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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 09/02/2011 @ 08:00:50, in it - Osservatorio Globale, read 1428 times)

I sostenitori della deregulation e della liberalizzazione a oltranza considerano i tagli allo Stato sociale l’unica strada possibile per arrivare a un’economia più efficiente e che produca posti di lavoro, scrive Gurutz Jáuregui, professore di diritto costituzionale all’Università dei Paesi Baschi. Il pensiero unico neoliberale vuole imporre, con una buona dose di determinismo, questa soluzione a tutti, come se fosse scientificamente inevitabile. Ma non è così: queste scelte economiche sono dettate da organizzazioni internazionali, come la Banca mondiale o l’Ocse, che obbediscono agli interessi del capitale finanziario e che non hanno un’investitura democratica.

 

Esistono, in teoria, due grandi risposte o soluzioni alla crisi dello Stato sociale. La prima è il rafforzamento e il miglioramento dei servizi. La seconda, la diminuzione forzata delle domande e delle necessità sociali dei cittadini. Stando ai dati degli ultimi anni, e come conseguenza del trionfo generalizzato del neoconservatorismo, è chiaro che la grande maggioranza dei governi dei paesi sviluppati ha optato, con maggiore o minore intensità, per la seconda soluzione. Si tratta di un’alternativa che ha come obiettivo l’indebolimento, se non lo smantellamento puro e semplice, delle conquiste sociali ottenute negli anni scorsi.

 

Se si tralasciano alcune sfumature fra due versioni – una conservatrice tradizionale e l’altra più ultraliberale –, i difensori dello smantellamento dello Stato sociale difendono le loro posizioni basandosi su due ragioni fondamentali.

 

La prima, di ordine economico, insiste sul sovraccarico prodotto nella domanda economica. La seconda, di ordine politico, sottolinea i fattori di ingovernabilità che derivano da questo sovraccarico imposto allo Stato. La soluzione consiste, quindi, nello “scaricare” lo Stato di questo pesante onere che gli impedisce di funzionare. Di qui la necessità di deregolamentare e liberalizzare alcune funzioni che sino a oggi erano state svolte dallo Stato stesso. Una liberalizzazione che riguarda non solo alcune attività economiche ma anche, e soprattutto, la politica sociale (sanità, occupazione, pensioni, eccetera).

 

Secondo queste tesi, lo snellimento e il conseguente passaggio dell’attività economica dello Stato verso settori privati provocherebbe quella che potremmo definire “la sindrome del conto della lattaia”. Avrebbe inizio una ripresa economica, questa darebbe luogo a una maggiore crescita, questa maggiore crescita faciliterebbe la riduzione della disoccupazione, la riduzione della disoccupazione migliorerebbe il livello di benessere dei cittadini, questo livello di benessere farebbe aumentare il consumo, eccetera. Come ha sostenuto il 22 febbraio scorso Rodrigo Rato, ministro dell’Economia e secondo vicepresidente del governo spagnolo, nel presentare il Piano di liberalizzazione e di impulso dell’attività economica approvato dal suo gabinetto, questo è non solo “l’unica risposta possibile alla convergenza europea”, ma anche l’unica via per “arrivare a un’economia più efficiente e con maggiore capacità di creare lavoro”. Sottolineo la parola unica perché è questo il termine magico che, in forma più assillante, continuano a ripeterci negli ultimi tempi.

 

Se già di per sé appare discutibile che vogliano imporci l’idea dell’esistenza di un pensiero unico, molto più grave mi sembra la spaventosa dose di determinismo che accompagna quest’idea, fino al punto di considerarla come qualcosa di assolutamente inevitabile. L’attuale epoca del pensiero unico risulterebbe del tutto estranea alla volontà umana, così come lo furono a suo tempo l’era della glaciazione o lo stesso Big Bang dell’universo.

 

Istituzioni non neutrali e non democratiche

Nulla di più lontano dalla realtà. Gli attuali processi di liberalizzazione vengono incoraggiati sostanzialmente da determinate istituzioni economiche e finanziarie internazionali, come la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale, il Gatt e l’Ocse, a livello globale, da istituzioni comunitarie a livello europeo e da governi con ideologie e interessi molto concreti nell’ambito dei diversi paesi. Che io sappia, nessuna di queste istituzioni è neutrale. Inoltre, ed eccettuato il caso dei governi dei diversi paesi, praticamente nessuna di queste istituzioni sovranazionali sarebbe in grado di superare l’esame della soglia minima di democrazia che si richiede a qualsiasi istituzione pubblica che, teoricamente, veglia sugli interessi dei cittadini.

 

In effetti, i loro membri non sono stati eletti dai cittadini e la loro attività non è sottomessa al benché minimo controllo da parte delle istituzioni democratiche. Bisogna anche aggiungere che l’adozione di certe decisioni di carattere economico o tecnico esige alcune conoscenze, che si possono acquisire soltanto con la formazione e la preparazione tecnica di quadri di cui dispongono solo queste istituzioni.

 

Ebbene, la specializzazione tecnica di questi organismi, da un lato, e la mancanza di controllo di molte delle loro attività, dall’altro, hanno avuto come conseguenza il radicamento di un’idea chiarissima: o loro, o il caos.

 

Secondo questi organismi, l’economia ha le sue regole, le cose sono come sono e, quindi, non esiste alcuna alternativa possibile alle misure e alle politiche da essi adottate. Il risultato è davanti agli occhi di tutti: risanamento duro, precarizzazione del lavoro eccetera.

Più avanzati che mai, più poveri che mai

Vaccinati come siamo contro ogni sorta di determinismo – economico o tecnico, marxista o capitalista – ci sembra evidente che questa presunta alternativa unica non cela criteri scientifici bensì interessi politici ed economici. Dietro questa apparente razionalità scientifica si nascondono obiettivi inconfessabili.

 

Basti vedere gli effetti che sta provocando la politica degli attuali capitani del neoliberalismo: concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, espansione crescente della precarizzazione del lavoro, aumento o, quanto meno, non riduzione della disoccupazione, emarginazione o esclusione sociale, espulsione degli immigrati, una disuguaglianza sempre maggiore nella distribuzione della rendita eccetera.

