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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
By Admin (from 08/10/2010 @ 08:00:57, in it - Scienze e Societa, read 4727 times)

Ascoltavo la Gelmini in conferenza stampa mentre snocciolava le cifre degli insegnanti del suo ministero quando due numeri mi hanno colpito:
settecentomila e duecentoventinovemila. Il primo è il numero relativo agli insegnanti di ruolo e il secondo è il numero dei precari in Italia.


Mariastella Gelmini, insomma, è responsabile di un dicastero che dà lavoro a quasi un milione di insegnanti.

Se il ministero della Pubblica Istruzione avesse come dipendenti solo docenti, sarebbe già la quinta azienda del pianeta dopo Wal-Mart, le ferrovie indiane, la State Grid (l’Enel dell’India) e la China National Petroleum.

Tanto per darvi un’idea la Nestlé ha 250.000 dipendenti, la Microsoft ha circa 100.000 impiegati, l’ENI ne ha circa 80.000 e l’Unicredit 170.000. McDonald’s arriva a 450.000.

Ora immaginate che a dirigere l’Unicredito, l’Eni, la Microsoft, la Nestlé e McDonald’s ci sia una amministratrice delegata che vanti questo impressionante curriculum:

- Avvocato, è specializzata in diritto amministrativo.

- Entrata in Forza Italia sin dal 1994, nel 1998 è stata prima degli eletti al Comune di Desenzano, ricoprendo sino al 2002 la carica di Presidente del Consiglio Comunale.

- Dal 2002 è stata assessore al Territorio della Provincia di Brescia e, dal 2004, assessore all’Agricoltura.

- Prima degli eletti nella circoscrizione di Brescia per Forza Italia, entra nel Consiglio Regionale della Lombardia nell’aprile del 2005.

- Il mese successivo è nominata da Silvio Berlusconi coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia.

- Nel 2006 è eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati per la XV legislatura (biografia fornita dallo staff del ministro).

Questo e’ il curriculum ufficiale del ministro che occupa la poltrona un tempo occupata da personaggi minori come Antonio Segni e Aldo Moro (ministri della pubblica istruzione negli anni’50), Oscar Luigi Scalfaro (1972) o Giovanni Spadolini (1979), un ministro che sta finalmente introducendo meritocrazia, efficienza e rigore nella pubblica istruzione.

A rifletterci bene, pero’, e’ un curriculum ufficiale un po’scarno: che ce ne sia uno occulto?

Fonte: ilfattoquotidiano.it - Autore: Ernesto Salvi

 

 
By Admin (from 06/10/2010 @ 08:00:19, in it - Scienze e Societa, read 1211 times)

Albert Einstein non ha evidentemente bisogno di presentazioni. Scienziato rivoluzionario, icona pop, è stato omaggiato e ricordato un numero innumerevole di volte. L’autore scientifico e agente letterario John Brockman ha cercato di mettere insieme una testimonianza in qualche modo definitiva sullo scienziato tedesco, chiedendo a ventiquattro grandi scienziati contemporanei di scrivere qualcosa riguardo a lui: come lo vedono, cosa ha significato per loro, come ha cambiato le loro vite. Il libro si chiama “Einstein secondo me”, è edito da Bollati Boringhieri ed è uscito oggi in libreria.

 

L’introduzione di John Brockman
Quasi tutti i lettori conosceranno già piuttosto bene Albert Einstein, di cui abbiamo celebrato il centenario nel 2005. Non si tratta del centenario della nascita ma di quello del suo annus mirabilis, durante il quale pubblicò cinque articoli che modificarono per sempre la nostra percezione della realtà.

 

Riprendiamo i fatti essenziali: Einstein nacque il 14 marzo 1879 a Ulm, nel Württemberg, in Germania, e morì il 18 aprile 1955 a Princeton, nel New Jersey. I cinque lavori del 1905 sono la sua tesi di dottorato sulla determinazione delle dimensioni molecolari e altri quattro, più famosi, elencati qui nell’ordine in cui furono proposti per la pubblicazione agli «Annalen der Physik»: – sui quanti di luce e l’effetto fotoelettrico (Su un punto di vista euristico relativo alla produzione e trasformazione della luce, il saggio per il quale gli fu assegnato il Premio Nobel nel 1921); – sul moto browniano (Sul moto delle particelle sospese in liquidi in stato di quiete, alla luce della teoria molecolare del calore); – due articoli sulla relatività speciale (Sull’elettrodinamica dei corpi in movimento e L’inerzia di un corpo dipende dal contenuto di energia?, in cui appare la famosa equazione di materia ed energia, E = mc2).

 

Negli anni successivi a questa spettacolare produzione, Einstein si dedicò principalmente a incorporare la forza gravitazionale nella teoria della relatività, e nel 1916 pubblicò I fondamenti della teoria generale della relatività. In questo saggio e in quello dell’anno successivo, intitolato Considerazioni cosmologiche sulla teoria generale della relatività, cercò in un certo senso di spiegare l’universo stesso. In quest’ultimo articolo introdusse la costante cosmologica, poi da lui ripudiata come il suo «più grave errore» ma rivalutata oggi da alcuni cosmologi perché riesce a descrivere l’accelerazione dell’espansione dell’universo, una scoperta recente.

