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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Dupa turul de forta executat de presedinte in ultimele zile, interviuri, conferinte de presa si prezente in emisiuni ale posturilor publice de radio si televiziune, Traian Basescu a reusit sa transmita in sfarsit ideea de baza a prezentului.

 

Tara este pe buza prapastiei, eroul Boc se straduieste din greu sa o scoata la liman, exista speranta, insa Opozitia nu le da pace si nu se lasa pana nu baga Romania in derapaj.

Pentru orice om cu mintea intreaga si sanatoasa, dotat cu minima inteligenta, necesara pentru a exersa acte obisnuite precum mancatul sau mersul biped, afirmatia lui Traian Basescu ca Opozitia si doi moguli se fac vinovati pentru colapsul in care se pregateste sa intre Romania trebuie sa ramana maxim o gluma proasta, daca nu chiar o declaratie cu totul si cu totul iresponsabila.

O judecata care poate fi usor incadrata ca un atac la adresa democratiei insasi si a statului de drept, asa cum sunt aceste concepte cunoscute si exersate in toate tarile civilizate ale lumii. Sa lasam deoparte placerea perversa a politicianului Traian Basescu de a isi justifica si explica esecurile si nerealizari dintotdeauna prin prisma celor care nu l-au lasat sa faca. In cazul lui mereu a fost cineva care i s-a opus si din cazua caruia nu a reusit nimic.

Ca si cum existenta Opozitiei nu ar fi prima regula de baza a unei democratii. Si ca si cum incercarea de a opri unele initiative ale Puterii, despre care tu - Opozitie - crezi ca sunt abuzive, nu sunt in slujba cetateanului sau in numele interesului national, nu ar fi principiul de baza al oricarei democratii, oriunde ar fi ea aplicata in lume. Nu insa si pentru presedintele nostru.

Pentru Traian Basescu Opozitia este toxica, maligna si prin insasi existenta ei, prin exercitarea dreptului de a i se opune Puterii, il deranjeaza si il incomodeaza. Ea este de vina ca Boc a trebuit sa taie salariile bugetarilor, sa impoziteze pensiile, sa creasca TVA-ul si sa reduca concediile de maternitate. Opozitia este vinovata si pentru prezentul catastrofal pe care ar il traim, si pentru haosul politicilor de guvernare si va fi, cu siguranta, de vina si pentru tot raul care va urma sub mandatul lui Traian Basescu.

In acest caz, daca Opozitia pune in pericol existenta statului roman, daca doi oameni de afaceri si doi politicieni pericliteaza viitorul Romaniei, de ce nu sunt ei scosi in afara legii si interzisi sa isi mai propage malefica otrava. Daca insasi ideea de Opozitie il incomodeaza pe presedinte si ameninta Romania de ce nu voteaza majoritatea parlamentara excluderea Opozitiei din Parlament. Pentru ca daca salvarea Romaniei sta in linistirea oricarei urme de opozitie in fata actualei puteri, sa nu sacrificam viitorul nostru si al copiilor nostri de dragul unei iluzii a democratiei.

Dupa ultimele manifestari si declaratii, lui Traian Basescu ii poate fi adresata din nou intrebarea cu "camasa de forta", pe care un ziarist o formula - e adevarat intr-un mod mai putin elegant - zilele trecute in legatura cu ce a reprezentat acordul cu FMI pentru romani. Asadar, domnule Traian Basescu cine credeti ca are mai mare nevoie de o "camasa de forta" - Opozitia, Puterea, poporul roman sau cel care detine intreaga putere in stat?

Sursa: ziare.com

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By Admin (from 16/12/2010 @ 16:00:38, in it - Osservatorio Globale, read 2354 times)

La notizia ha già fatto il giro del mondo: Julian Assange è stato arrestato in Inghilterra per un presunto stupro consumatosi l’estate scorsa in Svezia.
Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, nel dirsi soddisfatto del risultato, lo ha rivendicato come un successo della diplomazia internazionale: «Era ora, per fortuna l’accerchiamento internazionale ha avuto successo».

La dichiarazione del nostro ministro degli Esteri è di inaudita gravità e tale da rendere indispensabile che Frattini riferisca immediatamente in Parlamento sull’accaduto e, probabilmente, che rassegni le sue dimissioni.

Julian Assange è, allo stato, un cittadino australiano, che si è consegnato alla giustizia inglese perché destinatario di un mandato di cattura emesso in relazione ad un presunto episodio di stupro che si sarebbe consumato in Svezia la scorsa estate.
Niente di tutto ciò legittima l’operazione di “accerchiamento internazionale” che secondo le parole del nostro ministro avrebbe consentito di pervenire a tale risultato.
Sul punto, pertanto, è innanzitutto necessario che il ministro sia, senza ritardo, chiamato a riferire in Parlamento perché chiarisca se davvero l’Italia ha preso parte a questa manovra di “accerchiamento internazionale” ed in cosa tale operazione sia consistita.

In una pressione sulle Autorità britanniche? In un lavoro di intelligence? In indebite pressioni su soggetti economici affinché chiudessero l’ossigeno a Julian Assange?

Non c’è nessun dubbio che i cittadini italiani abbiano diritto di conoscere la verità sull’attività di “accerchiamento” cui il nostro Governo avrebbe preso parte e sarebbe davvero il colmo se dovessero apprenderla attraverso nuovi cablogrammi diffusi da Wikileaks.
A Julian Assange, sin qui, non è stato contestato alcun reato tale da legittimare, alla stregua del diritto internazionale, l’accerchiamento del quale parla il ministro ed in assenza delle accuse di stupro provenienti dalla Svezia, il fondatore di Wikileaks, sarebbe un uomo libero e innocente sino a prova contraria.

Persino lo statuto della corte penale internazionale, prevede, che a quanti si macchino di orrendi delitti quali crimini di guerra, genocidi o crimini contro l’umanità, sia riconosciuto il diritto ad un giusto processo che, naturalmente, inizia con un’accurata fase di indagini e, quindi, con la formalizzazione di uno o più capi di accusa.
Che Assange ed i suoi abbiano torto o ragione, non è dubitabile, che, l’ordinamento internazionale, riconosca loro il diritto ad un giusto processo, privo di ingerenze politiche.

Se, pertanto, la comunità internazionale – Italia inclusa – ha promosso un’azione di “accerchiamento internazionale” nei confronti di Assange ha dato vita ad un’attività di “persecuzione”, per ragioni, evidentemente, politiche, rendendo configurabile – almeno a livello di tentativo – quello che proprio l’art. 7 dello Statuto della Corte Penale internazionale, qualifica come un “crimine contro l’umanità”.
Ci troveremmo, dunque, dinanzi ad una diplomazia internazionale che punta l’indice contro Assange e lo definisce un “criminale” pur senza avere il coraggio di formalizzare, nei suoi confronti, nessuna accusa, rendendosi, così, rea – lei si – di un crimine contro l’umanità.

In assenza di chiarimenti, pertanto, allo stato, il ministro degli esteri italiano, avrebbe rivendicato la possibile commissione, da parte della comunità internazionale, di un’attività di persecuzione politica, vietata dal diritto internazionale.

Le dimissioni del ministro degli esteri sarebbero un atto dovuto.

