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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 09/11/2010 @ 08:00:56, in ro - Stiinta si Societate, read 1219 times)

 Tehnica moderna, aflata intr-o continua cursa contracronometru, nu putea lipsi din parcurile de distractii. Aici, pentru amatorii de senzatii tari s-au inventat acele montagnes russes – un fel de trenulete aparent inofensive, dar dau fiori curajosilor pasageri. In ultimii ani, oferta in domeniu s-a diversificat in forme aproape de neimaginat.

„Taurul” de lemn

 Trenuletele despre care vorbim au de fapt o varsta respectabila, primele fiind construite la inceputul secolului al XIX-lea. Interesant este ca suportul de rulare – acea dantelarie cu multe curbe, suisuri si coborasuri bruste – era realizat din grinzi de lemn. O replica moderna, insa mult mai mare, a fost pusa in functiune de putin timp in parcul Six Flags Great Adventure, de langa New York. Se numeste El Toro si are inaltimea maxima de 55 metri, cat un imobil cu 18 etaje, „altitudine” de la care viteza maxima de coborare ajunge la 113 km/ora. Odata inceputa marea aventura, miile de grinzi incep sa trosneasca si sa scartaie din toate incheieturile, „melodie” deloc optimista, dar care e intotdeauna acoperita de urletele pasagerilor.

Cadere in vid

 Impresionanta alura lui El Toro, dar performantele sale nu se compara cu cele ale lui Kingda Ka, din acelasi parc american. Cu cei 139 metri inaltime, este cel mai inalt montagne russes din lume, coborarea facandu-se practic pe verticala, cu calea de rulare doar putin spiralata. Dupa ce e urcat in varful instalatiei, trenuletul e catapultat astfel incat in numai 3,5 secunde viteza lui de cadere ajunge de la 0 la 206 km/ora! Un adevarat sadism din partea constructorilor, cu care incearca sa concureze Gyro Drop, un „joc” oarecum similar situat intr-un parc din Seul, capitala sud-coreeana. O roata uriasa, pe care sunt asezate scaunele, este ridicata incet pe un pilon central, pana la 70 de metri. Ajunsa in varf, nacela e lasata sa cada in gol. Rezultatul: 120 km/ora in 2 minute.

Cu capul in jos

 Ridicarile la cer si caderile in vid cunosc si alte rafinamente. Japonezii il au pe Eejanaika, o roata verticala, pe marginea careia sunt montate scaune rotitoare. Nu are nici dimensiuni colosale, nici viteza deosebita, dar pe masura ce trenul isi urmeaza parcursul nacelele se rotesc in jurul propriei axe, facand ca pasagerii sa se gaseasca in 2 minute si 10 secunde de 14 ori cu capul in jos. La Yokohama, in schimb, se afla Diving Coaster Vanish, singurul montagne russe din lume care nu numai ca se plimba deasupra unui lac, ci isi transporta pasagerii si pe sub apa acestuia. Ca sa incheiem in aceeasi nota, il amintim si pe infricosatorul Insanity („nebunie”) din Las Vegas, asemanator intrucatva cu vechile „lanturi” din balciurile noastre de odinioara, care-si roteste clientii cu 60 km/ora, la 275 de metri deasupra orasului. Curata nebunie!

Autor: ADRIAN-NICOLAE POPESCU - Sursa: magazin.ro

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By Admin (from 09/11/2010 @ 11:00:11, in it - Scienze e Societa, read 3385 times)

In valdostano si chiama Votornèntse, e negli anni del fascismo era stata ribattezzata Valtornenza. Il nome di oggi, Valtournenche, a qualcuno potrebbe non suggerire nulla, come se si trattasse di un paesino sperduto e dimenticato dal mondo, in un’imprecisata zona montuosa del Nord Italia.

In realtà Valtournenche, borgo di 2200 abitanti della Valle d’Aosta, è un’affascinante costellazione di frazioni alpine, tra cui spiccano località invernali rinomate, celebri per le fantastiche piste da sci e le strutture turistiche all’avanguardia. Anche il paesaggio circostante contribuisce ad accrescere la magia del luogo: incastonato all’inizio della vallata, il nucleo abitato è distribuito lungo un pendio ripido, con un dislivello notevole che lo fa assomigliare a una suggestiva scultura nella roccia. Particolarmente importante nel Medioevo per i traffici commerciali che transitavano dal colle del Teodulo, Valtournenche conobbe la fama turistica che si merita all’inizio del XIX secolo, quando si sviluppò l’alpinismo e il Monte Cervino, parte del territorio comunale, iniziò ad affascinare alpinisti e sportivi di ogni genere.