 

Einstein è chiaramente il personaggio più importante del ventesimo secolo. È diventato una vera e propria icona, al di là perfino (purtroppo, secondo alcuni) del suo genio scientifico. Pensiamo tutti di conoscerlo, pur vedendolo in modi diversi. Ho chiesto quindi agli autori che hanno collaborato a Einstein secondo me di rispondere alle seguenti domande: chi era Einstein per te? Che influenza ha avuto sulla tua visione del mondo, le tue idee, la tua scienza? Come ti ha ispirato da un punto di vista personale? Chi era il tuo Einstein? I ventiquattro autori dei saggi di Einstein secondo me sono tra i fisici teorici e sperimentali, gli storici della scienza e gli autori scientifici più brillanti al mondo. Ma questo libro non parla solo di fisica. È una collezione di scritti personali, un’opportunità unica di scoprire come giudicano l’eredità scientifica e filosofica di Einstein e la sua influenza sulla loro vita e opera.

E per me? Chi è Einstein?

Ricordo il momento in cui seppi della sua morte. Mi arrestai bruscamente davanti al titolo di un giornale in un’edicola nella metropolitana di Boston. Avevo quattordici anni. Fu un attimo devastante, in cui provai autentico dolore e senso di perdita. A quei tempi la mia famiglia si era già trasferita nella relativa pace e tranquillità dei quartieri residenziali, ma per i primi dieci anni di vita avevo dovuto imparare tattiche di sopravvivenza nell’«altra» Boston, a chilometri di distanza dalle eleganti barche a vela sul fiume Charles, la cupola d’oro brillante della State House su Beacon Hill, la bellezza serafica di Harvard, l’architettura audace del mit.

 

Crebbi a Dorchester negli anni quaranta. Era un quartiere duro, difficile, in cui, prima della Seconda guerra mondiale, padre Charles E. Coughlin, il famigerato «Radio Priest», sguinzagliava dei camioncini per le strade a diffondere le sue prediche antisemite. Quella campagna aveva contribuito a trasformare Dorchester in un terreno di battaglia tra i ragazzini irlandesi e quelli ebrei, in forte minoranza. I tre isolati che dovevamo percorrere a piedi per recarci alla William E. Endicott School su Blue Hill Avenue erano una corsa a ostacoli quotidiana. Mio fratello Philip, che aveva tre anni più di me, doveva difendersi e proteggere anche me. La sensazione di vulnerabilità era acuita dal fatto che i rappresentanti dell’autorità – che fossero insegnanti, tranvieri o poliziotti – si chiamavano sempre Flaherty, O’Reilly o McCormack.

Le risse in cui ci lasciavamo coinvolgere erano spesso accompagnate da una più generale lezione di storia: Philip e io scoprimmo di essere personalmente responsabili della morte della seconda persona della Santissima Trinità. Cercavamo di ragionare, ma nessuno dei nostri discorsi – Gesù era un rabbino, che pregava in ebraico in una sinagoga; sua madre assomigliava alla nostra, non alle loro – riusciva a fare breccia su quei bulletti infuriati. Avevamo però un’arma segreta, potentissima, che loro non avrebbero mai posseduto né capito. In più di un’occasione, vedendoci tornare a casa zoppicanti dopo l’ennesima zuffa, mia madre, mentre ci medicava i nasi sanguinanti e i graffi, ci consolava combattendo strenuamente ogni forma di bigottismo: «Ma guardateli! Cos’hanno, loro? Cuociono un prosciutto di domenica e lo mangiano per tutta la settimana! Gli uomini non si fanno il bagno! Le donne lasciano i neonati nelle carrozzine fuori dai bar! Guardate invece cos’abbiamo noi!» Gli occhi azzurri sprizzavano forza, certezza e orgoglio mentre ci curava le ammaccature. «Quello che abbiamo noi, non ce l’avranno mai. Abbiamo… Einstein!»

Mia madre aveva ragione. Avevamo Einstein con noi, durante i terrificanti anni di scuola e la scoperta della biblioteca pubblica. Era lui a permetterci di nutrire pensieri ambiziosi, di esplorare intellettualmente tutti gli angoli più remoti dell’esistenza. Di apprezzare, di adottare la vita dello spirito. Era sempre con noi. Avevamo Einstein; e ce l’abbiamo ancora.

 

Mio fratello Philip è diventato ricercatore in fisica ed è andato recentemente in pensione dopo una lunga carriera alla nasa. Ora è Distinguished Research Associate alla nasa e ha ricevuto l’Exceptional Service Medal. Per quanto riguarda me, oggi ho la fortuna di lavorare, e di avere stretto amicizia, con brillanti cosmologi, fisici delle particelle, teorici delle stringhe, tutti, in qualche modo, eredi di Albert Einstein. Potreste definirmi fortunato… ma forse la fortuna non c’entra. Sapete, questo era Einstein… Einstein secondo me.

Fonte: ilpost.it

 
Il nome del comune, Monte Isola, è anche quello dell’area geografica, ed effettivamente rende bene l’idea di questo paesaggio magico, che costituisce un piccolo mondo a sé stante: siamo nel cuore della Lombradia, al centro del Lago d’Iseo, dove affiora questo cucuzzolo pittoresco ricoperto di vegetazione rigogliosa, popolato da meno di duemila abitanti disseminati nelle varie borgate. Monte Isola non è infatti un solo paese, ma piuttosto una vera e propria costellazione di villaggi minori, che presi tutti insieme danno vita a un piccolo paradiso circondato dall’acqua, immerso in una natura magnifica e intriso di atmosfere senza tempo, dove regnano la quiete e il gusto delle piccole cose autentiche. Non è difficile capire come mai il comune sia entrato a far parte del clud dei Borghi più belli d’Italia.

