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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Senza che ce ne accorgiamo, miliardi di api stanno morendo e la nostra catena alimentare è a rischio. Le api non si limitano a fare il miele: sono una forza lavoro immensa e umile, che impollina il 75% delle piante che coltiviamo. Tra pochi giorni gli USA potrebbero decidere di vietare i pesticidi tossici che le stanno sterminando.

FIRMA

Arrivare a quel divieto è possibile e noi lo sappiamo bene: dopo una mega campagna Avaaz dell'anno scorso, l'Unione Europea ha proibito quel gruppo di veleni che numerosi scienziati accusano per la morte delle api. Proprio ora le società dell'industria chimica stanno facendo pressione senza tregua sulle autorità statunitensi per impedirlo. I nostri alleati interni, però, ci fanno sapere che l'opinione pubblica potrebbe rovesciare la situazione in favore del divieto. Facciamoci sentire, allora! Se gli USA si muovono, daranno il via ad una reazione a catena nel resto del mondo.

Aiutaci a far crescere questa campagna!

Non abbiamo tempo da perdere: la task force della Casa Bianca per le api presenterà le sue proposte tra pochi giorni. Non si tratta solo di salvare le api, si tratta della nostra stessa sopravvivenza. Firmate ora questa petizione urgente, facciamo arrivare il nostro appello agli USA affinché mettano al bando quei pesticidi assassini, prima che le api si estinguano.

Ai membri della task force della Casa Bianca:

"Chiediamo di vietare immediatamente l'uso dei pesticidi neonicotinoidi finché e a meno che nuovi studi indipendenti non dimostrino che sono sicuri. La morte catastrofica di intere colonie di api potrebbe mettere a repentaglio la nostra intera catena alimentare. Se agirete ora, con urgenza e considerazione, saremo in grado di salvare le api dall'estinzione..."

 

Un passo importante, che fissa la corretta interpretazione della normativa sulle droghe. Incapaci di produrre una innovazione politica all'altezza del mutato contesto internazionale, in Italia il testo unico sulle droghe viene rivisto e riscritto dalla giurisprudenza, ieri dalla Corte di cassazione, l'altro ieri dalla sentenza con cui la Corte costituzionale ha giudicato illegittima l'intera legge Fini-Giovanardi. Potrebbero tranquillamente riferirvisi le argomentazioni usate da Stefano Rodotà su la Repubblica di domenica scorsa a proposito della procreazione medicalmente assistita: "negli ultimi venti anni la tutela dei diritti è stata garantita quasi esclusivamente dai giudici costituzionali e ordinari, mentre il Parlamento cercava di ridurne illegittimamente l'ampiezza o rimaneva colpevolmente silenzioso". Un bel paradosso e il principale dei problemi per chi, come il Ministro Orlando, voglia riformare la giustizia nel solco della distinzione di ruoli tra politica e magistratura: se la politica continua a non decidere, o a decidere in senso contrario ai vincoli posti dalla Costituzione, come pretendere che non vi sia un conflitto con una giurisdizione cui sono delegate tutte le possibilità di riconoscimento dei diritti dei cittadini?

Non altro è il problema che abbiamo posto negli ultimi vent'anni in materia di droghe, sin dal referendum del 1993, che abrogò le parti più ideologiche e repressive della legge Iervolino-Vassalli, e poi qualche mese fa, all'indomani della abrogazione della legge Fini-Giovanardi. Spetta al Parlamento riscrivere da cima a fondo la legge sulla droga, tenendo conto del fallimento della war on drugs, del mutato contesto internazionale e dei cambiamenti nell'uso delle sostanze stupefacenti. E spetta al Parlamento risolvere i problemi di carattere generale sollevati da un corretto esercizio del potere giurisdizionale. Tra questi, quello delle migliaia di persone tutt'ora in carcere in forza di previsioni penali giudicate illegittime dalla sentenza della Corte costituzionale del febbraio scorso.

La perdurante ignavia del Parlamento – interrotta solo dal tentativo revanchista della Ministra Lorenzin, di reintrodurre per decreto l'intera legge Fini-Giovanardi (norme penali comprese) – ci ha costretto a riprendere la via giudiziaria. E' possibile tollerare ulteriormente il prolungarsi dell'esecuzione di pene giudicate, nella loro misura, illegittime dalla Corte costituzionale? La Corte di cassazione ha chiaramente detto di no, ma questo non basta quando il problema sia polverizzato in migliaia di situazioni personali che richiedono ricorsi individuali al giudice dell'esecuzione, ed essendo la gran parte degli interessati privi della minima cognizione giuridica e di un'adeguata assistenza legale. Tocca allora andare città per città e carcere per carcere, a informare i detenuti e spiegare loro che possono chiedere la rideterminazione della pena e, molto probabilmente, essere scarcerati. E' quello che stiamo facendo, con i garanti dei detenuti, le camere penali e le altre associazioni che hanno aderito alla campagna "Cancellare le pene illegittime". In Friuli, dove la campagna è stata presentata alla stampa il 2 agosto scorso, potrebbero essere 262 su 644 i detenuti interessati al ricalcolo delle pene, a Ferrara 50 su 300. Interessa al Ministro Orlando e ai riformatori della giustizia e delle istituzioni questa riaffermazione in concreto di principi basilari dello stato di diritto?