In effetti la storia di Valtournenche è intimamente legata a quella di Cervinia, frazione comunale a cui deve gran parte del suo successo, località rinomata e dal nome noto a chiunque ami gli sport invernali. Raggiungibile dal cuore di Valtournenche tramite ovovia, Cervinia è abbarbicata alle montagne a 2012 metri di quota, alle pendici del Monte Cervino. Breuil-Cervinia (il nome completo della frazione) è tra le mete sciistiche più amate e conosciute dell’arco alpino, ed è collegata efficacemente con gli impianti di Zermatt, sul versante svizzero, dando vita a un unico ampio comprensorio, il Matterhorn Ski Paradise, con oltre 350 km di piste.

L’altitudine elevata fa sì che la stagione sciistica vada dall’inizio di novembre all’inizio di maggio, ma anche nei mesi più caldi si può sperimentare “lo sci estivo” sulle piste ghiacciate del Plateau Rosa, servendosi degli impianti svizzeri. La funivia Cime Bianche-Plateau Rosa è tra gli impianti di risalita più moderni, realizzata nei primi anni ’90, e colma un dislivello di ben 700 metri, ma il comprensorio è davvero sconfinato e le strutture sono numerosissime e all’avanguardia. Due cabinovie, due funivie, cinque seggiovie ad agganciamento automatico, quattro seggiovie a morsa fissa, una sciovia e un tappeto per gli sciatori alle prime armi vi consentiranno di raggiungere il tracciato più adatto a voi, in una sorprendente varietà di piste a vari livelli di difficoltà. Da non dimenticare lo splendido percorso per lo sci di fondo, che si snoda attraverso quello che, d’estate, costituisce uno dei campi da golf più elevati del mondo, il Golf Club del Cervino 18 buche.

Per migliorare ulteriormente l’offerta turistica di Valtournenche, ultimamente sono state apportate delle modifiche agli impianti, e i vecchi skilift sono stati sostituiti da seggiovie di nuova generazione: grazie all’efficienza delle strutture le piste non sono mai eccessivamente affollate e non ci sono lunghe file per risalire dopo la discesa. Infine, se non vi accontentate di una vacanza sportiva ma volete assaporare un pizzico di cultura, potete visitare la Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio, in una piccola piazza situata proprio nel cuore del paese. L’aria pacata e familiare dell’edificio e del suo scenario rendono la chiesa particolarmente suggestiva, e sulle pietre della piazzetta sono iscritti i nomi dei personaggi più famosi della storia diValtournenche.

A vivacizzare il paese in ogni stagione dell’anno ci sono le manifestazioni, gli eventi culturali e le feste popolari. Ogni anno, ad esempio, si svolge il festival cinematografico Cervino Cinemountain, e due volte l’anno il borgo è invaso dalle colorate bancarelle del mercatino dell’artigianato valdostano, un’ottima occasione per scoprire gli oggetti tipici e le tradizioni di questa terra generosa. In estate, quando la neve si ritira e i turisti possono ammirare un panorama magnifico, ricco di sentieri che aspettano di essere esplorati, nel centro del paese e nelle frazioni comunali si svolgono tanti eventi diversi, dalle attività sportive per grandi e piccoli alle proiezioni di film, passando per i concerti e gli spettacoli teatrali sotto le stelle.

Raggiungere Valtournenche non è difficile, grazie anche alla vicinanza di importanti aeroporti, come quelli di Milano Malpensa e Torino Caselle, e dei trafori del Monte Bianco e del Gran San Bernardo. Chi viaggia in auto può percorrere l’autostrada A5 Torino-Aosta e uscire a Chatillon-Saint Vincent, poi continuare per circa 21 km sulla strada regionale in direzione Valtournenche-Cervinia. Chi prende il treno può raggiungere la stazione di Chatillon-Saint Vincent, sulla linea Torino-Aosta, e proseguire con l’autobus per l’ultima ventina di chilometri. Infine gli aeroporti più vicini sono quello di Torino, a 118 km, quello di Milano Malpensa a 160 km e Milano Linate a 180 km, e quelli internazionali di Francoforte, Ginevra, Parigi e Zurigo.

Fonte: ilturista.info

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By Admin (from 09/11/2010 @ 13:00:36, in en - Science and Society, read 1274 times)

Mycologist Paul Stamets studies mycelium and lists 6 ways that this astonishing fungus can help save the world. Cleaning polluted soil, creating new insecticides, treating smallpox and maybe even the flu … in 18 minutes, he doesn’t get all the way through his list, but he has plenty of time to blow your mind. An audience favorite at TED2008. (Recorded February 2008 in Monterey, California. Duration: 18:18.)