Si tratta della seconda isola lacustre naturale più estesa d’Europa, dopo Visingso in Svezia, ma i nuclei abitati restano comunque a misura di bambola, e ad accrescere ulteriormente l’aria tranquilla del luogo concorre il divieto assoluto di circolare con veicoli a motore, ad eccezione dei motocicli appartenenti ai cittadini. Un silenzio rassicurante, dunque, regna sull’isola, ma a tendere bene l’orecchio si apprezzano il canto degli uccelli, il fruscio delle chiome degli alberi e il sussurro dolce delle acque del lago, quando vengono increspate da un alito di brezza. Magica è la vegetazione, costituita in gran parte da ulivi nodosi, con le chiome argentee e quell’aria mediterranea così particolare per la zona in questione. Nelle alture tutt’intorno prosperano invece le specie arboree tipiche delle Alpi, a formare le grandi foreste che da sempre hanno servito l’economia dei villaggi nella zona. Ad esempio a Monte Isola non è raro vedere gli archi di legno che tradizionalmente venivano utilizzati per far seccare al sole i persici e le alborelle, prima di servirli nelle trattorie dell’isolotto. L’usanza di esporre il pesce al sole sopravvive anche nel cognome Archetti, il più diffuso nel territorio comunale.

A proposito di pesca: fino agli anni Settanta del Novecento Monte Isola deteneva un record interessante: era infatti uno dei maggiori produttori mondiali di reti da pesca. Benché ormai sia stato superato dalle industrie giapponesi, il villaggio mantiene vivo l’uso della pesca e accoglie i visitatori con un porticciolo pittoresco e accogliente, sempre animato. Chi sbarca sul pontile, nella frazione Porto, si trova di fronte a una schiera di casette antiche, a una graziosa chiesetta e alla villa Solitudo risalente al XVI secolo, ma avviandosi verso il centro del paese si scoprono ulteriori bellezze: per arrivare nel cuore del borgo ci si deve inerpicare lungo una via stretta e tortuosa, con i gradini in pietra consumati dal tempo, e si giunge così all’imponente Torre Martinengo e alla piazza del municipio.

Il Castello risale all’età del feudalesimo, e ammalia i visitatori con un disegno raffinato di archi, loggette e stipiti in pietra, abbelliti da grappoli di fiori variopinti. Continuando a salire si raggiunge la località Masse, a 400 metri di altitudine, percorrendo una vecchia strada acciottolata che all’altezza del crocicchio per Olzano presenta un grande masso di arenaria rossa e una “santella” dedicata alla Madonna. E’ qui che, secondo la leggenda, si incontravano le streghe per compiere il misterioso rito della sabba.

Masse è il centro meglio conservato, nonostante l’aspetto umile tipico dei borghi rurali: vi si possono ammirare la bella chiesa quattrocentesca di San Rocco, i palazzotti porticati, i cortili con i pozzi di mattoni e le abitazioni rustiche, costruite in pietra. Vale la pena di visitare anche Novale, che presenta i tratti tipici dei borghi montanari, e Peschiera Maraglio, che invece fu da sempre abitata dai pescatori. Qui c’è un suggestivo lungolago bordato di casette pittoresche, con i balconi fioriti, e l’edificio più importante è il Castello Oldofredi. Per completare il tour dell’isola si possono vedere Sensole, la località più amata dai turisti, e Cure, la frazione più elevata, ancora legata alle tradizioni campagnole di un tempo.

A proposito di tradizioni: Monte Isola si mostra agli ospiti attraverso le sue manifestazioni popolari, gli eventi e le feste culinarie, raccontando con allegria secoli appassionanti di storia. Tra le occasioni più rappresentative c’è la festa di Santa Croce, che ogni 5 anni si celebra in località Carzano nei primi giorni di settembre e ha origini antichissime, che probabilmente risalgono addirittura al Seicento. Da non perdere anche il famoso “Naèt d'or”, una competizione tra i vari paesi della zona che si sfidano a colpi di remi con le imbarcazioni tipiche del lago d’Iseo.

A rendere tutto ancor più godibile c’è il clima piacevole del lago, con temperature abbastanza miti in ogni periodo dell’anno. In gennaio, il mese più freddo, le temperature medie vanno da una minima di -2°C a una massima di 4°C, mentre in luglio si va dai 18°C di minima ai 29°C di massima. L’unico neo sono le precipitazioni, che per tutto l’anno variano tra i 60 e i 90 mm di pioggia al mese.

Raggiungere Monte Isola non è difficile, grazie ai collegamenti tra il porto di Sulzano e il porticciolo isolano. Per raggiungere Sulzano in auto, venendo da ovest, bisogna prendere la A4 per Brescia, uscire a Palazzolo, continuare verso Iseo-Valle Camonica sulla SS5140 fino a Sulzano. Se si arriva da est si deve prendere la A4 per Milano, uscire a Brescia Centro, e imboccare la tangenziale sud direzione Lago d’Iseo-Valle Camonica fino a destinazione. Chi invece arriva da sud percorrerà la A21 in direzione Piacenza-Brescia per poi uscire a BresciaCentro e prendere la stessa tangenziale. Se si opta per il treno si può raggiungere la stazione diBrescia e da qui prendere un treno per Sulzano, sulla linea Brescia-Edolo delle ferrovie del Nord. ( Fonte: ilturista.info)
 
By Admin (from 30/09/2010 @ 08:30:17, in it - Scienze e Societa, read 1934 times)

Parte dalla posizione eretta e punta a creare equilibrio tra mente e corpo: è il Tai Chi, una pratica derivante dalle arti marziali cinesi ed elaborata tra il 1800 e il 1900 dalla famiglia Yang. Recenti studi scientifici hanno dimostrato che questa "sorta" di ginnastica è migliore dello stretching nella sintomatologia della fibromialgia, una patologia difficile da diagnosticare in quanto si basa su sintomi descritti direttamente dal paziente.

