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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

Per la storica linea ferroviaria della Furka è iniziata una nuova primavera. Il tratto fra Gletsch e Oberwald, in Vallese, è stato riaperto giovedì, quasi 30 anni dopo l'abbandono. Migliaia di volontari provenienti da tutta l'Europa hanno duramente sgobbato per il ripristino.

Il Glacier Express è una delle attrazioni turistiche più note della Svizzera. Lo spettacolare collegamento ferroviario tra la celebre località vallesana di Zermatt e quella grigionese di St. Moritz, si snoda attraverso selvaggi paesaggi alpini e i passi della Furka, dell'Oberalp e dell'Albula.

I convogli Glacier Express, fino al 1981, attraversavano anche la galleria dello Scheiter, a 2'162 metri di altitudine, ossia quasi all'altezza del passo della Furka. Il tratto fra Oberwald (Vallese) e Realp (Uri) era però percorribile solo in estate, ossia durante circa quattro mesi. Nel resto dell'anno non c'era alcun "Espresso dei ghiacciai".

L'apertura della galleria di base della Furka, nel 1982, ha consentito al Glacier Express di circolare tutto l'anno. Ma dal suo percorso è scomparsa la vista panoramica sul Ghiacciaio del Rodano, da cui aveva preso il nome.

 

Salvataggio: dal sogno alla realtà

Una lacuna che è ora stata colmata con il ripristino del vecchio tratto montagnoso della Furka: un troncone di poco meno di cinque chilometri in uno spettacolare scenario naturale che da giovedì, dopo un'interruzione di 29 anni, consente nuovamente di percorrere interamente in treno lo storico tracciato fra Realp e Oberwald.

La rinascita del collegamento è stata resa possibile dall'infaticabile impegno di appassionati di ferrovie che, nel 1983, hanno fondato un'associazione per il salvataggio di questa tratta di montagna. In quasi trent'anni di faticosi lavori di rinnovo, migliaia di volontari sono riusciti a raggiungere l'obiettivo, compiendo un'impresa che, inizialmente, molti avevano giudicato una semplice chimera.

Questi idealisti sono invece riusciti a concretizzare anche nei dettagli quello che ai pragmatici era apparso un sogno irrealizzabile. Hanno persino riportato in Svizzera locomotive a vapore originali, che durante la Seconda guerra mondiale erano state vendute in Vietnam. Con tenacia hanno "strappato" ai pericoli della natura la linea di 17,8 chilometri, che era continuamente minacciata da frane, slavine, smottamenti e inondazioni.

E adesso si viaggia!

Dopo anni di intensi sforzi, per i salvatori della mitica linea è ora giunto il momento di godersi come si deve il trionfo. L'inaugurazione dell'ultimo tratto è dunque celebrata con tre giornate di festeggiamenti. "È un successo formidabile", commenta il direttore della compagnia Dampfbahn Furka-Bergstrecke (DFB) Peter Bernhard. Come premio ai volontari che hanno permesso tutto questo è stato offerto il viaggio su un treno speciale, ancora prima di quello degli ospiti invitati alla cerimonia inaugurale. Questa è l'ultima di una serie di tappe che lentamente hanno fatto rivivere una ferrovia epica. La rinascita era iniziata nel 1992 con la rimessa in esercizio del tratto Realp-Tiefenbach. Otto anni dopo, dall'altra parte della galleria dello Scheitel, il treno a vapore raggiungeva Gletsch. La località al bivio delle strade per i passi della Furka e del Grimsel.

Estensioni con limiti

Negli intenti dei gestori, Gletsch in futuro dovrebbe rivestire un importante ruolo nell'offerta turistica della ferrovia a vapore. In particolare, si pensa di allestire un servizio di pullman turistici che colleghino in mezz'ora Oberwald e Gletsch. Da lì si potrebbe poi proseguire il viaggio in autobus, per esempio attraverso il passo del Grimsel. Nei piani c'è anche l'elettrificazione dell'intera linea.

Tutti i progetti di estensioni al momento sono però frenati. Il numero dei giorni d'esercizio – una settantina all'anno – e quello dei tragitti sono infatti limitati. Inoltre gli oneri di manutenzione del vecchio materiale rotabile sono enormi. Già con i circa 25mila passeggeri che in media finora si registravano annualmente sul tratto fra Realp e Gletsch "eravamo al limite", dice il responsabile del marketing della DFB Paul Güdel.

Gerhard Lob/ Fonte: swissinfo.ch - Traduzione dal tedesco: Sonia Fenazzi

 
By Admin (from 02/12/2010 @ 08:00:51, in it - Scienze e Societa, read 4326 times)

Ci sono paesaggi che sembrano immortalati da pittori, e borghi degni delle cartoline più belle. Oberammergau è ancora di più, è una raccolta di immagini fatate, un repertorio di opere d’arte, con una cornice paesaggistica spettacolare a sua volta. Siamo nel sud della Germania, nel land della Baviera, in un paese montano di 5 mila abitanti, famoso per le sue splendide case affrescate. Per questo, e per tanti altri motivi, Oberammergau è senza dubbio una delle città più affascinanti della Strada tedesca delle Alpi, a pochi passi dal castello di Linderhof e dall’abbazia benedettina di Ettal, costellata di chalet alpini e fattorie, abbracciata da foreste misteriose che profumano di libertà.

 

Proprio le lussureggianti foreste del territorio sono state da sempre una delle maggiori risorse del borgo: gli artigiani di Oberammergau, infatti, sono famosi in tutta la Germania per le pregiate sculture in legno, una tradizione nata intorno al Cinquecento e sfociata nell’Ottocento nella fondazione di una scuola specializzata. Tante generazioni di artisti del legno l’hanno frequentata, e alcuni sono diventati dei professionisti nella creazione di crocifissi.

