà. A Napoli (in alcuni luoghi) c’è l’anarchia non uno stato di diritto. Quando vengo in questa città, sento spegnersi in me ogni impulso vitale, anche la scrittura s’inaridisce.

    Nel Cilento, ma anche nell’Avellinese o nel Beneventano, pur se appartengono alla Campania, troviamo un diverso e migliore grado di civiltà, direi di educazione ai valori civili. Sono luoghi puliti dove si fa raccolta differenziata come nel nord Italia.

    L’ignoranza, così diffusa nel napoletano, è naturalmente il terreno di cultura ideale per la camorra e la politica ad essa alleata: l’ex DC ha potuto regnare incontrastata per decenni grazie all’immenso serbatoio di voti che la camorra le assicurava in Campania e così per i governi populisti che le sono succeduti.

    La stessa cultura a Napoli, con le dovute eccezioni, per le individualità e potenzialità di grande valore e fatta salva la ricca tradizione letteraria, è oggi fondamentalmente provinciale perché ripiegata su stessa, troppo attenta a raccontarsi per essere di grande respiro, per aspirare ai palcoscenici mondiali, col rischio di enfatizzare anziché analizzare e condannare il suo frutto più grande e riconosciuto nel mondo intero, cresciuto a dismisura all’ombra del Vesuvio: la camorra. Una quantità enorme di libri pubblicati da editori napoletani tratta di Napoli e della camorra: parlarne è sacrosanto, il valore della denuncia non si discute. Altra cosa è mitizzare la camorra, attraverso il racconto, il romanzo, e nel cinema, la serie infinita di film, fiction e sceneggiati. Roberto Saviano ha denunciato (libri-inchiesta) con grande coraggio, esponendosi in prima persona, non ha cavalcato il filone d’oro della camorra come tanti altri: eccezioni, come dicevo vi sono e vanno sottolineate. Personalmente non mi riesce di interessarmi né tantomeno di appassionarmi a un libro o a una fiction che racconti, enfatizzando, la camorra: è troppo vivo il disgusto e la nausea per quella reale che quella minoranza in cui mi riconosco, vive sulla propria pelle.

    Sulla questione Napoli occorre naturalmente condannare posizioni radicali e razziste come quella di Giorgio Bocca quando invoca, come soluzione (davvero definitiva) ai mali millenari di questa città, l’eruzione del Vesuvio, pur se la  sua spietata e coraggiosa analisi, attraverso articoli e libri, registra la realtà dei fatti ed è dunque condivisibile.

    Per Napoli il rimedio è il tempo: occorrono generazioni per vedere dei cambiamenti, naturalmente continuando a denunciare, lottare e ancora a denunciare per scuotere l’ignavia di questa città e la sua coscienza sporca. Quando subentrerà un pur timido sentimento di vergogna in quella parte malata, allora il cambiamento è già avvenuto.

    Autore: Riccardo Ianniciello per FinanzaInChiaro.it

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