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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 

La rinuncia a nuovi impegni suscita le critiche della stampa e delle ong.

“Il vertice Rio+20 si è concluso con una dichiarazione d’intenti. Non è male, ma troppo poco”, così il Tages-Anzeiger e il Bund riassumono il sentimento che regna presso molti osservatori dopo la chiusura della grande conferenza dell’ONU sull’ambiente.
 
“La comunità internazionale voleva compiere un passo avanti nella concretizzazione di Agenda 21 – concordata nel 1992 al primo vertice di Rio – che costituisce un programma d’azione forte e ancora valido per sviluppare un mondo giusto dal profilo sociale ed economico, senza scaricare i problemi ambientali sulle prossime generazioni”, ricordano i due giornali.


 
“Sono però uscite dichiarazioni d’intenti che, perlomeno, non sono peggiori di quelle formulate 20 anni fa. Tenendo conto delle dispute in corso da mesi su ogni paragrafo, questo testo potrebbe addirittura apparire come un successo. Rispetto alle ambizioni del vertice, il risultato è tuttavia troppo modesto”.

Regole da applicare
Per il Tages-Anzeiger e il Bund, queste mega conferenze non sono però inutili, se si considera ad esempio, 20 anni dopo, ciò che ha lasciato il primo vertice di Rio. “I principi di Rio92 per uno sviluppo sostenibile sono entrati nella legislazione di molti Stati europei, tra cui la Svizzera. Ora le regole già esistono, si tratta soprattutto di metterle in pratica”.
 
“Il più grande successo di questi vertici si ritrova inoltre nei partenariati che vengono allacciati tra gli Stati e tra le aziende. Vedremo in futuro se queste cooperazioni daranno i loro frutti. La ricca Svizzera dispone delle premesse migliori per svolgere un ruolo di pioniere in quest’ambito, come ha già mostrato anche nel corso del vertice di Rio”.

Germogli positivi
Ancora meno positivo il bilancio tratto dalla Neue Zürcher Zeitung, secondo la quale “Rio+20 delude le aspettative”. Nel 1992 “erano state adottate decisioni importanti, che hanno valore ancora oggi. Molti speravano che la comunità internazionale potesse costruire qualcosa su questa base e concordare nuovi passi. Ma sono stati delusi”.
 
Rio+20 “non è stato un passo indietro”, rileva il quotidiano zurighese. "Ma la conferenza non ha dato  un contributo per condurre il mondo sul sentiero dello sviluppo sostenibile, che andrebbe imboccato il più presto possibile. Non sono stati infatti assunti nuovi impegni per lottare contro la fame e la povertà, ridurre le emissioni di gas ad effetto serra o impedire la distruzione della biodiversità”.
 
“Nel documento finale vi sono comunque dei germogli positivi, che potrebbero sbocciare nei prossimi anni. Tra questi, gli obbiettivi per uno sviluppo sostenibile. Affinché vengano concretizzati, gli Stati dovranno però compiere nei prossimi anni sforzi molto più grandi di quelli che hanno mostrato in questi giorni a Rio”, aggiunge la Neue Zürcher Zeitung.

Troppa prudenza
Per Le Temps, a Rio “è stata soprattutto la prudenza ad imporsi fino alla fine”. Il vertice “ha prodotto una dichiarazione estremamente prudente, piena di principi vaghi. Ma questo bilancio molle non deve trarre in inganno: i negoziati sono stati molto duri. È stato perfino contestato il concetto di uno sviluppo sostenibile basato sui tre pilastri della crescita economica, del progresso sociale e della difesa dell’ambiente”.
 
“Visti i risultati, molti capi di Stato e di governo, che avevano previsto di partecipare al vertice, hanno per finire rinunciato a recarsi a Rio. Tra di loro anche la presidente della Confederazione Eveline Widmer-Schlumpf”, rileva il giornale romando. “Si tratta ora di vedere, se il piccolo lancio impresso da Rio+20 produrrà degli effetti o se scomparirà sotto l peso delle preoccupazioni correnti”.