 

Non è questa la sola tradizione di Oberammergau, che come ogni antico borgo montano ama ricordare il passato, le usanze tipiche e le feste popolari. Un’altra famosa tradizione locale è la “Passionsspiele”, la rievocazione della Passione di Cristo che ogni dieci anni, dal 1634, si ripete nel cuore della città. Graziati in seguito a una grave epidemia di peste, che per mesi aveva causato sofferenze e decessi nel borgo, gli abitanti fecero voto di ricordare periodicamente il Signore. Il risultato è un evento memorabile, di fama ormai internazionale, che coinvolge nell’organizzazione oltre 2 mila persone tra cast artistico e tecnico: un numero impressionante, se si considera che la popolazione locale ammonta a poco più di 5 mila anime.

 

Lo scenario di un simile spettacolo è lo splendido Teatro della Passione, edificato nel 1930 e in grado di accogliere oltre 5 mila spettatori. Da maggio a settembre, per sei ore al giorno, un migliaio di figuranti mette in scena le toccanti vicende della Passione, che realizzano ad ogni edizione il tutto esaurito.

 

Chi desidera assistere alla manifestazione è costretto a prenotare addirittura con anni di anticipo. La teatralità pare proprio una caratteristica onnipresente a Oberammergau: chi passeggia per le strade può avere la sensazione di essere finito tra le quinte di uno spettacolo, nei pannelli della scenografia. Infatti si rimane ammirati di fronte alle abitazioni affrescate, con temi prevalentemente religiosi ma anche banchetti e battute di caccia, tra cui spiccano la Geroldhaus, la Forsthaus, la Mußldomahaus e la Pilatushaus. Quest’ultima è, a detta di molti, la dimora dipinta più bella del paese, realizzata nel XVIII secolo e oggi sede della Casa dell’Artigianato locale. Per un tocco di magia in più si può visitare, in Ettaler Strasse, la casa dei fratelli Grimm.

Da vedere anche l’ Heimatmuseum, l’esposizione che con il suo presepe di sculture in legno narra la storia della popolazione locale, e la suggestiva chiesa di Sankt Peter und Paul, realizzata in marmo rosa e bianco secondo il gusto barocco. Chi non si accontenta del centro incantevole di Oberammergau può spingersi nei dintorni, alla scoperta di una natura mozzafiato e di tante attrazioni imperdibili. Una fra tante, il già citato castello di Linderhof, un maniero lussuoso che fu residenza di Re Ludwig, circondato da un immenso parco che ospita la grotta di Venere e il rifugio di Hunding.

 

Ma le atmosfere fiabesche del borgo non devono ingannare: Oberammergau non è il paese dei balocchi, bensì una località vivace e travolgente, che sa essere avventurosa. Chi ama il dinamismo può raggiungere i vicini stabilimenti sciistici, che offrono una ripida discesa di ben 783 metri e 9 skilift, per accedere agli oltre 16 km di piste. Sciatori e snowboarders, principianti e temerari, ma anche fondisti ed escursionisti rimarranno rapiti di fronte a un paesaggio innevato da vertigine.

 

Come si addice a ogni ambiente montano, il clima della zona è quello suggestivo e frizzante dei borghi alpini, caratterizzato da inverni rigidi e estati fresche, perfette per passeggiare all’aperto e respirare aria pura. Le temperature medie di luglio, il mese più caldo, vanno da una minima di 12°C a una massima di 23°C, mentre in gennaio si va dai -5°C ai 2°C: le condizioni ottimali per delle suggestive cascate di fiocchi di neve. Le precipitazioni si concentrano specialmente in gennaio, giugno e luglio, quando si presentano in media per 16 giorni al mese, sotto forma di pioggia o di neve a seconda della stagione.

 

Con un clima così, anche il Natale diventa più caratteristico, specialmente sé è illuminato a festa da bancarelle e candele. A Oberammergau, ogni prima domenica di Avvento, un incantevole quartetto di flauti inaugura la distesa di bancarelle dedicate a Gesù Bambino, cariche di dolciumi, prodotti artigianali e tazze di vin brulé. A completare la magia ci sono i canti natalizi nella chiesa di San Pietro e Paolo, e la terza domenica di Avvento si può assistere in diretta alle dimostrazioni dei maestri artigiani.

Fonte: Ente Nazionale Germanico per il Turismo

 

Chi ha deciso di immergersi nell’atmosfera montanara deve soltanto pianificare il viaggio. Se si viaggia in macchina si può raggiungere Oberammergau da Monaco mediante l’autostrada A95, muovendosi in direzione Garmisch e, giunti a Oberau, deviando per Ettal-Oberammergau fino all’uscita di Oberammergau. Per chi vola ci sono i vicini aeroporti di Innsbruck (Austria) a 75 km circa, e Monaco di Baviera, a 90 km circa.

 

Füssen im Allgäu - una città davvero pittoresca. Sul punto di incrocio tra la Strada Romantica e la Strada Tedesca delle Alpi, Füssen è uno degli indirizzi migliori della Baviera ed il punto di partenza ideale per visitare i castelli Neuschwanstein, Hohenschwangau, Linderhof e la chiesa Wieskirche, un gioiello rococò e "patrimonio dell’umanità" dell’UNESCO.

 

Intorno alla città vecchia, con le sue sontuose chiese barocche, sono situati, in un idilliaco paesaggio lacustre ai piedi della Alpi, i borghi Bad Falenbach, Hopfen am See e Weißensee.

La pittoresca città storica di Füssen entusiasma i visitatori con il castello Hohes Schloss, una delle costruzioni fortificate tardo-gotiche più belle della Germania meridionale, il convento barocco di St. Mang, le case medioevali e le piazze idilliache.

 

I castelli reali Neuschwanstein e Hohenschwangau (4 km) e la Wieskirche (25 km), Oberammergau (50 km) e la cima del Zugspitze (60 km) sono facilmente raggiungibili da Füssen.

 

Füssen propone un ricco programma di rappresentazioni come, ad esempio, tutti gli anni, i concerti nella sala dei principi (Fürstensaal) oppure il "Kaiserfest zu Füssen" (festa imperiale) dalla durata di tre giorni, e numerose prestigiose rappresentazioni singole. Nel teatro per concerti Neuschwanstein, sulle sponde del Forggensee di Füssen, il nuovo musical Ludwig fa rivivere il re bavarese Ludwig II.

