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 Trilingual World Observatory: italiano, english, română. GLOBAL NEWS & more... di Redazione
   
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 09/01/2011 @ 08:00:48, in en - Video Alert, read 1397 times)

When Dr. Kelso's anniversary rolls around, it is the one day of the year that he actually approves equipment that costs money. Turk is responsible for getting an argon laser, and the Janitor tries to get a new mop. The next day, Turk is in a lot of trouble because he was too late in asking Dr. Kelso for the laser, but when he finally decides to go to Kelso, he reveals that his wife is at fat camp, and Turk realizes that he's been lying for years, and blackmails him into getting surgery the argon laser.

 

Meanwhile, the new residents have to hand in case studies to Dr. Kelso, the most important one going to Reno. Dr. Cox tells J.D. that he respects doctors who don't try to exaggerate diseases to try to put in a case study so J.D. decides to stay on Dr. Cox's good side. Meanwhile, the two cannot figure out what's wrong with a board member, Mrs. Warner, who insists on helping Dr. Cox move ahead but Dr. Cox refuses, preferring to move up on his own. When the Janitor makes J.D. stay in line for him to ask Dr. Kelso something, J.D. ends up wandering away, into Mr. Davis' room who decides that J.D. can use him in his case study. J.D. decides to hide this from Dr. Cox, to remain respected. The Janitor uses his old mop to make J.D. fall and spread the dirty water over his face. To stop it from happening again, J.D. buys him a new mop, the Janitor being lost for words.

 

When Mr. Davis retracts his approval on the case study and J.D. is threatened by Dr. Kelso to hand one in, J.D. decides against it to stay friendly with Dr. Cox. But when Dr Cox and J.D. realise that Mrs. Warner has a very unique disease, J.D. is forced to choose between a certain Reno trip or staying with Dr. Cox. He decides to ask Mrs. Warner and with her approval, his case study is accepted and wins as the most interesting. When Dr. Cox lectures J.D. on selling his soul, J.D. tells him that it's okay to ask for help to further his career. While Dr. Cox has less respect for J.D., he realises his point and asks Mrs. Warner for a recommendation.

 

Elliot and Carla bond

 

At the same time, Elliot andCarla realize the only reason they hang out is because of Turk and J.D.. Elliot tries to force their friendship, but Carla doesn't want to be friends unless it comes naturally. After a patient, Mrs. Kellerman, makes them self conscious about their physical appearance, they bond over a glass of wine and talking about how the other is pretty.

 

Plot Points

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By Admin (from 09/01/2011 @ 10:00:00, in it - Scienze e Societa, read 2576 times)

Le montagne sullo sfondo, zuccherate di neve, e i boschi di abete e castagno, fanno pensare a un paesaggio incantato, degno di un libro di fiabe. Se si aggiunge che gli abitanti sono appena 270, il gioco è fatto: potremmo credere di essere in un paese di fate. Invece siamo a Bognanco, piccolo borgo di montagna in provincia di Verbano-Cusio-Domodossola, nel cuore del Piemonte.

Attraversato dal torrente Bagna, da cui prende il nome, il paese è noto soprattutto per le sue fonti termali, a cui è legata un’affascinante leggenda. Secondo la tradizione, infatti, sarebbe stata una fanciulla del posto ad assaggiare per prima l’acqua miracolosa, abbeverandosi alla sorgente e notando una freschezza insolita, che gliela fece scambiare per acquavite. Neppure il proprietario del fondo, sentendo il racconto delle ragazza, diede peso alla cosa, ma quando il cappellano locale seppe l’accaduto capì subito che doveva trattarsi di un’acqua speciale, ricca di sali ferruginosi.