Fonte: FuoriLuogo.it

 

L'unico accorgimento, per evitare di incappare in una denuncia penale, è compilare un modulo e consegnarlo alle forze dell'ordine. Ad investire sulla cannabis è stato anche Antonino Chiamonte, un agricoltore di Mendicino in provincia di Cosenza, che ha sostituito le foglie di marijuana al grano, ormai "non più conveniente per i prezzi troppo alti". Dai mattoni della bioedilizia per costruire case ai vestiti, passando gli alimenti, gli olii e persino i cruscotti delle auto, la sua canapa viene destinata agli stabilimenti per la produzione di diversi oggetti.

Secondo i dati di 'Assocanapa', in Calabria gli agricoltori di cannabis sono già una decina ed in costante aumento in tutta Italia, con piantagioni in 400 ettari di terreni al nord e 450 al sud del Paese. "Lavoro anche come assistente sociale - spiega Antonino Chiamonte, 46 anni - ma dall'anno scorso ho deciso di coltivare cannabis nel mio ettaro di terreno e per ogni piantagione guadagno 1.300 euro". Chiamonte ha piantato i semi un anno fa e subito dopo ha comunicato ai carabinieri di avere la piantagione di cannabis a scopo industriale. Un'orto insolito che fa gola a più di una persona. "Ogni tanto qualcuno si intrufola tra le piante per portarne via una - aggiunge - tanto che sono stato costretto a mettere un cartello dalla scritta: 'Se volete una piantina non strappatela, ve la regaliamo'".

La canapa da fibra prodotta da Chiamonte viene lavorata in uno stabilimento a Taranto e servirà in un cantiere di Brindisi per costruire "la prima abitazione 'a base di cannabis' in Italia". Per ora, invece, l'unico stabilimento autorizzato a produrla a scopo farmaceutico è Rovigo. "La canapa è un ottimo investimento per tanti usi - spiega ancora l'agricoltore - rigenera i terreni, non necessita di diserbanti ed ha ottimi costi. Quella importata dall'Olanda costa anche di più. E allora perché non avviare una grande produzione in Italia? E' ingiusto criminalizzarla e finora la legislazione ne ha compromesso gli utilizzi associandola solo alla droga. In passato ho fumato qualche spinello, lo considero comunque molto meglio di devianze come alcol o droghe pesanti".

Ed ora grazie ai guadagni del "piccolo tesoro" nell'orto di casa sua, Chiamonte ha messo in piedi un'azienda agricola per farne una fattoria sociale dove ospitare i bambini autistici a fare ippoterapia con gli asinelli. Dalla cannabis alla solidarietà, per "sfatare un tabù".

Fonte: Nuovo Sud via Cannabis.info

 

Dopo mezzo secolo di escalation proibizionista, la legge Fini-Giovanardi (dal 2006 al 2014) aveva rappresentato un ulteriore inasprimento delle politiche antidroga e la sua cancellazione fa rivivere le politiche architettate per il contesto culturale degli anni 80-90. Ma dagli anni novanta ad oggi la diffusione delle sostanze è aumentata e non riguarda più solo quei soggetti considerati marginali.

Gli unici ad affermare il contrario sono i rappresentanti del Dipartimento Politiche Antidroga (DPA), organismo istituito ad Hoc nel 2006 dalla legge appena dichiarata incostituzionale e che rimane inspiegabilmente ancora in piedi. Quest'apparato politico travestito da istituto scientifico pretende di dettare la verità assoluta sulle droghe e con i suoi poteri straordinari , conferitigli da una delega governativa, rappresenta il maggior nemico alla liberazione della canapa ed ad un approccio pragmatico, sensato e socialmente condiviso delle politiche sulle droghe. Dai suoi annunci traspare con chiarezza l'intenzione di perseverare con la linea ultra proibizionista contro i drogati, fondata su concetti come la deterrenza, la repressione, le cure forzate.

L'attuale programma del DPA considera quella delle droghe una questione esclusivamente medica e criminale e promuove l'uso delle droghe legali, come gli psicofarmaci, per "curare" con la forza i drogati.