 

Il Museo della città di Füssen nell’ex monastero St. Mang è una meta immancabile: negli ambienti barocchi sono esposti antichi liuti e violini ed è conservato l’affresco della "Danza macabra" (Füssener Totentanz).

Da non mancare la Bayerische Staatsgalerie nel castello Hohes Schloss, con opere del tardo gotico e del Rinascimento.

 

II "Königswinkel", l’angolo dei re che circonda Füssen e il castello Neuschwanstein, è uno dei paesaggi bavaresi più suggestivi tra alte montagne e le prealpi collinari; incastonati in questa cornice, rilucono il fiume Lech e oltre dieci laghi.

Come arrivare a Fussen?

La città si trova a sud di Monaco di Baviera, non distante dal confine con l'Austria.

Si può scegliere un percorso diretto, utilizzando la A 22 del Brennero e poi da Innsbruck prendere direzione Bregenz, uscire a Motz e seguire le indicazioni per Reutte lungo la 179, oltrepassata la quale si arriva in pochi minuti a Füssen im Allgäu.

Per chi viaggia in aereo gli aeroporti più vicini sono München, Stuttgart e Augsburg.

La città è servita da treni regionali con collegamenti ICE, IC, EC:

L'autostrada più prossima è la A7.

Il clima dell'Allgäu è tipicamente alpino, con inverni freddi e nevosi, mentre l'estate risulta il periodo più piovoso anche se le temperature della regione risultano in genere gradevoli.

Il mese che presenta gli accumuli di pioggia più consistenti è luglio, mentre febbraio è il mese più avaro di precipitazioni. Le temperature massime raggiungono i 22-24 àC a luglio, ma nella scelta dell'abbigliamento è da considerare che con le escursioni in montagna si possono raggiungere quote elevate dove fa più freddo.

Fonte: Ente Nazionale Germanico per il Turismo

 
By Admin (from 30/11/2010 @ 11:00:29, in it - Scienze e Societa, read 2929 times)

Sulle colline dell’Emilia occidentale già nell’antichità erano conosciute delle sorgenti ricche di sali minerali. Acque così cariche di sali da far appellare una località dell’Appennino parmense con l’inequivocabile nome di Salso, appunto per il contenuto elevato di sale delle sue acque. Se già in epoca romana erano conosciute sorgenti da cui estrarre il sale, Salsomaggiore entra ufficialmente nella storia nel 798 quando l’imperatore Carlo Magno concesse ad alcuni cittadini di Salso il privilegio di estrarre il sale dalle acque minerali.

 

Devono però passare oltre mille anni perché Salsomaggiore scopra le proprietà benefiche e curative delle sue acque salsoiodiche, grazie al prezioso lavoro di Lorenzo Berzieri e Giovanni Valentini e dettero il la allo sviluppo degli stabilimenti termali ora famosi in tutto il mondo.

 

E’ facile e veloce arrivare a Salsomaggiore Terme. Gli aeroporti più vicini sono Linate, Orio al Serio e Bologna. Per chi arriva da ovest, dalla direzione Milano, o da est da Bologna si segue l’autostrada del Sole A1 con uscita a Fidenza – Salsomaggiore Terme. Da qui si segue direzione Fidenza, oltrepassata la quale si segue per la SS359 che in 9 km conduce alle prime colline su cui è adagiata Salsomaggiore Terme. Per chi arriva a Bergamo, all’aeroporto di Orio al Serio, conviene seguire per Brescia lungo l’A4 e prendere l’A21 e la diramazione per Firenzuola. Da qui si segue la A1 per Bologna e si esce a Fidenza, per poi seguire come spiegato in precedenza.

 

Per chi utilizza il treno ricordiamo che la stazione di Salsomaggiore si trova vicinissima al centrale Parco Mazzini, adiacente alle Terme Zoja ed è quindi molto comodo utilizzare il treno per arrivare agli stabilimenti termali.

Non c’è un periodo migliore per visitare Salsomaggiore Terme, come tutte le principali località termali italiane, l’offerta delle cure è abbinata ai centri benessere e wellness e spazia lungo tutto i mesi dell’anno. Un particolare boom di visite corrisponde al periodo intorno alla fine dell’estate quando a Salsomaggiore Terme si tiene la manifestazione di Miss Italia. Il clima della località è quello tipico emiliano, ma la posizione rialzata sulla pianura consente, di avere meno giorni di nebbia e un clima sostanzialmente asciutto. In estate il caldo (massime mediamente intorno ai 27-29 °C) presenta un minor tasso d’umidità, e le brezze di monte rendono piacevoli le serate.

 

Da vedere a Salsomaggiore Terme c’è l’eleganza del centro, piacevolissimo da passeggiare in rilassatezza, tra giardini ben curati, negozi e boutiques. La città offre anche un gran numero di caffè e bar, e poi ci sono i ristornati e le pizzerie che secondo la miglior tradizione emiliane offrono la loro cucina ricca e gustosa. Ma meno male che ci sono le terme per rimediare agli eccessi della tavola! Da segnalare a Salsomaggiore alcuni edifici davvero eleganti:

Le Terme Berzieri sono lo stabilimento termale che portano il nome dello “scopritore” delle proprietà terapeutiche delle acque salsoiodiche. Oggi sono una vera icona cittadina, grazie al lavoro dell’architetto Ugo Giusti che ha saputo dare uno stile orientaleggiante , impreziosito dalle decorazioni in stile Liberty di Galileo Chini in un mix davvero riuscito.

Nelle vicinanze delle Terme Berzieri, non distante dal magnifico Parco Mazzini, troviamo la Palazzina Warowland che è stata edificata con un particolare stile medioevale, di origine lombarda. Il vicino parco Mazzini è una delizia per gli occhi e i polmoni, un oasi di verde che ospita magnifici alberi, tra cui cedri, aceri ginko biloba e sequoie. All’interno del parco si trova uno splendido laghetto.

 

Il Grand Hotel des Thermes era l’albergo storico più famoso e raffinato di Salsomaggiore all’inizio del ‘900 (sempre con decorazioni di Galileo Chini) , ed oggi ospita il Palazzo dei Congressi. Le sue stanze hanno visto transitare personalità famose, tra i quali sono da ricordare l’attrice Eleonora Duse, il sommo poeta Gabriele d'Annunzio e la Regina Margherita. Se avete possibilità di visitare il palazzo vi segnaliamo la magnifica sala delle Cariatidi, la Taverna Rossa e il salone Moresco.

