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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Procurorii au întocmit un dosar penal pe numele presedintelui Camerei Deputatilor, Roberta Anastase. Potrivit ziarului Ring , acesta a fost emis în urma plângerii înaintate de parlamentarii PSD dupã scandalul declansat de fraudarea votului pe Legea pensiilor.

"Dosarul a fost înregistrat ca dosar penal, în data de 28 septembrie 2010, la Sectia de Urmãrire Penalã si Criminalisticã", a declarat, pentru sursa precizatã,  procurorul-sef Ramona Bulcu, din cadrul Biroului de presã al PÎCCJ.

"Cauza se aflã în faza actelor premergãtoare si este în lucru la Sectia de Urmãrire Penalã si Criminalisticã din cadrul Parchetului de pe lângã Înalta Curte de Casatie si Justitie", precizeazã Ministerul Public, într-un comunicat de presã emis marti.

Între timp, deputatii PSD si PNL au cerut constituirea unei comisii parlamentare care sã ancheteze modul în care s-a votat Legea pensiilor. Cererea a fost, însã, respinsã în sedinta de marti a Camerei Deputatilor.

PSD a depus o plângere penalã împotriva Robertei Anastase si a lui Sever Voinescu pe 21 septembrie, acuzându-i de abuz în serviciu, fals intelectual si fals în declaratii. Purtãtorul de cuvânt al PSD Radu Moldovan declara atunci cã cei doi ar trebui sã rãspundã în fata unui judecãtor pentru faptele lor, întrucât au încercat sã "fure votul".

Tot atunci, avocatul PSD, Clementina Camel, a anuntat cã Atât Roberta Anastase, cât si Sever Voinescu riscã o pedeapsã de pânã la 15 ani de închisoare pentru abuz în serviciu contra intereselor publice în formã calificatã.

Scandalul legat de votul final dat pe Legea pensiilor a început luna trecutã. Dupã o sedintã de 10 ore, Roberta Anastase a anuntat cã în salã erau 170 de deputati, când în realitate erau doar 80, asa cã Legea pensiilor a fost adoptatã.

Sursa: Antena3.ro

Petitie: " Demisia Robertei Anastase". Semneaza si tu!

Revolutia in Romania nu s-a facut pentru avantaje materiale ci pentru recastigarea demnitatii umane.

Se pare ca in aceste zile, dupa 20 de ani, democratia este considerata doar o gluma.

Ca urmare a scandalului legat de legea pensiilor si a vicierii rezultatului votului consideram ca doamna Roberta Anastase trebuie sa-si prezinte demisia.


Semneaza petitia :

Roberta Alma Anastase (n. 27 martie 1976, orasul Ploiesti, judetul Prahova) este un parlamentar român, presedintele Camerei Deputatilor în legislatura 2008-2012.

Pentru a semna petitia "Demisie Roberta Anastase", va rugam sa completati formularul urmator.
Va amintim faptul ca, pentru credibilitatea semnaturilor, si, implicit, a petitiei semnate, corectitudinea si seriozitatea informatiilor si comentariilor postate pe site sunt esentiale. Ele contribuie in mod clar la consolidarea mesajului transmis prin intermediul unei petitii.

Semneaza petitia.

Vezi semnaturile pentru petitia: Demisia Robertei Anastase.

Pentru mai multe informatii:

Romania: PDL – fraudã masivã în Parlament.

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SYNOPSIS: Zeitgeist: Moving Forward, by director Peter Joseph, is a feature length documentary work which will present a case for a needed transition out of the current socioeconomic monetary paradigm which governs the entire world society. This subject matter will transcend the issues of cultural relativism and traditional ideology and move to relate the core, empirical "life ground" attributes of human and social survival, extrapolating those immutable natural laws into a new sustainable social paradigm called a "Resource-Based Economy".
zeitgeistmovingforward.com

Buongiorno a tutti, stavo riguardando com’è partita questa faccenda di Fini, lo so che la politica è un’altra cosa, lo so che ieri siete stati in molti alla Woodstock organizzata da Beppe Grillo a Cesena, lo so che lì si è parlato di politica vera, di progetti, di programmi, di idee nuove, quello è il futuro, il presente purtroppo è la melma nella quale ci tocca rimestare perché da quello che sta succedendo dipenderà se e quando andremo a votare, quali leggi passeranno e quali no in Parlamento prima che si spera defunga, il nostro immediato futuro dipende da questo maleodorante presente che ruota intorno alla cosiddetta vicenda Fini – Montecarlo.

Le minacce di Feltri.

Allora sono andato a riprendere un po’ di ritagli, il vizio di tenere un po’ tutto e di non buttare via niente, allora forse servirà vedere com’è cominciata questa storia, 28 luglio 2010, sono passati pochi mesi, questo è il primo pezzo che Il giornale dedica alla casa di Montecarlo, Fini, la compagna e il cognato e una strana casa a Montecarlo, questione morale, “un appartamento lasciato da eredità da Alleanza Nazionale, finisce a una misteriosa finanziaria estera, ora ci abitano familiari del Presidente della Camera e nessuno ne sa niente”.
E’ un articolo non accompagnato da commenti, forse il migliore commento è quello che c’è a pag. 3, un altro articolo che dice “rottura a un passo, pronto il partito di Fini, la scissione del Pdl è vicina, manca solo la scintilla per la rottura tra Berlusconi e il Presidente della Camera”. Che giorno era il 28 luglio? Era la vigilia della riunione del vertice del Pdl, nella quale si è deciso di deferire ai propri viri i 3 principali collaboratori di Fini, Fabio Granata, Bocchino e Briguglio e di definire Fini assolutamente incompatibile con il partito che aveva fondato insieme a Berlusconi due anni prima, di fatto l’espulsione dei finiani che nei giorni successivi vanno alla conta e diventeranno i famosi 44 gatti tra Camera e Senato contro i 4 gatti che Berlusconi aveva preventivato che se ne sarebbero andati.
Quindi il giorno prima dell’espulsione di fatto di Fini e dei suoi, Il Giornale piazza il primo articolo di una lunga serie, una serie che è diventata quotidiana, una specie di rubrica fissa su Il Giornale e poi su Libero che il giorno dopo ha cominciato, vedete il 29 luglio Fini non spiega la casa dei misteri, Libero è arrivato il giorno dopo e da allora a fotocopia ha affiancato Il Giornale nella sua campagna contro Berlusconi che è cominciata per Il Giornale il giorno prima dell’espulsione di Fini e per Libero il giorno dell’espulsione di Fini.
Quando Fini viene espulso Il Giornale commenta “colpo di grazia” e subito sotto la casa di Montecarlo, ecco i conti segreti, questo è Il Giornale del 30 luglio che commenta l’espulsione avvenuta il 29, il giorno dopo del primo articolo de Il Giornale uscito il 28, questa è la successione degli eventi, ma c’era già stata un’avvisaglia interessante, datata un anno fa, era il 14 settembre e Vittorio Feltri che da poco si era reinsediato alla direzione de Il Giornale dove aveva subito esordito con la campagna contro il Direttore di Avvenire Dino Boffo, aveva scritto un articolo, era già un periodo in cui Fini e i suoi dissentivano su alcune posizioni di Berlusconi in materia soprattutto di giustizia, di legalità e di leggi ad personam e era una specie di avvertimento alla vigilia della decisione della Corte costituzionale sul lodo Alfano, la Corte Costituzionale doveva decidere ai primi di ottobre e qui si ipotizzavano complotti, la Corte Costituzionale Fini per rovesciare Berlusconi, c’erano le rilevazioni di Spatuzza, di Massimo Ciancimino, mettendo tutto insieme Feltri pensò bene di lanciare un avvertimento a Fini dicendogli: guarda che se la Corte boccia il lodo, disse testualmente “bocciato un lodo Alfano se ne approva un altro modificato e lo si manda immediatamente in vigore, Fini ha l’esigenza immediata di trovare una ricollocazione o di qua o di là, non gli è permesso di tenere un piede nella maggioranza e uno nell’opposizione, deve risolversi subito” a questo punto uno direbbe: sennò? Sennò glielo spiegava Feltri, diceva “perché oggi tocca al Premier, domani potrebbe toccare un Presidente della Camera, è sufficiente per dire ripescare un fascicolo del 2000 su faccende a luci rosse riguardanti personaggi di Alleanza Nazionale per montare uno scandalo, meglio non svegliare il cane che dorme!”.
Insomma, o la dai sempre vinta a Berlusconi, oppure saltano fuori fascicoli, è evidente che questi fascicoli sono lì, se un giornalista fa il giornalista e pensa che un fascicolo abbia un’attualità e un interesse pubblico, sia una notizia, la pubblica, perché invece far sapere: non svegliare il cane che dorme, potrebbero saltare fuori fascicoli, evidentemente perché l’informazione viene usata come un manganello, come una pistola, dice: qua c’è la pistola, anzi è nel cassetto, però te la faccio vedere, se fai il bravo resa nel cassetto, se non fai il bravo la tiro fuori e magari sparo!
Questo non è il giornalismo, questa è un’altra cosa e questo avviene sul giornale di proprietà della famiglia del Presidente del Consiglio, dopodiché il fascicolo a luci rosse non è uscito fuori perché? Perché era già uscito fuori, se ne era già occupato l’espresso, questi a volte usano anche dei fascicoli un po’ tarocchi, magari sul numero ne hanno qualcuno che non è proprio chissà ché! L’Espresso aveva già raccontato che c’era una metresse con uffici prospicienti a quelli di una delle sedi del Parlamento che riceveva uomini politici e loro portaborse di vari partiti, tra cui alcuni vicini al Presidente Fini.
Poi a rilevare che c’erano politici che andavano a puttane con tutto quello che era successo con Berlusconi che non è che ci andava, le riceveva nella sua residenza e ci si faceva pure filmare, avrebbe sortito scarsi effetti il dossier, allora si è proceduto a un altro dossier e cioè qualcuno ha tirato fuori la storia di questa casa, tenete presente che questa casa che oggi viene ingigantita per cui sembra un enorme… in realtà è un alloggetto di una sessantina di metri quadrati, sta al piano terreno, senza vista mare a Montecarlo e che ha un valore che è stato stimato dal condominio del quale fa parte, è ovvio che nei condomini non si ha l’interesse a sottovalutare il valore di un appartamento, semmai a sopravvalutarlo perché così si rivaluta e si sopravvaluta tutto il condominio e quell’appartamento fu valutato quando alla fine degli anni 90 la contessa Colleoni lo donò a Alleanza Nazionale, se non erro 450 milioni di lire, dopodiché, dopo anni in cui rimaneva lì ovviamente di cosa se ne fa un partito di un appartamento a Montecarlo, non l’hanno neanche ristrutturato, quindi era molto malmesso, si è fatto avanti Giancarlo Tulliani “cognato” di Fini, fratello della compagna di Fini, madre delle due figlie di secondo letto di Fini e ha segnalato una società la ?Printemps? che ha sede a Saint Lucia un paradiso fiscale, quindi una società offshore di cui si ignora il vero proprietario, ma si conosce soltanto il legale rappresentante che è un certo James ?Wolfensau?, stesso rappresentante legale dell’altra società che poi rileva l’appartamento venduto da Alleanza Nazionale alla Printemps e che si chiama Timara, anche essa rappresentata da Wolfensau e Timara è quella che poi affitta l’appartamento a Tulliani, per quanto viene venduto l’appartamento? Era stato valutato in origine nel 1999/2000 450 milioni di lire, poi si passa all’Euro, quindi diventerebbero 275 mila Euro, viene venduto a un po’ di più, a 350 mila Euro, è stato venduto a poco? Sicuramente, se si mettevano di impegno riuscivano a venderlo a un prezzo superiore.
Il problema qual è? E’ che questi sono fatti loro, nel senso che se un partito è amministrato da una persona che riesce a ottimizzare i ricavi del suo patrimonio, peggio per quel partito, ma quelli sono soldi privati, beni privati non sono soldi pubblici, non sono soldi nostri, non è una casa del demanio, è una casa pubblica, non c’entrano enti previdenziali, non c’entra niente, non è affittopoli, non è casopoli, è un affare privato tra questa contessa che dona incredibilmente una casa a un partito anziché a un ente benefico, il partito ne fa quello che vuole, ci rimette qualche soldo, il problema qual è? Il problema è: A) che la casa di Montecarlo viene venduta a una società offshore; B) che poi da questa società offshore o meglio da una società gemella la affitta Tulliani.
Teniamo presente cos’è Montecarlo, anche Montecarlo è un paese offshore, anche Montecarlo è un paradiso fiscale, a Montecarlo chi opera? Società offshore, quindi non è come vendere una casa di Roma a una società offshore, stiamo parlando di una casa di Montecarlo che viene venduta a una società offshore che naturalmente è offshore esattamente come Montecarlo; 2) viene affittata da Giancarlo Tulliani che è quello che aveva segnalato la società interessata a comprare.

