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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 20/03/2011 @ 14:00:42, in it - Scienze e Societa, read 2337 times)

Maribor, città universitaria, la metropoli della Stiria slovena, è il secondo centro culturale ed economico della Slovenia. Una volta gigante industriale si sta trasformando velocemente in un centro culturale, d'affari, sportivo, di manifestazioni e in un moderno centro turistico della Slovenia nordorientale. Maribor, conosciuta anche come: "città sotto il verde massiccio del Pohorje", si estende lungo le due rive della Drava. Il suo aspetto ordinato, il verde contorno di colline vinifere e l'antica Vite antica sul Lent (già porto fluviale) regalano al panorama cittadino un'impronta piacevole, cordiale e ospitale.

Maribor è sorta da un abitato antico che mise radici sulle sponde della Drava già nella preistoria. Nel medioevo, nei primi del sec. XIII Maribor o "castello nella Marca" venne promossa a borgo commerciale e nel 1254 a città, la città visse sviluppando il commercio, la vinicoltura, la riscossione del dazio e l'artigianato. Un gruppo economico importante era rappresentato dagli Ebrei, espulsi dalla città nel sec. XV. In tutta la sua storia medievale, Maribar fu protetta dagli Asburgo che alla città conferirono molti privilegi. Una forte spinta economica venne nel 1846, quando il primo treno dell'importantissima arteria Vienna - Trieste arrivò da Graz.
L'aspetto sloveno della città si deve a due uomini: il vescovo Anton Martin Slomsek, che con il trasferimento della diocesi lavantina a Maribor nel 1859 delineò i confini sloveni, e il generale e poeta Rudolf Maister, che nel 1918 con l'esercito sloveno riuscì a difendere questi confini.

Già nel 1852 a Maribor sorse il primo teatro, edificio che oggi ospita la sede delle massime istituzioni professionali del Teatro nazionale sloveno di Maribor: teatro di prosa, teatro lirico e balletto. Il ricco Museo provinciale di Maribor (Pokrajinski muzej), ospitato nel monumentale castello civico, costruito nel 1483, rappresenta il cuore del centro storico. La ricca cultura esportata dalla città di Maribor, con orgoglio, anche oltre i confini cittadini, viene ampliata da musei e gallerie civici, dal Centro culturale e di manifestazioni (Kulturno-prireditveni center) Narodni dom Maribor nonché da numerosi gruppi di dilettanti. Le radici della vita accademica risalgono al lontano 1859, quando la città ebbe la sua prima scuola a livello universitario: il seminario. L'odierna università vanta nove facoltà, una ricca biblioteca, un maestoso rettorato uno dei più begli edifici della città - e, naturalmente, una frenetica vita studentesca allegra e culturale.

Maribor è sempre stata la città della cultura, dello sport e dell'intrattenimento, dei festival ...
Non a caso proprio qui nel 1966 nacque la prima rassegna dei teatri sloveni, chiamata National Festival Borstnikovo Sreèanje, che ancor'oggi rappresenta l'apice della creatività teatrale slovena. l cittadini e i numerosi ospiti, anche oggi, sono giustamente orgogliosi delle manifestazioni di Maribor. Grazie a più di una, Maribor è famosa in tutto il mondo. Una delle più rinomate e più frequentate è sicuramente la tradizionale Volpe d'Oro, gara femminile di slalom speciale e slalom gigante valida per la Coppa del mondo di sci alpino (sulla piste sciistiche del Pohorje). Rappresentano un orgoglio particolare il Festival internazionale e multiculturale di Lent, una delle più grandi manifestazioni di questa zona d'Europa, la manifestazione enologica chiamata "Nell'abbraccio della vite antica", il Settembre musicale, il battesimo degli zatterieri, le manifestazioni carnevalesche nella città, le massime gare internazionali sportive ecc.

Le storia legata al vino, a Maribor ha una tradizione secolare. La guerra del vino di trecento anni, provocata dai privilegi asburgici per il commercio del vino nelle regioni dell'Austria superiore che "infuriava" tra le medievali città di Ptuj e di Maribor, è un'evidente prova che a Maribor il vino era una cosa seria. La zona vinicola di Maribor vanta vini di prestigio: nobili ed eccellenti fondamenta sono state gettate da uno dei pretendenti al trono austriaco, l'arciduca Giovanni, grande amico, maestro e mecenate dei viticoltori stiriani. La vite antica, la più antica vite del mondo, è una prova di tenacità e di ferma perseveranza nella produzione dei vini a Maribor. ln città e dintorni ad ogni passo incontrerete segni indelebili di questa tradizione. Le lussureggianti colline vinicole con numerose strade del vino e fattorie vinicole, abbracciano piacevolmente la città che nel suo seno nasconde una delle più grandi e classiche cantine vinicole d'Europa, nota per i vini bianclli di prestigio nonché per l'amato Mariborèan. Gli abitanti di Maribor apprezzano i propri vini così come apprezzano le specialità della cucina stiriana slovena.

Lo sviluppo della città non si è fermato agli antichi muri della città prima medievale e più tardi industriale. Maribor si sta sviluppando in una moderna città commerciale e in uno dei più grandi centri turistici del Paese. Qui, sotto il Pohorje, l'anno la loro sede anche Terme di Maribor di cui fa parte l'albergo Habakuk di categoria lusso, con annesso Centro congressi, centro salute e bellezza nonchè centro medico e ricreativo Fontana. Offrono, inoltre, ottime opportunità per trascorrere una vacanza: l'albergo Arena, i villaggi turistici Martin e Bolfenk, il residence Pohorje e i numerosi rifugi alpini nelle immediate vicinanze delle piste da sci e degli impianti di risalita.
 
Sul Pohorje si estendono i più grandi campi da sci sloveni, con le più moderne attrezzature per la preparazione delle piste sciistiche. Le ricche foreste con il parco "adrenalinico" e con altri sentieri o parchi tematici offrono l'opportunità di vivere esperienze indimenticabili in tutte le stagioni, sia per gli amanti del movimento sia per gli amanti del relax.
Si parte per le numerose fattorie vinicole ubicate lungo le strade del vino, proprio dalle vie del centro cittadino, dove si può pernottare negli alberghi Piramida, Orel, Garni Hotel Tabor ... e per divertirsi ci sono numerevoli e piacevoli manifestazioni nonché il casinò.

