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Una collaborazione tra numerose aree della corteccia cerebrale: cosė funziona il riconoscimento delle persone che conosciamo.
By Admin (from 27/08/2011 @ 11:00:41, in it - Scienze e Societa, read 1539 times)

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Lo afferma uno studio condotto da Marlene Behrmann, David Plaut e Adrian Nestor del Carnegie Mellon, università leader nello studio del sistema nervoso e pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas). Secondo gli autori il loro risultato cambia le prospettive di ricerca sulla percezione visiva e permetterà lo sviluppo di terapie per soggetti che soffrono di deficit percettivi del sistema nervoso centrale come la prosopagnosia, o mancanza di percezione facciale.

Il riconoscimento di una persona nota avviene attraverso l’analisi del suo viso, la cosiddetta percezione facciale. Finora, gli scienziati hanno creduto che il riconoscimento facciale venisse elaborato separatamente in singole regioni del cervello. I ricercatori del Carnegie Mellon hanno invece rivelato che la percezione visiva è il risultato di una più complessa sinergia tra molteplici aree della corteccia cerebrale, che lavorano insieme per il riconoscimento di un volto.

Per analizzare i meccanismi della percezione visiva, diversi soggetti sono stati sottoposti a esame di Risonanza Magnetica funzionale (fMRI), mentre venivano mostrati volti di persone note. I pazienti dovevano riconoscerli mentre cambiava la loro espressione facciale. Utilizzando mappe dinamiche multivariate, il team di ricerca ha scoperto la presenza nel cervello di una rete di regioni anteriori fusiformi che rispondono in modo diverso a seconda delle identità mostrate. Inoltre, lo studio ha svelato che queste zone contribuiscono equamente nell’elaborazione del riconoscimento e che la regione fusiforme destra gioca un ruolo fondamentale nella rete.

Lo studio ha rivelato quanto in realtà sia articolata per il nostro cervello una operazione - apparentemente molto semplice e rapida - come la percezione visiva. “Il riconoscimento facciale è uno degli esercizi più impegnativi per il nostro sistema nervoso”, ha dichiarato Marlene Behrmann, una delle autrici della ricerca, docente di psicologia ed esperta di bioimmagini del cervello.

Fonte: galileonet.it - Riferimenti: Pnas doi:10.1073/pnas.1102433108