Fini e Giancarlo Tulliani.

Questo al momento è l’unico tema di rilevanza pubblica di tutta questa storia, cioè che Fini, visto che la società l’aveva segnalata il fratello della sua compagna, avrebbe dovuto seguire la trattativa in modo da verificare non tanto che la società fosse una società equivoca, perché se vendi una società offshore tu non potrai mai sapere di chi è quella società, quindi non aveva strumenti per capire di chi poteva essere, ma proprio perché l’aveva segnalata il cognato, per accertarsi che non ci fosse qualcuno che ci faceva la cresta e questo sicuramente non l’ha fatto anche se noi non sappiamo se c’è qualcuno che ci ha fatto la cresta e la leggerezza, ingenuità di cui ha parlato Fini, che è abbastanza comprensibile nel senso che in un partito come Alleanza Nazionale che ha un enorme patrimonio immobiliare, donazioni, lasciti, vecchi militanti, vecchie sedi, terreni, ti puoi immaginare che il segretario nazionale deleghi ampiamente il tesoriere del quale si fida, poi è il Sen. Pontone, un vecchio avvocato di Napoli, una persona per bene e quindi lascia fare e lì è lo sbaglio, proprio perché la società l’aveva segnalata Tulliani avrebbe dovuto verificare e magari sollecitare in qualche modo altre offerte, di modo che si aprisse un’asta e il partito incassasse qualcosa in più.
Questa è al momento l’unica questione di interesse pubblico che investe il Presidente della Camera e che giustifica il fatto che si parli di questa storia, poi cosa succede? Succede che il fascicolo, il dossier esce, perché? Perché Fini ha svegliato il cane che dorme, si è messo di traverso sulla legge Bavaglio, sul processo breve, ha osato parlare di legalità a aprile nella direzione nazionale del partito quando puntò i piedi contro Berlusconi, quindi è stato dichiarato incompatibile, è stato cacciato, esce il dossier immediatamente e nel dossier cosa si tende a dimostrare? Che Fini è un ladro, che fini è un delinquente, che quindi questione morale è l’occhiello del primo articolo de Il Giornale: Fini non ha alcun titolo per fare la morale a Berlusconi perché è un ladro, questo è quello che vogliono dimostrare.
Naturalmente a casa mia e credo anche a casa vostra se si scopre che c’è un ladro in più rispetto ai ladri già conosciuti in Parlamento e al governo ce ne sono un bel campionario, si prende atto, abbiamo un ladro in più, invece no, loro non vogliono dimostrare che Fini è un ladro per dire semplicemente che ne abbiamo uno in più, per loro se Fini è un ladro, vuole dire che Berlusconi è onesto, loro hanno questa strana matematica, per noi un ladro più un ladro fanno due ladri, per loro un ladro più un ladro fa zero ladri, nel senso che l’eventuale ladritudine di Fini, cancellerebbe la conclamata ladritudine, evasioni fiscali, falsi in bilancio, corruzioni, corruzioni giudiziarie di Berlusconi e del suo entourage.
Quindi l’eventuale ladritudine di Fini elide i reati e le illegalità commesse da Berlusconi e dal suo clan, questo è il tentativo che devono fare, da quel momento ci sono in Italia due giornali che non hanno il compito di andare a vedere come sono andate le cose a Montecarlo, ma hanno il compito in partenza, a prescindere di dimostrare che Fini è un ladro. Se trovano elementi bene, se non li trovano li inventano!
Allora cosa cominciano a fare? Sollecitare Fini a rispondere, Fini risponde nei famosi 8 punti, comunicato di questa estate dice: la casa è stata venduta a quella società su segnalazione di Tulliani quando poi ho scoperto dopo la vendita che Tulliani affittava quella casa, potete immaginare il mio disappunto, mi sono incazzato con Tulliani.
Sarà vero, non sarà vero, questo è quello che dice Fini, immediatamente Il Giornale e Libero tentano di smentirlo, perché? bisogna dimostrare che Fini non solo è un ladro, ma è anche un bugiardo, quindi interpellano mezzo mondo per vedere se Fini mente, ogni tanto pubblicano la testimonianza di qualcuno che dice di avere visto Fini a Montecarlo, nelle vicinanze di Montecarlo, a parte che se Fini fosse stato a Montecarlo, chi di noi non è stato a Montecarlo almeno una volta, non è che tutti quelli che sono stati a Montecarlo, allora vuole dire che sanno e poi bisogna vedere quando, perché magari è stato a Montecarlo dopo che aveva saputo che la casa era affittata dal cognato, era occupata dal cognato o magari è proprio andato a Montecarlo a dirgli di lasciare la casa, visto che si era incazzato.
In ogni caso queste testimonianze vengono abbandonate perché non c’è nessuna che sia decisiva o inoppugnabile che dimostri che Fini prima di quando ha detto di averlo saputo, avesse saputo che la casa era affittata da Tulliani, allora salta fuori il primo scudo umano della nostra storia, un consulente del mobilificio Castellucci che interpellato da Il Giornale dice di avere visto Fini da Tulliani al mobilificio alla periferia di Roma sulla Via Aurelia, posto non certo da vip, comprare una cucina Scavolini da 4500 Euro e dice questo tizio: avevo sentito dire in azienda che era destinata a Montecarlo, però lui non ha elementi, ha la planimetria, il disegno della cucina componibile ma non ha naturalmente il luogo nel quale è stata recapitata, avevo sentito che doveva andare a Montecarlo, voci… la cosa curiosa questo signore dice che per continuare a lavorare in quel mobilificio lui sarebbe tenuto al segreto su quella cucina perché i suoi capi gli avevano detto che non se ne doveva parlare, ma lui cosa fa, eroico, si dimette dal mobilificio e fa dimettere anche sua moglie che lavorava lì, quindi rinuncia a due posti di lavoro, gli unici della famiglia, due stipendi, gli unici della famiglia, rovinandosi l’esistenza per poter gridare al mondo le voci che aveva sentito sulla destinazione di questa cucina che non doveva essere neanche un granché perché era 4500 Euro il costo pagato.
Una cucina di 4500 Euro è proprio una robetta Ikea o forse meno, in ogni caso queste voci poi non trovano conferma, Fini dice: no la cucina è stata presa per una casa a Roma, sbaglia a non farla vedere perché dovrebbe organizzare una visita guidata se i politici hanno un dovere di trasparenza su tutto, abbassati al livello di questi signori, organizza una bella visita guidata con telecamere nella casa romana dove c’è la cucina e così si dimostra che razza di informazione fanno questi, invece si limita a dirlo, però è ovvio, l’onere della prova spetta agli altri, non spetta mica a lui, lui farebbe bene a rovesciargliela subito in faccia quella cucina, però se non lo vuole fare, non è che sia tenuto a farlo, in fondo è l’accusa che deve dimostrare che lui ha comprato la cucina per Tulliani, mica lui che deve dimostrare che non l’ha comprata e non ci riescono a dimostrarlo.
L’atteggiamento di questi due missionari così disinteressati in nome della verità da rinunciare allo stipendio e al posto di lavoro per dare un’intervista a Il Giornale, fa abbastanza ridere, ma non è l’unico caso anomalo di scudi umani pronti a immolarsi e a rovinarsi l’esistenza, la carriera e la faccia, anche per venire incontro alle esigenze del padrone d’Italia.
Viene abbandonata anche la pista della cucina, c’è un imbarazzato pezzo su Il Giornale di Feltri in cui uno dei suoi vice dice: è possibile che la cucina inizialmente destinata a Montecarlo, sia poi stata richiamata a Roma? Ci sono cucine che pagano semoventi con le rotelle in giro per l’Europa in attesa che Fini dica dove devono andare, alla fine Fini richiama la cucina e la cucina rientra mestamente a Roma, dopo che si era già eccitata tutta perché pensava di andare a finire a Montecarlo!
Abbandonano la pista della cucina perché loro sono così, non è che dicono: vi abbiamo raccontato una balla, pestano uno e poi quando scoprono che è quello sbagliato, neanche gli chiedono scusa, cominciano subito a pestare un altro, questo è il loro modus operandi.
Mentre la storia di Montecarlo rischiava di languire, stavano raschiando il fondo del barile, avevano addirittura pubblicato lo stato di famiglia Tulliani, avevano riesumato Gaucci per fargli sputare la sua ex fidanzata tutta la famiglia Gaucci, cose che con il tabaccaio di Gaucci, la schedina del superenalotto, salta fuori una lettera, una lettera datata 16 settembre, firmata da mister Rudolph Francis, Ministro della Giustizia dell’isola di Saint Lucia, Francis scrive questo memo riservato al suo Primo Ministro in cui gli dice: dalle indagini che ho svolto risulta che la società che affitta la casa di Montecarlo a Tulliani, appartiene in realtà a Tulliani, quindi Tulliani finge di affittare l’appartamento di Montecarlo, ma in realtà l’appartamento è suo, lo affitta da sé stesso, quindi Alleanza Nazionale l’ha venduto a lui e allora deducono i segugi de Il Giornale di Libero: Fini ha mentito e naturalmente è sottinteso, è un ladro!

Le società Off Shore e il Ministro di Santa Lucia.

