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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 09/04/2011 @ 14:00:33, in it - Scienze e Societa, read 2305 times)

La regione Rodano-Alpi è costituita da 8 dipartimenti dal carattere ben definito.
Paesaggi splendidi ed emblematici che sono spesso scenario per il cinema.
Citiamo per cominciare la Savoia, l’Alta Savoia e l’Isère, dipartimenti emblematici delle Alpi con le loro famose vette. E poi Lione, capitale della gastronomia francese, o l’Ardèche famosa per le sue gole selvagge, o ancora la Drôme i cui paesaggi di campi di lavanda e di ulivi affascineranno i turisti in cerca della dolcezza di vivere.

 Paesaggi splendidi ed emblematici,  spesso scenari per il cinema. Il che non stupisce visto che  nella regione si girano oggi film con case di produzione di fama internazionale. Fra Rodano-Alpi e il cinema, c’è da sempre una lunga storia d’amore. Perchè è a  Lione che i fratelli  Lumière hanno dato il primo giro di manovella filmando  la “Sortie des Usines Lumière”, l’Uscita dalle fabbriche Lumière.
La casa di famiglia, Château Lumière, classificato Monumento Storico, ospita un  museo e una cinemateca. L’Istituto Lumière è presieduto da un regista francese e lionese d’origine, Bertrand Tavernier.- www.institut-lumiere.org
 
Rodano-Alpi Cinema produce o coproduce fino a oltre una dozzina di film all’anno e conta al suo attivo, fino ad oggi, oltre 150 lungometraggi.
www.rhone-alpes-cinema.fr
 
Chamonix e il Monte Bianco, il tetto d’Europa
Il Monte Bianco è il punto  culminante della catena delle Alpi. Con un’altitudine di 4.810 metri, è la cima più alta dell’Europa occidentale e offre un ampio panorama. Numerosi itinerari turistici ne permettono la risalita, a patto di avere una seria preparazione, e sempre rispettando un ambiente fragile. La vetta ha rappresentato per secoli un obbiettivo per tutti i tipi di avventurosi, a cominciare dalla prima ascensione nel 1786. E’ anche un oggetto affascinante per tante opere culturali (cinema, letteratura e televisione). www.compagniedumontblanc.fr

Chamonix è senza dubbio la capitale della montagna. Situata a 1.000 m d’altitudine, è perfetta per un soggiorno e offre la possibilità di ammirare ancora dei begli edifici del XVIII secolo molto ben conservati.
Il trenino di Montenvers sale alla Mer de Glace, così chiamata da un inglese, William Windham, impressionato dal più grande ghiacciaio francese. La teleferica di Brévent offre un superbo panorama sul Monte Bianco, Chamonix, le Aiguilles Rouges e la teleferica  dell’Aiguille du Midi che depositando i suoi passeggeri a 3842 m permette loro poi di raggiungere la  punta Hellbronner con un’altra teleferica che domina la Vallée Blanche. Lassù, il cielo è così puro da essere blu-viola.
Questi 3 siti sono non a caso i più frequentati di Rodano-Alpi. www.chamonix.com
 
Le Alpi
Le Alpi formano una barriera di 1.200 km fra il Mediterraneo e il Danubio. Esse culminano a 4.810 metri con la cima del Monte Bianco. Si contano 82 vette maggiori di 4.000 m d'altitudine (di cui  24 in Francia), mentre i colli di montagna che collegano valli e paesi superano spesso i 2000 m d'altitudine. Le vette del Monte Bianco, dell’Aiguille Verte e dei Drus (4122 m) e delle Grandes Jorasses (4208 m) dominano fiere la regione. Le cime sono veri paradisi per chi ama i grandi spazi e per gli escursionisti esperti in cerca di libertà... Il Monte Bianco, la Vanoise, la Haute Maurienne e il massiccio degli Ecrins fanno del Rodano-Alpi la sola regione con 400 km2 di ghiacciai. Unica in Francia !

 
Megève
Il suo importante sviluppo turistico risale agli anni attorno al 1910 quando la famiglia Rothschild decide dei farne uno dei suoi luoghi di villeggiatura. Si trattava per loro di  creare una concorrente francese alla prestigiosa località svizzera di Saint-Moritz. La volontà era di realizzare una stazione sciistica che fosse il simbolo dell’arte di vivere alla francese. Megève è stata molto di moda fin dagli inizi e le più importanti teste coronate hanno soggiornato qui. Oggi Megève è una località di fama internazionale riconosciuta come una delle più belle stazioni sciistiche del mondo. Megève è stata scelta per il suo modello di eccellenza architettonica: per molto tempo località sciistica della grande aristocrazia, la città ha saputo conciliare con eleganza gli edifici moderni e la tutela del patrimonio architettonico antico. www.megeve.com
 