Oggi le terme di Bognanco ospitano i visitatori in un centro moderno e ben attrezzato, con un’equipe di medici professionisti, impegnati a creare programmi personalizzati a seconda delle esigenze di ciascun cliente. Le fonti di cui  Bognanco beneficia sono tre: la prima, la fonte Ausonia, dà un’acqua minerale leggermente frizzante, digestiva, ricca di bicarbonato e anidride carbonica, con proprietà farmacologiche e terapeutiche. La Fonte San Lorenzo regala un’acqua minerale bicarbonato-alcalino-terrosa, con proprietà purgative e diuretiche, gradevole al gusto, fresca e frizzante. Infine la Fonte Gaudenziana, ideale per la cura delle affezioni renali e delle vie urinarie. Una somministrazione prolungata può avere effetti preventivi sulla calcolosi renale.

Ma Bognanco non è solo terme: la cittadina e il paesaggio montano tutt’intorno rappresentano un vero e proprio museo all’aperto, dove si percorrono le tracce della storia e della tradizione. La natura è costellata di caseifici, antichi pozzi e cappelle votive nascoste tra la vegetazione.

Tutt’intorno al borgo si possono fare lunghe passeggiate tra i faggi, i castagni, gli abeti e le querce, ed è possibile raggiungere a piedi l’area sovrastante il complesso termale: qui ci si imbatte nel paesino di San Lorenzo, in posizione panoramica mozzafiato, e subito dopo si arriva a Graniga, a La Gomba, fino all’Alpe di San Bernardo a 1628 metri di quota, ottima base per partire alla volta di favolosi percorsi alpini.

In più Bognanco Terme è attraversata dalla Stockalperweg, la mulattiera creata nel 1630 per volere del barone Stockalper, con l’intento di collegare la Svizzera all’Italia e incrementare i commerci tra i due paesi. Ancora oggi il percorso escursionistico fende paesaggi spettacolari, e può essere percorso a piedi da chi ama la natura incontaminata e gli scorci emozionanti. Passeggiando si possono ammirare innumerevoli specie animali e floreali, e nell’aprile del 2008 è stato avvistato, in questa vallata, un rarissimo esemplare di capriolo bianco.

A conciliare le escursioni e la vita all’aria aperta c’è il clima mite di cui gode Bognanco, caratterizzato da temperature dolci e tante ore di sole. Le temperature medie, infatti, vanno da una minima di 5°C a una massima di 11°C in gennaio, il mese più freddo, e dai 21°C ai 27°C in luglio, il mese più caldo. Le precipitazioni, scarse in estate, si concentrano in primavera e autunno, quando piove in media per 8 giorni al mese.

Dopo tanto passeggiare può venire voglia di concedersi qualche peccato di gola. L’occasione migliore sono le manifestazioni che si svolgono a Bognanco per tutto l’arco dell’anno, sempre caratterizzate da ottime specialità culinarie. Tra gli eventi più attesi c’è la Sagra del Nostrano, che si svolge in luglio e ha l’intento di far conoscere ai visitatori tutti i prodotti tipici del luogo, in particolare i deliziosi formaggi; ad essa si aggiunge la Sagra del Mirtillo, che si tiene nel parco delle terme ed è interamente dedicata al mirtillo: frappé, crepes, polenta, torte e marmellate sono a base del piccolo frutto, e possono essere gustate sulle note della banda musicale del paese. Infine, la prima settimana di luglio, c’è la tradizionale “tortiera”, una gara tra gli operatori turistici della zona che competono per preparare la torta più originale e gustosa.

Chi si è lasciato tentare dalle delizie di Bognanco Terme, e non vede l’ora di rilassarsi in questo piccolo paradiso del benessere, non deve fare altro che pianificare il viaggio. Se ci si muove in macchina e si viene da Milano bisogna prendere l’Autostrada dei Laghi A8 in direzione Varese-Como, seguendo poi la A26 in direzione Gravellona Toce. A questo punto si imbocca la superstrada e si esce a Domodossola, seguendo le indicazioni per Bognanco.

Chi viene da Torino deve invece prendere la A4 in direzione Milano, imboccare il raccordo con l’A 26 in direzione Gravellona Toce e, ancora una volta, prendere la superstrada e uscire a Domodossola. Chi preferisce il treno può scendere alla stazione di Domodossola, sulle linee Milano-Domodossola e Novara-Domodossola, a 8 km da Bognanco. L’aeroporto più vicino è invece quello di Milano Malpensa, a circa 100 km.  