 

Le Terme Valentini si trovano invece in posizione rialzata nella parte più occidentale della città.

Salsomaggiore ha inoltre dei dintorni interessanti, che si possono visitare se siete auto muniti. Lungo il bacino idrografico del Torrente Stirone si trovano bei paesaggi collinari ed alcuni castelli come Scipione Castello e il borgo mediovale di Vigoleno. Il parco fluviale dello Stirone contiene un interessante muso dei fossili all’aperto, si trova vicino alla località di Scipione Ponte.

 

Manifestazioni a Salsomaggiore Terme.

Salsomaggiore ha legato il suo nome al concorso di Miss Italia. Le Terme sono state scelte più volte come sede finale della famosa manifestazione, in particolare nel 1950, dal 1960 al 1971 e dal 1983 fino almeno al 2009.

Tra i tre festival di Salsomaggiore, il Rock, Pop and Classic Festival è una manifestazione che si svolge tra i mesi di maggio, giugno e luglio e si distingue per la sua grande grande varietà di proposte e generi musicali, ed è in grado di unire le nuove generazioni assieme agli spettatori che sono tradizionalmente legati ai concerti sinfonici.

Recentemente Salsomaggiore ha cominciato ad ospitare il celebre Festival Beat, che si tiene nella prima settimana di luglio. Il terzo tipo di Festival, legato al jazz al femminile è il Woma Jazz Festival che si tiene in inverno.

Da segnalare la manifestazione primaverile di Vita Vitalis, le celebrazioni della festa di San Vitale, il patrono della città di Salsomaggiore, una vera e propria fiera paesana.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 29/11/2010 @ 11:00:09, in it - Scienze e Societa, read 2686 times)

Tra il Lago Maggiore e la catena alpina c’è una lingua di terra pianeggiante, la Valtravaglia, un piedistallo rigoglioso che accoglie il comune di Brezzo di Bedero e i suoi mille abitanti. Il paese lombardo, in provincia di Varese, è immerso nelle pennellate verdi di una vegetazione ricca, illuminata dai bagliori che le acque del lago rubano al cielo e riflettono quando sono accarezzate dal sole. Oggi il comune è un unico, piccolo, prezioso gioiello, ma in passato Brezzo e Bedero erano due nuclei urbani distinti, fisicamente separati dal corso argentino del torrente Varesella. In seguito sono stati uniti nella cittadina attuale, che come una dama vanitosa si specchia dalla sponda occidentale del Lago Maggiore. Non si può darle torto: dalla rocca di Caldé al Pasqué di Bedero, la località è un susseguirsi grazioso di casette, campanili e tetti pittoreschi, incorniciati dall’imponenza sublime delle Alpi sullo sfondo.

 

Chi decide di visitare Brezzo di Bedero avrà la sensazione di viaggiare nel tempo, tornando a un passato genuino e rassicurante, fatto di ritmi squisitamente lenti e piccoli dettagli curati. Qui si respira ancor l’atmosfera di una volta, quando la popolazione era impegnata a lavorare la terra e si trascorrevano le giornate nei prati di montagna e collina, raccogliendo il fieno, il frumento e il granoturco. Oltre a questi prodotti si coltivano tuttora orzo, segale, piselli, lenticchie, patate e canapa, ma il protagonista assoluto della campagna circostante è il castagno. Un cenno particolare meritano i vitigni della zona: già nel Cinquecento erano noti a Milano i vini deliziosi della Valtravaglia, che venivano trasportati sulle acque del lago verso le grandi città del Nord d’Italia, e ancora oggi i tradizionali raccolti continuano a regalare un prodotto squisito, ottimo per accompagnare le pietanze tipiche della gastronomia lombarda.

 

Quest’aria pacifica e un po’ antica basterebbe a fare di Brezzo di Bedero una meta da visitare. Semplicemente le case e le villette del paese, distribuite dalla zona collinare alle sponde lacustri, accarezzate dal verde selvaggio dei boschi o dall’eleganza dei giardini, sono delle piccole opere d’arte. Dalle finestre e dai balconi, inoltre, si assapora un panorama idilliaco sul paesaggio lombardo.

 

Questo però non significa che il paese sia privo di opere artistiche o architettoniche da vedere. Tutt’altro: in città si può ammirare la splendida Canonica di San Vittore, una basilica romanica di dimensioni e linee grandiose già in uso nel 1100. Tra il XII e il XIII secolo la chiesa madre aveva un dominio molto esteso, che spaziava da Laveno a Luino e forse, nel Quattrocento, raggiungeva addirittura le ultime valli prima del confine con la Svizzera. Originale è la sua collocazione: la canonica si erge alla sommità di uno sperone roccioso, circondata da dirupi scoscesi, e proprio per questa difficile accessibilità il colle venne scelto, durante la prima guerra mondiale, per costruirvi le trincee che avrebbero dovuto proteggere l’Italia dall’invasione tedesca. Ancora prima, però, la chiesa si presentava come un rifugio rassicurante in un territorio avverso, un vero conforto per il pellegrino che veniva da lontano e si dirigeva a Luino.

Proprio come i viandanti del passato, oggi vale la pena di partire da Luino e intraprendere la salita verso la chiesa: la fatica del percorso, lungo una manciata di chilometri, è ampiamente ripagato dall’apparizione della sagoma della Canonica all’orizzonte, per non parlare degli scorci panoramici sul lago.

 

Proprio nell’ultimo tratto di strada si apre di fronte agli occhi una visione spettacolare, che abbraccia l’intera Valtravaglia e vede sullo sfondo la rocca di Caldé e il Golfo Borromeo. Ma la Canonica di San Vittore non si limita a farsi ammirare dai turisti: è anche la sede d’eccezione di un importante evento culturale, tra le manifestazioni più importanti di Brezzo di Bedero. Si tratta della celebre stagione concertistica che si tiene tra luglio e settembre, e può contare sul suono paradisiaco dell’antico organo. Un altro evento particolarmente atteso dai paesani è a realizzazione del Presepe Vivente nel periodo natalizio. La festa si ripete ogni anno dal 1980, e ha sede dell’anfiteatro naturale antistante la Collegiata di San Vittore, dove prendono posto oltre 40 figuranti per mettere in scena la natività e l’arrivo dei Re Magi.