Annecy e il suo lago

Il lago d’Annecy, uno dei laghi più puri del mondo, si è formato circa 18 000 anni fa al momento della fusione dei grandi ghiacciai alpini. Annecy, città famosa nel mondo, è affacciata sull’acqua, per godersi meglio lo splendido spettacolo naturale, fra lago e montagne. Attorno al lago d’Annecy, i tesori d’arte e storia, da  Veyrier a Talloires costellano le rive inondate di sole, e d’Angon a Doussard, la natura riprende dolcemente i suoi diritti. Per apprezzarlo appieno, d’obbligo un tour del lago in bicicletta, a piedi o sui rollers.
Non perdete una deviazione per l’abbazia di Talloires che risale al XVII secolo, trasformata in hotel-ristorante di charme quattro stelle. www.lac-annecy.com
 
Lione
A metà strada fra il mare e la montagna, la città è dominata da due colline -Fourvière e la Croix-Rousse- e bagnata da due corsi d’acqua, il Rodano e il suo affluente, la Saône. La posizione eccezionale, alla confluenza di due corsi d’acqua, conferisce alla città una particolarità esclusiva: la Presqu’île, una sorta di vera e propria penisola.
Metropoli europea e  capitale della regione Rodano-Alpi, Lione si estende su 4787 ettari. E’ la seconda agglomerazione di Francia  (1,2 milioni d'abitanti). La città richiama ogni anno un gran numero di visitatori per turismo di svago o d’affari. Situata fra l’ Europa del Nord e del Sud, la regione lionese è stata in ogni epoca un luogo di passaggio, una città-tappa e un centro di incontri e di scambi.
Una posizione che conferma anche oggi in numerosi settori. La sua storia risale all’epoca romana. Si ritrovano numerose tracce del  patrimonio gallo-romano, e altri splendidi edifici testimoniano le epoche più fiorenti della città. Citiamo in particolare il Vieux Lyon, la città antica, con le sue ricchezze architettoniche dell’epoca rinascimentale. E’ questa particolarità che ha affascinato numerosi registi. Qui hanno girato grandi attori come Philippe Noiret, Jean Gabin, Louis Jouvet, Sophia Loren, Alain Delon, Catherine Deneuve o ancora Carole Bouquet. www.lyon-france.com

L’Ain
La città medievale di Pérouges, classificata fra i  « Più Bei Villaggi di Francia », è un centro fortificato ricco di storia , e uno dei siti più visitati del dipartimento dell’Ain. Le sue stradine di pavé,  la gargouille centrale, i vecchi pozzi, la chiesa-fortezza, le case pittoresche, le botteghe con la merce in mostra e le insegne evocative, l’ atelier di tessitura, il rilegatore di libri…tutto immerge i visitatori in un’atmosfera di pieno Medio-Evo.
La città è stata location di diversi film di cappa e spada: ricordiamo “I Tre Moschettieri” o ancora “Fanfan la Tulipe”. www.ain-tourisme.com
 
La Drôme provenzale
Nel sud della Drôme si respira già atmosfera di Provenza: è la porta d’accesso verso il Midi della Francia, sinonimo di vacanze, di sole, di dolcezza di vivere. Fascinosa e ospitale, la Drôme provenzale declina i suoi villaggi nascosti ai piedi delle  montagne o arroccati sulle colline, i campi di lavanda dal profumo inebriante, gli olivi verde argentato e i vigneti con le foglie rossastre quando arriva l’autunno. Non sorprende certo che questi paesaggi abbiano ispirato il  cinema! E’ tra questi scenari magici che è stato girato  “L’ussaro sul tetto” dal romanzo di Jean Giono. www.drometourisme.com
 
L’Ardèche
Per la qualità dei paesaggi e dei siti, e in particolare Vallon Pont d'Arc la cui fama ha superato le frontiere dell'Europa, l'Ardèche è oggi una destinazione turistica imperdibile, di natura selvaggia. Ai piedi dei Monti del Vivarais, la città d’Annonay è costruita come Roma su sette colli, e conserva ancora le tracce di un passato ricco di storia . www.ardeche-guide.com

 
By Admin (from 07/04/2011 @ 14:00:53, in it - Scienze e Societa, read 2207 times)

Attraverso testimonianze storiche, il centro storico di Wolfsberg che si trova nei dintorni del municipio, si presenta nel suo lato migliore.
Il nuovo Municipio, che fu costruito dove (nel 1888) c’era la Chiesa del Santo Sangue (Blutspitalskirche), non rappresenta soltanto la sede dell’amministrazione comunale, ma è anche uno dei più belli edifici della città. Il municipio è strutturato a più piani, con su in cima un campanile, è stato ricostruito ed ampliato più volte negli ultimi anni.
 