Mancanza di ambizioni
Il bilancio è piuttosto deludente anche per le organizzazioni ambientaliste e non governative, che si sono recate a Rio per difendere il futuro del pianeta. “Il mondo politico non ha mostrato delle ambizioni per dare un seguito ai negoziati. È una cosa spaventosa. Il pianeta ha bisogno molto di più che non di parole e di compromessi”, afferma Felix Gnehm, specialista di sviluppo del WWF e membro della delegazione svizzera a Rio.
 
“Lo scopo del vertice era di concretizzare lo sviluppo sostenibile e, su questo punto, è stato un insuccesso totale. La dichiarazione finale non assume nessun nuovo impegno. Non riconosce i limiti del pianeta. E non propone un cambiamento di paradigma per andare oltre il principio della crescita del Prodotto interno lordo”, sostiene Isolda Agazzi, responsabile della politica di sviluppo presso la Comunità di lavoro che riunisce 6 delle più grandi ong svizzere.

Direzione giusta
Molto meno negativo, seppure non entusiasta, il giudizio espresso dal Dipartimento federale dell’ambiente (DATEC), secondo il quale, “il documento approvato a Rio deve essere considerato positivo, se si tiene conto della crisi finanziaria che sta colpendo l'Europa e del nuovo ordine mondiale che si sta delineando con i paesi in transizione che mirano a garantire alle loro popolazioni uno standard di vita equivalente a quello dei paesi industrializzati”.
 
“Le nostre ambizioni erano più alte, ma abbiamo comunque delle risoluzioni che vanno nella buona direzione”, ha dichiarato da parte sua la ministra Doris Leuthard, responsabile del DATEC. A suo avviso, tra i punti positivi vi è da includere la dichiarazione in favore di “un’economia verde”. Si tratta ora di sfruttare questo segnale politico “per avanzare verso la trasformazione dell’economia svizzera in un’economia verde”, ha sottolineato la consigliera federale.
 
Una posizione difesa anche da Franz Perrez, responsabile degli affari internazionali presso l’Ufficio federale dell’ambiente: “Il vertice non può essere valutato soltanto in base ai risultati delle trattative. Si tratta anche di un forum importante di interazione con la società civile. E, in tale ambito, si è visto come molti dirigenti aziendali hanno espresso la loro volontà di applicare una politica di sviluppo sostenibile nelle loro imprese”.

Autore: Armando Mombelli - Fonte: swissinfo.ch

 

"Se qui non ti trovi bene, torna al tuo paese al posto di criticare". Chissà quante volte se lo sono sentito dire gli stranieri che abitano in Svizzera. Una frase che fa male e "che può portare alla depressione o provocare l'esaurimento". A dirlo al portale 20 Min.ch è Michael Engler, il fondatore del gruppo di auto-aiuto costituitosi a Zurigo recentemente, che ha come scopo l'aiuto e il sostegno alla comunità tedesca che vive a Zurigo.

Come ricorda il quotidiano zurighese Tages-Anzeiger, i tedeschi rappresentano il 23% dei circa 330mila stranieri residenti nel canton Zurigo. Il 54enne tedesco, che vive in Svizzera dal 2006, ha costituito a Zurigo il gruppo, appoggiandosi alla Fondazione "Pro porte aperte della Svizzera".

Un luogo d'incontro dove i tedeschi possono essere aiutati, grazie a sedute in cui si possono raccontare le proprie esperienze di vita vissuta in un paese in cui si respira quello che il quotidiano zurighese definisce "un vento contrario e sgarbato".

Sono circa 30mila i tedeschi che vivono a Zurigo e nel cantone rappresentano la comunità straniera più numerosa.

Engler si fa portavoce del malessere di molti tedeschi in Svizzera tedesca: "sui cantieri i tedeschi sono i più sfruttati, anche se ricevono paghe più basse. Ci sono poi anche i casi di auto danneggiate per il fatto di avere targhe tedesche. Un altro problema è la lingua. Ci dicono che dobbiamo imparare lo svizzero-tedesco, poi, quando tentiamo di parlarlo, veniamo derisi".