Fonte: ilturista.info

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By Admin (from 09/01/2011 @ 12:00:42, in ro - Stiinta si Societate, read 1603 times)

 Oricat ar parea de socant un asemenea titlu, el nu se vrea a fi senzationalist, cu orice pret, ci reflecta o realitate pe care oamenii de stiinta incearca sa o inteleaga si sa o stapaneasca: posibilitatea de a-i intoarce la viata pe pacientii declarati „decedati” din punct de vedere clinic. Noua stiinta a resuscitarii ar putea schimba, prin urmare, radical modul in care medicii gandesc, in privinta atacurilor cerebrale sau cardiace, ca si viziunea asupra mortii insasi.

Imaginati-va ca cineva tocmai a suferit un atac de cord. Organele sale sunt intacte, nu a pierdut deloc sange, dar inima sa a incetat sa mai bata - definitia „mortii clinice” si creierul si-a intrerupt functionarea, spre a conserva oxigenul. Dar este oare persoana respectiva decedata cu adevarat? Pana in urma cu cativa ani, cand doctorul Sherwin Nuland scria best-seller-ul „Cum murim?”, raspunsul la aceasta intrebare era pozitiv - anume ca moartea se instaleaza deoarece tesuturile cerebrale si cele cardiace suferisera avarii ireparabile, din cauza lipsei de oxigen.

 Se considera ca procesul se instaleaza dupa patru sau cinci minute de la oprirea batailor inimii. Daca in acest timp, pacientului nu i se aplica resuscitarea cardiopulmonara, deci muschiul cardiac nu este rapid repus in functiune, sansele de recuperare sunt minime. Toata aceasta teorie a fost insa pusa sub semnul intrebarii de cercetatorii de la Universitatea Pennsylvania, condusi de dr. Lance Becker. Studiind sub lupa microscopului celulele cardiace private de oxigen, ei au observat ca acestea, chiar in absenta aportului de sange, nu mureau decat dupa cateva ore! Dar, se punea intrebarea, daca aceste celule sunt vii, de ce doctorii nu mai pot readuce la viata un om care a fost declarat mort de o ora? Specialistii au ajuns la o concluzie socanta in aceasta privinta: private de oxigen pentru mai mult de cinci minute, celulele mor instantaneu tocmai atunci cand fluxul de oxigen este reluat!

Moartea clinica ar putea dura ore intregi!

Pentru a evita aceasta situatie nedorita, medicii incearca acum sa deschida noi frontiere in domeniul resuscitarii cardiace, elaborand o metoda care ar putea fi numita „tratarea mortilor”. Ei spera ca investigarea mai atenta a proceselor misterioase produse in interiorul celulei umane, mai precis la nivel mitocondrial, unde combustibilul celular este oxidat, pentru a asigura energie, sa ii ajute sa inteleaga si sa incetineasca procesul trecerii de la viata la moarte, astfel incat pacientii sa-si poata reveni pe deplin chiar si dupa ce s-au aflat ore intregi in starea de moarte clinica.

„Mitocondriile controleaza procesul numit apoptoza, moartea programata a celulelor anormale, principalul mod de aparare a organismului impotriva cancerului. Se pare ca mecanismul de supraveghere celulara nu poate face diferentierea intre o celula canceroasa si una reperfuzata cu oxigen. Ceea ce incercam noi sa aflam este ce anume declanseaza procesul care face ca, chiar si dupa reaprovizionarea cu oxigen, celula sa moara totusi. Daca vom reusi sa oprim acest proces, vom putea da mai multe sanse de supravietuire victimelor accidentelor cardiace si cerebrale”, spune Becker.

Totodata, aceste cercetari i-au determinat pe medici sa schimbe radical abordarea, in privinta tehnicilor de resuscitare: scopul ar fi in primul rand reducerea aportului brusc si masiv de oxigen, care, asa cum am vazut, mai mult dauneaza, apoi incetinirea metabolismului si echilibrarea chimiei sangvine in vederea unei reperfuzionari gradate si sigure.