Gli antichi palazzi borghesi nella Hoher Platz, che determinano essenzialmente il carattere del centro storico, nascono prevalentemente nel 16° e 17° secolo. Da vedere sono i portici del tardo gotico, le finestre del rinascimento ed i pergolati romantici. Al centro della Hoher Platz si erge una colonna barocca di 5 metri (Colonna della peste). Nel 1718 fu benedetta e fino ad oggi ricorda le paure del periodo della peste.
 
Dalle opere di difesa, che allora circondavano la città di Wolfsberg, si conservano ancora alcune parti quali le mura cittadine, Reckturm ed il Tribunale provinciale.
Si dice inoltre che il Palazzo in stile “paurisch” sia la casa più antica della città.
 
Da secoli, il Castello di Wolfsberg, situato sopra i tetti della città, è il simbolo più visibile di un passato mutevole della città di Wolfsberg. Il costruttore della fortezza, i cui primi documenti risalgono al 1178, è sconosciuto. Con il passare degli anni, la fortezza diventò – attraverso molteplici lavori di ricostruzione – un vero e proprio castello.

 
Nel 1846 il conte Hugo Henkel von Donnersmarck ricevette il castello e lo fece rinnovare nello stile gotico-inglese Tudor secondo i progetti degli architetti viennesi Johann Romano e August Schwendenwein. Il castello, che oggi appartiene all’industria montana carinziana, si usa anche come centro di cultura e per mostre.
È indispensabile visitare il Mausoleo del conte Donnersmarck, che fu costruito dal 1858 fino al 1859 dal berlinese August Stuler. Il Mausoleo si trova a qualche passo dal Castello di Wolfsberg.
È indispensabile visitare il Mausoleo del conte Donnersmarck, che fu costruito dal 1858 fino al 1859 dal berlinese August Stuler. Il Mausoleo si trova a qualche passo dal Castello di Wolfsberg.
 
La chiesa parrocchiale San Marco, i cui primi documenti risalgono al 1216, è senz’altro uno dei più antici e più importanti monumenti della città. La chiesa ha una torre alta di 72m e conserva nel suo interno delle testimonianze preziose dell’arte sacra.
 
Tra di esse, p.e., c’è un immagine di San Marco con il Leone che fu dipinta nel 1777 da Johann Martin Schmidt. Oggi, il quadro si trova accanto all’altare barocco. Il portale imbutiforme della chiesa rappresenta una preziosità della storia dell’arte.

 

 
La chiesa di Sant’Anna, che fu costruita nel 1497, appartiene oggi all’associazione fornai e per questo viene anche chiamata “la chiesa dei fornai”. Nel suo interno c’è un altare con trittico del tardo gotico che è senz’altro uno dei più belli della Carinzia.
L’antico monastero Minoritten, che esisteva già nella metà del 13° secolo, è spesso stato ricostruito con il passare degli anni.
Dentro le antiche mura del monastero in piazza dei Minoritten si trovano oggi delle istituzioni commerciali (Galleria comunale). La costruzione del monastero e della chiesa dei cappuccini è dovuta alla controriforma imperiale.
 
La storia del Castello Bayerhofen risale fino alla prima metà del 13° secolo. L’edificio ben fortificato, che ha un’arcata del 16° secolo, fu nel tempo della riforma, un punto d’incontro dei protestanti.
Infine la Chiesa della Trinità, che risale al 16° secolo, appartiene oggi alla città di Wolfsberg.
All’interno, la chiesa conserva tre altari del barocco di Franz Anton Detl nonché quadri e statue. Le opere d’arte provengono in parte dalla chiesa Blutspital, la quale nel 1888 doveva far posto alla costruzione del municipio.

Fonte: wolfsberg.at

 
By Admin (from 06/04/2011 @ 11:00:40, in it - Scienze e Societa, read 3323 times)

In alto, addossato alla parete rocciosa, accessibile solo da un lato, domina sul sottostante paesaggio il Castello di Predjama. Il suo aspetto odierno è rinascimentale, ma a quale periodo risale la prima costruzione si deduce dallo stemma dei suoi proprietari d’allora, i Kobenzl, che porta incisa la data 1583. All’interno della costruzione attuale si cela il suo primo nucleo – l’originale castello nella caverna, la tana inespugnabile.
 
Secondo le fonti storiche, il castello esisteva già nel secolo XIII, può darsi anche prima. Il castello era gestito dagli Jamski che, a loro volta, dipendevano dalla gastaldia d’Aquileia.
 
Il castello godeva la cattiva fama di covo di briganti già prima di Erazem Jamski (Lueg), discendente dei vassalli di Gorizia, cavalieri di Lienz. Dopo gli Jamski, il castello fu gestito da Adam Purgstaller. Dal 1957 appartenne ai Kobenzl, che lo ricostruirono. Gli ultimi proprietari nobili furono, dal 1846 al 1945, i conti Windischgrätz ed anche loro modificarono l’aspetto esteriore del castello.
 