 

È certamente difficile riconoscere la validità di una politica che sta generando un mondo sempre più ingovernabile, nel quale non solo i cittadini dei paesi del Terzo mondo ma persino quelli dei paesi sviluppati diventano sempre più poveri. Mi si potrebbe obiettare che la situazione che ho appena illustrato è puramente congiunturale. Che bisogna stringere la cinghia per poter superare la crisi. Che bisogna sacrificarsi per il bene degli altri. Si tratta di un argomento ingannevole che mi ricorda, inevitabilmente, la famosa massima “Si vis pacem, para bellum” [Se vuoi la pace, prepara la guerra].

 

Così come la pace non si ottiene con la guerra, neppure la giustizia si ottiene con maggiori ingiustizie e maggiore disuguaglianza.

 

Vorrei che qualcuno fosse capace di spiegarmi come è possibile che un maggiore sviluppo tecnico e una maggiore crescita economica generino in termini assoluti una maggiore povertà. Se tutti risultiamo perdenti, sarebbe stato più logico rimanere come stavamo. Il problema che si cerca accuratamente di nascondere è che non tutti sono perdenti. All’interno di questa enorme maggioranza, sempre più estesa, di perdenti, ci sono alcuni vincitori. Alcuni vincitori che non sono mai stati così pochi e non hanno mai vinto tanto come oggi. Sono le grandi imprese multinazionali, il capitale finanziario e speculativo; insomma, i nuovi padroni del mondo.

 

Sono loro che, d’accordo con le istituzioni economiche internazionali, hanno diffuso la tesi che non esista alternativa alla situazione attuale. Tornando all’argomento iniziale, è sbagliata l’idea che la riduzione dello Stato alla sua espressione minima costituisca una necessità dettata da esigenze economiche. La difesa dello Stato minimo non sottende, almeno nella sostanza, ragioni di razionalità economica, bensì fattori di potere e dominio. Uno Stato forte – utilizzo il termine Stato nel senso di un potere politico democratico forte, quale che sia la forma istituzionale adottata – rappresenta un intralcio, un ostacolo fondamentale allo sviluppo delle grandi corporazioni finanziarie ed economiche. Per queste corporazioni, l’ideale sarebbe la scomparsa pura e semplice dello Stato, del potere politico, che tuttavia non risponde fino in fondo ai loro interessi. Tali organizzazioni, infatti, hanno bisogno di una legittimazione che dia alla loro attività una vernice formalmente pubblica, un’apparenza di legittimità pubblica, e a questo provvede lo Stato. La presenza dello Stato è consustanziale al neoliberalismo, perché esercita una funzione cruciale come induttore e sostenitore dei suoi interessi da una posizione di relativa autonomia.

 

La soluzione consiste, perciò, nel disporre sì di uno Stato, ma di uno Stato minimo che, per usare un’espressione di Robert Nozick, uno dei grandi guru del neoliberalismo, resti “limitato alle strette funzioni di difesa contro la violenza, il furto, la frode, il mancato adempimento dei contratti eccetera (...). Qualsiasi altro Stato più ampio violerebbe i diritti delle persone e appare ingiustificato”.

Autore: Gurutz Jauregue - Traduzione: A.M.

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Aceasta este versiunea Oficiala lansata Online pe YouTube a documentarului "Zeitgeist: Mergind Inainte" regizat de Peter Joseph. (cu 30 de subtitrari disponibile!)

Pe 15 ianuarie 2011, "Zeitgeist: Moving Forward" a fost lansat in teatre si cinematografe pline in 60 de tari, 31 de limbi, 295 orase si 341 locuri de desfasurare. Acest documentar a reprezentat cea mai mare lansare de film non-profit si independent din intreaga istorie.

Aceasta este o lucrare necomerciala si este disponibila online pentru vizionare gratuita, fara restrictii in ceea ce priveste incarcarea / descarcarea / publicarea / dirijarea prin legaturi - atita timp cit nu exista un schimb de bani.

Gratuit, un Torrent DVD pentru cele 2 ore si 42 de minute de film in 30 de limbi este, de asemenea, pus la dispozitie prin intermediul site-ul principal (vezi link mai jos), cu instructiuni despre cum se poate descarca si copia singuri filmul pe DVD. Toate celelalte documentare ale lui Peter Joseph sint disponibile gratuit in acest format.

Website:
http://www.zeitgeistmovingforward.com
http://www.zeitgeistmovie.com

Release Map:
http://zeitgeistmovingforward.com/zmap

$5 DVD: 
http://zeitgeistmovingforward.com/dvd

Miscarea Zeitgeist:
http://www.thezeitgeistmovement.com

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By Admin (from 09/02/2011 @ 10:00:55, in en - Science and Society, read 1302 times)

... CONTINUES.

  1. 12. Read books. No explanation needed.
  2. 13. Get in the sun. Superman was completely re-energized when he flew out to space and soaked in some rays and you can do the same right outside your front door (if you live in a constantly dreary place, my apologies). The sun feels amazing: your entire body will be coursing with warmth and life.

  1. 14. Help others. I’ll just give you a plethora of reasons why this is a MUST
    • Helping people has a ripple effect. If you help someone they will feel more obliged to help someone else, and so on. Pay it forward
    • You grow by giving and helping others. It can change you in ways you never expected
    • Your relationship with that person will become stronger
    • It’s the most fulfilling thing you can do on this planet. It not only feels amazing physically, you also feel like a good person
    • You might be able to call in a favor later when you need some help
    • Karma (if you believe in it)
    • Because there are more people in this world than just you

