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L'American Journal of Medicine pubblica uno nuovo studio sugli effetti dei cannabinoidi (LINK): i principi attivi della Cannabis potrebbero essere associati, infatti, a più bassi livelli di insulina a digiuno e auna minore resistenza all'insulina. Lo dimostra una ricerca dell'Università del Nebraska, dal Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston e dalla Harvard School of Public Health che ha esaminato i dati di 4.657 persone che tra il 2005 e il 2010 hanno risposto a un questionario sull'uso di droghe, tra le quali la marijuana. Di questi, 579 erano consumatori abituali, 1.975 avevano usato marijuana in passato e 2.103 non ne avevano mai fatto uso. Tutto il campione è stato sottoposto a esami del sangue che hanno dimostrato una minore predisposizione al diabete dei consumatori regolari della sostanza, confermata dal fatto che la glicemia a digiuno era inferiore fino al 16% rispetto ai non consumatori, che il girovita, indicatore di malattie metaboliche, era più contenuto e si manifestavano livelli più alti di colesterolo "buono", HDL.  Dati confermati anche escludendo i pazienti con una diagnosi di diabete di tipo 2.
 


Una correlazione che, secondo i ricercatori, potrebbe portare a studiare con più attenzione il potenziale medico del THC, il cui uso è stato già approvato come antidolorifico e per il trattamento di effetti collaterali di chemioterapia, Aids, Sclerosi Multipla e di altre condizioni come nausea e anoressia, considerato che tra le sue azioni c'è quella di aumentare l'appetito. "Precedenti studi epidemiologici hanno trovato tassi di prevalenza più bassi di obesità e di diabete mellito nei consumatori di marijuana rispetto alle persone che non hanno mai usato marijuana, suggerendo una relazione tra cannabinoidi e i processi metabolici periferici", afferma uno degli autori, Murray A. Mittleman del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston.


 
Sugli effetti dei cannabinoidi le conclusioni sono ancora aperte: alcuni studi confermano la riduzione del rischio di cancro alla vescica fino al 45% - considerato che i consumatori di sigarette hanno un rischio più elevato del 52%.

Fonte: IlSole24ore (17/05/2013)

 

Umberto Veronesi, da sempre a favore della liberalizzazione delle cosiddette 'droghe leggere', che interviene così sul tema sul numero del settimanale 'Oggi'.

"La marijuana fa male? Come ministro della Salute, quando ricoprii l'incarico anni or sono, mi posi anch'io questa domanda - ricorda il direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia di Milano - E me la posi anche come medico e soprattutto come padre di famiglia. Ebbene, la commissione scientifica che avevo nominato concluse che i cosiddetti 'danni da spinello' sono praticamente inesistenti. Dopo quella, altre commissioni scientifiche giunsero alle stesse conclusioni. E oggi perfino l'Organizzazione mondiale della sanità ha invitato i governi a depenalizzare l'uso personale di marijuana, consapevole su dati scientifici che l'uso di spinelli non fa male".

Nella sua rubrica lo scienziato definisce "infondata anche la credenza che la marijuana dia dipendenza e apra la strada all'uso delle droghe pesanti, come cocaina e morfina. Liberalizzare lo spinello non è malinteso permissivismo, ma una posizione realistica che punta alla riduzione del danno. Risulta che metà dei nostri giovani e molti adulti fanno uso di marijuana. Ha senso criminalizzarli?".

Fonte: AdnKronos Salute

 

Il bicarbonato di sodio è uno dei più potenti alcalinizzanti. Otto Heinrich Warburg, premio Nobel nel 1931 per la sua tesi La causa principale e la prevenzione del cancro, ha dichiarato:
Le cellule tumorali vivono in un ambiente estremamente acido e privo di ossigeno. Le cellule sane vivono in un ambiente alcalino, ossigenato, consentendo il funzionamento normale, privare una cellula del 35% di ossigeno per 48 ore può probabilmente innescare un processo canceroso. Le sostanze acide respingono ossigeno, mentre le sostanze alcaline lo attraggono. Le cellule tumorali sono anaerobiche (non respirano ossigeno) e non possono sopravvivere in presenza di alti livelli di ossigeno. Invece la GLICEMIA sopravvive fino a quando l’ambiente è privo di ossigeno. I tessuti tumorali sono acidi, mentre i tessuti sani sono alcalini, quindi il cancro non sarebbe altro che un meccanismo di difesa che hanno alcune cellule del corpo per sopravvivere in un ambiente privo di ossigeno e alcalinità.