Naturalmente se Tulliani fosse il proprietario o della Timara o della Printemps o di tutte e due e affittasse da sé stesso la casa, le cose cambierebbero ma non sarebbe la prova né che Fini ha rubato, né che Fini è un bugiardo, perché?
Perché è ben possibile che visto che le società sono società offshore e solo il proprietario conosce il proprietario, Fini non sapesse che Tulliani è il proprietario della o delle due società, se Tulliani è il proprietario delle due società, come fa Fini oggi a sapere chi è il proprietario delle due società, può soltanto chiedere a Tulliani e Tulliani può soltanto dirgli: non sono il proprietario oppure sono il proprietario, gli ha detto: non sono il proprietario, come fa a dimostrare a Fini che non è il proprietario? Non esistono carte in mano a uno che non è il proprietario di una società offshore per dimostrare che non è il proprietario di una società offshore, pensate un attimo se qualcuno dicesse di qualcuno di voi che siete proprietari di una società offshore alle Cayman e magari non è vero, voi come fate a difendervi dall’accusa di essere proprietari di una società alle Cayman, dite: non è vero, ma qualcuno dice: eh ma non ci credo, portami le prove e voi come fate a portare le prove del fatto che la società non è vostra? Dovreste portare le prove che dimostrano di chi è quella società, ma come fate a avere le prove sul reale proprietario di una società offshore se non è vostra? Chi ve le dà? Capite qual è la situazione, resta naturalmente anche l’ipotesi che Fini e Tulliani siano d’accordo, che Fini abbia fatto vendere sottocosto la casa alla società offshore sapendo che era di Tulliani e che poi abbiano fatto a mezzo, questa è l’insinuazione che aleggia in questa campagna, il problema è che è un’insinuazione molto grave che andrebbe dimostrata.
Basta dire che qualcuno sostiene così e qualcuno sostiene cosà, l'onere della prova spetta all’accusa, bisogna dimostrare intanto che Tulliani è proprietario di quelle società e poi che Fini lo sapeva prima di vendergli la casa, oppure che l’ha saputo dopo, ma sperava che tutto restasse sotto silenzio e questo non è minimamente provato, quindi fino a prova contraria c’è la parola di Fini che finora non è mai stata smentita e non sarebbe smentita neanche se si scoprisse che Tulliani è proprietario delle società, perché? Perché Tulliani potrebbe averlo fregato e non averglielo detto, avergli detto: faccio da intermediario per le società tizia e caia, senza dirgli: sono il proprietario della società tizia e caia, oppure dicendogli: non sono il proprietario della società tizia e caia mentendogli, può essere!
Sicuramente la versione opposta Fini ladro in combutta con Tulliani è talmente grave che soltanto per pronunciarla bisognerebbe avere qualche elemento e finora sulla proprietà di Tulliani della società di Saint Lucia c’è questa lettera che il Ministro della Giustizia all’improvviso il 16 settembre decide di scrivere al suo Premier di Saint Lucia, è una lettera molto strana, intanto perché siamo in un paradiso fiscale che campa, tutta la sua economia campa di quello, sull’assoluta riservatezza garantita a quelli che portano i loro capitali e che aprono società offshore proprio perché hanno l’assicurazione totale che le operazioni sono top secret, che nessuno le rivelerà, è reato penale a Saint Lucia, rivelare il nome del titolare di una società offshore, quindi il Ministro della Giustizia, almeno questo lo dovrebbe sapere.
Allora perché rivela il nome presunto di una società offshore al suo premier? Perché fa un’indagine per andare a scoprire il proprietario di una società offshore domiciliata a Saint Lucia nel suo paese? Soprattutto com’è possibile che se tu fai un memo riservato per il tuo premier, quindi lo conosci tu e lo conosce il tuo Premier, questo memo 3 giorni dopo finisca su due giornali di Santo Domingo, giornali concorrenti che però guarda caso lo ricevono entrambi, sono i due più importanti giornali di Santo Domingo, Santo Domingo è l'isola dove latita e dove adesso risiede Luciano Gaucci, è un caso naturalmente, ma naturalmente da quando quel documento finisce sui due giornali di Santo Domingo e sui rispettivi siti è ovvio che in Italia qualcuno se ne accorge, l’unico mistero che non è un mistero è per quale motivo sia finita su ?Dagospia? questa lettera, ma è evidente ormai su Internet si trova di tutto e quindi Dagospia che riceve segnalazioni da tutte le parti, appena la riceve la pubblica perché è una lettera firmata dal Ministro della Giustizia di Saint Lucia che aggiunge un tassello importante se fosse vero alla nostra storia, Giornale e Libero ci si fiondano, anche Il Corriere lo pubblicano, anche La Stampa, naturalmente e Corriere la pubblicano dicendo: c’è una lettera firmata da questo Ministro, vediamo se è vero o non è vero, invece naturalmente Il Giornale e Libero l’apprendono subito come la prova che Fini ha mentito e che forse ha rubato, mentre in realtà Fini non ha mai detto sua in contrasto con quella lettera, ha detto che gli risultava che Tulliani aveva intermediato per quelle società e ha detto che secondo lui, secondo quello che gli risulta le società non sono di Tulliani, ma se poi Tulliani l’ha fregato come fa a saperlo Fini? Certamente non si sarebbe esposto fino a quel punto, fino a dire: si riderà quando si scoprirà di chi sono quelle società e che non sono riconducibili alla mia famiglia, se avesse saputo che invece lo erano, soltanto un pazzo sarebbe andato da Mentano a fare quella dichiarazione.
A questo punto un cronista de Il Fatto Quotidiano giovedì scorso Marco Lillo la sera riesce a trovare questo Ministro e gli chiede: l’ha scritta lei quella lettera? Perché c’era anche il caso che fosse un documento falso, la carta intestata non corrisponde con la carta intestata del Governo di Saint Lucia, è diversa, la cartiera ufficiale dello Stato di Saint Lucia dichiara al sito ilfattoquotidiano.it “questa carta intestata non è la nostra” quindi è apocrifa, quindi forse anche la lettera, la firma del Ministro è apocrifa, Marco Lillo chiama il Ministro e quest’ultimo dice: no quella lettera l’ho scritta io, aggiunge: prossima settimana faccio una conferenza stampa, era giovedì sera e il Ministro stava a Ginevra insieme a altri membri del Governo di Saint Lucia, da Saint Lucia (Caraibi) Ginevra, chissà cosa ci faceva in Svizzera, governo in trasferta.
Sta di fatto che mentre Lillo parla con il Ministro della Giustizia un signore che si qualifica come amico della moglie del Premier di Saint Lucia, telefona una redazione di Annozero, la redazione di Annozero fa delle verifiche, non è uno scherzo telefonico e questo signore dà una serie di elementi in cui dice: guardate che quella lettera è falsa, non si capisce bene se vuole dire che è falso come documento o se è falso il contenuto del documento, ma aggiunge, siamo a Ginevra perché abbiamo paura e perché a Saint Lucia c’è un pullulare nelle ultime settimane di uomini dei servizi segreti italiani, libici e russi, guarda un po’, l’asse Roma – Putin – Gheddafi viene in mente proprio a questo signore che telefona raccontando questa cosa e la cosa stupefacente è che il mattino dopo, mentre Annozero mette in dubbio la cosiddetta presunta patacca della lettera di Saint Lucia, il mattino dopo il Ministro Francis è già rientrato a Saint Lucia da Ginevra, credo con un volo privato, non penso ci siano linee dirette così rapide che la sera sei a Ginevra e il mattino dopo sei già a Saint Lucia, sta di fatto che fa una conferenza stampa nel pomeriggio dove conferma che la lettera l’ha scritta lui e aggiunge di averla dovuta scrivere e di avere dovuto fare le indagini su quella società perché c’è una pressione di uomini dei servizi presenti sul territorio che mettono in pericolo il buon nome e l’economia di uno stato che campa sull’anonimato che da un lato è una spiegazione che conferma la presenza di uomini dei servizi che già Il Giornale di Feltri aveva raccontato, citando l’agenzia di Daniele Capezzone il Velino, nostri uomini dei servizi segreti che vanno a Saint Lucia per indagare su una vicenda che riguarda il Presidente della Camera, gli uomini dei servizi segreti se sono regolari e non deviati dipendono dal Capo del Governo, conferma dunque il Ministro che ci sono uomini dei servizi segreti che mettono a repentaglio l’economia di un paese che vive sulla riservatezza e poi lui cosa fa? Mette a repentaglio la riservatezza del suo paese rivelando al Primo Ministro il proprietario, presunto tale di questa società e non prende neanche la precauzione perché questo memo rimanga riservato tra lui e il primo Ministro, tant’è che è già finito sui siti e sui giornali e lui fa una conferenza stampa per confermare ufficialmente il proprietario di una società offshore, da quel momento l’economia di Saint Lucia è rovinata, perché? Perché nessuno andrà più a portare i suoi capitali e a creare società offshore in un paese dove un Ministro fa indagini e rivela il nome del proprietario di un offshore, ma soltanto un pazzo continuerà a andare lì, andranno in un altro posto, alle Virgin Island, alle Cayman … commette un comportamento che nel momento in cui diventa pubblico è un reato il Ministro della Giustizia di Saint Lucia, rivela il beneficiario, il proprietario delle azioni al portatore che sono state depositate al momento della costituzione di questa società violando completamente non solo il codice penale del suo paese, ma le regole minime di riservatezza, tant’è che il capo dell’opposizione laburista, tale Anthony che è stato Primo Ministro dal 1997 al 2007 a Saint Lucia dice: il Ministro non si alza la mattina e si mette a indagare su una società a caso, sarebbe una follia, non è una pesca a campione, ci sarebbe una fuga di massa di miliardi di capitali, il nostro paese si è dato una giurisdizione in materia fiscale e societaria che garantisce l’anonimato e il rispetto del segreto dei dati sensibili, si avviano delle indagini se c’è un’autorità straniera che lo chiede formalmente.

Berlusconi e le sue Off Shore.

Nel caso di rogatorie o per comprovati indizi che la società nella sua attività sta commettendo dei reati, riciclaggio, frodi, traffici illegali, qui non c’è nessun reato commesso a Saint Lucia, Tulliani non è indagato né in Italia, né a Saint Lucia, c’è una ragione per cui il Ministro deve fare un’indagine sul reale proprietario della società?

Assolutamente no, a meno che dice l’ottimo ex Premier di Saint Lucia, non ci sia una richiesta da parte di un’autorità legislativa superiore, ma non mi sembra questo il caso, la procedura in questo caso sarebbe stata diversa, il Ministro avrebbe aperto un fascicolo, avrebbe delegato gli uffici preposti e avrebbe esteso una relazione, tutto alla luce del sole, invece in questo caso c’è una nota confidenziale destinata al Primo Ministro, qualcosa informale, se questa fosse la prassi metteremmo in discussione la nostra legislazione, nessuno si sentirebbe più tutelato dal segreto da noi violare il segreto societario è un crimine! L’indagine, sono certo che è stata sollecitata e chissà da chi, vedremo!
Meglio non anticipare, meglio non fare illazioni, meglio attenersi esclusivamente ai fatti accertati, quindi attenzione, il documento del Ministro di Saint Lucia è autentico in quanto il Ministro dice di averlo scritto, non sappiamo se è veritiero, un conto è che un documento l’abbia scritto io, nel qual caso è autentico, lo rivendico, l’ho scritto io, un altro conto è se quello che ho scritto è vero, questo è un altro paio di maniche, questa è la distinzione che su Il Fatto, pur avendo lo scoop dell’intervista al Ministro, abbiamo precisato subito, attenti non stiamo parlando del Ministro Vassalli, non stiamo parlando del Ministro della Giustizia inglese, francese, americano, tedesco, stiamo parlando del Ministro di Saint Lucia, di un atollo, che fa strane cose, che dice strane cose, che mette a repentaglio l’incolumità economica e finanziaria del suo paese per fare un favore grosso come una casa al Presidente del Consiglio italiano, perché? Questa è la domanda, è l’altro scudo umano dopo quello del mobilificio, la carriera di questo signore è rovinata naturalmente, nessuno lo eleggerà mai più o lo voterà mai più visti i danni che ha fatto all’economia del suo paese, resta ancora la domanda se quello che ha scritto è vero, cioè che Tulliani è proprietario della casa o se non è vero, questo lo potremo sapere soltanto quando qualcuno porterà la carta che dimostra che Tulliani è proprietario, finché non c’è quella carta non si può dire che Tulliani sia il proprietario.
E se anche poi fosse il proprietario bisognerebbe ancora dimostrare che Fini lo sapeva al momento in cui autorizzò la vendita a quella società, in questo caso Fini dovrebbe dimettersi non solo da Presidente della Camera ma dalla vita politica per avere mentito e per avere favorito un suo parente nella cessione di un bene del partito, ma se non si dimostra che lo sapeva, Fini non deve dimettersi né dalla politica, né da Presidente della Camera perché? Perché non c’è assolutamente nulla di eticamente riprovevole in quello che è successo, almeno fino a quello che si sa in questo momento, attenzione!
Il fatto poi che chiedergli le dimissioni sia Berlusconi è veramente strepitoso perché hanno detto che Fini deve spiegare perché ha autorizzato a vendere una casa di 50/60 metri quadrati a una società offshore e perché le case, anche dei tuoi familiari, anche in affitto le devi tenere sotto controllo, se vi capita leggete il pezzo di Antonella Mascali su Il Fatto Quotidiano che oggi è anche sul sito, dove si ricorda che Berlusconi non ha un cognato che forse è proprietario di una società offshore o forse ha affittato una casa da una società offshore , Berlusconi non ha neanche la colpa di avere autorizzato la vendita di una casa a una società offshore, Berlusconi ha o ha avuto 64 società offshore del comparto B very discrete Fininvest, creato a metà degli anni 80 e per tutti gli anni 90 dall’Avvocato David Mills per tacitare il quale fu pagata a Mills una tangente di 600 mila dollari in Svizzera, in più il Cavaliere Silvio Berlusconi possiede tra Antigua e le Bermuda, tutti paradisi fiscali, almeno 6 ville intestate tutte a società offshore, in più è proprietario di una barca di 48 metri del valore di 13 milioni di Euro intestata alla Società Morning Glory Yachting Limited sede alle Bermuda, paradiso fiscale, con tutta quella galassia di società offshore Berlusconi ha pagato tangenti a Craxi, ha pagato Previti perché pagasse i giudici della Mondadori, ha pagato le scalate Standa e Mondadori, ha eluso la legge Mammì controllando tramite prestanomi Telepiù quando non poteva avere più di 3 televisioni e ha fatto tante altre belle cosette che trovate nella sentenza Mills e nelle sentenze All Iberian, tutt’ora per quel sistema offshore Berlusconi ha in piedi il processo Mediaset e il processo Mediatrade che riguardano frodi fiscale presunte, appropriazioni indebite presunte, falsi in bilancio presunti che arrivano fino al 2005 per lui e fino al 2009 per altri dirigenti del gruppo tra cui Confalonieri, il figlio Piersilvio che era insieme alla sorella il vero proprietario delle società Century One e Universal One che stavano a Guernsey nelle isole del Canale, altro paradiso fiscale offshore e che utilizzavano queste due società per conto del padre per incamerare i fondi neri che si accumulavano nei passaggi di proprietà dei diritti televisivi acquisiti dalle major americane a Hollywood.

Questo è colui che oggi sta insegnando la morale a Fini, questo è il proprietario dei giornali che fanno la morale a Fini per le case e le società offshore, come al solito chi ha non solo una trave, ma 5, 6, 10, 20 travi nell’occhio fa la morale a quello che forse, ma non è ancora deciso, ha una pagliuzza, passate parola!