  2. 15. Set aside a specific time to worry each day. Ponder all of your problems and anxieties during that time so that they will not distract you during work or moments of pleasure. This way you can be extremely efficient with your time and avoid focusing on negative things as much as possible. If you get all of your worry out of the way and have the mental fortitude to keep from reverting back to them, you will be much happier on the daily.
  1. 16. Be honest at all times. Lies lead to nothing but trouble. Being known as trustworthy is an excellent trait to maintain and essential to having integrity.
  2. 17. Sleep less. Fully adjusting to a new sleep cycle can take up to 21 days so don’t give up if you feel tired after switching to 5-hour nights. The “required” 8 hour/night is for normal people. If you’re reading THIS article on THIS site, you are not normal. So figure out how much sleep YOU really need and adjust accordingly. As enjoyable as sleep is, waking existence is much more fulfilling and efficient. IF this really sparks your interest, check out alternate sleep cycles with which you can be fine off of 2 hours of sleep per day.
  3. For an in-depth resource about the benefits of sleep on our mental, physical and emotional health, please visit and read the following resource. It's quite a bit different than the other articles you see on the web about this topic. Sleep Benefits: 20 Incredible Benefits Of Sleep That Make You Superhuman Source: nestmaven.com
  4. 18. Read “Bringers of Light” and “Conversations with God” by Neale Donald Walsch.These books will help you decide what you want to do in this life and how to get to that point. They will also profoundly change the way you look at the purpose of existence. Read them!
  5. 19. Figure out what your goals and dreams are. So many people wander aimlessly through life simply go for whatever small thing they want moment by moment. Instead, decide what your perfect life consists of and begin to put the steps in motion to reach that place. The most satisfying thing in the world (yes, better than sex, much better) is overcoming a challenge and reaching a goal. We are the happiest when we are growing and working towards something better.
  6. 20. Start your day off right. Wake up and set aside an hour for personal development activities (meditation, self-introspection, observing nature, etc.) Do the things that make you feel blissful, optimistic and empowered so that you can set a positive tone for your day. I guarantee that once you start doing this, your days will be more enjoyable and fulfilling. Today is going to be the best day of your life. Duh.

TO BE CONTINUED ...

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By Admin (from 09/02/2011 @ 12:00:12, in ro - Stiinta si Societate, read 1310 times)

 In tarile dezvoltate ale lumii, cancerul este responsabil pentru mai bine de un sfert din totalul deceselor. Tratamentele conventionale - chimioterapia sau radioterapia - dau rezultate acceptabile, mai ales in primele faze ale bolii, dar produc si ravagii in organism, dat fiind faptul ca, pe langa celulele canceroase, sunt distruse si celule sanatoase. In momentul de fata, stiinta cauta sa dezvolte o armata de agenti microscopici, capabili sa distruga celulele bolnave fara a face „victime colaterale”: virusii anti-tumori.

Punerea virusilor sa lupte contra celulelor canceroase nu este o idee noua. La inceputul secolului XX, doctorii au inceput sa observe ca tumorile pacientilor aveau tendinta sa regresese atunci cand acestia contractau o boala virala. Dar sa se incerce inocularea de virusi intr-un organism deja slabit era o perspectiva riscanta. Mult mai tarziu, prin 1956, cercetatorii britanici au efectuat o experienta revolutionara: au introdus deliberat un adenovirus - virus responsabil de banalele raceli - in corpurile a treizeci de paciente bolnave de cancer cervical.

Rezultatul a fost ca tumorile au inceput sa stagneze si chiar sa-si reduca dimensiunile, dar odata ce virusul a fost eliminat, ele au inceput sa creasca din nou. Atunci cand un virus intalneste o celula pe care o poate infecta, isi injecteaza propriul material genetic, reusind sa sparga membrana celulei si prin urmare sa o distruga. Procesul se poate repeta la nesfarsit, un singur virus fiind capabil sa distruga nenumarate celule. Indata ce intrusii sunt descoperiti si identificati, sistemul imunitar reactioneaza prin cresterea temperaturii corporale, pentru a incetini procesele celulare si prin trimiterea de celule albe, destinate eliminarii virusilor.

Un posibil vaccin, in mai putin de un deceniu?

 Progresele inregistrate in tehnicile de manipulare a virusilor, in ultimii ani, le permit savantilor sa transforme virusi din agenti de distrugere in instrumente utile sanatatii. Terapia genica apeleaza la virusi special produsi, care nu se pot multiplica, in schimb au o actiune distrugatoare pentru celulele canceroase. Problema este insa ca terapia este valabila doar o data, fiindca organismul recunoaste apoi virusii si ii distruge.

Din aceasta cauza, oamenii de stiinta apeleaza la imunosupresoare, pentru a incetini reactia sistemului imunitar. Savantii au folosit un adenovirus modificat pentru a inocula o gena numita „p53” in tumorile pulmonare ale mai multor voluntari. La 18 dintre cei 25 de bolnavi testati, virusul a reusit reducerea sau chiar stoparea cresterii tumorii! Studiile de laborator au demonstrat ca in acest caz, spre deosebire de terapiile clasice, moare o singura celula sanatoasa la 10.000 de celule maligne distruse!

Urmatorul pas, pe care cercetatorii sunt convinsi ca-l vor face in mai putin de un deceniu, va fi construirea unor virusi „antrenati” sa infecteze si sa distruga doar celulele canceroase. Simultan, virusii vor fi dotati cu o zestre genetica destinata sa imbunatateasca raspunsul sistemului imunitar; va fi, daca vreti, un fel de vaccin „anti-cancer” asteptat de atatea generatii...

Gabriel TUDOR - magazin.ro

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By Admin (from 10/02/2011 @ 08:00:50, in it - Scienze e Societa, read 1758 times)

Dopo il panico suscitato negli anni 90 dall’epidemia di BSE, l’Encefalopatia Spongiforme Bovina, del prione non si è più parlato. Ma i ricercatori hanno continuato il loro lavoro, uno di essi è il prof. Aguzzi.

 

Adriano Aguzzi, professore e direttore dell’Istituto di Neuropatologia all’università di Zurigo, non ha mai smesso di occuparsi di BSE scoprendo che il comportamento di questo agente infettivo non convenzionale è simile a quello riscontrato in malattie più comuni quali l’Alzheimer e il morbo di Parkinson.

 

Lei professor Adriano Aguzzi è considerato uno dei maggiori specialisti mondiali di BSE e per questa sua competenza qui in Svizzera è stato anche soprannominato mister Prione, dal nome appunto della particella responsabile della malattia. Potrebbe spiegarci cosa sono i prioni e come si comportano?

 

Si tratta di una malattia infettiva e chiaramente le malattie da prioni possono essere trasmesse da un uomo all’altro ma anche da un animale all’altro. Però il prione è strano perché, mentre in tutte le malattie infettive che conosciamo l’agente infettivo contiene degli acidi nucleici, cioè il DNA, l’RNA -ovvero il materiale genetico che contiene l’informazione che codifica, per le proteine, la struttura dell’agente infettivo stesso-, il prione sembra esserne privo.