Fonte: Ufficio del Turismo di Maribor

 
By Admin (from 19/03/2011 @ 11:00:53, in it - Scienze e Societa, read 2235 times)

In italiano si chiama Bleda e in tedesco è conosciuto come Veldes, ma il nome originale di questo paesino sloveno è Bled. Comunque lo si chiami, si tratta di un agglomerato di edifici a dir poco fiabesco, situato in uno scenario da sogno che ricorda l’illustrazione di un libro di fate: incastonato nella parte nord-occidentale della Slovenia, alle falde delle imponenti Alpi Giulie, Bled è un piccolo gioiello che fa innamorare. Nonostante le dimensioni, piuttosto ridotte, si tratta di una meta turistica molto importante, frequentata ogni anno da visitatori provenienti dall’Austria, dalla Germania e dall’Italia, e che per questo motivo, in estate, assiste a un aumento notevole della popolazione.

Uno dei dettagli più noti è certamente il suo lago, del diametro di circa 2 km, uno specchio di smalto turchese, con una pietra preziosa incastonata nel centro: è la piccola isola che ospita la chiesetta dell’Assunzione della Vergine. Ad esso, tra le bellezze locali più valide, si aggiungono le favolose fonti termali, benefiche sorgenti scoperte e apprezzate sin dalla seconda metà dell’Ottocento.

L’escursione a Bled può iniziare proprio dalla navigazione sul lago e dalla conquista dell’isolotto, raggiungibile facilmente con le barchette a remi che si noleggiano lungo la riva. Ogni stagione regala uno scenario differente, ogni volta carico di fascino e atmosfere magiche: in primavera e in estate la natura brilla di tinte accese, agghindata di verdi lucenti e spruzzi di fiori tra la vegetazione; in autunno le foglie tutt’intorno al lago si incendiano di toni caldi e la nebbia vellutata, che si eleva dalle acque, sfuma i colori dorati dando al paesaggio un’espressione misteriosa. Il culmine della magia si raggiunge però in inverno, quando la neve glassa il paesaggio e lo protegge con la sua coperta candida: allora il lago diventa uno scudo argentato immerso nella bambagia, e l’isoletta centrale, con la sua chiesa imbiancata, pare una scultura di zucchero. Per godere di tanta bellezza navigare sull’acqua è l’ideale, ma vale la pena anche di passeggiare intorno al lago via terra, lungo i sentieri che lo circondano. Qui, lungo le sponde, si incontrano i campeggi, gli impianti turistici e gli alberghi, pronti ad accogliervi con cortesia e professionalità.

La Chiesa dell’Assunzione che occupa il punto più alto dell’isolotto è una bella costruzione medievale, poi riadattata in stile barocco, affiancata da una torre campanaria e preceduta da una monumentale scalinata in pietra composta da 99 gradini. All’interno si rimane rapiti dalla bellezza degli affreschi, raffiguranti alcune scende della vita della Madonna, e si incontra la famosa “campana dei desideri”: narra la leggenda che chi suona questa antica campana, realizzata nel 1534, vedrà realizzarsi ogni suo sogno.

Ad ammirare il lago e la chiesa dall’alto, da circa 604 metri di quota, c’è il bellissimo Castello di Bled, appollaiato alla sommità di un colle. Realizzato probabilmente intorno all’anno Mille e in seguito ampliato e modificato più volte, il maniero ospita un interessante museo ed è aperto al pubblico ogni giorno dell’anno dalle 8 di mattina, con chiusura invernale alle 17.00 e chiusura estiva alle 20.00. Non sono da meno le meraviglie naturali, come la “Babji Zob”, una grotta sotterranea di oltre 300 metri di lunghezza, costellata di stalattiti e stalagmiti, visitabile con una guida ogni sabato e domenica da maggio a settembre. Interessanti anche la Gola del Vintgar, lunga 1.6 km, scavata dal torrente Radovna, e la Cascata pod Iglico del torrente Suha, alta circa 18 metri.

Per finire, dopo tanto vagare e esplorare, ci si può dedicare alla cura del corpo e alla distensione della mente nelle terme di Bled. Le fonti vengono convogliate nelle piscine di tre diversi alberghi, dove le acque vengono ulteriormente riscaldate. La temperatura costante alla sorgente è di circa 23°C e l’acqua contiene acidi carbonici liberi e Sali naturali, tra cui cloruro di sodio, cloruro di zolfo e di carbonio, carbonato di calcio e di magnesio e cloruro di calcio.

A conciliare il relax c’è anche il clima di Bled, di tipo temperato subalpino, con la stagione balneare più lunga di tutte le mete turistiche alpine. A proteggere il centro dai gelidi venti del nord ci pensano le vette delle Alpi Giulie e delle Karavanke, e le nebbie sono un fenomeno praticamente assente nei mesi estivi. La temperatura media del mese più caldo, luglio, si aggira intorno ai 18°C, mentre quella di gennaio scende a -1.7°C.

Da non perdere, poi, i numerosi eventi che vengono organizzati in ogni periodo dell’anno nel centro di Bled. Tra le occasioni principali ci sono il Violina Festival che si tiene tra giugno e luglio e porta in città tanti violinisti di fama internazionale; il Blejski dnevi, a fine luglio, una fiera del’artigianato locale accompagnata da concerti, spettacoli e fuochi d’artificio sul lago; infine il concerto di Natale con la fiaccolata lungo lo specchio d’acqua, la festa di capodanno con i giochi pirotecnici sulle rive e il concerto di musica classica di fine anno nella Sala dei Festival.