Source: blog.ted.com

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By Admin (from 10/11/2010 @ 08:00:57, in ro - Stiinta si Societate, read 1199 times)

 Fascinati de „planeta rosie” si de enigmaticele sale „canale” pe care italianul Schiapparelli  le atribuia unei civilizatii hipertehnologizate, pamantenii au dorit mereu sa cucereasca acest astru care le insangera deseori cerul noptii. Si atunci cand au fost capabili sa o faca, nu au ezitat sa-si trimita emisarii intr-acolo. Dar, spre uimirea lor, toti acesti emisari – sonde spatiale si roboti teleghidati – au esuat in incercarile de a dezvalui secretele lui Marte, defectandu-se in mod inexplicabil. Un fenomen si mai ciudat a fost observat insa in cazul a doi roboti trimisi in anul 2004 pe planeta rosie si care, desi ar fi trebuit sa-si epuizeze de mult energia, continua sa functioneze, impulsionate de o forta enigmatica!

Pe 4 ianuarie 2004, robotul Spirit amartiza, urmat, trei saptamani mai tarziu de Opportunity isi incepeau periplul pe solul rosiatic. Cei doi roboti aveau o „durata de viata” de doar 90 de zile, in care urmau sa efectueze o serie intreaga de experimente stiintifice. Spre surprinderea generala astazi, la mai bine de patru ani de atunci, robotii functioneaza perfect!

„Niciodata nu ne-am imaginat ca vom putea dirija acesti roboti pe toata suprafata martiana. Cand i-am lansat, spuneam in gluma ca vor ajunge pana in Craterul Victoria, dar acum se afla deja acolo. Cu fiecare zi ce trece, suntem tot mai uimiti de ce se intampla cu robotii nostri”, spune Mark Lemmon, de la Universitatea A&M Texas, unde cele doua dispozitive au fost proiectate.

Atunci cand misiunea lor a inceput, celulele solare cu care robotii sunt inzestrati asigurau 900 wati/ora de energie electrica pe zi. In lunile ce au urmat, randamentul lui Spirit a scazut la 400 wati/ora zilnic iar al lui Opportunity la 500 wati/ora. Motivul era logic, in acceptia astronomilor NASA, avand in vedere acumularea de praf si nisip pe panourile solare. Dar apoi, spre nedumerirea oamenilor de stiinta, puterea lui Opportunity a inceput sa creasca, ajungand acum la peste 900 wati/ora!

Vortexurile de la suprafata martiana, o posibila explicatie

 „Este ceva incredibil, ai spune ca robotul a intrat intr-o spalatorie si tot praful de pe celulele fotovoltaice s-a curatat!”, admite Jim Erickson, de la Jet Propulsion Laboratory, din cadrul NASA. Pentru unii savanti, explica ar consta in vanturile martiene, care ar fi curatat panourile de praf, dar interesant e faptul ca fenomenul s-a produs mai pregnant in cateva nopti in care senzorii de la bordul lui Opportunity nu au anuntat cresteri semnificative ale vitezei vantului. Pe de alta parte, chiar surse din cadrul NASA au recunoscut ca, odata un strat foarte subtire de praf lipit pe celulele fotovoltaice, posibilitatea ca el sa se curete atat de bine este aproape nula. Asta daca pe Marte nu ploua!

O ipoteza de ultima ora incearca sa explice enigmatica „forta de pe Marte” facand o analogie cu asa-numitii „demoni ai prafului”, intalniti in desertul Arizona. Acestia sunt vortexuri formate din particule incarcate electric, care se depun pe orice obiect cu care intra in contact. Erickson presupune ca planeta rosie ar poseda campuri electrice atat de puternice incat produc un fel de scantei, in apropierea solului:

„Demonii prafului preiau sarcina electrica de la firicelele de nisip si tarana care se freaca unele de altele, intr-un vartej. Cand anumite materiale neobisnuite intra in contact, unul imprumuta celuilalt sarcinile negative (electronii). Particulele mai mici au tendinta de a se incarca negativ, luand electroni de la cele mai mari. Ca urmare, coloana centrala de aer cald care deplaseaza formatiunea transporta praful incarcat negativ in sus si lasa firele mai mari, incarcate pozitiv, sa se roteasca la baza, generand astfel un camp electric. Acest camp ar putea explica teoretic propulsia robotilor nostri de pe Marte.”