Si tratta di una vicenda che non può essere lasciata passare in sordina soprattutto perché, come ho già scritto, il reale obiettivo della diplomazia internazionale non è – né può essere – Julian Assange ma, invece, il diritto a sapere di tutti, contrapposto al preteso diritto al segreto di pochi.

Sono le regole dell’informazione del XXI secolo che, in queste ore, si stanno trascinando sul banco degli imputati e contro le quali si sta celebrando un ignobile processo politico, iniquo ed ingiusto che, peraltro, non risponde all’interesse dei cittadini ma solo ed esclusivamente a quello di un nugolo di uomini che, sin qui, ha amministrato la cosa pubblica, utilizzando il segreto come strumento di potere.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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By Admin (from 16/12/2010 @ 21:12:05, in en - Global Observatory, read 1569 times)

 Ben Stansall/Agence France-Presse — Getty Images - The WikiLeaks founder Julian Assange was released on bail on Thursday by the High Court in London.

Following the Crown Prosecution Service's decision to appeal the bail granted on Tuesday by the Westminster Magistrates' Court, another hearing will take place today at 11:30 GMT at the High Court.

Peter Alexander of NBC News noted on Twitter that "Assange lawyer says defense has collected $315K bail. He's free if appeal's denied." The court had requested on Tuesday that the full bail amount be presented in cash.

Journalists present at the court, including a team from The Guardian, report that Julian Assange and his legal team have already arrived at the court for the hearing, which is expected to take two hours. It is unclear at this point whether live updates via Twitter will be allowed from the courtroom, as was the case at Tuesday's hearing.

In the meantime, please don't miss Peter Kemp's continued legal analysis of the bail and extradition arguments: Extradition Part 2--Bail, and Bail Arguments and the Appeal.

Update 1: Justice Ouseley has ruled that no Twitter updates will be allowed from the courtroom today, reports The Guardian's Luke Harding.

Update 2: The Guardian's Luke Harding quoted Justice Ouseley as saying, "The history of the way it [the case] has been dealt with by the Swedish prosecutors would give Mr Assange some basis that he might be acquitted following a trial." According to Mr Harding, "the case is looking good" for Julian Assange.

Update 3: The prosecution's appeal has been denied, reports Channel 4. Julian Assange has been granted bail, on slightly modified conditions compared to those specified at Tuesday's hearing, namely additional sureties, reports Guy Rundle for Crikey.

The next extradition hearing will take place on January 11.

According to testimony at Tuesday's hearing, Julian Assange will stay at the estate of Captain Vaughan Smith, founder of the Frontline Club. You can read Mr Smith's exclusive piece in yesterday's Independent, explaining his support for Julian Assange and WikiLeaks, concluding: "If to fight for this country we will have to fight for its fundamental principles of justice then I declare my position in the ranks."

Update 4: Guy Rundle reports that hearing costs have been awarded against the Crown Prosecution Service.

Update 5: After the formalities were completed, Julian Assange was released today at 6pm London time. He gave a short speech on the steps of the High Court, thanking supporters, his lawyers, members of the press "who were not all taken in," and the British justice system. He called on people to support those facing conditions harder than he did in prison, and promised to continue his work and reveal the evidence behind the allegations.

A video of the statement is available via the New York Times.

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By Admin (from 17/12/2010 @ 08:00:40, in ro - Stiinta si Societate, read 1308 times)

 Doi cercetatori de la Muzeul de istorie naturala din Paris radiografiaza specimene de peste-coelacant, vechi de 390 de milioane de ani, pentru a realiza un model in trei dimensiuni in scopul de a determina locul acestui animal in evolutia speciilor.

Unul dintre „pacienti”, pescuit in largul insulelor Comore, cu o lungime de 1,5 m si 60 kg, se afla pe o masa de examinare, fiind investigat cu ajutorul scanerului. Corpul sau naclait degaja un puternic miros de formol, in care a stat scufundat timp de patru ani. Din inotatoarele sale au ramas doar oasele iar pântecele ascunde o relicva de plamân.

Coelacantul este un animal bizar; o enigma pentru stiinta. Cu atât mai mult cu cât se stia ca a disparut odata cu dinozaurii, in urma cu 65 milioane de ani. Iata ca lucrurile nu stau asa: acesti pesti au continuat sa sfideze timpul, supravietuind in mici grupuri in apele adânci ale Oceanului Indian.

Doi cercetatori de la Muzeul de istorie naturala din Paris s-au deplasat recent intr-un spital, pentru a radiografia specimenul, urmând astfel unul dintre cele mai pasionante proiecte legate de aceasta „fosila vie”: realizarea unui model in trei dimensiuni (3D) al ansamblului organelor pestelui, pentru a-l putea compara cu specii mai recente si pentru a determina locul pe care-l ocupa in arborele stufos al evolutiei.

Tainele unei relicve

Cum au reusit pestii sa iasa din ape? Ce specii au dat nastere primelor tetrapode, ai caror descendenti indepartati suntem? Iata doar doua dintre intrebarile care-i framânta pe oamenii de stiinta. Prin anatomia si vechimea sa - 390 milioane de ani - coelacantul poate oferi o mare parte din raspunsuri. Un peste de adâncime care detine informatii capitale despre vietuitoarele de pe uscat. Una dintre caracteristicile extraordinare ale animalului o constituie inotatoarele, care nu seamana cu cele ale pestilor clasici.

Sunt atasate direct pe corp si se prezinta sub forma unui lob carnos cu schelet osos. Succesiunea oaselor aminteste de humerus, cubitus, radius, in inotatoarea pectorala, si de femur, tibie, peroneu, in inotatoarea pelviana. Nici un organism nu se prezinta in acest mod. E interesant de stiut cum s-a produs transformarea inotatoarei. O alta caracteristica unica o constituie prezenta in mijlocul abdomenului a unui diverticul cu o lungime de 8 cm, in locul plamânului.

Nu se stie de ce a avut loc aceasta regresie. Deocamdata e loc doar de ipoteze. Una dintre acestea se sprijina pe existenta unui organ pe care doar coelacantul il poseda: un manson umplut cu grasime care ocupa cavitatea abdominala invecinata. Fata de pestii clasici, acest animal nu are vezica inotatoare care sa-i asigure flotabilitatea. In locul ei, foloseste acest organ, ca balast. Probabil ca la inceput avea un plamân functional, care a regresat intr-o anumita perioada a evolutiei. Motivul? Necunoscut.

Un blestem ancestral?

Prima radiografie a pestelui, realizata in 2005, s-a dovedit a fi cvasi-utilizabila si asta datorita prezentei in intestin a unei mase dure, stralucitoare, care altera o parte din imagini. A fost nevoie sa se faca o incizie in animal (in aprilie 2007), pentru a extrage ceea ce s-a dovedit a fi o masa de materii fecale mineralizate, dupa care s-a reluat scanarea.

In laborator a fost adus un al doilea exemplar, o femela. Si, surpriza! De asta data, ficatul a fost cel care a afectat imaginile. Specialistii n-au indraznit sa deschida animalul, intrucât era singura femela completa de care dispunea muzeul. O problema care in acest moment nu poate fi rezolvata pentru a se continua investigatiile. Alte exemplare nu pot fi obtinute intrucât e interzis pescuitul de coelacant in Comore, chiar si cel in scopuri stiintifice (pâna in prezent, nici un exemplar n-a supravietuit in apele de suprafata sau in captivitate). Se pare ca cei care se intereseaza de acest peste se confrunta cu o serie de neajunsuri. Se vorbeste chiar de un „blestem” al coelacantilor!... Fiecare epoca are un Tutankamon al sau...