Vecchi dipinti e descrizioni – in particolare quelli degli ultimi duecento anni – testimoniano che il Castello di Predjama era visitato e ammirato da persone che non temevano né i pericoli lungo la strada né l’impervio accesso.
 
La Grotta sotto il Castello
La grotta sotto il Castello di Predjama si articola in più piani ed ha più ingressi. La visita esige dai visitatori una buona dose di coraggio e di forma fisica per potersi arrampicare e calare lungo i tratti che conducono nel sottosuolo, illuminato soltanto dalle lampade portatili.

Nella Grotta sotto il Castello di Predjama si può entrare attraverso tre ingressi. Il più noto è quello tramite la Scuderia, dove sono state trovate tracce del periodo neolitico e dell’età del rame, ed anche quelle del periodo romano. Si prosegue, poi, fino alla Galleria principale. Un suo interessante particolare è la Galleria dei Nomi, con le firme dei visitatori conservate sulle pareti dal XVI secolo in poi, che collega la Galleria principale con la Fiženca, che dall’ingresso sopra il castello scende 600 metri in profondità.
Grazie alla sua posizione e alla favorevole temperatura è popolata da interessanti abitanti – i pipistrelli che vi svernano.
Perciò, d’inverno, non si può entrare nella grotta. Lo stretto cunicolo d’Erasmo, lungo 37 m, un tempo murato e oggi riaperto alle visite, esige qualche nozione d’alpinismo e un’attrezzatura adeguata.
 

 Dalla Grande sala i visitatori più intrepidi possono avventurarsi, in compagnia della guida, tramite la Grotta antica fino alla Buca del Vento, attraverso il passaggio artificiale nella Sala Nera oppure lungo la Galleria orientale fino al sifone della Belšèica.
 
Erasmo della Caverna
Erasmo di Lueg, che nel secolo XV si oppose all’esercito imperiale dalla sua fortezza incassata nella roccia, entrò nella leggenda poco dopo la sua tragica morte. Questo episodio è stato diverse volte descritto nella letteratura e raffigurato nei dipinti.
 
Lo sfondo storico della storia invece rivela che il cavaliere si attirò l’ira della corte imperiale per due ragioni: per aver assassinato un parente dell’imperatore e aver stretto alleanza con gli avversari ungheresi dell’imperatore. Scappato in Carniola, commette altri atti di brigantaggio per cui cade in disgrazia presso la corte imperiale e viene perseguitato dal Capitano di Trieste Gaspare Rauber. Questi, per costringerlo alla resa, assedia per mesi il castello (nell’inverno e nella primavera del 1484), subendo diverse volte l’affronto umiliante e derisorio dei regali gettatigli da Erasmo: carne, pesce e perfino ciliegie, approvvigionamenti che il cavaliere ribelle faceva introdurre nel castello tramite un cunicolo segreto. Solo dopo aver corrotto un messaggero, Rauber riesce a sconfiggere Erasmo e mandarlo all’altro mondo con un preciso colpo di cannone.
 
Che la leggenda sia ancora viva ed in ugual misura interessante, lo prova l’interesse mostrato ogni anno dai visitatori per la giostra cavalleresca che porta il nome di Erasmo.

Fonte: turizem-kras.si

 
By Admin (from 05/04/2011 @ 11:00:46, in it - Scienze e Societa, read 1481 times)

Murnau, cittadina di 11.000 anime a sud di Monaco e vicina al lago Staffelsee, è un rinomato luogo di villeggiatura (splendido il panorama naturale e la vista sulle Alpi) e un importante polo di attrazione per gli amanti dell'arte e della pittura.

Oltre al centro storico, abbellito da deliziose case in perfetto stile bavarese, e allo Schloßmuseum, che raccoglie importanti testimonianze della storia e delle tradizioni locali, l'attrazione principale è la Münter-Haus.
 
In questa casa - chiamata anche "Russenhaus" (casa russa) - il celebre pittore russo Wassily Kandinsky (1866-1944) e la sua compagna - anch'essa apprezzata pittrice - Gabriele Münter (1877-1962) trascorsero i mesi estivi dal 1909 al 1914. E proprio qui nacque il famoso movimento pittorico del Cavaliere azzurro (Der Blaue Reiter).
 
La presenza di altri pittori, come Franz Marc, August Macke, Alexej Jawlensky, Marianne von Werefkin, e del compositore Arnold Schönberg trasformarono questo piccolo cottage di campagna in un centro artistico e culturale che poneva le basi per una rivoluzione nel mondo della pittura.
 
Anche dopo il 1914 - anno in cui Kandinsky dovette lasciare la Germania a causa degli eventi bellici che iniziarono a sconvolgere l'Europa - Gabriele continuò a trascorrere parecchi mesi dell'anno a Murnau e si trasferì qui definitivamente nel 1931 con il suo nuovo compagno, lo storico dell'arte Johannes Eichner, che la incoraggiò a organizzare mostre e a realizzare delle pubblicazioni sulla sua arte e su quella di Kandinsky.