Autor: GABRIEL TUDOR - Sursa: Revista Magazin

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By Admin (from 10/11/2010 @ 11:00:13, in it - Scienze e Societa, read 2469 times)

Nel cuore delle Alpi "un'isola" intra montes: la Valle d'Aosta! Nel cuore di questa valle, Saint-Vincent occupa una centralità privilegiata, L'elegante monte Zerbion allungandosi in una sinuosa catena verso il colle di Joux e la rete de Comagne, ne delimita e protegge il territorio degradante, ad ondulazioni ampie, verso il corso della Dora Baltea. Una vasta e soleggiata conca accoglie la cittadina che, sebbene si sia enormemente ingrandita e modificata nel corso degli ultimi decenni, ha saputo mantenere e riqualificare il centro storico con attenti restauri.

Sono elementi caratterizzanti del paese la chiesa parrocchiale del XII secolo, il fiabesco Grand'Hotel Billia inaugurato nel 1908, il luminoso stabilimento termale realizzato nel 1960, il palazzo municipale del 1967, opera originale ed innovativa dell'architetto E. Viliani e il "Casino de la Vallée" che, con la sua parete vetrata, è specchio del panorama circostante. Saint-Vincent possiede un altro volto! Quello del mondo contadino e dei suoi villaggi rurali, dove, alle austere case in pietra, si contrappongono i "récar", preziose costruzioni lignee testimoni della passata civiltà alpestre legata alle culture cerealicole.

La preistoria della Valle, risale alla fine del quarto, inizio terzo millennio a.C.. Di questo e dei periodi successivi, si hanno testimonianze archeologiche. La civiltà Romana ha lasciato importanti vestigia ad Aosta (arco, porta, mura, teatro) e in tutta la regione. AI medioevo si ascrivono i castelli di Fénis, Verrès, Issogne, solo per citare i più famosi. Impronte di queste epoche sono presenti a Saint-Vincent: delle incisioni rupestri, un ponte Romano (I a.C.), del quale rimane, ancora ben ancorata alla roccia, la spalla sinistra, l'impianto termale (III d.C.) di un'abitazione privata. La romanica chiesa parrocchiale (XII d.C.) conserva una cripta di rara bellezza, affreschi del XV e XVI secolo e preziosi oggetti d'Arte Sacra. I villaggi della collina, testimoni straordinari di un passato di duro lavoro e di grande ingegnosità, hanno saputo conservare numerose strutture di uso comunitario: cappelle, forni, fontane, vasche e canali irrigui, nonché i récar.

Come arrivare? Saint-Vincent è raggiungibile in auto percorrendo l'autostrada A5 Torino-Aosta, dalla Svizzera utilizzando il Tunnel del Gran San Bernardo e dalla Francia mediante il Tunnel del Monte Bianco. In treno Da Torino e da Milano (via Chivasso) con fermata a Chatillon. In pullman Da Torino, da Milano, da Martigny e Vallese, dalla Savoia, da Ivrea e Canavese.

Fonte: Azienda di Accoglienza Turistica di Saint-Vincent

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I was born in the Soviet Russia in 1978. Now when I reflect on it, I believe I was born free into this wonderful world just like anyone else. I was born a human being with a life in me, intelligence, virtues, talents, ingenuity, and potential. I knew nothing about the country in which I was born into, which other countries it bordered with, which political, monetary, and social systems and agendas it followed, which war it was involved in at the time, which human beings it was depriving of homes and lives, which nations it hated and considered its enemies, what its religion and superstitions were, which laws its citizens were forced to abide by and what it will cost me in financial, intellectual, spiritual, and sexual means to be allowed to exist in that particular environment. The first breath I took, I became a Russian Orthodox female, born into the Soviet Union with an authority shouting out loud and confident that everyone never disregarded the fact that their lives, property, talents, and even thoughts belonged to the state. The first breath I took, I became a slave to a society, its culture, prejudices, and expectations. My freedom was suspended right then and I was well on my way to being transformed into a robot with as few aspirations, dreams, passions, beliefs, and principles of my own as possible; the obedient citizen who lacks critical, analytical, skeptical, and daring thinking; and a “drug addict” that doesn’t question the outside authority or norms of the society.

I believe many can envision a person put under hypnosis. The more I observed the world and its inhabitants, the more clearly I could recognize zombies moving around, overdosed on deceit, wars, blood, agony, misery, death, financial booms and busts, racism, sexism, patriotism, nationalism, antidepressants, reality shows, consumerism, super bowls, and video games to name a few; and drowning in their own fears, worries, insecurities, complexes, sexual frustrations and uncertainties; and what was puzzling to me, pleading for more.