Flash-back istoric si sentimental

Redescoperirea acestui peste marcheaza o poveste care a inceput in 1938 in Africa de Sud, unde a fost capturat un exemplar, expediat custodelui Muzeului East London. Pestele e desenat si trimis unui ihtiolog. Acesta ramâne inmarmurit, vazând imaginea unui animal care... a disparut in urma cu 65 milioane de ani! Dupa 14 ani plini de peripetii, e capturat un al doilea exemplar, in Comore, de asta data.

Ihtiologul marturiseste emotionat: „Am ingenuncheat pentru a privi pestele cât mai de aproape si, in timp ce-l mângâiam, mi se scurgeau lacrimi pe mâini”. De atunci, au fost capturate 200 de specimene, fiind conservate, in mare parte, in muzee din lumea intreaga sau in colectiile particulare ale unor „nababi”. Printre care cea a fostului dictator Saddam Hussein sau a celebrului bogatas, Aga Khan, care au platit o mica avere pentru câte un exemplar.

Un proiect continuu

Exemplare complete pastrate sunt rare. Majoritatea pestilor au fost disecati in sectiuni histologice fine, care au oferit o imagine completa a animalului, dar care nu i-au ajutat pe cercetatori sa compare dispunerea organelor, sa inteleaga cum au evoluat aceste animale. Acest lucru devine acum posibil prin realizarea unor modele virtuale 3D ale oaselor si muschilor si compararea lor cu cele ale tetrapodelor. O munca ce va dura ani de zile.

Dupa ce proiectul va fi finalizat, echipa de cercetatori va repeta experienta cu o alta specie de pesti (dipnoi), din aceeasi „generatie” cu coelacantul, care au capacitatea de a respira si in apa, si in aer, datorita legaturii dintre branhii si plamâni. Studiile comparative (legate de cele doua specii) ar putea furniza informatii capitale referitoare la momentul crucial in care unele animale au parasit viata acvatica in favoarea destinului terestru.

DORIN MARAN - revista Magazin

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By Admin (from 17/12/2010 @ 10:00:12, in en - Video Alert, read 1347 times)

J.D. is annoyed that Turk's games always end up with him winning. In return he wants to play "tip over the rubbish bin" much to the annoyance of Janitor. Dr. Cox doesn't like that J.D. gave Mr. Hoffner lots of medical options, including surgical. As a surgical consult, Turk advises Mr. Hoffner to do the surgery which makes J.D. upset because he would prefer to treat him medically. Mr. Hoffner opts for surgery. When J.D. goes to talk to Dr. Cox about his decision, Dr. Cox doesn't have time to listen. J.D. in turn talks to Mr. Hoffner himself who says he made the decision himself, based on advice from other people, including Janitor. When J.D. is trying to convince his next patient that he should go the medical route, he is convinced by J.D.'s new confidence - and a thumbs up from Janitor.

Elliot tries to impress Sean

 

Elliot's patient, Sean Kelly, immediately attracts her. Elliot flirts with Sean on the cardiograph and finds out he is single. Elliot takes Carla away and asks why Sean didn't ask her out, even though she told him she was single. Carla tells her to wait and see what happens but shortly afterward he gets released. When Elliot gussies up to impress him, Laverne informs her that she needs to immediately see a patient. When she is through, she is covered in trash including poo, which leads into an awkward conversation about poop with Sean. In the parking lot, Elliot chases after Sean but is splashed by a puddle. She tastes it to prove it's not poo to Sean, she pulls him in for a kiss and makes him ask her out.

 

Dr. Cox is really happy with the coffee made by a special nurse even though Carla mentions Dr. Kelso has just fired two nurses. Dr. Cox tells Dr. Kelso it was wrong to fire two good nurses, and in turn Bob fires the coffee nurse and Carla blames Perry for arguing with him. The nurses are upset about the extra workload, and give Dr. Cox the cold shoulder.


Read more: http://scrubs.wikia.com/wiki/My_Way_or_the_Highway#ixzz14hOWo7j4

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By Admin (from 17/12/2010 @ 12:00:48, in it - Scienze e Societa, read 1557 times)

Romantici specchi d'acqua dolce, freschi e limpidi, con verdi e soleggiati prati rivieraschi e magari qualche barchetta a remi che invita a scoprire la sponda opposta. Sono i laghi balneari dell'Alto Adige, piccoli gioielli della natura che sembrano spuntare come d'incanto qua e là in mezzo al paesaggio.

 

Gioielli come lo sono ad esempio i due laghi di Monticolo in mezzo ai boschi dell'Oltradige, con uno splendido lido attrezzato con vasca riscaldata, trampolino e reparto bambini con maxiscivolo. Un piccolo paradiso per i bagnanti e per gli amanti della natura è il laghetto di Fiè, situato a 1.036 m a Fiè allo Sciliar e un vero passaparola è anche il lago di Favogna, nella bassa atesina.

Poi, ovviamente, c'è il lago di Caldaro, che con i suoi 147 ettari è il più grande tra i laghi naturali altoatesini. Con l'acqua che spesso raggiunge una temperatura di 28 °C, questo splendido lago balneare circondato da vigneti è uno tra i più temperati dell'arco alpino.

Oltre ai laghi balneari veri e propri, ci sono poi alcuni piccoli laghetti naturali adibiti alla balneazione, alimentati con acqua potabile che rimane pulitissima grazie all'effetto filtrante del ghiaino e della vegetazione acquatica e rivierasca adeguatamente scelta e curata. Attualmente di questi laghetti in Alto Adige ce ne sono quattro e si trovano a Dobbiaco, a Campo Tures (il primo del genere in Italia), a Luson e a Gargazzone. Per saperne di più cliccate su laghetti balneari naturali in Alto Adige.

Fonte: dolomiten.eu

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Turismo Associati has shared a video with you on YouTube: "Who is Silvio Berlusconi?"

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By Admin (from 17/12/2010 @ 16:00:12, in it - Scienze e Societa, read 2152 times)

di Andy Greenberg

Che lo ammiriate o che lo ingiuriate, Julian Assange di WikiLeaks è il profeta di un’età a venire di involontaria trasparenza, il leader di un’organizzazione devota alla divulgazione dei segreti del mondo che utilizza tecnologie inimmaginabili una generazione fa. Nel corso dell’ultimo anno la sua rivolta dell’informazione ha scaricato nel dominio pubblico 76.000 documenti segreti sulla guerra afgana e un altro tesoro di 392.000 files dalla guerra in Iraq – la più grande violazione di sicurezza militare di materiale riservato della storia. Domenica, WikiLeaks ha reso pubblico il primo di 250.000 cable riservati del Dipartimento di Stato americano, offrendo una vista senza precedenti di come i maggiori diplomatici americani vedono nemici e amici allo stesso modo.

Ma, come mi ha spiegato Assange all’inizio di questo mese, i documenti segreti del Pentagono e del Dipartimento di Stato sono solo l’inizio.