Per raggiungere la località slovena si possono valutare differenti possibilità. L’aeroporto più vicino è quello di Brnik/Ljubljana (Lubiana), a circa 36 km, mentre la stazione ferroviaria locale si trova sul lato opposto del lago rispetto al paese, a circa 5 km dal centro. Per arrivare in treno da Lubiana occorre circa 1 ora e mezza cambiando a Jesenice, mentre da Nova Gorica, accanto a Gorizia, partono i treni diretti che raggiungono Bled in un paio d’ore. Da Venezia Mestre si giunge a destinazione in 4-6 ore con uno o due cambi di treno.

Giunti a Lubiana una valida soluzione per completare il viaggio possono essere gli autobus, che partono quasi ogni ora a arrivano a destinazione in un’ora e mezzo. Chi viaggia con la propria auto dovrà, da Trieste, prendere l’autostrada per Lubiana e proseguire per Jesenice: Bled si raggiunge in meno di 2 ore.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 18/03/2011 @ 11:00:58, in it - Scienze e Societa, read 1337 times)

Tra le bellezze di Gorizia da vedere abbiamo il Castello, situato nella terra superiore.
 
La sua struttura esterna è a forma pentagonale, con possenti mura di cinta e torri angolari; posto su un’altura, domina tutta la vallata.
Costruito a partire dall’età medievale, fu in parte distrutto durante la I Guerra Mondiale e ricostruito grazie a imponenti restauri. Riallestito negli arredi con donazione dai maggiori musei della zona, attualmente ospita il Museo del Folklore ed una ricca Pinacoteca di artisti moderni tedeschi e veneti. È inoltre sede di concerti, mostre e conferenze.
Nel borgo antico sono dislocati in due palazzi storici (Dornberg e Tasso) i Musei Provinciali, con raccolte etnografiche, di moda, archeologiche e sulle Guerre Mondiali.

Come gran parte della città, anche il Duomo di Gorizia ha subito danneggiamenti durante le guerre, ma, grazie ad attenti restauri, si è tentato di ricostruirlo il più fedelmente possibile.
La facciata è moderna (1924), mentre all’interno si possono ammirare alcune parti originali dell’antico Duomo, costruito nel 1682. Da vedere sono i numerosi monumenti funebri di illustri cittadini di Gorizia che decorano le navate del Duomo. Sul fianco destro della chiesa vi è una cappella gotica di rara bellezza.

Oltre al Duomo, particolare importanza riveste la chiesa di S. Ignazio, sita in piazza della Vittoria. Furono i Gesuiti che vollero costruire questa chiesa a metà del 1600, per essere terminata solamente un secolo dopo con la realizzazione della grandiosa facciata coronata da due torri campanarie dal gusto tipicamente germanico, opera di un allievo di padre Andrea Pozzo, uno dei massimi artisti del tardo Barocco romano. L’interno della chiesa è decorato da numerosi affreschi raffiguranti la Vita di Sant’Ignazio, realizzati nel corso dei secoli.

Numerosi sono i palazzi storici che fanno bella mostra di sé a Gorizia. Uno dei più importanti è senza dubbio Palazzo Attems-Petzenstein, commissionato da Sigismondo Attems-Petzenstein a metà ‘700.
Gli elementi architettonici che caratterizzano questa costruzione sono le numerose balaustre e statue, nonché le enormi paraste che disegnano la facciata. All’interno le sale sono decorate da bellissimi stucchi e da affreschi del XVIII secolo. Attualmente Palazzo Attems-Petzenstein ospita mostre ed esposizioni temporanee.

Assolutamente da visitare è Villa Coronini, sede della Fondazione omonima che si occupa della conservazione e dell’esposizione delle raccolte Conte Guglielmo Coronini, morto nel 1990.
Costruita nel 1594, la villa è costituita da più di trenta sale e da una cappella del XVII secolo. Nella Pinacoteca si conservano dipinti dal XVI al XX secolo, alcuni attribuiti a Bernardo Strozzi, Prospero Fontana, Tintoretto, , Rosalba Carriera, Elisabeth Vigèe Le Brun, Rubens e Monet. Vi sono inoltre monete, oreficerie, porcellane e ceramiche, arazzi e arti applicate. Bellissimo è il monumentale parco all’inglese, adornato do statue e fontane.

Fonte: paesionline.it

 
By Admin (from 15/03/2011 @ 08:00:42, in it - Scienze e Societa, read 1524 times)

 

Chi non ha mai sentito ricordare con un certo brivido l'assalto di Dragut al nostro borgo? Ebbene, dietro a questo nome, che nei documenti dell'epoca è storpiato in Droguth, Draguto, Dragute, Dorghutto ed in tante altre forme, si delinea la minacciosa figura di quel Torghud che, catturato nel giugno del 1540 da Giannettino Doria nella baia di Giralata presso Aiaccio, era finito incatenato al banco dei rematori a bordo d'una delle galee genovesi del grande ammiraglio Andrea Doria.
 
Ed in questa miserevole condizione avrebbe certamente terminato le sue avventure se Khair-Ad-Din, il più potente corsaro barbaresco, tristemente noto col nome di 'Barbarossa', non avesse posto fine, dopo qualche anno alla sua prigionia provvedendo al pagamento del cospicuo riscatto.
 
Così Torghud poté ben presto riprendere ancora più spavaldo a correre il mare sotto il vessillo della mezzaluna, gettando ovunque il terrore, in una travolgente ascesa che, di successo in successo, lo porterà prima ad essere il più temuto pirata tra gli 'infedeli' e poi al governo della città di Tripoli. Una palla di cannone, infine, lo ucciderà il 25 giugno 1565 sotto le mura di Malta da lui assediata. Nella primavera del 1549 Torghud, tornato libero, è pronto ad iniziare una nuova serie di scorrerie. Col favore delle tenebre le navi turche si avvicinano alla costa ed alle prime luci dell'alba del 4 luglio 1549 puntano rapide al cuore della baia rapallese. Gli uomini, su veloci imbarcazioni, prendono terra in tre punti: presso la Porta Saline, alla Marina delle Barche, al centro del litorale, e nel quartiere della Stella, in Avenaggi. Brandendo le armi i pirati si gettano assetati di preda sulle abitazioni dilagando in ogni direzione. La sorpresa è assoluta e non si riesce ad organizzare un tentativo di resistenza in qualche modo efficace. Agli abitanti quindi non resta che cercare la salvezza con una fuga disperata.