 
Nel 1957, per il suo 80° compleanno, Gabriele donò alla Lenbachhaus di Monaco un cospicuo numero di opere di Kandinsky e degli altri esponenti del Blaue Reiter.
 
La pittrice morì pochi anni dopo (1962) e ben presto la sua casa di Murnau divenne un'importante attrazione turistica. Nel 1998-'99 si sono svolti importanti opere di restauro che hanno riportato la Münter Haus al suo aspetto originale, non solo nei colori della facciata e delle camere ma anche nella disposizione dell'arredamento interno. Il museo è aperto al pubblico tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 14 alle 17.

Fonte: tuttobaviera.it

 
By Admin (from 04/04/2011 @ 11:00:00, in it - Scienze e Societa, read 2305 times)

Se amate l'escursionismo montano e volete conoscere una delle più fantastiche dimore di Ludwig II di Baviera (ma poco conosciuta dal turismo internazionale), dovete assolutamente recarvi a Schachen per visitare lo chalet alpino in stile svizzero dove il re amava rifugiarsi in tutta solitudine tra le sue adorate montagne, lontano dalla politica di Monaco.

La Schachenhaus, meglio conosciuta come castello di caccia (Jagdschloss), in realtà è un piccolo chalet in legno che il re fece costruire nel 1869 sull'Alpe di Schachen a 1.866 metri d'altezza. Può essere definita la residenza "celeste" di Ludwig.
 
Il pianterreno è costituito da un ingresso dove si trova un busto del re, dalle camere private di Ludwig (lo studio, la stanza da letto, la sala da pranzo) e da una stanza per gli ospiti. Il piano superiore è completamente occupato da un grande salone arredato in un fantasmagorico stile turco che lascia il visitatore a bocca aperta, ripagandolo per la fatica sostenuta.
 
Le grandi vetrate colorate, i tendaggi, le lampade, i tappeti, i cuscini ed il soffitto stellato sono un trionfo dell'Oriente che tanto affascinava il sovrano. Qui Ludwig trascorreva le sue notti come un sultano circondato dai suoi lacchè vestiti all'orientale e fumando il narghitè alla ricerca del suo Nirvana.
 
Sotto lo chalet c'è un piccolo giardino botanico che raccoglie la flora montana ed un pò più sopra un belvedere panoramico.
 

Ludwig si recava a Schachen quasi sempre nel mese di agosto e qui festeggiava il suo compleanno e onomastico che ricorrevano il giorno 25, festa di San Luigi.
 
Anche oggi, in questa ricorrenza, si celebra una Messa all'aperto di fronte allo chalet per ricordare questo re tanto amato dalla gente di montagna.
 
Per arrivare a Schachen, partendo da Garmish-Partenkirchen, si deve andare in direzione est verso Krün/Mittenwald. Al paese di Klais girare per Schloss Elmau (strada a pedaggio) dove è possibile lasciare la macchina a circa 1.000 metri d'altitudine. Da qui, percorrendo a piedi una stradina, si sale ai 1.866 m. di Schachen dopo una camminata di circa 3 ore e mezza attraverso boschi e alpeggi: è una fatica necessaria per conoscere meglio l'incredibile Ludwig.
 
Il re naturalmente non faceva questa fatica e raggiungeva lo chalet a cavallo oppure su una piccola e robusta carrozza preceduto dai carri che trasportavano la servitù e le vettovaglie. Sotto lo chalet è in funzione una piccola locanda dove si può mangiare ed eventualmente pernottare previa prenotazione al numero +49 (0)8821 2996 (posti limitati).
 
La Schachenhaus è aperta tutti i giorni dall'inizio di giugno fino ai primi di ottobre. Le visite sono guidate e si svolgono alle ore 11, 13, 14 e 15.

Fonte: tuttobaviera.it

 
By Admin (from 03/04/2011 @ 08:00:32, in it - Scienze e Societa, read 1859 times)

La città di Garmisch-Partenkirchen - 708 metri di altitudine e 26.500 abitanti - è situata nel sud della Baviera quasi al confine con l'Austria. Nata nel 1935 dall'unione delle due cittadine di Garmisch e Partenkirchen, ha ospitato le Olimpiadi invernali (1936) e i Mondiali di sci alpino (1978 e 2011), diventando così la località sciistica più famosa della Germania e tra le più rinomate d'Europa.

Una visita a questo splendido centro alpino non è esclusiva degli appassionati di sci e della neve: anche in primavera e in estate una visita è azzeccata per l'aria sempre pulita e per il paesaggio, veramente incantevole!
 