Lo si sapeva già dagli anni 70 e questo era un paradosso che metteva in imbarazzo le nostre conoscenze della biologia molecolare, perché il dogma della biologia molecolare è che gli acidi nucleici devono necessariamente essere a monte delle proteine, sono in un certo senso il piano regolatore che permette la produzione delle proteine.

 

Negli anni passati la BSE ha prodotto una sorta di isteria mediatica ma da parecchi anni non si sente più parlare né del morbo della mucca pazza, e nemmeno del contagio e delle conseguenze di questa malattia tra gli umani. Un silenzio di cui sono responsabili i media oppure l’emergenza è davvero rientrata?

 

Non c’è dubbio che i casi di BSE tra le mucche sono diventati molto rari e ciò dipende anche dal fatto che gli scienziati hanno capito molto rapidamente che si trattava di una malattia da prioni e che il prione non poteva essere disinfettato attraverso metodi convenzionali, proprio perché i metodi di sterilizzazione convenzionali contro i virus e contro i batteri mirano a disintegrare gli acidi nucleici e il prione, non avendone, è impervio a questi metodi.

Inoltre in capo a pochissimi anni si è riusciti a individuare anche le vie di trasmissione della malattia che erano soprattutto le farine animali -cioè la produzione di mangimi a partire da scarti di macelleria- e una volta vietate, si è riusciti a eliminare la BSE. Quindi io rivendico che il controllo della BSE è stato un grande successo della biologia molecolare odierna e si può dire che la scienza del prione è stata un po’ una vittima di sé stessa, cioè ha avuto un tale successo che per fortuna ora non se ne parla più.

 

 A quanto risale l’ultimo caso di BSE qui in Svizzera?

Bisogna dire che la BSE esiste in due forme, una contagiosa - quella che ha provocato la crisi- e una sporadica. Cioè in ogni popolazione di bovini e anche in ogni popolazione umana, raramente compaiono degli episodi di malattie da prioni.

Nell’uomo questa si chiama malattia di Creutzefeldt-Jacob ed ha un’incidenza di circa un caso per un milione di abitanti per anno, per cui in Svizzera si vedono tra 7 e 10 - talvolta fino a 15 - casi all’anno. E dal momento che il mio istituto ospita il centro nazionale di riferimento per le malattie da prioni vediamo tutti i casi sospetti di malattia di Creutzefeldt-Jacob in Svizzera.

E nei bovini anche. Non lo si sapeva però adesso con l’esperienza e i test che sono stati fatti si vede che ancora oggi nonostante la BSE epidemica sia stata debellata, continuano a registrarsi casi, molto rari e sporadici, di mucche che si ammalano di BSE.

La spiegazione è che la proteina prionica può assemblarsi spontaneamente in un prione patologico, molto raramente, un caso su un milione ogni anno, però questo può succedere per motivi del tutto stocastici. E in questo senso si può dire che la BSE come la malattia di Creutzefeldt-Jacob non sarà mai possibile debellarla completamente, l’importante però è bloccare la catena di trasmissione in maniera che questa non si amplifichi nella popolazione bersaglio.

 

Quanto è pericolosa la malattia di Creutzefeldt-Jacob e quanto è grande il rischio della sua diffusione?

 

Si tratta di una malattia orribile in cui si perdono completamente le capacità cognitive in capo a pochi mesi e al momento continua a essere invariabilmente letale. Quindi è un morbo estremamente pericoloso che oltretutto è anche infettivo.

Anche qui a Zurigo negli anni 70 sono successi dei casi di trasmissione quando ancora non si capiva esattamente come questa malattia fosse trasmessa. Sono state fatte delle operazioni neurochirurgiche e i ferri sono stati poi sterilizzati in modo convenzionale e usati su altri pazienti che hanno contratto la malattia.

Per cui il rischio di trasmissione attraverso manipolazioni chirurgiche effettivamente c’è e di queste cose bisogna essere al corrente e bisogna prendere i provvedimenti appropriati come ad esempio la quarantennizzazione degli strumenti chirurgici.

 

Esistono oggi strumenti diagnostici in grado di individuare rapidamente la presenza della particella infetta?

 

Bisogna capire che la biologia molecolare degli ultimi 40 anni è stata prevalentemente una scienza degli acidi nucleici invece l’identificazione di proteine specifiche non è così avanzata come l’identificazione di sequenze.

Grazie all’invenzione della PCR, la Polymerase Chain Reaction -un metodo potentissimo per amplificare sequenze di DNA- oggi è possibile determinare l’intera sequenza del genoma umano in capo a pochi giorni e con costi relativamente contenuti, però determinare la struttura di una proteina continua ad essere un rompicapo notevole e spesso non è neppure possibile.

Nel caso del prione questo è complicato dal problema addizionale che il prione esiste in due forme, una perfettamente normale che tutti noi abbiamo, cioè la PrPc ovvero la proteina prionica cellulare, e una chiamata misfolding che è una forma aggregata del prione cellulare ed è quella patologica.

La dimostrazione di proteine all’interno del corpo la si può fare attraverso anticorpi, -creando anticorpi in cavie o conigli- e questi anticorpi sono dei reagenti molto specifici che possono essere utilizzati per dimostrare la presenza della proteina. Il problema però è che nel caso del prione la proteina normale e la proteina prionica patologica, che è l’unica veramente infettiva, hanno una struttura estremamente simili per cui è stato molto difficile identificare anticorpi che discriminano tra le due.

Per tutti questi motivi, la diagnostica si può fare e anche a tempi brevi però la sensitività lascia ancora a desiderare e non è certo ai livelli della sensitività di metodi basati sulla PCR degli acidi nucleici. E ancora oggi per esempio nel campo delle trasfusioni non è possibile identificare l’agente infettivo in un’unità di sangue con sensitività sufficiente per poter dire questa unità è sicuramente esente da prioni.

 

Lei professor Aguzzi si occupa solamente dei prioni oppure le sue ricerche spaziano anche in altri campi?

 

I prioni mi hanno affascinato ormai da tanti anni e sono dell’avviso che volendo fare qualcosa di veramente importante in ricerca non si può saltare di palo in frasca, bisogna occuparsi di un territorio e andare a studiare le cose veramente a fondo, per cui sono rimasto fedele ai prioni anche quando questi non erano più un’emergenza sanitaria e non erano più un argomento di attualità mediatica.