Il primo incontro è previsto il prossimo 17 luglio. Gli svizzeri sono invitati ed Engler spera nel loro aiuto : "Spero di ricevere consigli concreti da esperti svizzeri, ma anche in uno scambio tra le due culture".

Engler, inoltre, dice che "non tutti sono arroganti e presuntuosi, anche se spesso sono considerati in questo modo". 

Quello di Zurigo non è il primo gruppo di sostegno ai tedeschi costituitosi in Svizzera Tedesca. A Berna ne esiste già uno.

Fonte: tio.ch

 

I sei siti proposti dalla Nagra (Cooperativa nazionale per l'immagazzinamento delle scorie radioattive) per la realizzazione di un deposito di scorie radioattive sono stati studiati minuziosamente: Südranden (SH), Weinland zurighese (ZH, TG), Bözberg (AG), Lägeren (AG/ZH), fascia pedemontana del Giura (AG, SO) e Wellenberg (NW). Entro il 2020 dovranno essere selezionati almeno due siti per categoria di scorie: quelle debolmente o mediamente radioattive e quelle altamente radioattive.

Il primo rapporto intermedio sulle ripercussioni economiche, avviato dall'UFAM nel 2011, evidenzia un lieve impatto sulle regioni selezionate dalla Confederazione. Durante l'utilizzazione dei siti, gli effetti negativi si faranno sentire in particolare sugli introiti turistici, fiscali e legati all'agricoltura, si legge in una nota odierna.

Ma gli indennizzi compenseranno queste perdite. Secondo le società che gestiscono le centrali nucleari, le regioni che ospiteranno depositi per scorie debolmente/mediamente radioattive saranno risarcite con circa 300 milioni di franchi, mentre quelle destinate ad accogliere le scorie altamente radioattive riceveranno 500 milioni. 800 milioni andranno infine alle regioni in cui sarà insediato un deposito combinato, precisa il rapporto.

I risultati di questo primo studio dedicato essenzialmente all'impatto economico sono stati presentati alle autorità regionali interessate, che possono ora fare le loro osservazioni. Le conclusioni saranno in seguito consegnate alla Nagra.

Le ripercussioni ecologiche e sociali saranno invece oggetto di un secondo rapporto. Secondo il calendario attuale, il documento finale sull'impatto di tutti gli indicatori sarà disponibile entro il 2013.

Fonte: tio.ch

 

Si tratta del dato più alto sia dall'inizio delle serie storiche mensili (gennaio 2004) sia trimestrali (quarto trimestre 1992). E' disoccupato più di un giovane su tre di coloro che partecipano attivamente al mercato del lavoro.

Istat: disoccupazione record per i giovani al 36,2 %

Rispetto all'intera popolazione di giovani tra 15 e 24 anni, a maggio, risulta disoccupato poco più di uno su dieci (10,5%). Il tasso di disoccupazione giovanile è aumentato di 0,9 punti precentuali rispetto ad aprile.

In lieve calo 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile la disoccupazione totale. Secondo la stima provvisoria dell'Istat, il tasso di disoccupazione si attesta, a maggio, al 10,1%, in calo di 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile (era al 10,2%) e in aumento di 1,9 punti su base annua. Il numero dei disoccupati, pari a 2.584mila, è diminuito dello 0,7% rispetto ad aprile (-18mila unità).

Su base annua, invece, si registra una crescita del 26% pari a 534mila unità. Si tratta della prima diminuzione, anche se minima, del tasso di disoccupazione da febbraio del 2011, quindi da quasi un anno e mezzo. Tuttavia i tecnici dell'Istat spiegano che il quadro resta «sostanzialmente stazionario» con la disoccupazione che rimane su «valori molto elevati».

Fonte: ilsole24ore.com

 

Roche è stata condannata da un tribunale americano a versare 18 milioni di dollari di risarcimento danni a due pazienti che avevano utilizzato l'Accutane. La giuria dello stato del New Jersey a ritenuto il gruppo farmaceutico colpevole di non aver sufficiente messo in guardia dai rischi.