Who is the magician and why on earth does his interest lie in such a boring and unrewarding activity? Who and why would want to surround himself with uninspiring and spiritless creatures that perish without ever discovering their talents, without ever bringing their share of greatness, brightness and sharpness to the table of our collective wealth of intelligence, wisdom and ingenuity, and making this world as strong, beautiful, prosperous, resourceful, progressive, and rewarding as it ought and could so much easily be so that we could all enjoy it, including the hypnotizer?

I do not know but I have a few thoughts on who or what it could be, how the world manipulated into insatiable killing, deceit, abuse, destruction and even self-hatred, and what is the benefit that the hypnotizer seeks.

What happens between that first breath of freedom we all take and the moment we are released from propaganda factories as highly qualified & specialized machines trained to follow precise instructions and react in certain ways when exposed to specific sounds, body shapes, colors, odors and flavors? Kings, queens, tzars, sultans, emperors, presidents & prime ministers, TV & radio sets, newspapers & magazines, literature & poetry, educators & parents mouths discharge a steady and contagious flow of hypnosis that flows into the ears of those who are tuned in, reaching, confusing and corrupting their minds and hearts. Some are faster and more susceptible to this deadly cancer than others. May I speculate that most of these sources and individuals manipulate the perceptions of others simply because they have been intimidated to do so by the hypnotizers of their own time and they should be considered victims of their own conspiracy and circumstances they find themselves in? I don’t believe that we should mistake all queens, tzars and others of blue blood, so they believe, for being the main generator of deadly poison. If we do, this will be an overestimation of their intellectual and character abilities. My observations could be wrong and conclusions made too early but I highly doubt presidents' exceptional or superior intellectual powers. I do believe that there is much randomness in every aspect of our life and the existence of our planet. However, I also believe that we are lead by some in certain directions. Do we doubt that we are manipulated into wars which allow a small clique of elites to make incomprehensible profits; divided & made to believe that one nation aims to destroy another? Or that one culture, race, sex, religion or intelligence is superior to another, while we are made frightened of another social class, allured into a financial bliss, taken advantage of and then let go crashing in a midst of the next bust; spirit broken into devastating acceptance of our own worthlessness and obediently enter of torture rooms or gas chambers, walk to a firing squad, acceptance of to be burned alive, hanged, stoned to death and or beheaded?

TO BE CONTINUED ...

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By Admin (from 10/11/2010 @ 15:46:00, in it - Osservatorio Globale, read 1753 times)

Oggi anonimi hanno forzato l'account Google di Byoblu.Com, impossessandosi di nome utente e password di tutta la galassia di servizi che ruotano intorno al gigante di Mountain View. Il blog ha perduto completamente ogni controllo sul profilo YouTube dove sono memorizzate le centinaia di produzioni multimediali realizzate in tre anni di lavoro intenso, visualizzate oltre 4 milioni di volte e a cui sono iscritte quasi 10 mila persone. Declino ogni responsabilità circa i contenuti che possono venire aggiunti, rimossi o postati a nome dell'utente YouTube 'byoblu'. 

 Non solo: non mi è più possibile accedere al mio account AdSense, dove sono ospitati gli (scarni) guadagni ottenuti con i banner del blog, e conseguentemente non ho più il controllo sul credito residuo e sulle transazioni. Allo stesso modo, non posso più entrare nel mio profilo Analytics, dove è possibile monitorare costantemente e con precisione gli accessi al blog. Subito dopo l'hacking iniziale, gli ignoti sabotatori hanno sostituito le credenziali di accesso. Ogni procedura automatica di recupero del controllo è fallita.

Per ora non mi risultano eliminazioni dei video sul canale YouTube, ma su molti dei contenuti più gettonati sono comparsi dei banner verdognoli che invitano a visitare siti che promozionano sistemi sicuri per vincere al gioco d'azzardo. Non è ancora chiaro se questo possa essere stato l'intento dei pirati informatici, che tuttavia hanno compiuto un gesto difficilmente compatibile con l'interesse di uno spammer che agisce al solo scopo di piazzare due o tre banner qua e là. Purtroppo, a quanto mi risulta, la mia casella di posta elettronica byoblu@gmail.com, insieme a tutte le comunicazioni intercorse in anni di intenso utilizzo, compresi i documenti, molti scambi di email che costituiscono le basi per alcune inchieste in divenire, codici seriali, ricevute, ricerche da completare, indirizzi, decine di numeri di telefono importanti, le vostre comunicazioni e Dio solo sa cos'altro ancora, sono stati cancellati mediante l'eliminazione totale dell'account. 