Quindi io e il mio gruppo continuiamo ad occuparci di prioni però nel frattempo ci siamo resi conto che malattie molto più comuni si basano su principi molto simili. Il morbo di Alzheimer ma anche il morbo di Parkinson e altre malattie ancora come ad esempio il diabete di tipo 2, si basano sull’aggregazione e sul folding sbagliato di proteine in strutture che assomigliano molto alla proteina prionica patologica.

E una delle cose che facciamo adesso è cercare di capire se è possibile estrarre i principi che abbiamo imparato studiando le malattie prioniche e applicarli a queste malattie. E questo è un po’ un allargamento dello scopo di lavoro del mio istituto.

Autore: Paola Beltrame - Fonte: swissinfo.ch - Zurigo

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By Admin (from 10/02/2011 @ 10:00:19, in en - Science and Society, read 1511 times)

... CONTINUES.

21. Utilize ‘The Burning Method.’ Whenever a fear or worry or complaint comes to mind, close your eyes and imagine writing down the thought on a piece of paper. Then proceed to light the paper and fire and watch it disintegrate. Even better, actually write it down and burn it. You won’t have any problem ridding your mind of the thought after doing this.

  1. 22. Travel. Anyone who has ever gone anywhere will tell you that traveling is one of the most exciting and life-changing activities that you can do. Observing a different culture will expand your mind while making you further appreciate the life you already live. This goes back to becoming an explorer: this world is your jungle so go explore! Who knows, maybe you’ll find a place you love so much that you decide to move. Imagine the positive repercussions a new environment could have on your life.
  2. 23.The Rubber Band Method This is the third and final way to rid yourself of negative thoughts (hopefully by now you have figured out that this is very important!). Place a rubber band around your wrist and snap it against your skin anytime a negative thought finds its way into your head. This classical conditioning technique associates a slight pain with negative thoughts like Pavlov associated food/salivation with the sound of a bell. Sounds a bit cruel at first but it only stings for a second, I promise. Plus the outcome, having only positive thoughts, far outweighs a little slap on the wrist here and there.
  3. 24. Learn to be unaffected by the words of others. Most people get very upset when they are called negative names by others, but there is a simple trick to overcoming this. Here it is:  If I went up to you and called you a fire hydrant, would you be upset? Of course not. Obviously you are not a fire hydrant, you are a human being. The same concept applies to when someone calls you something that you know you are not. They are foolish for saying such things, so why would you react with such anger? The only exception is when someone calls you something that is true! In this case, you should thank them for alerting you to a weakness, one that you can now work on changing.
  1. 25. Read “Zen and the Art of Happiness” by Chris Prentiss. This book will give you the knowledge and instruction to be happy at all times regardless of the circumstances. Yes, this sounds like an oversimplification of happiness, but I assure you that this book will change you in an amazing way.
  2. 26. Develop the ability to forgive. Forgiveness is something that most people fail miserably at even thought it’s so simple. Grudges only bring more misery to those who hold them and prevent good relations with the target. YOU makes mistakes all of the time so why not have mercy when other do? Remaining angry feels horrible while forgiving someone brings a refreshing sensation to the mind and healing to the relationship.
  3. 27. Be the person that makes others feel special. Be known for your kindness and sympathy.
  4. 28. Learn to lucid dream, or to realize when you are dreaming so that you can control your dreams. Sleep feels good, but its rather boring and unproductive. With lucid dreaming under your belt, night time can be even more exciting than when you are awake. You can do anything: fly, travel to other planets, party with a celebrity, get intimate with your dream boy/girl, etc. Many lucid dreams have also reported being able to speak directly with the subconscious during dreams by demanding to be taken to it after becoming lucid. For those that know a thing or two about your subconscious, that is a BIG deal.
  5. 29. Visualize daily. It has been said and proven time and time again that what you focus on is what you get. If you complain all of the time, you will run into more of the things you complain about. The same goes for good things like health, wealth and happiness. So spend some time in the morning imagining yourself achieving whatever it is that you currently desire. Focus is key in this exercise, so choose a quiet environment where you won’t be disturbed. If you’re having trouble focusing and continually find that your mind has wandered to something else, read about meditation in the following life tip. There is a lot more to this concept, so check out the full article on visualization and the law of attraction here.

TO BE CONTINUED ...

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By Admin (from 10/02/2011 @ 12:00:52, in ro - Observator Global, read 1656 times)

 Planeta Rosie a inflacarat mereu imaginatia oamenilor, unii dintre ei punand multa pasiune in elaborarea unor ipoteze, cu argumentele corespunzatoare, potrivit carora civilizatii necunoscute, dar incredibil de avansate, au populat candva aceasta planeta si au disparut in mod misterios. In asemenea conditii, nu pot exista argumente mai solide, decat eventualele constructii ramase in urma extinctiei respectivelor civilizatii. Si unii chiar le-au gasit!

Altii le-au... desenat, astfel incat sa demitizeze ideile considerate abracadabrante. Este si cazul ilustratorului american James Porto, care a extras din visele frumoase ale „pro-martienilor” imagini bizare, cunoscute de altfel pe tot globul pamantesc.

Fata Sfinxului adormit

Probabil marea majoritate a oamenilor a „vazut” in forma unui nor siluete de animale, fete umane si asa mai departe. De la o astfel de ipoteza a pornit si Porto, analizand confuziile optice generate de fotografii aeriene ale suprafetei martiene. Totusi, aici nu ar fi vorba decat despre iluzia creata de unghiul din care razele solare lumineaza anumite forme de relief. A ramas celebru cazul asa-numitului Sfinx de pe Marte. In anul 1976, sonda spatiala americana Viking, aflata pe o orbita in jurul Planetei Rosii, o explora cu o precizie neobisnuita in epoca.

Survoland sectorul Cydonia, o intinsa suprafata plana din emisfera nordica, „privirea” sondei a cazut pe o fata umana bine conturata, ce parea sa scruteze spatiul infinit. Imaginea este, intr-adevar, tulburatoare: conturul oval avea doi ochi, nas, gura, barbie, frunte. Dar, afirma cercetatorii, totul a fost un simplu joc de lumini si umbre. Imaginile surprinse in 1998 de Mars Global Surveyor, sub o lumina diferita si cu o rezolutie mult mai buna, arata celebrul Sfinx diluandu-se intr-o colina; sculptata si ea, insa de timp si de vanturile martiene.