Hoffmann-La Roche logo.svg

I due pazienti avevano assunto il trattamento contro l'acne di Roche negli anni '90 e riportato un'infiammazione all'intestino, ha precisato il loro rappresentate legale, lo studio Seeger Weiss. La denuncia collettiva riguardava in tutto quattro persone; due casi sono tuttavia stati respinti dal tribunale.

In Europa il medicinale incriminato è commercializzato con il nome di Roaccutan. Lanciato sul mercato nel 1982, è accusato di aver gravi effetti secondari, in particolare psichici quali attacchi di panico, anoressia o pulsioni suicide. In Svizzera finora sono stati segnalati sei casi di suicidio.

Fonte: cdt.ch

 

ALLA CORTESE ATTENZIONE DEI MEZZI D'INFORMAZIONE.

NON SONO "DIEGO DELLA VALLE"  CHE SI PUO PERMETTERE DI ACQUISTARE UNA PAGINA DI UN GIORNALE E SCRIVERE QUEL CHE  VUOLE, TUTTAVIA VI CHIEDO DI PUBBLICARE QUESTA LETTERA AFFINCHE' POSSA ARRIVARE DOVE IL BUON SENSO NON ARRIVA.

Immedesimarsi in una persona con Autismo... è praticamente impossibile,  ma anche la più amara delle giornate può avere un altro sapore. Questo vorrei dire a quelle madri e padri che hanno un figlio disabile.

Non riesco più a ricordare cosa significa essere normali, nel linguaggio di quel mondo di cui facevo parte e che oggi non mi vuole, da quando combatto contro lo spettro della patologia dell'autismo  e dell'autismo istituzionale.

Ho cercato in una vita normale di focalizzare lo scopo della mia vita, ma lungo il percorso è successo qualcosa d'inaspettato.

Come posso aiutarti a vedere, ora, figlio mio!? Posso solo sostenerti con le mie spalle per stare in piedi.

Non riesco a ricordare una vacanza, intesa come tale, una festa vissuta come dovrebbe essere vissuta.

Non siamo liberi di frequentare posti e luoghi comuni, a causa anche di una cattiva informazione, per la mancanza di strutture adeguate ad ospitare ed accogliere dei bambini ed i loro genitori.

Capita di avere di tanto in tanto un fine settimana positivo e quando arriva lo ricordi come un evento storico.
 
Si continua a parlare  di tagli. La crisi lavorativa e sanitaria colpisce anzitutto e soprattutto anziani e disabili, ma mai chi non ha problemi di natura economica... ed indirettamente o direttamente... anche i genitori degli stessi bambini e/o ragazzi disabili, una situazione che grava sulle famiglie ed aggrava le stesse famiglie, costringendole a sobbarcarsi di spese ABNORMI per una mancanza di servizi dovuti, ma non voluti... (qualcuno sa dirci perchè?).

Dal punto di vista sociale, attendiamo da anni una risposta efficiente e soluzioni altrettanto efficaci.

Ci dicono "vedrai tutto si risolverà" ed intanto il tempo passa e per noi che di tempo non ne abbiamo, con lui (il tempo), ogni giorno cresce lo sconforto, perchè non sai che fare... Poichè ogni giorno devi combattere con nuovi problemi legati alla malattia di tuo figlio e ti senti disarmato/a, inerme... e qualche volta ASETTICO.

Questo è un mondo che non ci vuole, che ci abbandona a noi stessi , ed in alcuni casi sono gli stessi amici a non comprendere  ed io sono stanco dei troppi rinvii e dico a tutte le istituzioni (locali e non)... BASTA... MA BASTA.

Bisogna intervenire SUBITO... come?

Partendo dalla soluzione e non dal problema...ascoltare i genitori... può essere un buon inizio ed applicare le leggi lo è altrettanto...poi occorre cuore e buona volontà.

Non posso sicuramente affermare che questo è quello che avrei voluto per i miei figli, pensando ad una famiglia, in questo mondo di squali.