 
Dai documenti si ha notizia della cattura di oltre ventidue rapallesi che, nell'agosto seguente, verranno sbarcati ad Algeri, iniziando per loro indicibili sofferenze e per i parenti il tormento di tentarne il riscatto a prezzo di enormi sacrifici. Ingenti anche i danni materiali subiti dal nostro borgo per la devastazione delle botteghe, dei laboratori artigianali, delle case. In questo contesto si colloca l'eroico episodio del giovane Bartolomeo Maggiocco che, sprezzante del pericolo, scende nel borgo, precipitandosi presso la Porta Saline per affrontare i pirati e salvare la fidanzata Giulia Giudice.
Il Maggiocco, effigiato in un dipinto che decora l'aula consiliare, verrà sempre ricordato per questo gesto e meriterà anche l'intitolazione d'una strada. L'assalto subito determinò i rapallesi a perorare presso il Senato genovese l'erezione di un forte a protezione della spiaggia ed una deputazione, guidata da Fruttuoso Vassallo, sottopose la richiesta che, sollecitamente, ottenne l'assenso desiderato.
 
Il forte subì nel corso degli anni modificazioni ed ampliamenti e mutò anche l'originaria destinazione. Eretto Rapallo nel 1608 in Capitaneato, venne temporaneamente utilizzato quale abitazione del Capitano, mentre operò anche come carcere, disponendo persino d'una cappella per i detenuti. Passato in proprietà dello Stato in forza della legge 1 aprile 1865, il castello, che erroneamente si cominciò a chiamare 'medioevale', fu adattato a sede della Guardia di Finanza pur permanendovi il carcere mandamentale. Con delibera 20 ottobre 1958 esso veniva infine acquistato per Lire 6.700.000 dall'Amministrazione Comunale e nel 1963, si avviavano quelle radicali opere di recupero che lo hanno trasformato in una prestigiosa sede espositiva, resa ancor più suggestiva e valorizzata dai lavori di restauro che, Grazie al contributo della Fondazione della Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, tra il 1997 ed il 1999, hanno ridato nuovo splendore al simbolo della Città.
 
Oggi l'Antico Castello sul mare è stato trasformato in una prestigiosa sede espositiva, resa ancor più suggestiva e valorizzata dai lavori di restauro eseguiti nell'anno 2005.

Fonte: comune di Rapallo

 
By Admin (from 14/03/2011 @ 08:00:39, in it - Scienze e Societa, read 1636 times)

La conoscenza delle materie prime e dei processi produttivi non è solo il primo passo da compiere nell'accostarsi alla birra: è anche una chiave per stabilire se il prodotto è di qualità o meno.
 
La birra infatti, anche quella industriale,è un prodotto altamente naturale e per quanto le tecniche di preparazione abbiano subito cambiamenti nel corso dei secoli, rimane strettamente legata alla qualità degli ingredienti impiegati. La certezza è che non esiste altro modo per fare una buona birra se non partire da materie prime scelte: acqua, malto d'orzo e aggiunta di luppolo e lievito. Tralascerei tutto il procedimento e gli accorgimenti per trasformare questi elementi in birra, per non annoiarvi.
 
In Germania si parla di "altbier" diffuse nell'area di Dortmund altre alla "kolsch" la birra di Colonia, e alle Weizenbier, specialità preparate con miscele contenenti da un quarto a un terzo di malto di frumento. La birra più diffusa è la "lager", birra a bassa fermentazione. La piu' famosa tra le "lager" è la "pilsner" detta anche "pilsener" o "pils" che è anche la piu' antica; prende il nome dalla città di Pilsen in Boemia.
 
Spesso le molte "lager" prodotte sono specialità locali come la "Munchner" la "Dortmunder"; altre birre tedesche a bassa fermentazione sono la "bock" la "doppelbock" e la "marzen" bevuta durante l'Oktoberfest.
 
Il bicchiere standard è quello a tulipano, leggermente svasato nella parte alta, molto usato per le birre tipo "lager" e "pils". Bisogna bagnare il bicchiere in precedenza per limitare l'attrito al fine di non far formare eccessiva schiuma; inclinare bottiglia e bicchiere formando un angolo di circa 160° che raddrizzeremo fino a farlo diventare retto.
 
Non si può generalizzare dicendo che sia meglio scegliere la birra alla spina rispetto a quella in bottiglia. Indubbiamente una buona birra fresca di produzione, ben spillata alla giusta temperatura da un fusto appena aperto, sarà più fragrante così come lo è il pane appena sfornato.
 
A questo punto beviamo un sorso di birra e facciamolo circolare con attenzione in tutta la bocca prima di deglutire. E' in bocca che percepiremo le sensazioni di acido, dolce e amaro che ci permetteranno di valutare meglio la qualità di malto e luppolo usati. Le birre "lager" e "pilsner" sono sicuramente più ricche di profumi di orzo, di altri cereali e di differenti varietà di luppolo. In alcuni casi sono arricchite da note fresche floreali e da sentori fruttati, spesso di agrumi e di mela verde.
 
Ora però vorrei consigliarvi alcune tra le migliori birre prodotte in Baviera:
 
AUGUSTINER
Di colore chiaro, questa birra di Monaco ha una schiuma non molto persistente; i profumi sono dominati dal luppolo e dall'intensità del malto che ricorda lo zucchero caramellato.
 
PAULANER HEFE WEISSBIER
La Paulaner è stata fondata nel 1634 dai monaci dell'ordine di S. Francesco da Paola. Oggi è la più grande fabbrica di birre di Monaco e produce 6 o 7 specialità. Ha una schiuma compatta e fine, profumi freschi e floreali con note di lievito; in bocca è fragrante, morbida e fruttata.
 