Fonte: beppegrillo.it

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By Admin (from 06/10/2010 @ 08:00:19, in it - Scienze e Societa, read 1188 times)

Albert Einstein non ha evidentemente bisogno di presentazioni. Scienziato rivoluzionario, icona pop, è stato omaggiato e ricordato un numero innumerevole di volte. L’autore scientifico e agente letterario John Brockman ha cercato di mettere insieme una testimonianza in qualche modo definitiva sullo scienziato tedesco, chiedendo a ventiquattro grandi scienziati contemporanei di scrivere qualcosa riguardo a lui: come lo vedono, cosa ha significato per loro, come ha cambiato le loro vite. Il libro si chiama “Einstein secondo me”, è edito da Bollati Boringhieri ed è uscito oggi in libreria.

 

L’introduzione di John Brockman
Quasi tutti i lettori conosceranno già piuttosto bene Albert Einstein, di cui abbiamo celebrato il centenario nel 2005. Non si tratta del centenario della nascita ma di quello del suo annus mirabilis, durante il quale pubblicò cinque articoli che modificarono per sempre la nostra percezione della realtà.

 

Riprendiamo i fatti essenziali: Einstein nacque il 14 marzo 1879 a Ulm, nel Württemberg, in Germania, e morì il 18 aprile 1955 a Princeton, nel New Jersey. I cinque lavori del 1905 sono la sua tesi di dottorato sulla determinazione delle dimensioni molecolari e altri quattro, più famosi, elencati qui nell’ordine in cui furono proposti per la pubblicazione agli «Annalen der Physik»: – sui quanti di luce e l’effetto fotoelettrico (Su un punto di vista euristico relativo alla produzione e trasformazione della luce, il saggio per il quale gli fu assegnato il Premio Nobel nel 1921); – sul moto browniano (Sul moto delle particelle sospese in liquidi in stato di quiete, alla luce della teoria molecolare del calore); – due articoli sulla relatività speciale (Sull’elettrodinamica dei corpi in movimento e L’inerzia di un corpo dipende dal contenuto di energia?, in cui appare la famosa equazione di materia ed energia, E = mc2).

 

Negli anni successivi a questa spettacolare produzione, Einstein si dedicò principalmente a incorporare la forza gravitazionale nella teoria della relatività, e nel 1916 pubblicò I fondamenti della teoria generale della relatività. In questo saggio e in quello dell’anno successivo, intitolato Considerazioni cosmologiche sulla teoria generale della relatività, cercò in un certo senso di spiegare l’universo stesso. In quest’ultimo articolo introdusse la costante cosmologica, poi da lui ripudiata come il suo «più grave errore» ma rivalutata oggi da alcuni cosmologi perché riesce a descrivere l’accelerazione dell’espansione dell’universo, una scoperta recente.

 

Einstein è chiaramente il personaggio più importante del ventesimo secolo. È diventato una vera e propria icona, al di là perfino (purtroppo, secondo alcuni) del suo genio scientifico. Pensiamo tutti di conoscerlo, pur vedendolo in modi diversi. Ho chiesto quindi agli autori che hanno collaborato a Einstein secondo me di rispondere alle seguenti domande: chi era Einstein per te? Che influenza ha avuto sulla tua visione del mondo, le tue idee, la tua scienza? Come ti ha ispirato da un punto di vista personale? Chi era il tuo Einstein? I ventiquattro autori dei saggi di Einstein secondo me sono tra i fisici teorici e sperimentali, gli storici della scienza e gli autori scientifici più brillanti al mondo. Ma questo libro non parla solo di fisica. È una collezione di scritti personali, un’opportunità unica di scoprire come giudicano l’eredità scientifica e filosofica di Einstein e la sua influenza sulla loro vita e opera.

E per me? Chi è Einstein?

Ricordo il momento in cui seppi della sua morte. Mi arrestai bruscamente davanti al titolo di un giornale in un’edicola nella metropolitana di Boston. Avevo quattordici anni. Fu un attimo devastante, in cui provai autentico dolore e senso di perdita. A quei tempi la mia famiglia si era già trasferita nella relativa pace e tranquillità dei quartieri residenziali, ma per i primi dieci anni di vita avevo dovuto imparare tattiche di sopravvivenza nell’«altra» Boston, a chilometri di distanza dalle eleganti barche a vela sul fiume Charles, la cupola d’oro brillante della State House su Beacon Hill, la bellezza serafica di Harvard, l’architettura audace del mit.

 

Crebbi a Dorchester negli anni quaranta. Era un quartiere duro, difficile, in cui, prima della Seconda guerra mondiale, padre Charles E. Coughlin, il famigerato «Radio Priest», sguinzagliava dei camioncini per le strade a diffondere le sue prediche antisemite. Quella campagna aveva contribuito a trasformare Dorchester in un terreno di battaglia tra i ragazzini irlandesi e quelli ebrei, in forte minoranza. I tre isolati che dovevamo percorrere a piedi per recarci alla William E. Endicott School su Blue Hill Avenue erano una corsa a ostacoli quotidiana. Mio fratello Philip, che aveva tre anni più di me, doveva difendersi e proteggere anche me. La sensazione di vulnerabilità era acuita dal fatto che i rappresentanti dell’autorità – che fossero insegnanti, tranvieri o poliziotti – si chiamavano sempre Flaherty, O’Reilly o McCormack.

Le risse in cui ci lasciavamo coinvolgere erano spesso accompagnate da una più generale lezione di storia: Philip e io scoprimmo di essere personalmente responsabili della morte della seconda persona della Santissima Trinità. Cercavamo di ragionare, ma nessuno dei nostri discorsi – Gesù era un rabbino, che pregava in ebraico in una sinagoga; sua madre assomigliava alla nostra, non alle loro – riusciva a fare breccia su quei bulletti infuriati. Avevamo però un’arma segreta, potentissima, che loro non avrebbero mai posseduto né capito. In più di un’occasione, vedendoci tornare a casa zoppicanti dopo l’ennesima zuffa, mia madre, mentre ci medicava i nasi sanguinanti e i graffi, ci consolava combattendo strenuamente ogni forma di bigottismo: «Ma guardateli! Cos’hanno, loro? Cuociono un prosciutto di domenica e lo mangiano per tutta la settimana! Gli uomini non si fanno il bagno! Le donne lasciano i neonati nelle carrozzine fuori dai bar! Guardate invece cos’abbiamo noi!» Gli occhi azzurri sprizzavano forza, certezza e orgoglio mentre ci curava le ammaccature. «Quello che abbiamo noi, non ce l’avranno mai. Abbiamo… Einstein!»

Mia madre aveva ragione. Avevamo Einstein con noi, durante i terrificanti anni di scuola e la scoperta della biblioteca pubblica. Era lui a permetterci di nutrire pensieri ambiziosi, di esplorare intellettualmente tutti gli angoli più remoti dell’esistenza. Di apprezzare, di adottare la vita dello spirito. Era sempre con noi. Avevamo Einstein; e ce l’abbiamo ancora.

 

Mio fratello Philip è diventato ricercatore in fisica ed è andato recentemente in pensione dopo una lunga carriera alla nasa. Ora è Distinguished Research Associate alla nasa e ha ricevuto l’Exceptional Service Medal. Per quanto riguarda me, oggi ho la fortuna di lavorare, e di avere stretto amicizia, con brillanti cosmologi, fisici delle particelle, teorici delle stringhe, tutti, in qualche modo, eredi di Albert Einstein. Potreste definirmi fortunato… ma forse la fortuna non c’entra. Sapete, questo era Einstein… Einstein secondo me.

Fonte: ilpost.it

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... CONTINUES.

2) The need for infinite growth. Infinite economic growth is not only mathematically unsustainable, but it is ecologically detrimental. While people can debate the theoretical nature of “capitalism” and how it is “supposed” to function, one thing is clear historically – it perpetuates/requires constant growth and consumption. The entire basis of the Market System is not the intelligent management of our mostly finite resources on this planet, but rather the perpetual extraction and consumption of them for the sake of profit and “economic growth”. In order to keep people employed, people must constantly buy and consume, regardless of the state of affairs within the environment and often regardless of product utility and basic necessity. This is the absolute reverse of what a sustainable practice would require, which is the strategic preservation and efficient use of resources.

In a sustainable society, a “steady-state” economy would be in order. This would mean that there is no pressure to consume, as labor is not linked into the feedback loop. While it is very difficult for most people today to imagine a world which does not impose the need for “labor for income”, it needs to be pointed out that the constant requirement for labor is nothing but detrimental in the modern day, especially in light of the growing efficiency of mechanization of labor across developed nations.

TO BE CONTINUED ...

Author: Peter Joseph ; Source: The Zeitgeist Movement - Newsletter July 1st, 2010

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By Admin (from 06/10/2010 @ 13:00:10, in ro - Observator Global, read 1907 times)

Compania Natională de Autostrăzi si Drumuri Nationale din România (CNADNR) a avut în ultimii patru ani un buget alocat de 9 miliarde de euro. Corect manageriati, acesti bani ar fi adus României 1.000 de kilometri de autostradă.

Chiar si cu cele mai mari preturi întâlnite în Europa pentru constructia unui kilometru de autostradă - 9 milioane de euro, tot am fi putut să ne lăudăm cu ceva. Dacă CNADNR ar fi preferat, spre exemplu, să facă drumuri nationale de acesti bani, în conditiile în care un kilometru construit de DN costă 1 milion de euro, am fi avut o retea de DN-uri invidiate si de infrastructura Elvetiei. Jurnalul National a urmărit contractele derulate de companie între anii 2007 si 2010.

Mai exact, cum s-au aruncat bani pe proiecte finalizate partial sau reluate la infinit. Numai pentru consultantă si proiectare cu efect aproape zero, după cum lesne poate constata orice sofer din România, CNADNR a aruncat 250 milioane de euro. Sumele au fost alocate pentru contracte care ani de-a rândul au revenit prin acte aditionale, ani în care au mai smuls milioane de euro din bugetul statului. O bună parte din lucrările pentru a căror proiectare bugetul a pompat o groază de bani au rămas fictive. Altele au fost reluate ani de-a rândul, cu plăti prin acte aditionale, până când s-a ajuns la o variantă finală care a costat de câteva ori mai mult. Rezultatul?

Dacă în CNADNR ar exista o divizie de proiectare cu ingineri proprii si nu s-ar mai plăti bani grei pentru ca altii să împlinească "visele" companiei, cheltuielile ar scădea în medie cu 70%. Asta pentru că s-ar reduce costurile de regie, TVA-ul si mai ales profiturile destul de generoase pentru care firmele private se angajează să realizeze proiecte în numele companiei. Cum în CNADNR au fost angajati mai multi agronomi decât ingineri, asa cum a relatat si Jurnalul National în articolul "Agronomie pe autostradă", o divizie proprie de proiectare se încadrează în categoria filmelor SF.

Cum a cheltuit CNADNR 250 de milioane aproape degeaba? Spre exemplu, fluidizarea traficului pe DN1 în zona de nord a Capitalei a avut parte de consultantă mai ceva decât cele mai circulate autostrăzi din Europa. Valoarea? 12.200.000 de euro! Plătile au început încă din 2007, când s-au aruncat timid primii 38.000 de euro. Tot în 2007 CNADNR plătea nici mai mult, nici mai putin de 12 milioane de euro pe acelasi proiect! Doi ani mai târziu, aceeasi consultantă pentru fluidizarea traficului de pe DN 1, dar alt beneficiar, ne-a costat încă 144.000 de euro, iar câteva luni un act aditional mai scotea din buget alti 50.000 de euro.

În ciuda grijii CNADNR pentru consultantă si a pasajului subteran inaugurat anul trecut, bucurestenii asteaptă încă zeci de minute în week-end-uri la aceeasi iesire de pe DN 1. Tot în 2007, 12.600.000 de euro erau plătiti cu sârg de companie pentru "Proiectul tehnic pentru sectiunile Nădlac-Arad; Orăstie-Sibiu, Sebes by pass; Lugoj-Deva". Printre altele, 6.600.000 de euro erau alocati firmei HILL International SA pentru servicii de consultantă legate de proiectarea si supervizarea lucrărilor la centura ocolitoare a municipiului Constanta. Nici studiul de fezabilitate pentru Autostrada Sibiu-Pitesti nu s-a lăsat mai prejos - 2.400.000! Finalizare? La Pastele Cailor! Pentru serviciile de consultantă privind "dezvoltarea si implementarea contractelor de întretinere bazate pe performantă", CNADNR cheltuia 1.200.000 de euro. Consultanta pentru proiectarea si supervizarea Autostrăzii Cernavodă-Constanta a costat compania, numai în 2007, 10 milioane de euro. Trei ani mai târziu, ruta spre mare este încă blocată în câmp deschis! Final de linie în 2007, tara fără autostrăzi - 130 milioane de euro pentru proiecte, consultantă sau SF-uri.