La dr. Elisabetta Izquierdo : “Io sono un medico e mi rifiuto di credere che radio e chemio terapia siano gli unici strumenti per debellare il cancro”.

Il bicarbonato di sodio, umile composto e molto a buon mercato, secondo recenti e sorprendenti ricerche farmaceutiche può curare il cancro. E non solo, allevia molto significativamente anche gli effetti secondari negativi della chemioterapia. La “soluzione” della medicina organizzata per il cancro si basa su tre procedure molto rischiose e altamente invasive la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia. La soluzione può essere nel kit del vostro bagno.

Dose Consigliata: 1/2 litro di acqua + succo di 3 limoni + 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio. Prendere a stomaco vuoto al mattino, può essere suddivisa in due dosi durante il giorno , ma non tra i pasti. E ‘ meglio prenderla ogni giorno, anche quando la malattia è sparita, perché tutti i tumori possono tornare, ed è importante prevenire.

Nel suo libro, “Vincere la guerra al cancro“, il suo autore – il dottor Mark Sircus – affronta la questione del bicarbonato di sodio che aiuta a salvare innumerevoli vite ogni giorno. Il bicarbonato di sodio è noto come antico metodo per accelerare il ritorno a livelli normali di bicarbonato nel corpo. E’ inoltre economico, sicuro, e forse potrebbe essere la medicina più efficace a disposizione contro il cancro.

Il Bicarbonato di sodio dà al corpo una forma naturale di chemioterapia che uccide efficacemente le cellule tumorali senza gli effetti collaterali devastanti evitando anche i costi della chemioterapia convenzionale. Dal momento che nessuno si può arricchire e fare un sacco di soldi con qualcosa di così semplice, nessuno lo promuove e quindi manca il supporto per essere studiato e sperimentato. La comunità medica ha voltato le spalle Dr. Simoncini e ad altri colleghi, perché, da onesto specialista oncologo, ha rifiutato di utilizzare i metodi convenzionali per i suoi pazienti che decidono di farsi somministrare cure a base di bicarbonato di sodio, curando con impressionante successo nel 99 per cento dei casi il cancro al seno. Il cancro della vescica può essere curato in breve tempo, completamente e senza chirurgia, chemio o radioterapia, utilizzando solo un apparato di infiltrazione locale (simile ad un catetere) per infondere bicarbonato di sodio direttamente nella zona infetta del seno o della vescica, ma può anche essere consumato per via orale.

Il bicarbonato di sodio applicato ai tumori alla fine li fa scomparire rapidamente, che molti dei trattamenti chemioterapici attualmente includono bicarbonato di sodio, con la scusa che “aiuta” a proteggere i reni, il cuore e il sistema nervoso del paziente è un dato di fatto. Ed è stato già stabilito che la somministrazione di chemioterapia senza bicarbonato può uccidere il paziente. Così , quando sentiamo parlare sui “successi” della chemioterapia è proprio il bicarbonato di sodio che agisce, non solo per fermare metastasi ma anche per ridurre al minimo gli effetti collaterali dannosi della tossicità chemioterapica. Inoltre non esistono studi per separare gli effetti del bicarbonato di sodio dagli agenti chemioterapici tossici.

Fonte: CronacheLodigiane

 

La ricerca dell'Istituto di chimica biomolecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Icb-Cnr) di Pozzuoli coordinata da Vincenzo Di Marzo ha indicato che i cannabinoidi possono dimostrarsi efficaci nel rallentamento e nel controllo di alcune patologie muscolari tra cui la distrofia.

Nei laboratori di ricerca, come si può leggere sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) il gruppo del dottor di Marzo, in collaborazione con Università del Molise, Karolinska Institutet di Stoccolma, e Università di Debrecen in Ungheria, ha scoperto il ruolo di una particolare proteina nel differenziamento delle cellule muscolari scheletriche. "La ricerca - spiega il direttore dell'Icb Cnr, Di Marzo - ha identificato il ruolo del recettore dei cannabinoidi di tipo 1 (CB1) nel processo di differenziamento delle cellule muscolari scheletriche umane e animali. Poiché alcune patologie muscolari sono determinate dalla progressiva degenerazione o dall'alterazione del processo di rigenerazione dei tessuti, la possibilità di controllare farmacologicamente o geneticamente la funzione del recettore CB1 apre la strada a nuove strategie terapeutiche per il trattamento di patologie che incidono sulla rigenerazione e sullo sviluppo delle cellule muscolari, per le quali purtroppo non sono attualmente disponibili trattamenti farmacologici mirati. Basti pensare all'implicazione di tale opportunità nel rallentamento del decorso delle distrofie muscolari".