In una rara intervista di due ore effettuata a Londra, l’11 novembre, Assange ha detto che sta ancora seduto su un tesoro di documenti segreti, la metà dei quali correlata al settore privato. E il prossimo obiettivo di WikiLeaks sarà una delle principali banche americane. “Questo darà un’intuizione vera e rappresentativa di come le banche di comportano a livello esecutivo in un modo che stimolerà indagini e riforme, suppongo” dice, aggiungendo: “Per questo, c’è solo un esempio simile. E’ come le email della Enron”.

Ecco una trascrizione di questa discussione.

Forbes: Per cominciare, è vero che siede su un tesoro di documenti non pubblicati?
J.A.:
Certamente. Questo è normalmente il caso. Non appena abbiamo avuto più successo, si è creato un gap fra la velocità della nostra pipeline di pubblicazione e la velocità della nostra pipeline di ricezione di documenti. La nostra pipeline di documenti segreti è cresciuta esponenzialmente man mano che il nostro profilo cresceva, mentre la nostra capacità di pubblicare è cresciuta linearmente.

Intende, man mano che il suo profilo è cresciuto?
Si, il profilo crescente dell’organizzazione e anche il mio profilo crescente. E c’è un effetto di rete per tutto ciò che ha a che fare con la fiducia. Una volta che qualcosa inizia a girare e inizia ad essere considerata affidabile in un’arena particolare, e incontri qualcuno e questo qualcuno dice “Ho sentito che è affidabile”, allora tutto d’un tratto si riconferma il tuo sospetto che la cosa è affidabile.
Ecco perchè la marca è così importante, così come lo è con qualsiasi cosa di cui dovete fidarvi.

E questo gap fra le vostre risorse di pubblicazione e il materiale che ricevete è il motivo per cui la funzione di presentazione (di documenti) è stata inibita da ottobre?
Ne abbiamo troppi.

Prima di interrompere la ricezione di documenti, quanti ne ricevevate al giorno?
Come ho detto, stava aumentando esponenzialmente. Quando otteniamo tanta stampa, possiamo raggiungere picchi di centinaia o di migliaia. La qualità a volte non è così alta. Se la prima pagina di Pirate Bay ci linka, come hanno fatto occasionalmente, riceviamo un sacco di documenti, ma la qualità non è molto alta.

Quanto di questo tesoro di documenti su cui sta sedendo è in relazione al settore privato?
Circa il 50%.

Vi siete focalizzati principalmente sull’esercito americano in quest’ultimo anno. Questo significa che sono in lavoro dei leaks focalizzati sul settore privato?
Si. Se ci pensa, abbiamo una pipeline di pubblicazione che cresce linearmente, e un numero esponenziale di leaks, così ci troviamo in una posizione nella quale dobbiamo mettere delle priorità alle nostre risorse in modo che il materiale di maggior impatto venga rilasciato per primo.

Quindi avete del materiale aziendale di grande impatto da rilasciare.
Si, ma non di grandissimo impatto… Intendo dire, potrebbe buttar giù una banca o due.

Sembra di grande impatto.
Non così grande impatto come la storia di un’intera guerra. Ma dipende da come vengono misurate queste cose.

Quando tornerà WikiLeaks al suo modello più vecchio di leaks più frequenti ma con meno quantità di materiale?
Se guardate al numero medio di documenti che stiamo rilasciando, stiamo largamente superando quello dello scorso anno. Sono insiemi di dati enormi.
Quindi in realtà è molto efficiente per noi fare così.
Se guardate al numero di pacchetti, questo è diminuito. Ma se guardate al numero medio di documenti, quest’ultimo è tremendamente cresciuto.

Quindi ritornerete al modello “più alto numero di obiettivi e fonti”?
Si, sebbene effettivamente penso che… [pausa] Questo grande pacco di documenti rilasciati. Dovremmo trovare un nome simpatico da dargli.

Megaleaks?
Megaleaks. Sta bene. Questi megaleaks… Sono un fenomeno importante, e stanno per aumentare. Quando c’è un enorme insieme di dati, che copre un intero periodo storico o che colpisce un intero gruppo di persone, vale la pena specializzarsi e fare un unica produzione pre ogni dato, che è quello che abbiamo fatto.

Di questi megaleaks, come li chiama lei, non ne abbiamo visto nessuno riguardante il settore privato.
No, non nella stessa scala di quelli visti per l’esercito.

Li vedremo?
Si. Ne abbiamo uno in arrivo riguardante una banca, che è un megaleak. Non è grande in scala come il materiale dell’Iraq, ma ci in entrambi ci sono decine o centinaia di migliaia di documenti a seconda di come volete definirli.

E’ una banca statunitense?
Si, una banca degli Stati Uniti.

Una ancora esistente?
Si, una grande banca degli Stati Uniti.

La più grande banca degli Stati Uniti?
No comment.

Quando succederà?
All’inizio del prossimo anno. Non dirò nulla di più.

Quale volete che sia il risultato di questo rilascio?
[Pausa] Non sono sicuro.
Farà intuire in modo chiaro e rappresentativo la maniera in cui le banche si comportano a livello esecutivo, e ciò stimolerà indagini e riforme, presumo
Generalmente, quando si ottengono leaks a questo livello, riguardano un caso particolare o una particolare violazione. Per questo, c’è solo un esempio simile. E’ come il caso delle email della Enron. Perchè sono così preziose? Quando la Enron collassò, attraverso i processi in tribunale, migliaia e migliaia di email interne vennero alla luce, e questo fornì una finestra per vedere come l’intera compagnia era gestita. Furono tutte le piccole decisioni che sostennero le flagranti violazioni.
Questo sarà lo stesso. Si, ci saranno delle flagranti violazioni, pratiche non etiche che verranno rivelate, ma quello che verrà fuori saranno tutte le strutture che supportano il prendere decisioni, e l’ethos esecutivo interno che ne verrà fuori, e questo ha un valore enorme. Come per i Warlog iracheni, sì, c’erano incidenti di massa che facevano notizia, ma il valore maggiore consisteva nel vedere lo spettro completo della guerra.
Puoi chiamarlo l’ecosistema della corruzione. Ma sono anche tutte le decisioni normili che portavano a non vedere e a sostenere pratiche non etiche: la supervisione mancata, le priorità degli esecutivi, il modo in cui pensano di soddisfare i propri interessi. Il modo in cui ne parlavano.

Quanti dollari sono in gioco in tutto ciò?
Stiamo ancora indagando. Tutto quello che posso dire è che è evidente che c’erano pratiche poco etiche, ma è presto per suggerire che c’era della criminalità. Dobbiamo stare attenti nell’applicare l’etichetta di criminale a delle persone fino a quando non ne siamo sicuri.

Mi può dire qualcosa sul tipo di comportamento non etico di cui stiamo parlando?
No.

Una volta ha detto a un mio collega che WikiLeaks ha del materiale sulla BP. Che cosa avete?
Ne abbiamo molto, ma non abbiamo ancora determinato quanto sia originale. C’è stato un gran parlare del caso BP, e gli avvocati, e la gente hanno tirato fuori molto materiale. Pertanto sospetto che il materiale che abbiamo sulla BP non sia quello originale. Dovremo vedere se quello che abbiamo è particolamente unico.