 LÖWENBRÄU ORIGINAL
Anche questa fabbricata a Monaco, con spuma abbondante, mediamente persistente. Aroma di erba fresca,non intenso e poco persistente. In bocca è frizzante, di media corposità, con luppolo che compare discreto, ben equilibrato con il malto.

AYINGER WEISSE
Ayinger è un villaggio ai piedi delle Alpi poco distante da Monaco. Questa weisse è di colore paglierino e la schiuma è compatta e persistente mentre l'olfatto è caratterizzato da fiori e frutta matura con toni di affumicato. In bocca è fresca, fruttata e con una buona struttura. (ndr: è la mia preferita!)
 
ERDINGER WEISSBIER
La Erdinger è la più importante fabbrica di birre di frumento in tutta la Germania. Ha una schiuma aderente e persistente;il colore è paglierino spento mentre l'olfatto offre profumi fruttati con note floreali e un tocco speziato. In bocca è morbida e fresca.
 
FRANZISKANER
La Spaten di Monaco è molto famosa; al naso si apre con profumi intensi di frutta acidula, fiori freschi, ma anche sentori di cereale, non è molto frizzante.
 
PAULANER SALVATOR
E' una doppelbock di colore bruno rossastro, con poca schiuma, esprime una gamma di profumi intensi: si avvertono caramello, malto tostato, miele di castagno, cioccolato, note speziate. L'impatto in bocca è quasi violento, avvolgente, con un netto sentore di liquirizia.
 
Vi segnalo inoltre EKU 28, HERRNBRÄU ST. MARTINI e SPATEN OKTOBERFEST di cui non posso dilungarmi a descrivere per questioni di spazio e mi congedo dicendovi PROSIT!!!

Fonte: tuttobaviera.it

 
By Admin (from 12/03/2011 @ 14:00:14, in it - Scienze e Societa, read 2081 times)

Ravascletto (Ravasclêt in lingua friulana, localmente Monai) è un comune di 642 abitanti della provincia di Udine.

 Il comune, composto dal capoluogo e dalle frazioni di Zovello (Zuviel) e Salars (Salârs), sorge a 952 m in Valcalda, una delle 7 valli della Carnia. Il paese è dominato dalle morbide sagome dei monti Crostis (2251 m) e Cimon di Crasulina (2.104 m) a Nord, e dai monti Zoncolan (1.740 m) e Tamai (1.970 m) a Sud.
 
Sebbene interessato da un forte fenomeno di spopolamento, Ravascletto è oggigiorno uno dei maggiori poli turistici estivi ed invernali della regione Friuli-Venezia Giulia, grazie alla bellezza dell'ambiente circostante e alle piste da sci del monte Zoncolan.
 
La Valcalda e' una vallata che innamora a prima vista - verde il prato che si estende finche' l'occhio puo' guardare. Sono queste le prime due frasi dell'inno della Valcalda, tradotte in italiano dal carnico, dove, adagiato sui suoi declivi solati, come un grande presepe, giace Ravascletto, con le frazioni di Zovello a levante e Solars a ponente.
 
Dall'alto dei suoi 958 m di quota, il centro della Valcalda puo' spaziare con lo sguardo su tutta la valle del But a oriente e sulla Val Degano ad occidente fino ad abbracciare le Dolomiti Pesarine. E' una altitudine ideale per un soggiorno montano in una realta' turistica in continua evoluzione, attrezzata sia per un turismo tipicamente estivo che per il turismo invernale. Come stazione turistica estiva Ravascletto ha cominciato a muovere i primi passi subito dopo il primo conflitto mondiale, mentre il turismo invernale basato sugli sci - la prima seggiovia, chiamata del "Cuel Picciul", data 1948, e' la prima della Regione - ha fatto capolino sul finire degli anni quaranta, con i primi impianti di sci e con successive realizzazioni culminate, a meta' degli anni settanta, con la costruzione dell'impianto funiviario che porta in cima al monte Zoncolan, attrezzato con seggiovie che meritano alla zona l'appellativo "Zoncolan - sole neve" diventando una delle stazioni invernali piu' appetibili del Friuli-Venezia Giulia per la qualita' dell'innevamento, per il suo sole, per le sue facilita' di accesso, per la sicurezza delle strade, compresa la splendida arteria che da Sutrio (m 500 s.l.m.) sale fino ai 1300 m dalla parte piu' bassa di tutto il grande demanio sciabile.
 
Da vedere.


 
I centri abitati del comune di Ravascletto, in bella posizione paesaggistica sulla strada che attraversa la Valcalda, sono documentati fin dal sec. XIII e si caratterizzano per la presenza di alcuni interessanti esempi di casa carnica: tra queste, casa da Colauda del sec. XVI e le settecentesche casa Baldisar, casa in Luc, casa de Stalis.


 
Per quanto riguarda gli edifici sacri, la parrocchiale di S. Matteo Apostolo, settecentesca, conserva due grandi tele (Ultima Cena e Discesa dello Spirito Santo) e un trittico su tavola (Madonna con Bambino e Santi) della fine del Cinquecento, ed affreschi di G. Moro (sec. XX).
 
Nella chiesa di Zovello, statue lignee e tavolette dipinte (sec. XVII), ultimo resto di un altare ligneo eseguito da G.A. Agostini. Da Ravascletto si può raggiungere in funivia il monte Zoncolan, attrezzata stazione sciistica. Buone escursioni ai laghetti di Tarond e Crasulina.
 
Ravascletto, la perla della Valcalda, appare appoggiata nella conca verdissima a 950 mt. di altitudine.
La valle, trasversale fra la Val Degano e la Valle del But, è dominata dai massicci del monte Crostis e del monte Arvenis, ha grandi prati e boschi ed è raggiungibile sia dalla strada che sale da Sutrio che da quella che si inerpica da Comeglians.
 
Ravascletto, la perla della Valcalda, appare appoggiata nella conca verdissima a 950 mt. di altitudine. La valle, trasversale fra la Val Degano e la Valle del But, è dominata dai massicci del monte Crostis e del monte Arvenis, ha grandi prati e boschi ed è raggiungibile sia dalla strada che sale da Sutrio che da quella che si inerpica da Comeglians.
 