Lo studio del team italiano ha rivelato inoltre che "diversi attivatori di tale recettore, sia endogeni, cioè prodotti dall'organismo, che sintetizzati in laboratorio, inibiscono l'espansione e il differenziamento dei mioblasti, le cellule precursori del muscolo scheletrico, in miotubi, i componenti elementari delle fibre muscolari". "Al contrario - prosegue il dottor Di Marzo - alcuni bloccanti del recettore CB1, esercitano l'effetto opposto, cioè stimolano tale differenziamento. L'effetto del CB1 è esercitato attraverso l'inibizione della funzione di altre proteine chiave per lo sviluppo muscolare, note come canali del potassio".

Fonte: Farmacia.it via Cannabis.info

 

Tutte condizioni in cui l'infiammazione cronica gioca un ruolo centrale. Lo studio

Si parla ancora della marijuana, e dei suoi princìpi attivi da sempre dibattuti.
Allo stato attuale, questo farmaco vegetale è utilizzato regolarmente e con discreto successo nell'alleviare gli effetti collaterali della chemioterapia come nausea e vomito, o nel contrastare la sindrome da deperimento che causa in alcuni pazienti affetti da AIDS la perdita di una quantità significativa di peso e di massa muscolare. Si utilizza anche per alleviare il dolore cronico che non risponde agli oppioidi e altre applicazioni ancora.

Un nuovo studio, ora, pone l'accento sulla possibilità che con la marijuana si possano combattere le malattie autoimmuni come, per esempio, artrite, lupus, colite, sclerosi multipla e simili. Tutte condizioni in cui l'infiammazione cronica gioca un ruolo centrale.

Ad aver esplorato le nuove potenzialità del THC - il primo principio attivo della marijuana - sono stati i ricercatori dell'Università della Carolina del Sud, dottori Mitzi Nagarkatti, Prakash Nagarkatti e Xiaoming Yang. Il team di ricerca ha condotto uno studio, pubblicato sul Journal of Biological Chemistry, in cui hanno scoperto un nuovo percorso attraverso il quale la marijuana può sopprimere le funzioni immunitarie del corpo.

Il lavoro dei ricercatori si basa sulle recenti scoperte scientifiche che suggeriscono come l'ambiente in cui l'uomo vive possa effettivamente innescare cambiamenti che si verificano al di fuori di DNA umano, ma che possono comunque causare alterazioni della funzione dei geni controllati dal DNA e modifiche a carico del DNA stesso o delle regioni che lo circondano.

Queste molecole e fattori esterni che hanno la capacità di alterare la funzione del DNA sono conosciuti collettivamente come epigenomi - e l'epigenetica è la scienza che studia questo fenomeno.

In questo studio, i ricercatori hanno voluto scoprire se il tetraidrocannabinolo (THC) presente nella marijuana avesse la capacità di influenzare l'espressione del DNA attraverso percorsi epigenetici al di fuori del DNA stesso. Il THC, come dimostrato da studi recenti, può modificare le molecole critiche di epigenomi chiamate istoni (proteine legate al DNA), portando alla soppressione dell'infiammazione.

Ecco pertanto come un'azione sul sistema immunitario, all'apparenza negativa, possa in realtà avere un potenziale terapeutico nelle malattie autoimmuni, riducendo l'infiammazione che è altresì implicata nell'esordio di questo genere di patologie.

Fonte: La Stampa via Cannabis.info

 

Perfino Fiorello ha detto la sua sulla marijuana terapeutica, rinfocolando un dibattito mai spento e di cui "Salute" si è già occupata. Per nostra fortuna, la "querelle" non è casereccia, ha una dimensione internazionale. E’ noto che alcuni paesi, come il Canada, l’Olanda e cinque stati Usa, hanno legalizzato l’uso terapeutico della cannabis. Al tempo stesso, dalla ricerca scientifica di base è recentemente emerso un dato di grandissimo interesse: la scoperta che recettori per la cannabis sono presenti non solo nel cervello e nel resto del sistema nervoso, ma anche nelle cellule immunitarie.