 

Dolori muscolari diffusi, stanchezza cronica, disturbi del sonno e depressione sono le avvisaglie che riconducono i medici a questa sindrome, per la quale non esiste una terapia specifica. Generalmente per la cura vengono prescritti miorilassanti, antidepressivi e integratori alimentari, ma non sempre con il dovuto "successo". Per tale motivo la ricerca di strade alternative è continua.

 

Ed è proprio dalla Cina che arriva la risposta, in quanto il Tai Chi fa leva su diversi aspetti, a partire dalle componenti psicologiche, sociali e spirituali, oltre ad essere una pratica facile da apprendere, in quanto consiste in movimenti molto lenti e continui.

 

Il Tai Chi si basa sul principio dell'armonia dei 5 elementi della medicina cinese tradizionale, ossia il legno, il fuoco, la terra, il metallo e l'acqua, che sono simbolicamente collegati ai nostri organi. Proprio partendo da tale armonia questa sorta di ginnastica cinese migliora l'equilibrio tra il corpo e lo spirito, tra la persona e il mondo esterno, arricchendo così la componente fisica con un'azione di meditazione che allevia i sintomi depressivi.

Fonte: milanoweb.com - Autore: Caterina Bigliardo

 
By Admin (from 29/09/2010 @ 10:18:57, in it - Scienze e Societa, read 2236 times)

Il turismo in Lombardia non è solo uno slogan coniato per promuovere le bellezze naturali della regione ma un settore in espansione come testimoniato dalle cifre che la Camera di Commercio di Milano ha calcolato in un approfondimento sull’industria lombarda dell’ospitalità.

 

Una regione che, pur non avendo l’apporto del mare, rappresenta 1/12 delle imprese turistiche del Belpaese, ponendosi come valida alternativa anche nelle vacanze estive, quando la spiaggia (di mare) recita la parte di protagonista assoluta.

 

Difatti la Camera di Commercio ha contato in Lombardia 3.260 strutture ricettive operative sul territorio, la cui presenza è in crescita del +2,5% su base annua.

 

Nella dinamica interna, tra le diverse tipologie, ha compiuto un vero e proprio balzo il Bed and Breakfast, o strutture simili, comunque indirizzate tipicamente ad un soggiorno di breve durata, la cui performance in termini di crescita di unità è pari al +13%. Ma sono cresciuti anche gli ostelli della gioventù e i rifugi di montagna, del +1,9% e gli alberghi dello +0,9%.

 

Calano di intensità i villaggi turistici, -4,3% e le aree di campeggio, dello -0,6%.

Milano conferma il suo potenziale turistico con le sue 850 imprese ricettive che rappresentano il 26,1% delle imprese del settore in Lombardia ma, soprattutto, il 2,5% sul totale Italia. E gli esercizi turistici del capoluogo lombardo risultano anche in crescita, su base annua, del +5,5%.

 

La miglior performance, in tal senso, si registra nella provincia di Lodi, dove il passaggio da  21 a 23 imprese turistiche origina una crescita del +14,3%. Ma i big della Regione, dopo Milano, sono le provincie di Brescia, che conta 728 imprese ricettive, in crescita del +3,6% e Sondrio, con le sue 484 imprese, stabile sull’anno scorso.

Fonte: milanoweb.com - Autore: Vito Losasso

 

Chi ama le poesie di Montale può ritrovare quei profumi mediterranei, quelle atmosfere sublimi e quelle sferzate d’aria marina visitando Monterosso al Mare, la località ligure che l’autore amava scegliere come luogo di vacanza e di ispirazione. Antico borgo della Riviera di Levante, Monterosso ospita poco più di 1.500 abitanti e si trova in provincia di La Spezia, costituendo la più occidentale delle celebri Cinque Terre.

Incastonata al centro di una conca naturale, che sembra voler bere l’acqua limpida del Mar Ligure, la cittadina è una perla preziosa arenata tra le scogliere, incorniciata da villaggi di pescatori altrettanto interessanti, che non fanno che accrescerne il fascino. A Ovest del centro sorge Feigna, oltre il colle dei Cappuccini, una frazione nata di pari passo allo sviluppo turistico e balneare del comune, raggiungibile mediante un tunnel di poche decine di metri.

Qui si trovano alcuni arenili ampi, più confortevoli e meno selvaggi delle insenature anguste che caratterizzano la zona, ma non mancano le calette dal sapore misterioso, dominate da un silenzio magico spezzato solo dal fischio del vento e dal fruscio delle onde. Ma l’acqua non è il solo elemento che abbellisce 
Monterosso al Mare: anche la terra è fondamentale, non solo per l’economia del paese, ma specialmente perché il paesaggio ligure non sarebbe così bello senza i rilievi che si innalzano a ridosso delle località costiere. Anche Monterosso fa parte della Comunità Montana della Riviera Spezzina, ed è incluso nello splendido Parco Nazionale delle Cinque Terre.

Spostando lo sguardo all’interno del borgo, nel cuore storico del paese, si scoprono alcuni edifici storici di grande valore, come la Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, iniziata nel 1282 e terminata nel 1307. A pianta basilicale, divisa in tre navate che si allargano avvicinandosi all’altare, la chiesa è affiancata da una torre campanaria imponente, a base quadrangolare e con una merlatura sulla cima che risale al periodo medievale. Nella lunetta superiore del portale si può ammirare un bell’affresco del Battesimo di Cristo. Di tutt’altro genere, ma altrettanto interessante, è il Castello di Monterosso, edificato ad opera dei genovesi. Le mura del lato lungo si stanno notevolmente degradando, e l’area del maniero è oggi in gran parte occupata dal cimitero della città.