Una vita difficile , dove solo se ti sai difendere con le unghie e con i denti, riesci a sopravvivere, dove il dio denaro la fa da padrone, dove si è perso il rispetto per il proprio simile.

Non è facile accettare una malattia, una patologia del proprio figlio, ed allora ti chiedi:

- Perchè proprio a me?

- Cosa ho fatto di male?

- Cosa posso fare?

- Chi mi aiuterà?

E poi ti rendi conto che è e sarà solo tuo figlio che vivrà una vita difficile, in un mondo che va sempre piu' di corsa, lasciando indietro chi non è in grado di stare al suo passo... ed in qualche caso anche volutamente abbandonato... poichè considerato un peso dalla comunità.

Non ho certo la bacchetta magica per risolvere i problemi, SONO UN GENITORE COME VOI, non ho la ricetta per uscire dal tunnel dell'autismo, MA HO CAPITO COSA SERVE AI MIEI FIGLI, QUALI SONO LE STRATEGIE DA ADOTTARE E PERCHE'.

Ho capito che non è piangendomi addosso, che darò un futuro ai miei figli. Se puoi capire anche tu, che non hai nulla da perdere, se puoi credere di poter dare un futuro  a tuo figlio e a tutti figli dell'autismo, ALLORA SEI GIA' TRE PASSI AVANTI.

 Ho vissuto parte della mia vita alla ricerca di risoluzioni ai miei problemi, rivolgendomi alle istituzioni, nella speranza che qualcuno con un cuore grande mi prendesse per mano, facendomi uscire dal baratro. Ho vissuto così 2 anni di travaglio cercando risposte a domande dove risposte non c'erano.

Ho perduto del tempo prezioso che  mai nessuno mi restituirà e ancor meno ai miei figli, per accorgermi  che solo un genitore come me può capire lo stato d'animo nel vedere il proprio figlio  autistico... un misto tra angoscia e impotenza,  per scoprire di non poter parlare con nessuno, perdendo ogni contatto con la realtà, con la  vita sociale ed allora si diventa disabili nostro malgrado e nello specifico AUTISTICI.

Ho conosciuto Mara, una mamma ed una donna straordinaria. Ho visto in lei gli occhi di una madre gonfi di dolore per l'autismo di suo figlio,  senza nessuno a cui raccontarlo,  con la consapevolezza di essere SOLA. In lei ho rivisto i stessi miei occhi.

Ho rivisto quegli occhi ritornare alla speranza, a sorridere verso un suo simile,  anche se solo uno sconosciuto e comprendere che insieme è possibile  vincere.

Insieme possiamo fare tanto, insieme possiamo aiutare i nostri figli, scendere dal titanic per risalire sull'arca... non permettere a nessuno di annullarti, noi siamo chi vogliamo essere.

Ma il vero autistico, il vero ostacolo è la politica ed i suoi rappresentanti che si mettono le dita nelle orecchie per non sentire, le mani sugli occhi per non vedere, sulla bocca per non parlare ed in mezzo alle gambe... per farsi cavoli suoi.

Vedendo, anni fa, "Rain Man" , oggi in una tournè teatrale, pensavo, durante e dopo a cosa avessi fatto se fosse capitato anche a me. Oggi ho 3 figli di cui 2 autistici e mi batto per loro, vivo per loro, morirei per loro.

Il senso di responsabilità dei genitori con figli autistici è elevatissimo Non possiamo spianare loro la strada, ma  costruire attraverso un duro lavoro una carta stradale con la quale possono orientarsi.

Voglio salutarvi dicendovi che questa lettera non è rivolta solo agli orfani di ideali ma si rivolge anche a coloro che vogliono cambiare il modo di guardare all'esistenza.

AUTISMO è PER TUTTA LA VITA... MA MAI... CONTRO LA VITA.

Autore: Alessandro Capobianchi - ITALIA 19 LUGLIO 2012

 

Gli studenti del Massachusetts Institute of Technology (MIT) hanno ideato e messo a punto la prima griglia che cuoce utilizzando il solo calore del sole e non più il carbone o la legna o il gas.