In alcuni ambiti di ricerca si respira un po’ la stessa aria di trent’anni fa, quando vennero scoperti i recettori per la morfina, evento da cui partì il disvelamento del sistema endogeno degli oppioidi. Anche i recettori per gli oppiodi, come quelli per la cannabis, stanno nel sistema nervoso e nel sistema immunitario e, come loro, fanno parte del sistema di controllo del dolore, dei meccanismi di regolazione immunitaria e di molto altro, ancora da precisare e da scoprire.

Dall’altra parte, c’è, forte, una resistenza dei clinici, soprattutto di farmacologi legati alla sperimentazione clinica, che sembra risentire di due fattori: la storica collocazione dell’"erba" per antonomasia, negli anni '60, nel campo delle droghe senza alcun effetto terapeutico (contraddicendo apertamente la storia medica millenaria della cannabis); l’assenza di interesse delle grandi case farmaceutiche, che operano per (lucrosi) brevetti su molecole di sintesi e non su piante o derivati di sostanze naturali.

Si è storicamente instaurato, quindi, un pregiudizio che condiziona soprattutto la sperimentazione clinica, di cui importanti opinion leader si fanno portavoce. Resta il fatto che, a partire dagli anni '60, in tutto l’Occidente, gruppi di persone affette da patologie croniche (sclerosi multipla, artrite reumatoide, cancro) scarsamente trattabili, hanno ripetutamente segnalato di star meglio dopo aver fumato la famigerata "erba". Dolori, nausea, spasmi, mancanza di appetito, stanchezza, queste le indicazioni principali dell’erba, via via segnalate da rapporti medici pubblicati nelle più importanti riviste scientifiche. Poi, negli anni '80, i primi studi clinici controllati riguardo a nausea, vomito e dolori di varia natura.

Per la nausea e il vomito, la marijuana e il suo più antico derivato, il tetraidrocannabinolo (THC), sono risultati più efficaci e molto più sicuri dei farmaci antiemetici di allora. In trenta studi clinici controllati, su pazienti in chemioterapia, è emersa la superiorità antinausea dei cannabinoidi e, soprattutto, la preferenza di molti pazienti per l’uso di queste sostanze. Nessuno però, all’epoca, si è sognato di proporre la marijuana e derivati al posto dei farmaci in uso! Adesso, si sostiene che il nuovo farmaco antiemetico disponibile (Ondansetron), antagonista di un recettore della serotonina, ha risolto il problema, essendo più potente di canapa indiana e derivati.

Il che è vero, ma, se si tengono presenti le indicazioni delle società oncologiche, c’è un ampio spazio per la cannabis, in quanto l’Ondansetron è riservato alle chemioterapie pesanti, mentre per le situazioni medie si prevede cortisone e per le lievi niente. Così, nel caso del dolore, tutti gli studi controllati dicono che gli effetti della canapa indiana sono simili a quelli della codeina, ma suggeriscono anche che i derivati dell’erba siano molto più efficaci dei farmaci esistenti nelle neuropatie di tipo spastico. A ciò vanno aggiunti gli studi e le ricerche di base in corso in diversi paesi. Pare quindi molto utile proseguire la ricerca e la sperimentazione clinica su marijuana e derivati, per delimitarne livelli di efficacia ed effetti indesiderati. Al riguardo, rattrista la chiusura che emerge dalle dichiarazioni rilasciate dai nostri responsabili istituzionali e scientifici, anche perché, ancora una volta, rischiano di escludere il nostro paese dal giro della ricerca innovativa e, soprattutto, di approfondire il fossato tra bisogni delle persone malate, pluralità e flessibilità degli strumenti terapeutici e risposte istituzionali.

Fonte: Salute di Repubblica; Autore: Francesco Bottaccioli, Presidente della società italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia

 

Nato negli Stati Uniti D'America e diffuso su larga scala prima in Europa e poi sempre di più nel mondo intero, attualmente il consumismo è il sistema economico dominante, anche se negli ultimi anni è sempre più in rapida discesa e si prospetta per il futuro un suo graduale superamento.
L'era consumista è legata a quella che viene definita come la "società dell'immagine", che ha favorito la progressiva mercificazione di ogni aspetto della vita sociale e non.