Ma il bello di Monterosso è anche la capacità di accarezzare la natura circostante con rispetto, fondendosi con essa e giocando con le rocce per creare camminamenti e sculture. Se si ha voglia di passeggiare, ad esempio, ci si può dirigere verso Punta Mesco, la vetta che chiude il golfo di fronte all’abitato, attraverso una bel percorso panoramico. Dopo poco più di un’ora si raggiunge il cosiddetto “semaforo”, il vecchio faro segnaletico da tempo abbandonato, da cui si ammira un panorama spettacolare a picco sulle onde, sorprendente nell’ora del tramonto. A un centinaio di metri ci sono i ruderi suggestivi di un’antica chiesa.

Da vedere anche la famosa Statua del Gigante, realizzata nel 1910 in cemento armato dall’architetto Francesco Levacher e dallo scultore Arrigo Minerbi. Alta 14 metri e pesante ben 170 tonnellate, la scultura raffigura Nettuno e se ne sta appoggiata a uno sperone roccioso che sovrasta la villa in cui Eugenio Montale trascorse buona parte della sua vita e delle sue vacanze. A rendere ancora più pittoresca la cittadina ci sono le sue manifestazioni tradizionali, ottime occasioni per gustare i migliori piatti della cucina ligure e per apprezzare il folclore locale. Il terzo sabato di maggio c’è la sagra del limone, che tinge di giallo tutto il borgo e profuma le strade di agrumi: nelle stradicciole si accalcano le bancarelle di ogni genere, dove si possono acquistare vari prodotti a base di limone, dai liquori alle marmellate, passando per i dolci e le creme.

Nel pomeriggio si può partecipare alla passeggiata a tema “8000 passi al profumo di limone”, che accompagna i visitatori lungo le strade di Monterosso a partire dalla casa di Montale, toccando i punti più belli e visitando un caratteristico limoneto. A conclusione della festa ci si riunisce in piazza tra la musica e le degustazioni, per premiare la vetrina più bella realizzata sul tema del fresco agrume. Da non perdere anche la sagra dell’acciuga fritta, che si svolge il terzo sabato di giugno, la sagra dell’acciuga salata e la festa del vino di fine settembre. I primi giorni dello stesso mese si disputa a Monterosso l’originale Torneo di Noci, un antico gioco popolare del luogo che assomiglia al gioco delle bocce, ma che prevede l’uso delle noci.

 

Eventi e Manifestazioni:
All'inizio dell'estate appuntamento per la Festa di San Giovanni Battista che si svolge tra il 23 e il 24 di giugno. E' caratterizzata da un caratteristico falò dei bambini, e da spettacoli pirotecnici che accompagnano i lumini di cera, accesi in spiaggia e lasciati liberi in mare a creare un'atmosfera magica. Festa grande il 14 agosto per la Processione dei Pellegrini, che si effettua presso la Madonna di Soviore, mentre a settembre, in genere, si svolge la Festa dell'Acciuga. In questa occasione la città si riempie di stand gastronomici per gustare questo pesce tradizionalmente conservato sotto sale. La festa si conclude con una gita in barca per osservare le lampare.

Il dolce clima delle Cinque Terre trova la sua massima espressione qui a Monterosso, con estati calde ma respirabili, grazie all'azione delle brezze, che mantengono le massime in fenere al di sotto dei 30 °C. In estate piove poco, ed in genere le uniche piogge assumono carattere temporalesco, e quindi di breve durata. In inverno non fa mai troppo freddo, ed anche se ci si imbatte in una giornata ventosa o perturbata, lo spettacolo della burrasca che si infrange sulle rocce della riviera, dona grandi emozioni.

 

Il tutto è condito da un clima piacevolissimo e pieno di sole, ideale per le passeggiate, la vita da spiaggia e le visite culturali. Le temperature medie di gennaio, il mese più freddo, vanno da una minima di 3°C a una massima di 11°C, mentre in luglio e agosto si passa dai 18°C ai 29°C. Le precipitazioni sono scarse nei mesi più caldi, mentre si fanno più frequenti soprattutto in autunno. I lesi più piovosi sono ottobre e novembre, con una media di 140-149 mm di pioggia ciascuno.

Per raggiungere 
Monterosso al Mare si può scegliere il mezzo di trasporto che si preferisce. Se si viaggia in auto si può percorrere l’autostrada A12 Genova-Livorno con uscita Carrodano, poi si continua sulla strada provinciale SP566 per Levanto e si imbocca la SP370 fino a Monterosso. Chi opta per il treno trova la stazione ferroviaria cittadina sulla linea Genova-La Spezia, mentre l’aeroporto più vicino è quello di Genova, a circa 100 km di distanza. ( Fonte: ilturista.info)

 
By Admin (from 28/09/2010 @ 10:17:22, in it - Scienze e Societa, read 1162 times)

La moda per le adolescenti torna ad essere pericolosa, non solo sul piano educativo bensì proprio a livello di fisico.

 

Attenzione infatti alle lenti a contatto utilizzate per fini estetici, colorare o modificare la forma delle pupille.

 

L’idea arriva dal video di Lady Gaga, "Bad Romance", che spopola tra le più giovani fans della cantante americana, tutte in corsa per imitare gli occhi grandi e spalancati che la "star" mostra nel video.

 

Ma gli oculisti lanciano un serio allarme relativo al pericolo per la salute degli occhi che l’uso di tali lenti può provocare.

 

Si rischiano congiuntiviti, infezioni e altri guai seri che possono addirittura arrivare a compromettere, anche in modo irrimediabile, la vista, nel giro di 24 ore.

 

Questi accessori arrivano dall’Oriente e pure se gli Usa li hanno messi al bando raggiungono i comodini delle ragazzine che le acquistano, al costo di circa 20 dollari, su internet. Urge  il controllo dei genitori...