La cittadina, che si distingue da sempre per la sua mondanità, custodisce anche alcuni pregevoli monumenti: la chiesa "vecchia" di St. Martin in stile gotico con antiche vetrate e affreschi raffiguranti la Passione di Cristo (XV secolo), l'omonima chiesa "nuova" edificata tra il 1730 e il 1734 dall'architetto Joseph Schmuzer e, poco fuori dal centro, il santuario di St. Anton in stile barocco (1704-1739).

Da percorrere le principali vie del centro caratterizzate da una ricca serie di case affrescate con temi a carattere religioso e agricolo, ornate di fiori sui balconi (soprattutto gerani): si segnalano in particolare la Hauptstraße, la Bahnhofstraße e la Ludwigstraße.
 
In quest'ultima, che attraversa il cuore della città, si trovava l'antica locanda della Posta - oggi Atlas Grand Hotel, Ludwigstraße 49 - dove re Ludwig II era solito fermarsi e far riposare i cavalli prima di intraprendere la lunga salita al suo chalet di Schachen a 1.866 metri d'altezza.
 
Oltre ai numerosi eventi e gare in ambito sportivo che si svolgono principalmente nel famoso trampolino, rifatto nel 2007, e nel vicino Stadio olimpico, che ha invece mantenuto l'originaria struttura del 1936, Garmisch è nota per l'annuale festival musicale dedicato al compositore e direttore d'orchestra Richard Strauss, che qui morì nel 1949.
 
Garmisch in numeri:
 
Altezza: 708 m
Stazione di risalita più alta: 2.950 m
Chilometri di piste: 108,7 km
Pista di discesa più lunga: 5 km
Sentieri invernali: 100 km
Piste da fondo: 30 km
Sentieri estivi: 300 km

Fonte: tuttobaviera.it

 
By Admin (from 01/04/2011 @ 08:00:15, in it - Scienze e Societa, read 1971 times)

L'origine di Regensburg risale al 179 d.C., anno in cui, su comando dell'imperatore Marco Aurelio, venne fondato l'accampamento fortificato di Castra Regina di fronte alla confluenza del fiume Regen con il Danubio. Nel corso dei secoli molti sono gli eventi che hanno caratterizzato la storia della città: all'inizio del sesto secolo diventa prima capitale della Baviera, tra il XII e il XIII secolo raggiunge il culmine della sua ricchezza politica e commerciale, anche in virtù del titolo di "libera città imperiale" di cui venne insignita nel 1245. Verso la fine del 1300 le rotte commerciali si spostano gradualmente verso Augsburg, Norimberga e Vienna e la città perde la sua posizione di supremazia.
 


Nel 1748 il principe Alexander Ferdinand von Thurn und Taxis viene nominato dall'imperatore Francesco I commissario principale della città e rappresentante nella Dieta. Nell'occasione sposta la sua residenza da Francoforte a Regensburg. La celebre famiglia aristocratica, discendente dai Tassi di Bergamo e probabilmente dai Della Torre di Milano, ha avuto sin dalla fine del '400 l'incarico esclusivo di organizzare il servizio postale dell'Impero. Perse questo monopolio nell'Ottocento ma fu riccamente ricompensata, dandole così anche modo di ampliare l'antico complesso conventuale di St. Emmeram, residenza ufficiale della famiglia dal 1812 e che oggi è in parte un museo. Va ricordato che nel 1858 il principe Maximilian von Thurn und Taxis sposò a Possenhofen (lago di Starnberg) la duchessa Helene di Baviera, detta Nené e sorella dell'imperatrice Sissi.
 
Alcune sale del palazzo possono essere concesse ai privati per occasioni speciali in un contesto principesco.
Il cortile d'onore è il set ideale per party all'aperto nei mesi estivi, per concerti e ricevimenti.
Tutte queste stanze possono essere decorate con fiori e luci secondo le esigenze del cliente, il tutto gestito direttamente dall'amministrazione del palazzo, che è in grado di fornire anche il personale di servizio, il catering e la musica sia per occasioni formali che per ricevimenti privati.

 

 L'edificio più importante e maestoso della città è però il Duomo di St. Peter, la cui costruzione iniziò nel 1254 (anche se già nel 788 è documentata la presenza di una chiesa dedicata al Santo) per concludersi alla fine del '500. Da notare le due alte torri gemelle e le vetrate che abbracciano un periodo che va dall'XI al XX secolo. Meritano una particolare menzione i Domspatzen, i fanciulli del coro dei "passerotti del Duomo", che animano la Messa domenicale delle 10:00 e sono famosi in tutta la Germania per la loro bravura e disciplina. Per oltre vent'anni il coro è stato diretto da mons. Georg Ratzinger, fratello di Papa Benedetto XVI.
 
Altri edifici religiosi da vedere sono la chiesa di St. Ulrich, la barocca St. Joseph costruita per i Carmelitani nella metà del '600 e per finire la splendida Alte Kapelle, già chiesa di corte, che alterna un esterno semplice e severo nelle linee ad un interno riccamente decorato secondo i dettami del rococò.
 
