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L’aumento delle temperature non segue un andamento lineare, ma si prende dei momenti di pausa, durante i quali il calore sarebbe imprigionato nelle profondità oceaniche. Lo studio su Nature Climate Change
By Admin (from 30/11/2011 @ 18:00:49, in it - Osservatorio Globale, read 1675 times)

Se le temperature dell’aria smettono di salire, o lo fanno più lentamente di quanto ci aspetteremmo, non è perché sono cessate le emissioni di gas serra e la Terra ha smesso di scaldarsi. È solo che il nostro pianeta nasconderebbe, si fa per dire, parte del calore prodotto. Dove? Negli oceani, a circa 300 metri sotto la superficie delle acque, lì dove difficilmente può essere rintracciato o misurato. Un rifugio temporaneo, dal quale è comunque destinato a riemergere, prima o poi, per dare il suo contributo al riscaldamento globale. A sostenerlo è un gruppo di ricercatori australiani e statunitensi guidati da Gerald Meehl del National Center for Atmospheric Research (Ncar), in Colorado.

Lo studio, pubblicato su  Nature Climate Change, parte da una domanda: che fine ha fatto il cosiddetto calore mancante, ovvero quella quota la cui assenza ha consentito alla Terra di non surriscaldarsi troppo nonostante l’aumento delle emissioni di gas serra negli ultimi dieci anni? A suggerire un possibile nascondiglio per questo surplus erano stati, lo scorso anno, due degli autori del nuovo studio, Kevin Trenberth e John Fasullo del Ncar, secondo i quali il rifugio del calore sarebbero proprio le acque profonde degli oceani.

Per dimostrare la consistenza di questa loro ipotesi, gli scienziati hanno ora ricostruito l’andamento delle temperature su scala globale tenendo conto delle future emissioni di gas serra e considerando le interazioni tra ghiacci, acque, suolo e atmosfera tramite alcune simulazioni al computer. I ricercatori hanno così scoperto che tra il 2000 e il 2100 le temperature dovrebbero aumentare di circa 1,4°C, ma non in maniera lineare. Secondo le stime realizzate dalle simulazioni, infatti, in questo arco di tempo la Terra potrebbe sperimentare dei periodi di pausa (rallentamento o addirittura arresto nell’innalzamento delle temperature), in cui il riscaldamento globale sarebbe in un certo senso mascherato. Degli  intervalli, insomma, in cui il calore non si tradurrebbe in un aumento delle temperature globali, ma rimarrebbe imprigionato negli oceani, riscaldando di circa il 18% le acque sotto i 300 metri, confermando così le teorie di Trenberth e Fasullo. Quanto dovrebbero durare queste pause? “Circa una decina di anni prima che il calore riemerga in superficie” , ha dichiarato al New York Times Gerald Meehl.

Secondo i ricercatori sarebbero proprio le zone più nascoste a intrappolare calore, mentre le acque più superficiali subirebbero un aumento delle temperature negli intervalli tra queste pause.

Fonte: daily.wired.it - Credit per la foto: Getty