Fonte: milanoweb.com - Autore: Max Marinelli

 
Quando il sole accarezza la terra con la giusta angolazione, l’Altopiano dello Sciliar sembra un lago di luce, costellato di borghi come di pepite preziose e incorniciato da una cinta di guglie frastagliate, le vette imponenti delle Alpi. Qui, a 1004 metri di quota, sorge Siusi allo Sciliar, in tedesco Seis am Schlern, frazione del comune di Castelrotto nella provincia autonoma di Bolzano.

Siusi allo Sciliar, nel cuore del Trentino Alto Adige, è un piccolo centro a misura di bambola, ma è così affascinante e importante da dare il nome all’alpe più grande d’Europa, la maestosa Alpe di Siusi, che lo sovrasta con la sua mole spettacolare. Boschi folti e profumati, campi e pascoli teneri sono gli ingredienti di un paesaggio magico, che verso nord e verso ovest si trasforma, laddove le Alpi superano i tremila metri, in un paradiso di ghiacci, nevi fragranti e vedute sublimi. A est, invece, la visione stupenda e rassicurante del Parco Naturale Sciliar-Cantinaccio, a cui si può accedere direttamente da Siusi.

Siusi è oggi una meta turistica rinomata, che non ha però dimenticato la timidezza e l’autenticità di un tempo: del passato rimangono le tradizioni più squisite, la cucina deliziosa, la cortesia e l’amore per la propria terra; di nuovo ci sono invece l’efficienza delle strutture turistiche e le stazioni sciistiche all’avanguardia, studiate per il divertimento più puro. Escursioni nel paesaggio incontaminato, ferrate e arrampicate, scivolate sulla neve con gli sci o lo snowboard e magiche gite in carrozza sono solo alcune delle attività proposte dal borgo ai piedi delle Alpi.

Per conquistare le prime vette e raggiungere la zona sciistica potete prendere la funivia dell’Alpe di Siusi direttamente dal centro del paese, e scoprire ben 26 impianti di risalita per un totale di 58 km di piste, in attesa di essere assaggiate dai veri amanti della montagna. La zona è inclusa nel comprensorio del Dolomiti-Superski, e offre tante piste di difficoltà differenti, perfette per principianti, professionisti e attrezzate anche per i più piccoli. Chi vuole imparare da zero potrà frequentare l’animazione dello “Ski Fun Park”, mentre i patiti della tavola troveranno pane per i loro denti allo Snow Park, lungo ben 1500 metri.

Se poi non vi accontentate di questo scenario idilliaco, ricordate che l’Alpe di Siusi è da anni collegata all’area sciistica della Val Gardena, con altri 176 km di piste servite da oltre 80 impianti di risalita. Se amate la montagna e la vita all’aria aperta, ma non siete estimatori degli sport invernali, apprezzerete le innumerevoli attività che Siusi e l’Alpe di Siusi offrono durante l’estate. I sentieri per le escursioni e le pedalate formano, sui lati delle montagne e nell’altopiano, un dedalo di percorsi affascinanti, immersi in una natura incontaminata e agghindati di panorami insuperabili. Inoltre ai piedi delle montagne, tra antichi masi e mulini tradizionali, si estende il campo da golf più bello dell’Alto Adige, comodamente raggiungibile dal paese. A proposito di masi, invece, vale la pena di visitare il Maso Biologico Pflegerhof, dove si coltivano tante varietà di erbe selvatiche e aromatiche e si vendono prodotti naturali di prima scelta.

Chi non rinuncia a un pizzico di cultura troverà a 
Siusi allo Sciliar alcune testimonianze storiche accattivanti. In paese si trovano tre chiese significative: quella di Santa Maria Ausiliatrice è la più antica, fondata nel XVII secolo, mentre la più grande è quella di Santa Croce, nella Piazza Oswald von Wolkenstein; per finire c’è la chiesa di San Valentino, splendido esempio del gotico tirolese.

Fanno parte del territorio comunale anche alcuni ruderi interessanti, come quelli di Castel
Rovereto, Castel Salego e Castelvecchio. Castelvecchio, nonostante gli acciacchi del tempo, è tuttora una dimora sontuosa, appartenuta un tempo al grande viaggiatore e spadaccino Oswald von Wolkenstein. I resti dell’antico castello Salego, invece, immersi nel fitto bosco di Hauenstein, risalgono probabilmente al XII secolo e negli anni hanno conosciuto diversi signori, fino alla caduta in rovina del XVII secolo. Oggi le vestigia appartengono alla Diocesi di Bolzano-Bressanone e nel 2001, dopo mesi di lavoro, sono state consolidate, abbellite da una zona alberata e rese accessibili al pubblico. Un’antica leggenda narra che un tempo i due castelli erano uniti da un tunnel sotterraneo, percorribile in circa mezz’ora, abitato da una splendida fanciulla bionda che custodiva uno scrigno pieno d’oro e d’argento.

Ma una vacanza nell’altopiano dello Sciliar, e in particolare un soggiorno a Siusi, non sarebbe completa senza la magia delle tradizioni, delle ricette gastronomiche immortali e delle manifestazioni popolari organizzate in paese nell’arco dell’anno. Tra le occasioni più caratteristiche e golose c’è la Festa dello Strudel, che dalla fine di agosto a meta settembre coinvolge le pasticcerie e i ristoranti di vari comuni della zona, compreso
Siusi allo Sciliar. Il tipico dolce a base di mele viene preparato secondo la ricetta tradizionale, ma proposto anche in nuove versioni, a seconda della fantasia dello chef: prugne, albicocche, lamponi e ananas vanno a comporre i caldi ripieni alla frutta, ma trovano spazio anche reinvenzioni salate a base di ricotta, verdure, crauti o salmone. A conclusione della festa si tiene una grande manifestazione finale, proprio nella piazza Oswald von Wolkenstein nel centro di Siusi: le degustazioni di strudel si accompagnano all’assaggio di succhi di frutta naturali e altri prodotti fatti in casa, mentre le bancarelle vendono prodotti tipici della gastronomia locale e dell’artigianato.