La posizione di Ravascletto, di fronte e ai piedi del monte Zoncolan ha fatto sì che la località diventasse negli ultimi anni punto di partenza (oltre a Sutrio) per questo polo sciistico a 1700 mt di quota, fra i più attrezzati del Friuli-Venezia Giulia.
 
I tolmezzini, e non solo, della mia età ricordano certamente con nostalgia gli anni cinquanta dello sci da discesa, quasi pionieristici,  sul cosiddetto "canalone" di Ravascletto, la cui partenza si raggiungeva con la seggiovia del "Cuel Picciul"  (la prima della Regione) costruita nel 1948. Ravascletto  si raggiungeva col gruppo del CAI la domenica mattina con la corriera che saliva da Sutrio, con grande  difficoltà sulla stretta strada allora sempre innevata.
Oggi c'è la funivia a portare gli sciatori fino in cima alla vetta del monte Zoncolan. Ravascletto, oltre alle strutture per lo sci ( fondo, discesa, sci alpino e sci fuoripista) è attrezzata con campi per il pattinaggio su ghiaccio, una pista per lo slittino (viene illuminata di notte), una palestra verde con tennis e minigolf e la scuola di deltaplano.
 
La località naturalmente dispone di alberghi, appartamenti, case private per le vacanze, tutti costruiti nel rispetto dello stile "montagna".

Fonte: ravascletto.com

 
By Admin (from 10/03/2011 @ 11:00:30, in it - Scienze e Societa, read 1248 times)

Questo piccolo e grazioso villaggio alpino (8.500 abitanti), che si trova ai piedi dei monti del Karwendel e a pochi km da Garmisch e dal confine con l’Austria, è rinomato per le sue belle case affrescate e per una particolarità che deriva dall’antica arte italiana della liuteria.
 
Alla fine del Seicento Matthias Klotz (1653-1743), allievo dei più famosi liutai cremonesi, introdusse e diffuse in Baviera l’arte ed i segreti appresi in Italia per costruire i magici strumenti musicali ad arco (violini, violoncelli, contrabbassi, etc.). I capolavori creati dagli abili artigiani di Mittenwald sono raccolti nel Geigenbaumuseum (Ballenhausgasse 3), allestito nella casa natale di Klotz e recentemente rinnovato, dove è possibile assistere alle diverse fasi della costruzione di uno strumento, così come avviene in una bottega di liuteria.


 
Nella cittadina esiste anche una scuola tecnica statale per diventare liutaio, una professione di alto artigianato che rappresenta un vanto ed una importante risorsa economica per la zona.
 
Nel centro storico merita inoltre una visita la chiesa parrocchiale di St. Peter und Paul, edificata in stile barocco tra il 1734 e il 1749 da Joseph Schmutzer ed affrescata dalle abili mani di Matthäus Günther sia all'interno che all'esterno (ammirare il bel campanile). Sul fianco destro si trova il monumento eretto in onore di Klotz.
 
Goethe, mentre si recava in Italia per il suo famoso viaggio, soggiornò a Mittenwald l'8 settembre 1786 e la definì "un vivace libro illustrato". Una targa posta sulla via Obermarkt lo ricorda.

Fonte: tuttobaviera.it

 

Ritagliati dalla mano dell'uomo dal Medioevo, i vigneti a terrazze del Lavaux si specchiano nelle acque del Lemano, di fronte ad un maestoso paesaggio alpino. Nel 2007, questo sito di eccezionale bellezza è stato iscritto nel Patrimonio mondiale dell'umanità.
Molti viaggiatori che giungono da Nord col treno nel Lavaux gettano dalla finestra il biglietto di ritorno, affermano i vodesi, forse un po' pretenziosi.

In effetti, però, dopo aver abbandonato il paesaggio monotono dell'Altopiano, all'uscita del tunnel di Chexbres non è soltanto la luce del giorno ad abbagliare per un istante le pupille: lo sguardo si affaccia di colpo su uno dei panorami lacustri più splendidi e luminosi d'Europa.

Davanti a sé l'immenso specchio d'acqua blu del lago Lemano, il cui colore riflette luci e ombre del cielo e muta di ora in ora dall'alba al tramonto. Sull'altra sponda, a Sud, l'imponente catena alpina con le sue cime bianche che trafiggono l'orizzonte.

E ai propri piedi, sul versante Nord, il pendio verde del Lavaux, scolpito e modellato da generazioni di vignai, dai monaci cistercensi del Medioevo fino ad oggi. Terrazze di vigneti sostenute da muri di pietra marrone che ne disegnano i contorni, assieme a centinaia di scalinate e sentieri.

E poi, ancora, il sole. Anzi, i tre soli che riscaldano la vigna, come rilevano i viticoltori del Lavaux. L'energia del sole che giunge dal cielo, il riverbero dei suoi raggi sul lago e il rilascio notturno del calore accumulato dai muri che reggono i vigneti.
 
La mano dell'uomo
Luogo d'ispirazione e di quiete per numerosi artisti – da William Turner a Oskar Kokoschka fino a Ferdinand Hodler o Charlie Chaplin – il Lavaux è considerato uno dei più bei "paesaggi artificiali" europei, dove la mano dell'uomo ha portato avanti con grande armonia negli ultimi secoli l'opera avviata milioni di anni fa dalla natura.

"Il buon Dio ha cominciato. Noi siamo venuti dopo e abbiamo finito. Il buon Dio ha fatto il pendio e noi abbiamo fatto in modo che possa servire e durare nel tempo. Oggi non è più un pendio, è una costruzione, una torre, la parete di una fortezza", aveva proclamato il poeta svizzero Charles Ferdinand Ramuz nel 1923.

