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L’oppio, obiettivo nascosto della guerra in Afghanistan
By Admin (from 16/11/2010 @ 15:00:59, in it - Osservatorio Globale, read 2401 times)

Afghanistan: trent’anni di guerra e di obiettivi geostrategici e politici che sono nettamente diversi da ciò che danno a intendere i discorsi ufficiali. Se sotto il regime talebano la produzione di oppiacei era stata quasi completamente sradicata, oggi raggiunge invece diverse migliaia di tonnellate all’anno, da quando Hamid Karzai presiede al destino del Paese. Un traffico che si misura in miliardi di dollari e il cui controllo, molto lucrativo, si dimostra uno degli “obiettivi nascosti” della guerra. E’ quel che ci ricorda Rimbus, il nostro blogger francese, con questo post che evoca irresistibilmente la favola dell’apprendista stregone incapace di ammaestrare i mostri che ha creato…

Campo di papaveri. Foto: Arthur Chapman, Flickr, sotto licenza CC

Ieri il presidente Hamid Karzai ha protestato energicamente contro un’operazione antidroga condotta in sinergia dall’Alleanza Atlantica e la Russia in Afghanistan, che egli qualifica come una violazione della sovranità.

“Nessuna istituzione è autorizzata a condurre una tale operazione in territorio afghano senza previo consenso del governo”, afferma la presidenza afghana in un comunicato. “Tali operazioni condotte senza la coordinazione sbeffeggiano palesemente lo stato sovrano. L’Afghanistan risponderà con fermezza a qualunque reiterazione di un simile atto.”

Oppio…

L’Afghanistan, primo produttore mondiale di oppio (quasi 7000 tonnellate all’anno), viene preso nella trappola della sua dipendenza da questa droga millenaria. L’oppio è talmente presente negli ingranaggi dell’economia del Paese che le voci fanno del suo presidente un drogato, e i suoi fratelli sono sospettati di essere i primi trafficanti del Paese. In certe province produttrici di papaveri (Badakhshan, in terra Tadjik e soprattutto Helmand, in terra Pashtun), la pasta marrone rimpiazza anche i soldi. L’ONU stima che l’8% della popolazione sia dipendente da oppiacei.

In queste condizioni risulta comprensibile la reazione di Hamid Karzai: attaccare la coltura del papavero porterebbe alla rovina i coltivatori, attaccare il traffico rovinerebbe i negoziati coi capi della guerra che lo controllano, e un caos economico (il mercato dell’oppio rappresenta un terzo del PIL afghano, quasi 3 miliardi di dollari) andrebbe ad aggiungersi alle disgrazie di una popolazione già distrutta da trent’anni di guerra.

Come si è arrivati a tutto questo?

Sequestro di oppio in Afghanistan. Foto: Caporale Sean K. Harp, Forze Aeree USA, pubblico dominio.

L’oppio veniva utilizzato da sempre in Afghanistan, ma in modo moderato e come medicinale, con una produzione locale.

L’invasione sovietica del 1979 ha cambiato le carte in tavola. A quell’epoca la coltura del papavero si è fortemente sviluppata presso i mudjahiddin, a un ritmo che corrispondeva al loro bisogno di armamenti moderni (missili anti-elicottero Stinger).

L’uso dell’oppio per destabilizzare il nemico è un grande classico. La guerra dell’oppio condotta dagli Inglesi per indebolire la Cina all’inizio del XX secolo ne è un esempio. Incitare i contadini afghani a piantare il papavero da oppio aveva un duplice effetto: intossicare i soldati russi e generare miliardi di dollari.

Secondo l’universitario canadese Michel Chossudovsky, l’economia afghana della droga è stato un progetto concepito minuziosamente dalla CIA, con l’assistenza della politica estera americana e nel 1995 l’ex direttore delle operazioni della CIA in Afghanistan, Charles Cogan, ha ammesso che la CIA aveva in effetti sacrificato “la guerra alla droga alla Guerra Fredda” (fonte).

Perciò, dopo aver favorito la nascita dell’islamismo, gli apprendisti stregoni dello spionaggio americano avrebbero fatto dell’Afghanistan il primo produttore mondiale di droga.

Come nei peggiori film dell’orrore, spesso i mostri fuggono dai loro creatori. La probabile sconfitta delle truppe della coalizione occidentale non potrà impedire il ritorno al potere dei principali capi della guerra afghani, e l’economia della droga è lontana dall’essere sradicata.

Mentre il regime dittatoriale dei talebani aveva fatto abbassare radicalmente il traffico di oppio nel 2001, l’invasione occidentale ha fatto ripartire la produzione a pieno ritmo.

Non bisogna certo vedere una teoria del complotto dietro questi errori che sono oggi i principali pericoli che minacciano la nostra società (terrorismo islamico e tossicomania), ma piuttosto il segno di una politica incosciente e di una visione a breve termine, che non calcola gli effetti della sua incompetenza.

Il discorso ufficiale che vorrebbe farci credere che i nostri eserciti che aiutano gli Afghani è abbastanza cinico da parte di coloro che hanno completamente distrutto questo Paese. Ciò che questa guerra avrà ottenuto, sarà il reinsediarsi di un narco-regime per mano di un governo fantoccio.

Scritto da Rimbus sul suo blog, 31/10/2010 - Tradotto da Sara Gianfelici. Vedere post originale in francese. Fonte: e-blogs.wikio.it

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