 

A rendere il tutto ancora più suggestivo c’è il clima di Brezzo di Bedero, caratterizzato da inverni rigidi, talvolta nevosi, e da estati calde ma piacevoli, mitigate dalla vicinanza del lago. Le temperature del mese più freddo, gennaio, vanno da una minima di -4°C a una massima di 6°C, mentre in luglio si passa da 15°C a 29°C. Le precipitazioni si concentrano soprattutto in primavera e autunno, quando cadono più di 100 mm di pioggia mensili.

Per raggiungere Brezzo di Bedero avete varie possibilità. Chi viene da lontano e deve prendere l’aereo potrà atterrare a Milano Malpensa, a circa 51 km dalla meta, a o Milano Linate, a 101 km. Se invece viaggiate in auto dovete prendere, da Milano, l’autostrada dei Laghi in direzione Varese, quindi uscire a Buguggiate e procedere in direzione Laveno e Luino.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 28/11/2010 @ 08:00:12, in it - Scienze e Societa, read 1827 times)

Bastano due parole per fare una poesia, e se alle parole si aggiungono una brezza leggera che sa di montagna, un sole tiepido che profuma di estate mediterranea e un’atmosfera accogliente che fa sentire sempre a casa, allora ci si trova a godere di un piccolo capolavoro. E’ quello che succede a Soiano del Lago, piccolo borgo appollaiato alle rive del Garda, in provincia di Brescia, il cui nome latino, ‘Solis Ianua’, significa nientemeno che ‘Porta del Sole’.

 

In effetti l’aria è luminosa e tersa in questo comune della Lombardia, tra i colli dolci della Valtenesi, e ad apprezzarne la pace e le bellezze naturali accorrono sempre più visitatori da tutta l’Italia del Nord, che vanno ad aggiungersi ai 1500 abitanti della cittadina. Una cittadina legata alle sue origini semplici, genuine, dove ancora si praticano in grande quantità l’agricoltura, con la coltivazione di olio, cerali e vite, e di conseguenza l’attività vinicola, che regala un vino squisito di alta qualità.

 

Ma da qualche anno Soiano del Lago ha scoperto le sue potenzialità turistiche, e ha valorizzato il proprio patrimonio architettonico, storico e culturale, davvero ricco di monumenti e palazzi, corredati da proposte divertenti e tradizionali di ogni tipo. La ricchezza del presente è frutto di una storia lunga e appassionante, che comincia in un passato molto lontano: i reperti trovati in località Chizzoline testimoniano la presenza di insediamenti preistorici già nell’Età del Bronzo, e altri monumenti tradiscono l’origine romana, benché gli ungari, nell’899, abbiano distrutto gran parte delle costruzioni.

 

Proprio in seguito a quella invasione tremenda gli abitanti di Soiano decisero di dotarsi di un imponente castello, che è ancora oggi uno degli edifici più affascinanti della città: posizionato al di sopra del borgo, a cui è collegato tramite un panoramico viale alberato, il maniero divenne immediatamente il punto nevralgico del paese, da cui si poteva difendere il centro ma in cui ci poteva anche riunire periodicamente per le assemblee popolari. Vi prendevano parte i nativi di Soiano ma anche i membri della comunità annessa di Chizzoline, e nell’interesse del popolo approvavano le leggi, regolavano le controversie date dalla vita quotidiana ed eleggevano i propri amministratori.

 

La possente cinta muraria, ancora in gran parte intatta, ha pianta poligonale ed è interrotta da due torri, una a pianta quadrata e una trapezoidale. Per accedere al castrum si attraversa un’antica porta carraia situata verso ovest, al fianco della quale di apriva l’accesso pedonale, oggi murato ma comunque visibile. Sopra agli ingressi, testimoni di un tempo pericoloso e avventuroso, ci sono ancora le feritoie del vecchio ponte levatoio.

Il mastio che si erge alla destra della porta è stato successivamente trasformato in campanile, e già nei primi anni del Seicento era dotato di due campane di dimensioni diverse, che rintoccavano in occasione dei momenti salienti per la vita del borgo. Oltre al castello, come in ogni antico borgo, ben presto erano sorti a Soiano del Lago gli edifici religiosi, il primo dei quali fu probabilmente il convento di San Rocco, eretto ad opera dei francescani intorno al 1300 lungo la via che collega il centro a Padenghe.

 

Ma oggi tra le chiese più belle spicca la Parrocchiale di San Michele, risalente al XVI secolo, arricchita all’interno da pregevoli opere d’arte: da vedere l’organo realizzato nel 1694 da Antonio Franchino di Montichiari, inizialmente posto sopra al portale centrale ma spostato successivamente lungo la parete destra, con la sua cassa lignea dorata e la cantoria in stile barocco. Barocco è anche l’altare maggiore, in marmo, del 1790, cui fa da sfondo un raffinato dipinto a olio di Andrea Bertanza.

Nella frazione di Chizzoline merita una visita la chiesa di San Carlo, in tipico stile lombardo, realizzata nel 1610 in onore di San Carlo Borromeo, che a quanto narra la tradizione qui sostò per predicare tra la gente del posto. Prezioso è l’altare maggiore seicentesco, affiancato da due statue cinquecentesche provenienti dal Convento di San Rocco.

Piccolo scrigno traboccante di timidi tesori, Soiano del Lago non è una bellezza isolata: le sponde del Lago di Garda sono come una collana di perle infilate l’una vicina all’altra, pronte a regalare emozioni di ogni tipo, dagli scorci paesaggistici magici alle testimonianze storiche che fanno sognare, sino alle specialità enogastronomiche irresistibili. Manerba del Garda, Padenghe, Desenzano, Sirmione, Salò e altre incantevoli località si trovano nel raggio di pochi chilometri, pronte ad essere scoperte… e quando si torna nel centro di Soiano, verso sera, si può avere la fortuna di assistere a qualche manifestazione popolare, tra le varie feste organizzate nell’arco dell’anno. Tra gli appuntamenti più attesi c’è la festa di Ferragosto, seguita dalle celebrazioni in onore di San Rocco, mentre l’ultima domenica di settembre c’è la festa del patrono San Michele Arcangelo.