3 kilometri de tuneluri

Cel putin la fel de stranie ca Sfinxul din Cydonia este o gigantica formatiune care nu a inflacarat doar imaginatia amatorilor de ipoteze neobisnuite, ci a cam pus in incurcatura o parte din cercetatorii implicati in studierea fotografiilor de pe Marte. La fel de bine, ele pot evoca uriasii viermi de nisip din ciclul SF „Dune”, al scriitorului Frank Herbert. Sa fie vorba insa despre apeducte? Sau poate despre tuneluri de metrou? Urmele respective sunt cu-adevarat capabile sa creeze controverse serioase.

Nici de aceasta data James Porto nu si-a potrivit imaginatia cu subiectul in sine, dar cercetatorii sunt de acord ca nu se poate vorbi nici despre tuneluri, ci despre un fel de albii sapate de un fluviu. Ramane de vazut daca era un fluviu de lava incandescenta sau - de ce nu? - chiar apa. Caci oamenii de stiinta sunt din ce in ce mai convinsi ca pe Marte, candva, a existat apa. Ceea ce, pe de alta parte, inseamna ca a existat si viata. Si, probabil, o civilizatie foarte avansata...

Piramida rosie

In stransa legatura cu misterioasa fata umana, nu departe de aceasta, tot in sectorul Cydonia si tot pe cliseele sondei Viking, apare o alta forma de relief interesanta: piramida numita D&M, dupa numele „descoperitorilor” sai - DiPietro si Molenaar. Acestia au vazut ceva bizar, suspect, in vecinatatea celor doua presupuse monumente. In consecinta, nu o colina obsinuita s-ar fi aflat acolo, ci o piramida cu cinci fete, construita de fiinte superioare.

Actualmente, ea nu ar mai putea fi comparata cu ilustratiile lui James Porto, deoarece se afla intr-o deplorabila stare de abandon. Dar senzationalul problemei nu se opreste aici. Foarte aproape de piramida, DiPietro si Molenaar au „descoperit” si ruinele unui oras si pe cele ale unei fortarete. Ceea ce inseamna ca - daca le-am da crezare celor doi - Cydonia (cel putin) va fi cunoscut o viata foarte intensa pe vremea martienilor!

ADRIAN-NICOLAE POPESCU - magazin.ro

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By Admin (from 11/02/2011 @ 08:00:31, in ro - Observator Global, read 1451 times)

 Posibilitatea ca un asteroid descoperit de curand sa poata ciocni Pamantul peste trei decenii este privita cu ingrijorare de catre NASA, releva un comunicat dat publicitatii la inceputul lunii ianuarie 2007, de catre Agentia Spatiala Americana. Obiectul, descoperit in cadrul programului Spaceguard Survey, ar putea reprezenta, se tem unii astronomi, o veritabila „arma apocaliptica”...

Asteroidul 99942 Apophis, numit initial 2004 MN4, are o lungime de circa 320 de metri si o greutate estimata la aproape 500 tone. Apartinand unui grup numit conventional „asteroizi Aten”, Apophis are o perioada orbitala in jurul Soarelui de 323 de zile, iar traiectoria sa se incruciseaza cu cea a Pamantului de doua ori, in timpul fiecarei rotatii circumsolare. Daca acest „bolovan cosmic” ar lovi planeta intr-o zona locuita, ar putea declansa o catastrofa de proportii, cu consecinte pe termen lung.

Apophis va face o prima „vizita” in 2029 cand, pe data de 13 aprilie, va trece foarte aproape de Terra, putand fi vazut cu ochiul liber, de la suprafata Pamantului. Atunci el se va afla la o altitudine de 35.000 kilometri, similara celei a satelitilor geostationari, situatie ce survine doar o data la 1300 de ani! Va fi totusi o vizita deloc periculoasa si care cu siguranta nu va avea urmari pentru omenire.

Dar aceasta „recunoastere” ar putea fi urmata, peste sapte ani, de o apropiere mult mai riscanta, intrucat, daca intra intr-o asa-numita „gaura de cheie” gravitationala, un punct care poate altera traiectoria asteroidului, este posibil ca Apophis sa loveasca Pamantul in 2036.

Pagubele produse ar putea fi considerabile

 Temerile savantilor sunt pe deplin justificate iar o fundatie stiintifica, in fruntea careia se afla fostul membru al expeditiilor Apollo, astronautul Russel Schweickart, a cerut deja Congresului si conducerii NASA sa ia masurile ce se impun pentru a evita un cataclism global. Schweickart a solicitat Agentiei Spatiale sa realizeze o analiza detaliata a situatiei si sa puna la punct un proiect vizand amplasarea unui emitator radio pe asteroid. Astfel, o eventuala apropiere periculoasa de Pamant a asteroidului ar putea fi detectata din timp si populatia din zonele vizate, evacuata. „Urmarirea asteroizilor de acest gen, indata ce am aflat de existenta lor, ca si stabilirea precisa a traiectoriei pe care o vor urma deja nu mai reprezinta chestiuni legate doar de stiinta, ci si de siguranta publica. Este o pregatire necesara pentru evitarea unui dezastru ce poate deveni oricand in viitor iminent. Caderea unui asteroid de asemenea proportii pe Terra ar face ca alte dezastre petrecute in ultimii ani, precum cele produse de tsunami-ul din Oceanul Indian sau de uraganele Rita si Katrina, sa para de-a dreptul minore”, crede Schweickart.

„Apophis este un obiect cosmic caruia ii monitorizam indeaproape evolutia dar deocamdata este prematur sa luam decizia de a trimite o sonda spatiala catre el”, spune Mary Cleave, administrator asociat al NASA. Totusi, specialistii Agentiei Spatiale nu exclud posibilitatea de a trimite o sonda de cercetare a asteroidului, vazand in aceasta initiativa o oportunitate unica de studiu a „obiectelor din apropierea Pamantului” (near-Earth objects), cu potential periculos pentru planeta noastra. Ideea nu ar fi noua, daca tinem seama ca anul trecut, sonda spatiala japoneza Hayabusha a asolizat pe un asteroid numit Itokawa, pentru a preleva mostre din el si a le aduce pe Pamant, cel mai devreme la finele acestui an.