Un fattore imprescindibile per l'affermazione su vasta scala e per il consolidamento del sistema consumista è stato ed è tutt'ora il massiccio utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa, a partire dalla televisione, per orientare e plasmare i cittadini, in modo da aumentare a dismisura la massa di potenziali clienti e/o consumatori utili per vendere sempre di più prodotti e illusioni a buon mercato, e in questo modo ricavarne un'abbondante profitto nonchè una cospicua dose di influenza e potere.
In questo articolo mi occuperò dell'origine di questo sistema e di come si è potuto imporre concentrandomi principalmente sulla figura di Edward Bernays, considerato come il pioniere di tutto questo.

Edward Bernays e la manipolazione delle masse

Personaggio chiave per la nascita del sistema consumista, il pubblicista e pubblicitario Edward Bernays, insieme a Walter Lippmann e Ivy Lee è considerato anche il pioniere delle moderne relazioni pubbliche nonchè della moderna manipolazione delle masse che viene attuata sopratutto grazie all'utilizzo dei mass media, e che è stata descritta  in modo ottimale dal teorico della comunicazione e linguista più importante contemporaneo  Noam Chomsky, nella sua  lista delle 10 strategie della manipolazione mediatica.

Essenzialmente l'obiettivo di Bernays era quello di perfezionare le tecniche di propaganda e di persuasione a lui contemporanee al fine di renderle ancora più subdole e al contempo dare una parvenza di libertà in modo da occultare, perlomeno a livello conscio, la manipolazione sottostante.
Difatti  la "libertà di scelta" a livello commerciale, ma anche politico, esiste solo formalmente ma non nella realtà.
Chiaramente ci si può orientare tra tantissimi e diversi prodotti, ma l'elemento fondamentale è che si pensa che non se ne può fare a meno, e questo è stato ed è l'obiettivo della suddetta persuasione: l'induzione alla  dipendenza dalle strutture fondanti la società del consumo,  che con il tempo si è fatta sempre più totalizzante e uniformante tanto da far credere che non possano esistere alternative credibili ad essa.
L'opera principale di Bernays fu "Propaganda", un libro scritto nel 1928 in cui argomentava che per poter funzionare la cosiddetta democrazia moderna doveva e deve essere guidata da un'elitè che pianifica e controlla ogni aspetto della vita culturale, politica, e se possibile sociale del paese, impedendo in questo modo che gli individui di per sè e il popolo  possano avere qualche voce in capitolo, in quanto considerati portatori di " spinte disgregatrici".
Un'altro suo classico è "Cristallizing Pubblic Opinion" del 1932, che ispirò , tra gli altri, anche il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels.

La manipolazione psicologica

Bernays si ispirò principalmente ai concetti espressi da Gustave Le Bon  in "Psicologia delle folle" , considerata la sua opera più importante nonchè il testo di ispirazione per la propaganda politica moderna tanto che venne letto e ispirò profondamente dittatori come Lenin, Hitler, Stalin e Mussolini e venne usato per la costruzione del consenso necessario al mantenimento dei rispettivi regimi.

Bernays seppe coniugare in modo efficace le teorie espresse da Le Bon insieme all'utilizzo delle conoscenze derivate dagli studi sulla psiche umana che andavano diffondendosi in quel periodo, sopratutto grazie agli sforzi di  Sigmund Freud, di cui tra l'altro era nipote.

Difatti si accorse che facendo insistentemente leva su desideri e aspirazioni degli individui e più in generale delle masse, e anche sugli istinti e sulle emozioni primarie che hanno tutti sede nella parte inconscia della mente umana, si potevano aggirare  facilmente le normali resistenze che di solito operano a livello cosciente
e quindi influenzare e ri-programmare  o per dirla più semplicemente manipolare radicalmente la mente umana e in questo modo garantire un'efficace controllo.

Mentre queste conoscenze del funzionamento della "mente inconscia" vengono usate generalmente per tentare di risolvere conflitti e disagi personali in ambito psicologico, a livello politico e mediatico  vengono utilizzate per garantire facilmente consenso e aumentare o consolidare l' influenza e il  potere di chi se ne serve per promuovere i propri interessi.

Guardando la storia recente di esempi ce ne sarebbero a iosa, basti pensare al totalitarismo nazifascista o a quello comunista e più in generale alla manipolazione ideologica, di cui ho parlato nell'articolo "Le ideologie organizzate e la manipolazione delle masse",  e a cui rimando.