 

Se tutto questo non bastasse per innamorarsi del paese sul lago, basterà ricordare ancora una volta il nome latino originario, che significa ‘Porta del Sole’: il clima mite, infatti, è uno dei fiori all’occhiello di Soiano, con le sue temperature sempre piacevoli che ricordano le atmosfere mediterranee, senza raggiungere mai un caldo eccessivo. I valori medi di gennaio, il mese più freddo, vanno da un minimo di 0°C a un massimo di 6°C, mentre in luglio si passa dai 17°C ai 29°C. Unico neo le precipitazioni, che in giugno raggiungono il picco massimo di dieci giorni di pioggia, ma si tratta solitamente di temporali fugaci, generosi di arcobaleni.

 

Per arrivare a Soiano del Lago, così come alle altre località affacciate sul Garda, si può contare su collegamenti stradali efficaci. Chi viaggia in auto dovrà percorrere l’autostrada A4 e uscire a Desenzano, per poi seguire le indicazioni fino alla meta, e sempre a Desenzano si trova la stazione ferroviaria più vicina. Gli aeroporti più vicini sono invece a Brescia, Verona, Orio al Serio e Milano. 

Fonte: ilturista.info

 

La conca di Pila è situata a 1800 m di altitudine in un catino naturale baciato dal sole e protetto dal vento. Lo sviluppo turistico, iniziato negli anni 60 con la costruzione della cabinovia di collegamento con la città di Aosta, ha portato alla crescita di una località turistica disegnata traendo ispirazione dal modello francese dello ski-total, quindi si ha la massima concentrazione dei servizi permettendo cosi' ai villeggianti di scordarsi della macchina e di vivere una vacanza di full immersion nell'ambiente montano. La particolare conformazione della conca di Pila la tiene riparata dai venti garantendo quindi una qualità della neve sempre perfetta e consentendo di passare la giornata sugli sci scegliendo il versante con l'esposizione migliore.

Un ottimo impianto per la produzione di neve programmata mette al riparo dai rischi di inverni avari di precipitazioni nevose.
 

Raramente sulle alpi si può trovare in un solo comprensorio una varietà di piste come qui a Pila, si va dai pendii dolci della zona del Grimod, passando per le piste tagliate nei boschi di Chamolet fino ai ripidi pendii serviti dalle seggiovie del Couis.
Un attrezzatissimo snowpark situato nella zona centrale del comprensorio permette ai borders di esibirsi su salti, rail ed half pipe oppure si possono cimentare nel disegnare ardite traiettorie nei pendii vergini sotto la seggiovia del Couis I.

 

Tra i fitti boschi nella parte più settentrionale della conca sono tracciati due anelli per lo sci nordico; inoltre il vero appassionato di sci di fondo non può mancare una gita a Cogne, raggiungibile dal prossimo inverno utilizzando la tramvia di collegamento, per cimentarsi nel reticolo di tracciati che partono dalla Piana di Sant'Orso e sui quali si disputa una delle tappe italiane della coppa del mondo.

La stagione estiva offre rilassanti passeggiate nei boschi, escursioni naturalistiche nel confinante parco nazionale del Gran Paradiso, ma il vero fiore all'occhiello della stagione estiva è il percoso attrezzato per il downhill con le MTB servito dalla seggiovia Chamolet. Non bisogna dimenticare che Pila dista solo 18 km dal centro della città di Aosta con l'arco di Augusto gli scavi romani e gli eleganti negozi delle vie dello shopping. Baite, rifugi e ristoranti offrono spuntini per i più sportivi oppure con più tranquillità si possono gustare le specialità gastronomiche valdostane.

Per raggiungere Pila con la propria autovettura si percorre l’autostrada A5 fino alla città di Aosta, da qui facili indicazioni consentono di raggiungere i piedi della salita evitando il centro abitato di Aosta, i 18 km finali salgono con pendenza regolare fino ai 1800 m e consentono di ammirare panorami e scorci via via più ampi.

La stazione di partenza della telecabina Aosta-Pila è direttamente collegata con la stazione ferroviaria di Aosta rendendo veramente immediato il raggiungimento delle piste anche a chi non vuole utilizzare la macchina, inoltre un regolare servizio di autobus di linea collega Aosta con Pila e le varie frazioni situate lungo la strada.

 

Fonte: ilturista.info


WIE VAN DE DRIE
Isabella Anetta Anastasia
Isabella | Anetta | Anastasia
 
By Admin (from 26/11/2010 @ 08:00:15, in it - Scienze e Societa, read 2007 times)

Immerso tra il verde del Parco Regionale dell’Alto Garda , proteso verso le acque del lago dalla sponda occidentale, Gardone Riviera è un paese lombardo di quasi tremila abitanti, in provincia di Brescia. Accarezzato da un clima mite, illuminato dai bagliori di sole che screziano l’acqua del Garda, il centro è famoso per aver ospitato il celebre Gabriele d’Annunzio negli ultimi anni della sua vita, ispirandone alcune opere e diventando lo scenario della sua eccentrica abitazione.

Per gli storici Gardone Riviera fu fondato dai barbari, e in età medievale appartenne alla famiglia degli Ugoni, ma in seguito cadde nella mani della Serenissima sino ad essere occupata dal governo giacobino, formatosi a Brescia nel 1797. Si dovette aspettare la fine dell’Ottocento per veder fiorire il settore turistico, specialmente quando i visitatori tedeschi si convinsero che un soggiorno in questi luoghi avesse un effetto benefico sulla salute.