Da anni ormai il movimento antiproibizionista denuncia l'inutilità e i danni delle politiche repressive contro le persone che usano sostanze, arrivando a parlare di una vera e propria "questione proibizionismo", in quanto molti dei problemi provenienti dal fenomeno dell'uso di droghe sono da ricondurre principalmente alle politiche antidroga stesse.

Lottando contro il proibizionismo si va a toccare una delle più importanti economie del pianeta e vengono a galla molti scheletri nascosti dai quali il fragore della guerra ai drogati vuole distogliere l'attenzione.
Il progetto di una società senza droghe ad ogni costo è un'idea cieca e disumana che cela agli sguardi gli interessi di coloro che ci guadagnano effettivamente.

Le conseguenze nefaste della guerra ai drogati sono sotto gli occhi di tutti e i costi sono di gran lunga superiori ai benefici, che tra l'altro non si capisce nemmeno quali siano. Le uniche conseguenze evidenti sono il sovraffollamento delle carceri, con tutto il loro portato di trattamenti disumani e morti, imponenti blitz nelle scuole, nelle stazioni per poi ritrovare qualche spinello, suicidi , perdita del lavoro e della patente, stigmatizzazione. Le leggi sulle droghe sono la principale causa di carcerazione nel pianeta.

Tanta ferocia sta rendendo i consumi sempre più clandestini e nascosti, ne incrementa di conseguenza i rischi, favorisce la diffusione di relazioni false e ipocrite, fa calare il mistero e rafforza l'ignoranza su di una pratica presente nelle culture umane di ogni tempo e territorio.

Si tratta di una persecuzione di massa, di una caccia alle streghe, di una vera e propria crociata che rafforza il mito trasgressivo della droga: le narcomafie e le compagnie farmaceutiche ringraziano , perché sono le sole a guadagnarci.
La lotta per la liberazione della canapa è l'emblema del movimento antiproibizionista che si batte contro questa infame guerra alle persone. Non c'è più tempo da aspettare, è necessario superare queste colossali ed insopportabili ingiustizie perpetrate dal proibizionismo.

Si tollera e si concedono deroghe per l'emissione nell'ambiente di sostanze inquinanti e velenose per gli esseri umani, per gli animali e i vegetali, mentre c'è tolleranza zero e vengono ridotte a malate e criminali le persone che usano sostanze su loro stesse.
Si pratica e si diffonde nuovamente l'elettroshock considerata una terapia di comprovata efficacia nel disagio mentale, mentre l'apparato proibizionista si accanisce con inaudita violenza verso chi usa cannabis per fini ricreativi e ne ostacola la diffusione dell'uso per fini terapeutici.

Le contraddizioni sono sempre più evidenti e pericolose per la libertà e l'incolumità stessa delle persone. Tutto questo è inaccettabile.

Dopo 14 anni di movimento dalla nascita di Canapisa rimangono pressoché intatti i motivi per lottare contro un tale stato di cose.

Come antiproibizionisti crediamo che le persone siano in grado di autoregolare i propri stili di assunzione quando hanno la possibilità di accedere ad un'informazione libera da pregiudizi, luoghi comuni e discriminazioni. La società deve contribuire alla realizzazione di condizioni ambientali che favoriscano l'autonomia e l'autogestione delle persone invece che contrastarle.

Per un avanzamento culturale, politico e sociale:
-Sosteniamo le pratiche e le esperienze di riduzione dei rischi.
- Sosteniamo i cannabis social club (CSC) a fini medici e ricreativi.
- Contrastiamo la cultura securitaria e la carcerazione di massa. Amnistia subito!
- Contrastiamo la medicalizzazione della società di cui psicofarmaci e elettroshock sono simboli emblematici.
- Consideriamo la canapa come una valida alternativa ecologica nell'ambito medico, alimentare e manifatturiero.

Autorganizzazione e Autoproduzione Unica Soluzione

COLTIVIAMO IL FUTURO ALLA LUCE DEL SOLE, NON UN PASSO INDIETRO!!!!
MANIFESTAZIONE NAZIONALE

STREET PARADE ANTIPROIBIZINISTA
SABATO 31 MAGGIO 2014
APPUNTAMENTO ORE 16 - PIAZZA SANT'ANTONIO - PISA

RISPETTA LE PERSONE!
RISPETTA LA MANIFESTAZIONE!
RISPETTA TE STESSO!

Fonte: Cannabis.info

 

La manifestazione e' stata simultanea in 10 citta'. Solo a Santiago si sono contate piu' di 10.000 persone, secondo i dati degli organizzatori.

"Marciamo per una nuova politica sulle droghe, perche' non si criminalizzi il consumatore come il narcotraffico", ha detto all'agenzia Associated Press uno degli organizzatori della marcia che ha detto di chiamarsi solo col nome, Gustavo.
Laura, una donna di media eta', ha partecipato alla marcia "perche' chiedo una vita senza dolore, una vita tranquilla, e credo che la marijuana sia una alternativa per i dolori dei malati".