De departe, cele mai fanteziste proiecte pe care s-au aruncat bani degeaba sunt drumurile expres.
50 milioane de euro ne-au costat atât consultanta, cât si studiile de fezabilitate ale unor drumuri pe care nu vom circula niciodată. Cele mai mari plăti pentru rutele expres s-au făcut în 2007. În 2010 însă, cosmarul "expres de România" revine. Astfel că, potrivit tabelului de plăti din acest an, CNADNR îsi imaginează încă un drum expres între Baia Mare-Seini-Cehu Silvanei pentru care si plăteste, la pachet cu alte autostrăzi desenate pe hârtie. În conditiile în care compania a anuntat de nenumărate ori că nu sunt bani de investitii, nici măcar pentru continuarea lucrărilor începute în anii trecuti, s-a găsit oportună realizarea unor noi studii de fezabilitate. Anul acesta s-au întocmit SF-uri pentru: Autostrada Focsani-Bacău; Bacău-Pascani, Autostrada Bucuresti-Rosiorii de Vede si, bineînteles, drumul expres Baia Mare-Seini-Cehu Silvanei. Totalul: 7.000.000 de euro!

Anul 2008 a fost alocat Autostrăzii Transilvania, mai exact tronsonului Bucuresti-Brasov. Singurul progres major este portiunea inaugurată la Cluj care leagă nimic de nimic.
Cu toate acestea, încă din luna ianuarie, Search Corporation primea 1.700.000 de euro pentru proiectare si asistentă pentru sectiunea 3 A a Autostrăzii Transilvania. Patru milioane de euro primea în aceeasi lună a anului 2008 asocierea Louis Berger pentru servicii de consultantă "în scopul elaborării documentatiei de atribuire si asistentă Autoritătii publice în procesul de selectie si negociere a viitoarelor contracte de concesiune pentru obiectivul Autostrada Bucuresti-Brasov". În luna iunie a aceluiasi an, Louis Berger primea iarăsi 4.000.000 de euro pentru servicii de consultantă privind Autostrada de Centură a municipiului Bucuresti. În luna august se realizau "servicii de consultantă pentru Autostrada Ploiesti-Buzău-Focsani" în cuantumul sumei de 2.300.000 de euro. Din păcate, banii investiti "cu cap" în 2008 nu se regăsesc în santiere nici măcar în acest an. Multe dintre lucrări rămânând, de altfel, la stadiul de proiect. Final de an 2008 - 55 milioane de euro cheltuiti numai pe studii.

Anul 2009 avea să găsească CNADNR încordat în dorinte aprige de cheltuire a banului public. Chiar în prima lună a anului, compania atribuia un contract de 2.800.000 de euro pentru altă asistentă tehnică privind variantele ocolitoare din România.

De altfel, an de an, acest studiu aprofundat asupra centurilor din România se reia cu precizie. Traficul sufocat de pe DN 7, centurile fictive inaugurate la Sibiu sau Sebes sunt dovada proiectelor plătite cu sârg. Contractul de consultantă pentru variantele ocolitoare este însă mic copil pe lângă surpriza din mijlocul verii 2009. Astfel că, în ciuda studiilor si consultantelor fără număr realizate încă din 2008 pe Autostrada Transilvania, CNADNR s-a trezit că i se înfundă autostrada în deseurile periculoase din judetul Cluj. Costul decontaminării? 16.250.000 de euro! În luna iunie a anului 2009, compania scotea astfel din vistierie banii pentru eliberarea amplasamentului de materiale periculoase. Jurnalul National a relatat atunci modul în care Autostrada Transilvania s-a blocat în deseuri de milioane de euro pe care compania le-a curătat, desi nu îi revenea datoria. Tot în 2009 au mai fost bifate timid câteva contracte de consultantă pentru centuri ocolitoare. Final de linie si cheltuieli bugetare pentru 2009 - 25 milioane de euro!

Anul 2010 ne-ar fi putut găsi în pline santiere dacă nu s-ar fi aruncat zeci de milioane de euro pe proiecte ce nu au putut fi continuate. În consecintă, în acest an dificil, companiei nu i-a mai rămas mare lucru de făcut decât să repare timid sau să mai întocmească ceva SF-uri. Astfel că pentru câteva centuri si autostrăzi s-au întocmit studii de fezabilitate pentru care s-au scos din buget aproape 9 milioane de euro.

Mai departe, consultanta privind lărgirea la patru benzi a centurii Bucuresti Sud între A 2-A 1 a costat aproape 900.000 de euro. Valoarea estimată în euro, fără TVA, a două contracte de asistentă tehnică privind Autostrada Cernavodă-Constanta si Autostrada Arad-Timisoara este de 2.200.000 de euro. În final, în acest an, 10.335.000 de euro au fost alocati de Directia Investitii si Reparatii Capitale prin transferuri de la bugetul de stat. Din nefericire, la finalul a patru ani în care CNADNR a beneficiat de 9 miliarde de euro, România rămâne tara cu cei mai putini kilometri de autostradă.

Sursa: jurnalul.ro - Autor: Iulia Barbu

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By Admin (from 06/10/2010 @ 14:15:07, in en - Global Observatory, read 1711 times)

- The following video was broadcast by Romanian television channel Antena 3 on September 18, 2010 and is an excerpt from the official recording of September 15, 2010 session of the Romanian Chamber of Deputies (posted on www.cdep.ro).

- It clearly shows that the ruling party -- the Democratic-Liberal Party (PD-L), member of the European Popular Party - committed a huge and blatant fraud while voting a new law of pension reform:

After the opposition parties left the room, in protest of how the voting was carried out, Mrs. Roberta Anastase, the Speaker of the Chamber of Deputies, continued the vote, although in the room there were 76 deputies, which is far from the required quorum to pass an organic law (168 votes in favor).

- Although the Rules of the Chamber clearly state that the main voting system is the electronic vote, the Speaker used the vote by raising hands, and after each vote she announced the results after less than two-three seconds, inventing numbers of votes in favor or against, i.e. between 158 to 170, while in the plenary room there were not even 80 deputies.
 
- The video clearly shows that the Secretary of the session (in this case, PD-L Deputy Sever Voinescu -- sitting next to the Speaker) did not perform his duty, which was to count the votes -- in fact no one did - but this did not prevent the Speaker to announce numbers of votes necessary to pass the law, without even looking at the deputies present in the room.

Source: youtube.com

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By Admin (from 07/10/2010 @ 08:00:40, in it - Osservatorio Globale, read 1173 times)

Un convergenza a livello europeo sui costi bancari sembra difficile, soprattutto a causa dell’eterogeneità delle pratiche adottate dai diversi istituti di credito del Vecchio Continente. A spiegarlo è uno studio che è stato presentato ieri a Parigi, secondo il quale è l’Italia il mercato bancario retail più caro. Sulla base di un livello base pari a 100 euro, la tenuta di un conto corrente nel nostro Paese costa infatti 149 euro; in Spagna e Gran Bretagna il valore cala a 107 e arriva a 95 in Francia, mentre in Germania (91), Belgio (80) e Olanda (70) si registrano i prezzi più bassi.

 

La questione è di grande attualità, anche perché il commissario europeo responsabile dei Servizi finanziari, Michel Barnier, ha chiesto recentemente agli istituti di credito - attraverso una lettera inviata al Financial Times - di informare chiaramente i clienti sui costi che occorre sostenere per l’apertura, la tenuta e la chiusura dei conti correnti. Secondo il membro della Commissione di Bruxelles, infatti, in molti casi vengono applicate tariffe eccessive, spesso per servizi neppure richiesti dai correntisti.

Lo studio che pone il nostro Paese come il meno virtuoso in questa speciale classifica è firmato dalla società di consulenza americana Bain & Company, che ha tuttavia specificato come, proprio in ragione della forte diversità tra le diverse banche prese in esame, non esiste un «modello di riferimento». E proprio per questo il lavoro di Barnier, che vorrebbe uniformare i costi in Europa, sembra arduo, anche se - conclude il rapporto - «è possibile una convergenza». 

Fonte: valori.it

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By Admin (from 07/10/2010 @ 09:00:26, in ro - TV Network, read 1416 times)

 Mircea Badea: Dacă vrea cineva să-l asasineze pe Traian Băsescu, e foarte simplu.

Mircea Badea: Nu cred că în România există un premier mai prost decât Boc.

Mircea Badea: Si extraterestrii au văzut frauda Robertei Anastase (VIDEO).

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Buongiorno a tutti, anche a beneficio della neurodeliri che prima o poi dovrà intervenire, leggiamo le ultime esternazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi alla festa del Pdl a Milano ieri :“La sovranità è stata trasferita dal popolo ai PM che ci tengono sotto scopa” non si capisce di cosa stia parlando questo Signore, visto che da febbraio i suoi processi sono congelati e non si hanno notizie di nuove indagini che lo riguardino direttamente.

I vecchietti della P3.