La stampa russa ha riportato che state pianificando di colpire le compagnie e i politici russi. Ho sentito da altre fonti di WikiLeaks che questo è stato gonfiato a dismisura.
E’ stato gonfiato a dismisura quando la FSB ha detto di non preoccuparsi, che potevano buttarci giù. Ma sì, abbiamo materiale su molte aziende e molti governi, inclusa la Russia. E’ sbagliato dire che ci sarà un focus particolare sulla Russia.

Passiamo alle altre industrie. Cosa mi dice delle compagnie farmaceutiche?
Sì… Per essere chiari, abbiamo ancora così tanto materiale non elaborato, che non sono ancora sicuro di tutto questo. Ci sono giusto delle cose che ho guardato brevemente o che qualcuno dei nostri me ne ha parlato.

Quanto materiale avete? Quanti giga o terabyte?
Non lo so. Non ho avuto tempo di calcolare.

Continuiamo, quindi: l’industria tecnologica?
Abbiamo del materiale sullo spionaggio da parte di uno dei principali governi sull’industria tecnologica. Spionaggio industriale.

Stati Uniti? China?
Gli Stati Uniti sono fra le vittime.

E a proposito dell’industria energetica?
Si.

A parte la BP?
Si.

Sulle materie ambientali?
Un’intera gamma di fascicoli.

Può farmi degli esempi?
Un esempio: inizia con qualcosa che abbiamo rilasciato lo scorso anno, un caso piuttosto interessante che non è stato considerato da nessuno. C’è un’azienda petrolifera di Canadian, Texas, il cui nome mi sfugge. Ed hanno questi pozzi in Albania che sono scoppiati. Piuttosto grave. Otteniamo questo rapporto su quello che stava succedendo da un consulente tecnico , che diceva che c’erano dei furgoni che giravano nel bel mezzo della notte facendo qualcosa ai pozzi. Venivano sabotati. Il governo albanese era coinvolto assieme a un’altra compagnia. Erano produttori rivali e uno era proprietà del governo, mentre l’altro era privato.
Così, quando otteniamo questo rapporto, questo non aveva un’intestazione. Non diceva il nome della firma o a chi appartenessero i pozzi.

Così non venne raccolto perchè mancavano dei dati chiave.
Quella volta sì. Così dissi, che diavolo dobbiamo fare con questo? E’ impossibile verificare se non sappiamo neppure da dove salta fuori. Potrebbe essere stata una società che cerca di inquadrare l’altra. Così facemmo una cosa veramente inusuale, e la pubblicammo dicendo: “Abbiamo ricevuto questo documento, sembrerebbe scritto da una società rivale nel tentativo di diffamare l’altra, ma non possiamo verificarlo. Vogliamo maggiori informazioni.” Che fosse un documento falso o vero, qualcosa sarebbe successo. Che fosse il tentativo di una società di colpire l’altra, o che fosse un documento vero, era comunque interessante.
E’ lì che la questione rimase fino a quando non ricevemmo una lettera di indagione da una società di consulenza ingegneristica che ci chiedeva di rimuoverlo. Noi chiedemmo che prima provassero che ne erano i proprietari.

E’ come se la Apple confermasse che l’iPhone 4 perduto era reale, chiedendo a Gizmodo di restituirlo.
Si, come Apple e l’iPhone. Ci inviarono un’immagine della schermata con l’intestazione mancante e altre informazioni.

Che cosa stavano pensando?
Non lo so.

Quindi ci sarà l’intera pubblicazione?
Si.

Avete di più sulla finanza?
Abbiamo un sacco di cose correlate alla finanza. Del settore commerciale che abbiamo coperto, la finanza è la più significativa.
Prima che le banche fallissero a Dubai, pubblicammo alcuni leaks che mostravano che non erano in salute. Ci minacciarono di mandarci in prigione a Dubai, che è un po’ grave, se fossimo andati là.

Giusto per elencarli, quali direbbe che sono i 5 maggiori settori privati di cui parlano i leaks nella storia di WikiLeaks?
Dipende se è si considera di più l’importanza del materiale o il suo impatto. Kaupthing (Bank) fu uno dei più importanti, per la catena di eventi che scatenò una serie di esami in Islanda e nel resto della Scandinavia. Anche il caso della Bank Julius Baer fu importante.
Il leak sulla Kaupthing era veramente un buon leak. Il libro dei prestiti descriveva in termini molto franchi la rispettabilità del credito di tutte queste grandi aziende, dei miliardari e dei mutuatari, non solo interni alla banca, ma uno spettro aperto di tutto il mondo, una valutazione di un intero gruppo di affari nel mondo. Fu un leak piuttosto interessante. Non espose solo la Kaupthing, ma molte società.
La banca Julius Baer espose una fitta rete di individui che nascondevano i loro patrimoni alle isole Cayman, e andammo avanti facendo una serie di rilasci che espose la struttura delle tassazioni interne della banca. E’ interessante sapere che anche le banche svizzere nascondono i loro beni al di fuori dalla Svizzera utilizzando banche offshore. Ha scatenato un sacco di indagini interessanti.

Regolamentazione: è questo quello che spera ne derivi?
Non sono un grande fan delle regolamentazioni: chiunque ami la libertà di stampa non può esserlo. Ma ci sono degli abusi che andrebbero regolati, e questo è uno di quelli.
Riguardo questi leaks aziendali posso dire: C’è una sovrapposizione fra i leaks aziendali e quelli relativi ai governi. Quando rilasciammo il report Kroll su tre di quattro milioni contrabbandati fuori dall’ex presidente keniota Daniel arap Moip e i suoi compari, dove finirono i soldi? Non c’è megacorruzione – come la chiamano in Africa, è piuttosto sensazionale, ma si parla di miliardi – senza il supporto di società e banche occidentali.
Quei soldi finirono in proprietà londinesi, banche svizzere, proprietà a New York, società che erano state messe su per spostare quel denaro.
Ne abbiamo avuto un altro interessante dall’industria farmaceutica: era abbastanza auto-referenziale. I lobbisti avevano avuto fughe di notizie dall’OMS. La relazione della loro intelligence interna era tale da compromettere la regolamentazione sugli investimenti. Ce ne è arrivata una copia. Era un meta-leak. Era abbastanza influente, sebbene fosse un leak relativamente piccolo – fu pubblicato su Nature e su altri giornali farmaceutici.

Che cosa pensa WikiLeaks significhi per il commercio? Come deve aggiustarsi il commercio per un mondo dove esiste WikiLeaks?
WikiLeaks significa che è più facile fare “buoni” affari e più difficile farne di “cattivi”, e tutto il CEO dovrebbe essere incoraggiato da questo. Penso al caso in China, dove le aziende produttrici di latte in polvere iniziarono a tagliare le proteine nel latte in polvere con plastiche. Questo avvenne in diverse aziende produttrici.
Diciamo che tu voglia mandare avanti una buona società. E’ una cosa bella avere un luogo di lavoro etico. I tuoi dipendenti sono meno propensi a fotterti se non stanno fottendo altra gente.
Poi un’azienda inizia a tagliare il suo latte in polvere con la melanina, e diventa più redditizia. Puoi seguire il suo esempio, o lentamente andare in bancarotta e e quello che sta tagliando latte in polvere ti fa fuori. E questo è il peggiore degli esiti.
L’altra possibilità è che la prima azienda che taglia il latte in polvere venga esposta. E tu quindi non devi tagliare il tuo latte in polvere. C’è una minaccia di regolamentazione che produce auto-regolamentazione.
Ciò significa che è più facile per i CEO onesti avere un business onesto, se i commercianti disonesti vengono colpiti di più dai leaks rispetto ai commercianti onesti. Questa è l’idea generale. Nella lotta fra aziende aperte e oneste e aziende chiuse e disoneste, stiamo creando un’enorme rassa reputazionale sulle aziende non etiche.
Nessuno vuole che le proprie cose trapelino. Ci addolora avere leaks interni. Ma in qualsiasi settore, è un bene avere questi leaks sia per il settore intero, che, specialmente, per i buoni giocatori.