 Alcune procedure di recupero credenziali, infatti, se eseguite indicando byoblu@gmail.com come nome account producono un avviso di profilio inestente. Inoltre, inviare una qualsiasi comunicazione email al suddetto indirizzo risulta invariabilmente nel seguente messaggio di risposta dai server Google:


 Hi. This is the qmail-send program at xxxx.yyyyy.it.
 I'm afraid I wasn't able to deliver your message to the following addresses.
This is a permanent error; I've given up. Sorry it didn't work out.

:
209.85.227.27 does not like recipient.
Remote host said: 550-5.1.1 
The email account that you tried to reach does not exist.



 Questo può significare solo una cosa: chi si è impadronito del mio account ha cancellato l'account di posta elettronica con tutto il suo prezioso contenuto.  Il danno è incalcolabile. 

 Al momento, nonostante le ripetute segnalazioni e perfino l'invio di fax con la denuncia all'autorità competenti, da Google nessun segno di vita.Fonte: byoblu.com

 

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By Admin (from 11/11/2010 @ 08:00:49, in ro - Stiinta si Societate, read 1362 times)

 Am folosit pluralul, desi in scoala se vorbeste despre matematica. In realitate, domeniul reprezinta un ansamblu de stiinte reunind aritmetica, geometria, probabilitatile etc. Toate studiind cantitatea si ordinul, elementele abstracte si relatiile dintre ele: numere, functii, figuri geometrice. De unde vin toate acestea?

Refuzul de a numara

Populatia braziliana mundurucu uimeste de cativa ani lumea stiintifica, prin mentalitatea si modul de raportare la realitatea care implica folosirea limbajului si a unor elemente aparent banale de natura matematica. De-a dreptul socant e faptul ca membrii sai – aflati de vreo doua veacuri in contact cu albii – refuza, efectiv sa invete numaratoarea. Limba lor nu contine cuvinte pentru a numara, decat pana la 3 sau 4.

De ce nu ar avea nevoie de asa ceva, din moment ce primesc de la guvernul federal alocatii sub forma de bani? Raspunsul e la fel de surprinzator: pentru ca pur si simplu refuza invatarea elementelor abstracte. Probabil, instinctiv, intrucat cercetatorii se refera la un aspect extraordinar de important. Invatarea in sine se realizeaza printr-o reciclare neuronala, o „realocare” a anumitor zone cerebrale in vederea indeplinirii unor noi sarcini. Pastrand proportiile, ar fi ceva ca un transfer dintr-un serviciu in altul. Mai departe, apare ideea ca trecerea la calculul aritmetic exact, pentru populatia de tipul mundurucu, ar insemna pierderea simtului simetriei.

Simetrie, adica supravietuire

Da, simetria este indispensabila capacitatii de orientare si de identificare a unui animal salbatic; deci este indispensabila supravietuirii in jungla. Calculul aproximativ e strans legat de corp si de simetria acestuia. Se raporteaza de obicei cantitatile la partile corpului (degetele reprezinta doar un caz particular). La mundurucu, exista pentru cifra 3 cuvantul „ebapug” care inseamna „doua brate plus” unul.

De altfel, si pluralul lipseste din limba lor, ca si cum ansamblul sistemului cognitiv (calcul, limbaj) ar fi fost astfel structurat incat sa faca imposibil calculul exact. Problema s-ar putea lega de urmatoarea dilema a acestor indieni amazonieni: ori numara in mod exact, ori supravietuiesc in mediul lor natural. De unde si nevoia urgenta de a cauta o serie de masuri practice, pentru asigurarea supravietuirii speciei umane, in functie de mediul in care traieste.

Si animalele gandesc la fel!

Cu incepere cam din anii ’50, s-a observat ca simtul numerelor exista la numeroase alte specii decat omul. De pilda, cobaii antrenati corect, pentru a obtine hrana, trebuie sa apese de un anumit numar de ori pe un prim buton, apoi o singura data pe un al doilea. Astazi, studii tot mai perfectionate atesta ca numarul este acela care determina alegerea animalului. In 2005, la Universitatea Princeton li s-au prezentat unor maimute imagini cu fete ale unor congeneri aflati pe cale sa strige; doi sau trei.

In acelasi timp, o banda sonora difuza strigatele scoase de doua sau trei primate. Concluzia: animalul e in mod sistematic mai interesat de un film in care numarul de strigate corespunde numarului fetelor. Ceea ce demonstreaza capacitatea indivizilor respectivi de a detecta corespondenta numerica dintre elemente prezentate in fel diferit. Altfel spus, avem de-a face cu o reprezentare mentala a numarului, la maimute.