La manifestazione era accompagnata anche da musica e c'erano cartelli come "Niente da nascondere, si' alla autocoltivazione, e fumero' gratis".
La marijuana e' la sostanza illegale piu' consumata dai giovani cileni e, siccome il consumo privato non e' depenalizzato, i sostenitori di questa ipotesi chiedono una legge di regolamentazione che legalizzi l'autocoltivazione e stabilisca parametri per il consumo personale.

Secondo il governativo "Servicio Nacional para la Prevención y Rehabilitación del Consumo de Drogas y Alcohol", il 4,6% dei 17,5 milioni di cileni consuma marijuana. Gli uomini piu' delle donne (7,1% rispetto al 2,1, e i giovani tra 19 e 25 anni sono il gruppo che usa maggiormente questa droga, il 12,3%).

Ogni anno 85.000 finiscono in carcere per violazione della legge, come fa sapere la Red Chilena de Reducción de Dańos (Rete cilena per la riduzione del danno). Per il maggiore reato denunciato commesso in Cile, il furto con scasso, 17.000 persone sono in galera.
Nicolás Espinoza, coordinatore generale dell'organizzazione Movimental, che ha convocato la marcia, insiste sulla necessita' di avviare un dibattito democratico per una politiche sulle droghe che sia "giusta ed efficace". "Siamo molto contenti della convocazione di questa decimo appuntamento della marcia. La gente che vi partecipa e' ogni volta sempre di piu'", ha detto Espinoza.

Il senatore socialista Fulvio Rossi, che ha partecipato alla marcia, ha sottolineato la necessita' di iniziare un dibattito senza pregiudizi sulle politiche della droga in Cile. "La legge sulle droghe e' obsoleta, senza prospettive sanitarie, di sicurezza pubblica e di diritti umani, e inoltre criminalizza il consumatore". Rossi ha fatto appello perche' si rispetti "il diritto di ognuno a decidere per alcuni comportamenti individuali, senza ingerenza da parte dello Stato, specialmente quando questi comportamenti non rappresentano un pericolo per gli altri".

Fonte: ADUC via Cannabis.info

 

Le date dei solstizi boreali (Tempo universale):
Anno 2014 Solstizio d'estate (giugno): 2014 - 21 giu ore 10:51 Solstizio d'inverno (dicembre): 2014 - 21 dic ore 23:03

Massimo di declinazione positiva nel mese di giugno, in occasione del solstizio di estate boreale; massimo valore di declinazione negativa in dicembre, in occasione del solstizio di inverno boreale, corrispondente all'estate nell'emisfero australe. Il fenomeno del solstizio ritarda di circa sei ore ogni anno (5 ore, 48 minuti e 46 secondi per la precisione), salvo subire un nuovo riposizionamento indietro ogni quattro anni, in conseguenza degli anni bisestili, introdotti proprio per evitare un progressivo disallineamento delle stagioni con il calendario. A causa di queste variazioni ­può capitare che il solstizio astronomico cada nell'emisfero nord (emisfero boreale) il 20 o il 21 giugno per l'estate, o il 21 o 22 dicembre per l'inverno.

Detto in parole semplici, il solstizio d'estate è il momento dell'anno nel quale il Sole raggiunge il punto più settentrionale della sua corsa apparente nel cielo, segnando l'inizio della stagione estiva e costituendo il giorno in cui  si hanno il massimo di ore di luce.  Il termine "solstizio" significa "Sole stazionario" e indica che in questo momento astronomico il sole non si alza né si abbassa rispetto all'equatore celeste. L'astro in questo periodo sembra infatti fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno (per quello invernale il 25 dicembre) quando ricomincia a muoversi sorgendo gradualmente sempre più a sud sull'orizzonte (a nord per quello invernale).

Fin dall'antichità gli uomini hanno celebrato questo momento magico con diversi festeggiamenti: il cambio di direzione che il sole compie tra il 21 e il 22 giugno, riprendendo la sua corsa sull'orizzonte, era salutato come l'inizio di un nuovo periodo di vita. Questo giorno, detto solstizio estivo, è ancora oggi ricordato e atteso, in quanto primo giorno d'estate, anche se in realtà, dopo il giorno più lungo che è rappresentato dal 21 giugno, il sole comincia a calare, determinando l'accorciarsi graduale delle giornate.