GABRIEL TUDOR - magazin.ro

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By Admin (from 10/01/2011 @ 08:00:33, in en - Video Alert, read 1236 times)

To me it suffices to wonder at these secrets and to attempt humbly to grasp with my mind a mere image of the lofty structure of all that there is.

Albert Einstein

 

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By Admin (from 10/01/2011 @ 10:00:17, in it - Scienze e Societa, read 1386 times)

Su un soleggiato crinale allo sbocco della Val Udai, circondato da verdi boschi e ampi prati inondati di fiori, lungo la strada che segue il corso del Torrente Avisio, sorge il grazioso paesino di Mazzin, coronato dalle frazioni di Fontanazzo e Campestrin.

 

Mazzin è annoverato nei libri di archeologia per gli scavi avviati alla fine degli anni ’60, che portarono alla luce importanti testimonianze della vita dei Reti, l’antico popolo vissuto in Val di Fassa nel V secolo a.C. e precursore della lingua ladina. Sul Doss dei Pigui, sulla riva sinistra del Torrente Avisio, di fronte all’abitato di Mazzin, furono ritrovati resti di un’antica fortezza (castelliere), suppellettili in bronzo, strumenti di difesa e monili, oggi custoditi con cura al Museo Ladin de Fascia a Vigo di Fassa.

 

Mazzin ha conosciuto negli ultimi anni un notevole sviluppo turistico, ma conserva ancora oggi numerose tracce della passata cultura contadina e artigiana, come testimonia "Cèsa Battel", l’unico esempio di maniero rustico-signorile dell’intera valle, con una torre cuspidata, affreschi e decorazioni di notevole valore artistico. Questo piccolo Comune della Val di Fassa è noto anche come il paese dei "pitores", gli artigiani decoratori che emigravano stagionalmente in cerca di fortuna. Le cartoline postali, a volte dipinte a mano, inviate da paesi d’oltralpe, testimoniavano le mete da loro raggiunte, i contatti e le loro esperienze.

 

Mazzin con la sua posizione centrale rispetto alla valle e la capillare rete di skibus è una meta ambita dagli amanti della neve, che in pochi minuti, possono raggiungere le vicine aree sciistiche, e provare ogni giorno l’ebbrezza di sciare su piste diverse. Mazzin è anche la località ideale per gli appassionati dello sci di fondo che possono cimentarsi sul percorso della Marcialonga, arrivare fino a Canazei e ridiscendere verso Moena, oppure divertirsi sui facili tracciati che si snodano tra Fontanazzo e Campestrin, illuminati anche alla sera.

 

In estate Mazzin è scelto come punto di partenza per emozionanti escursioni sui tanti sentieri che dal paese, attraverso le piccole valli, conducono in quota, verso le svettanti cime dolomitiche. Sono molti gli escursionisti che rimangono stregati dall’incantevole Lago d’Antermoia, il laghetto alpino deliziosamente appartato nella zona settentrionale del Catinaccio, un luogo mitico, dalle acque cristalline, fra pietraie isolate e abitato da una bellissima ninfa.

Fonte: fassa.com

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By Admin (from 10/01/2011 @ 12:00:14, in ro - Observator Global, read 1351 times)

 Odata cu deschiderea Cutiei Pandorei, a fost declansat un razboi pe viata si pe moarte intre fiinta umana si cele mai bizare vietuitoare conditionate sa supravietuiasca doar parazitandu-ne corpul. Daca, de pilda, un purice il mai reperam cu ochiul liber si-l putem starpi relativ usor, mult mai complicat e cu invadatorii microscopici, capabili sa puna stapanire, practic, pe intreg organismul nostru. Situatie in care se naste o intrebare justificata: cum se face ca, de-a lungul timpului, miile de specii reunite in armate uriase nu au reusit sa extermine gazdele parazitate?