Non a caso, la regione del Lavaux è stata iscritta nel 2007 nel Patrimonio mondiale non come sito naturale, ma come paesaggio culturale, realizzato dall'uomo. Un'idea germogliata alcuni anni prima nella testa di un visitatore: se le risaie a terrazze di Bali sono state inserite nella prestigiosa lista dell'Unesco, perché non proporre anche l'iscrizione di questi vigneti terrazzati, che costeggiano il lago per 20 chilometri tra Losanna e Vevey?

Alcuni viticoltori e amanti della regione hanno così dato vita nel 2003 all'Associazione per l'iscrizione del Lavaux nel Patrimonio mondiale dell'umanità (Ailu). Quattro anni dopo, il Comitato internazionale dei monumenti e dei siti dell'Unesco si è chinato in Nuova Zelanda sul dossier di candidatura dei vigneti vodesi.
 
Le campane suonano a festa
Poco prima di mezzogiorno del 28 giugno 2007, il responso positivo giunto dagli antipodi è stato annunciato alla popolazione dalle campane dei 14 pittoreschi villaggi della regione: Lutry, Villette, Grandvaux, Cully, Riex, Epesses, Puidoux, Chexbres, Rivaz, Saint-Saphorin, Chardonne, Corseaux, Corsier-sur-Vevey e Jongny.

"Gli esperti dell'Unesco hanno riconosciuto il carattere eccezionale di questo sito situato ai bordi di un lago e di fronte alle montagne, che ha potuto resistere per secoli alla pressione urbana e si è tramandato praticamente intatto fino a noi", spiega Bernard Bovy, viticoltore e presidente dell'Ailu.

Una pressione urbana diventata particolarmente forte nei primi decenni del Dopoguerra, quando alcuni viticoltori o i loro eredi avevano cominciato a preferire il denaro facile offerto dai promotori immobiliari al duro lavoro della terra.

"A salvare il Lavaux dalla speculazione immobiliare e a permettere in seguito la sua iscrizione nel Patrimonio mondiale è stata un'iniziativa popolare lanciata nel 1977 da Franz Weber", ricorda il viticoltore Pierre Joly, che si battuto da allora a fianco del noto ecologista svizzero per proteggere la regione viticola. Bocciata dalla maggioranza degli abitanti del Lavaux, l'iniziativa era stata fortunatamente accolta dal 56% della popolazione del canton Vaud.
 
Turismo dolce privilegiato
Nel 2005 una seconda iniziativa promossa da Franz Weber per rafforzare la salvaguardia del Lavaux è stata accettata dall'81% dei vodesi. Ma l'accesa battaglia continua ancora oggi tra i sostenitori di una ferrea protezione della regione e coloro che vorrebbero allentare un po' le leggi. L'ecologista ha così lanciato una terza iniziativa nel 2009.

L'iscrizione nella lista dei siti dell'Unesco non vincola giuridicamente le autorità cantonali a preservare il Lavaux. Ma l'importante riconoscimento internazionale ha contribuito ad aprire gli occhi di molte persone sul valore eccezionale di questa zona verde, che attira sempre più i visitatori.

I viticoltori del Lavaux non sognano però di essere sommersi da enormi masse di turisti, come sottolinea Bernard Bovy: "Privilegiamo un turismo dolce di passeggiatori, che apprezzano il fascino del paesaggio, che amano la natura, la gastronomia e un buon bicchiere di Chasselas".

Lo Chasselas, il tradizionale vino regionale, che non può forse competere con la bellezza del panorama, ma che riesce a riunire allo stesso tavolo anche coloro che si battono su fronti opposti per lo sviluppo del Lavaux e dei suoi vigneti terrazzati, sospesi tra il lago e il cielo.

Autore: Armando Mombelli, Regione del Lavaux, swissinfo.ch

 
By Admin (from 08/03/2011 @ 11:00:14, in it - Scienze e Societa, read 1129 times)

Porta i segni di 300 milioni d'anni di storia e dal 2003 figura nell'elenco del Patrimonio mondiale dell'umanità. Ad oltre mille metri sul livello del mare, il Monte San Giorgio si staglia come una piramide sulla riva meridionale del Lago di Lugano.
Il Monte San Giorgio è diventato una delle più importanti località al mondo per lo studio della fauna fossile del Triassico medio (da 245 a 230 milioni di anni fa).

Rappresenta una finestra temporale di 15 milioni di anni con una continuità tale da non esistere altrove. Per questo motivo nel mese di luglio del 2003 il Monte San Giorgio è diventato patrimonio dell'umanità.

Questo importantissimo riconoscimento lo si deve al geologo Markus Felber, che ha avuto l'idea di candidare il Monte San Giorgio e che praticamente elaborato da solo il dossier, investendo in questo progetto parte del suo tempo libero. Quale segno tangibile di riconoscimento per la sua passione e il suo impegno, gli è persino stata dedicata una scoperta. Rivenuto da due ricercatori italiani, il fossile di una nuova specie di pesce - Felberia excelsa – è conservato nelle collezioni del Museo cantonale di Storia naturale di Lugano.

"Il riconoscimento dell'Unesco – precisa a swissinfo il direttore del Museo cantonale di storia naturale Filippo Rampazzi – non è solo una fonte di prestigio. Implica anche precise responsabilità a livello scientifico, a cominciare dalle garanzie di continuità della ricerca".
 
Quando il monte era una laguna marina
Il Monte San Giorgio non finisce mai di stupire. I ricercatori attribuiscono le rocce più antiche al basamento del continente africano o ad una sua porzione chiamata Zolla adriatica. "Questo spiega perché le rocce del Sottoceneri – spiega il geologo Markus Felber - sono spesso associate al continente africano".

"Più si scava – continua Filippo Rampazzi - e più si trovano nuovi tasselli che permettono di ricostruire le condizioni ambientali che regnavano in quelle remotissime epoche del nostro pianeta, quando il San Giorgio era ancora una laguna marina". Del resto per l'inserimento del Monte San Giorgio nel patrimonio mondiale dell'umanità, è stata determinante la presenza di reperti paleontologici che 230 milioni di anni fa trasformarono un bacino profondo 100 metri in una regione subtropicale.