I solstizi nell'antichità venivano festeggiati un po' ovunque dai popoli pagani, dalla Grecia, all'America precolombiana, fin quando la religione cristiana, conscia della portata di questi festeggiamenti, si premurò di incorporarne date sovrapponendovi solenni celebrazioni, così, come il solstizio invernale è stato sostituito dal Natale, quello d'estate dalla festa di San Giovanni che si celebra il 24 giugno. Se nell'antica Roma i due solstizi erano consacrati a Giano bifronte, il dio guardiano delle soglie e dei passaggi, oggi troviamo i due Giovanni, il Battista per il solstizio d'Estate e l'Evangelista per quello d'Inverno, come figure di riferimento per le festività legate rispettivamente al 21 giugno ed al 21 dicembre. Ancora una volta quindi una festa, originariamente pagana, diffusa in moltissime culture, poiché basata sull'antica osservazione del moto del solare, si è fusa con la tradizione cristiana. Ma pur se cristianizzata come festa di San Giovanni, la notte di mezza estate ha conservato tutte le sue valenze magiche.

Ancora oggi infatti moderni gruppi neopagani e neodruidici celebrano il giorno di "Midsummer", la Notte di Mezza estate cara a Shakespeare: molti sono i riti solstiziali che si svolgono in particolare a Stonehenge (Inghilterra), richiamando nel sito, ancora carico di misteri, migliaia di persone ogni anno, in nome della teoria "New Age" che sostiene che i monoliti che compongono il sito furono innalzati seguendo l'allineamento dei primi raggi del sole che spunta il giorno del solstizio.

Anche il gran numero di usanze e piccoli rituali ancora seguiti con grande attenzione, e tuttora vivi in Europa, testimoniano che il solstizio estivo, insieme a quello invernale, resta uno dei periodi più amati e profondamente intessuti nella cultura popolare, poichè basandosi sul dato che il sole trionfa nel cielo, le antiche tradizioni collegavano questo periodo dell'anno con la comunicazione diretta fra visibile e invisibile.

Nel Nord Europa la festa si celebra ancora il 21 giugno e in tutte le campagne l'attesa del sorgere del sole è propiziata dai falò accesi sulle colline e sui monti, poiché da sempre, con il fuoco, si mettono in fuga le tenebre e con esse gli spiriti maligni, le streghe e i demoni vaganti nel cielo. Attorno ai fuochi si danza e si canta, e nella notte magica sembra avvengano prodigi. Se una donna invece desiderava molti figli, ma anche più semplicemente bei capelli e una buona salute, deve stendersi nuda, o rotolarsi, nell'erba bagnata dalla rugiada del mattino del Solstizio.

Anche la notte di S. Giovanni, celebrata il 24 giugno, rientra nelle celebrazioni solstiziali. Il nome associatogli deriva dalla religione Cristiana, perche' secondo il suo calendario liturgico vi si celebra San Giovanni Battista. In questa festa, secondo un'antica credenza, il sole (fuoco) si sposa con la luna (acqua): da qui i riti e gli usi dei falo' e della rugiada, presenti nella tradizione contadina e popolare. Non a caso gli attributi di S. Giovanni sono il fuoco e l'acqua, con cui battezzava, una comoda associazione, da parte del cristianesimo, per sovrapporsi alle antiche celebrazioni.

I falò accesi nei campi la notte di S. Giovanni, in tempi passati considerati propiziatori e purificatori, costituivano un'usanza comune a moltissime regioni europee e persino nel nord Africa. I contadini si posizionavano principalmente in cima alle colline, e accendevano grandi falo' in onore del sole, per propiziarsene la benevolenza e rallentarne idealmente la discesa. Spesso con le fiamme di questi falo' venivano incendiate delle ruote di fascine, fatte poi precipitare lungo i pendii, accompagnate da grida e canti. A scopi purificatori vi si gettavano dentro cose vecchie, affinchè il fumo che ne scaturiva tenesse lontani spiriti maligni e streghe (che si riteneva uscissero in questa notte scorrazzando per le campagne alla ricerca di erbe). In alcuni casi si bruciava, come per l'epifania, un pupazzo, cosi' da bruciare in effige la malasorte e le avversita'. Inoltre si faceva passare il bestiame tra il fumo dei falo', in modo da togliere le malattie e proteggerlo sia da queste sia da chiunque vi potesse gettare fatture e malie. Anche le erbe raccolte in questa notte hanno un potere particolare, sono in grado di scacciare ogni malattia e tutte le loro caratteristiche e proprieta' sono esaltate e alla massima potenza. Era anche possibile fare "l'acqua di San Giovanni": si prendevano foglie e fiori di lavanda, iperico, mentuccia, ruta e rosmarino e si mettevano in un bacile colmo d'acqua che si lasciava per tutta la nottata fuori casa. La mattina successiva le donne prendevano quest'acqua e si lavavano per aumentare la bellezza e preservarsi dalle malattie. Alle prime luci del 24 giugno i contadini che possedevano alberi di noce dovevano invece andare a legare una corda di spighe di orzo ed avena intrecciate ai tronchi dei loro alberi. In questo modo avrebbero poi raccolto frutti buoni e abbondanti, mentre la rugiada della mattina di San Giovanni, come per le popolazioni del nord, ha il potere di curare,  purificare e fecondare.