A meno che, come spesso avviene, lui non sappia delle cose che noi non sappiamo, al momento si sa che ci sono i processi Mills, Mediaset e Mediatrade che sono bloccati a Milano da legittimo impedimento e che potrebbero sbloccarsi ma non a causa dei PM che tengono sotto scopa la politica, ma a causa dell’incostituzionalità che la Corte Costituzionale il 14 dicembre potrebbe rilevare sul legittimo impedimento e quindi cancellandolo riaprire quei processi che sono già dibattito, quindi il PM non c’entra nulla.
Potrebbe sapere qualcosa in più di quello che sappiamo noi? Sappiamo che c’è un’indagine a Firenze che nasce dalle dichiarazione di Gaspare Spatuzza e altri collaboratori di giustizia che vedi Berlusconi e Dell’Utri di nuovo indagati per strage, l’abbiamo detto questa estate, la Procura di Firenze ha chiesto e ha ottenuto la proroga delle indagini e quindi per un altro anno si va avanti a accertare tutto questo.
Ma Berlusconi non parla di quello, parla dello scandalo della P3 che evidentemente lo preoccupa, lui pubblicamente ha sempre detto: sono 4 vecchietti sfigati, ieri ha ripetuto “quelli della P3 sono 4 vecchietti che vengono tenuti dentro, finché parlano di Berlusconi” e perché dovrebbero parlare di Berlusconi? Quale pazzo tirerebbe in ballo l’uomo più potente d’Italia se non ce ne fosse il motivo? Il problema è che questi signori della P3 erano tutti legatissimi a Silvio Berlusconi, Flavio Carboni stava con lui nella P2, quest’ultimo gli ha venduto la Villa Certosa a Porto Rotondo in Sardegna, Flavio Carboni si agitava insieme a un altro fedelissimo di Berlusconi, Marcello Dell’Utri a un altro fedelissimo di Berlusconi, il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, a un altro fedelissimo di Berlusconi, quell’Arcangelo Martino che proprio due estati fa aveva fabbricato una giustificazione posticcia per spiegare l’incredibile rapporto di confidenza tra Berlusconi e la famiglia di Noemi Letizia, dicendo di avere conosciuto il papà di Noemi Letizia all’Hotel Raphael da Craxi in una circostanza in cui c’era anche Berlusconi, notizia che poi è stata ampiamente smentita dai fatti in quanto il rapporto tra Berlusconi e il Signor Letizia, come lo stesso Berlusconi cambiando poi 20 mila versioni o lo stesso Signor Letizia cambiando 20 mila versioni affermarono era risalente a un periodo nettamente successivo.
Infine c’è il famoso Pasqualino Lombardi, il geometra irpino che telefonava a giudici, trafficava con il Csm, trafficava con la Corte Costituzionale, trafficava intorno alla nomina del Presidente della Corte d’Appello di Milano, questi signori quando parlavano al telefono facevano spesso riferimento a un tale Cesare, bene, alcuni di loro, compreso Martino hanno detto che quel Cesare era il nome in codice che usavano tra di loro per designare Berlusconi, Martino ha recentemente anche chiamato in causa Gianni Letta come uno dei referenti delle sue attività.
Berlusconi quindi ha paura che questi signori parlino di lui, ma non mentendo, dicendo la verità perché erano tutti uomini direttamente o indirettamente legatissimi a lui e al suo entourage. Aggiunge il Cavaliere “Se una legge non piace ai PM ricorrono alla Corte costituzionale che è formata, lo sanno tutti, da 11 giudici di sinistra su 15 che sotto la pressione dei PM di sinistra abrogano le leggi” in realtà i PM non c’entrano niente con la Corte costituzionale, perché? Perché sono i tribunali o le Corti d’appello o la Corte di Cassazione, i giudicanti non i pubblici Ministeri, che possono sollevare questioni di incostituzionalità a proposito delle leggi, quindi i PM con la Corte Costituzionale non c’entrano nulla, né i PM di sinistra, né i PM in assoluto, stiamo parlando proprio di un caso di analfabetismo istituzionale che tracima nella psichiatria.
Ma sarà vero che 11 giudici costituzionali su 15 sono della sinistra? Berlusconi spesso ripete che sono 10 i giudici costituzionali della sinistra, adesso evidentemente sono diventati 11 nelle ultime notti anche l’undicesimo ce lo siamo giocato e allora vediamo chi sono questi giudici della Corte Costituzionale, perché lui dice che molti giudici sono di sinistra nella Corte Costituzionale? Perché ce ne è una parte che è di nomina parlamentare in realtà Corte costituzionale e una parte che è di nomina del Presidente della Repubblica e lui sostiene che gli ultimi 3 Presidenti della Repubblica: Scalfaro, Ciampi e Napolitano sono tutti e tre di sinistra, Scalfaro era un democristiano della destra della DC degasperiano, scelbiano, Scelba è quello della celere, secondo lui Scalfaro è di sinistra e quindi nomina giudici di sinistra la Corte Costituzionale, problema: non esistono nella Corte costituzionale giudici nominati da Scalfaro, quest’ultimo ne nominò a suo tempo, poi scaddero e quindi non ce ne sono più di giudici nominati da Scalfaro, ma lui non lo sa, Berlusconi!
Poi ci sono i giudici nominati da Ciampi e da Napolitano, quello nominato da Napolitano è uno, quello nominati da Ciampi sono 4, sono di sinistra? Non si sa come faccia a saperlo Berlusconi se sono di sinistra o di destra, sono dei giuristi di chiara fama che mai hanno manifestato alcuna simpatia da una parte o dall’altra. Ancora più ridicola è l’accusa al giudice nominato da Napolitano, il Giudice Paolo Grossi che è un fiorentino, naturalmente non è un giudice di carriere, i giudici della Corte costituzionale, anche se Berlusconi non lo sa, non sono magistrati, sono professori universitari, avvocati, giuristi, nessuno ha fatto il magistrato, infatti il Prof. Grossi è un giurista, è uno storico del diritto, fiorentino, noto negli ambienti accademici per essere un cattolico di destra, conservatore, lo ha nominato Napolitano e quindi secondo Berlusconi questo cattolico conservatore è diventato comunista pure lui!
In ogni caso se i giudici nominati da Ciampi – e non si vede il perché – e quello nominato da Napolitano non ce ne è prova, anzi c’è prova del contrario, fossero di sinistra, arriveremmo a 5 giudici di sinistra e gli altri 6 per arrivare a 11 come dice Berlusconi, chi sono? Qui siamo veramente nel paranormale, perché i giudici costituzionali sono attualmente così composti: ho nominato dal Consiglio di Stato, uno nominato dalla Corte dei Conti, tre nominati dalla Cassazione, cinque dal Parlamento, come sono stati nominati quelli del Parlamento? Sapete che ci vuole la maggioranza qualificata, di quei 5 nominati dal Parlamento, il centro-destra ne ha nominati due e il centro-destra ne ha nominati tre, quindi facendo finta che quello di destra nominato da Napolitano siano diventato comunista, che i 4 nominati da Ciampi siano tutti comunisti e non ce ne è traccia di queste loro simpatie politiche, avremmo 4 più uno cinque, più i due nominati dal Parlamento in quota centro-sinistra e arriveremmo a 7, e questi 11 di cui parla questo chi sono? Da dove vengono? Come fa a saperlo, cosa dice il Presidente del Consiglio a proposito della più alta istanza giuridica nazionale che è quella che deve valutare la congruità delle leggi rispetto alla Costituzione.
A questo punto il Cavaliere annuncia che è nostro dovere (suo immagino) chiedere l’istituzione di una Commissione parlamentare che indaghi sui poteri dei PM e su tanti fatti accaduti e su questo si verificherà la lealtà dell’alleato Fini perché se non vota tutto quello che dice lui, è sleale, naturalmente Fini ha già detto che nel programma elettorale non c’è traccia di questa Commissione parlamentare, come non c’è traccia dei lodi etc. e quindi i suoi hanno già annunciato che non la voteranno.
Ma è interessante vedere cosa ha in mente il Cavaliere, una Commissione parlamentare che con i poteri della Magistratura indaghi sulla Magistratura per fare ciò che non può fare ovviamente, perché il potere parlamentare, legislativo non può indagare su un altro potere, sul giudiziario, perché? Perché altrimenti ne calpesterebbe le prerogative di indipendenza e di autonomia, quindi sarebbe una Commissione parlamentare di inchiesta incostituzionale.
Su quali fatti dovrebbe indagare? Sui poteri dei PM e su tanti fatti accaduti, i poteri dei PM sono regolati dalla Costituzione, quindi se a Berlusconi non piacciono i poteri che hanno i PM in base alla Costituzione può cambiare la Costituzione se ci riesce, se ha ancora uno straccetto di maggioranza, c’è da dubitarne, allora cosa fa? Non potendo cambiare la Costituzione, fa una bella Commissione parlamentare, pensate che lui voglia veramente accertare dei fatti o accertare i poteri dei PM? No, lui vuole fare un gran casino, vuole buttarla in caciara, perché? Perché deve ottenere alla svelta due obiettivi: 1) un lasciapassare del Parlamento a una legge che lo salva dai processi, ormai mancano poco più di due mesi alla decisione della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento, ha bisogno di qualcosa di rapido, di urgente, non sa come fare, il lodo costituzionale l’abbiamo detto non gli serve a nulla perché ci vuole un anno e mezzo per approvarlo, poi il referendum, nel frattempo faranno in tempo a giudicarlo in tutti e tre i processi che ha aperti a Milano, almeno in primo grado, quindi cosa fa? Fa quello che ha sempre fatto, minaccia di scassare tutto e i soliti paraculi andranno da lui in processione a implorarlo di non scassare tutto, di stare buono, gli chiederanno cosa vuole per stare buono, lui dirà: voglio il lodo come i bambini capricciosi pesterà i piedi e così gli danno il loro, questo è quello che lui auspica, perché lo auspica? Perché ha sempre fatto così e finora ha sempre ottenuto quello che voleva, non solo dai suoi alleati, ma anche da presunti oppositori o da presunti istituzioni di garanzia, non dimentichiamo quando ottenne il lodo Schifani minacciando di scassare tutto alla vigilia della presidenza europea semestrale dell’Italia.

Il CSM di Berlusconi.

Il lodo Alfano, quando minacciò di scassare tutto con il processo breve, grazie anche alla benevolenza del Presidente Napolitano e alla paraculaggine del PD, a febbraio addirittura il legittimo impedimento gliel’ha scritto l’Udc, Vietti, quel bell’esemplare che poi è stato premiato con i voti del PD per diventare Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, infatti ieri cosa fa Vietti?
Dimenticandosi della sua carica e del suo dovere di riserbo, dice che ci vuole un lodo Alfano costituzionale in fretta e non si capisce bene perché il Vicepresidente del Csm debba auspicare un lodo Alfano in fretta, chi lo manda? E’ interessante perché lui è il vice del Presidente del Csm che è Napolitano, ci sono di nuovo manovre per salvare le chiappe al Cavaliere in nome del quieto vivere? Ecco perché lui minaccia di scassare tutto, commissioni di inchiesta, attacchi, urla, strepiti, stracciamenti di vesti, perché sta aspettando i soliti sherpa che vadano a offrirgli qualcosa in cambio della tregua, così lui ottiene esattamente quello che vuole, che non è la Commissione di inchiesta, la Commissione di inchiesta è la pistola carica, messa sul tavolo del Capo dello Stato e delle opposizioni per far sapere “se volete stare tranquilli mi date quello che voglio, altrimenti comincio a sparare” e nel frattempo comincia a sparare, sperando che qualcuno vada a chiedergli: cosa vuoi per smettere di sparare? E’ il solito racket in certe zone del sud si chiama racket, a Roma si chiama dialogo!
Tra i vari fatti che lui vorrebbe verificare in questa Commissione parlamentare di inchiesta ci sono quelli che secondo lui avrebbe commesso un Magistrato a caso, su 10 mila magistrati, Fabio De Pasquale, ma guarda un po’, è proprio il Pubblico Ministero dei processi Mills, Mediaset e Mediatrade, e lui vuole verificare, vuole verificare delle cose che peraltro lui è già sicuro che sono avvenute e infatti dice che il famigerato Fabio De Pasquale, è quello che si è inventato di tutto per evitare la prescrizione – si riferisce alla sua di prescrizione nel caso Mills – e è lo stesso che disse a Gabriele Cagliari che lo avrebbe liberato il giorno dopo e poi è andato in vacanza mentre Cagliari si è suicidato.
Aggiunge poi il Cavaliere, ecco perché è il caso di segnalare agli esperti in psichiatria che De Pasquale è quello che ha attaccato Craxi, in realtà De Pasquale non ha attaccato Craxi, De Pasquale ha fatto indagini su Craxi nello scandalo dell’Eni - Sai, tangenti pagate da Ligresti tramite l’Assicurazione Sai al Partito Socialista per avere i contratti assicurativi nel gruppo Eni, presieduto dal craxiano Cagliari, tangenti che sono andate a Cagliari e a Craxi, infatti sia Ligresti, sia Cagliari sono stati condannati in via definitiva grazie al processo istruito da De Pasquale, condannati non da De Pasquale, condannati dal Tribunale di Milano, dalla Corte d’Appello di Milano e dalla Corte Suprema di Cassazione, fu la prima condanna che ebbe Craxi, infatti scappo all’estero per non finire in galera in seguito a quella condanna e poi alle altre che sono seguite.
De Pasquale ha il torto di averci visto giusto, di avere fatto un processo che è stato poi confermato in tutti i gradi di giudizio, Cagliari non è stato condannato perché si è suicidato in carcere, era un ladro anche lui, prendeva le tangenti anche lui, la vedova dopo i funerali andò in Svizzera, svuotò il conto che aveva aperto Cagliari e riportò in Italia 9 miliardi di lire di refurtiva, quindi stiamo parlando di un tangentaro Gabriele Cagliari, De Pasquale dovrebbe vergognarsi per avere fatto processare e condannare i colpevoli di quella megatangente Eni – Sai, aggiunge Berlusconi perché è grande “De Pasquale visto che il processo Mills – dice lui – sta arrivando una prescrizione, si è inventato la seguente storia: il reato di corruzione c’è quando il corruttore dà i soldi al corrotto” pensate che invenzione questa di De Pasquale, cosa si è inventato? Che la corruzione scatta quando il corruttore dà i soldi al corrotto, ma va? pensate che fantasia, che bizzarrie vengono in mente a questo De Pasquale, ci vuole una Commissione parlamentare di inchiesta per appurare come è possibile che un magistrato si sia sognato che la corruzione scatta quando il corruttore dà i soldi al corrotto!
Aggiunge il povero ometto un’altra prova regina del complotto della magistratura ai suoi danni e cioè che spesso capita che la stessa sentenza viene confermata in primo, in secondo grado in appello e in Cassazione, secondo lui il secondo grado e l’appello sono due cose diverse, ma la prova del complotto è che a volte ci sono delle sentenze che vengono confermate in primo grado in Appello e in Cassazione e a lui non viene il dubbio che vengano confermate perché sono giuste? Gli viene il dubbio che se vengono confermate è la prova del complotto! Il problema sapete qual è? E’ che in Italia ci sono ormai 65 mila detenuti, dei quali 45 mila più o meno, sono lì per scontare pene definitive e sapete perché scontano pene definitive? Perché le loro condanne sono state confermate in primo grado, in appello e in Cassazione, quindi se il fatto che una condanna in primo grado, in appello e in Cassazione è una prova del complotto, vorrebbe dire che tutte le persone che stanno in carcere in questo momento per omicidio, mafia, traffico di droga, stupro, molestie, estorsioni, rapine, furti, scippi, spaccio di droga etc., sono tutte vittime di complotti, sono tutte perseguitate dalla Magistratura, quindi abbiamo trovato il sistema per sfoltire il sovraffollamento carcerario, si aprono le porte del carcere e si fanno uscire tutti i condannati definitivi perché se uno viene condannato in via definitiva, questa è la prova che c’è un complotto contro di lui, se non ci fosse il complotto ovviamente la condanna non verrebbe mai confermata in via definitiva.
Quindi non è possibile che ci sia mai un colpevole, perché se uno è colpevole, pensavamo noi, la sua condanna viene confermata in primo, secondo e terzo grado, ma secondo Berlusconi questa è la prova che uno non è colpevole, perché? Perché se uno viene condannato in primo, secondo e terzo grado è un perseguitato! Quindi è impossibile accertare la colpevolezza di un imputato, pensate cosa deve passare in quella testolina quando dice queste cose e pensate che quello che dice queste cose è il Presidente del Consiglio, segnalo alla neurodeliri per eventuali interventi d’urgenza, esiste anche il trattamento sanitario obbligatorio anche se per i parlamentari bisogna chiedere prima il permesso alle Camere.
Ma attenzione perché la Commissione parlamentare di inchiesta che dovrebbe accertare, tra le varie porcate fatte dai magistrati anche quelle del famigerato De Pasquale, in realtà dovrebbe occuparsi di fatti che sono già stati accertati non una volta, ma a proposito di De Pasquale, 6 volte e per 6 volte tutti quelli che hanno indagato sul caso del suicidio di Gabriele Cagliari e sul ruolo di Fabio De Pasquale che era il PM di quell’indagine, hanno stabilito che De Pasquale non ha fatto niente di male, allora vediamo, ve lo dico non per andare a rinvangare vecchie storie, il caso di Cagliari che addirittura è morto, il caso di Craxi che addirittura è morto, no, perché questo attacco a De Pasquale è il segnale che Berlusconi dà il segnale convenuto ai suoi killer sparsi nelle televisioni e nei suoi giornali, ma non solo nei suoi, purtroppo, perché partano all’attacco di questo magistrato, perché? Perché bisogna creare quella cagnara, casino, canea che è necessario per ottenere la forzatura dell’ennesimo lodo e spacciarla per una norma di legittima difesa nei confronti di un Presidente del Consiglio perseguitato da un Magistrato talmente fuori di testa che ha addirittura indotto al suicidio Gabriele Cagliari, infatti non lo chiamano più lodo:
Questo bell’elemento del Vicepresidente del Csm della Magistratura non dice: ci vuole il lodo, dice: “è importante mettere in sicurezza il Presidente del Consiglio” come si fa per gli edifici a rischio per la 626, mettere in sicurezza le prese della corrente di un magazzino, Berlusconi viene trattato come un edificio da mettere in sicurezza, in realtà non si tratta di metterlo in sicurezza, si tratta di salvargli le chiappe dai processi che lo riguardano non in quanto Presidente del Consiglio, ma in quanto padrone di Mediaset, fondi neri e corruzione del testimone Mills, la messa in sicurezza, cambiano le parole, state attenti ogni volta che usano queste parole è per fregare la gente, la messa in sicurezza!