Per raggiungere questo paradiso dell’ospitalità, immerso tra i pascoli e le montagne, si possono valutare diverse opzioni. Chi viaggia in auto deve percorrere l’Autostrada del Brennero A22, uscire a 
Bolzano Nord-Altopiano dello Sciliar e proseguire per circa 19 km fino alla meta, seguendo le indicazioni. Se viaggiate in aereo potete atterrare a Milano, prendere il treno fino a Bressanone e continuare il viaggio con gli autobus di linea. L’abitato di Siusi è ben collegato tramite l’autobus a Selva di Val Gardena, e la cabinovia nel centro del paese consente di raggiungere la vetta dell’Alpe di Siusi.

Giunti a destinazione si viene accolti dal tipico clima alpino, caratterizzato da inverni freddi e estati fresche: le temperature medie del mese più rigido, gennaio, vanno da una minima di -5°C a una massima di 6°C, mentre in luglio e agosto si passa dai 15°C ai 29°C. Il mese più colpito dalle precipitazioni è maggio, con una media di 10 giorni piovosi sul totale, mentre da dicembre a febbraio si contano in media 4 giorni di maltempo al mese, spesso sotto forma di neve. ( Fonte: ilturista.info)
 

Divertimento puro su 35 km di piste da sogno - per ognuno il suo: dalla discesa lunga 8 km fino alle piste adatte a famiglie. Lo snowboarder trova una vasta area con Funparc e Half-pipe. Fino a 20 km di piste per lo sci da fondo in valle e sul ghiacciaio e la pista per slittini lunga 5 km, completano l'offerta invernale. La neve perfetta e garantita e la vista mozzafiato sulle montagne circostanti sono i nostri gioielli. I locali qualificati invitano ad una sosta, mentre non ci sono tempi d'attesa agli impianti di risalita.

La 
Val Senales giace a sud delle Alpi ed è piacevolmente influenzata dal clima mite meridionale. Prova ne è che Merano, un'isola mediterranea nel cuore delle Alpi, sia conosciutissima per le sue cure termali. Dalla Val Senales dista solo trenta minuti. La presenza della neve in valle dipende naturalmente dalle zone; più si va in alto, più consistente sarà il manto nevoso. Infatti gli impianti si trovano a fine valle e sul ghiacciaio del Giogo Alto, dove è possibile sciare e fare fondo durante tutto l'anno. Lo sbalzo di temperatura tra inverno e estate è mlnlmo. A Madonna di Senales (1500 m) abbiamo una temperatura media a gennaio di -2,7 °C. Tenendo conto dell'altezza é solo un pò più freddo che Monaco di Baviera (-2,3 °C).

Maso Corto (2.011 m) - Circondato da alte montagne, è il paese situato più alto rispetto alle altre quattro località della valle. Quello che una volta era un grande maso è diventato negli ultimi trent'anni un centro sciistico modernissimo. Hotel ed appartamenti ben attrezzati, moderni impianti sportivi ed una ricca offerta per il tempo libero attirano numerosi ospiti da tutto il mondo. E' il luogo ideale per chi ama immergersi al completo nell'ebrezza delle discese su piste perfette. Anche la scuola di sci e lo snowboard, l'asilo nido ed il servizio di noleggio ed assistenza si trovano sul posto. Maso Corto è anche l'ideale punto di partenza per escursioni d'alta montagna, sia con gli sci d'alpinismo, che con le racchette da neve.

Vernago al lago (1.700 m) - Il paesino di Vernago si trova sulla sponda del lago artificiale omonimo.Quest'ultimo è stato costruito tra il 1956 e il 1964. Il fertile fondovalle insieme ai masi ed alla chiesetta hanno dovuto cedere il posto all'acqua. Piano piano si è sviluppato sulle rive del lago un nuovo insediamento. L'esposizione al sole piace a molti vacanzieri. Da qui, per chi va con gli sci o usa lo snowboard, è facile raggiungere Maso Corto, dove si scia tutto l'anno.La breve passeggiata pamoramica che raggiunge il maso Raffein (posto di ristoro) è percorribile tutto l'anno.Anche Vernago si possono intrapprendere escursioni con gli sci d'alpinismo al rifugio Similaun e al luogo di ritrovamento della mumia.

Certosa (1.327 m) - Lì, dove un tempo vivevano i monaci certosini, (dal 1326 fino al 1782) ancora oggi si percepisce la loro presenza tra le mura del chiostro. Con l'incendio scoppiato nel 1924 il paese venne quasi interamente distrutto, tuttavia non sono state cancellate tutte le tracce del convento. Una parte del muro di cinta è conservato molto bene, così come il chiostro restaurato, la grotta con il sepolcro e la cucina. Tutte testimonianze del passato, che anche d'inverno possono essere visitate. Certosa è la sede amministrativa della valle. Nella piacevole e bella piazzetta in inverno al centro del paese, c'è un piccolo campo per il pattinaggio e il curling. Da qui parte una bellissima passeggiata invernale che raggiunge i masi Raindl e la località Madonna di Senales.