Terminatorii din noi

Motivul tine de o logica pe care se pare ca o stapanesc si terminatorii din noi. Daca ar distruge toti membrii speciei parazitate, ar fi ca un fel de sinucidere in masa, intrucat agresorii si-ar epuiza astfel sursele de subzistenta. Or, asa ceva nu se intampla in lumea vie, de cat - probabil - in cazul anumitor segmente din populatia umana, mai putin interesate de perpetuarea speciei si mai mult de a trai ele bine, astazi.

Pe de alta parte, in ciuda reputatiei negative, marele clan al parazitilor include mai mult cautatorii de hrana, decat ucigasi in serie. Majoritatea prefera sa se instaleze confortabil in corpul gazdei si sa se alimenteze cu ceea ce gasesc aici. E ceea ce fac virusii, anumite bacterii, unii viermi intestinali etc., iar o actiune a lor in forta ar fi similara cu cea a unui om care-si incendiaza propria casa.

„Discriminari” patologice

Totusi, e sigur ca parazitii au si capacitatea de a ucide. De pilda, virusii gripei fac anual 250.000-500.000 de victime in intreaga lume. (Cu totul altceva s-a intamplat in 1918-1920, cand asa-numita gripa spaniola a lichidat intre 20 si 40 de milioane de persoane!) Un alt exemplu e paludismul, care are la origine microorganismul numit plasmodium si e transmis de tantari, provocand in tarile tropicale peste 2 milioane de decese.

Insa, in realitate, 99% din cei parazitati supravietuiesc, victime cazand de obicei copii sub 5 ani. De la o asemenea situatie porneste si butada „oamenii nu sunt egali in fata parazitilor”, care circula printre cercetatori. Intr-adevar, varstnicii, copiii mici, persoanele deja slabite de alte boli prezinta o vulnerabilitate sporita la astfel de agresiuni. Desi parazitul nu ucide „cu premeditare”, neavand in acest sens... nici un interes. La modul foarte serios, specialistii pun agresivitatea neobisnuita, manifestata uneori de minusculele bestii, pe seama unui gen de „greseala de tinerete”.

Imblanzirea ucigasilor nevazuti

Aratam ca exista si anumite situatii - sa le spunem atipice - cand atacatorul se indreapta catre o specie nevizata pana atunci, cu o ferocitate extrema. De pilda, Ebola actioneaza asupra omului de numai 30 de ani, dar fara mila: in Africa ecuatoriala, virusul ucide in opt cazuri din zece. Dupa cateva generatii, si parazitii se mai „molesesc”. In anii 1950, in Australia s-a introdus un virus care decima iepurii.

Daca la inceput a facut ravagii, dupa cativa ani si-a incetinit veritabilul blitzkrieg, profitand de durata de viata mai lunga a gazdelor mamifere, pentru a se reproduce linistit. Asadar, o noua tactica de asigurare a perpetuarii optime a speciei, insa nu cea mai spectaculoasa. Toxoplasma e un parazit ce poate produce orbirea sau malformatii la noul-nascut.

Uneori, el isi provoaca destinul, incepandu-si existenta - de pilda - intr-un sobolan, pe care il „convinge” sa nu mai fuga de pisici. Scopul jocului cu moartea: schimbarea gazdei, unde va gasi conditii mai bune. La oamenii parazitati de toxoplasma s-au inregistrat mai multe accidente de masina decat normal, ceea ce sugereaza un mecanism infailibil al luptei pentru supravietuire. Lupta in care omul nu e nici pe departe un invingator incontestabil.

ADRIAN-NICOLAE POPESCU - magazin.ro

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By Admin (from 11/01/2011 @ 08:00:50, in en - Video Alert, read 1570 times)

Don't bother just to be better than your contemporaries or predecessors. Try to be better than yourself.

William Faulkner

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By Admin (from 11/01/2011 @ 10:00:05, in it - Scienze e Societa, read 2205 times)

Sulla strada di Prabi (località a nord dell'abitato di Arco), che era l'antico collegamento per chi da Arco dirigeva verso nord, e quindi verso Trento, si trova l'Eremo di San Paolo, magnifico esempio di arte sacra con incantevoli affreschi sia all'interno che all'esterno. E' uno dei monumenti più antichi: la consacrazione dell'altare è documentata il 9 aprile 1186, la fondazione dell'eremo è voluta direttamente dai conti d'Arco, che si riservano il diritto di nominare gli eremiti.