Nella superficie protetta dall'Unesco, che si estende su 849 ettari, sono stati rinvenuti più di 10 mila esemplari di fossili, fra cui 30 specie di rettili e 80 di pesci. Da più di 150 anni gli studi sul Monte San Giorgio sono condotti dagli istituti paleontologici delle università di Zurigo e Milano. Gli scavi sono iniziati nel 1924 e la maggior parte dei reperti si trovano al museo paleontologico di Zurigo, mentre una piccola parte è esposta al museo di Meride.
 
Tracce del passato da valorizzare
Il Monte San Giorgio, con i suoi incredibili tesori svelati e tuttora nascosti, è raggiungibile a piedi da due località del Mendrisiotto, la regione più a sud del cantone Ticino. Da Riva San Vitale, comune che si affaccia sul lago Ceresio, la salita è piuttosto ripida; il percorso alla scoperta dei fossili è dunque consigliabile per i più allenati.

Da Meride, un paesino in altitudine spesso baciato dal sole, la via verso il monte è decisamente alla portata di tutti. Di altissimo valore la mulattiera che porta verso la cima del monte: l'eccezionalità del lastricato è unica e ricorda la spina dorsale di un animale preistorico.

Ed è proprio a Meride, comune di 300 abitanti che agli inizi degli anni Settanta è stato aperto il Museo dei fossili. Certo parlare di museo è forse un po' troppo. Ubicato accanto alla casa comunale, solo una targhetta ricorda ai turisti il prestigioso riconoscimento dell'Unesco.

"Piccolo, ma interessante", scrivono alcuni visitatori sul libro degli ospiti, accanto agli schizzi di dinosauri dei bambini. "Difficile da scovare" commenta invece - a giusta ragione - una coppia olandese. Gli ultimi sviluppi della ricerca paleontologica sul Monte San Giorgio sono illustrati in un documentario in lingua italiana e tedesca. Un tocco di freschezza tra le antiche vetrine, mentre uno scritto di vecchia data si scusa per le condizioni dell'esposizione.

La realizzazione di un nuovo museo – si stima che attirerà ogni anno 6 mila 500 visitatori - è comunque già programma. Il restauro sarà affidato all'architetto ticinese di fama internazionale Mario Botta.
 
Non solo fossili... e pietre
La neonata Fondazione Monte San Giorgio avrà il compito di coordinare la promozione del sito, in tutte le sue forme. Qualche anni fa, per esempio, è nata l'Associazione produttori di vino del Monte San Giorgio ed è stato creato un marchio di qualità di promozione dei vini provenienti da uve dell'area del Patrimonio mondiale.

Sul terreno la situazione è migliore: negli otto percorsi attraverso la montagna è stato predisposto un sistema di segnalazioni: "Per evitare di riempire i sentieri di cartelli – spiega Markus Felber – si è fatto capo ad un sistema di lettori "mp3" e di CD. In pratica basterà scaricare le informazioni da internet".

Tra i tesori della montagna, spicca la varietà della pietra. La ricchezza del sottosuolo del Monte San Giorgio non poteva quindi non essere sfruttata e dare origine alla tradizione della lavorazione della pietra. Anche se oggi l'attività estrattiva si limita alle cave di Arzo e ad un'unica cava a Saltrio, nella vicina Italia, una volta si contavano decine di cave a cielo aperto e altrettante sotterranee.

Il merito dell'attività estrattiva è da attribuire agli artisti, scultori e architetti locali attivi nei cantieri della Lombardia dell'Età Moderna. Il marmo d'Arzo – caratterizzato da colori naturali e sapientemente lucidato – diventa una celebrità europea. E non solo in palazzi e chiese del Canton Ticino, Lombardia e Piemonte, ma anche in altre città italiane come Venezia, Genova. Roma e Napoli.

Autore: Francoise Gehring - Monte San Giorgio - swissinfo.ch

 
By Admin (from 07/03/2011 @ 08:00:12, in it - Scienze e Societa, read 1435 times)

Lindau (24.000 abitanti) è tra le più rinomate località di villeggiatura della Germania per la sua particolare posizione: è infatti situata in un'isola sul lago di Costanza (Bodensee), collegata alla terraferma da due ponti e al confine tra Germania, Austria e Svizzera.


 Il lago ha altre due isole, che però non fanno parte della Baviera: Mainau, proprietà di un ramo della famiglia Bernadotte (la casa reale di Svezia) e nota per gli splendidi giardini e fiori, e Reichenau, riconosciuta dall'Unesco patrimonio dell'umanità, dove si trova un'antica abbazia benedettina.
 
Cuore della cittadina è la Marktplatz sulla quale si affacciano la chiesa cattolica "Unserer Lieben Frau" dedicata alla Madonna e quella protestante di St. Stephan. Sempre nella piazza ammirare la casa patrizia Haus zum Cavazzen che ospita dal 1929 il museo di storia e arte locale.
 
La via principale è la Maximilianstraße: una serie di case del '500 dai variopinti colori, eleganti negozi ed il quattrocentesco Vecchio Municipio (Alte Rathaus) affiancato da quello Nuovo (Neue Rathaus) in stile barocco.
 
Un'altra chiesa degna di nota è la Peterskirche, risalente all'anno 1000 e tra gli edifici religiosi più antichi del lago di Costanza. All'interno il ciclo pittorico dedicato alla Passione di Cristo (1480), opera di Hans Holbein il Vecchio. Di fianco alla chiesa si erge la trecentesca Diebsturm.

  
Nei secoli passati Lindau era uno dei principali porti della Baviera. Testimoni dell'antica gloria sono la Mangturm che serviva da faro e l'imponente leone di pietra, simbolo della forza e fierezza bavarese.
 
Oggi, oltre che meta turistica, è famosa per gli annuali incontri-conferenze dei vincitori del premio Nobel destinati ad un pubblico di talentuosi studenti e laureati provenienti dalle Università di tutto il mondo.
 
Non può mancare una gita del lago in battello e una gustosa sosta nei ristoranti che affollano i vicoli della città vecchia.

Fonte: tuttobaviera.it

 
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