Fonte: Leonardo

 

Colpa di una procedura lenta e macchinosa che prevede una lunga sequenza di passaggi: medico curante, azienda sanitaria, Ministero della salute, mercato estero, importazione, farmacia ospedaliera. Iter che, di fatto, impedisce di ricorrere al farmaco tempestivamente. Accade così che i tempi della richiesta superino abitualmente i trenta giorni previsti e che, in alcuni casi, si dilatino fino a richiedere un intero anno di attesa. Il tema è stato al centro del convegno "La cannabis fa bene, la cannabis fa male. Una proposta di legge per l'accesso ai medicinali cannabinoidi" che si è tenuto al Senato presso la sala convegni di Palazzo Santa Maria in Aquiro, promosso dalle associazioni "Luca Coscioni" e "A Buon Diritto". Nel corso del convegno il senatore Luigi Manconi ha presentato un dossier sul tema. Al convegno sono intervenuti, tra gli altri, Lucia Borsellino (assessore Salute regione Sicilia), Elena Gentile (assessore Salute regione Puglia), Luigi Marroni (assessore Salute regione Toscana) e il sottosegretario di Stato alla Difesa, Domenico Rossi.

L'accesso limitato. Anche se la recente sentenza della Corte di Cassazione che dà il via libera alla riduzione delle pene per gli spacciatori di droghe leggere viene vista come un'apertura, resta ancora lunga la strada da percorrere perché anche la disinformazione di medici e farmacisti e i costi elevati della cannabis rendono difficile l'accesso a questa terapia. I dati del Ministero della salute, del resto, parlano chiaro: nel 2013 sono state rilasciate 213 autorizzazioni all'importazione di medicinali a base di cannabis dall'Olanda. Dal momento che ogni paziente è tenuto ad importare il farmaco per un dosaggio non superiore alle necessità di tre mesi di terapia, deve inoltrare la richiesta di importazione per quattro volte in un anno. Il dato di 213 autorizzazioni va diviso, dunque, per quattro, e da questo si deduce che nel 2013 meno di 60 persone sono riuscite a ottenere il farmaco. "Tutto ciò è assai grave" dice il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione Straordinaria Diritti Umani, nell'introduzione al dossier sulla cannabis presentato oggi pomeriggio. "La mancata disponibilità di farmaci che, da decenni, la letteratura scientifica internazionale ha valutato efficaci, impedisce di operare per alleviare dolori intollerabili, resistenti alle tradizionali terapie; e più in generale per migliorare la qualità della vita e della salute dei pazienti".


Le storie dei pazienti. Sono davvero così pochi i pazienti che vorrebbero accedere a questa terapia? La risposta a questa domanda sta nelle storie di malati molto diversi tra loro per patologie, per età e per vicende personali, ma che condividono tutti le traversie quotidiane per accedere a una cura che possa attenuare il dolore e che restituisca loro una qualità di vita migliore nonostante la malattia. "Le storie di questi cittadini hanno dei tratti classici: sono tutti pazienti affetti da malattie croniche e resistenti alle terapie analgesiche tradizionali; la maggior parte di loro scopre la cannabis attraverso canali non medici, cioè amici o internet e si rifornisce al mercato nero" raccontano Antonella Soldo e Francesco Gentiloni nel dossier. Alcuni dei protagonisti di queste testimonianze hanno anche effettuato dei tentativi di auto-coltivazione, sempre finiti male (talvolta con l'arresto). Tutte queste storie sono state raccolte per testimonianza diretta e segnalate alla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei Diritti umani del Senato, alle associazioni "Luca Coscioni" e "A Buon Diritto".

La disomogeneità regionale. Un altro problema è la differenza tra le regioni. Attualmente quelle che hanno introdotto dei provvedimenti che riguardano l'erogazione di medicinali a base di cannabis sono nove: Puglia, Toscana, Veneto, Liguria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Sicilia, Umbria. Le normative regionali convergono tutte nel disciplinare l'erogazione dei medicinali a carico dei propri Servizi sanitari regionali (SSR), ma sotto altri aspetti presentano una grande disomogeneità: in alcuni casi si limitano semplicemente a recepire quanto già stabilito dalla normativa nazionale, in altri sono previste delle specifiche competenze regionali circa l'informazione al personale medico, in altri casi sono stanziati degli appositi capitoli di spesa nei bilanci regionali per garantire le disposizioni dei testi, in altri casi ancora vengono introdotti degli articoli che impegnano le regioni su iniziative quali l'avvio di progetti pilota per la coltivazione a scopi terapeutici.