Di certo il Lago di Garda e Gardone Riviera hanno un effetto benefico sull’anima, grazie ai panorami spettacolari, alle meraviglie architettoniche e alla tranquillità che vi si può assaporare. Il monumento più importante e più famoso è senza dubbio il Vittoriale degli Italiani, situato a Gardone di Sopra, inaugurato nel 19121 e abitato dal poeta d’Annunzio sino alla sua morte, avvenuta nel 1925. Da quello stesso anno è stato dichiarato monumento nazionale: si tratta infatti di un eclettico complesso di edifici dalle forme sorprendenti, accostati in un bizzarro incastro di pareti e gioco di passaggi sopraelevati. Splendidi sono i giardini che l’incorniciano, che seguono sinuosamente il dislivello del terreno e ospitano la tomba del poeta, varie opere d’arte e sculture, alcuni cimeli dannunziani, una ricchissima biblioteca, un museo della guerra e un suggestivo teatro all’aperto. Alle spalle del palcoscenico si spalanca l’azzurro del Garda, così che gli spettatori, ammirati, possano guardare la scena ma anche il magnifico paesaggio che fa da sfondo.

Nel periodo compreso tra il 1943 e il 1945, durante la Repubblica Sociale, le splendide ville di Gardone e i grandi alberghi diventarono le sedi dei ministeri del governo fantoccio, oppure dimore dell’esercito d’occupazione tedesco.

Da vedere la chiesa parrocchiale di San Nicola, che sorge nel Piazzale del Vittoriale, così come la Torre San Marco in riva al lago, e Villa Alba, immersa in un ampio parco pubblico. Il tutto è agghindato da piante rigogliose e fiori variopinti, posizionati con cura nelle aiuole che costellano il centro e nei giardini di ogni villa o edificio elegante. Particolarmente affascinanti sono le specie floreali del giardino botanico Hruska, in cui le piante tipiche mitteleuropee sono affiancate da quelle mediterranee e sub tropicali.

A rendere possibile un simile tripudio di fiori e una vegetazione così rigogliosa è il clima dolce di Gardone Riviera, favorito dall’influsso mitigante del lago e dallo schermo creato dalle montagne. Qui in effetti gli inverni non sono mai troppo rigidi, e le estati, benché calde, si mantengono sopportabili, spesso mosse da una brezza leggera che spira dal Garda: le temperature medie di gennaio, il mese più freddo, vanno da una minima di -2°C a una massima di 5°C, mentre in luglio e agosto si passa dai 18°C ai 29°C. Le precipitazioni toccano il picco massimo nel mese di agosto, quando cadono in media 88 mm di pioggia.

Con un clima così gradevole è un vero piacere trascorrere delle lunghe giornate all’aperto, passeggiando per il centro o sulle sponde del lago, ed è un piacere assaporare le serate estive partecipando a qualche manifestazione o evento culturale organizzato in città. Sono innumerevoli gli appuntamenti estivi: in particolare nel teatro all’aperto del Vittoriale si mettono in scena spettacoli di ogni tipo, dalla musica classica alla danza, impreziositi dallo scenario d’eccezione.

Chi ha deciso di visitare la culla della poesia, ultimo rifugio del grande vate, può scegliere tra varie possibilità. Viaggiando in auto bisogna percorrere l’autostrada A4, uscire a Desenzano e continuare seguendo le indicazioni. Chi sceglie il treno può scendere alla vicina stazione di Desenzano, a circa 20 km da Gardone Riviera, mentre l’aeroporto più vicino è quello di Verona Villafranca, a circa 60 km di distanza.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 25/11/2010 @ 13:00:16, in it - Scienze e Societa, read 3674 times)

Il nome Cres, in italiano Cherso, indica sia una cittadina croata che la bellissima isola in cui si trova, parte dell’arcipelago del Quarnero, poco lontano dall’Istria. Dalla forma allungata, estesa per circa 80 km in direzione nord-sud e separata dall’Istria, nella parte settentrionale, dal sottile canale della Faresina, l’isola di Cres culmina a nord con il Capo di Cherso, affacciato sullo stesso golfo in cui si specchia la città di Fiume. Questa zona dell’isola è disabitata, e quasi deserta è anche la parte orientale, lambita dal canale della Veglia e dal Quarnerolo: qui l’assenza dell’uomo fa sì che il paesaggio sia intriso di un fascino particolare, dove i fitti boschi di latifoglie danzano al vento e le scogliere ripide si tuffano tra i flutti.

 

Passando nella parte centrale il paesaggio cambia, popolandosi di conifere profumate e frastagliandosi in innumerevoli insenature rocciose: è qui, nel cuore dell’isola, che il Lago di Vrana riflette il cielo limpido di Croazia e disseta i centri abitanti, tra cui il capoluogo Cres. La città di Cres non raggiunge i 3 mila abitanti ed è soprattutto un buon punto di partenza per un’esplorazione dell’isola, anche se i turisti più attenti potranno notare nel suo piccolo centro storico alcuni dettagli degni di nota.

 

Qui le stradicciole strette e tortuose incorniciano alcuni edifici interessanti, tra cui l’elegante loggia di età rinascimentale, sede del mercato al mattino e regno dei pittori la sera, quando si aprono i cavalletti e il paesaggio circostante si trasferisce sulle tele. Poco distante si apre la piazza principale, con la torre dell’orologio che conduce i passanti, attraverso un’apertura a volta, di fronte alla Chiesa di Santa Maria delle Nevi, il cui campanile svetta su tutti i tetti di Cres.

 

Il periodo del dominio veneziano è mantenuto vivo nella memoria dallo stile inconfondibile delle tre porte cittadine, la Bragadina, la Marcela e la porta San Michele, mentre la tradizione della pesca si mantiene intatta nel porticciolo, agghindato di barche ormeggiate e circondato di casette pittoresche.

I turisti che dall’Italia giungono a Cres potrebbero avere la fortuna di incontrare qualche connazionale, infatti la cittadina era multilingue agli inizi del XX secolo, classificata dai linguisti come località italiana con presenze slave. Dopo un periodo in cui la popolazione italiana era molto consistente, tra la prima e la seconda guerra mondiale, l’identità slava ha preso il sopravvento. Ancora oggi, tuttavia, una piccola minoranza italiana si riunisce presso la sede locale della Comunità degli Italiani.