De altfel, cimpanzeii - inainte sa-si agreseze un adversar – evalueaza mai intai daca potentialele lor ajutoare ar fi suficient de numeroase. Comportament observat si la delfini, si la lei. Conform cercetatorilor, inca o dovada ca intuitia aproximativa  a numerelor in lumea animalelor este absolut necesara supravietuirii.

Autor: ADRIAN-NICOLAE POPESCU - Sursa: magazin.ro

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By Admin (from 11/11/2010 @ 11:00:02, in it - Scienze e Societa, read 2297 times)

Il grande massiccio del Monte Bianco domina tutta la parte teminale della Valle d'Aosta. Dall'alto dei suoi 4.810 m (in realtà la quota cambia in base all'accumulo di neve) il gigante bianco offre panorami superbi lungo le due valli di Ferret e Veny, oltre alla confluenza delle quali sorge Courmayeur, a 1445 m di altitudine, una delle località sciistiche più importanti delle Alpi, sia per lo sci tradizionale che per lo snowboard.

 

Courmayeur si trova vicino all'ingresso del Tunnel del monte Bianco, il traforo di 11 km che collega l'Italia con la Francia ed in particolare con la località di Chamonix.

 

L'ingresso della galleria si trova più esattamente a Entreves, mentre nelle vicinanze a Lapalud si trova la stazione di partenza della funivia che sale all'Auguille du Midi, per poi discendere sul versante francese, con il collegamento che era l'unica possibilità di passaggio prima dell'apertura del traforo stradale.

A Courmayeur ci sono possibilità di praticare lo sci alpino, con tantissimi impianti di risalita ed anche lo sci di Fondo lungo le belle valli che costeggiano il massiccio.

 

Il comprensorio di sci alpino ha dei numeri che parlano da soli, come ci mostrano i dati tecnici:
26 piste di cui 4 nere, 12 rosse e 7 blu per un totale di oltre 100 km di tracciati a disposizione.
La portata oraria totale degli impianti è pari ad oltre 235.000 sciatori.

 

Il comprensorio è servito da 252 cannoni per innevamento programmato, mentre le postazioni per attacco dei cannoni sono in totale 389. I cannoni servono circa il 14 km delle piste disponibili, garantendo divertimento a tutti gli sciatori anche nel caso di mancanza prolungata di precipitazioni. Gli impianti arrivano fino alla quota di 2.755 della Cresta d'Arp, e partendo da questa cima si hanno circa 1.300 m di dislivello massimo, perfetti per chi ama discese prolungate.

Courmayeur è anche il regno del fuori pista. Qui ci sono tracciati di elevata spettacolarità, come scendere al di là dello spartiacque lungo la Mer de Glace, fino a Chamonix, ma ci sono percorsi mozzafiato lungo la Val Veny e nella zona in direzione di La Thuile. Per gli appasionati di fondo, sono disponibili 5 anelli con diversi livelli di difficoltà. A detta degli esperti le piste della Val Ferret sono tra le più belle d'Europa.

 

Cosa fare a Courmayeur oltre che sciare? La città offre occasioni di sport alternativi e occasioni di divertimento, oltre che a moltissimi negozi di prestigio.

Per chi non si accontenta delle piste consigliamo il Fun Park Dolonne, dove è possibile divertirsi come pazzi sulla neve.

 

Il Courmayeur Sport Center è invece una delle strutture d'alta montagna meglio attrezzate e innovative. Qui è possibile fare sport per 11 mesi all'anno con apertura continuata 10:00 / 21:00.

 

Tra le varie proposte il centro è attrezzato per siddisfare i desideri degli appassionati di Arrampicata, Curling, Fitness, Calcetto, Golf Indoor, Rafting, Pattinaggio, Tennis e Squash.

 

A Courmayeur esiste una bella piscina coperta a Prè-Saint- Didier, competa di sauna e scivolo da 60 m. Da segnalare anche le belle Terme di Pré.

Fonte: ilturista.info

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L’11 novembre si terrà a Seul il summit dei venti Paesi più industrializzati (il G20). L’agenda dell’incontro prevede, in sostanza, tre punti da affrontare: le nuove regole della finanza (le cosiddette Basilea 3), la politica monetaria e la guerra delle valute e, infine, gli squilibri economici che rischiano di stroncare la ripresa.