Il caso Cagliari.

I fatti dunque del caso Cagliari che verranno buttati addosso a questo Magistrato nei prossimi mesi e quindi è bene che quando sentiamo parlare di De Pasquale, il famigerato che ha portato al suicidio Cagliari, sappiamo di cosa si sta parlando, sappiamo che non è vero niente.
Mi aiuto con il libro “Mani Pulite” che abbiamo scritto insieme a Gianni Barbacetto e a Peter Gomez, siamo nel 1993 Fabio De Pasquale apre un’indagine sui rapporti tra l’Eni e la compagnia di assicurazioni di Salvatore Ligresti, la Sai. Dopo avere escluso l’Ina, un’altra concorrente per ottenere l’appalto per assicurare l’Eni, l’Eni di Gabriele Cagliari socialista craxiano si accorda con la Sai per creare una società mista alla quale affidare tutti i contratti assicurativi dei dipendenti dell’ente petrolifero, quindi immaginate che affare, dietro l’accordo si cela un’enorme tangente, la Sai ha sbaragliato i concorrenti, pagando 17 miliardi di lire, De Pasquale lo scopre nell’aprile 1993, leggendo delle carte sequestrate durante una perquisizione nello studio di un commercialista, un certo Aldo Molino.
Interroga l’amministratore delegato della Sai Rapisarda, poi De Pasquale ascolta Gabriele Cagliari, lui dice di non sapere niente della mazzetta, ma le indagini proseguono, si trovano altre prove di questa tangente e il 26 maggio 1993 il G.I.P. Grigo firma 4 mandati di cattura e arresta: Cagliari, il direttore finanziario dell’Eni Ferranti, Rapisarda e il commercialista perquisito Molino.
Rapisarda e Molino non si fanno trovare e si danno alla fuga, Cagliari invece non può fuggire, perché? Perché è già in carcere per un’altra inchiesta del pool Mani Pulite di Milano del quale Fabio De Pasquale non faceva parte del pool tradizionale, quello che aveva iniziato a occuparsi di Mario Chiesa e poi dei fascicoli successivi.
Era lì perché doveva rispondere Cagliari di un’altra tangente che gli contestava il pool, quindi il mandato di cattura lo raggiunge già in carcere e quindi la carcerazione disposta per conto del pool Mani Pulite si assomma a quella nuova disposta dal G.I.P. Grigo su richiesta di De Pasquale per lo scandalo Eni – Sai.
Il 5 luglio viene arrestato Salvatore Ligresti dopo qualche giorno di irreperibilità e ammette di avere trattato personalmente l’accordo tra Eni e la Sai, definendolo con Craxi, Citarristi (Segretario amministrativo della DC) e Cagliari.
L’Avvocato di Cagliari, Vittorio D’Aiello, un grande Avvocato milanese recentemente scomparso, legge i giornali e scopre che i Ligresti ha confessano, allora chiede un nuovo interrogatorio per Cagliari che fino a quel momento aveva negato e così il 15 luglio Cagliari davanti al suo Avvocato e a De Pasquale viene di nuovo interrogato in carcere e adesso cambia registro dice: sì ho parlato con Craxi dell’operazione Eni – Sai e ho dato il via libera a Ligresti, ma continua a negare di sapere qualcosa delle mazzette.
De Pasquale spiega che non lo può scarcerare, perché? Perché per scarcerare un indagato bisogna che vengano meno le esigenze cautelari, se uno collabora è chiaro che vengono meno le esigenze cautelari perché? Perché una volta che fornisce le prove su sé stesso non può più inquinarle ovviamente, ma può anche decidere di non collaborare e con un’espressione un po’ rude, scherzosa aggiunge: l’indagato che confessa lo mette in culo all’accusa, nel senso che quando confessi vinci sull’accusa, perché? Perché a quel punto se non è il PM a chiedere la tua scarcerazione, verrai comunque scarcerato dal G.I.P. o dal Tribunale del riesame e dalla Cassazione, difficile trovare un indagato che collabora che venga tenuto dentro se si scopre che ha detto tutto.
L’interrogatorio va avanti nel tentativo di far dire a Cagliari qualcosa di più preciso su quell’accordo che ammette di avere avuto, ma Cagliari si ferma lì e Aiello alla fine dell’interrogativo dice ai giornalisti di essere fiducioso che Cagliari che ormai rimane dentro solo per lo scandalo Eni – Sai per le altre vicende di Mani Pulite è già stato revocato il mandato di cattura, possa ottenere almeno gli arresti domiciliari. Il giorno un però De Pasquale va a trovare Enrico Ferranti, il direttore finanziario dell’Eni e gli legge le dichiarazioni di Cagliari, allora Ferranti dice: non ho mai saputo di intese sottostanti di carattere corruttivo all’accordo Eni – Sai, se Cagliari era informato dell’esistenza di accordi in sede politica, tali per cui la definizione del progetto era affidata al commercialista Molino, in quanto delegato a riscuotere una consistente erogazione di denaro proveniente da Ligresti, allora devo dire che si sono sentito turlopinato, De Pasquale esce dalla stanza e entra in quella di fianco dove lo sta aspettando Cagliari per un altro interrogatorio.
Dice a Cagliari: guardi che da quello che mi dice Ferranti continuo a pensare e ne ho elementi anche in più che lei non mi stia dicendo la verità e quindi non credo che ci siano i presupposti perché lei venga scarcerato, se lei mi sta inquinando le prove addirittura negli interrogatori, come faccio io a dare il parere favorevole alla scarcerazione? E la sera fa il parere negativo al G.I.P. sulla richiesta di scarcerazione avanzata dai difensori anche perché rileggendosi un po’ gli atti non solo si è convinto che Cagliari sta mentendo, il che è legittimo per un indagato, ma naturalmente è un elemento a favore del fatto che è bene tenerlo dentro, ma addirittura che stia tentando di pilotare l’atteggiamento processuale dei suoi coimputati.
De Pasquale ritiene che Cagliari sta inquinando le prove e ha visto giusto perché il tentativo di depistaggio c’è, in seguito sia Ferranti, sia un altro commercialista prestanome di Craxi, Pompeo Locatelli ammetteranno che Cagliari stava depistando dal carcere.
L’Ing. Cagliari – racconterà Locatelli più avanti – mi mandò più volte a dire, quando ero detenuto di non parlare assolutamente delle questioni che riguardavano i rapporti economici intervenuti tra me e lui, in quanto egli aveva deciso di limitarsi a ammettere puramente e semplicemente i fatti che gli venivano contestati, quello che non poteva negare, il Cagliari pertanto mi richiedeva di comportarmi anche io in tale modo.
Nell’interrogatorio Locatelli dà anche la chiave ai giudici per scoprire le banche e le fiduciarie svizzere dove era stato depositato il tesoro personale di Cagliari e di sua moglie Bruna che infatti di ritorno poi dalla Svizzera dopo il suicidio del marito restituirà 12 miliardi di lire, frutto di tangenti e fondi neri sul conto del marito.
A questo punto, 17 luglio 1993 il G.I.P. Maurizio Grigori riceve il parere negativo di De Pasquale alla scarcerazione e esamina il caso, perché poi è lui che decide, mica è De Pasquale!
Ha 5 giorni a disposizione Grigo per esaminare la pratica Cagliari, ma il 20 luglio, 3 giorni dopo Cagliari viene trovato morto a San Vittore, soffocato da un sacchetto di plastica che si era calato o che qualcuno gli ha calato sul capo e stretto intorno al collo, Borrelli sconvolto, Di Pietro attacca il suo collega, perché? Perché aveva saputo che aveva promesso la scarcerazione e poi l’aveva invece negata, non sapendo che nel frattempo De Pasquale aveva scoperto che Cagliari stava depistando e quindi aveva scoperto un elemento in più rispetto a quello che c’era prima e quindi non lo poteva scarcerare, se depistava da dentro il carcere, figuratevi da fuori!
De Pasquale viene dunque additato anche dall’Avvocato di Cagliari come il responsabile diretto di quella morte tragica per avere promesso la scarcerazione a Cagliari e di essere partito per le vacanze, rimangiandosi la parola. De Pasquale parte per le vacanze, perché? Perché ormai quello che doveva fare lui l’ha fatto, adesso la decisione spetta al G.I.P. ovviamente e nel caso in cui qualcuno lo richiamasse per cambiare versione è ovvio che ci sarebbero altri magistrati se non lui di ritorno che potrebbero raccogliere eventuali nuove dichiarazioni.
Basta però leggere le lettere e il testamento scritti da Cagliari e gli ultimi giorni in carcere prima di togliersi la vita per capire che Cagliari non si è suicidato a causa dell’aspettativa di uscire poi venuta meno con il no del Pubblico Ministero alla sua scarcerazione, risulta da quello che scrive Cagliari che la decisione di uccidersi l’aveva presa almeno 11 giorni prima dell’ultimo interrogatorio davanti a De Pasquale quando neanche ancora si parlava del sì o del no alla scarcerazione, in un espresso datato 3 luglio che Cagliari ha inviato ai familiari chiedendo di non aprirlo subito si legge “Carissimi sto per darvi un nuovo grandissimo dolore, ho riflettuto intensamente e ho deciso che non posso più sopportare a lungo questa vergogna” il giorno dopo, 4 luglio un altro bigliettino inequivocabile “io sottoscritto Gabriele Cagliari nella mia piena facoltà di intendere e di volere dichiaro di volere che il mio corpo dopo la morte venga cremato e che le ceneri siano consegnate a mia moglie Bruna”, 10 luglio altra lettera alla moglie “carissima Bruna la settimana scorsa ti ho scritto l’espresso che ora avrai ricevuto e che ormai devi aprire, vi troverai le ragioni di questa mia decisione amara fino a essere insopportabile ma senza alternativa siamo agli epigoni di un sistema sconfitto, un sistema che non ho certamente contribuito a instaurare, ma che purtroppo ho accettato” e qui oltre a un preannuncio di suicidio c’è anche una chiara ammissione di corresponsabilità ho accettato, ho fatto parte di quel sistema che sta morendo e poi c’è una lettera per il suo Avvocato D’Aiello che si chiude così: la vergogna del mio stato attuale che consegue al repentino modificarsi della situazione generale del paese è la ragione di fondo di questa decisione, ho preso l’unica soluzione che la dignità e l’orgoglio mi impongono” si scatena il putiferio contro De Pasquale, il Ministro della Giustizia Conso, qui c’era ancora il governo Amato, ultimo governo della Prima Repubblica, manda gli ispettori a Milano, Dinacci e Nardi fanno l’indagine ispettive sul comportamento di De Pasquale e di Grigo e concludono: nessun rilievo può muoversi al G.I.P. Dott. Grigo in ordine alla materia in esame.