Gabriel TUDOR - Magazin.ro

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By Admin (from 11/02/2011 @ 10:00:40, in en - Science and Society, read 2067 times)

... CONTINUES.

  1. 30. Meditate everyday for at least 20 minutes. In this modern world where everyone is so connected to everything else via cell phones, TV and internet, most people rarely enjoy the beauty of silence. The ability to quiet your mind and relax your body is an art and skill that everyone should develop. Simply sit somewhere, preferably in nature, and focus on your breathing or try to think about nothing. This is going to be extremely hard at first! You might find it boring or just plain impossible to think of nothing, but you will get better and you will learn to love it. Post-meditation, you will feel extremely clear headed and.. well, just plain wonderful. The only way to really understand this sensation is to try it.

  1. 31. Learn to control your mind. What kind of skilled human are you if you cannot even control your own thoughts? While the human mind is described as being a stream of consciousness, that does not mean you can’t decide where your stream flows. Techniques like meditation and the 3 ways to flush out negative thoughts will aid you immensely in learning to control your mind.
  2. 32. Learn to control your emotions. The only person that can make you unhappy is you! You are the one that decides to be affected by the words and actions of others. Realize this so that the next time you experience a negative emotion, you can find the strength within yourself to overcome it.
  3. 33. Take a class in speed reading. Books are full of information that can enhance your knowledge-base, vocabulary and yourself as a person. Speed reading is an easy way to get at this info faster so that you can have more time for other endeavors.
  4. 34. Relax! This one is for you work-o-holics out there (myself included). Yes, work is very important and productive but you need to take some time to chill out everyday or you are going to burn out faster than a candle with no oxygen. Additionally, you need to reward yourself for a job well done. What’s the use of doing all of that work if you can’t have a little fun from time to time anyways?
  1. 35. Work on making good first impressions. Practice a strong, firm handshake and the small talk that generally goes along with meeting someone for the first time. People won’t know what to think of you if you have nothing more to say beyond “My name is _______, nice to meet you.” Also make sure you remember names, as mentioned previously. Who knows, you may be going into business with or marrying this person you’re meeting for the first time if you make a good impression. Be sure and make an excellent one.
  2. 36. Learn to use your eyes to their full potential:
    • Make constant eye contact when in conversation. Looking away (especially down) is a sign of inferiority and unsureness. Instead, look at your conversation partner dead in the eyes and keep them locked on
    • Master the piercing stare. You know when someone looks at you and it feels like they can see into your soul? Well that’s not a hereditary characteristic, it just takes practice. Work on sharpening your gaze in the mirror. You’ll know you have it when it’s intimidating to continue looking at yourself
    • Master the one-eyebrow raise. This one isn’t necessary by any means, but hey, why not? Pick a brow to learn with and go look in a mirror. Raise both of your eyebrows but use your hand to hold down the brow that you want to stay down. This will probably feel very stupid at first but if you keep trying, you will eventually pin down the muscle you need to flex to get that one brow up
  3. 37. Be mysterious. Don’t let off everything about you and definitely leave out some major details. There is something both alluring and mesmerizing about someone that no one knows fully about. I’m not saying to confide in no one or to alienate yourself. Just think James Bond.

TO BE CONTINUED ...

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By Admin (from 11/02/2011 @ 12:00:18, in it - Scienze e Societa, read 1285 times)

Ogni cambiamento è stato immaginato, previsto, vagliato e analizzato così a fondo che quando finalmente si realizza ci sembra già vecchio. Ma lo sterminato elenco di scoperte scientifiche e tecnologiche redatto nel secolo scorso sta per esaurirsi. Il nuovo elenco è molto più breve. La scienza di ieri era piena di intuizioni di ciò che sarebbe accaduto, ma quella di oggi forse va più in fretta dei pronostici.

 

Quasi ogni giorno basta aprire il giornale o accendere la televisione per vivere un’esperienza sempre più comune: l’arrivo del futuro, ormai noiosamente familiare. Viviamo in un mondo iperanticipato, in cui quasi ogni cambiamento scientifico o tecnico, ogni tendenza sociale in evoluzione è stata già studiata, sermonizzata, romanzata e perfino parodiata in vignette e pubblicità prima ancora di manifestarsi.

 

In quest’ultimo batter d’occhio, abbiamo visto non solo la storia della clonazione di Dolly, ma anche le notizie sulle proposte di estendere e internazionalizzare le intercettazioni telefoniche e sulla diffusione della sorveglianza video nelle città. Tutte e tre vengono presentate mettendone bene in luce le sinistre implicazioni, discusse da molti anni. A quanto pare, i nostri futuri “io” replicanti non potranno parlare fra loro senza essere spiati e sorvegliati dagli altri replicanti, che certamente dovranno essere stati clonati più e più volte per tenere d’occhio, anche se con l’aiuto dei computer, tanti anni luce di registrazioni audio e video.

 

Quando ha scritto il saggio Scoperta del futuro, nel 1904, H.G. Wells ha compiuto un’impresa pionieristica. Nonostante ci fosse già un vasto patrimonio di speculazione e di narrativa futuristica, a quel tempo la maggior parte delle persone non aveva in mente un elenco di cose agghiaccianti e moralmente difficili che sarebbero successe o sarebbero state inventate e che bisognava soltanto aspettare. Alla fine dello stesso secolo, siamo talmente ben informati su ciò che sta per arrivare che a volte lo confondiamo con ciò che è già passato. La clonazione umana ha cominciato a essere descritta nei libri di divulgazione scientifica e nella fantascienza circa cinquant’anni fa.

 

C’è stato un particolare aumento dopo gli esperimenti sulla clonazione delle piante dei primi anni Sessanta. Ha costituito l’argomento di romanzi e racconti di fantascienza, compresi molti scritti da donne che esploravano la possibilità di società senza uomini, e un paio scritti da uomini che studiavano la possibilità di società senza donne. Uno dei primi commenti scherzosi su Dolly è stato quello della dottoressa Ursula Goodenough, una scienziata americana la quale ha detto che “tanto per cominciare, con la clonazione non ci sarà più alcun bisogno di uomini”.