Madonna di Senales (1.500 m) - Nel fondovalle intorno alla chiesa barocca, si estende l'insediamento pru grande della valle. Le origini di questo luogo di pellegrinaggio risalgono al lontano 1304. L'attrazione più spettacolare del paese pero, é il nuovo ArcheoParc, aperto dall'l aprile al 2 novembre. Da ammirare ci sono anche i masi centenari all'interno ed intorno al paese, in particolare il maso "Oberniederhof" che risale al dodicesimo secolo. Gli amanti degli sport invernali possono usufruire di una pista per lo sci da fondo, di un campo del ghiaccio all'aperto per il pattinaggio e il curling e di sentieri per escursioni invernali etc. e tutto ci6 ad appena 9 km.dagli impianti sciistici di Maso Corto.

Monte S. Caterina (1.245 m) - Dove un tempo vivevano i monaci certosini, (dal 1326 fino al 1782) ancora oggi si percepisce la loro presenza tra le mura del chiostro. Con l'incendio scoppiato nel 1924 il paese venne quasi interamente distrutto, tuttavia non sono state cancellate tutte le tracce del convento. Una parte del muro di cinta è conservato molto bene, così come il chiostro restaurato, la grotta con il sepolcro e la cucina. Tutte testimonianze del passato, che anche d'inverno possono essere visitate. Certosa è la sede amministrativa della valle.Nelia piacevole e bella piazzetta in inverno al centro del paese, c'è un piccolo campo per il pattinaggio e il curling. Da qui parte una bellissima passeggiata invernale che raggiunge i masi Raindl e la località Madonna di Senales.

 

La Val di Fosse è una valle laterale della Val Senales e porta il visitatore al centro di un ambiente ancora vergine e cioè il Parco Naturale del Gruppo di Tessa che al contempo è anche la riserva di caccia piu grande della provincia di Bolzano. Da inizio primavera ad estate innoltrata il parco è molto frequentato da escursionisti, mentre d'inverno è preferito da chi pratica lo sci alpinismo. Percorrere la parte alta della Valdi Fosse d'inverno è piuttosto pericoloso a causa della caduta di valanghe. Fonte: Associazione Turistica Val Senales

 
By Admin (from 27/09/2010 @ 12:05:52, in it - Scienze e Societa, read 1272 times)

Vivere senza neppure un centesimo in tasca e, allo stesso tempo, concedersi ‘lussi’ come un tetto, un telefono cellulare, la luce elettrica e persino un personal computer. Sembra una boutade invece è la trovata, obiettivamente un po’ stravagante, di Marc Boyle, inglese di 31 anni che, dal 2008 ha deciso di dare un taglio netto a sterline, euro e carte di credito. L’idea, però, il ragazzo l’ha presa sul serio, e non solo lui: alla vicenda, già raccontata in un blog e destinata a diventare un libro,  il quotidiano inglese Telegraph dedica un lungo articolo.

 

La “soluzione Boyle” in un Paese come il nostro dove tanto si parla di crisi della quarta settimana, ha indubbiamente degli aspetti accattivanti. Eppure, nonostante qualche autentico colpo di genio, non proprio tutto torna.

 

Il progetto è semplice: due anni fa Boyle francescanamente si spoglia di tutti i suoi contanti e si ritira in un caravan alle porte di Bristol decidendo che si può fare a meno di qualsiasi cosa abbia a che fare con il vile denaro: via tutto, dai contratti di luce e gas, fino ai piccoli prodotti per l’igiene personale.

 

Già vegetariano da tempo, l’inglese attrezza il suo orticello per vivere dei frutti della terra. Quanto alle piccole operazioni di pulizia della persona  per il bucato bastano le prugne secche bollite e lo spazzolino da denti e il  dentifricio sono sostituiti da ossi di seppia. Eppure Boyle riesce a non farsi mancare le più moderne tecnologie: un pannello solare montato sul caravan gli garantisce la luce e l’energia solare gli “accende” il suo pc portatile. Quanto al cellulare Boyle ce l’ha, anche se può solo ricevere. Del resto, avere un cellulare sempre senza credito è una prassi diffusa tra tanti dei nostri adolescenti. E non solo.

La casa – caravan, invece, è un gentile omaggio: a Boyle ha pensato Freecycle, organizzazione inglese di persone che si scambiano oggetti gratuitamente in cui il trentunenne fa il volontario tre volte alla settimana.

 

Tutto, insomma, sembra funzionare a meraviglia nel mondo gratuito di Boyle. Qualche precisazione è d’obbligo: l’uomo, senza denaro, ha vissuto e a lungo, anche prima di Boyle. Purtroppo aveva l’infausta tendenza a vivere circa la metà di oggi: si ammalava e moriva molto prima. Non solo: il suo modello non è esportabile, per funzionare ha bisogno di una società che usa i soldi. Quei prodotti che il ragazzo scambia, qualcuno deve averli pure prodotti, venduti e comprati.

 

Infine c’è un dettaglio. Lo racconta lo stesso Boyle al Telegraph che ha intervistato “l’uomo che vive senza denaro”: “Al momento sono single”. Il giovane l0 spiega dicendo che è normale, visto che è squattrinato e viene dal Nord Irlanda dove offrire una cena ad una signora al primo appuntamento è simbolo di virilità. Ci permettiamo, sommessamente, di aggiungere che l’odore di uno che si lava con un distillato di prugne bollite invece che con un volgare bagnoschiuma potrebbe non essere poi il massimo del sex appeal.

 

Boyle, però, è sicuro: “Grazie al mio libro e al blog alcune donne sembrano iniziare a nutrire qualche interesse nei miei confronti. Certo, non sono un tipo facile: vegetariano e senza un soldo. Ma in tutta la Nazione ci sarà almeno una donna che la vede come me”. Che dire? In bocca al lupo.

Fonte: blitzquotidiano.it

 
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