Ma, a parte il mercato nella sua interezza, come dovrebbero le società cambiare il loro comportamento comprendendo che i leaks aumenteranno?
Fare cose che incoraggiano i leaks dai concorrenti disonesti. Essere il più aperte e oneste possibile. Trattare bene i propri dipendenti.
Io penso che sia estremamente positivo. Finisci in una situazione dove le aziende oneste che producono prodotti di qualità sono più competitive rispetto alle aziende disoneste che producono materiale cattivo. E le aziende che trattano bene i loro dipendenti fanno le cose meglio rispetto a quelle che li trattano male.

Lei si definirebbe un proponente del libero mercato?
Assolutamente. Ho mescolato atteggiamenti che vanno verso il capitalismo, ma io amo i mercati. Avendo vissuto e lavorato in molti paesi, posso vedere l’enorme vivacità in, diciamo, il settore delle telecomunicazioni malesi rispetto al settore statunitense. Negli Stati Uniti ogni cosa è integrata verticalmente e cucita, così non c’è libero mercato. In Malesi, si ha un largo spettro di giocatori, e si possono vedere i benefici per tutti come risultato.

Come si adattano i vostri leaks a questo?
Per dirla in modo semplice, perchè ci sia un mercato, deve esserci informazione. Un mercato perfetto richiede un’informazione perfetta.
C’è il famoso esempio del bidone nel mercato delle auto usate. E’ dura per gli acquirenti distinguere bidoni da buone auto, e i venditori non possono mettere un prezzo buono, anche se hanno una buona macchina.
Per farla più semplice, per vedere dove stanno i problemi nelle società, identifichiamo i bidoni. Ciò significa che c’è un mercato migliore per le buone aziende. Perchè un mercato sia libero, la gente deve sapere con chi ha a che fare.

Vi siete sviluppati una reputazione come anti-istituzionali e anti-imprese.
Non del tutto. Creare un’istituzione ben gestita è una cosa difficile da fare, e io sono stato in paesi dove le istituzioni sono in una situazione di collasso, così capisco la difficoltà di gestire una società. Le istituzioni non nascono da nulla.
Non è corretto mettermi in uno specifico campo economico o filosofico, poiché ho imparato da molti. Ma uno è il libertarismo Americano, liberitarismo del mercato. Così, per quanto riguarda i mercati interessati, sono un libertario, ma ho abbastanza esperienza in politica e in storia da comprendere che un libero mercato confluisce in un monopolio, a meno che non venga forzato a essere libero.
WikiLeaks è progettata per rendere il capitalismo più libero ed etico.
Ma allo stesso tempo, ci potrebbe essere un sacco di dolore per questi scandali, ovviamente.
Dolore per i colpevoli.

Voi ricevete piacere da questi scandali che esponete e dalle aziende che fate vergognare?
E’ un lavoro immensamente piacevole vedere sorgere riforme e stimolarne la nascita. Vedere portare il conto agli opportunisti e agli abusatori.

Lei era un hacker tradizionale. Come ha trovato questo nuovo modello di ottenere informazioni dalle società?
E’ piuttosto seccante, in realtà. Poiché ho collaborato alla stesura di un libro che parlava dell’essere un hacker, ci sono documentari su questo, la gente ne ha parlato abbastanza. Possono far copia e incolla. Ma è roba di 20 anni fa. E’ molto seccante vedere articoli di oggigiorno definirmi un hacker.
Non mi vergogno di questo, anzi, ne sono piuttosto orgoglioso. Ma capisco il motivo per cui insinuano che sono un hacker oggi. C’è una ragione specifica.
Aprii uno dei primi ISP in Australia, noto come Suburbia, nel 1993. Da quella volta sono stato editore, e ,in vari momenti, giornalista. C’è un tentativo deliberato di ridefinire quello che facciamo non come pubblicazione, che viene protetta in molti paesi, o attività giornalistica, che viene protetta in altri modi, ma come qualcosa che non ha protezioni, come l’hacking dei computer, e pertanto ci separano dal resto della stampa e da quelle protezioni legali. E’ fatto in modo piuttosto deliberato da alcuni dei nostri oppositori. E’ anche fatto per paura, da editori come il New York Times che verrebbero regolamentati e investigati se includessero le nostre attività nell’editoria e nel giornalismo.

Non sto sostenendo che lei sia un hacker adesso. Ma se diciamo che sia quello che faceva allora, che quello che sta facendo ora riguarda l’ottenere accesso alle informazioni, quando ha cambiato la sua strategia, dall’entrare e prenderle a semplicemente chiederle?
La mentalità hacker aveva grande valore per me. Ma chi sta dentro (alla società, ad esempio) sa dove sono gli orgnani. E’ molto più efficace avere qualcuno di interno. Conosce i problemi, capisce come esporli.

Come iniziò l’approccio alla sua strategia dei leak?
Quando aprimmo Suburbia nel 1993, io sapevo che portare le informazioni alla gente era molto importante. Facilitammo molti gruppi: eravamo la stampante digitale, se vuole, per molte aziende e individui che ci usavano per pubblicare informazioni. Ci portavano informazioni, e alcuni di questi erano gruppi di attivisti, avvocati. E alcuni portavano informazioni sulle società, come Telstra, il gigante delle telecomunicazioni australiano. Pubblicammo informazioni su di loro. E’ qualcosa che stavo facendo negli anni ’90.
Eravamo l’ISP che parlava liberamente in Australia. Un sito web australiano anticlericale di scientology fu cacciato dalla Victoria University da minacce legali dalla California e cacciato da moltri altri posti. Alla fine arrivò da noi.
La gente stava scappando dagli ISP che si sarebbero piegati sotto minacce legali, anche da un culto negli Stati Uniti. E’ qualcosa che vidi prematuramente, e senza realizzarlo: potenziamento di persone per far rivelare loro delle informazioni, creando un passaggio. Senza aver nessun altro editore robusto sul mercato, la gente venne a noi.

Vorrei chiederle di “Mudge” [alias Peter Zatko, un hacker leggendario e ricercatore sulla sicurezza]
Si, conosco Mudge. E’ un tipo molto acuto.

Mudge è ora leader di un progetto alla Defense Advanced Research Projects Agency del Pentagono che cerca di trovare una tecnologia che possa fermare i leaks, cosa che sembra correlata alla tua organizzazione. Può dirmi qualcosa sul suo passato rapporto con Mudge?
Beh, io… no comment.

Lei faceva parte dello stesso quadro di hacker? Quando lei era un hacker, deve averlo conosciuto molto bene.
Eravamo nello stesso ambiente. Parlavo con tutti in quell’ambiente.

Che cosa pensa del suo corrente lavoro per la prevenzione di leaks digitali nelle organizzazioni, un progetto chiamato Cyber Insider Threat o Cinder?
Non ne so nulla.