Semplificare l'accesso. Ecco perché il disegno di legge sulla cannabis terapeutica promosso da Luigi Manconi che mira a semplificare e agevolare i meccanismi per la produzione, importazione, prescrizione e dispensazione di farmaci a base di cannabis. Tra le altre cose, il disegno di legge legittima espressamente la coltivazione di queste piante per farne uso personale, in relazione ad esigenze terapeutiche proprie, dei propri congiunti o conviventi. Inoltre, promuove, attraverso il Ministero della salute, una specifica attività di informazione rivolta agli operatori sanitari, con l'obiettivo di far conoscere l'impiego appropriato dei medicinali contenenti i princìpi attivi della pianta cannabis. "Gli ostacoli attualmente frapposti all'utilizzo di questi farmaci limitano la possibilità di intervenire su patologie come il glaucoma e sui sintomi di malattie neurologiche come la sclerosi multipla, o su effetti avversi come nausea e vomito di trattamenti particolarmente invasivi come la chemioterapia" sottolinea Manconi.

Il problema della produzione. Nessuna azienda farmaceutica italiana ha chiesto la licenza per produrre questi farmaci. Ma, secondo le associazioni "Luca Coscioni" e "A Buon Diritto", una prima soluzione c'è, è a portata di mano e consentirebbe di ridurre i tempi e i costi a carico del Sistema sanitario regionale, in un regime di assoluta sicurezza. "Si incarichi, attraverso un protocollo tra Ministero della difesa e Ministero della salute, lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze che già prepara diverse tipologie di materiali sanitari, farmaci e presidi chirurgici di produrre medicinali cannabinoidi per i pazienti italiani" propongono le associazioni.

Autore: Irma D'Aria - Fonte: La Repubblica via Cannabis.info

 

E' questo il titolo del convegno esperenziale e medico giuridico che si svolgerà a Catanzaro Sabato 14 giugno alle ore 9,00 presso la Sala del consiglio provinciale. L'incontro, organizzato dalla Cooperativa sociale "La Cura" in collaborazione con l'Associazione Ra.Gi. Onlus è stato accreditato dall'ordine degli avvocati e dei medici.

Il convegno, aperto a tutti ha il duplice obiettivo di far conoscere anche in Calabria i risultati della letteratura medico scientifica che ha dimostrato oramai da anni l'efficacia dei farmaci a base del principio attivo della Cannabis, Thc, per molte malattie e di sollecitare e sensibilizzare il mondo politico regionale nella realizzazione anche un Calabria una legge per predisporre misure necessarie che consentano l'utilizzo di cannabinoidi per uso personale nel caso di malattie come sclerosi, Sla, Parkinson, malattie oncologiche e via dicendo e la somministrazione dell'Thc anche nelle strutture sanitarie accreditate, pubbliche o private.

Dopo i saluti istituzionali e quelli del portavoce della "Cura" avvocato Antonello Talerico e della portavoce della Ra.Gi. dott.ssa Elena Sodano, ad aprire i lavori dell'incontro sarà Gianpiero Tiano, vicepresidente dell'Associazione nazionale cannabis terapeutica e che è stata la prima persona in Italia che, a seguito di un gravissimo incidente, ha iniziato a curarsi facendo uso di medicinali il cui principio attivo è l'infiorescenza della sativa e che relazionerà sul tema: Cannabis Terapeutica la situazione italiana tra promesse e difficoltà.

Seguiranno gli interventi del dott. Camillo Falvo, Giudice presso il tribunale di Messina, che parlerà della "Responsabilità penale nell'uso terapeutico"; del dott. Domenico Bosco, Neurologo e Direttore facente funzione presso l' Ospedale di Crotone che tratterà de "Gli effetti della cannabis nelle malattie neurologiche". Graditi ospiti della giornata saranno alcuni membri del direttivo de "LapianTiamo", Cannabis Social Club Racale Lecce, un'associazione no profit formata da persone affette da malattie neuromuscolari che per la prepotente urgenza dei malati promuove l'uso terapeutico della canapa medicinale attraverso la coltivazione e l'approvvigionamento ai pazienti affetti da patologie come sclerosi multipla, cancro, dolore cronico, sla, parkinson, glaucoma e tantissime altre, fornendo supporto informativo e morale ai malati che devono convivere quotidianamente con i sintomi di malattie gravi e che con l'aiuto del comitato medico-scientifico incentivano attivita' di ricerca sui vantaggi della canapa medicinale.

Parteciperanno infatti Willy Verardi che racconterà l'esperienza dell'associazione LapianTiamo" e Lucia Spiri che racconterà cosa significa "Curarsi con la Cannabis". Concluderà la giornata Rita Bernardini Segretaria dei Radicali Italiani.

