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Analisi di Loretta Napoleoni, esperta di economia internazionale e terrorismo: La rete di Bin Laden finanziata con la droga.
By Admin (from 24/06/2011 @ 16:00:34, in it - Osservatorio Globale, read 1619 times)

Sembra proprio che gli Americani abbiano vinto la Coppa dei campioni, invece i festeggiamenti si riferiscono alla morte di bin Laden, di cui non esiste più neppure il cadavere, svanito tra i flutti dell’Oceano indiano. Un finale da thriller hollywoodiano per il “nemico numero uno” americano che però non ci aiuta a capire cosa c’era dietro al Qaeda, né cosa si cela oggi. Sarebbe stato meglio interrogare il saudita, strappargli qualche informazione preziosa sulle sue finanze e su quelle dell’organizzazione di cui era l’incontrastata icona, un sorta di centrale del terrore che ha gestito fino all’11 settembre. Ed invece non è stato così. Osama bin Laden, come Elvis Presley e John Kennedy, appartiene a quelle figure storiche di cui si sa quasi tutto meno i particolari. E veniamo al destino di al Qaeda, che molti americani oggi reputano decapitata con la perdita del capo. Ebbene si sbagliano. Dal 2005, da quando bin Laden aveva preso possesso della piccola fortezza ad appena un’ora di macchina dalla capitale pachistana dove è morto, l’uomo più pericoloso al mondo era, in un certo senso, andato in pensione.

Loretta Napoleoni

Lontano dalle zone calde del Waziristan, da dove nel 2007 inizia la rimonta Talebana, senza telefono, internet nè televisione, bin Laden era a tutti gli effetti tagliato fuori dal mondo. Quindi come faceva a gestire la rete globale del jihadismo? Ancora più assurda è l’idea che in queste condizioni l’infimo saudita potesse gestirne le finanze.

Osservazioni queste che gli americani non fanno per paura di guardare in faccia la realtà: che la morte di Osama bin Laden cambia poco le carte in tavola, al Qaeda ieri come oggi è una nebulosa inafferrabile che si alimenta principalmente dei proventi del contrabbando di droga, un business di 500 miliardi di dollari in costante ascesa e di quello ancora più agghiacciante di esseri umani.

Ad oriente i talebani ed al Qaeda, due forze che si sono fuse nel lontano 2007, si autofinanziano tassando la fiorente industria dell’oppio e dell’eroina nei territori da loro riconquistati in Afganistan. Ad occidente, in Europa e nel Nord Africa, al Qaeda nel Magreb, pericolo numero uno per gli europei, è diventato uno dei partner più importanti dei narcotrafficanti di cocaina dell’Africa occidentale che dalla Colombia portano la polvere bianca nelle nostre discoteche. Al Qaeda nel Magreb è anche invischiata con i trafficanti di esseri umani che attraversano il deserto del Sahara verso il Mediterraneo nella speranza di una vita migliore a casa nostra. Né i talebani nè al Qaeda nel Magreb hanno bisogno dei soldi di bin Laden o dei suoi amici sauditi, il crimine frutta abbastanza denaro. Ciò significa che dall’11 settembre le fonti di finanziamento del terrorismo sono mutate, come d’altronde c’era da aspettarsi.
Diversa era la situazione 15 anni fà, allo scoppio della guerra del Golfo, allora sì che la scomparsa di Osama bin Laden avrebbe segnato la fine di al Qaeda. Trasformata negli anni Ottanta da guarnigione d’elite dei mujaheddin - i guerrieri musulmani che in quella decade avevano combattuto la Jihad anti-Sovietica in Afganistan - in un’organizzazione armata, al Qaeda diventa un potente strumento in mano al miliardario saudita. Ed è lui che ne forgia la struttura con i soldi dei vecchi finanziatori della jihad antisovietica.

Il modello di finanziamento è quello classico della sponsorizzazione del terrorismo. I finanziamenti partono dai poli della finanza internazionale: New York, Londra e, negli anni Novanta, Dubai. Transitano su conti cifrati nei paradisi fiscali ed arrivano a destinazione grazie alla complicità delle banche Sudanesi ed Afgane, dove bin Laden ha conti aperti, e di una rete di organizzazioni caritatevoli infiltrate da al Qaeda. Tutto ciò avviene sotto gli occhi degli americani che non se ne curano. Perché? Perché bin Laden e i suoi accoliti sono ex alleati, sono stati loro a mettere in ginocchio i sovietici in Afghanistan.

Dal 1991 fino al 2001, prima in Sudan e poi in Afghanistan, il saudita gestiva campi di addestramento che sfornavano jihadisti. Le reclute erano selezionate dai “reclutatori”, anche loro da lui assoldati, che agivano principalmente nei paesi occidentali, dove forte era la presenza della diaspora mussulmana: Germania, Regno Unito e Spagna. Costoro avevano a disposizione un budget generoso con il quale offrivano alle reclute “vacanze studio” in Afghanistan.

Ebbene tutto questo non esiste più dal 2001. Per decapitare al Qaeda o perlomeno per infliggerle un colpo mortale bisognerebbe tagliare la testa al contrabbando delle droghe e porre fine al commercio degli esseri umani. E molti sostengono che questo potrebbe avvenire senza sparare un solo colpo, semplicemente legalizzando e regolarizzando il consumo di droghe e aiutando le economie dei paesi da dove parte l’emigrazione a modernizzarsi. Politiche, quali la legalizzazione delle droghe, che in molti paesi hanno avuto grande successo. C’è solo un problema: l’impatto mediatico di queste politiche sarebbe minimo rispetto a quello di aver giustiziato il moderno Hitler. E un presidente poco popolare che vuole essere rieletto ha bisogno di tanta propaganda!

Fonte: caffe.ch