 

La costruzione è molto semplice, realizzata in una nicchia sotto una roccia strapiombante che funge anche da parte e in parte da volta della chiesa, costituita di un'unica aula, e della stanza attigua, un tempo riservata agli eremiti; l'edificio è completato da un piccolo terrazzino a nord e da una scala in pietra, in parte scavata direttamente nella roccia, che dalla stanza degli eremiti porta ad un vano sottostante.

 

All'interno solo l'aula della chiesa è affrescata. L'eremo ha una storia travagliata, un po' come tutte le chiese minori e fuori dell'abitato; si hanno vicende di devozione ed abbandono, specie in relazione agli eremiti che vi dimorano. A metà strada fra storia e leggenda, si narra che nel 1333 dimorasse all'eremo una certa soror Gisla, che fu interrogata nel processo contro l'eretico Dolcino. Nel 1627, quale contromisura per arginare l'epidemia di peste scoppiata in Baviera e dilagante in Europa, l'eremo viene destinato a luogo di quarantena.

 

Nel '700 si hanno periodi di abbandono seguiti da recuperi delle festività (in particolare l'obbligo di celebrare le messe in coincidenza con la ricorrenza di San Paolo), fino al 1844, quando la chiesa ed il bosco circostante vengono acquistati da Gregorio de Althamer, ricco esponente della borghesia arcense e proprietario di una splendida villa a Prabi (ora sede di un istituto scolastico): egli ne finanzia le messe e riporta lo stabile a migliori condizioni.

 

L'uso si prolunga fino al 1950, dopo di che l'eremo cade in uno stato di abbandono pressoché totale fino all'acquisto da parte del Comune di Arco, attuale proprietario, e all'intervento di radicale restauro a cura della Provincia Autonoma di Trento, che ha portato alla luce i bellissimi affreschi dedicati all'Ultima cena e alle Storie della vita di San Paolo (all'interno) e alle Figure con gli scudi (che ricordano il castello di Sabbionara), che si trovavano sotto un affresco realizzato in tempo successivo con una Madonna con Bambino, S. Cristoforo e S.Paolo, ora traslato più a nord sulla parete rispetto alla posizione originale, per consentire la visione di entrambi.

 

Anche nell'eremo di San Paolo, come ovunque nelle chiese minori, sono presenti numerose iscrizioni di vario interesse: le più antiche nell'eremo risalgono al Quattrocento, fra cui l'annotazione del 1460 del passaggio di Baldessare conte di Thun, marito di Filippa d'Arco (sorella di Francesco, il nonno di Nicolò d'Arco). Testimoninaze dell'Eremo si trovano poi negli scritti di Rainer Maria Rilke, che in una lettera a Mathilde N. Goudstikker descrive l'eremo e la vista sulla valle in fiore.

 

Informazioni: L'esterno dell'Eremo è sempre accessibile; l'interno è di norma chiuso. L'eremo viene aperto in occasione di visite guidate (solitamente in primavera ed autunno); può essere aperto su richiesta per scolaresche e comitive, ma le visite sono consentite solo accompagnate da sorveglianza. per informazioni: Ufficio Attività Culturali del Comune di Arco: 0464/583608

Fonte: comune.arco.tn.it

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By Admin (from 11/01/2011 @ 12:00:53, in ro - Stiinta si Societate, read 1787 times)

 Teama de Apocalipsa, acel cumplit „sfarsit al lumii” despre care vorbesc, de mii de ani, traditiile umanitatii, l-a insotit pe om de-a lungul vremii. Despre ea vorbeau vechii preoti babilonieni, scrutand cu ingrijorare cerul, in cautarea unor „semne prevestitoare”, in venirea ei credeau esenienii de la Marea Moarta, de spaima ei milioane de oameni se inghesuiau prin biserici, inainte de venirea anului 1000, asteptand sa auda trambitele ceresti. Este clar ca, mai devreme sau mai tarziu, o catastrofa planetara se va produce, asa cum s-a intamplat de multe ori in istoria Terrei, cel mai recent acum 13.000 de ani, cand „sabia Apocalipsei” a fost o cometa...