Il PM più odiato dai criminali.

Quanto a De Pasquale, a parte rimproverargli quell’espressione “l’indagato confessa lo mette in culo all’accusa” quindi dicono che era un’espressione non consona al linguaggio di un magistrato, scemate, trasmettono gli atti al Procuratore generale presso la Cassazione, Vittorio Sgroi, titolare dell’azione disciplinare perché decidesse se aprire o non aprire il procedimento disciplinare davanti al Csm.

E il Procuratore generale Sgroi decide di non aprire l’azione disciplinare e archivia il procedimento, anche perché gli ispettori Dinacci e Nardi gli hanno scritto: “appare assai difficile collegare il suicidio del Cagliari ai comportamenti del Dott. De Pasquale, in quanto va tenuto conto delle numerose lettere indirizzate ai familiari che egli ha lasciato scritte dal 3 luglio in poi” quelle che vi ho letto prima.
Ma non è mica finita, perché contro De Pasquale che è inviso alla classe politica prima e seconda repubblica, è quello che ha fatto condannare Craxi per la prima volta, non dimentichiamolo e è quello che ha fatto arrestare e condannare Ligresti, grande costruttore, palazzinaro, assicuratore, padrone di giornali, di mezza Milano e di mezza Italia, continua l’accanimento contro De Pasquale, non contenti della prima ispezione che era finita a suo favore, il governo Berlusconi, anzi il Ministro Mancuso che è nel Governo Dini nel 1995 e che però è praticamente una sorta di avamposto berlusconiano dentro il governo Dini, decide una nuova ispezione sui magistrati di Milano, che naturalmente finisce nel nulla e poi c’è anche un processo penale contro De Pasquale che viene denunciato a Brescia per abuso d’ufficio e addirittura omicidio colposo e naturalmente anche questo viene archiviato dal G.I.P. Giuseppe Ondei con questa motivazione “si deve senza dubbio ritenere che nella condotta tenuta dal De Pasquale nella vicenda in oggetto non sia ravvisabile alcuna ipotesi di reato”.
Ma non basta, perché come scrive Ferrarella su Il Corriere di oggi: non c’è solo l’ispezione ministeriale che non ravvisa alcun illecito disciplinare, non c’è soltanto il Ministro Conso e il Procuratore Generale Sgroi che decidono di non accusare De Pasquale perché non è successo nulla di scorretto, non solo c’è la denuncia di Mancuso per abuso d’ufficio e l’omicidio colposo a Brescia finita in archiviazione, ma c’è addirittura una causa che gli eredi di Craxi fanno alla Corte Europea dei diritti dell’uomo per denunciare i magistrati che avevano fatto condannare Craxi nel processo Eni – Sai sostenendo che si erano violati i diritti dell’uomo Craxi, ma anche in questo caso la Corte di Strasburgo non ravvisa alcun tipo di censura, di più, c’è il solito Sgarbi che va a Domenica In a dire che De Pasquale è assassino, bene l’hanno condannato in appello per diffamazione a 2 mesi e a 100 milioni di lire di risarcimento al PM, poi in Cassazione si è salvato grazie all’insindacabilità, si è detto che quando dava dell’assassino al Magistrato a Domenica In, parlava esprimendo legittime opinioni insindacabili in quanto parlamentare.
Così 6 istanze diverse hanno stabilito che il famigerato Magistrato Fabio De Pasquale è un galantuomo e che nella vicenda Cagliari non ha fatto nulla di cui debba pentirsi e se sia minimamente collegabile al suicidio di Gabriele Cagliari. Ultimo punto, Berlusconi vuole accertare nella Commissione parlamentare di inchiesta gli abusi di potere della Magistratura milanese dai tempi di Mani Pulite e il colpo di stato ordito dal pool Mani Pulite di intesa con Scalfaro, che dice Berlusconi: chiamò Bossi e lo invitò a scaricare il Primo governo Berlusconi, siamo nel novembre – dicembre del 1994 dopo il famoso invito a comparire che Berlusconi aveva ricevuto in seguito al suo coinvolgimento nelle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza.
Forse qualcuno dirà: possibile che a 16 anni di distanza si debba ancora accertare cosa avvenne in quel novembre – dicembre del 1994 tra l’invito a comparire del 21 novembre e la caduta del governi Berlusconi il 22 dicembre? No, non è possibile, infatti è stato già tutto chiarito anche quello in varie sedi, chi lo ha chiarito? Intanto gli ispettori ministeriali che prima Berlusconi e poi Mancuso mandarono al pool di Milano e cosa hanno stabilito di quei presunti abusi dei magistrati? Hanno stabilito che il pool Mani Pulite e tutta la Procura avevano dedicato il massimo impegno e i risultati conseguiti grazie alla serietà, alla specifica professionalità, allo spirito di sacrificio dei magistrati del pool e alla profonda armonia tra i sostituti e la dirigenza, avevano dato vita a un’indagine che praticamente definivano una pietra miliare nella storia della magistratura, poi sottolineavano l’assoluta regolarità delle vicende processuali che il governo Berlusconi chiedeva di verificare, le indagini in casa Fininvest, il Dott. Confalonieri sembra desumere dal solo fatto che sono state promosse indagini a carico di persone in qualche modo collegate alla Fininvest un fumus persecutionis a prescindere da concrete censure al comportamento degli inquisiti.
Su Tele + gli inquirenti hanno fornito risposte esaurienti e documentate su tutte le questioni sollevate, pressioni su indagati per incastrare Berlusconi? Ne parla ancora adesso, dice che li tengono dentro perché facciano il suo nome, ugualmente gratuita è l’affermazione secondo cui si sarebbero pretese, per evidenti scopi politici, chiamate di correità calunniosa nei confronti del Presidente del Consiglio, accanimento contro Berlusconi e la Fininvest? Il lamentato accanimento investigativo, espressione di una pretesa strumentalizzazione politica del potere giudiziario, non ha trovato alcun riscontro nelle attività di indagine della Procura di Milano.
In conclusione le doglianze del Dott. Berlusconi appaiono prive di qualsiasi pregio, le censure e i magistrati del pool mosse dal Dott. Berlusconi alla fine degli accertamenti esperiti sono risultate pretestuose, manette facili? Nessun rilievo sotto questo aspetto può essere mosso ai magistrati milanesi, i quali non paiono avere esorbitato dai limiti imposti dalla legge, i provvedimenti custodiali, tra l’altro, sono stati spesso ulteriormente suffragati dall’ulteriore e decisiva prova della confessione dell’indagato e confermati dai G.I.P., dai tribunali del riesame e dalla Cassazione e neanche il risultato – scrivono ancora gli ispettori mandati da Berlusconi dentro la Procura di Milano – che le confessioni siano state in seguito ritrattate perché rese sotto minaccia di ulteriore protrarsi della detenzione e chi lo dice come Sgarbi dice falso, scrivono gli ispettori, non è possibile ascrivere quelle confessioni alle condizioni fisiche disumane nelle quali si sarebbero venuti a trovare molti indagati, alcuni dei quali suicidatesi, non è stata mai segnalata l’applicazione di regimi detentivi differenziati invece inaspriti rispetto alla generalità dei casi.
Conclusione, gli ispettori mandati da Berlusconi esaltano gli enormi meriti di un’inchiesta che rimarrà una pietra miliare nella storia giudiziaria del nostro paese, essendo servita a recuperare legalità e trasparenza nelle istituzioni e nella politica, meriti che i presenti accertamenti fugando ombre e dubbi prospettati in ordine a determinate vicende di cui alcune avevano colpito l’opinione pubblica, evidenziando la sostanziale correttezza dei magistrati del pool mani pulite con l’esclusione di qualsiasi anomalia o comunque di aspetti suscettivi di rilievo disciplinare, hanno finito con il rimarcare ulteriormente.

Questo è quello che ha già stabilito l’ispettorato del Ministero, l’autorità politica che ha investigato sulla correttezza dei magistrati di Milano e ha già fatto il suo dovere, oggi, 16 anni dopo, si vuole riscrivere quella storia confidando forse che qualcuno si dimentichi che quella storia è già scritta e quella storia è stata definita una pietra miliare nella storia giudiziaria di questo paese.

Il fatto che a proporla di riscriverla sia un noto imputato che sta cercando ancora una volta di salvarsi le chiappe, mi pare che si commenti da sé, passate parola!

Ps. Alcuni amici che hanno seguito il Passaparola di ieri (lunedi - n.d.Red. TA) mi fanno notare che, nel video diffuso da repubblica.it Silvio Berlusconi non dice che il pm De Pasquale “si è inventato la seguente storia: il reato di corruzione c’è quando il corruttore dà in soldi al corrotto”, ma lo critica per avere sostenuto che la prescrizione va calcolata dal momento in cui il corrotto spende i soldi della tangente, e non nel momento in cui li riceve. E questi amici hanno ragione: purtroppo mi ero fidato di una trascrizione del quotidiano la Repubblica (1° ottobre, pagina 6) che, rivedendo il video, appare scorretta. Già che ci sono, faccio notare che, anche dicendo la seconda cosa (e non la prima frase che erroneamente la Repubblica e poi il sottoscritto gli abbiamo attribuito), il premier riesce a pronunciare una castroneria. Infatti non è vero che la tesi del pm De Pasquale sia stata confermata in primo, secondo e terzo grado. E non è nemmeno vero che quella riferita da Berlusconi fosse la tesi del pm. Questi aveva sostenuto che i famosi 600 mila dollari della tangente a Mills furono messi a disposizione dell’avvocato inglese alla fine del 1999, ma entrarono nella sua disponibilità soltanto nel febbraio del 2000, in un tourbillon di conti, fondi e società estere che non sto qui a riepilogare (lo fa diffusamente il libro di Gomez e Mascali “Il regalo di Berlusconi”, ed. Chiarelettere). In primo e in secondo grado quel calcolo fu condiviso dai giudici del tribunale e della Corte d’appello, mentre la Cassazione, il 26 febbraio scorso, retrodatò la consumazione del reato al novembre 1999, e dunque la prescrizione al novembre 2009. E’ dunque falso quanto sostenuto dal premier, che vede nella conferma delle tesi del pm in primo, secondo e terzo grado la prova dell’”accordo fra i giudici di sinistra per sovvertire il risultato elettorale.

Fonte: BeppeGrillo.it

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... CONTINUES.

3) A disjunct, inefficient industrial complex which wastes tremendous amount of resources and energy. In the world today, with the advent of Globalization, it has become more profitable to import and export both labor and goods across the globe, than to produce locally. We import bananas from Ecuador to the US, bottled water from Fuji Japan, while western companies will go to the 3rd world to exploit cheap labor, etc. Likewise, the process of extraction, to component generation, to assembly, to distribution of a given good might cross through multiple countries for a single final product, simply due to labor and production costs / property costs. This is extreme inefficiency and only justifiable within the market system for the sake of “saving money”. In a sustainable society, the focus would be maximum efficiency. The production process is not dispersed, but made as centralized and fluid as possible, with elements moving the very least amount, saving what would be tremendous amounts of energy and labor, as compared to methods today. Food is grown locally whenever possible (which is most of the time given the flexibility of indoor agriculture technology today) while all extraction, production and distribution is logically organized to use as little labor/transport/space as possible, while producing the *best possible goods. (*see more below) In other words, the system is planned, to maximize efficiently and minimize waste.

TO BE CONTINUED ...

Author: Peter Joseph ; Source: The Zeitgeist Movement - Newsletter July 1st, 2010

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