La pubblicità commerciale

In ambito economico e  mediatico questi processi si possono chiaramente riscontrare nell'utilizzo della pubblicità commerciale,  la quale serve a indurre i potenziali clienti a comprare un determinato prodotto non tanto per la sua qualità, ma per ciò che rappresenta o si pretende possa rappresentare.

Difatti ogni prodotto acquistato e posseduto,  garantisce un determinato status ( non solo sociale ma anche a livello simbolico ad es ) che aumenta o diminuisce a seconda del brand scelto, e quindi del marchio dello stesso.

La qualità e l'utilizzo del prodotto sono secondari: da qui nasce la tanto famigerata "obsolescenza programmata" , grazie alla quale si assiste sempre di più alla creazione di prodotti pronti per essere usati in tempi più brevi  possibili e abbandonati e/o ricambiati a seconda delle esigenze della moda.

La pubblicità commerciale fa  generalmente leva su desideri, aspirazioni e speranze  che vengono proiettate su un determinato prodotto che viene venduto , oppure molto più spesso sulla creazione di falsi bisogni e false necessità spacciate come fondamentali.

Essenzialmente la pubblicità si basa inoltre sull'induzione in uno stato quasi ipnotico, ovvero uno stato psichico in cui le normali resistenze coscienti sono oltrepassate e l'Io ne è fortemente indebolito.

Inoltre il costante bombardamento pubblicitario che subiamo ogni giorno serve per renderci inconsapevolmente schiavi prima di tutto del nostro ego, e in seguito delle catene "invisibili" su cui si basa la società di consumo e dell'immagine moderna , e quindi porta a delegare continuamente alle strutture e ai gruppi di potere che comandano ( banche,  grosse multinazionali etc ) e passo dopo passo a barattare sempre più libertà nel nome di un sempre più fittizio "benessere" economico fondato unicamente sugli standard  finanziari, sull'andamento delle borse, insomma su tutto ciò che costituisce il PIL e di cui Robert Kennedy in un celebre discorso disse:

"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jones, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi".

Fonte: InformazioneConsapevole - Autore: Salvatore Santoru

 

In astronomia, si definiscono equinozi (dal latino "equi nox" cioè "notte uguale" al dì) i due istanti nel corso dell'anno in cui il Sole si presenta all'intersezione tra l'eclittica e l'equatore celeste, ovvero quando il Sole si trova perpendicolare all'equatore e la separazione tra zona illuminata e zona in ombra della Terra passa per i poli.

Nell'arco dell'anno si hanno due equinozi, uno a marzo, a partire dal quale le ore di luce aumenteranno fino al Solstizio d'Estate, e uno a settembre, a partire dal quale le ore di luce diminuiranno progressivamente fino al Solstizio d'Inverno. Nell'emisfero settentrionale, l'equinozio di marzo è l'equinozio di primavera, e l'equinozio di settembre quello d'autunno, mentre nell'emisfero meridionale questi termini risultano invertiti. Ma attenzione, contrariamente a quanto comunemente si pensi, l'istante nel quale il Sole passa attraverso ogni punto di equinozio può essere calcolato accuratamente, così che l'equinozio è sempre e solo un particolare istante, e non un giorno intero. Il punto dell'equinozio di primavera dell'emisfero settentrionale è anche chiamato punto vernale, punto dell'Ariete o punto gamma, mentre quello dell'equinozio d'autunno è anche chiamato punto della Bilancia.

Con l'equinozio di marzo, come tutti sappiamo, finisce l'inverno e ha inizio la primavera e la durata del giorno sarà maggiore di quella della notte, ma se in passato la data era fissata al 21 marzo (Concilio di Nicea del 325 d.C.), in epoca moderna l'inizio della bella stagione non avviene più in un giorno prefissato, bensì si tiene conto dell'equinozio astronomico, che varia a seconda di diversi fattori. Per questo motivo, a partire dalle prime scoperte astronomiche del XVI secolo, l'equinozio primaverile cade in una data compresa tra il 19 e il 21 marzo. Per esempio, alla fine del XVIII secolo, per cinque volte consecutive è caduto il 19 marzo, evento che si verificherà di nuovo solo nel 2044, mentre nel XXI secolo l'equinozio di primavera è coinciso con la data del 21 marzo solo nel 2003 e nel 2007 e la cosa non si ripeterà più fino al 2102.