Oamenii de stiinta sunt de parere ca acum treisprezece milenii, in epoca de piatra, o cometa de mari dimensiuni a explodat deasupra emisferei nordice a Pamantului, generand o jerba uriasa de „mingi de foc”, care au incendiat hectare de paduri, in aceasta zona a planetei. Din cauza incendiilor, populatii intregi, aflate la nivelul epocii de piatra, au fost distruse, producandu-se totodata extinctia mamutilor, dar si a altor specii de mamifere.

Acest cataclism a dus, de asemenea, la o racire accentuata a climei, care a durat peste o mie de ani (interval de timp cunoscut ca „perioada Younger-Dryas”) si a franat serios dezvoltarea primelor civilizatii umane care apareau in Europa si in Asia. „Aceasta cometa a provocat un soc care a zguduit Pamantul”, spune geofizicianul american Allan West.

„Avand aproape 3 kilometri in diametru, ea s-a fragmentat chiar inainte de impactul cu solul. S-a declansat o serie de explozii, fiecare dintre ele de puterea mai multor bombe atomice, care au transformat planeta intr-un infern. Cea mai mare parte a emisferei nordice trebuie sa fi fost cuprinsa de flacari.”

Ziua cand pe Pamant a „nins” cu diamante

Aceasta ipoteza a fost lansata la recenta intrunire a Uniunii Geofizice Americane, desfasurata la Acapulco, in Mexic si se bazeaza pe descoperirea a unui strat microscopic de diamante, in 26 de situri diferite din Europa, Canada si Statele Unite. Diamantele par sa fie ramasitele unei comete gigantice, foarte bogata in carbon, care s-a sfaramat in atmosfera, acum 12.900 de ani. Presiunea imensa si caldura generata de fragmentele de cometa cazute pe Pamant au transformat carbonul in pulbere de diamante.

„Unda de soc a fost extraordinar de puternica iar caldura generata a incendiat instantaneu blana animalelor, dar si vesmintele, croite tot din blana sau din piele, ale oamenilor primitivi. Nesfarsitele paduri si tundre din emisfera nordica au fost cuprinse de foc. Marile mamifere erbivore, in primul rand mamutii, care nu au fost ucisi de impactul initial, au murit ulterior, din cauza ca au ramas fara hrana. Doar animalele carnivore, si implicit omul, care au avut astfel hrana din belsug, au putut supravietui dezastrului”.

 Dovezile arheologice adunate in ultimele doua decenii sugerau ca primele culturi ale epocii de piatra suferisera, in aceasta perioada, un regres evident, dar pana acum nimeni nu stia ce anume il provocase. De asemenea, nu se cunostea ce determinase disparitia populatiilor americane de vanatori, descendenti din vanatorii-culegatori care migrasera in America de Nord venind din Asia. Acesti oameni erau printre cei mai priceputi vanatori de pe Terra, fauritori ai unor unelte perfectionate, cu ajutorul carora vanau mamuti. „Se credea pana acum ca disparitia lor s-a datorat schimbarilor climatice, dar acum suntem convinsi ca am aflat adevarul: acesti primi americani au fost ucisi de o cometa”, spune James Kennett, de la Universitatea Santa Barbara, California.

GABRIEL TUDOR - magazin.ro

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By Admin (from 12/01/2011 @ 08:00:31, in ro - Stiinta si Societate, read 1362 times)

 Nu de putine ori, informatii stiintifice de ultima ora, preluate din mass-media, ne ajuta sa tinem cumva pasul cu un nivel mediu de cultura generala. Oare chiar asa sa fie? Din pacate, la fel de frecvent suntem pusi in dificultate cand trebuie sa explicam probleme aparent banale, preluate din viata cotidiana, pe care un elev de gimnaziu le poate explica. Sa vedem de pilda ce stim despre ploi!