Grazie alla tecnologia sviluppata dal professor David Wilson e messa in pratica dagli studenti dell'iTeams, questo sorprendente barbecue poco più grande di un normale grill da giardino riesce a raccogliere l'energia termica del sole e ad immagazzinarla per consentire fino a 25 ore ininterrotte di grigliate a temperature superiori ai 230 gradi Celsius.

La tecnologia del professor Wilson utilizza, infatti, una comune lente di Fresnel grazie alla quale sfrutta l'energia solare termica per fondere, in un apposito contenitore, del nitrato di litio che funziona proprio come una batteria solare: il calore del sole viene immagazzinato e, quando richiesto, viene rilasciato per essere utilizzato per cucinare.

Per quanto stravagante possa sembrare questa invenzione può avere un'importanza considerevole per l'ambiente: basti pensare, ad esempio, al problema della deforestazione nei Paesi meno sviluppati dove le persone utilizzano gli alberi per fare il fuoco con cui cucinare.

E non si tratta assolutamente di una cosa di poco conto: secondo le Nazioni Unite, infatti, ben il 55% delle famiglie che vivono nell'Africa sub sahariana utilizzano solo la legna per cuocere i loro cibi.

Auguriamoci, dunque, che questa fantasiosa ma pratica idea possa essere messa presto in commercio...

Fonte: improntaecologica.it via inhabitat.com & en.wikipedia.org

 

David Icke, il giornalista e politologo inglese, afferma che il cibo geneticamente modificato ha lo scopo di modificarci a livello genetico. Viene apparentemente venduto per “nutrire il mondo”, in quanto più resistente, mentre sarebbe molto più accurato dire per “compiere un omicidio di massa”. La Monsanto, produttrice leader degli OGM, ha piazzato i suoi “ex” dipendenti nei posti chiave delle agenzie governative che presumibilmente dovrebbero vigilare sulla congiura biotecnologica… Tra la Monsanto e i governi c’è una specie di porta girevole che permette a questa multinazionale di dettare legge e di bloccare ogni tipo di controllo sulle sue attività. Gli OGM oltretutto rendono inefficaci gli antibiotici, poiché batteri e virus si stanno rafforzando. Il cibo OGM, contenendo retro-virus transgenici, può provocare tumori maligni come il cancro o la leucemia.

Alessio Di Benedetto

The logo of Swiss agrochemicals maker Syngenta is seen in front of a cornfield near the company's plant in Stein near Basel September 18, 2012. Credit: Reuters/Arnd Wiegmann

I 27 Stati membri dell'UE non hanno potuto pronunciarsi sull'autorizzazione o meno all'importazione in Europa del mais transgenico Mir 162 del gruppo Syngenta, destinato all'alimentazione umana e alla produzione di mangimi.

Il dossier torna dunque alla Commissione UE che, secondo la procedura europea, deciderà se dare il via libera definitivo alla sua proposta.

La Commissione europea, precisa che il mais Ogm Mir 162 ha ricevuto il parere favorevole dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel giugno 2012.

"Questo Ogm è un mais resistente agli insetti - precisa Bruxelles - e, per quanto riguarda gli studi di tossicologia, è stato sottoposto ad uno studio di 'tossicita' oralé della durata di 28 giorni e ad uno studio di 90 giorni con alimentazione di ratti. Questi due studi non hanno individuato effetti negativi".

Sul fronte dell'autorizzazione degli OGM, il dibattito è diventato incandescente in Europa dopo la pubblicazione dello studio-shock realizzato da una squadra di scienziati della Università di Caen, guidata dallo scienziato francese Gilles-Eric Seralini, sulla tossicità del mais OGM NK603, che causa tumori, realizzato dalla Monsanto. In particolare Seralini ha rimesso in discussione la durata dei test di valutazione scientifica dell'Efsa, considerati troppo brevi.