Che cosa pensa del potenziale di qualsiasi tecnologia progettata per prevenire i leaks?
E’ marginale.

Che cosa intende dire?
Si stanno costantemente ritagliando nuovi formati e nuovi modi di comunicare. Fermare i leaks è una nuova forma di censura. Nello stesso modo in cui in Cina si spendono risorse significative per i firewall, il risultato è che chiunque sia motivato può lavorarci attorno. Non solo la piccola frazione di utenti, ma chiunque voglia davvero lavorarci sopra.
Gli strumenti di elusione della censura [come il programma Tor] si focalizzano anche sui leaks. Facilitano i leaks.
Le reti Air Gap sono diverse. Dove non c’è letteralmente connessione fra la rete e internet. Hai bisogno di un essere umano per portare qualcosa. Ma non hanno portato nulla intenzionalmente. Potrebbe essere un virus su una penna USB, come ha dimostrato il worm Stuxnet, sebbene questo andasse in un’altra direzione. Potresti far uscire le informazioni per mezzo di qualcuno che non sa di essere un mulo.

Torniamo a Mudge e a Cinder.: Pensa che, conoscendo la sua intelligenza personalmente, potrebbe risolvere il problema dei leaks?
No, ma non significa che la difficoltà non possa venir aumentata. Ma penso che sia un caso molto difficile, e la ragione per cui suggerisco che è un caso impossibile da risolvere completamente è che la maggior parte della gente non fa trapelare documenti. E le varie minacce o pene già significano che essi devono essere molto motivati per andare incontro a queste minacce e pene. Questa è gente altamente motivata. La censura può funzionare per la persona media, ma non per gente altamente motivata. E la nostra gente lo è.
Mudge è un tipo intelligente, ed è anche molto etico. Sospetto che si preoccuperebbe di creare un sistema per occultare autentici abusi .
Ma il suo obiettivo di prevenire i leaks non fa differenze sul contenuto. Fermerebbe gli informatori proprio come fermerebbe la fuoriscita di dati causata da hacker estranei.
Sono sicuro che le direbbe che la Cina spia gli Stati Uniti, la Russia e la Francia. Questi sono autentiche preoccupazioni su questi poteri che fanno fuoriuscire dati. Ed è possibilimente etico combattere questo processo. Ma spiare significa anche stabilizzare le relazioni. Le tue paure su dove sta o non sta un paese sono sempre peggiori della realtà. Se hai solo una scatola nera, puoi metterci dentro le tue paure, in particolare opportunisti nei governi o industrie private che vogliono indirizzare un problema che potrebbe non esistere. Se sai quello che un governo sta facendo, si possono ridurre le tensioni.

Ci sono state voci che dicono che Daniel Domscheit-Berg, un Tedesco che lavorava con WikiLeajs, abbia lasciato per creare la sua personale organizzazione tipo WikiLeaks. Il Wall Street Journal lo descrive come un “competitore” di WikiLeaks. Lei vede in lui un concorrente?
La fornitura di leaks è molto grande. E’ utile per noi avere più persone nel campo. E’ protettivo per noi.

Che cosa pensa dell’idea di imitazioni e spinoff di WikiLeaks?
Ce ne sono già state, e sono state molto pericolose. Non è qualcosa che sia facile fare nel modo corretto. Questo è il problema. Sarebbe bello avere più gente che parla cinese che lavora con noi in modo dedicato. Ma ciò che hanno fatto non ha avuto sicurezza significativa. Non hanno una reputazione di cui ci si possa fidare. E’ molto facile e molto pericoloso farlo nel modo sbagliato.

Lei pensa che la Icelandic Modern Media Initiative [una serie di banconote fatte per rendere l'Islanda il paese in cui c'è maggior libertà di parola e maggior protezione degli informatori nel mondo] renderebbe più semplice farlo correttamente se passasse?
Non ai livelli più alti. Abbiamo a che fare con organizzazioni che non obbediscono alle regole della legge. Pertanto le leggi non contano.
Le agenzie di intelligence tengono le cose segrete perchè spesso violano le regole della legge o del buon comportamento.

E a proposito dei leaks corporativi?
Per quanto riguarda i leaks corporativi, si, leggi sulla libertà di parola renderebbero le cose più semplici Non per i contractors militari, poiché vanno a braccetto con le agenzie di intelligence. Se un’agenzia di spionaggio è coinvolta, l’IMMI non ti aiuterebbe. Ad eccezione del fatto che potrebbe aumentare il costo diplomatico , se venisse presa.

Ci sono altre organizzazioni di leaking che lei approva?
No, non ce ne sono.

Lei spera che l’IMMI favorirà una nuova generazione di organizzazioni come WikiLeaks?
Più che WikiLeaks: pubblicazione generale. Siamo il canarino nella miniera di carbone. Noi siamo l’avanguardia. Ma gli attacchi contro gli editori in genere sono severi.

Se lei avesse una lista dei desideri riguardante società o governi, di quale cercherebbe i leaks?
Di tutti i governi, di tutte le società. Accettiamo tutto il materiale che abbia un significato diplomatico, storico o etico che non sia stato rilasciato prima e che sia in fase di soppressione attiva.
C’è una domanda circa quali aziende hanno il più grande potenziale di riforma. Potrebbero essere quelle di cui non abbiamo ancora sentito parlare. Pertanto, cosa c’è di grosso dietro l’angolo? La vera risposta è che non lo so. Nessuno pubblicamente lo sa. Ma qualcuno dentro lo sa.

Ma ci sono anche aziende che hanno più segreti, quindi deve sapere che ci sono cose che vorrebbe e che non ha ancora ottenuto.
Vero. Quello che c’è dentro l’intelligence industriale, per esempio. Hanno il livello di segretezza più alto. E lo stesso vale per l’industria delle banche.
Altre industrie che sono estremamente ben pagate, dice Goldman Sachs, potrebbero avere maggiori incentivi per non perdere i loro lavori.
Quindi ci sono solo le cose ovvie che vogliamo: cose che hanno a che fare con l’intelligence e la guerra, e le frodi finanziarie di massa. Perchè colpiscono molte persone pesantemente.

E queste hanno leaks più duri da ottenere.
L’intelligence in particolare, perchè le pene sono molto severe. Sebbene pochissime persone siano state prese, vale la pena saperlo. Le pene possono essere molto severe, ma quasi tutti la fanno franca.
Per tenere la gente sotto controllo, hai solo bisogno di renderla impaurita. La CIA non ha paura di un gruppo di persone che fanno trapelare documenti. Ha paura che la gente venga a sapere che ci sono persone che fanno uscire documenti. Se questo succede, l’amministrazione perde il controllo.

E WikiLeaks ha una strategia opposta?
Vero. E’ riassunta nella frase “il coraggio è contagioso”. Se dimostri che degli individui possono fare fuoriuscire qualcosa e continuare a vivere bene, è una cosa molto incentivante per le persone.