Interessante costruzione è lo Steinerne Brücke ("ponte di pietra"), costruito tra il 1135 e il 1146 e ritenuto dai superstiziosi un'opera del diavolo che si dice abbia aiutato il costruttore del ponte in cambio delle prime tre anime che lo avessero attraversato ma egli lo ingannò facendo passare un cane, una lepre ed una gallina.

All'inizio del ponte si trova la famosa
Wurstküche, un antico locale dove vengono cotte alla griglia le salsicce di maiale mentre il fumo sale per la cappa del camino inondando la zona circostante di un aroma saporito. Tra le 20 torri la più alta nonchè uno dei simboli cittadini è la Goldene Turm ("torre dorata") che con i suoi nove piani raggiunge i 50 metri di altezza.
 
Per lo shopping percorrere le vie pedonali del centro storico, piccoli vicoli in stile medievale dai nomi originali: vicolo dei galli bianchi (Weiße Hahnengasse), via dell'orso dorato (Goldene-Bären-Straße) e il vicolo della collina del grasso (Schmerbühlgasse). Prestigiosa l'Università che sorge in una zona a sud di Regensburg dal 1965. All'anno del debutto gli studenti erano 600, oggi sono oltre 17.000.
 
Per concludere, una curiosità: nessun'altra città in Europa può vantare una ricchezza di appellativi come Regensburg che viene addirittura definita con sette nomi diversi nella tragedia "Doctor Faustus" di Marlowe dove il demoniaco Mefistofele, dirigendosi in volo verso la città danubiana, la chiama Tiberia, Quadrata, Hyaspolis, Reginopolis, Imbripolis, Ratisbona e Regensburg.

Fonte: tuttobaviera.it

 

E’ il primo Parco Avventura nato in Emilia Romagna ed oggi il più grande d’Italia per numero di percorsi.
 
Situato nel Parco delle Fonti di Santa Lucia di Cervarezza, alle porte del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, Cerwood vi aspetta da aprile a novembre con i suoi percorsi attrezzati e il Cerwood Sport, un’area sportiva proprio in mezzo al bosco!

 
Nell’area, ultima novità del Parco, si trovano il campo da calcetto, campo di pallavolo, l’area go-kart, la pista quad elettrici e la bike park, mentre nel Parco ci si può divertire con 13 percorsi sospesi tra gli alberi, 2 nuove varianti, più di 150 giochi per bambini e adulti disseminati lungo ponti tibetani, passerelle, tunnel, tronchi oscillanti, corde, tirolesi.
 
I bambini possono sbizzarrirsi su quattro percorsi, ad un’altezza massima di due metri dal terreno.
 
Per i ragazzi e gli adulti è pronta la sfida sui 9 percorsi di difficoltà crescente: Verde, Giallo, Blu, Arancione, Rosso, Grande Tirola (più di 100 metri di discesa in carrucola), Nero, fino all’impegnativo Super Nero dove mettere alla prova le proprie capacità di coordinazione ed equilibrio. E poi l’ultimo nato, il percorso Impossibile. Il percorso Verde e quello Blu propongono due varianti, una facile e una difficile.
 
Prima di cominciare, un istruttore illustrerà le tecniche e le manovre di sicurezza.
Nell’area per il Tree Climbing si può tentare - in gruppo su prenotazione -la scalata degli alberi e muoversi tra le chiome con l’ausilio delle corde e di apposite attrezzature.
 
Dopo aver volteggiato tra gli alberi c’è tempo per una passeggiata di tutto relax nel Parco delle Fonti di Cervarezza (ingresso gratuito): il percorso circolare si completa in circa mezz’ora e non presenta particolari difficoltà. Qui, fra passerelle di legno e sentieri, si trovano anche aree attrezzate per il pic-nic con panche, tavoli e barbecue. E in un’ora di cammino si raggiunge il Lago Calamone, sotto il Monte Ventasso; il sentiero è ben segnalato e percorribile anche in mountain bike (noleggiabili presso il Parco).

Per i bambini dai due agli otto anni è presente un’area giochi dotata di pista per trattorini e macchinine a pedali, giochi gonfiabili, la mega sabbiera, tre pedane elastiche, le casette sugli alberi, il villaggio di casette di legno. E poi si può pedalare sui go-kart - rigorosamente ecologici - giocare a pallavolo, prenotare lezioni di arrampicata, orienteering e geocaching.
 
Guide Ambientali Escursionistiche abilitate o Guide Alpine organizzano attività di gruppo come escursioni, cacce al tesoro, educazione ambientale e torrentismo.
Il Ristorante del Bosco mette tutti d’accordo con i piatti della tradizione gastronomica reggiana.