Tratto da: ANSA - Immagine: The logo of Swiss agrochemicals maker Syngenta is seen in front of a cornfield near the company's plant in Stein near Basel September 18, 2012. Credit: Reuters/Arnd Wiegmann

 

L'annuncio e' stato dato da Silvano Vinceti, presidente del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici, Culturali e Ambientali, promotore dell'iniziativa per chiedere al Louvre un prestito temporaneo del capolavoro di Leonardo da Vinci da esporre possibilmente a Firenze nel corso del prossimo anno.

Vinceti ha detto anche di aver chiesto un incontro con il nuovo ministro della Cultura francese Aurelie Filipetti Orelle e di aver intenzione di ''mettere in campo tutte le iniziative per perseguire l'obiettivo'', anche le piu' estreme ''come uno sciopero della fame ad oltranza''.
 
Vinceti, promotore della campagna internazionale ''Per il rientro della Gioconda in Italia nel 2013'', considera ''il rientro della Gioconda di alta valenza storica, simbolica e morale'' perché coinciderebbe con centenario del ritrovamento nel dicembre del 1913 a Firenze del famoso quadro rubato al Louvre nel 1911 dall'italiano Vincenzo Peruggia.
 
Silvano Vinceti presidente del Comitato e responsabile della campagna ha dichiarato: ''Da più di un anno siamo impegnati in questa iniziativa che riteniamo di grande importanza, non solo e non tanto per il significato storico e artistico che questo rientro in Italia avrebbe dopo la sua esposizione per circa un mese avvenuta cento anni fa prima a Firenze e poi a Roma, ma come atto di stretto legame e di tradizionale contaminazione culturale e artistica fra noi e i francesi''.
 
Fonte: www.adnkronos.it via www.finanzainchiaro.it

 

A stabilirlo è stato il tribunale di Caltanissetta con una recente sentenza [1]. Nello specifico, durante un diverbio tra due fratelli, uno dei litiganti ha accusato i carabinieri, nel frattempo intervenuti sul posto, di prendere le parti dell’altro litigante per via di una presunta amicizia. A detta dell’imputato, il fratello e i militari sarebbero stati “compagni di caccia”, circostanza peraltro smentita dagli stessi uomini delle forze dell’ordine.

Il Giudice, nonostante il riconoscimento del carattere offensivo della condotta per aver messo in dubbio l’imparzialità e l’onorabilità dei carabinieri, ha assolto l’imputato. A mancare – secondo il Giudice – è un elemento necessario affinché si possa commettere il reato di oltraggio [2]: ossia che l’offesa venga pronunciata in un luogo pubblico o aperto al pubblico [3].


Nel caso in esame, invece, l’offesa era avvenuta nei pressi di una strada sterrata di pertinenza dei proprietari, i quali avevano la facoltà di escluderne il passaggio a chiunque. Proprio per questo detto sito non poteva considerarsi “luogo aperto al pubblico”.
 
[1] Trib. Caltanissetta, sent. 11 gennaio 2012.
[2] 341-bis c.p.: Oltraggio a pubblico ufficiale.
[3] Per luogo pubblico si intende uno spazio pubblico a cui può accedervi chiunque senza alcuna formalità (ad es. strade, piazze, parchi, spiagge). Per luogo aperto al pubblico si intende uno spazio in cui vi si può accedere ma con delle limitazioni stabilite dal proprietario o dalla legge (ad es. orario d’apertura, il pagamento di un biglietto d’ingresso, l’obbligo d’iscrizione ad un’associazione che lo gestisca).
 
Fonte: laleggepertutti.it - Autore: BIAGIO FRANCESCO RIZZO

Laureato in “Giurisprudenza per l’economia e l’impresa” presso l’Università della Calabria, attualmente esercita il tirocinio forense. Alle spalle uno stage presso il Consolato d’Italia a Buenos Aires,ha altresì conseguito il diploma di specializzazione post-laurea presso la “Scuola di Specializzazione per le professioni Legali”di Catanzaro.
  
(“La Legge per Tutti” è un portale che spiega e traduce, in gergo non tecnico, la legge e le ultime sentenze, affinché ogni cittadino possa comprenderle. I contenuti di queste pagine sono liberamente utilizzabili, purché venga riportato anche il link e il nome dell’autore).
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