Su Basilea 3 non c’è molto da dire, visto che tutti i Paesi si sono detti d’accordo; della guerra delle valute abbiamo già parlato su queste pagine. Resta dunque la questione degli squilibri economici, l’argomento forse più caldo del summit.

Il problema vede contrapposti due fronti: da un lato i Paesi che consumano troppo, dall’altro quelli che risparmiano troppo. I primi, Stati Uniti in testa, sono quelli che stanno vedendo una ripresa più debole, e che quindi rischiano di non passare indenni un nuovo rallentamento dell’economia nei prossimi mesi; i secondi, invece, sono Germania, Cina e altri Paesi asiatici, che invece, grazie a politiche di bilancio e monetarie certo un po’ egoiste, ma anche virtuose, stanno conoscendo tassi di crescita piuttosto elevati.

I Paesi del primo tipo chiedono a quelli del secondo tipo di introdurre politiche che inducano i propri cittadini a spendere di più, ma non è nell’interesse di tali Paesi farlo. Nella pratica, scrive Roberto Perotti sul Sole 24 Ore, alla Germania viene chiesto di attuare politiche di bilancio meno virtuose; alla Cina di rivalutare lo yuan; ai Paesi asiatici di fermare l’accumulazione di riserve. Si tratta di richieste molto deboli: ai Paesi forti si chiede, in sostanza, di condividere la crisi dei Paesi in bilico.

La Germania risparmia molto perché ha attuato riforme che hanno reso possibile un elevato avanzo delle partite correnti (il che significa elevate esportazioni, come evidenziato qualche settimana fa); la Cina non rivaluta lo yuan perché ciò deprimerebbe le esportazioni e manderebbe sul lastrico (quasi letteralmente) miliardi di persone; chiedere poi ai cinesi di risparmiare di meno significa chieder loro di distruggersi, in quanto è solo con il risparmio che essi possono acquistare una casa, pagare le spese sanitarie e permettersi una pensione quando saranno inabili al lavoro, visto che il welfare cinese è ancora sottosviluppato; infine i Paesi asiatici accumulano riserve perché non possono permettere che si ripeta ciò che accadde negli anni Novanta: Paesi come Thailandia, Indonesia e Corea del Sud, proprio per mancanza di riserve valutarie, non riuscirono a sostenere gli attacchi speculativi contro le loro monete. La svalutazione provocò il ritiro dei capitali esteri, e ciò si tradusse in una devastante crisi sia finanziaria che economica, ben peggiore anche di quella mondiale che stiamo vivendo in questi anni.

Appare ovvio che esistano squilibri fra i due tipi di Paesi sopra menzionati, ma non è certo chiedendo a quelli “bravi” di essere meno virtuosi che tali squilibri verranno risolti. Anzi tale richiesta risulta essere debole perché si chiede ai giocatori in vantaggio di attuare una strategia perdente prospettando loro un (peraltro solo ipotetico) vantaggio nel lungo periodo.

L’unico campo di intervento in sede di G20, insomma, appare essere quello valutario, che forse offre gli squilibri meno accettabili. Ma sul resto la prospettiva va rovesciata: i Paesi che consumano troppo devono smettere di farlo ben oltre le proprie possibilità. La crisi finanziaria globale, tra le altre cose, ha fra le sue cause proprio i debiti contratti da persone che non potevano pagarli (gli ormai storici subprime). Sarebbe una svolta storica quanto impopolare soprattutto per gli Stati Uniti, Paese consumatore per eccellenza (2/3 del PIL è composto da consumi privati). Va detto che, proprio secondo uno di questi indicatori, i consumatori americani si stanno già abituando a consumare meno.

Lo stesso indicatore (anticipatore) prevede, però, che la stagnazione (se non la recessione) potrebbe durare ancora fino al 2012. Č dunque indispensabile cominciare a cooperare per evitare un simile disastro, ma non è certo con pretese assurde che i problemi del mondo verranno risolti. Da Seul potrebbero comunque provenire raggi di luce se i Paesi concorderanno, quanto meno, sul fatto che sia necessario lavorare su soluzioni condivise: se la storia è maestra di vita, non può non essere ricordato che la crisi finanziaria e gli squilibri economici negli anni Trenta furono aggravati proprio dal fatto che i Paesi non cooperarono e anzi si chiusero a riccio nel protezionismo.

Un’esperienza che non possiamo permetterci di ripetere.

Scritto da Giovanni De Mizio - Photo by Presidencia de la Nación Argentina (Presidencia de la Nación Argentina) [CC-BY-2.0],via Wikimedia Commons

Fonte: dirittodicritica.com

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