Siamo entrati nel periodo della resurrezione, quando la natura, nell'eterno ciclo di morte e rinascita, torna a nuova vita dopo i lunghi mesi invernali. Un fenomeno che non riguarda solo il mondo vegetale poiché l'equinozio rappresenta un momento di rigenerazione e di  risveglio sia naturale che spirituale. E' questo il momento dello schiudersi del seme nella terra, la rinascita di Persefone che dalle profondità della terra e dal gelo invernale genera una nuova vita, nonché l'inizio di un nuovo ciclo di spinta verso la vita, come il seme che sta per diventare fiore: un momento propizio per attuare le riflessioni maturate durate il letargico inverno e far pulizia fuori e dentro di noi, il momento per rinnovare pensieri, sogni e aspirazioni. Il nostro inconscio, ora più che mai, si rivelerà terreno fertile per farli crescere e dare i loro frutti.

Fonte: Leonardo

 

Basta che non fanno come nel Lazio, che la Legge c'è da anni ma nessun medico prescrive questo farmaco. Intimiditi dalla mafia poveracci. - Luca Alùk Noto

Il testo intende apportare modifiche alla legge regionale 3 agosto 2012, n. 26, ad oggetto: “Modalità di erogazione dei farmaci e delle preparazioni galeniche a base di cannabinoidi per finalità terapeutiche”, al fine di recepire il disposto della sentenza n.141 del 2013 con la quale la Corte Costituzionale ha accolto parzialmente le censure mosse dal governo.
La Corte ha in particolare contestato la titolarità della prescrizione dei medicinali e la previsione, inserita nel vecchio testo, di una convenzione da parte della Giunta regionale con lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze o con altro soggetto dotato delle medesime autorizzazioni alla produzione di principi attivi stupefacenti a fini medici.

Il nuovo testo prevede che i medicinali e i preparati galenici magistrali a base di principi attivi canniboidi, specificati peraltro in un decreto del presidente della Repubblica; sono prescritti dal medico specialista de Servizio Sanitario regionale e dal medico di medicina generale del sistema sanitario regionale, con oneri a carico del servizio sanitario regionale, sulla base di un piano terapeutico redatto secondo le specifiche disposizioni previste dalla normativa vigente.
Ai fini delle fornitura al Servizio sanitario regionale, per ridurre il costo de medicinali cannabinoidi importati dall’estero, la Giunta regionale può stipulare convenzioni con centri e istituti autorizzati ai sensi della normativa statale, alla produzione o alla preparazione dei medicinali cannabinoidi. Il Consiglio esercita il controllo sull’attuazione e l’applicazione della legge. A tal fine, entro il 31 marzo di ogni anno, a partire dall’anno successivo all’entrata in vigore della presente legge , la giunta regionale presente al Consiglio una dettagliata relazione.
L’articolato, dunque, accoglie il contenuto della pronuncia della Corte Costituzionale, sostituendo interamente gli articoli 2 e 8, dichiarati illegittimi e, inoltre, introduce altre modifiche di carattere marginale, al fine di un completamento della normativa stessa e di un coordinamento del testo con disposizioni legislative nel frattempo intervenute.

A seguito della parziale bocciatura della legge regionale approvata nell'agosto del 2012 - spiegano i consiglieri di Sel, Stefano Quaini, Alessandro Benzi e Matteo Rossi - si è modificato il testo accogliendo nei contenuti la pronuncia della Corte Costituzionale. Il nuovo testo prevede infatti che i medicinali e i preparati galenici magistrali a base di principi attivi cannabinoidi siano prescritti dal medico specialista del servizio sanitario regionale sulla base di un piano terapeutico secondo le specifiche disposizioni previste dalla normativa vigente; al fine di ridurre il costo dei medicinali importati dall'estero la Giunta regionale potrà stipulare convenzioni con centri ed istituti autorizzati ai sensi della normativa statale.”

“Un risultato che pone la Liguria all'avanguardia per quanto riguarda la somministrazione di farmaci a base di cannabinoidi, l'augurio e che questa volta la legge possa diventare veramente operativa in modo da garantire una cura alternativa ai pazienti affetti da dolore cronico, sottoposti a cure palliative, o patologie neuro-degenerative che hanno tutt'ora grandi difficoltà nel reperire il farmaco, ostacolati da una burocrazia non curante dei reali bisogni degli ammalati”.

Fonte: cittadigenova.com

 
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