Traduzione: wikileaksitalia.org - Fonte: blogs.forbes.com

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By Admin (from 18/12/2010 @ 08:00:36, in ro - Observator Global, read 1757 times)

 Statistici ingrijoratoare arata ca la capitolul „accidente rutiere grave” tara noastra ocupa un nedorit loc intâi, dintre toate statele europene. Caci, daca in Marea Britanie, bunaoara, se inregistreaza un deces la 132 de accidente, la noi cifra este de-a dreptul socanta: un mort la fiecare trei accidente! De vina sunt in primul rând agresivitatea soferilor, ce se inchipuie stapâni nu doar pe propriul vehicul, ci si pe intreaga sosea, neatentia pietonilor si nu in ultimul rând, consumul de alcool la volan. Din fericire, peste nu multi ani, se pare ca accidentele vor deveni doar o amintire urâta, caci vom conduce masini capabile sa ne pazeasca de orice pericol...

Unele masini „robotizate” se afla deja in uz, precum ar fi dronele care zboara deasupra zonelor de conflict din Irak sau Afganistan sau vehiculele destinate localizarii si salvarii minerilor blocati in galerii. Dar savantii depun insemnate eforturi pentru a dezvolta noi si noi dispozitive capabile sa opereze in aer, la sol, sub apa, efectuând activitati imposibile sau foarte riscante pentru oameni. Gratie acestor eforturi, urmeaza sa apara, peste cel mult un deceniu, primele masini care se vor deplasa singure pe sosele; beneficiind de tehnologie informatica de ultima ora, de componente mai usoare dar mai rezistente si nu in ultimul rând de ghidarea prin satelit, masinile viitorului vor prelua total sarcinile soferului, conducând fara greseala, astfel incât accidentele vor ramâne doar in studiile statistice ale trecutului.

Reflexe mai rapide decât cel mai experimentat sofer

Unele dintre cele mai revolutionare proiecte in domeniu au fost prezentate in luna iulie a anului 2007, la o conferinta dedicata exclusiv vehiculelor fara echipaj uman, desfasurata la Washington. La ora actuala, dupa cum se stie, exista vehicule semi-autonome care isi pot alege singure ruta si se pot conduce singure, deciziile esentiale ramânând insa la latitudinea soferului.

Pâna in prezent, tehnologiile pentru vehiculele fara pilot cu activitate „la sol” au fost mai dificil de dezvoltat, din cauza cantitatii mari de informatii ce trebuie prelucrate, comparativ cu situatiile aparute in aer sau pe apa. „Cel târziu in anul 2050, oamenii vor mai conduce propriile masini doar daca vor cu tot dinadinsul sa o faca, pentru ca sarcinile lor vor fi in totalitate preluate de piloti automati”, este de parere Dewar Donnithorne, membru al Association for Unmanned Vehicle Systems International (AUVSI). Urmatoarea generatie de masini, care se afla, deocamdata, doar in faza de prototip, va fi dotata cu senzori in infrarosu si camere video ce vor permite observarea din timp a oricarui obstacol. „Chiar si un sofer experimentat, cu reflexe rapide, are nevoie de un timp de reactie de cel putin o secunda, pentru a face fata unei situatii neprevazute. Senzorii cu care masinile viitorului vor fi dotate vor detecta orice intrus, de pilda un autovehicul care se apropie de pe un drum lateral sau un pieton ce incearca sa traverseze strada printr-un loc nepermis, intr-un interval de timp mult mai scurt, de ordinul zecimilor de secunda si automat vor actiona frâna. Practic, sistemele de supraveghere, control si dirijare prin satelit cu care vor fi inzestrate in viitor absolut toate masinile de serie, vor face imposibila producerea de accidente. Soferii vor putea bea cât alcool vor, singurul lucru necesar este ca ei sa mai poata porni masina si trece pe pilot automat. Acesta se va ocupa de drum si siguranta calatoriilor este garantata”, apreciaza Donnithorne. Toate bune si frumoase, dar, ne intrebam noi, in cazul asta agentii de circulatie ce vor mai face?...

GABRIEL TUDOR - magazin.ro

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By Admin (from 18/12/2010 @ 10:00:51, in en - Global Observatory, read 2002 times)

“They weren’t bad people. They let me eat, they let me sleep, they gave me my life”

— A hostage from Flight 847

One way of describing this site would be “strange beliefs people have and how they got them.” A curious footnote that doesn’t seem to fit in nicely on any of the other pages is a phenomenon known as the Stockholm Syndrome.

In the summer of 1973, four hostages were taken in a botched bank robbery at Kreditbanken in Stockholm, Sweden. At the end of their captivity, six days later, they actively resisted rescue. They refused to testify against their captors, raised money for their legal defense, and according to some reports one of the hostages eventually became engaged to one of her jailed captors.

This struck some folks as weird, and as a way of coping with this uneasiness, as they started seeing more examples they named this class of strange behavior the “Stockholm Syndrome.”

Notorious in the United States is the case of Patty Hearst, who after being kidnapped and tortured by the Symbionese Liberation Army, took up arms and joined their cause, taking on the nom de guerre of “Tania” and helping the SLA rob banks.

The Stockholm Syndrome comes into play when a captive cannot escape and is isolated and threatened with death, but is shown token acts of kindness by the captor. It typically takes about three or four days for the psychological shift to take hold.

A strategy of trying to keep your captor happy in order to stay alive becomes an obsessive identification with the likes and dislikes of the captor which has the result of warping your own psyche in such a way that you come to sympathize with your tormenter!

The syndrome explains what happens in hostage-taking situations, but can also be used to understand the behavior of battered spouses, members of religious cults, Holocaust victims, household pets, and perhaps even users of Internet Explorer. I think it may also help explain the popularity of government and of the mass institutionalization of young people.


A reader responds...

Upon reviewing the actual events, it seems that much of the confusion centers around Clark Olafsson’s involvement. What really happened? A mentally disturbed individual (Olsson) tries to hold-up a bank, fails, and ends up taking four hostages. Olsson then tells the police that he wants his friend (Olafsson) to join him, and so, in the interest of a peaceful resolution, Clark agrees to become the second “captor.”

The original supposed victim of “Stockholm Syndrome” is Kristin Ehnemark, who appears to have kept her head while managing, with Olafsson’s assistance, to keep Olsson and an army of trigger-happy police from an all-out fire fight.

Here lies the source of the “syndrome.” Olafsson was initially arrested and convicted. Ehnemark was said to be mentally disturbed for trying to defend him. The idea that two calm, unarmed people were more effective than a highly trained and lethally outfitted police force was intolerable to 1970’s sensibilities.

Many people still have the event hopelessly confused with the terrorist kidnappings of the 1972 Munich Olympics (source of the misnomer, “Helsinki Syndrome”). The botched bank robbery is simply too mundane to be the source of such an exotic explanation, which really seems to have been more of an attack on the idea of peaceful resolution tactics, particularly when applied to mentally disturbed perpetrators (as if murderers, rapists and armed robbers were not severely dysfunctional).

As to whether Stockholm Syndrome applies to customers of abusive service providers (Microsoft, AOL, Blockbuster Video, etc.), I think this is much more akin to the behavior of a battered spouse. In order to justfy bad choices, people will often rationalize and defend their tormentors, even to the extent of projecting the same aspects onto other people’s spouses and providers: “Her husband really is mean to her, and her Mac crashes just as often as my PC.”

I have noticed that people usually love their new cars for at least a year, no matter what kind of lemon they’ve bought: “Yeah, my Saturn’s been in the shop a few times, but I still believe in the concept. By the way, have you seen my new Gateway PC?”

— MC

Source: sniggle.net

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