Fonte: CN24 via Cannabis.info

 
By InfoLibera (from 31/05/2014 @ 19:27:50, in it - Osservatorio Globale, read 359 times)

Di Salvatore Santoru

 

 

Peter Brabeck Letmathe è l'attuale amministratore delegato della Nestlè, la più grande corporation nel settore dell'alimentazione .
In un'intervista del 2005 apparsa sul documentario " We Feed the World ", affermò praticamente che quello all'acqua non si poteva considerare un diritto per gli esseri umani, dichiarando che l'acqua non è altro che un prodotto commerciale, e per questo è lecito che venga privatizzata e quindi detenuta in poche mani .

Le sue testuali parole sono :

" La questione su cui riflettere è bisogna o no privatizzare l'acqua ? Si scontrano due punti di vista, su ciò, il primo che definirei estremo è rappresentato dalle ONG per le quali l'accesso all'acqua dovrebbe essere nazionalizzato, in altre parole tutti gli esseri umani devono avere accesso all'acqua.
Questa è una soluzione estrema, e l'altro che dice che l'acqua è un prodotto alimentare e come tutti i prodotti alimentari ha un valore di mercato " .

Continua Letmathe : " è preferibile, secondo me dare sempre un valore a un prodotto cosicchè tutti noi siamo coscienti che tale prodotto ha un valore e che si possano attuare delle misure adeguate " .

Come riporta la sua pagina di Wikipedia, Letmathe è anche membro del consiglio di amministrazione della compagnia petrolifera ExxonMobil, di proprietà dei Rockefeller,  una delle più potenti famiglie di banchieri e industriali internazionali .

Interessante è sentire il famoso discorso all'ONU di David Rockefeller, in cui il famigerato banchiere e petroliere afferma che essendoci sempre meno risorse da sfruttare, praticamente bisogna dimezzare la popolazione .

Letmathe è anche membro del consiglio di amministrazione di Credit Suisse e dell' Oreal, una delle più grandi multinazionali specializzate in cosmetici e altri prodotti di bellezza .

L'industriale è anche membro del consiglio di fondazione del " World Economic Forum " e membro della European Round Table of Industrialists, una lobby fondata nel 1983 che riunisce i più grandi manager delle multinazionali con sede in Europa e che ha una forte influenza sulle decisioni economiche prese dall'UE .

Ha anche partecipato alle riunioni del Bilderberg, il meeting che riunisce le più potenti personalità dell'alta finanza,della grande industria e della politica, e il cui obiettivo è la costruzione di un'unico governo mondiale guidato dai potentati finanziari e industriali .

Inoltre,come rivelato dall'agenzia di news " Bloomberg ", ultimamente la Nestlè ha anche lavorato con i Rothschild per studiare la vendita di asset in Sud America .

Letmathe ha fatto capire a che cosa sta lavorando l'elitè mondiale : un mondo basato sulla mercificazione totale dell'essere umano e di ciò che lo circonda, schiavo della dittatura del denaro e del potere di pochi oligarchi che per mezzo di esso esercitano il loro immenso potere sul resto dell'umanità .

Fonte: http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2014/05/per-la-nestle-gli-esseri-umani-non.html

 

Mi chiamo Mina e nel lontano 1980 ho sposato Piergiorgio, Piergiorgio Welby, un uomo affetto da distrofia muscolare.

Piergiorgio prima di morire mi ha detto: “Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita, è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche.”

Queste e altre parole contro l'accanimento terapeutico e per il diritto all'eutanasia Piergiorgio le pronunciava in un discorso del settembre 2006 al Presidente Napolitano. Un discorso, fatto dal letto al quale era inchiodato, in cui aggiungeva: “Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l’amico che ti delude”.

In Italia, chi aiuta un malato terminale a morire - come un genitore o un figlio che vuole smettere di soffrire - rischia fino a 12 anni di carcere. Il diritto costituzionale a non essere sottoposti a trattamenti sanitari contro la nostra volontà è costantemente violato.

Il 13 settembre 2013 abbiamo consegnato in Parlamento una legge di iniziativa popolare che regola l'eutanasia e il testamento biologico.

Oggi chiedo, in memoria di Piergiorgio e per il diritto di tutti, la calendarizzazione in aula della proposta di legge sull’eutanasia e il testamento biologico.

Piergiorgio amava la vita, ma per lui la vita era altro dall'essere condannato a stare inchiodato a un letto. Se anche per te la vita è un’altra cosa, aiutaci firmando la petizione.

Mina Welby via Change.org

 
Firma la petizione

 

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Asta e marihoana nu?ei cine te poate opri so faci ,eu nu prefer astfel de fistractie deoarece am vazut ca dupa nu mai faci altceva fecit ca dormi bine,nu am incercat nu incerc dar nu opresc pe nimeni ...
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