 

Ciò illustra come il fenomeno della superanticipazione significhi che quando reagiamo a novità e scoperte, lo facciamo trascinandoci dietro un grosso bagaglio di idee, pregiudizi e paure. Spesso le paure hanno a che vedere con le idee dell’epoca in cui la scoperta o l’invenzione è stata pronosticata per la prima volta, più che con il nostro tempo. O forse rispecchiano un momento successivo, quando la scoperta ancora non scoperta è stata scaraventata al centro di un altro dibattito, come alcune scrittrici di fantascienza hanno fatto con la clonazione. In altre parole, c’è una grande familiarità con il futuro, ma si tratta di una familiarità curiosamente superata.

 

Gli Stati Uniti danno prova di un appetito particolarmente vorace per i dilemmi morali, nonché di una notevole inclinazione a dare per scontato che qualsiasi conquista scientifica interessante, ovunque abbia luogo, sia, per qualche aspetto essenziale, americana. L’Abc News ha fatto un sondaggio fra gli americani e ha scoperto che l’87 per cento è contrario alla clonazione di esseri umani. Non sono questi che ci danno da pensare, ma il 6 per cento di persone disposte a farsi clonare. Sia la maggioranza che la minoranza reagiscono ancora prevalentemente in termini di fantasie piuttosto che di realtà: nella loro mente proliferano soldati replicanti come denti di drago, oppure il pensiero di un paio di “io” di ricambio tenuti in una cella frigorifera.

 

Anche rispetto a conquiste che già risalgono a un po’ di tempo fa, come i trapianti d’organo, le fantasie tengono ancora banco. Quelle sugli esseri umani potenziati da pezzi di ricambio umani, animali o, in particolare, robotici continuano ad alimentare spettacoli cinematografici e televisivi. Poi c’è l’idea di un colossale commercio mondiale di organi umani, notizia che si è diffusa a velocità straordinaria in alcuni paesi poveri. È una sciocchezza, ma indubbiamente è una metafora potente del loro sfruttamento da parte del Primo mondo.

Le ombre di Frankenstein

Rientrano in questa antiquata tradizione le reazioni secondo cui ogni scoperta nel settore delle biotecnologie non è che un nuovo incubo propinatoci da scienziati pazzi, e ogni uso di nuove apparecchiature da parte delle autorità non è che l’ennesimo passo in direzione di una tirannide tecnicamente perfetta. Ciò non significa che le novità scientifiche non comportino pericoli, ma spesso non si tratta dei pericoli cui si pensava. Nel caso della clonazione, i timorosi forse trascurano il fatto che gli stessi progressi scientifici che la rendono possibile si sono verificati nel contesto della crescente consapevolezza che il sesso è il metodo più efficace per perpetuare la nostra specie e le altre specie animali da cui dipende la nostra vita.

 

Per dirla con un’espressione un po’ fuori moda, clonare non è naturale. La moralità non è in sostanziale conflitto con la scienza. Il sapere sulla clonazione e il sapere sulla diversità vanno di pari passo. Il teologo che afferma che la clonazione rientra in un “tentativo di diventare i creatori di noi stessi” è fuori strada, se analizzando la natura della clonazione dimostra che non possiamo essere i nostri creatori, a differenza di come crede la maggior parte degli scienziati. Le ombre di Frankenstein ostacolano il dibattito etico, che è indubbiamente necessario. E tendono a concentrarsi sulle applicazioni più estreme – quegli incubi che ci sono ben noti da molti anni di anticipazione – anziché sugli aspetti pratici di quel che è immediatamente possibile, commercialmente interessante o criminalmente sfruttabile. Ciò facendo ignorano spesso la determinazione delle persone nell’ottenere ciò che sanno possibile. Tali esigenze possono a volte essere espressione di autocompiacimento e di indifferenza nei confronti della vita. Ma, come ha sostenuto lo scienziato tedesco Ulrich Beck, è l’intera società che deve fare le sue scelte in fatto di rischi, compresi i rischi scientifici. Queste scelte non devono più essere il risultato quasi accidentale di decisioni prese su basi ristrette ristrette da uomini politici, scienziati e industriali, e poi messe in discussione su basi altrettanto ristrette da cittadini ossessionati dal problema dei diritti. La proposta del Nobel James Rotblat, che vorrebbe una commissione etica internazionale sulle biotecnologie, andrebbe accolta, ma potrebbe funzionare efficacemente soltanto come superstruttura che vincola delle società informate. Si può sostenere che il progresso scientifico ci pone di fronte a un maggior numero di scelte, ma in un contesto che consente meno scelte. Sono possibili più cose, ma si sa anche di più su ciò che è saggio e ciò che è sciocco. Forse è questo che ignoriamo dopo il nostro lungo apprendistato di simili problemi.

 

Nel suo saggio Daedalus, scritto nel 1924, J.B.S. Haldane parlava del futuro, del giorno in cui finalmente bambini selezionati in base a criteri eugenetici sarebbero stati allevati in uteri artificiali. Nel Mondo nuovo, Aldous Huxley ha trasformato questo concetto in fiction, e in seguito molti altri scrittori hanno fatto altrettanto. Il guaio di questo processo di preparazione è che impone le idee scientifiche e le esplorazioni morali di un’epoca precedente, almeno per quanto riguarda il dibattito non specialistico. Ma forse quei giorni stanno per finire.

 

Uno degli aspetti più interessanti dell’attuale periodo, così fruttuoso sul piano scientifico, è che siamo quasi arrivati in fondo allo sterminato elenco di scoperte scientifiche previste alla fine del secolo scorso, e il nuovo elenco (quello delle cose che stiamo prevedendo ora) è molto più breve. La scienza di allora era piena di intuizioni di ciò che sarebbe accaduto, ma quella dei giorni nostri forse va talmente in fretta che deve ancora produrre una serie completa di pronostici. Questo potrebbe consentirci di arrivare al futuro senza tanti pregiudizi. Potremmo addirittura farlo, come ha immaginato lo scrittore di fantascienza James Blish, dopo essere stati “ristretti” per mezzo di manipolazioni genetiche e riprogettati per vivere in piccoli specchi d’acqua. Gran bella idea, no?

Autore: Martin Woollacott - Traduzione: A. M.

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