De ce norii de furtuna sunt negri, si nu albi? De fapt, aici am putea vorbi despre un fals paradox: norii respectivi sunt albi, dar noi ii vedem negri. Si ii vedem asa, pentru ca ii privim de jos in sus. Vazuti de deasupra, ei au culoarea alba, ca toti norii. Ar trebui sa plonjam in interiorul lor, ca sa vedem cum stau lucrurile cu bizara schimbare de culori.

Un nor este format din picaturi fine de apa si cristale de gheata, raspandite intr-o masa mare de aer. Lumina soarelui, coborand in linie dreapta catre sol, se loveste de aceste obstacole care o disperseaza in toate directiile. Asadar, daca norii de furtuna par a fi negri este pentru ca grosimea lor e atat de mare, incat aproape toata lumina ajunge sa fie dispersata, inainte sa-i poata traversa. Aceste formatiuni arata uneori ca niste adevarati monstri, de peste 15 kilometri grosime: misiune imposibila pentru lumina care incearca sa-i strabata...

Ar putea sa ne cada norii in cap? Un raspuns simplu si simplist ar fi ca ei sunt atat de usori, incat plutesc pe aripile vantului. Totusi, nu e chiar asa. Un mic cumulus (alb, cu baza plata si cu varful rotunjit) de 500 m largime si 100 m inaltime contine circa 25 tone de apa, cam cat greutatea a patru elefanti adulti. Cat despre cei mai masivi, pot atinge chiar un milion de tone. Problema este ca norii nu sunt mase compacte, asa cum mentionam si mai sus.

De fapt, un nor e pur si simplu o zona in care conditiile de temperatura si de presiune sunt mai favorabile prezentei apei lichide, decat a celei sub forma de vapori. De ce picaturile si cristalele, mai grele decat aerul, nu plonjeaza asupra noastra? Ar face-o, daca interiorul norului nu ar fi agitat, traversat de curenti de aer ascendenti, care contracareaza caderea particulelor respective si cateodata le expediaza spre exterior, unde revin la starea de vapori.

E un circuit perpetuu: unele picaturi se formeaza, altele dispar. Doar cand curentii de aer slabesc, majoritatea picaturilor cad, multe devenind vapori inainte sa atinga solul. Astfel, norul se subtiaza si dispare.

„Calculatorul de ploaie” reprezinta o realizare insolita a fizicianului canadian Doug Craiven, program care poate arata cand ne udam mai mult, daca ploaia ne-a prins descoperiti: cand mergem la pas sau cand alergam. Sigur ca suntem tentati sa luam  doua varianta drept valabila suta la suta. Depinde insa de multi factori: orientarea ploii, statura persoanei, forta aversei, unghiul de inchinatie al corpului celui fugarit de ploaie etc.

Daca, de exemplu, ploaia cade vertical, e cazul s-o stergem cat mai repede la adapost, pe cand daca ne bate si un vant din spate, mai bine ar fi sa avem o viteza egala cu a acestuia. Cel putin, asa ne sfatuieste calculatorul. Dar un dus natural e floare la ureche pe langa un fulger, desi omul are mai multe sanse sa supravietuiasca unui asemenea fenomen, comparativ cu o bovina. Caci fulgerul nu loveste neaparat direct. Cand atinge mai intai solul, prin acesta se propaga un curent electric, pe zeci de metri.

Presupunand ca are ambele fiinte in vizor, va patrunde in corp printr-un picior si va iesi prin altul, pentru a se intoarce in pamant. Sansa omului vine din pozitia bipeda, astfel ca electricitatea nu va urca mai sus de bazin, pe cand la bovina va parcurge intregul corp, de obicei scotand inima din functiune. Prin urmare, sa luam aminte la ce se intampla si deasupra noastra, fiindca niciodata nu se stie cum sunt „aranjate” ploile.

Autor: ADRIAN-NICOLAE POPESCU - magazin.ro

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