 

Ovviamente la vicinanza all’Italia non sta soltanto nella cultura e nella storia in comune, ma anche nella vicinanza geografica, che consente di raggiungere Cres agevolmente e in tempi relativamente brevi. Dall'Italia chi viaggia in auto deve attraversare l’Istria o, in alternativa, uscire dal valico di Pesek e seguire la strada verso Fiume (Rijeka) fino a Opatija. Qui bisogna girare a destra e seguire il litorale fino al bivio a sinistra, in direzione Brastova. Da Brastova parte ogni ora un traghetto, con possibilità di trasporto auto, che approda a Porozina: da qui parte l’unica strada che attraversa per il lungo l’isola di Cres. In alternativa, altri traghetti partono da Valbiska, sull’isola di Krk.

 

Una volta approdati sull’isola si verrà accolti dal piacevole clima mediterraneo della zona, con i suoi colori accesi e i suoi profumi selvatici. Le estati sono calde ma ventilate, con temperature medie che vanno da 19°C di minima a 28°C di massima in luglio e agosto; più freddi e meno indicati per un soggiorno sono i mesi invernali, spesso piovosi e caratterizzati da temperature piuttosto basse. Nel mese più rigido, gennaio, si va da 3°C di minima media a 9°C di massima, mentre le precipitazioni si distribuiscono uniformemente nell’arco dell’anno, con maggiore umidità in inverno.

E’ il clima a condizionare la distribuzione degli eventi culturali durante l’anno, che infatti si concentrano in estate: in luglio e agosto, ad esempio, le piazzette e le viuzze di Cres si riempiono di musica, sulle note delle serate musicali di Osor. Anche l’inverno vanta però una manifestazione d’eccezione: il grandioso e coloratissimo carnevale, molto sentito dalla popolazione di tutta la costa croata e affollatissimo di carri e partecipanti in maschera.

Fonte: ilturista.info

 
By Admin (from 24/11/2010 @ 13:00:22, in it - Scienze e Societa, read 3581 times)

Lasciando la docile Istria, nelle immediate vicinanze, ai piedi della sua più alta montagna, l'Ucka (1396 m), si stende la magica o, secondo le parole di una canzone, "la favolosa Opatija" insieme alla sua elegante riviera, accarezzata dalle onde del Golfo di Quarnero (anche detto Quarnaro o Carnaro) con le isole di Krk, Cres e Losinj. Si suppone che il nome Quarnero discenda dalla lingua dei Celti e che significhi "mare pieno di isole", anche se l'etimologia latina di questa parola composta sarebbe forse più prossima al significato effettivo del termine, riferendosi ai quattro differenti accessi a questa splendida baia. Ci si può facilmente sincerare di ciò salendo sull'Ucka, dal quale si protende una veduta su Rijeka, verso il Velebit ed il Gorski Kotar, mentre alle proprie spalle si intravedono le Alpi, laddove la penisola istriana si staglia chiara verso il golfo di Trieste ed ancor oltre, in direzione di Venezia. Verso sud lo sguardo si spinge fino alle isole del Quarnero e della Dalmazia centrale, e sull'azzurro infinito dell'Adriatico.

Il massiccio montano dell'Ucka costituisce una barriera naturale contro le correnti fredde, per cui Opatija e le miti e accoglienti località che si susseguono, come Volosko, lka, Icici, Lovran, Medveja e Moscenicka Draga, sono centri turistici collocati in una delle aree climatiche più gradevoli, dove il Mediterraneo si è insinuato sino a raggiungere il punto più vicino all'Europa centrale. Il clima piacevole e mite ha donato alla riviera della Liburnia - la quale deve il suo nome ad un'antica tribù illirica - ed alle isole del Quarnero una vegetazione sontuosa, tanto che il segno distintivo di Opatija è la camelia; anche l'alloro è molto diffuso e non desta meraviglia il fatto che abbia dato il nome alla splendida località di Lovran; inoltre, vi è presente una rigogliosa e suggestiva vegetazione mediterranea. Il clima mite ha reso possibile, fin dai tempi dell'Impero asburgico, il riconoscimento di Opatija quale località di cura di prestigio, dal momento che la famiglia imperiale ed i rappresentanti dell'alta società la scelsero come residenza estiva.

Grazie a ciò, Opatija e la sua riviera, ma anche Mali Losinj e Krk, sono località turistiche tradizionali dotate di sfarzosi alberghi e parchi, di ville eleganti e romantiche, ma anche di campeggi di ottima qualità.

 

Lungo la riviera di Opatija si susseguono alcuni piccoli campeggi familiari, mentre le isole di Cres, Krk e Rab ospitano grandi campeggi con standard molto elevati, molto probabilmente la meta più vicina per gli europei amanti delle isole e dell'idillio isolano. E così alcune oasi come i campeggi di Siatina, Martinscica, Poljana, Koonobe e Pila, nonché il particolare paradiso sabbioso di San Marino sull'isola di Rab, sono diventate residenza preferita degli amanti della mobil-home, nella quale vi trascorrono più di cento giorni all'anno, ed alcuni di essi anche l'inverno.

In questo spettacolare connubio di mare e montagna, come nata dalla spuma delle onde, bagnata dal sole, immersa nel mare, discretamente nascosta in una rigogliosa vegetazione mediterranea ed accarezzata da una brezza leggera, Opatija dispiega i suoi innumerevoli alberghi, ville, bungalow e appartamenti, oon le loro splendide spiagge - persino quelle per i naturisti: un continuo richiamo per i numerosi ospiti internazionali aventi in comune l'interesse e la pratica del naturismo.

È bene ricordare che sull'isola di Krk si trova un aereoporto internazionale, che Opatìja già nel 1889 acquisì lo stato di località di villeggiatura e che nel 1873 fu dotata di linea ferroviaria diretta che da Vienna conduceva a Matulj, opera che oggi conserva tutta la sua importanza per gli ospiti che tradizionalmente fanno visita alla riviera della Liburnia, Infine, è utile ricordare che Krk è collegata al continente da un ponte, mentre per le altre isole del Quarnero esiste un'impeccabile linea di traghetti.

Fonte: Ente Turismo Croatia

 
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