Fonte: emiliaromagnaturismo.it

 
By Admin (from 30/03/2011 @ 14:00:59, in it - Scienze e Societa, read 1419 times)

Da aprile a ottobre il divertimento è assicurato al Parco delle 100 Avventure di Pratospilla, sull’Appennino parmense.
 
Incorniciato dalle alte cime del Parco Regionale dei Cento laghi, circondato dai boschi e dagli splendidi laghetti di origine glaciale, il parco sa incantare in tutte le stagioni.

 
Volteggiare tra gli alberi, fra tirolesi e tronchi oscillanti, non è mai stato così facile con il propedeutico “Percorso Pratica”. Cinque percorsi suddivisi in base all’età e alle capacità degli aspiranti Tarzan completano l’offerta.
 
Per i più piccini si può scegliere tra i due percorsi “Baby” pensati per bambini di altezza compresa tra i 100 e i 140 centimetri. Ponte tibetano, tubi sospesi, passerelle a pioli o a tavole sono alla loro portata.
 
Gli adulti ed i ragazzi hanno solo l’imbarazzo della scelta; basta seguire la segnaletica con il simpatico castoro, la mascotte del Parco, che conduce ai diversi percorsi.
“Spillo 1” è quel che ci vuole per lanciarsi nel divertimento, tra tronchi oscillanti, travi, ponte nepalese e la tirolese finale. Occhio al trabocchetto nel percorso “Spillo 2”, dove non si va avanti senza superare la rete verticale. E, per i temerari, c’è “Spillo 3”: altalene, ponti a due e tre cavi, fino al volo finale sulla torbiera con tirolese di 76 metri, una delle più lunghe d’Italia.

 
Tra percorsi acrobatici e passeggiate nella natura il divertimento è assicurato: nella bella stagione, da giugno a ottobre, il “Parco delle 100 Avventure” diventa un’ottima base di partenza per rilassanti passeggiate con tutta la famiglia o per un’escursione naturalistica guidata, accompagnati da personale esperto.
 
Mountain bike a noleggio sono a disposizione degli amanti della bici. Nei pressi del Parco si può inoltre praticare la pesca sportiva o dedicarsi alla raccolta dei funghi che crescono numerosi nei boschi del territorio.
Il Parco è dotato di un’area attrezzata per il pic-nic e di uno spazio gioco bimbi. Nella vicina stazione turistica di Prato Spilla è attivo un servizio di albergo-rifugio (70 posti letto), bar, ristorante self-service (250 posti) e un ampio parcheggio.

Fonte: emiliaromagnaturismo.it - Per maggiori informazioni: 100avventure.com

 
By Admin (from 29/03/2011 @ 14:00:03, in it - Scienze e Societa, read 1296 times)

In Val d’Arda non si finisce mai di imparare, le proposte spaziano perché il territorio è vasto, nelle sue dimensioni e nei suoi significati.
 
Per gli amanti della natura il fulcro naturalistico è il Parco Monte Moria: qui pace e relax sposano divertimento e adrenalina. Il personale dell'Academy Adventure vi accompagnerà attraverso percorsi di equilibrio su tronchi e corde, vi insegnerà a riconoscere le tracce degli animali, il tiro con l’arco, l’arrampicata.

 
Per i più romantici ci sono i borghi medievali di Castell’Arquato e Vigoleno animati nelle notti di fiaba dai giullari e dai menestrelli di Ricordanze di sapori.
 
A Veleia l’affascinante sito archeologico è imperdibile nei mesi estivi, quando ospita la rassegna di Teatro Latino (1.2.3), per emozionarsi, divertirsi e commuoversi con i grandi classici.
 
Il tour dei castelli è adatto a tutti: si spazia da esperienze legate alla civiltà rurale e al Po, ad esposizioni di arte contemporanea, all’animazione del Parco delle Fiabe, a degustazioni di menù medievali con inservienti in costume.
Chi coltiva la propria interiorità e ricerca un percorso di equilibrio tra benessere e spiritualità, sosterà all’abbazia di Chiaravalle della Colomba, gioiello dell’architettura cistercense, dove i monaci producono liquori ed essenze in vendita nella piccola bottega.
 
Un’ulteriore possibilità è scoprire la vallata partendo dal suo personaggio più illustre:
a Sant’Agata si trova Villa Verdi, la dimora è la migliore chiave di lettura per comprendere il genio creativo del grande maestro.
 
Chi ama la vallata, ama le dimore nobiliari e le case di campagna, trasformate in aziende e in agriturismi, strumenti ideali per conoscere la civiltà rurale, con le loro piccole e interessanti esposizioni, con i laboratori del gusto, i gesti lenti e sempre uguali di mani esperte di chi conosce la materia, ama la natura e non tradisce la storia.
Infine è per tutti voi, sportivi, romantici, spirituali, intellettuali, una tappa ai tipici botteghini, per godere dei caldi chisolini, perfetti con salumi, formaggi e buon vino.

Fonte: piacenzaturismi.net

 
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